ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 9 ottobre 2016

Il 7 ottobre, direi..

La battaglia di Lepanto e la giornata del sorriso

Piccolo test mattutino con una delle mie figlie, ventenne.
Lo sai che giorno è oggi?
Sguardo assonnato. Poi una reazione: “Ah sì, la giornata del sorriso”.
Giornata del sorriso? E che roba è?
Tono di voce irritato: “La giornata del sorriso, papà. Oggi bisogna sorridere”.
Che assurdità! Come si fa a sorridere a comando? Solo perché è la giornata del sorriso, a me vien voglia di mettere il muso.
“Papà, sei sempre il solito”.
Ma, a parte i sorrisi, oggi che giorno è?
“Uhm… Il 7 ottobre, direi”.
E allora?

“E allora niente, papà. È il 7 ottobre, venerdì”.
Non mi stupisce che una ventenne di oggi non sappia che cos’è il 7 ottobre. O meglio, che pensi sia soltanto la “giornata del sorriso”.
Beata Vergine del Rosario… Ti dice niente?
Sguardo vuoto. Mai sentita, non pervenuta.
Battaglia di Lepanto?
“Ah, sì, l’abbiamo studiata a scuola. Ma non ricordo bene…”.
Ecco. Non ricordano, non sanno. Questi sono i nostri ragazzi. Ma la colpa non è loro, poverini. La colpa è di questa nostra cultura del nulla in cui li facciamo crescere.
Vado in internet e cerco notizie sulla “giornata mondiale del sorriso”. Scopro che “questo bellissimo evento”, rappresentato graficamente da “un globo terrestre che sorride a imitazione del celebre smile che tutti conosciamo”, si celebra ogni anno il primo venerdì di ottobre, dal 1999. L’invito rivolto a tutti è il seguente: “Oggi regala un sorriso! Diffondi il buonumore e rendi felice qualcuno. Buona giornata mondiale del sorriso!”.
Eccola qua, la nostra cultura. Celebrare qualcosa senza un perché, senza un motivo. Solo perché l’ha deciso qualcuno, da qualche parte. Abbiamo decine e decine di giornate mondiali, per tutti i gusti: dell’ambiente, della salute, dell’acqua, della diversità biologica, del rifugiato, dell’alimentazione, del disarmo, dei diritti umani, della solidarietà…
Sono valori anche importanti. Ma perché li possiamo celebrare? Quali sono i motivi per cui li avvertiamo come valori importanti? A queste domande i nostri ragazzi non sanno e non possono rispondere.
Informatissimi sulla giornata mondiale di turno, i nostri ragazzi, al contrario, non sanno nulla della Vergine del Rosario che la Chiesa ricorda oggi, 7 ottobre, e della battaglia di Lepanto, di cui ricorre l’anniversario.
Fu lo spagnolo san Domenico di Guzman, fondatore dell’ordine dei frati predicatori, meglio noti come domenicani, a diffondere la preghiera del rosario, come arma contro le eresie. Poi, più di tre secoli dopo, il rosario divenne l’arma decisiva per sconfiggere i musulmani a Lepanto, durante l’epica battaglia navale che fermò la flotta turca, intenzionata a conquistare il Mediterraneo e l’Europa.
Come a Poitiers (anno 732) e come poi sarà a Vienna (1683), a Lepanto (7 ottobre 1571) i cristiani europei, uniti in una lega, riescono a respingere i musulmani invocando l’aiuto divino e recitando il rosario. I rematori utilizzano le decine della preghiera mariana per tenere il ritmo, mentre sul pennone della nave ammiraglia sventola il vessillo con il crocifisso posto fra gli apostoli Pietro e Paolo, sormontato dal motto costantiniano In hoc signo vinces. Accanto al crocifisso c’è l’immagine della Madonna e la scritta Sancta Maria succurre miseris.
Per mettere insieme la flotta cristiana, al solito, c’è voluto un bel po’ di tempo, ma alla fine l’alleanza si è formata. Contro la flotta dell’impero ottomano scendono in campo le forze navali della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana e del Ducato di Urbino, mentre la Repubblica di Lucca contribuisce con denaro e materiali all’armamento della flotta genovese.
Il papa dell’epoca è san Pio V, un domenicano di origini piemontesi, che benedice gli stendardi cristiani. Durante la battaglia le vittime sono decine di migliaia, da una parte e dall’altra. I musulmani hanno, come unico simbolo, un vessillo verde sul quale la parola Allah è riprodotta  28.900 volte.
