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giovedì 10 novembre 2016

Il profondo disagio spirituale

Cattolici e luterani. Cosa li unisce? 

Difficile trovare i punti di “unione”, ma di sicuro sappiamo che i protestanti, tra le molte altre cose, negano la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. E già questo è sufficiente per escludere la possibilità di una “intercomunione”. Cinque secoli di luteranesimo hanno creato secolarizzazione e relativismo.

di Carla D’Agostino Ungaretti
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zfllnncrViviamo in un momento storico che alimenta “la confusione catechistica, liturgica e cultuale, l’incertezza teologica, magisteriale e dottrinale” come ha scritto Leon Bertoletti[1], e molti sinceri cristiani che si sentono figli della Chiesa cattolica senza se e senza ma provano lo stesso profondo disagio spirituale che provo io, perché devono riconoscere, con loro grande dolore, che il Pontefice regnante non fa nulla per allontanare dal loro cielo azzurro certe nuvole cariche di pioggia, ma sembra favorire la secolarizzazione, quel nefasto fenomeno che P. Giovanni Cavalcoli chiama anche che “escatologia realizzata” perché, dimenticando la mèta ultraterrena, concepisce solo un Dio immanente e un Cristianesimo umanistico che assicurerebbe la felicità in questo mondo negandone la dimensione futura[2].

