ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 6 novembre 2016

La morale della favola

Doppia nemesi su Radio Maria
Tutti i nodi vengono al pettine… ovvero “Il Signore non paga solo il sabato”





Ed eccoci alla bacchettata, pesante, per Radio Maria.

Il 30 ottobre l’emittente ha diffuso un intervento di Padre Giovanni Cavalcoli in cui il teologo domenicano, rispondendo alla domanda di un ascoltatore, ha affermato:
Allora, riprendiamo tutto il suo discorso.
 Le conseguenze del peccato mortale:
il peccato mortale è la perdita della grazia; … Altre cose che lei ha detto, la legislazione che è in contrasto con la nostra religione. Sì, anche queste leggi sulle unioni civili certamente ci creano molta difficoltà a noi credenti, non c’è dubbio.
 Che relazione ci può essere col peccato? Bisogna stare attenti, le leggi dello stato purtroppo a volte possono manifestarsi ingiuste, quindi noi cristiani non dobbiamo approfittarne, perché se ne approfittiamo pecchiamo, possiamo peccare anche mortalmente. Per quanto riguarda poi la questione dei terremoti, cosa possiamo dire? Anche qui posso rispondere con sicurezza come dogmatico: una cosa è sicura, che i cataclismi, la natura, i disordini della natura, tutte quelle azioni della natura che mettono in pericolo la vita umana sono di tanti tipi, le alluvioni, eccetera, hanno una spiegazione di carattere teologico. Non sto facendo il geologo, distinguiamo bene i campi- un conto è una causa fisica di un terremoto, non è il mio campo, lascio tutto il campo agli esperti e mi auguro con tutto il cuore che la scienza progredendo, possa – e ci arriveremo un giorno, ci arriveremo! Come abbiamo fatto tante conquiste, arriveremo in qualche modo a capire quali sono le cause e quindi fare in modo o di difenderci da questi terremoti, poterli prevedere, o (adesso non vorrei spararla grossa) chi non sa che un giorno non arriveremo anche a impedirli, perché no? Comunque, chiuso questo, io sono un teologo, andiamo avanti col discorso teologico.
 Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, quindi si possono considerare veramente come castigo del peccato originale – anche se la parola non piace, ma io la dico lo stesso, è una parola biblica, non c’è nessun problema. Naturalmente bisogna intendere bene cosa si intende per ‘castigo’. 
…Oh, poi un’ultima domanda che lei dice: ma non saranno un castigo divino per azioni commesse oggi nella nostra società? Questo è un discorso molto più delicato, eventualmente si può avere una qualche opinione, ma qui non si riesce a raggiungere una sicurezza… a meno che uno non abbia un’illuminazione divina. Io vi dico questo, una mia opinione personalissima. Mi ha profondamente colpito questa enorme disgrazia della distruzione della chiesa, che ricorda a Norcia, San Benedetto. Mi ha colpito molto, ripeto, non voglio trarre delle conclusioni che rischierebbero quasi la superstizione, però vi confesso che mi ha molto colpito in questo senso… cioè: chi è stato Benedetto? Benedetto è il patrono d’Europa, è il padre della civiltà cristiana europea.  … Allora arrivo al dunque: castigo divino. Eeeh… vedete un po’, insomma… certo si ha l’impressione che queste offese che si recano alla legge divina, pensate alla dignità della famiglia, alla dignità del matrimonio, alla stessa dignità dell’unione sessuale, al limite, no? Vien fatto veramente di pensare che qui siamo davanti – chiamiamolo castigo divino – certamente è un richiamo molto forte della provvidenza, ma non tanto nel senso, non diciamo nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze, per ritrovare quelli che sono i principi della legge naturale».

Sorvoliamo su alcune curiose e controverse affermazioni, tipiche, di Padre Cavalcoli, perché non è questa la sede adatta, e guardiamo a quel “castigo divino” che ha tanto turbato i benpensanti.
Castigo divino? Incredibile! Come si permette! Scandalo!

