ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 2 novembre 2016

Confondere l'eresia con la santità

L'inter-comunione (cattolica/luterana) confonde lo sguardo su Dio con lo sguardo sull'uomo

Come ormai nostra consolidata consuetudine pubblichiamo un intervento di un Teologo che  ha commentato argutamente l'avvicinarsi dello spettro della cosiddetta "inter-comunione" fra Cattolici e luterani.
La foto (presa dallo stimato organo d'informazione maceratese -Cronache Maceratesi - ) mostra un piccolo segmento della tragedia che stanno  vivendo in questi giorni le popolazioni dell'Umbria e delle Marche a causa dell'inaudita ripetizione di continue scosse di terremoto.
Esattamente come il sisma, progressista e modernista,  che sta demolendo, piano dopo piano, l'edificio ecclesiale cattolico.
Prima o poi un eroico "vigile del fuoco" che la Provvidenza invierà all'unica Chiesa di Cristo, porterà coraggiosamente in salvo lo scrigno preziosissimo del "depositum Fidei" esattamente come ha fatto il militare nella foto.
Buona lettura.

L'inter-comunione confonde la carità con la filantropia, lo sguardo su Dio con lo sguardo sull'uomo, la trascendenza con l'immanenza, la Chiesa con l'ONU, l'eresia con la santità e un libro con la Parola di Dio...

Soprattutto confonde la nostra personale trasformazione che viene dalla comunione con il Signore (giustificati in quanto trasformati da questa novità che ci converte e fa nuova la nostra vita, rendendoci più volitivi nella lotta contro il peccato) con una giustificazione comunitaria fatta di ponti, viadotti e tunnel del Gottardo, madre terra e le sue zucche piene e vuote, confermando ognuno nelle sue belle intenzioni, indipendentemente dai fatti.

Questa comunione celebra la nostra volontà e la spaccia per quella di Dio. 
Spezza il pane della pagnotta nutrendo solo la pancia, cioè quel che può capire. 
Anche così, educatamente, si deve ringraziare. 
Ma la vita che ne deriva non è eterna. 
E' questa. 
A termine. 
L'assenza di Dio è percepibile persino entrando in una chiesa durante la santa Messa: Gesù è il grande assente, si transita davanti al tabernacolo senza alcun riguardo, si chiacchiera prima, durante e dopo. 
Tutto scorre come un dovere e un compito, con poco amore e tanto meno devozione Figurarsi l'adorazione... 
Figurarsi il desiderio di vedere Dio e la consapevolezza di unirsi al suo sacrificio che guarisce, libera e salva ora e per l'eternità!

Nel comportamento dei cristiani alla messa (attorno all'altare, ma pensato al più come mensa) non traspare che siamo su questa terra, ma non siamo di questo mondo! 
Non traspare un'offerta di noi stessi disponibile alla persecuzione da parte di un mondo che non vuole Gesù, una volontà unita alla Sua e perciò il veder lavate le proprie vesti insozzate grazie al sangue dell'Agnello, così com'è per i santi, i somiglianti al Signore!

Il contemplare purifica il nostro cuore da tutto il mondo che contiene, abilitandoci a vedere Dio. 
Il contemplare è più importante del fare (lo dice persino il Concilio Vaticano II), perchè il fare è esposto alla superbia, alla soddisfazione del nostro gusto, alle esigenze della nostra volontà...
Invece il contemplare ci purifica, aprendoci alla volontà di Dio.

Il modernismo del mondo occidentale secolarizzato e secolarizzante ha azzerato la presenza di Dio: lo ha fatto nel protestantesimo e lo sta facendo tra i cattolici. 
Il rischio di un certo ecumenismo consiste proprio nel far incontrare due assenze di Dio, ugualmente reali e tragiche! 
Fa incontrare i progetti di due ONG che servono più o meno gli stessi utenti. 
Fa celebrare insieme due popoli ormai assuefatti a celebrare soprattutto la loro presenza e poco altro... 
Se la dottrina cattolica insegna che c'è una Presenza Reale, la realtà della pratica -da alcuni decenni- non lo dice affatto...