L’ultimo esempio si è verificato lo scorso 31 ottobre con il viaggio del papa in Svezia per partecipare alla celebrazione del cinquecentesimo anniversario della riforma luterana. Nonostante la rapidità con la quale l’informazione nel mondo moderno faccia sì che le notizie dei fatti che si verificano oggi vengano spesso “macinate” e messe in magazzino dove saranno ben presto dimenticate, è lecito pensare che non si spegnerà tanto facilmente l’eco dell’entusiasmo dei cattolici “adulti” e dei laici per la visita di Papa Francesco a Lund, alla quale hanno attribuito un grande significato ecumenico. Ma i cattolici “bambini” come me si domandano cosa ci sia da entusiasmarsi e quale significato ecumenico possa avere la commemorazione di un evento storico che ha spaccato in due la Chiesa di Cristo, oltre ad aver dato origine al secolarismo e al relativismo che imperversano nel nostro mondo, negando l’esistenza di un Dio trascendente e di qualunque verità rivelata. E allora, dopo aver letto i molti commenti di segno diverso e aver riflettuto tra me e me, ho cercato di mettermi (come dicono gli americani) “nelle scarpe del Papa”, nella speranza di capire meglio sia le motivazioni di questa sua iniziativa che quelle dell’entusiasmo di tanti cattolici.
Devo confessare umilmente di non aver capito né le prime né le seconde, forse a causa della mia cultura teologica “bambina”, neppure lontanamente paragonabile a quella di Mons. Giuseppe Lorizio, ordinario di Teologia Fondamentale all’Università Lateranense – nonché Direttore del Gruppo di ricerca interconfessionale e interfacoltà di spiritualità della Riforma istituito presso lo stesso Ateneo – il quale ha detto: “Il Santo padre non è andato lì per festeggiare … ma per “purificare la memoria” come avrebbe detto Giovanni Paolo II e la visita ha messo in luce elementi importantissimi per il futuro del dialogo ecumenico”[3]. Ma allora, obietta timidamente una cattolica “bambina”, se la sua intenzione era quella di “purificare la memoria”, non poteva il Papa scegliere, per la sua visita, una data diversa da quella dell’affissione delle 95 tesi luterane sulla porta della cattedrale di Wittenberg? E soprattutto una città diversa da Lund, in cui nel 1947 fu fondata la Federazione mondiale luterana? Non credo che Giovanni Paolo II avrebbe trascurato di tenere ben presenti questi due particolari dall’enorme rilevanza simbolica, sia per i luterani, che (ovviamente in negativo) per i cattolici.
Non che un Pontefice Romano non possa andare in visita pastorale in Svezia, anche se non è un evento tanto facile: il primo fu Giovanni Paolo II nel giugno del 1989 e la sua visita non suscitò certo l’interesse e la pubblicità mediatica che ha suscitato ora il breve viaggio del suo successore. Perché? Dopotutto l’evento non dovrebbe suscitare tante meraviglie: in questo mondo moderno il Papa giustamente va dovunque lo invitino e giustamente riceve chiunque voglia fargli visita. Non faceva così anche Gesù che accettava volentieri gli inviti a cena dei farisei e addirittura si autoinvitò a casa del pubblicano Zaccheo? Ma Gesù andava dai peccatori per annunciare loro il Vangelo e convertirli  (sempre riuscendoci) non per proclamare l’illiceità del proselitismo né, tanto meno, per partecipare a eventuali festeggiamenti che contraddicessero la Parola di Dio. Infatti non mi sembra che le visite in Svezia dei due Pontefici – in un paese descritto come uno dei più secolarizzati del mondo, in cui solo il 5,5% dei cittadini partecipa, durante un fine settimana, a una qualche forma di culto, cristiano o altro – possano essere poste sullo stesso piano ed io penso che il motivo sia evidente.
Non credo che esistessero dubbi sulla totale ortodossia cattolica del Pontefice Santo, il quale penso che non si sarebbe neppure sognato di dire, come ha detto Francesco, che Lutero  aveva ragione perché la Chiesa del suo tempo era piena di difetti. Tutti sappiamo che la Chiesa militante, costituita da uomini, può commettere errori e peccati, ma è dogma di fede che lo Spirito Santo non permette che essa devii dai binari tracciati da Dio e lo dimostrano i duemila anni della sua esistenza,  periodo superiore a qualunque altra istituzione terrena occidentale. E’ altrettanto noto che il Rinascimento – periodo splendido per la civiltà italiana che illuminò tutta l’Europa anche per merito del Papato – lo fu un po’ meno per la morale cattolica; alcuni Papi furono più mecenati, raffinati umanisti e smaliziati politici che santi pastori. Alessandro VI, che lo stesso cattolicissimo storico tedesco von Pastor definisce “dalla vita privata indifendibile”, non deviò mai dall’ortodossia cattolica; e neppure deviò da essa il suo successore Leone X, che notoriamente si dedicava più volentieri alla caccia nella riserva papale che alla cura del suo gregge[4]. Giulio II, poi, al quale si deve l’aver “costretto” Michelangelo ad affrescare la Cappella Sistina, fu un papa guerriero che non esitava a indossare l’armatura per difendere, alla testa del suo esercito, i confini dello Stato pontificio e possibilmente ampliarli.
