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sabato 24 settembre 2016

La trinità satanica

Commissariamento dei Francescani dell’ Immacolata: come approfondire l’allontanamento dalla Madonna e dalla Verità
 

20160806072533i_quattro_monaciSiamo giunti a una fase del commissariamento che vede l’eliminazione del voto mariano di consacrazione illimitata all’Immacolata.Fino all’infausto cambiamento, l’Istituto era strutturato in modo che il religioso, già dall’inizio del proprio cammino spirituale, si preparasse ad accogliere il voto mariano come un dono della grazia di Dio, speciale privilegio per tutti quelli che lo accettano.
Cambia così la fisionomia dell’Istituto che aveva fatto di questo specialissimo voto il carattere distintivo della sua spiritualità. Bisogna aggiungere che l’uso del verbo cambiare è senz’altro un eufemismo; il verbo giusto sarebbe stravolgere, infatti, si deforma completamente la sua fisionomia.
Tale iniziativa devia l’Istituto dei Francescani dell’Immacolata dal pensiero di San Massimiliano Kolbe, lo sradica dal terreno in cui esso è cresciuto e si è fortificato. È come privare l’albero della sua radice, destinandolo a seccare.

San Massimiliano viveva, pensava, respirava per approfondire il voto di Consacrazione illimitata all’Immacolata. Il santo voleva che i professi solenni si consacrassero tutti, senza eccezioni, illimitatamente alla Madonna. Di lui, scriveva fra Vitale Mitosz: “Se i professi solenni non lo sono, [consacrati illimitatamente all’Immacolata] tanto meno lo saranno quelli più giovani.” San Massimiliano voleva che tutti, anche i professi semplici, si consacrassero illimitatamente alla Madre di Gesù. “La cosa più importante – diceva – è approfondire sempre più questo nostro avvicinamento all’Immacolata.” Che cosa fanno, invece, i commissari del ramo maschile e femminile? Approfondiscono sempre più l’allontanamento dalla Mediatrice di tutte le grazie! Se dovessimo esprimere il concetto servendoci di una bussola, dovremmo dire che se i santi vanno a Est, i commissari guidano il gregge verso Ovest.
Tra gli innumerevoli insegnamenti del Santo, folle dell’Immacolata, vi è quello di prepararsi alle persecuzioni che la vita riserva. Per Lui c’era solamente un modo per farlo in maniera efficace: consacrarsi illimitatamente all’immacolata. Senza quest’atto di devozione filiale, la dispersione dell’Ordine era più che certa. Dove porterà, infatti, la strada intrapresa dai commissari del ramo maschile e femminile dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata? Porterà alla dispersione di quanti sono restati nell’Istituto religioso. Già tanti religiosi hanno abbandonato, alcuni sacerdoti colpiti finanche da un provvedimento di sospensione a divinis, per mano del precedente commissario Fidenzio Volpi, poi ritirato perché ingiusto. Se si sia stato erroneamente attuato per abuso o ignoranza nell’applicazione corretta della normativa canonica, solo Dio può dire; nell’uno o nell’altro caso, resta comunque un atto gravissimo, che getta ombre anche sul carattere limpido di questo commissariamento, evidenziandone, piuttosto, la pretestuosità.
La dispersione dei membri dell’Istituto era, per San Massimiliano, la logica conclusione dell’indebolimento del rapporto con l’Immacolata. Lo possiamo facilmente dedurre dal suo pensiero. Il suo chiodo fisso era, infatti, quello di essere proprietà dell’Immacolata e bramava che tutti i membri della Milizia, i suoi frati – militi per la lotta contro le forze del male -, dovessero arrivare alla fusione della loro volontà con quella dell’Immacolata. San Massimiliano non si accontentava di una semplice unione con la Madonna, desiderava molto di più: ardiva sperare in una fusione delle volontà. La volontà dell’uomo con quella dell’Immacolata, così come la volontà della Vergine era fusa con quella del Figlio. È solo quest’unione che conferma le anime nella vittoria durante il combattimento interiore o durante le persecuzioni. Tanto più saremo suoi, tanto più vinceremo contro le insidie e i tranelli che tende il diavolo. Più fonderemo le nostre volontà con la Sua, più saremo vincitori contro le persecuzioni luciferine.
Abolire il voto mariano di consacrazione illimitata all’Immacolata, è un’iniziativa che collide con l’idea del Santo e con tutto il rispetto, noi laici, diciamo ai commissari che non lo accettiamo. Vivano gli altri come desiderano, in piena libertà, noi vogliamo essere liberi, e sottolineamo liberi, di scegliere il voto mariano di Consacrazione illimitata all’Immacolata. E se ce lo vieteranno in forma pubblica, lo professeremo in forma privata, nella certezza che in ciò non v’è alcuna iniziativa che possa andare contro la Chiesa.
Se San Massimiliano rispondeva agli attacchi della massoneria con la consacrazione illimitata all’Immacolata e con l’approfondimento dell’unione con Lei, allora noi, a ragione, dobbiamo rispondere agli attacchi che sviliscono la fusione con l’Immacolata, intensificando la nostra appartenenza a Lei. A fronte degli attacchi dell’antico serpente, abbiamo la certezza che Ella gli schiaccerà il capo.
San Massimiliano diceva che: “Più radicale sarà la nostra consacrazione a Lei, più profondo sarà il nostro amore e andranno meglio anche le questioni esterne”. Anche noi, estendendo il suo pensiero, possiamo dire che più ci allontaniamo dalla consacrazione a Lei, più l’amore per Lei diminuisce, più le questioni esterne andranno male.
E difatti, come si è ridotto il fiorente Istituto dei Francescani dell’Immacolata? I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Diciamo grazie ai magnifici cinque che hanno innescato la marcia della dissoluzione dell’Ordine (ora ridotti a tre per la fuoriuscita di due di loro) e che sembra “finalmente” avviarsi al traguardo.