L’assenza di Dio nella nostra società si fa più pesante, la storia della sua rivelazione, di cui ci parla la Scrittura, sembra collocata in un passato che si allontana sempre di più. 
Occorre forse cedere alla pressione della secolarizzazione, diventare moderni mediante un annacquamento della fede? 
Questo chiese Benedetto XVI a Erfurt nel 2011 ai luterani...

Siamo alla vigilia del giorno dei morti... 

Perchè oggi Roma ammette la cremazione? 
Nel 1964 (CVII) la Chiesa cattolica (Piam et constantem) ribadiva di predicare l'inumazione, come da tradizione. 
Nel contempo dispose la sepoltura ecclesiastica anche per i fedeli che hanno scelto di farsi cremare, a condizione che la loro scelta non derivi della negazione dei dogmi cristiani, da appartenenze a sette, dall'odio verso la religione cattolica o verso la Chiesa.
Il corpo per il cristiano deriva dall'atto creativo di Dio e dalla fede nella risurrezione della carne. 
Anche il corpo di un defunto è corpo: accanto al defunto si celebra l'Eucaristia. 
E quel corpo, già morto, viene asperso con l'acqua del battesimo e incensato con rispetto. 
Poi viene onorato con la sepoltura, nuovamente benedetto, consegnato alla terra in attesa della resurrezione. 
Viceversa, se non ce ne importa nulla, visti i costi e i problemi di spazio nei cimiteri, è "meglio" un bell'inceneritore... 
Secolarizzante.
Ma con il beneplacito di chi ha ormai reso assente l'Eterno, tutto concentrato sull'ONG.
Pubblicato da Andrea Carradori 

Un ennesimo scandalo ­di fronte al quale non­ si può tacere

Comunicato della Corsia dei Servi, 01/11/2016
La Corsia dei Servi ripropone e sottoscrive le parole di don Pierpaolo Maria P­etrucci, pubblicate sul sito della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Ci preme sottolineare amaramente la costatazione che dinanzi ad un simile scandalo non c'è stato un vescovo che sia uno che abbia sentito il dovere di prendere le distanze da quanto accaduto, forse temendo poi di dover assaggiare la misericordia di papa Bergoglio. Ma un clero di pastori vili e traditori non appartiene a Cristo ma esattamente al Suo Nemico.

Domenica 30 ottobre una e­levata scossa di terr­emoto distruggeva la ­basilica edificata a ­Norcia sulla casa nat­ale di San Benedetto,­ lasciandone in piedi­ soltanto la facciata­.
Le foto che manifesta­no questo triste even­to sono emblematiche ­e simboliche di un’Eu­ropa cristiana, di cu­i S. Benedetto è il p­atrono, ma che rin­nega le sue radici. Lo s­ono ancora di più di ­una chiesa che si sta­ svuotando dei suoi c­ontenuti, nascondendo­ le macerie dietro un­’apparenza mediatica ­che non può ingannare­ chi ama­ la Sposa di Cristo e ne conosce la dottrin­a e la storia.
La visita di Papa Fra­ncesco in Svezia per ­commemorare il 500° a­nniversario della riv­olta di Lutero che ca­usò con i suoi errori­ la perdita di miglia­ia di anime e provocò­ guerre che misero pe­r anni l’Europa a fer­ro e fuoco ne è un’u­ltima lampante confer­ma.
Come si può affermare­ di essere “­profondamente grati per i doni spirituali ­e teologici ricevuti ­attraverso la Riforma­”, ringraziando Dio per questo, come è avvenuto nella liturgia ecumenica di Lund? Come si può dire ­che “luterani e catto­lici hanno ferito l’u­nità visibile della C­hiesa”1 senza tradire ­la prop­ria fede?­
Ringraziare Dio per la diffusione dell'eresia equivale ad attribuire a Dio stesso il male, con atto propriamente blasfemo.
Di fronte a questo en­nesimo scandalo non s­i può tacere, sopratu­tto se si ha un ruolo­ di spicco nella gera­rchia ecclesiastica, ­perché chi tace accon­sente e si fa complic­e. 
1 Dichiarazione congiunta fra cattolici e luterani

