ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 12 agosto 2016

I frutti della religione usyana

Il Patriarca, i potenti e Syriana



Quando nel 2005 uscì nelle sale  il thriller geopolitico Syriana ( che valse a  George Clooney un Academy Award ) , sul sito del film si poteva leggere : "Syriana è un termine usato nei think tank di Washington per descrivere un ipotetico rimodellamento del Medio Oriente...".  Syriana, inoltre, in vari dialetti arabi, indica una persona "sporca" o "turpe", probabilmente in riferimento alla vastità del fenomeno della corruzione . Ebbene,  non c'è forse , una singola  parola che possa descrivere meglio quello che sta accadendo in Siria, Iraq, Turchia. 

La terza Guerra mondiale a pezzi ( definizione di papa  Francesco) sembra arrivata ad un punto di svolta,  gli eserciti schierati si stanno preparando alla madre di tutte le battaglie, quella di Aleppo. La città è stremata oltre ogni limite umano, l'ONU ha chiesto una tregua umanitaria. Molto più realisticamente padre Ibrahim, un parroco di Aleppo, intervistato dalla Radio Vaticana ha dichiarato martedì 9 agosto: "Io un po’ dubito che ci saranno le condizioni per una tregua. Abbiamo sentito, seguendo un po’ le notizie, ieri e anche questa mattina, che è previsto l’arrivo di tanti militari da ogni parte verso Aleppo e quindi l’aria non è un’aria che prepara una tregua: questa volta potrebbe essere anche una guerra totale. L’esercito da parte sua vuole riprendere le parti che ha perso negli ultimi giorni, mentre questi gruppi militari si preparano ad avanzare ulteriormente, verso Hamadaniya e verso tutta la parte ovest della città".  
A padre Ibrahim inoltre non piace la parola “ribelli” : non la vuole usare, perché copre una ben diversa realtà. Dichiara, sempre a Radio Vaticana :  " Perché oggi, per come la vediamo e la sentiamo noi, dal di dentro della città sono i jihadisti più che i ribelli quelli che prendono il timone di tutti questi gruppi di militari".
Papa Francesco , domenica 7 agosto , é tornato a richiamare l'attenzione del mondo sulla Siria, sullo strazio della popolazione civile, sulla sofferenza dei bambini, e, soprattutto, ha denunciato la "mancanza di volontà di pace dei potenti".  E giovedì 11 agosto  ha inviato a pranzo alla Casa Santa Marta 21 rifugiati siriani che lui stesso ha "salvato" dal campo profughi di Lesbo, portandoli con sé in Italia. 
«Purtroppo, ha dichiarato  il Nunzio in Siria , Mario Zenari, la Siria è divenuta un campo di battaglia per interessi geopolitici regionali e internazionali, vi si combatte una guerra per procura". 
Contro una guerra che in Siria, se non è di religione, è fatta dichiaratamente “in nome di una religione”, in nome dell’Islam wahhabita, esportato in tutto il mondo dall’Arabia Saudita, è risuonato l’atto d’accusa di Ignazio Giuseppe III Younan Patriarca della Chiesa cattolica siriana di Antiochia. Il Patriarca ha parlato nel corso dell’annuale conferenza della potente organizzazione cattolica dei Cavalieri di Colombo che si è svolta a Toronto, dal 2 al 4 agosto. “E’ tempo di parlare con una voce chiara, dicendo la verità, senza linguaggio politicamente corretto”, ha sostenuto. Il dito puntato contro la politica di appeasement dei paesi occidentali che hanno abbandonato al loro destino i cristiani del Medioriente, accecati dalla sete di petrolio e da un misto di paternalismo e paura.
“Sulla Siria – ha argomentato Ignazio Giuseppe III- è stata data una lettura sbagliata”. E ha citato l’editorialista del New York Times Nicholas Kristof, che il mese scorso ha scritto:” Ogni volta che c’è un attacco degli estremisti mussulmani noi guardiamo ai nostri nemici, allo stato Islamico o ad Al Quaeda. Ma forse dovremmo guardare anche ai nostri ‘amici’, come l’Arabia Saudita”. ”Per decenni, - ha aggiunto - l’Arabia Saudita ha finanziato in modo spericolato e promosso una versione wahhabita dura ed intollerante dell’Islam in tutto il mondo, in un modo che era facile prevedere avrebbe prodotto terroristi” .“Dobbiamo capire che il totalitarismo basato sul credo islamico è la peggiore tra le forme di governo. Perché - si è domandato il Patriarca di Antiochia - ci meravigliamo della crescita dello Stato Islamico e del suo nuovo Califfato, quando questi ‘ricchi paesi alleati’ - con il più retrogrado sistema di governo - continuano ad inviare denaro e armi ai terroristi che spargono odio e commettono atrocità in nome di una religione?”, riferendosi appunto all’Arabia Saudita.
Rivolto all’auditorio, l’alto esponente della gerarchia cattolica ha aggiunto: “Non potete rimanere alleati di un regime che discrimina e non accetta la libertà religiosa dei non mussulmani…non è onesto”.Il Patriarca ha poi attaccato i finanziamento da parte dei paesi occidentali delle milizie dei ribelli siriani dicendo: “Noi, i Pastori della Chiesa, abbiamo tenuto fermo l’allarme, abbiamo avvisato l’Occidente che hanno preteso di avere il diritto di interferire in Siria nel nome della democrazia, che fomentare la violenza avrebbe sicuramente portato a una terribile guerra tra sette, a causa della complessa diversità religiosa ed etnica della Siria”. Poi una stoccata che stride anche con quanto detto, il 31 luglio , dal Papa sull’aereo di ritorno dalla GMG di Cracovia. “ Spesso politici, accademici, e opinionisti , vogliono trovare per i jihadisti, scuse socioeconomiche, culturali e teorizzano ipotetiche doglianze ed ingiustizie”. Ma, per Ignazio Giuseppe III non è così, la jihad è un obbligo per l’Islam che non vuole e non sa separare la politica dalla religione.
August 11, 2016
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di M.Antonietta Calabrò
http://www.justout.org/single-post/2016/08/11/Il-Patriarca-i-potenti-e-Syriana


