ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 19 agosto 2016

Gli s-crociati

L'OLTRAGGIO ALLA NATURA


    L’ideologia gnostico-edonista, gender compreso sogna di oltraggiare la natura perché la odia. La natura non è buona né cattiva: è uscita buona dalle mani del Creatore ma si è corrotta a causa del Peccato (il libro della Genesi)
                                                                              di Francesco Lamendola  

La cultura gnostico-edonista ci si è rivelata, quasi da un giorno all’altro, in tutta la sua schiacciante potenza materiale e nella smisurata vastità delle sue ambizioni: quando perfino una medaglia d’argento alle Olimpiadi, peraltro ottenuta a tavolino, diventa un enorme spot mediatico pro-gay, comprese le tv di stato pagate dai contribuenti, o quando l’Unione Europea, senza che i popoli siano stati per nulla consultati, stabilisce d’introdurre l’ideologia gender nelle scuole pubbliche, sotto forma di “educazione sessuale”.
C’è una cosa, però, che non appare subito evidente; un’ultima maschera che la cultura gnostico-edonista continua ad indossare, dopo essersi strappata, trionfante e sfrontata, tutte le altre: il suo profondo odio, non solo nei confronti del cristianesimo, ma anche della natura.
Qualcuno, infatti,  potrebbe pensare che le cose stiano al contrario: che essa odi la religione cristiana, perché portatrice di valori opposti ai suoi, ma che ami, esalti e assuma a proprio modello la natura, volendo appunto sostituire al cristianesimo una forma di naturalismo assoluto.
In effetti, questa potrebbe essere la prima impressione che si riceve da tutta una serie di comportamenti: come quando essa presenta come assolutamente naturale il fatto che una nuotatrice olimpica dedichi, davanti ai media di tutto il mondo, la sua medaglia alla “fidanzata”, o come quando sceneggiati televisivi, film e giornali presentano come perfettamente naturale che le persone seguano e assecondino qualunque impulso, fosse pure quello di cercare l’amore dei ragazzini, o di voler cambiare sesso mediante una serie d’interventi chirurgici, o il fatto che una coppia di omosessuali voglia avere o adottare un bambino, per soddisfare il proprio “istinto” di genitorialità. Tuttavia, se si considerano le cose più attentamente, non si tarda a scoprire che tanta ostentazione di naturalezza e tanto sbandieramento di naturalità non sono il nocciolo della concezione di vita della cultura gnostico-edonista, ma solo la sua maschera, più o meno abilmente confezionata. Non bisogna confondere, infatti, natura e naturalezza: sono due concetti profondamente diversi, talvolta perfino opposti. La natura, qualunque cosa si pensi a proposito di essa, è basata su dati di fatto ben precisi, che pongono dei limiti invalicabili a ciò che l’uomo può fare e a ciò che non può fare. Una donna di sessant’anni non può partorire, perché non è più fertile: ecco un fatto. Due persone omosessuali, per quanto si amino, non possono avere dei figli, perché l’amore omosessuale è biologicamente sterile: questo è un altro fatto.
Il cristianesimo accetta la natura, non la nega; fu l’eresia catara che volle negarla, proclamando che essa è opera del demonio e che la vita non merita di propagarsi, per cui rifiutava il matrimonio e la procreazione (incredibile a dirsi, ma c’è ancora chi parla di essa come di una “versione” assai più bella del cristianesimo, che i papi cattivi hanno strangolato; ma lo fa solo perché essa si scontrò con la Chiesa, e lo fa fruttando la colossale ignoranza del pubblico medio, il quale, su tali cose, ne sa quanto un lettore del romanzo di Dan Brown Il Codice da Vinci, o di quello di Umberto Eco Il nome della rosa, che non è molto più intelligente e, quanto a kitsch, gli è di poco inferiore). Anche il copro e la dimensione fisica sono pienamente accettati dal cristianesimo; non solo accettati, ma esaltati e celebrati come opera sapiente di Dio. Alla Bibbia appartiene l’opera più bella, in assoluto, che celebra l’amore fra uomo e donna, anche nella sua dimensione fisica: il Cantico dei Cantici. Del resto, il cristianesimo si basa sul fatto di Dio incarnato, e predica la resurrezione dei corpi: come potrebbe essere nemico della natura?  Quindi, presentare il cristianesimo come nemico della natura, e la sua visione della vita come odiatrice della corporeità, è una palese e grossolana falsità.