VIOLENTA, IMPOSTA DALL'ALTO CONTRO IL VOLER DEL POPOLO: UN LIBRO RACCONTA COME LA RIFORMA PRESE PIEDE IN SVEZIA

Violenta, imposta dall'alto contro il voler del popolo: un libro racconta come la Riforma prese piede in Svezia

UPPSALA , 21 October, 2016 / 9:00 AM (ACI Stampa).- Si intitola “ L’odore delle candele spente”, in svedese “Doften av rykande vekar” ed è il libro più discusso nei circoli culturali cattolici e luterani in questo autunno di attesa per la commemorazione della Riforma a Lund.

Il volume curato dal gesuita Fredrik Heiding e da Magnus Nyman, storico e sacerdote, raccoglie studi e approfondimenti sulla storia della Riforma Luterana in Svezia, da una prospettiva “popolare”. Come hanno vissuto i semplici fedeli questo turbine?

Tra i contributi, oltre a storici e studiosi cattolici, anche una riflessione del Pastore Per Äkerlund che sostiene come la profonda riflessione teologica presente da secoli nelle Chiese cattolica ed ortodossa e la loro liturgia e spiritualità fanno si che “ci si rivolgerà a loro nel futuro quando si vorrà sapere cos’è la fede cristiana”.

Aci Stampa ha incontrato uno dei curatori, Magnus Nyman.

Il vostro libro è stato accolto con stupore. Perché?
Prima gli storici della Chiesa e molti storici in genere descrivevano la Riforma come la vittoria della ragione, il pensiero di fondo era il passaggio dalle tenebre alla luce. Non è più così. Adesso quasi tutti sono d’accordo che la Riforma in Svezia è stata imposta dall’alto e che inizialmente c’era molto poco sostegno popolare. Questo è quello che noi diciamo nella nostra raccolta di studi, e sembra che questo sia stato accolto come una provocazione nella Svenska kyrkan. Credo che il loro problema principale sia che i nostri diversi capitoli tutto sommato danno una visione piuttosto triste di quello che la Riforma ha dato alla Svezia in termini culturali: la chiusura di conventi, ospedali, scuole delle cattedrali, l’università di Uppsala, meno contatti internazionali ecc., e anche una liturgia dominata dalla parola, dall’ascolto e dall’omelia. [...] Il paradosso è che molto di ciò che quella volta fu proibito ora ritorna, come pellegrinaggi, visite ai monasteri, le icone, il segno della croce, letteratura cattolica. Il libro afferma che le tradizioni cattoliche e la letteratura e la teologia cattolica si trovano di nuovo al centro della vita di molti cristiani. Forse anche questo è un po’ una provocazione per l’establishment luterano.

La storia della Riforma è drammatica in Svezia. Come l’avete raccontata?
Non abbiamo concentrato l’attenzione sui grandi pensatori – Lutero è già stato trattato da molte prospettive diverse – ma piuttosto sulle reazioni del ”popolo” alle novità. Noi che abbiamo scritto gli studi rappresentiamo diverse discipline storiche e ci siamo tutti specializzati su questo periodo. Scriviamo come studiosi ma per un pubblico più vasto. Trattiamo le rivolte popolari, le idee del popolo, lo scioglimento delle associazioni religiose e la chiusura di tutti i duecento monasteri e conventi nei paesi nordici, cosa è successo agli abitanti dei monasteri, come è stata articolata la nuova ideologia liturgica, il tentativo dei gesuiti di cercare di stabilirsi in Svezia e i giovani svedesi che hanno studiato per loro in altri paesi.