Procede inesorabile la la riconquista di Aleppo mentre gli USA e i governi occidentali “si preoccupano” per la sorte dei loro mercenari jihadisti assediati e decimati dalle forze siriane.
Nonostante le ingenti forniture di armi, provenienti dalla Turchia, e consegnate ai miliziani jihadisti, tra cui missili anticarro, missili Stinger a spalla (armi sofisticate che implicano un addestramento professionale), tutte armi che sono arrivate nella sacca di Aleppo tenuta dai “ribelli’, è fallita la controffensiva ed il tentativo di riaprire la via principale di rifornimento tra Aleppo ed il confine turco (la via del Castello).
I gruppi jihadisti di Al Nusra e Ahrar Sham, appoggiati da USA, Arabia Saudita e Qatar, non sono riusciti a rompere l’assedio in cui si trovano da giorni ad opera delle forze dell’Esercito siriano e dei combattenti di Hezbollah. L’obiettivo dei terorristi era rompere l’assedio e riconquistare i quartieri occidentali della città che si trovano sotto il controllo delle forze dell’Esercito siriano e dove vivono circa un milione e duecentomila abitanti.

Il gruppo dei miliziani, che era riuscito a riunificare le varie milizie di mercenari jihadisti sotto l’egida americana, nota come « Jaysh al Fateh » (una sigla di comodo per ottenere la qualifica di “ribelli moderati” dall’Occidente) s’è distinto in passato per la decapitazione dei soldati alawiti catturati, e recentemente per la decapitazione di un dodicenne ferito durante i combattimenti.
Non sono bastati i massicci rifornimenti ricevuti e l’addestramento militare fornito da istruttori USA: il contrattacco dei mercenari jihadisti si è infranto di fronte al muro oppposto dalle truppe d’elite siriane ( la “ForzaTigre”) e dagli implacabili bombardamenti effettuati dall’aviazione russa e siriana.
In queste ultime ore i terroristi sono stati indeboliti dagli incessanti bombardamenti aerei e dell’artiglieria sulle loro posizioni e sui canali logistici di rifornimento. I terroristi hanno iniziato ad arretrare lasciando sul campo i corpi dei morti e dei feriti (si parla di oltre 2.000 morti) e perdendo il controllo delle postazioni come la Fabbrica di Cemento, delle Officine del Gas e delle altre postazioni occupate nella zona Est di Aleppo e circostanti.
Gli americani avevano inviato John Kerry a negoziare con il ministro russo Lavrov per concordare “una tregua” che in realtà era un espediente per rifornire i gruppi terroristi da loro sostenuti e prepararli ad una controffensiva. I russi hanno ormai “mangiato la foglia” e non cadono nel tranello, continuando a spingere l’offensiva fino a alla riconquista totale della città, ormai definita “la Stalingrado” della Siria, dove si infrange il progetto USA-Saudita di smembramento ed occupazione del paese.
Naturalmente in concomitanza con gli avvenimenti è partita la grande campagna mediatica occidentale per accusare le forze siriane e russe di ogni nefandezza, con l’appello accorato per una “tregua umanitaria” in modo da consentire l’uscita a quella parte di popolazione (si parla di 200.000 persone circa) intrappolate dai terroristi ed utilizzate come ostaggi. Per la stampa occidentale sono le forze siriane di Assad che tengono in ostaggio i civili e sono loro che non consentono l’uscita, capovolgendo, come al solito, la realtà sul campo che invece è stata ben descritta anche dal Vescovo primate di Aleppo. Sono i terroristi che hanno brutalizzato ed assassinato la popolazione di Aleppo e nessuna tregua era stata mai chiesta dai media occidentali quando i gruppi mercenari, armati dagli USA dai sauditi e turchi, avevano conquistato la città scatenando le rappresaglie sulla popolazione.
La propaganda di guerra ha la sua importanza ma ormai gli statunitensi non nascondono più le loro vere intenzioni, tanto che si sono registrate le dichiarazioni di Dennis Ross, un deputato, ex consigliere dell’Amministrazione USA, il quale ha proposto pubblicamente: “la Casa Bianca deve cominciare a parlare una lingua che Assad e Putin possano comprendere”, ed ha precisato quale lingua: missili da crociera e droni contro gli uffici governativi e la residenza di Assad, onde assassinare lui e il suo entourage. “Bomb Assad regime, not Islamic State!”, ha esclamato.
Caduta la maschera del Potere USA non si parla neppure più di “portare la democrazia” ma si manifesta il vero volto del potere imperiale degli psicopatici di Washington.
 http://www.controinformazione.info/procede-inesorabile-la-la-riconquista-di-aleppo-gli-usa-cercano-di-salvare-i-loro-mercenari/#

La Battaglia di Aleppo: l’Esercito Arabo Siriano riprende il controllo

J. Flores, Fort Russ, 12 agosto 2016
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Gli eventi dell’assedio di Aleppo dall’ultimo aggiornamento hanno seguito un corso teso e decisivo. Mentre la situazione rimane fluida, il quadro complessivo ha seguito un corso prevedibile, dato l’equilibrio di forze. I cambiamenti sembravano favorire i ‘ribelli’ taqfiriti, la sera del 6 agosto, quando al-Nusra e ELS cominciavano ad avanzare nel tentativo di collegarsi con la forza taqfirita nella zona sud-ovest di Aleppo. Ci fu un breve collegamento, ma ben presto finito sotto i bombardamenti, rendendolo, come detto qualche giorno prima, operativamente inutilizzabile. Come detto il 7 e 8 agosto, tale tentativo di rompere l’assedio in realtà è fallito. La fluidità della situazione della zona è raffigurata qui sopra, a sud-ovest di Aleppo vi era una striscia di 2,4 km controllata da EAS ed alleati, oggi divenuta una striscia sottile e contestata. Tuttavia, non sarebbe accurata. Due video dell’ELS che mostrano alcune delle zone in questione furono caricati il 9 agosto, ma i video risalgono a giorni prima, prima del loro passaggio all’EAS. Ciò che è interessante è la grande dimensione di queste aree e strutture. Viene facilmente dimenticato che prima della guerra Aleppo era una grande città con diversi milioni di persone. Sulla mappa, queste zone del sud-ovest di Aleppo sembrano piccole, ma i video mostrano qualcosa di completamente diverso. Il primo, in particolare, riguarda il distretto industriale di Ramusyah, da cui si può apprezzare l’entità delle distruzioni, veramente apocalittiche.

Il secondo mostra l’Accademia Militare.