I mezzi d’informazione si scatenano. Un titolo per tutti: Terremoto, Radio Maria: “Colpa delle Unioni Civili” (L’Espresso).

E allora interviene il Vaticano, nella persona del sostituto alla Segreteria di Stato, Mons. Angelo Becciu, stretto collaboratore di Papa Francesco e da alcuni indicato come l’inamovibile.
L’atolocato prelato ha dichiarato all’ANSA che
Radio Maria deve correggere i toni del suo linguaggio e conformarsi di più al Vangelo e al messaggio della misericordia e della solidarietà propugnato con passione da papa Francesco specie nell'anno giubilare.” Ed ha aggiunto: “Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede” … affermazioni “datate al periodo precristiano e non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo.” … “Cristo ci ha rivelato il volto di Dio amore non di un Dio capriccioso e vendicativo. Questa è una visione pagana, non cristiana” … “Chi evoca il castigo divino ai microfoni di Radio Maria offende lo stesso nome della Madonna che dai credenti è vista come la Madre misericordiosa che si china sui figli piangenti e terge le loro lacrime soprattutto in momenti terribili come quelli del terremoto” … “Non possiamo non chiedere perdono ai nostri fratelli colpiti dalla tragedia del terremoto per essere stati additati come vittime dell’ira di Dio. Sappiano invece che hanno la simpatia, la solidarietà e il sostegno del Papa, della Chiesa, di chi ha un briciolo di cuore».

Subito, Radio Maria si dissocia:
La redazione di Radio Maria smentisce categoricamente che Padre Livio Fanzaga abbia pronunciato le parole attribuitegli riguardo ‘Il terremoto che sarebbe colpa delle unioni civili’. Fra l’altro il 30 ottobre, domenica, Padre Livio non aveva nessuna diretta su Radio Maria. L’espressioni riportate sono di un conduttore esterno, che le ha fatte a titolo personale, e che non rispecchiano assolutamente il pensiero dell’emittente a riguardo”.

Nel frattempo, Padre Giovanni Cavalcoli, intervenuto a La Zanzara su Radio 24 e rispondendo alle domande del conduttore, ha ribadito:
Risentendo le mie parole, tutto sommato è un’opinione legittima. Si può pensare che il terremoto possa essere un richiamo, un castigo... Le unioni gay sono un peccato? Si capisce... Un omosessuale è una persona che pecca contro natura. Due uomini che stanno insieme cosa sono? Peccatori!” … "Ha letto la storia di Sodoma e Gomorra? Perché vengono castigate? Per i peccati. Il castigo esiste, senz’altro. Semplicemente, sono peccati che meritano il castigo divino, non dico niente di nuovo”. 
E replicando al conduttore:
E' lei che non capisce, io sono dottore in teologia da 30 anni. Cosa c’entrano i terremoti con la teologia? C'entrano sì! I terremoti entrano in quello che è il castigo divino conseguente al peccato originale. Le unioni sessuali possono provocare punizioni divine
E il Vaticano?
Questa è la Bibbia. Ripassino il catechismo”.

Questo l’accaduto. Perché ne parliamo? Per due motivi: il primo è che Radio Maria, anche senza volerlo, ha trovato chi l’ha ripagata per la sua politica discriminatoria; il secondo è che il Vaticano non perde occasione per lanciarsi a briglia sciolta in mezzo alle false diatribe… inciampando e rotolando spesso nel fango.

Tutti ricordano che Radio Maria, soprattutto dopo l’avvento di papa Bergoglio, ha fatto di tutto per distinguersi come indiscriminato paladino del nuovo Papa, al punto che non appena i suoi collaboratori, tutt’altro che sprovveduti e che gli davano non poco lustro, si sono permessi di toccare la spinosa questione dell’ortodossia bergogliana, il valente Padre Fanzaga li ha subito cacciati: Palmaro, buon’anima, Gnocchi, De Mattei, Socci. Oggi è il turno di Padre Cavalcoli… anche lui, seppur chiamato per le sue qualità di paladino religioso di Bergoglio, fuori dai piedi.