Quale importanza hanno avuto gli ordini religiosi per la fede cattolica?
Un’importanza molto grande. Soprattutto era importante denigrare e cacciare gli ordini mendicanti. Si trovavano nelle città e potevano contrastare la prima propaganda luterana che appariva proprio nelle città. Ho scritto un capitolo proprio su questo argomento. Da molte parti in Svezia c’è stata molta violenza durante la chiusura dei conventi. Leggendo le descrizioni si ha l’impressione che siano dei teppisti più che riformatori che entrano nei conventi. Tre dei francescani a Ystad muoiono mentre vengono cacciati. Evidentemente i frati venivano visti come un pericolo per i nuovi pensieri. L’ultimo convento che viene chiuso in Svezia è quello brigidino a Vadstena nel 1595. Con la sua chiusura la Chiesa cattolica perde la sua ultima base in Svezia.

Come storico, ex luterano e oggi prete cattolico, come vede il futuro del cristianesimo in Svezia?

Non mi sono mai visto come ”luterano”. Già da adolescente ero ispirato dalla teologia cattolica e soprattutto dall’idea dei monasteri attraverso viaggi nel continente. Speravo di poter operare come prete nella Svenska kyrkan in maniera ecumenica per avvicinarla alla Chiesa cattolica. Ma ho capito presto che si trattava di un’illusione, al contrario le differenze non facevano che aumentare. La mia famiglia si è convertita quasi 33 anni fa. Sono diventato prete cattolico quindici anni fa e sono stati anni fantastici. La Chiesa cattolica cresce nei Paesi nordici, c’è fiducia nel futuro e molto entusiasmo, e allora è facile dimenticare che solo il 5 per cento della popolazione svedese va a una liturgia la domenica, e che il numero sta calando, tranne tra noi cattolici e tra gli ortodossi. Sono convinto che il cristianesimo avrà un futuro in Svezia, ma per il futuro più immediato si tratterà di una minoranza. Probabilmente in questa minoranza la Chiesa cattolica avrà un compito importante.