World Islamic News fornisce l’aggiornamento della mappa al 10 agosto 2016, pubblicato riflettendo l’11 agosto. Crediamo che questa mappa rifletta la situazione del 9 o forse 10 agosto. Ci sono notizie contrastanti su ciò, ma la solida informazione che il Blocco 1070, il cementifici, la stazione elettrica e l’accademia di Ramusyah siano supervisionati dall’EAS. Questi dovrebbero essere inclusi tra i ‘contestati’. Distinguiamo ‘supervisione’ da ‘controllo’ perché l’EAS l’aveva dichiarato il 9 sull’andamento della battaglia, e per comprenderne le tattiche di combattimento. Ma Fort Russ l’aveva previsto diversi giorni prima, nell’articolo della mattina dell’8 agosto. Al momento attuale, abbiamo conferma che le informazioni sul mutare della situazione della battaglia, date il 7/8 agosto, sono precise e riflettono in generale la situazione attuale. Questo articolo pertanto comprenderà ulteriori informazioni interessanti, nonché una previsione circa la strategia dell’avanzata.
Il 9 agosto, l’EAS finalmente annunciava ciò che avevamo riportato l’8 agosto: Il passaggio che i terroristi avevano aperto verso Aleppo vecchia, dopo che alle unità dell’Esercito arabo siriano era stato ordinato di ritirarsi e riorganizzarsi, era sotto il tiro dell’EAS. Il passaggio non era sicuro, nemmeno per la fanteria di notte; restava sigillato. Tuttavia, ciò non significa che non sarà ripreso e che le postazioni da cui le forze siriane si erano ritirate non saranno recuperate. Purtroppo non possiamo conoscerne ancora le tattiche; forse quando la battaglia sarà finita cercheremo di spiegare molte azioni dell’EAS. Ciò che possiamo dire ora è che l’EAS prepara la controffensiva volta a stabilizzare la situazione. Il video proviene da una zona, il 6 agosto, quando l’offensiva dei ribelli per rompere l’assedio avanzava, respingendo i tentativi dell’EAS di stringere l’assedio.