Lutero – uomo dal carattere ribelle e insofferente della stessa disciplina monastica cui si era liberamente votato, che bestemmiava facilmente coprendo di insulti il Papato – si lasciò fuorviare da quegli esempi, come quello famosissimo delle indulgenze, non certo edificanti ma del pari certamente contingenti e transitori, che sarebbero stati facilmente correggibili dalla stessa disciplina ecclesiastica (e a questo pensò il Concilio di Trento) e invece di approfondire, per trovare la pace nei suoi momenti di tentazione spirituale, i fondamenti del Cattolicesimo e il ruolo insostituibile del Papato, istituito dallo stesso Cristo con il conferimento del mandato a Pietro, trovò più confacente alla sua “coscienza” tentare con ogni mezzo di colpire al cuore la Chiesa di Cristo, dimenticando che la coscienza dell’uomo non può essere autoreferenziale (segno di superbia) ma deve essere costantemente orientata su Dio, così come l’ago della bussola è costantemente orientata sul Nord. Eppure questo non è ciò che ha dichiarato Papa Francesco durante la famosa intervista concessa a Eugenio Scalfari all’indomani della sua elezione, facendo esultare il laicissimo giornalista, ateo dichiarato e avallando, in questo modo, la stessa posizione tenuta da Lutero davanti alla dieta di Worms.
Come può oggi il Papa dimenticare o passare sotto silenzio il fatto che l’irrequieto monaco, demolendo la dottrina dei Sacramenti,  mirava a distruggere il nucleo del Cattolicesimo? Come si può negare, come sembra avvenire oggi, che la libera interpretazione della Scrittura, all’origine della molteplicità delle “chiese” protestanti nate dalla riforma – o “denominazioni” come vengono chiamate nel mondo anglosassone, soprattutto americano – finisce per svalutare il sacrificio di Cristo, liberamente accettato da Gesù per amore “ut unum sint”? Questo non è ecumenismo, come ha l’onestà intellettuale di riconoscere lo stesso Card. Walther Kasper, grande amico dei luterani, ma il suo contrario[5]. Come si può negare che le differenze tra le due confessioni non sono solo di natura teologica o linguistica, come asseriscono alcuni, ma riguardano tutto ciò che scaturisce dai sette Sacramenti? La fede luterana dista di 180 gradi dalla fede cattolica e di questo i luterani sono ben consapevoli ma, proprio perché credono nella legittima molteplicità della interpretazione della Scrittura, aspirano ad essere trattati dai cattolici “alla pari”.  
La dottrina dei Sacramenti è solo una delle innumerevoli differenze che ci separano dai luterani ma, a mio avviso, è la più importante perché i Sacramenti – “segni efficaci della Grazia istituiti da Gesù Cristo per santificarci”, come ci ha insegnato il Catechismo di S. Pio X, oggi purtroppo passato di moda[6] – creano uno strettissimo legame tra Dio e l’uomo che Lutero non esita a recidere. Le altre differenze sono state ampiamente descritte e illustrate da Renzo Puccetti su “LA BUSSOLA QUOTIDIANA” dello scorso 4 novembre che invito tutti a leggere, ed è inutile che io le ripeta, se non per ribadire che tutte dipendono dalla negazione della Grazia gratuitamente elargita da Dio all’uomo attraverso i segni sacramentali.
Certamente il luteranesimo ha avuto dei grandissimi cristiani, come Johan Sebastian Bach, che pure scrisse la celebre Messa in SI minore, destinata alla liturgia cattolica e vero monumento di fede, o i teologi J. Tillich e Dietrich Bonhoeffer, quest’ultimo martire del nazismo in nome di Cristo, ma ha avuto anche dei teologi come Karl Barth, ritenuto uno dei più importanti del ‘900,  amico e maestro del teologo cattolico “border line” Hans Kung, che avrebbe voluto estirpare dal Cristianesimo il “cancro” rappresentato, a suo dire, dalla venerazione cattolica per la Madre di Dio. Non è questo un atteggiamento di odio per il Cattolicesimo che riflette quello di Lutero, fatto di intemperanze verbali di ogni genere e dall’approvazione per le litografie anticattoliche di Lucas Cranach?[7]
Si direbbe che Papa Francesco ignori tutto ciò o non vi attribuisca importanza, forse perché crede (voglio sperare in buona fede) che la sua totale apertura al mondo protestante, come alle religioni non cristiane, porti quelle pecore  smarrite sotto l’unico Pastore. Io non so se questa sia la vera ispirazione dello Spirito Santo, ma so che la distanza dottrinale e spirituale che corre tra i cattolici e i protestanti è enorme e pericolosa.
