ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 2 agosto 2016

Lo si era capito fin dal primo istante

OLTRE LA CHIESA CATTOLICA

Questo papa è già oltre la Chiesa cattolica. Da quel laicista "Buonasera" è stato un crescendo di sparate. Colpisce nello stile di Bergoglio: la chiacchiera irresponsabile, il vuoto e l’inconsistenza culturale e teologica di Francesco Lamendola  




Che non avesse alcuna intenzione, o alcuna voglia, di essere e di fare il papa, lo si era capito fin dal primo istante, cioè dal momento della sua elezione, quando si affacciò al balcone in Piazza San Pietro e si qualificò semplicemente come il vescovo di Roma; poi, quando iniziò il suo discorso improvvisato con quel “buonasera” , ostentatamente laicista, nemmeno laico, perché un papa ha non solo il diritto, ma, crediamo, il dovere di adoperare formule di saluto e di commiato che conservino comunque una connotazione religiosa, ammesso e non concesso che un esplicito riferimento alla identità cattolica possa turbare la sensibilità dei non credenti o, magari, quella di certi cattolici progressisti e modernisti i quali, se possibile, detestano il clericalismo ancor più di quanto non detestino il Catechismo.Da quel momento, è stato un crescendo di sparate contro i cattolici e contro la Chiesa, a getto continuo, incessante, ossessionante: papa Francesco si è comportato come un maestro che non si trattiene un solo giorno dal prendere a male parole la sua classe, dal rimproverare e mortificare i suoi alunni, dal farli sentire in colpa e inadeguati, e questo mentre non ha fatto altro che profondersi in elogi, complimenti e parole e gesti di stima per i non cattolici, anzi, per i nemici del cattolicesimo e della Chiesa.
Per tutti quanti ha trovato sempre parole di comprensione, di giustificazione, di assoluzione, anche davanti agli atti e ai comportamenti più sbagliati e più contrari alla morale cattolica; solo per i cattolici ha ritenuto giusto e doveroso rimproverarli senza attenuanti, ordinare loro di accogliere chiunque e di domandare scusa a tutti.
Si potrebbe pensare che questo sia il comportamento severo, ma, in fondo, dettato da un ruvido affetto, da una forma esigente di amore, tipico di chi vorrebbe vedere perfetti i suoi cari e non sopporta di doversi confrontare con le loro debolezze, con le loro inadeguatezze: se così fosse, si tratterebbe, in ogni caso, di un atteggiamento pedagogico totalmente sbagliato, ma, se non altro, in qualche modo ingentilito dalle buone intenzioni. Ahimè, ci siamo ormai convinti che non è così: che l’obiettivo di papa Francesco non è quello di correggere con la severità, per raddrizzare la sua Chiesa e renderla più conforme al Vangelo, ma quello di creare una realtà nuova, una Chiesa che non è più la Chiesa, un cattolicesimo che non è più il cattolicesimo, insomma una nuova religione mondiale, sincretista e pluralista, che non ha bisogno della Chiesa cattolica così come l’abbiamo sempre conosciuta, e come esiste da secoli, in particolare dal Concilio di Trento; anzi, che ritiene la Chiesa come un ostacolo da rimuovere, un “muro” da abbattere – per usare un’espressione a lui molto cara – e al posto del quale si dovranno costruire dei ponti. Dei ponti verso che cosa? Lui solo lo sa; certo, non verso una rinnovata coscienza e consapevolezza della identità cristiana e cattolica; semmai, tutto al contrario, verso un generico sentimento “religioso”, che è, in pratica, un vero e proprio indifferentismo istituzionalizzato: che sia il Vangelo, o il Corano, o la Torah, o qualsiasi altro libro “sacro”, va bene tutto; l’importante è punire i cattolici nella loro secolare arroganza e presunzione, disilluderli circa la loro pretesa di essere i detentori della Verità, smentire le loro aspettative di salvezza solo mediante la via di Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnato, morto e risorto per amore degli uomini. L’importante è mettere costantemente i cattolici con le spalle al muro, davanti all’enormità dei loro misfatti: l’importante è fare in modo che abbassino la testa e che si riconoscano i più vili di tutti, i più peccatori, i più indegni di levare lo sguardo verso Dio.
Le ultime dichiarazioni alla stampa, rilasciate dal papa – come ormai d’abitudine, e aggiungiamo: pessima abitudine - durante il viaggio in aereo che lo riportava in Vaticano da Cracovia, dove aveva presenziato alla Giornata Mondiale della Gioventù, vanno, anch’esse, su questa linea, anche se hanno superato ogni limite di decenza e di sopportabilità per qualsiasi cattolico. Nel mondo è in atto una offensiva islamica contro il cristianesimo, che, in Africa e in Asia, ha già fatto decine di migliaia di vittime, e provocato la fuga dai rispettivi Paesi di milioni di persone; in Europa i terroristi islamici ammazzano centinaia e centinaia di persone, colpendole nei locali, per le strade, ora anche dentro le chiese: sacerdoti cattolici vengono sgozzati davanti all’altare, in piena Messa, e non ci risulta che mai, neppure una sola volta, sia accaduto il contrario; che un solo musulmano sia stato assassinato da un cristiano per ragioni religiose. Ma il papa ha deciso che il terrorismo islamico non ha motivazioni religiose, anzi, che non esiste un terrorismo islamico, né un islam violento; e che, ad ogni modo, se pure esiste un fondamentalismo islamico, ce n’è anche uno cattolico. Il papa ha affermato che anche i bravi cattolici uccidono le fidanzate e le suocere, e che anche questa è violenza, in tutto e per tutto paragonabile a quella degli jiadisti. Di più: citando (a sproposito) l’apostolo Giacomo, ha detto che la lingua uccide ancor più del coltello, e che i cattolici, con le parole, sono assassini non meno di quelli che uccidono brandendo un’arma.
Citiamo alla lettera alcuni passaggi dell’intervista, affinché qualcuno non pensi che una forma di prevenzione ci abbia indotto ad attribuirgli espressioni e concetti non suoi:

