ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 17 ottobre 2016

A farne le spese è la Fede

Lettera ai confratelli

Del resto, fratelli, siate forti nel Signore e nel potere della forza di Lui. Rivestitevi dell'armatura di Dio per poter affrontare le insidie del diavolo, poiché non è la nostra lotta col sangue e colla carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori del mondo delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell'aria. Per questo prendete l'armatura di Dio affinché possiate resistere nel giorno cattivo e, compiuto il vostro dovere, restar in piedi. Saldi dunque, cingendo i vostri lombi nella verità e indossando la corazza della giustizia, e calzando i piedi nella preparazione che da il Vangelo della pace; in ogni cosa impugnando lo scudo della Fede, su cui possiate spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. E prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito che è la parola di Dio”. (Ef.6, 10-17)

Cari confratelli, sappiamo che per rimanere cattolici, soprattutto nel tempo di oggi che vede persino la maggior parte del clero sprofondare in una devastante crisi di Fede, significa realmente andare controcorrente, in direzione esattamente opposta a quella a cui indirizza il mondo. Rivestirsi dell'armatura di Dio, come ci esorta San Paolo, e percorrere la via indicata dal Signore è il nostro destino; ciò significa farsi suoi Servi, orientare la nostra volontà a Gesù Cristo; essere Suoi discepoli, essere cristiani, dunque cattolici.
Amiamo la Sua Sposa che è la Sua Chiesa e vogliamo servirLa; il farne parte ci dà il diritto di chiederLe una cosa ben precisa: la Fede. Perché? Perché solo Essa procura la vita eterna!
Ma se i custodi della Fede (sacerdoti, vescovi, cardinali, finanche il Papa) si corrompono cedendo alle lusinghe del mondo diventando esseri meschini, ecco che viene impedita ai fedeli non solo la possibilità di conoscere l'autentico insegnamento di Cristo, Unico Salvatore, non solo viene preclusa la grazia di vivere una vita veramente cattolica, ma soprattutto si concretizza l'impossibilità o il serio rischio di non accedere alla Salvezza eterna. Eterna! Un clero corrotto non potrà che sottrarcela. Quale danno più grande di questo? È logica conseguenza che davanti alla manipolazione diabolica dell'insegnamento di Nostro Signore il nostro ruolo diventa quello di difendere la Verità da coloro che la odiano, che non la tollerano e che nei fatti intendono modificarla. Come? “Semplicemente” con l'umile testimonianza di servi fedeli, costi quel che costi, ricordando le parole di San Francesco di Sales: “Se il mondo non avesse qualcosa da dire contro di noi, non saremo veri servi di Dio”.
Già Papa Pio XII nell'enciclica Evangelii praecones (2 giugno 1951) metteva in guardia: “Oggi quasi tutta l'umanità va rapidamente dividendosi in due schiere opposte: con Cristo o contro Cristo. Il genere umano al presente attraversa una formidabile crisi che si risolverà in salvezza con Cristo o in funestissime rovine”.
Nei tempi che stiamo vivendo quel tragico quadro profetico è perfettamente visibile: ci troviamo ad un vero e proprio scontro tra la Chiesa che conserva quel grande indispensabile tesoro per la salvezza delle anime che è la Tradizione e la contro-chiesa nata dal Concilio Vaticano II.
È del tutto evidente infatti che ciò che la Chiesa ha sempre insegnato (e condannato) per 2000 anni, dal Concilio Vaticano II è stato mutato dalla Roma liberale, infestata di modernismo, assumendo posizioni su molti temi diametralmente opposte alle pronunce del Magistero perenne.
Il liberalismo, che difende la libertà di qualunque culto (quale condizione in sé non disordinata della società ma conforme alla ragione e allo spirito evangelico), è stato ripetutamente condannato dalla Chiesa attraverso il Magistero di una lunga serie di Pontefici. Ma il clero conciliare (ossia vaticansecondista) ha ciò nonostante assecondato le spinte rivoluzionarie del "cattolicesimo liberale" con l'adesione sempre più incondizionata alla filosofia moderna, con il disprezzo della teologia tradizionale, con l'abbraccio al Modernismo. Proprio il Modernismo, che significa insistenza sulla modernità come principio (dove nella sintesi tra il vecchio e il nuovo l'analisi critica giudica cosa ci sia di buono nel vecchio -pressoché nulla- e il buono nel nuovo -pressoché tutto-) è stato condannato come sintesi di tutte le eresie da Papa San Pio X nell'enciclica Pascendi dominici gregis.
Ora, I danni per i fedeli traviati dal clero corrotto sono tremendi perché a farne le spese è la Fede, che non viene più conservata, protetta e trasmessa dalla gerarchia modernista per la salvezza delle anime.
In altre parole, si è consumata una frattura tra unità di Fede ed una pretesa unità di comunione con la gerarchia conciliare (o postconciliare che dir si voglia) che omette, tace, altera la dottrina ricevuta da Dio e trasmessa dalla Chiesa, determinando nella Chiesa pellegrina sulla terra uno stato straordinario cioè uno stato non regolare delle cose.