Lettera da Lund

    Il cielo sopra Lund è una poltiglia biancastra. La pioggia cade finissima e insistente. La cattedrale, costruita cinquecento anni prima che i cristiani si separassero, ha la facciata severa, ma dentro si respira aria di festa. Il Papa è accolto dai reali di Svezia, Carl Gustaf e Silvia, e dal presidente della Federazione luterana mondiale, Munib Younan, nato a Gerusalemme e studi a Chicago. Le note dell’organo regalano solennità, ma la cerimonia è semplice e un applauso nasce spontaneo quando Francesco e il rappresentante luterano firmano la dichiarazione comune. Nel testo si legge: «Mentre siamo profondamente grati per i doni spirituali e teologici ricevuti attraverso la Riforma, confessiamo e deploriamo davanti a Cristo il fatto che luterani e cattolici hanno ferito l’unità visibile della Chiesa. Differenze teologiche sono state accompagnate da pregiudizi e conflitti e la religione è stata strumentalizzata per fini politici».
Mettersi alle spalle un passato di contrapposizioni, incomprensioni e ferite per costruire una pagina nuova. Questo l’intento dell’iniziativa e del viaggio, che Francesco ha voluto con determinazione. Sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono: così ripete spesso Bergoglio, che crede nell’ecumenismo dell’amicizia e dell’incontro personale. I teologi avranno tempo e modo di perfezionare gli aspetti più delicati: intanto conosciamoci meglio e facciamo insieme qualcosa che ci qualifichi come fratelli cristiani. Proteggere l’ambiente naturale, aiutare i poveri, accogliere i profughi: ecco i fronti sui quali si può lavorare di comune accordo. Ma, senza un’adeguata base teologica, tutto ciò non rischia di ridurre le rispettive chiese ad agenzie di assistenza sociale e il dialogo a una forma di cooperativismo? La domanda resta inespressa, e forse è questo il motivo per cui l’incontro non riesce a convincere fino in fondo.
Ma perché lasciarsi prendere sempre dai dubbi e dalle perplessità? Perché pensare alle statue dei santi, ai reliquari e agli altari laterali di cui la cattedrale è stata spogliata a causa della Riforma? Perché pensare all’ultimo vescovo cattolico, Torben Bille, che nel 1536 si arrese ai luterani e fu incarcerato? Perché tornare indietro nella storia fino alla cacciata dei francescani di Lund?  Perché non prendere il buono che c’è in questa giornata? Cinque bambini accendono altrettanti ceri, a sottolineare gli impegni presi. Da cinquecento anni cattolici e luterani sono divisi, da cinquanta hanno ripreso a parlarsi, e ora questi cinque ragazzini vogliono essere il segno di una fase nuova. Come si legge nella dichiarazione: «Mentre superiamo quegli episodi della storia che pesano su di noi, ci impegniamo a testimoniare insieme la grazia misericordiosa di Dio, rivelata in Cristo crocifisso e risorto».
Per capire che luterani e cattolici avrebbero molto da fare, per annunciare il Vangelo in una realtà profondamente secolarizzata, basta guardarsi un po’ in giro. Questo, oltre che il regno di Svezia, è il regno dell’ateismo o dell’indifferenza religiosa. Ad accogliere il Papa non c’è quasi nessuno, se si esclude un gruppo di indomiti neocatecumenali, qualche curioso e tre sparuti manipoli di contestatori: due di cattolici decisamente poco ecumenici, uno di giovani luterani tenacemente antipapisti. Va bene che è un giorno feriale, che fa freddo e piove, ma non si può proprio dire che la piccola ed elegante Lund si sia scomodata per salutare il Papa arrivato da Roma. La città, che è un po’ la Cambridge svedese, non ha modificato i suoi soliti ritmi compassati. Gli studenti filano in bici tra le case dai tetti a punta. I poliziotti controllano la situazione a distanza, ma non riescono a essere molto credibili perché hanno in mano il sacchetto con la colazione. Un po’ di scompiglio si registra soltanto quando arrivano i quattro pullman con i giornalisti al seguito di Francesco, perché i vigili non sanno dove farli posteggiare.
Anche alla Malmö Arena, lo stadio del ghiaccio dove giocano i Malmö Redhawks, tutto si svolge all’insegna della sobrietà e di un certo understatement tipicamente scandinavo. Alcuni canti, quattro testimonianze, il discorso del vescovo Younan, poi quello del Papa. Questo è ciò che nel programma ufficiale è etichettato come «evento ecumenico». I partecipanti sono più dei tredicimila preventivati, tanto che si è provveduto a mettere in vendita altri biglietti, a cento corone svedesi l’uno, circa dieci euro. Soldi ben spesi, perché finiranno in Siria, per finanziare, in collaborazione con la Caritas cattolica, progetti di aiuto alla popolazione, rappresentata qui dal vescovo di Aleppo, Antoine Audo.