La notizia della vittoria cristiana arriva a Roma ventitré giorni dopo, e san Pio V, convinto che l’alleanza abbia sbaragliato il nemico grazie all’intercessione della Vergine Maria,  istituisce la festa di Santa Maria della Vittoria, trasformata da Gregorio XIII in Madonna del Rosario. Da allora Maria è anche Auxilium christianorum.
Il comandante generale della flotta cristiana, don Giovanni d’Austria, aveva ventiquattro anni.  Ai remi delle navi ottomane c’erano migliaia di cristiani fatti prigionieri. Dopo la vittoria dell’alleanza, furono liberati e per prima cosa andarono in pellegrinaggio a Loreto, alla Santa Casa, dove offrirono le loro catene alla Madonna, e proprio con quelle catene furono costruiti i cancelli posti agli altari delle cappelle.
Abbiamo fatto un po’ di storia in pillole. Sono le nostre radici. Lo sappiamo, la storia non si fa con i se, ma è difficile sottrarsi al pensiero che se a Lepanto i cristiani non avessero combattuto, e vinto, oggi forse al posto dei campanili sulle nostre città e i nostri paesi svetterebbero i minareti delle moschee. E magari i nostri giovani avrebbero qualche motivo in meno per celebrare la “giornata del sorriso”.
Aldo Maria Valli

La Beata Vergine Maria del Santo Rosario e la vittoria di Lepanto

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LA BEATA VERGINE MARIA DEL SANTO ROSARIO E LA BATTAGLIA DI LEPANTO
Così recita un inno cristiano: “Anche a Lepanto se hanno vinto fu il Rosario di San Pio V”.
Il 7 Ottobre è la festa della Madonna del Rosario, festa della Madonna della Vittoria, festa istituita per ricordare la vittoria da parte delle milizie cristiane contro i turchi della Battaglia di Lepanto, occorsa il 7 Ottobre 1571, una delle varie battaglie che impedì all’Europa di essere dominata dall’invasione islamica.
La memoria di quest’evento va tenuta viva: ci sono tante ricostruzioni della battaglia, e tutte dimostrano che la vittoria fu opera della Madonna. Difatti San Pio V, il papa regnante in quel periodo, fece recitare il Rosario in tutta la Cristianità per il buon esito della battaglia, e mise l’emblema della Madonna di Loreto sulle armi delle milizie pontificie, comandate da Marcantonio Colonna.
A vittoria ottenuta, il Papa seppe del buon esito in una visione e fece suonare le campane a distesa in tutta Roma.
San Pio V e la battaglia di Lepanto
Marcantonio Colonna, di ritorno da Lepanto, sbarcò con la sua flotta ad Ancona e si recò con gli ex schiavi cristiani liberati dalle galere turche durante la battaglia in pellegrinaggio a piedi al Santuario della Santa Casa di Loreto, dove portarono le loro catene come ex voto per la loro liberazione. Le catene oggi sono ancora lì, e sono visibili perché sono state fuse per ottenere i cancelletti delle tre porte della Santa Casa, i cancelli in ferro battuto di alcuni altari laterali, alcune parti della fontana presente nella piazza della Santa Casa.
Lasciò anche una bandiera, che fu usata dal generale De La Moriciere, comandante pontificio, durante la Battaglia di Castelfidardo.
L’evento fu così vivo nel cuore del buon popolo cristiano che ancor oggi ci sono dei ricordi legati a questa battaglia, ne citiamo un paio a titolo di esempio:
– a Salò (BS) si ricorda che dalla porta laterale del suo bel Duomo uscirono i soldati volontari che si imbarcarono sul Lago di Garda per raggiungere la sponda sud e unirsi alle milizie veneziane;
– a Spelonga, piccola frazione tra le montagne di Arquata del Tronto (AP), si ripete ogni tre anni la Festa Bella: in agosto gli spelongani, vestiti con fazzoletti recanti i colori delle bandiere turche, vanno nei boschi circostanti, recidono l’albero più alto e lo portano a spinta sino al paese, nella cui piazza, a forma dello scafo di una nave, issano l’albero con una bandiera riproduzione della bandiera turca predata dai prodi spelongani durante la battaglia e riportata a casa intatta per ricordo, oggi conservata nella chiesetta locale.
Che cosa accadde?