Ma fin d’allora, al-Nusra, ELS e loro sostenitori occidentali erano chiaramente consapevoli che l’avanzata era finita già il 6 agosto, ed erano nel panico. Ciò è evidente dal cambiamento della natura dei loro resoconti sui social media. Ormai non si parlava più di ‘vittoria’ ad Aleppo, ma si passava alla ‘tragedia umana’ chiedendo l’intervento occidentale per ‘alleviarla’. Reuters segue, supportando la guerra dell’informazione dei terroristi. Nell’articolo dal titolo, Le Nazioni Unite esortano al cessate il fuoco ad Aleppo per riparare il sistema idrico e arginare gli incendi, è chiaro ciò che avviene. In effetti, tale ‘aiuto’ è possibile solo attraverso le Nazioni Unite di Ban Ki Moon, che sarebbero autorizzate ad inviare forniture mediche ai terroristi, assieme a ricambi per la loro artiglieria (ecc.) con il pretesto d’inviare aiuti per le infrastrutture (elettrica, idraulica, ecc). Che le forze filo-occidentali chiedano un cessate il fuoco, con cui riorganizzarsi, riarmarsi e rifornirsi, è molto indicativo in tale teatro, avendo la consapevolezza che la loro situazione è terribilmente grave. Reuters impazzisce riferendo della situazione umanitaria, insistendo che la “lotta che s’intensifica ad Aleppo soffoca la popolazione civile”. Ciò naturalmente significa che i gruppi di al-Nusra ed ELS ad Aleppo ‘soffocano’. Per controllarli, infatti, l’EAS prima di stringere la morsa finale sui “ribelli”, due settimane prima, apriva dei corridoi umanitari da cui i civili sono passati nella zona libera di Aleppo ovest, dove erano stati creati accantonamenti per decine di migliaia di residenti. Va ricordata la storia dell’elicottero russo abbattuto mentre compiva una missione umanitaria, in relazione a ciò. Le intenzioni del governo qui sono evidenti e chiare. Mentre gli alleati degli Stati Uniti e il GCC cercano di creare uno Stato fallito, il governo siriano cerca di mantenere unita una Siria governabile, con la popolazione che non vede lo Stato impegnato inutilmente in azioni punitive contro di essa. La strategia dell’EAS sarà liquidare le principali risorse dei “ribelli” in uno o più grandi battaglie. Se al-Nusra ed ELS, ora di nuovo completamente assediate ad Aleppo, non potranno accedere ai necessari rifornimenti, non avranno altra scelta che arrendersi o in qualche modo compiere un disperato attacco suicida. L’unico fattore che mitiga ciò sarebbero maggiori sviluppi geopolitici, rendendo ampiamente opportuno impegnarsi in un altro cessate il fuoco. Ci sono pochi scenari in cui ciò sarebbe vantaggioso, e se tale scenario effettivamente si verificasse, è difficile prevederlo in questo momento. Potrebbe includere qualcosa che riguardi la situazione sempre più tesa in Ucraina, all’indomani dell’assalto sventato in Crimea e dell’ultimatum di Putin. Ciò che è importante nelle perdite dei taqfiriti, è che un numero sproporzionato di essi provenivano dalle forze speciali, circa 3000 eliminati nell’assalto. Erano i battaglioni sauditi, qatarioti e turcomanni addestrati dagli occidentali. Che tale avanguardia sia stata lanciata per prima è evidente per varie ragioni, essendo rinforzate dal grosso dei blindati. Quando i taqfiriti hanno gettato il grosso dei loro blindati contro EAS ed alleati, apparve anche chiaro che la loro fanteria era composta da forze speciali. Il piano era aprire una grande breccia e poi inviarvi la riserva per colmare le perdite dovute alla forza aerea. Non è andata come avevano sperato. In questo momento, l’EAS non ha avviato la controffensiva finale, ma invece strangola i taqfiriti e ne esaurisce la potenza di fuoco. Nel