Il fatto è che il cristianesimo non idolatra la natura, né la idealizza: la accetta per quella che è, ne vede la bellezza, ne gode e l’apprezza; ma ne scorge anche i limiti; e proclama che essa è solo il riflesso di una realtà più grande, invisibile, immateriale, e che procede dall’amore divino, scaturente dalla realtà soprannaturale. Dio è al di sopra della natura, come lo è l’anima umana: pertanto, la natura va assecondata in ciò che essa ha di buono, e va disciplinata in ciò che buono non è. La natura, infatti, non è tutta buona: del resto, come potrebbe esserlo? Come si potrebbe affermare che un bambino, nato con un gravissimo difetto, rappresenta la bontà della natura? La natura non è buona, né cattiva: è uscita buona dalle mani del Creatore, ma si è corrotta a causa del Peccato. Si rilegga il libro della Genesi e si scoprirà, dietro la forma del mito, una profondissima verità su questo punto capitale.
Per il cristianesimo, dunque, esiste una legge morale naturale, che parte dal dato della natura, così come essa è; ma esiste anche una legge morale soprannaturale, divinamente rivelata agli uomini per mezzo per mezzo del Verbo incarnato, dopo essere stata annunciata dai Profeti, la quale è al di sopra di essa di quanto il cielo è al di sopra della terra. La legge morale naturale è buona, ma non perfetta; la legge morale soprannaturale è ottima e perfetta. La legge morale naturale insegna agli uomini, in forma istintiva, a distinguere il bene dal male, per mezzo della coscienza: il furto, lo stupro, l’omicidio, sono infrazioni alla legge morale naturale, e nessuno potrebbe giustificarli in base al dato naturale, dicendo, ad esempio, di aver solo assecondato un istinto. La natura, infatti, non è solo istinto: è anche coscienza, ossia riflessione consapevole sui propri istinti, e capacità di scelta autonoma e responsabile. Questa, almeno, è la natura dell’uomo; che certo non è la stessa cosa della natura di un animale.
La legge morale soprannaturale, annunciata dai Profeti e realizzata da Cristo, riconcilia l’uomo con la natura, rapporto che era stato ferito dal Peccato originale, ma non annulla le contraddizioni esistenti nella dimensione della vita terrena, nella quale gli uomini sono lacerati fra il richiamo degli istinti, anche i più bassi e vergognosi, e la nostalgia delle altezze, la sete di Dio. Tali contraddizioni permangono, e ve n’è traccia perfino nella vita dei santi; a maggior ragione sono presenti nella vita delle persone comuni. Però, esse non sono tutto: al credente sono offerti anche i mezzi soprannaturali (la grazia, i sacramenti, la preghiera stessa) per far sì che esse non divengano devastanti, e consentire all’uomo di rimanere il padrone di  se stesso, e ragionevolmente in pace con sé e col mondo. Non è infelice la vita del cristiano, anche se nel suo vocabolario vi sono le parole: sacrificio, rinuncia, mortificazione; in essa vi è posto anche per la gioia, per la lode e per il ringraziamento, come si vede nel Cantico delle creature di san Francesco, e in mille e mille opere d’arte, di poesia, di musica.
L’ideologia gnostico-edonista, che si esprime anche attraverso la cosiddetta teoria del gender, si presenta come caratterizzata da uno spiccato naturalismo, ma ciò è solo la maschera. Del resto, il naturalismo stesso è una forzatura del concetto di natura, una sua assolutizzazione: ma ridurre tutto unicamente a natura equivale a ridurre anche la mente a psiche, la legge morale a una creazione artificiale, i valori etici a delle mere convenzioni. Il naturalismo è una maschera, perché la natura non viene accettata integralmente, bensì sub condicione: vale a dire, a patto che essa soddisfi tutti gli appetiti, tutti i capricci e tutte le follie del singolo individuo. Finché la natura si presta a giustificare l’edonismo sfrenato, viene accolta ed esaltata; ma quando non si rivela uno strumento utile, o, addirittura, osa porre dei limiti, allora essa viene rifiutata, combattuta, oltraggiata. Ecco: al fondo dell’atteggiamento gnostico-edonista vi è un segreto desiderio (ma neppur tanto segreto, a ben guardare) di oltraggiare la natura. E questo precisamente perché la natura è anch’essa portatrice di una legge morale, e sia pure di una legge limitata e imperfetta, appunto perché puramente naturale: la natura ha le sue leggi, e queste leggi possono dispiacere alla cultura gnostico-edonista oggi prevalente. A una signora di sessant’anni dispiace, poniamo, di non poter avere dei figli: e si ribella a questa legge “ingiusta”. Anche a una coppia di omosessuali dispiace non poter soddisfare il loro “istinto” di genitorialità; per cui sono pronti ad aggirare, a violare, a beffare le leggi della natura, servendosi di tutti gli accorgimenti della tecnica (come la fecondazione eterologa) e di tutti i cavilli giuridici consentiti (come la pratica dell’utero in affitto).