Era una giornata autunnale del 1571, la domenica 7 ottobre, quando due giganti militari si fronteggiarono. Da una parte l’intera flotta turca, la grande “superpotenza” dell’epoca, disposta a forma di mezzaluna, al centro della quale si trovava la nave “sultana”, agli ordini del temibile ammiraglio Alì Pascia, adornata da uno stendardo tutto verde, venuto dalla Mecca e su cui era stato ricamato in oro per 28.900 volte il nome di Allah; dall’altra, allineate come una croce, stavano più di duecento navi, chiamate galee, dotate di cannoni e su cui erano ospitati più di 80 mila persone: tutti cattolici, ciurma ed ufficiali, avevano recitato il Rosario e molti di loro si erano confessati e comunicati dai cappellani che li accompagnavano, pronti a seguire gli ordini del loro comandante supremo, il fratello dell’imperatore Filippo II di Spagna, un giovane di 24 anni, generoso e coraggioso, Giovanni d’Austria.
Era un fervente cristiano: non permise che a bordo salissero donne, con cui i marinai potessero commettere azioni immorali. Per quei tempi era una novità assoluta.
Tutti gli scontri militari, purtroppo, producono distruzione e vittime. Anche quella sera, dopo cinque ore di battaglia, quando si contarono morti e feriti, le perdite furono ingenti, da una parte e dall’altra. Eppure, i cristiani esultarono perché la flotta turca, nonostante la superiorità numerica e la fama di invincibilità, era stata sbaragliata: sulla nave ammiraglia dei turchi era stata ammainata la mezzaluna ed issato il vessillo cristiano, un enorme stendardo blu con la raffigurazione di Cristo in Croce. La vittoria militare che annientò l’armata navale turca fu ottenuta anche grazie all’eroismo dei soldati cristiani, come Sebastiano Venier che combatté a capo scoperto e in pantofole.
A chi gli domandava il motivo, rispondeva: “Perché le pantofole fanno migliore presa sulla coperta” ed intanto, nonostante i suoi 75 anni, continuava ad imbracciare e a caricare la balestra. Agostino Barbarigo, veneziano, per meglio dirigere le operazioni si scoprì il capo, fino a quando una freccia nemica non gli si inflisse nell’occhio sinistro, provocandone, il giorno dopo, la morte. Tra gli spagnoli, un soldato riportò serie ferite ma sopravvisse. Ricordò quel giorno come “il più glorioso di tutto il secolo”. Divenne uno scrittore famoso: Cervantes, autore del celeberrimo Don Quijote (Don Chisciotte).
La “Lega Santa”
Le navi cristiane appartenevano a diversi stati dell’Europa del tempo: la Spagna, la Repubblica di Venezia, lo Stato Pontificio ed altri piccoli principati italiani. La coalizione si chiamava “Lega Santa” ed era stata promossa e benedetta da Pio V. Mentre gli Stati europei sembravano superficialmente insensibili al pericolo che li minacciava e continuavano a litigare tra loro, Pio V fu lungimirante: senza la “Lega Santa”, l’Europa sarebbe caduta sotto il giogo dei Turchi che, da più di un secolo, ottenevano vittorie su vittorie a scapito degli stati cristiani ed imponevano la dura legge dell’Islam. Dopo aver conquistato Costantinopoli nel 1453, erano avanzati nell’Europa orientale, giungendo fino alle porte di Vienna nel 1529. Dall’una e dall’altra parte del Mediterraneo, insidiavano con le loro navi e con i pirati loro alleati: ovunque arrivavano, erano razzie, saccheggi, catture di schiavi, massacri, come quello perpetuato ad Otranto in Puglia, 90 anni prima di Lepanto, e dove ancora oggi si conservano le ossa di 800 martiri a cui fu tagliata la testa. Di che cosa fossero capaci i Turchi, desiderosi di sottomettere tutto il mondo cristiano, lo avevano fatto capire, pochi mesi prima di Lepanto, a Farmagosta, una cittadina dell’isola di Cipro: al comandante veneziano che difendeva la fortezza, furono tagliati naso ed orecchie, poi fu scorticato vivo, la sua pelle divenne l’involucro di un fantoccio, esibito poi come un trofeo. Dopo Lepanto, però, iniziò inesorabilmente il declino dell’Impero ottomano, che alla fine della prima guerra mondiale scomparve dalla carta geopolitica del mondo.