frattempo, le riserve dell’EAS affluiscono, compresi parte della 15.ma Divisione delle Forze Speciali, diversi battaglioni, i battaglioni di Hezbollah, diverse milizie sciite dalla forza di centinaia di elementi ciascuna, e alcune grandi unità dell’Esercito arabo siriano, in particolare una nuova divisione corazzata. Le Forze Tigre controllano la via di al-Qastal, evitando le trappole. I “ribelli” hanno un grande gruppo ad ovest di Qastal, e il piano era che, assaltando la posizione da sud, l’Esercito arabo siriano avrebbe portato le riserve da nord e quindi attaccato lungo la via di Qastal, terreno aperto non adatto alla guerriglia urbana. Ma l’EAS evitava tale trappola, continuando a fare pressione a sud ed avendo apparentemente due opzioni.
La prima è trattenerli nella sacca esaurendone le risorse, bombardando le loro colonne dalla Turchia e da Idlib, strategia molto efficace dell’Esercito arabo siriano e dei russi.
La seconda opzione è contrattaccare immediatamente. Per le suddette ragioni, in questo momento, e sulla base dei movimenti osservati oggi, tra cui le ‘grida’ di aiuto diffuse da Reuters, sembra che l’Esercito adotterà la prima opzione. ELS e al-Nusra sono ora in un angolo senza via d’uscita. Lasciano gli altri fronti, come Lataqia, dove hanno anche subito gravi sconfitte, per partecipare a una battaglia che non possono vincere, perché hanno subito. rispetto all’EAS. perdite maggiori di varie volte. Non possono vincere, e allo stesso tempo non possono permettersi di perdere. Eppure vi sono pesanti combattimenti nella provincia di Lataqia. Sembrerebbe che attualmente, i taqfiri guadagnino tempo tentando di consolidare la propria legittimità. Qualsiasi controffensiva possano lanciare in questo momento, sarebbe dal loro punto di vista una vittoria reale. Ciò che succede in Turchia avrà un peso notevole. Uno dei fattori contingenti è se o quando la Turchia chiuderà il confine. Una teoria credibile è che Erdogan abbia permesso il passaggio per la battaglia perché sa che perdendo Aleppo potrà lavarsene le mani, ma non può districarsene in fretta, e e ha purgato i gulensiti tra i militari, nel sistema giudiziario ed educativo, c’è la questione dei Fratelli musulmani. Si affida ai Fratelli musulmani che allo stesso tempo sono un suo pilastro e un peso interno che assieme a NATO e Stati Uniti lo costringono a sostenere lo SIIL e altre formazioni nel conflitto siriano. Questo ricorderebbe Poroshenko che invia le avanguardie dei gruppi Azov e Pravij Sektor per eliminare certi problemi, alleggerendo la pressione politica e della sicurezza interna, una volta liquidati dalle milizie del Donbas. Anche l’Iraq e il suo confine avranno peso. Gli Stati Uniti hanno iniziato a rifornire di F-16 l’Iraq, ottenendo ulteriori risorse dall’Iraq prima che Mosul cada, ma il governo iracheno è ora attento ed agisce con intelligenza acquisendo indipendenza. Chiuso il confine tra Iraq e Turchia, restano due fattori importanti. Il fronte sud della Giordania è quasi del tutto pacificato. I risultati nel Ghuta orientale e a Lataqia saranno favorevoli, ma il governo siriano ha saggiamente trasferito la popolazione dal Ghuta per effettuare un attacco decisivo impiegando la superiorità aerea. L’esercito siriano si è saggiamente ritirato dalle operazioni presso Raqqa, perché ora si tratta semplicemente della lotta ultima tra le YPG curde e lo SIIL. Interessante per i lettori: Hezbollah ha usato un drone per attaccare posizioni dei taqfiriti a Aleppo.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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