Non è giusto né vero parlare di islam violento e di terrorismo islamico", "allora dovrei parlare anche di cattolici violenti", "ho parlato a lungo con l'imam di Al Azhar, conosco quello che pensano, vogliono la pace". [In ogni religione ci sono] "gruppetti fondamentalisti'. Lo Stato che si definisce islamico ci presenta la sua carta di identità violenta, ma non è l'Islam"."A me non piace parlare di violenza islamica, perché tutti i giorni quando sfoglio i giornali vedo violenze, quello che uccide la fidanzata, un altro la suocera, questi cattolici battezzati sono violenti cattolici e se parlo di violenza islamica devo parlare di violenza cattolica. Nell'islam non tutti sono violenti, non i cattolici sono tutti violenti è come una macedonia, comprende tutto. Io credo che in ogni religione c'è sempre un piccolo gruppetto fondamentalista. Quando arrivi ad uccidere si può uccidere con la lingua e con il coltello. Credo che non è giusto e non è vero identificare questo con l'islam". "Ho avuto un lungo dialogo con l'imam di Al Azhar, so come la pensano, cercano la pace. Il nunzio di un paese africano mi ha raccontato che per il giubileo c'è sempre la fila, tanti si fermano al confessionale e sono cattolici, ma la maggioranza prosegue e arriva all'altare della Madonna, sono islamici e vogliono fare il giubileo. Sono stato in Centrafrica e l'imam è salito sulla papamobile, questo non è fondamentalismo. Mi domando, è una domanda, quanti giovani che noi europei li abbiamo lasciati nel vuoto di ideali". "Il cosiddetto Stato islamico, che si dice islamico, si presenta come violento, quando ci fa vedere la sua carta di identità cosa ci fa vedere? Ma questo è Isis fondamentalista, ma non si può dire che l'islam sia terrorismo. Il terrorismo è dappertutto, si pensi al terrorismo tribale di alcuni paesi africani, il terrorismo è anche, non so se dirlo perché è un po' un pericolo, il terrorismo cresce quando non c'è un'altra opzione, e mette al centro della economia mondiale il Dio denaro, toglie l'uomo e la donna, creati a immagine di Dio e ci mette il Dio denaro, questo è terrorismo".