Maria Auxilium Christianorum
A quei tempi le comunicazioni non erano rapidissime come oggi. La notizia della vittoria della flotta cristiana fu annunciata al Papa due settimane dopo. Il corriere veneziano arrivò di notte: il Papa fu svegliato e disse: Nunc dimitte servum tuum in pace. Si trattò di una conferma di quanto il santo Papa era già venuto a conoscenza, in modo soprannaturale. Infatti, nel pomeriggio del 7 ottobre, era in riunione con alcuni prelati. D’improvviso si alzò, si avvicinò alla finestra, fissò lo sguardo in estasi, vide la Madonna e poi, tornando al suo posto, disse: “Non occupiamoci più di questi affari, andiamo a ringraziare Dio. La flotta cristiana ha ottenuto la vittoria”.
Non ebbe dubbi: l’esito felice di quell’evento che permise la salvezza dell’Europa cristiana era stato ottenuto grazie all’intercessione della Vergine. Aveva mobilitato monasteri maschili e femminili, indetto speciali preghiere e processioni, soprattutto aveva ordinato la recita del Rosario per ottenere questa grazia: puntualmente arrivò.
Volle pertanto che nelle Litanie lauretane si aggiungesse il titolo “Maria Auxilium Christianorum” ed istituì la festa della “Madonna delle Vittorie”, che, poi, per decisione dei suoi successori, è diventata la memoria liturgica della “Beata Vergine del Rosario” celebrata la prima domenica di ottobre.
Sì, a Lepanto, in modo a noi misteriosamente ignoto, intervenne realmente ed efficacemente la Madonna. Ne erano convinti anche i senatori della Serenissima, la Repubblica di Venezia, che sul quadro affisso nella sala delle loro adunanze, fecero scrivere queste parole: Non virtus, non arma, non duces, sed Virgo Rosarii victores nos fecit.
L’anno successivo, nel 1572, il 7 ottobre venne celebrato il primo anniversario della vittoria di Lepanto con l’istituzione della Festa di Santa Maria della Vittoria, successivamente trasformata nella Festa del SS. Rosario.

L’ignoranza religiosa non è soltanto la piaga degli assenti e dei lontani: anche coloro, infatti, che frequentano le chiese e si accostano di tanto in tanto ai sacramenti, hanno spesso nozioni così manchevoli e insufficienti da far temere che basteranno le occupazioni e gli affanni quotidiani a soffocarle – Magistero del Venerabile Papa Pio XII

DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII 

AI GIOVANI DI AZIONE CATTOLICA
Sala degli Svizzeri – Mercoledì, 5 novembre 1953
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La grande moltitudine di figli Nostri, che da ogni parte d’Italia e del mondo vengono a visitare il Padre comune, per manifestarGli il loro affetto e riceverne la confortatrice Benedizione, Ci costringe — come voi sapete — a riceverli il più delle volte uniti in Udienza generale; e anche nel pomeriggio di oggi Noi Ci faremo ad essi premurosamente incontro per benedirli con tutta l’effusione del Nostro cuore.
Abbiamo, però, voluto ricevere in particolare Udienza voi, diletti giovani, perchè bramavamo di fare la vostra personale conoscenza ed esprimervi tutta la Nostra gioia e il Nostro paterno compiacimento
Noi ben sappiamo con quanta serietà si preparano e si compiono le gare di cultura religiosa fra i membri delle Associazioni parrocchiali ovvero di studenti, rurali, artigiani e altri lavoratori. Ma voi avete avuto l’abilità di sostenere e superare anche le prove per le varie « eliminatorie » diocesane e regionali; voi siete i vincitori assoluti, e Noi possiamo, quindi, salutare in voi i più bravi fra i cinquecentomila giovani partecipanti a queste pacifiche battaglie.
Diletti figli! Non intendiamo qui di ripetere quanto Ci stia a cuore di coltura religiosa di tutti i fedeli, e in modo speciale dei cattolici militanti: Noi abbiamo avuto occasione di riaffermarlo anche ultimamente, ricevendo i vostri Assistenti ecclesiastici, i sacerdoti periti in attività catechistiche, e gli studenti vincitori del concorso « Veritas ». Oggi vorremmo approfittare di questo breve incontro per dirvi quanto desidereremmo che voi e tutti i giovani di Azione Cattolica, possessori della verità, sentiste il bisogno di esserne diffusori assidui. Vorremmo che, nell’atto di ricevere dalle Nostre mani il « Gagliardetto », voi assumeste l’impegno di moltiplicare gli sforzi per riportare certezza e luce in tante anime strette nelle spire del dubbio e pericolanti nelle tenebre.