Il vero teorico della ideologia gnostico-edonista è il marchese De Sade, come bene aveva visto un grande pensatore italiano, oggi pressoché dimenticato, e sconosciuto alle giovani generazioni: Emanuele Samek Lodovici: si rilegga il suo testo esemplare Metamorfosi della gnosi. Quadri della dissoluzione contemporanea (Milano, Edizioni Ares, 1979). Precisamente, si rileggano queste eloquenti parole del “divino marchese” (op. cit., p. 184; citato in A. Del Noce, Interpretazione filosofica del surrealismo, in Rivista di Estetica, gennaio-febbraio 1965, pp. 40-45):
È la natura che io vorrei poter oltraggiare.  Vorrei sconvolgere i suoi piani, rovesciare la sua marcia, arrestare il corso degli astri, distruggere quel che le serve, proteggere quel che le nuoce, edificare quel che la irrita, insultarla in una parola, nelle sue opere.
La natura, per Sade, è anche il proprio corpo, fonte inesauribile di godimento, sì, ma, nello stesso tempo, di continue limitazioni; la natura è anche l’altro, il suo corpo, la sua realtà fisica, che può essere utile ai miei fini e al mio piacere, ma potrebbe anche rivelarsi fastidiosa e molesta, così, per il solo fatto di esserci (l’inferno sono gli altri, diceva Jean-Paul Sartre, legittimo e degno discepolo di tanto maestro). E dunque la natura costituisce una smentita, una barriera che si erge contro il sogno di onnipotenza dell’uomo, di cui l’ideologia gnostico-edonista costituisce la massima incarnazione contemporanea (perché, nel corso della storia, essa ha assunti numerosi volti e numerose vesti, sempre però ispirata dagli stessi, chiamiamoli così, ideali). Una smentita che rappresenta un’offesa da lavare nel sangue; una barriera che deve essere non solamente abbattuta, ma dileggiata, lordata, oltraggiata, per punirla di aver osato ergersi contro l’onnipotenza prometeica dell’uomo, ricordandogli che egli non è, dopotutto, come vorrebbe essere, un dio, ma sempre e soltanto una creatura, debitrice a qualcun altro della propria esistenza.
Ora, se questo è vero, ne consegue che i seguaci e i propagandisti dell’ideologia gnostico-edonista stanno perseguendo, scientemente e deliberatamente, una crociata non solo contro il cristianesimo e contro qualsiasi altra visione spirituale del reale, ma anche contro la natura, della quale siamo parte e alla quale dobbiamo la possibilità di restare in vita: per cui si tratta di una crociata non solamente empia, ma estremamente deleteria, anzi, per chiamar le cose con il loro nome, suicida. Strappata la maschera a quei signori, si vedrà che quel che essi vogliono, consciamente o inconsciamente, è il nichilismo assoluto, cioè l’autodistruzione dell’umanità. Essi, infatti - osserviamoli bene, da vicino, eliminando ciò che è superfluo e apparente – sono pieni di rabbia: una rabbia furiosa, satanica, perché vedono contraddetta la loro smania di onnipotenza dalla realtà stessa delle cose. Non accettano lo statuto ontologico di creature: vorrebbero essere dio, ma non lo possono; perciò desiderano solo sporcare, insozzare, oltraggiare la creazione, illudendosi, con ciò, di sporcare, insozzare e oltraggiare Dio. Dietro i loro discorsi, talvolta pacati in apparenza, vi è una carica tremenda di frustrazione e di rabbia; un nome per tutti: quel Michel Onfray, del quale ci siamo già occupati, e che, in Francia, da qualche anno, va per la maggiore. E il solo fatto che simili personaggi, totalmente sprovvisti di attitudine filosofica, siano ricercati e applauditi nel contesto di una delle più antiche e collaudate culture filosofiche d’Europa e del mondo, la dice lunga sul grado d’intorpidimento delle intelligenze e sulla capacità di manipolazione dell’opinione pubblica da parte dei media, quasi tutti asserviti al sistema gnostico-edonista.
Chi ci sia, poi, dietro di questo, ai livelli più alti della gerarchia – perché esiste una gerarchia, così come esiste un preciso disegno di dominio mondiale – ciò può essere oggetto di speculazione, ma prove concrete non ve ne saranno mai, perché non si tratta di persone o di gruppi di potere che facciano le cose con leggerezza, o che lascino alcunché al caso. Una cosa, tuttavia, possiamo dire, da un punto di vista cristiano, anche sulla base dei segni e degli indizi che, loro malgrado, essi lasciano trapelare qua e là, dal momento che una congiura cosmica non è cosa che si possa celare del tutto, se non a quanti abbiamo fermamene deciso di essere ciechi, sordi e muti: e cioè che, al vertice della piramide, c’è il Male stesso. Ai livelli più bassi, agiscono gli utili idioti, i mercenari e i manovali di bassa forza; ai livelli intermedi, dei potenti che stanno scherzando col fuoco, per mera cupidigia. Ma al livello più alto c’è qualcuno che, se lo conoscessero, ne tremerebbero di spavento...
L’ideologia gnostico-edonista, gender compreso, sogna di oltraggiare la natura perché la odia
di Francesco Lamendola