Ma dicevamo: doppia nemesi. E sì! Perché anche Padre Cavalcoli è da anni che si distingue per la difesa ad oltranza del Papa, nonostante le più abbaglianti evidenze; ed è da anni che bacchetta tutti come eretici e scismatici perché fanno il loro dovere di cattolici richiamando il Papa quando parla o agisce in contrasto con l’insegnamento di Nostro Signore e della Chiesa. Stavolta è toccato a lui: il monsignore del Vaticano, stretto collaboratore del Papa, lo apostrofa come pagano, violatore del Vangelo, contravventore della misericordia bergogliana…

E’ proprio vero: chi di spada ferisce, di spada perisce.

Insomma, i paladini di Bergoglio, da Bergoglio vengono bacchettati perché non parlano come piace a lui. Meditate, gente, meditate!

E fin qui niente da ridire. La cronaca è zeppa di cicisbei che vengono bastonati dal padrone.

E’ l’intervento Vaticano che costringe a dire e a ridire come questa moderna gerarchia abbia ormai perso ogni decenza.
Fresco fresco dalla valanga di blasfemie ostentate in Svezia, ancora calde le abiure della fede espresse e sottoscritte nel rigido freddo luterano, tuttora grondante dell’indignazione copiosa dei cattolici per le terribili lacerazioni della dottrina e della liturgia cattoliche… ecco che il Vaticano si erge a sostenitore di una misericordia pelosa, ribadendo ulteriormente la manipolazione – oltraggiosa e spudorata – dei testi scritturali.

Ci si chiede: ma chi è questo ignorante che si permette di affermare che si tratterebbe di affermazioni “datate al periodo precristiano e non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo.” … “Cristo ci ha rivelato il volto di Dio amore non di un Dio capriccioso e vendicativo. Questa è una visione pagana, non cristiana”.

Padre Cavalcoli dice che deve rileggersi il catechismo, noi diciamo che non accettiamo che questo prelato, stretto collaboratore di Bergoglio, tratti i cattolici da imbecilli.
La Bibbia è composta da più di duemila pagine, di cui diverse centinaia parlano dei castighi e delle vendette di Dio a fronte della empietà degli uomini. E si tratta della stessa Bibbia che ha “studiato”, forse, il monsignore che si permette di parlare di “un dio capriccioso e vendicativo”. Dire allora che costui è ignorante è dir poco, perché, mentre fa finta di essere ignorante, dà prova di essere blasfemo, poiché non esiste “un dio capriccioso”, se non nelle sue elucubrazioni demagogiche e ingannatrici, ma esiste il Dio giusto che rende ad ognuno il suo e che… stia certo il monsignore… si ricorda sempre dei suoi fedeli infedeli e infingardi.

Circa la sicumera di “un dio vendicativo”, c’è da credere che nessuno in Vaticano abbia mai letto la Bibbia; e allora è il caso di rinfrescare la memoria dei misericordiosi berbogliani, citando solo alcuni dei passi in cui si parla della vendetta di Dio.
«Mia sarà la vendetta e il castigo,
 quando vacillerà il loro piede! 
Sì, vicino è il giorno della loro rovina 
e il loro destino si affretta a venire» (Deut 32, 35).
«Ora vedete che io, io lo sono 
e nessun altro è dio accanto a me.
 Sono io che dò la morte e faccio vivere; 
io percuoto e io guarisco
 e nessuno può liberare dalla mia mano. Alzo la mano verso il cielo
 e dico: Per la mia vita, per sempre: quando avrò affilato la folgore della mia spada 
e la mia mano inizierà il giudizio, 
farò vendetta dei miei avversari,
 ripagherò i miei nemici. Inebrierò di sangue le mie frecce,
 si pascerà di carne la mia spada,
 del sangue dei cadaveri e dei prigionieri,
 delle teste dei condottieri nemici! Esultate, o nazioni, per il suo popolo,
 perché Egli vendicherà il sangue dei suoi servi;
 volgerà la vendetta contro i suoi avversari 
e purificherà la sua terra e il suo popolo» (Deut 32, 39-43).
«Un Dio geloso e vendicatore è il Signore,
 vendicatore è il Signore, pieno di sdegno. 
Il Signore si vendica degli avversari
 e serba rancore verso i nemici.
 Il Signore è lento all’ira, ma grande in potenza
e nulla lascia impunito» (Naum 1, 2-3).