Guardatevi intorno, diletti figli : voi troverete da per tutto anime disorientate, perchè poco illuminate ; le incontrerete nella scuola, nelle officine, nei campi. Nè l’ignoranza religiosa è soltanto la piaga degli assenti e dei lontani : anche coloro, infatti, che frequentano le chiese e si accostano di tanto in tanto ai sacramenti, hanno spesso nozioni così manchevoli e insufficienti da far temere che basteranno le occupazioni e gli affanni quotidiani a soffocarle; quand’anche non sopraggiungano — come accade di frequente — il vento gelido del dubbio e la tempesta delle passioni a far crollare il già malfermo edificio della loro coltura religiosa. Considerate, per esempio, il vostro caseggiato o la vostra frazione; calcolate quanti sono o quasi completamente digiuni di ogni alimento della parola di Dio o assai scarsamente nutriti. Questa ignoranza spiega alcune — altrimenti inesplicabili — imprudenze, alcune deviazioni e purtroppo alcune reali, anche se non perfettamente coscienti e non confessate, apostasie. Quando infatti il Sommo Pontefice, la Chiesa danno istruzioni precise nelle questioni che hanno il diritto e il dovere di trattare, solo l’ignoranza può condurre a certi atteggiamenti di resistenza, passiva e attiva, se pur si vuole escludere in taluni la pervicacia e la malafede.
Diletti figli! La Chiesa celebra oggi la festa di S. Carlo Borromeo, sommo curatore di anime, la cui attività pastorale suole essere ricordata come una delle più intense, laboriose e feconde. Dopo quattro secoli sono tuttora visibili le orme del suo passaggio nelle parrocchie della sua vasta archidiocesi, e l’eredità spirituale da Lui lasciata alla Chiesa ambrosiana forma ancora la meraviglia di quanti la conoscono. Ebbene: quando Egli volle procedere al rinnovamento del popolo, riformando i costumi e procurando di rimettere in grazia di Dio le anime dei fedeli, ebbe cura innanzi tutto che essi possedessero una coscienza completa e profonda delle verità cristiane, e a tale scopo creò una vera « organizzazione » dell’insegnamento religioso ai fanciulli e agli adulti.
Ora non vi è dubbio che debba procedere per la stessa via ogni Pastore di anime, che voglia seriamente risolvere il problema del rinascimento spirituale della propria popolazione, come è richiesto dall’urgenza dei tempi. Molti lo fanno già; altri si accingono a compierlo. È necessario che essi trovino nei militanti di Azione Cattolica tutto il possibile aiuto. Forse il vostro impiego ordinario non sarà sempre quello di essere scelti e usati come insegnanti di catechismo ai più piccoli; per essi il Parroco cercherà spesso collaboratrici nei rami femminili dell’Azione Cattolica. Piuttosto, dopo una conveniente preparazione, voi potreste essere adoperati — sotto la guida, col consiglio e con l’assistenza dei sacerdoti — per l’istruzione religiosa degli adolescenti, che non frequentano l’associazione, ma entrano egualmente nell’ambito della vostra attività, in occasione, per esempio, dello sport e del divertimento in genere. Intanto per il catechismo dei fanciulli, per la catechesi agli adulti, per i corsi di coltura religiosa alle diverse classi e categorie, vi è tutta una opera di preparazione, di conquista, di organizzazione in genere, per la quale voi sarete pronti a portare il contributo del vostro tempo libero e delle vostre molteplici capacità.
Vi è poi un lavoro, dal quale nessuno di voi dovrebbe ritenersi dispensato: il lavoro dell’accostamento individuale, anima ad anima, in ogni luogo, in tutte le circostanze. Vorremmo che nessuno parlasse con voi, trattasse con voi, lavorasse con voi, senza riceverne un raggio di luce cristiana nella mente.
Per questo insistiamo sulla necessità, l’urgenza e l’efficacia del lavoro « capillare » da farsi sulla « Base Missionaria », in collaborazione coi diversi rami di Azione Cattolica e con i militanti di tutte le altre Opere. Fate, diletti figli, che per mezzo vostro Gesù penetri, Maestro e Salvatore, dovunque vi sono anime, che, anche senza accorgersene, attendono ed anelano di incontrarsi con Lui.
II
(Cortile interno del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo)
Il Nostro primo cordiale saluto è per voi, dilettissimi figli, giovani di Azione Cattolica, vincitori della Gara nazionale di coltura religiosa. L’accorrere di moltitudini sempre più numerose di fedeli Ci ha costretti a riservare l’Udienza speciale di stamane agli 80 vostri compagni vittoriosi nelle « eliminatorie » diocesane e regionali. Non dovete, tuttavia, pensare che voi siete, per questo, meno cari al Nostro cuore paterno: Noi amiamo di tenerissimo affetto tutti i giovani di Azione Cattolica, perché tutti sono il Nostro gaudio e la Nostra corona.