Quando infatti la gerarchia contraddice l'orientamento che Cristo ha dato e continuamente dà alla Sua Chiesa, e che nessuno ha l'autorità di mutare, si crea inevitabilmente uno stato di conflitto e di malessere nella cattolicità. Di conflitto tra l'orientamento che si vorrebbe imporre (e che di fatto continuamente si impone) e il sensus fidei dei cattolici. Di malessere nei fedeli che si vedono aggrediti nella Fede da coloro che dovrebbero esserne custodi e maestri e sono perciò costretti in coscienza a resistere a coloro che pur vorrebbero e, in tempi normali, avrebbero il dovere di seguire come Pastori.
Padre Calmel scriveva: “Oggi che la Chiesa è avvolta dalle nebbie e dai fumi dell’infernale modernismo, confessare la fede nella Chiesa, nei suoi dogmi e nei suoi Sacramenti, consiste nel mantenere intatte le definizioni ed i riti tradizionali, perché questi sono leali e veritieri e non danno adito a nessuna ambiguità. Confessare la fede nella Chiesa di fronte al modernismo, essere contenti di poter soffrire per rendere una bella testimonianza alla Chiesa ovunque tradita, significa vegliare con lei nella sua agonia o vegliare con Gesù, che continua, nella sua Chiesa afflitta e tradita, la sua agonia dell’Orto degli Olivi. Nella misura in cui saremo fedeli nel vegliare, inaccessibili al timore mondano e allo sconforto, sapremo per esperienza che la Santa Chiesa è un mistero di forza soprannaturale e di pace divina”. 
E ancora: “Sacerdoti vinti dalla seduzione osino pure a dire a chiare note ciò che insinuano con molta reticenza; proclamino, se ne hanno il coraggio, facciano recitare e cantare un Credo aggiornato, e dicano: -Credo in una Chiesa mutevole, che deve mettersi al passo con la storia e convertirsi dai suoi peccati-. Quanto a noi, inseriti nella Tradizione di due millenni, continuiamo a credere alla Chiesa Santa, una attraverso i secoli, che non commette colpe e non deve convertirsi, benché non cessi di rendere più effettiva la conversione di coloro che ha generato alla vita soprannaturale; una Chiesa che non è mai in ritardo per portare ai peccatori la salvezza; una Chiesa, il cui movimento e il cui cammino non sono determinati dalla storia, ma dallo Spirito di Dio”. 
San Paolo ben ha chiarito “... vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L'abbiamo gia detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!" (Gal1, 7-9) 
Perciò sia ben chiaro che gli appartenenti alla Corsia dei Servi, come del resto tutti i cattolici autentici, non aderiscono né vogliono nessuno scisma; al contrario è loro ferma intenzione seguire Cristo e la Sua Chiesa, decisi a non deviare né a destra né a sinistra. E quando si dovrà resistere ai Pastori, non è per gusto di ribellione o di disubbidienza: è perché le pecore non seguono un estraneo; anzi lo fuggono non riconoscendo la voce degli estranei.
Nostro Signore infatti ci ha lasciato queste parole: "In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei" (Gv10, 1-5).
Se oggi c'è crisi nella Chiesa è appunto perché la voce dei Pastori è divenuta voce di estranei, nella quale le pecorelle di Cristo non riconoscono più la voce del loro unico Pastore, la voce della Chiesa, loro Madre. Cristo Signore, nel dire agli Apostoli “Chi ascolta voi, ascolta Me” non ha dato ai membri della gerarchia la facoltà di farGli dire quel che vogliono: come Egli ha insegnato solo ciò che ha inteso dal Padre (Gv 8,28), così la Chiesa insegna solo ciò che ha inteso da Cristo (Mt 28, 20). Ogni deformazione, sovrapposizione, deviazione, contraddizione, ogni indebita ingerenza personale dei Pastori insomma, non appartiene alla Chiesa e i figli della Chiesa hanno il dovere di non aderirvi, se non vogliono uscire realmente dalla comunione con la Sposa del Verbo Incarnato. (La tradizione "scomunicata", editrice Ichthys)
Concludendo: sta scritto nel Trattato della vera devozione a Maria del Monfort: “È difficile perseverare nello stato di grazia, a causa dell’incredibile corruzione del mondo. Il mondo, infatti, è corrotto a tal punto che gli stessi cuori religiosi sono ricoperti quasi necessariamente se non dal suo fango, almeno dalla sua polvere. È davvero una specie di miracolo se qualcuno rimane saldo in mezzo a questo impetuoso torrente senza essere o sommerso dalle onde o depredato dai pirati e dai corsari, in mezzo a questa aria inquinata senza rimanerne danneggiato. La Vergine fedelissima e mai vinta dal demonio opera un tale miracolo a favore di quelli e quelle che l’amano nella forma migliore”. 
Dunque intendiamo rispondere ad una speciale chiamata: quella di adempiere alla storica missione di appartenere all’esercito della Madonna, protetti e fortificati da Lei, a difesa della Chiesa, del suo Magistero perenne, della Tradizione, della Messa dispensatrice di Grazie (cioè quella tridentina) in questi tempi in cui persino la maggior parte del clero ha scelto Giuda, il traditore. Noi abbiamo scelto di rimanere nella Chiesa “di sempre”, con Nostro Signore Gesù Cristo.   

(Bergamo, 15/10/2016)      

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