E Gesù stesso ammonisce:
«Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano ai monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli in campagna non tornino in città; saranno infatti giorni di vendetta, perché tutto ciò che è stato scritto si compia» (Lc 21, 21-22).

Mentre San Paolo ricorda:
«Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato» (I Tess 4, 3-5).

Qual è la morale della favola?

Radio Maria, esperta in strali – sui deboli - e riverenze – per i potenti, viene bacchettata dai suoi stessi referenti; Padre Cavalcoli, esperto in teologia accomodante, viene redarguito dai suoi ex colleghi vaticani esperti in accomodamenti; Mons. Becciu, difensore d’ufficio del nulla, si offre al pubblico ludibrio pur di sostenere l’insostenibile.
E allora, non è solo la fede che viene travisata, ma è l’intelligenza che è andata in frantumi… è la capacità intellettiva che viene a mancare sempre più… e più si sale la scala degli ameni locali vaticani, più questa mancanza si accentua, a riprova che Iddio fa impazzire chi vuol perdere. E tutta questa gente dà prova di essere sulla buona strada della perdizione, col Signore che l’ha abbandonata a se stessa perché irrecuperabile.

Dio è misericordioso… ma
«La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame. Vedendo un fico sulla strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Non nasca mai più frutto da te». E subito quel fico si seccò. Vedendo ciò i discepoli rimasero stupiti e dissero: “Come mai il fico si è seccato immediatamente?”. Rispose Gesù: “In verità vi dico: Se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: Levati di lì e gettati nel mare, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete» (Mt. 21, 18-22).

Il fico che Gesù fa seccare, fa diventare buono solo per essere fatto a pezzi e bruciato, sono i fedeli che non danno più frutto, sono i fedeli come Radio Maria, Padre Cavalcoli e Mons. Becciu, sono i fedeli che vivono secondo gli uomini e non secondo Dio, quelli che fórnicano col mondo e con i nemici di Dio, quelli che dicono: “Signore, Signore” e a cui Gesù risponde: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.” Quelli che dicono: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?” e a cui Gesù risponde: “Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.” (Cfr. Mt. 7, 21-23).

di Belvecchiohttp://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1704_Belvecchio_Doppia_nemesi.html
Voglio dire la mia su terremoti e castighi divini, un tema che sta suscitando un vespaio di commenti non tutti centrati sulle verità cattoliche.
Nelle riflessioni che seguono sono partita da un mio commento in una pagina interna, completato ed estrapolato con alcuni brani di uno scritto che un lettore mi ha inviato come graditissimo dono di condivisione chiedendomi di non pubblicarlo. Spero che non me ne vorrà se ne riconoscerà alcuni punti più significativi così ben espressi e che ritengo importanti per tutti.Non dimentichiamo che la realtà parla anche attraverso i simboli. Chi di noi non è rimasto impressionato e non ha 'letto', nelle facciate intatte e nelle retrostanti rovine, proprio nelle zone dell'Italia pre-romana, poi latina, francescana e benedettina culla dell’Europa cristiana, l'immagine del crollo della fede e dei valori fondamentali della Civiltà cristiana italiana ed europea? [qui - qui]
Intanto non ci stupisce, visti i noti precedenti, l'allineamento all'ecclesialmente (!?) corretto di Radio Maria, che sospende padre Cavalcoli, entrato nel mirino dei nuovi giudici implacabili che puniscono inesorabilmente quanti non si sottomettono alla dura legge della Misericordia, senza peraltro essersi espresso nei termini crudi enfatizzati dai media. Neppure più ci stupiscono i censori del Vaticano che condanna Radio Maria come offensiva e scandalosa proprio per le affermazioni del padre domenicano andate in onda riguardo al terremoto come “castigo divino” dopo le unioni civili. “Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede”, deplora mons. Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato, interpellato dall'ANSA. Egli ha spiegato che si tratta di affermazioni “datate al periodo precristiano e non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo”. “I terremotati ci perdonino, a loro la solidarietà del Papa”.