Ai vostri Assistenti ecclesiastiCi diocesani Noi confidammo — or non è molto — le Nostre speranze su di voi, le Nostre trepidazioni, i Nostri desideri. Oggi Ci restringiamo ad insistere sulla necessità assoluta per voi di serrare le file ed essere, come sono vostro dovere e vostra aspirazione, un pacifico e ardimentoso esercito, pronto a ogni cenno della Chiesa, a ogni cenno del Papa.
Questa prontezza e questo ardimento nell’esecuzione dei minimi desideri del Vicario di Cristo è sempre stata una delle gemme più splendenti nella corona aurea della gioventù italiana di Azione Cattolica: generosamente disposta a qualunque sacrificio, affinché tale splendore non venga offuscato, tale gloriosa tradizione non sia interrotta.
Se mai la gioventù cattolica dubitasse o discutesse quando la Chiesa e il Papa danno insegnamenti e norme, essa non sarebbe degna della sua storia e delle sue glorie.
Nella storia della Chiesa — voi lo sapete — vi sono sempre stati periodi difficili e particolarmente torbidi. Quasi sempre si trattava di alcuni problemi che esigevano con urgenza un’adeguata soluzione. Ricordate le invasioni barbariche che minacciavano di travolgere la nascente civiltà cristiana; pensate alle lotte per la libera elezione del Romano Pontefice contro le abusive intromissioni d’imperiosi Sovrani e di potenti famiglie; richiamate alla mente il nefasto scisma d’occidente, il filosofismo, e tutta l’apostasia progressiva tendente al completo scristianamento della umana società.
In tali periodi, chi si fosse fermato alle apparenze, avrebbe creduto a reali pericoli per l’esistenza o almeno per l’opera della Chiesa in mezzo agli uomini; difatto, però, con l’aiuto del suo divino Fondatore e Capo invisibile, essa vi ha trovato e troverà sino al termine dei secoli perfino occasioni di avanzamento: una precisione accresciuta della sua dottrina, una mirabile riscossa di santità all’interno, e la estensione del suo apostolato ad altre terre, grazie alle sue missioni. A lato dei prevaricatori Dio suscita i Santi, agli eretici oppone i Dottori, la violenza degli Imperatori autocrati viene contenuta dall’ardimento dei Pontefici, mentre alla cosiddetta riforma protestante si contrappone la grandiosa opera della restaurazione cattolica.
Diletti figli! Anche oggi il mondo attraversa uno dei suoi periodi più gravi, e non è questa la prima volta che segnaliamo il fatto agli uomini attoniti davanti al contrasto fra le luci di un gigantesco progresso tecnico e le tenebre di un funesto decadimento morale, non solo per una sempre più audace immodestia di mode, di figure, di spettacoli, ma anche per la progressiva negazione delle verità fondamentali, su cui riposano il divino Decalogo e la condotta cristiana della vita. Sembra che le umane strutture rendano ogni giorno più difficile agli animi il cammino verso la conoscenza, l’amore e il servizio di Dio e verso il fine ultimo che è il possesso di Lui nella Sua gloria e la Sua felicità.
Di fronte a tanto disorientamento, a tanto odio, a tante tenebre sta, perennemente vigile, la Chiesa con la sua luce e il suo amore. E nella Chiesa — Noi lo sappiamo — schiere innumerevoli di anime elette sono pronte a qualsiasi impresa, a qualsiasi olocausto, per aiutarla a salvare ancora una volta il mondo.
Volete, carissimi giovani, essere voi — con i cinquecentocinquantamila vostri compagni sparsi in tutta Italia — le avanguardie di un giovanile esercito costruttore?
Siete pronti a mostrare il vostro amore alla Chiesa, al Papa?
V’è chi muove loro una guerra terribile con perfida strategia e subdola tattica: volete voi combattere per essa e con essa?
Muoiono gli uomini, anche quelli che sembravano immortali; crollano le umane istituzioni; si succedono, gli uni agli altri, i più impensati tramonti. E a ogni alba nuova la Chiesa assiste serena ed è baciata dal sorgere di ogni nuovo sole.
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fonte: Sito della Santa Sede
Redazione9/10/2016
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