Comitato dell’Immacolata e dei genitori delle suore Francescane dell’Immacolata

https://allchristian.it/2016/09/24/commissariamento-dei-francescani-dellimmacolata-come-approfondire-lallontanamento-dalla-madonna-e-dalla-verita/

COSA SIGNIFICA CONSACRARSI A MARIA? AMORTH: RAPPORTARSI CON LEI VERAMENTE COME UN FIGLIO FA CON LA MADRE

Cosa significa consacrarsi a Maria? Amorth: rapportarsi con lei veramente come un figlio fa con la madre

“Consacrarsi alla Madonna” vuol dire accoglierla come vera madre, sull’esempio di Giovanni, perché lei per prima prende sul serio la sua maternità su di noi.

La consacrazione a Maria vanta una storia molto antica, anche se si è andata sempre più sviluppando negli ultimi tempi.

Il primo ad usare l’espressione “consacrazione a Maria” è stato San Giovanni Damasceno, già nella prima metà del sec. VIII. E in tutto il Medioevo era una gara di Città e Comuni che “si offrivano” alla Vergine, spesso presentandole le chiavi della Città in suggestive cerimonie. Ma è nel sec. XVII che iniziarono le grandi consacrazioni nazionali: la Francia nel 1638, il Portogallo nel 1644, l’Austria nel 1647, la Polonia nel 1656… [L’Italia arriva tardi, nel 1959, anche perché non aveva ancora raggiunto l’unità al tempo delle consacrazioni nazionali].

Ma è specialmente dopo le Apparizioni di Fatima che le consacrazioni si moltiplicano sempre più: ricordiamo la consacrazione del mondo, pronunciata da Pio XII nel 1942, seguita nel 1952 da quella dei Popoli russi, sempre ad opera dello stesso Pontefice.

Ne seguirono tante altre, specie al tempo delle Peregrinatio Mariae, che terminavano quasi sempre con la consacrazione alla Madonna.

Giovanni Paolo II, il 25 Marzo 1984, rinnova la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, in unione con tutti i Vescovi dell’orbe che il giorno precedente, nelle loro Diocesi, avevano pronunciato le stesse parole di consacrazione: la formula scelta iniziava con l’espressione della più antica preghiera mariana: “Sotto la tua protezione ci rifuggiamo…”, che è una forma collettiva di affidamento alla Vergine da parte del popolo dei credenti.
Il senso forte della consacrazione

La consacrazione è un Atto complesso, che si diversifica nei vari casi: altro è quando un fedele si consacra personalmente, assumendo impegni precisi, altro è quando si consacra un popolo, un’intera Nazione o addirittura l’Umanità.

La consacrazione individuale è teologicamente ben spiegata da San Luigi Maria Grignion de Montfort, del quale il Papa, con quel suo motto del “Totus tuus” [desunto dallo stesso Montfort, che a sua volta lo aveva preso da San Bonaventura], è il primo “modello”.

Il Santo di Montfort sottolinea così due ragioni che ci spingono a farla:

1) Il primo motivo ci è offerto dall’esempio del Padre, che ci ha dato Gesù per mezzo di Maria, affidandolo a lei. Ne consegue che la consacrazione è riconoscere che la divina maternità della Vergine, sull’esempio della scelta del Padre, è la prima ragione di consacrazione.

2) Il secondo motivo è quello dell’esempio dello stesso di Gesù, Sapienza incarnata. Egli si è affidato a Maria non solo per avere da lei la vita del corpo, ma per essere da lei “educato”, crescendo “in età, sapienza e grazia”.

“Consacrarsi alla Madonna” vuol dire, in sostanza, accoglierla come vera madre nella nostra vita, sull’esempio di Giovanni, perché lei per prima prende sul serio la sua maternità su di noi: ci tratta da figli, ci ama da figli, ci provvede tutto come a figli.

D’altra parte, accogliere Maria come madre significa accogliere la Chiesa come madre (perché Maria è Madre della Chiesa); e vuol dire accogliere anche i nostri fratelli in umanità (perché tutti ugualmente figli della comune Madre dell’Umanità).

Il senso forte della consacrazione a Maria sta proprio nel fatto che con la Madonna noi vogliamo stabilire un vero rapporto di figli con la madre: perché una madre è parte di noi, della nostra vita, e non la si cerca solo quando se ne sente il bisogno perché c’è da chiederle qualcosa…

Siccome, poi, la consacrazione è di suo un atto che non è fine a se stesso, ma un impegno che va vissuto giorno per giorno, impariamo – dietro i consigli del Montfort – a fare anche solo il primo passo che essa comporta: fare tutto con Maria. La nostra vita spirituale ne guadagnerà di sicuro. 

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