Si usa dire che dobbiamo avere a cuore più ciò che ci unisce che ciò che ci divide, secondo l’insegnamento di un Papa eletto alla gloria degli altari come S. Giovanni XXIII; e infatti io credo che possiamo e dobbiamo pregare insieme ai protestanti l’unico Dio, Uno e Trino, il cui “logos” si è incarnato ed è morto e risorto per la nostra salvezza, ma non possiamo tacere che ciò che ci divide ha le dimensioni di un oceano, mentre ciò che ci unisce è simile a un tremolante ponticello di corde che unisce due lontani continenti. Come possiamo allora non ribadire con forza la nostra specificità, negata dai protestanti?
Come possiamo, ad esempio, ammettere la possibilità della cosiddetta “Intercomunione”, tanto caldeggiata dai luterani e da tanti cattolici “adulti”,  sapendo che i protestanti attribuiscono a quella che essi chiamano la “Santa Cena” del Signore un significato puramente commemorativo e negano la “transustanziazione” del pane nel corpo e nel sangue di Cristo? Eppure Papa Francesco si è manifestato possibilista al riguardo nel corso della visita alla chiesa luterana di Roma alcuni mesi fa. Devo fermarmi, altrimenti la mia povera e limitata mente di cattolica “bambina” si confonde sempre più e mi assale l’angoscia.
Potrà mai avvenire la riunificazione delle chiese cristiane, luterana, calvinista, anglicana e delle varie “denominazioni” americane sotto l’autorità del Papa di Roma, così come essa era prima del 1517? Io credo, realisticamente, che sia molto difficile a livello globale di nazioni, nonostante i sorrisi, le strette di mano e le visite di cortesia che i Papi si scambiano periodicamente con i più autorevoli Pastori riformati. I protestanti dovrebbero rinunciare al loro individualismo spirituale, teologico ed ecclesiale, nonché alle loro rigide chiese di Stato, ammettendo che per cinque secoli intere nazioni si sono sbagliate lasciandosi affascinare da un semplice ed esaltato uomo che scaricò sulla Chiesa cattolica le sue irrisolte frustrazioni personali inducendole ad allontanarsi dalla Parola di Dio. E’ un’ipotesi, questa, che mi sembra veramente irrealistica. E’ più probabile, e per questo io prego, che lo Spirito Santo illumini le singole coscienze nel segreto delle loro anime portandole a individuare la Via che porta alla Verità di Cristo. Questo miracolo è già avvenuto e ce lo testimoniano il beato ed ex pastore anglicano Card. Newman, lo scrittore Robert Benson, figlio dell’Arcivescovo di Canterbury ed egli stesso ex pastore anglicano, lo stesso Mons. Anders Arborelius, attuale vescovo della diocesi cattolica di Stoccolma.
Per concludere questa mia appassionata e accorata apologia della dottrina cattolica tradizionale rimanendo in ambito svedese, voglio riportare un’osservazione del Padre gesuita svedese Ulf Jonsson S.I.: “La riforma (in Svezia) non fu provocata dalla decadenza della vita ecclesiastica o dalle richieste di larga parte della popolazione. Oggi gli storici sono concordi nell’affermare che essa venne introdotta per motivi puramente politici e dall’alto, con un’azione violenta da parte del re. Gustav Vasa, eletto re nel 1523, comprese che la Riforma luterana gli avrebbe concesso il controllo sulla Chiesa e soprattutto sulle proprietà e sulle sue entrate”[8].  Allora mi domando – forse ingenuamente, ma io sono una cattolica“bambina” – perché gli svedesi non prendono atto di questa verità storica e non tornano in massa al Cattolicesimo? Ma è la stessa mia esperienza di vita a suggerirmi la risposta: dopo cinque secoli di protestantesimo, ormai gli svedesi sono secolarizzati, relativizzati e scristianizzati. Ormai a loro non importa più nulla né di Lutero né del Papa perché, come ha proseguito P. Jonsson, essi concepiscono la religione come una mera questione privata e “nutrono una grande fiducia nello Stato, che viene visto come il miglior garante della libertà dell’individuo”.
E allora, che Dio li protegga!
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[1] Cfr. RISCOSSA CRISTIANA, 7.11.2016
[2] Cfr. G. CAVALCOLI. La vita eterna.  I punti fermi della nostra Speranza. Fede & cultura 2015, pag. 85.
[3] Cfr AVVENIRE, 5.11.2016, pag. 22.
[4] Pare che Leone X pronunciò veramente la famosa frase “Dio ci ha dato questo Papato, allora godiamocelo!”
[5] Cfr. W. KASPER, MARTIN Lutero. Una prospettiva ecumenica.  Queriniana.
[6] Giorni fa il mio parroco ha ribadito che il Catechismo di S. Pio X è obsoleto e ha citato, come esempio, l’espressione “soldato di Cristo” usata per descrivere gli effetti del Sacramento della Confermazione e ritenuta non più in sintonia con il mondo moderno.
[7] In una di queste litografie, l’incisore tedesco, seguace di Lutero, rappresentò un individuo che espletava i suoi bisogni corporali dentro un triregno papale.
[8] Cfr. LA CIVILTA’ CATTOLICA n. 3991 del 3.10.2016  pag. 5..

– di Carla D’Agostino Ungaretti

Redazione9/11/2016

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