Innanzitutto nessun credente - né padre Cavalcoli intendeva dir questo - può dire che in una catastrofe naturale ci sia la mano di Dio che distrugge la sua creazione, come qualcuno ha insinuato. Siamo invece ben consapevoli che la Terra, nel suo insieme, presenta equilibri e situazioni geodinamiche eterogenee, fluide e in continua trasformazione, peraltro inserite in dinamismi più ampi e complessi. La fede non è in contrasto con la scienza e con le sue acquisizioni ben lungi dall'essere mai definitive. Così come nessun credente può dire che Dio distrugge intere città e ammazza centinaia o migliaia di persone perché hanno peccato. Resta vero tuttavia che la creazione è ferita quanto la natura umana a causa del peccato originale e ha in sé la caducità che ne deriva.

Ora, i sommovimenti materiali che conosciamo nel divenire anche degli aspetti geologici e nelle dinamiche che ne conseguono, risultano più o meno distruttivi quando coinvolgono le più o meno fragili costruzioni umane.

Secondo la nostra Fede, c'è una connessione tra il peccato originale e la caducità e la morte entrati nella Creazione. nella sua accezione totale che comprende la natura e non solo il genere umano. I peccati successivi al Battesimo, compiuti quando ci si allontana da Dio e si cede all'inclinazione al male non corretta dalla Grazia, di certo hanno conseguenze di ordine spirituale che si ripercuotono anche in quello materiale; lo diciamo senza peraltro indulgere ad uno spirito di superstizione che possa vederle manifestarsi come catastrofi. Tuttavia sappiamo per fede (e spesso per esperienza) quanto la preghiera allontani e vinca le negatività, comprese le calamità e le guerre, nonché quanto il peccato ostinato le possa invece fomentare come conseguenze. Tra l'altro chi può impedire alla mano di Dio di oltrepassare anche le leggi naturali, spesso anche per guarire miracolosamente e non solo per ripristinare la giustizia?

In ogni caso non guasterebbe il rispetto dovuto quando si ragiona sulle disgrazie che rovinano le vite altrui, al posto del toto-castigo che non tiene neppure conto del coinvolgimento degli innocenti.
Piuttosto, facciamo memoria delle Parole del Signore che nel Vangelo ricorda circostanze analoghe:
Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali cadde la torre di Siloe che li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. (Lc 13.1,3)
I “castighi di Dio”, dal capitolo 3 di Genesi in poi, non consistono affatto in un atto punitivo di Dio, praticato in modo piccato e vendicativo: il castigo è la semplice conseguenza del peccato e il peccato lo commette l’uomo. Dio si è limitato ad avvertire, come a dire: "non stupitevene…" illustrando che ci sarà bisogno di emendare e purificare la scelta umana.
La parola castigo deriva infatti da “castum agere” che significa purificare, rendere puro. Non è colpa di Dio se poi nella parlata comune il termine ha assunto il significato di punizione. Così come non è colpa di Dio se la parola vendetta ha assunto il significato di ritorsione rancorosa, in luogo di quello originario di ripristino della giustizia. Non è nemmeno colpa dei predicatori se ci ricordano che dal peccato originale discendono conseguenze negative per la creazione e le creature, dato che Dio ha creato tutto per bontà e con la Sua volontà buona. Questa bontà ci ha dato la Tutta Pura! “Castigo divino” anche lei?