Sul rapporto con i luterani Francesco dice: «Il dialogo tra di noi ha permesso di approfondire la comprensione reciproca, di generare mutua fiducia e confermare il desiderio di camminare verso la comunione piena». Inevitabilmente in queste circostanze si sta sulle generali e trionfano i buoni propositi. Non potrebbe essere diversamente. Se si entrasse nei dettagli, ecco subito i problemi. Per farsene un’idea, basta guardare il volto sorridente di Antje Jackelen: capigliatura grigia ma molto curata, elegante tonaca nera vagamente civettuola, crocifisso d’oro, scarpe con un po’ di tacco. Arcivescova luterana, la signora, o monsignora, Antje è uno dei segni viventi di ciò che divide.  E se poi si pensa che Evra Brunne, vescova a Stoccolma, è lesbica e sposata con una pastora, e la coppia ha un bambino, ecco che si aprono tante domande: quali i margini per un cammino comune? Questi due mondi non saranno, ormai, troppo distanti?
Francesco evidentemente pensa di no. Di qui l’idea di venire a Lund, dove la Federazione luterana mondiale è nata nel 1947 radunando centoquarantacinque chiese di novantotto paesi, per un  totale di oltre settanta milioni di fedeli. Con sede centrale a Ginevra, l’organismo si occupa di teologia, dialogo, evangelizzazione e impegno umanitario. Una macchina ben oliata, con grandi disponibilità, guidata da un segretario generale cileno di cinquantaquattro anni, il reverendo Martín Junge, che resterà in carica (secondo mandato) fino al 2024. Per quella data ci saranno stati progressi nel confronto ecumenico con Roma?
In attesa di risposte, Francesco va avanti con l’ecumenismo dell’amicizia e della conoscenza personale, l’unica via che, a suo giudizio, può dare qualche frutto. Come ha spiegato, prima del viaggio, nell’intervista alla «Civiltà cattolica» (28 ottobre 2016), quando ha raccontato che a Buenos Aires conobbe alcuni luterani ed ebbe un buon rapporto con loro, tanto che a un certo punto, da insegnante di teologia spirituale, invitò un professore della facoltà luterana, Anders Ruuth, svedese, a tenere lezioni con lui. Poi ci furono le amicizie con il pastore della Chiesa luterana di Danimarca, e poi ancora con il pastore argentino David Calvo e con Mercedes García Bachmann, teologa luterana, la cui madre, Ingrid, fu per qualche tempo collega di Jorge Mario nel laboratorio di chimica in cui lavorava il giovane Bergoglio. Insomma, un retroterra significativo, che ora rispunta sotto forma di spinta ecumenica e chissà: dove i dottori sottili della teologia hanno fallito potrà riuscire un Papa dal pensiero non sistematico?
«Una sola parola: avvicinarmi». Francesco riassume così, in modo disarmante, il significato del suo viaggio in terra svedese. «La vicinanza fa bene a tutti. La distanza invece fa ammalare». E quanto sia problematico il concetto di vicinanza la Svezia di oggi lo sa bene. Anche qui, e la cosa ha dell’incredibile conoscendo questo modello sociale, si sono avuti i primi scontri e i primi segnali di insofferenza verso gli immigrati. Perché di fatto, in questo paese di poco meno di dieci milioni di abitanti, primo in Europa per numero di rifugiati rispetto alla popolazione, è in corso un’invasione, come si vede bene a Malmö, la più cosmopolita delle città svedesi, anche durante la messa celebrata allo stadio nel giorno di Ognissanti: messa aggiunta al programma in un secondo tempo, dietro sollecitazione della piccola comunità cattolica svedese (poco più dell’uno per cento della popolazione) perché il papa non l’aveva prevista ma poi, come ha candidamente confessato lui stesso, pensandoci meglio ha capito che in fondo il primo dovere di Pietro è confermare i fratelli nella fede, specie se sono pochi e, come in questo caso, compongono un arcobaleno di culture ed etnie, visto che i cattolici di Svezia sono per la maggior parte immigrati.
La nuova Svezia, l’accoglienza, l’integrazione. Questioni che Francesco, rispondendo ai giornalisti, affronta durante il volo di ritorno, quando, per la prima volta, parla della necessità, nel gestire il fenomeno, di coniugare l’accoglienza con la prudenza. Se i numeri sono troppo alti, spiega, non c’è più il modo di integrare, ma si creano ghetti. Dunque, cara Europa, se da un lato non devi spaventarti e ricordare sempre che sei nata e cresciuta nell’integrazione di culture diverse, dall’altro procedi con attenzione. E voi, governanti, fate bene i calcoli. Da parte di Francesco, un piccolo cambio di rotta rispetto ad altre prese di posizione sul tema. 
Aldo Maria Valli