Questo delirio inverosimile, farcito di sciocchezze e di autentiche assurdità, nel quale si mettono insieme cose diversissime e si confondono le carte al solo scopo di dimostrare l’indimostrabile, e cioè che tutte le religioni sono buone, ma in tutte le religioni alligna la cattiva pianta della violenza e del terrorismo, sembrerebbe più lo sproloquio di un perfetto incosciente, che il discorso ponderato e responsabile di un uomo che, voglia o non voglia, gli piaccia o no, rappresenta la più alta autorità della Chiesa cattolica, ascoltata e rispettata da un miliardo e 250 milioni di persone sparse su tutti e cinque i continenti. Ecco, questo soprattutto colpisce dello stile di Bergoglio: la chiacchiera irresponsabile, la sciatteria e la trasandatezza intellettuale, il vuoto e l’inconsistenza culturale e teologica, l’assoluta mancanza di senso del limite e delle proporzioni, la nonchalance e la leggerezza con cui sferra colpi devastanti al proprio gregge, e, cosa più inquietante di tutte, la rocciosa, arrogante convinzione di avere, lui solo, tutta la verità in tasca; di saperne mille volte di più di quel che ne sapevano i 265 pontefici che l’hanno preceduto; la strafottenza, la protervia con cui raddoppia e triplica ogni volta la posta delle sue provocazioni, assolutamente insensibile al disagio di tanti e tanti cattolici, religiosi e religiose. Papa Francesco si è preso il gusto, ormai quasi quotidiano, di far vedere sin dove arrivano la sua superbia e la sua totale mancanza di umiltà: quel che pensano gli altri, coloro i quali hanno sensibilità e opinioni diverse dalle sue, non lo interessa minimamente; se le pecorelle del suo gregge, invece di raccogliersi e trovare conforto presso di lui, se ne vanno lontano e si disperdono, confuse e amareggiate, perché non tollerano più i suoi modi e le sue parole, la cosa non lo riguarda affatto: egli ha deciso che le cose di Dio devono cambiare drasticamente, e intende andare dritto per la sua strada, senza guardare in faccia a nessuno. Con la sua valigetta in mano quando sale e scende dall’aereo, con la sua puntigliosa pretesa di pagare i conti della pensione, con quella ostentazione di umiltà che lo ha portato a voler lavare i piedi proprio ai migranti e anche alle donne, cosa mai vista prima e inaccettabile per molti cattolici, lui è sicuro di essere il migliore: il più cristiano, il più evangelico, il più vicino alla Verità. In termini di Antico Testamento (ma anche di luteranesimo e calvinismo): di essere il più giusto fra gli uomini. Forse si è dimenticato che la Verità è Cristo, e che Cristo è anche la Via e la Vita: non Maometto, non Mosè, non Buddha, non Confucio.Cristo, figlio divino del Padre che è nei Cieli, e figlio umano di Maria e di Giuseppe; nato a Betlemme, battezzato nel Giordano, martirizzato a Gerusalemme sotto Ponzio Pilato, per volontà del Sinedrio. Forse Bergoglio ha fatto indigestione di teologia della liberazione e si è immedesimato un po’ troppo nei panni di Robin Hood, venuto a ripristinare la giustizia nel regno di Mammona. Certo è che egli si prende immensamente sul serio, nella stessa misura in cui calcola zero i pensieri degli altri, le loro obiezioni, il loro disagio. Non ha avuto alcuna esitazione nel colpire, con la massima durezza, i Francescani dell’Immacolata, lui che rilascia amabili interviste a Eugenio Scalfari, stringe la mano a Emma Bonino e fa fare al suo portavoce il commosso elogio funebre di un grand’uomo come Marco Pannella, il campione della libera droga, del divorzio, dell’aborto, dell’eutanasia, delle unioni di fatto e dei matrimoni gay.
Che cosa si ripropone di fare, infine, questo papa che non vuole essere papa, che critica il centralismo e l’autoritarismo, che punta il dito contro il clericalismo, che ha fiducia in tutti, a cominciare dai musulmani (i quali, secondo lui, vogliono solo la pace), tranne che nei cattolici, con i quali sa essere di una durezza e di un dispotismo inauditi; che parla sempre e solo della misericordia di Dio, mai della sua giustizia; che parla poco o niente del peccato e dell’Inferno; che non indica Gesù Cristo come la Via, la Verità e la Vita, ma come una delle tante strade che portano a Dio, tanto è vero – ha detto, con un orribile sorriso - che "non c’è un Dio cattolico” (una affermazione di una rozzezza teologica addirittura becera); che si preoccupa sempre di piacere al mondo, di strappare l’applauso, né si vergogna di fare della demagogia di bassa lega, e pretende dai cristiani d’Europa che si lascino islamizzare da milioni di falsi profughi; che tesse l’elogio di Lutero e dei protestanti e che riabilita, di fatto, il modernismo scomunicato da san Pio X nel 1907, con l’enciclica  Pascendi ? Secondo noi, egli intende andare oltre il cattolicesimo e oltre la Chiesa: vuole gettare le basi d’una nuova religione universale, molto simile a quella, illuminista e gnostico-massonica, che tanto piace, fuori della Chiesa, a Eugenio Scalfari, e tanto piace, entro di essa, a Enzo Bianchi, così come piaceva al cardinale Martini. Soprattutto, vuole creare un situazione di non ritorno: vuole fare in modo che, qualsiasi cosa accada dopo di lui, nessun altro papa possa mai più rimettere in discussione le sue innovazioni: lo slittamento verso l’indifferentismo e il relativismo da lui promossi, la definitiva rottamazione della Chiesa tridentina, la liquidazione della sensibilità e della spiritualità specificamente cattoliche, culto marianoin primis (evidente il suo fastidio per gli eventi di Medjugorje), insomma verso la pietas cattolica di Teresa d’Avila, di san Giovanni della Croce, di Teresina di Lisieux, di Faustina Kowalska (figuriamoci: quest’ultima disse d’aver visto l’Inferno, con le fiamme e le anime dei dannati dentro!), di san Pio da Pietrelcina.
Qualcuno potrebbe pensare che stiamo esagerando e che non teniamo conto della deformazione che i media operano sui suoi discorsi e i suoi gesti. Il fatto è che papa Francesco è benissimo a conoscenza di tale volontà di deformazione e quindi, se volesse, avrebbe potuto chiarire, rettificare: non lo ha fatto una volta sola. Però, quando si trattava di piantare i chiodi sulla bara (politica) dell’ex sindaco Marino, fu ben capace di precisare ai giornalisti che lui, quell’uomo, non lo aveva invitato negli Stati Uniti; e di aggiungere che si era bene informato, e che l’invito non veniva certo dal Vaticano: sottolineando il tutto con un energico Chiaro?, poco pietoso e ancor meno cristiano…


Questo papa è già oltre la Chiesa cattolica

di Francesco Lamendola

4 commenti:

  1. l'analisi precisa con bergoglio misericordioso senza chiedere pentimento a chi si è macchiato di peccati che li condurranno all'inferno se non si convertono,anzi esortandoli a non "cambiare"!Ma per quanto riguarda Medjugorje ha sicuramente ragione sulla falsità e il giorno che il vaticano lo proclama sarà l'inizio della fine del "dominio" del demonio!Amen!Sia Lodato Gesù Cristo!

    RispondiElimina
  2. Tutto vero! Questo ci spinge a porci un quesito: davanti a queste chiare evidenze perché questa nostra società è così abulica e indifferente, narcotizzata e incapace di leggere gli eventi? 2+2 dovrebbe fare comunque 4, o no? Mick

    RispondiElimina
  3. Parole sante! Eppure ancora troppi pseudo cattolici hanno le fette di salame sugli occhi e si ostinano a negare la realtà! Che cosa deve ancora fare o dire questo impostore?

    RispondiElimina
  4. B E R G O G L I O
    66+69+82+71+79+71+76+73+79
    (codice A S C I I) = 666
    É il falso profeta é la bestia che viene dal mare, e tutto questo é potuto accadere solo per colpa e volontá dei papi che l'hanno preceduto.

    RispondiElimina