Le conseguenze della ribellione sono entrate nella creazione e questo non è accaduto purtroppo solo moralmente (nei pensieri e nelle idee) bensì anche nella carne e con la carne trasmessa alle creature (esclusa, miracolosamente l'Immacolata, dalla quale poi è partita l'opera della Redenzione mediante Cristo Nostro Signore). E’ importante capirlo bene: non si può purificare solo l’idea (le intenzioni): ci vogliono anche le azioni. Non è tutto nello spirito. C’è di mezzo la carne!

Il peccato è il prodotto della ribellione alla volontà di Dio iniziata da un angelo ribelle che ha insidiato i progenitori e come tale essa si configura chiunque la compia, inclusa una maggioranza parlamentare. L’esito è la conseguenza delle libere scelte fatte, non una vendetta di Dio! La parte più misteriosa e che dovrebbe mettere a dura prova la fede (lasciando perdere a questo punto chi fede non ha e ha già rinunciato a capire dalle righe precedenti) è che la bontà di Dio, sempre misericordioso, paterno e provvidente, da una parte permette che accadano fatti tragici e dall’altra vede coinvolti tanti innocenti: tra i terremotati c’è chi non avrebbe votato certe leggi, ma intanto anche la sua casa è crollata…

Qui siamo a diretto contatto con la logica della croce: nessun dolore è più innocente di quello di Gesù! In effetti non è credibile la proposta di un cristianesimo “solo misericordia, senza giustizia” e “sola gioia, senza il dolore” “sola fede, senza opere”: il segno della croce infatti implica una giustizia fatta anche di dolore. La guarigione/riparazione, inevitabile, non è una gita festosa…

Il Padre ha chiesto a Gesù questo sacrificio, per espiare e redimere l’umanità peccatrice. Come a dire che nessuno, nemmeno il Verbo incarnato, il Capo del corpo mistico, è escluso dal doversi far carico delle conseguenze catastrofiche del peccato (anche altrui) e della ribellione a Dio (anche altrui). L’amore che Dio rivela consiste esattamente dell’oblazione di chi offre se stesso per questa missione, invece di scagliare strali prendendone le distanze! In questa logica si capisce che oggi il corpo mistico (la Chiesa) di quel Capo (i tralci della vite) sta facendo esperienza delle conseguenze anche dell’allontanamento “di popolo” dalla volontà del Signore e il crollo di tanti edifici sacri storici e importanti, rivela un simbolismo insieme terribile e carico di sapienza.

Se certe sciagure vanno lette con l’occhio di una fede cristianamente formata e che non dispera, mantenendo fisso lo sguardo sulla misericordia di Dio e sulla capacità di Dio di trarre il bene anche dal male, non deve venir meno la capacità di annunciare all’umanità la verità della purificazione, in vista della conversione. Viceversa, il perseverare nell’errore non impedirà altri cosiddetti castighi, ma soprattutto non consentirà di capirne il senso.

L’esperienza della perniciosità del peccato permette (o dovrebbe permettere…) all’umanità di accorgersi di quanto sia squallida la propria ribellione, la dimenticanza e l’abbandono della volontà di Dio, la quale volontà non è espressa soltanto dall’amore, ma si sostanzia anche di comandi e di ammonimenti che ci dovrebbero trovare disponibili ad un ascolto umile e timorato di Dio: non per paura, ma proprio per l’amore che c’è tra gli innamorati consapevoli.

La fede nel Dio rivelato offrendosi nel sacrificio crocifisso del Figlio, ci spiega perché l’abbraccio della croce è un passaggio necessario, visto che il peccato è una realtà e la nostra libertà ne fa la scelta.
Dio amandoci dalla croce non inveisce e non lancia minacce, ma ci dice la realtà, con Verità, che è Lui stesso; ci dice la Via, che è Lui stesso; lo fa per darci la Vita, che è ancora e sempre Lui stesso.

In palio c’è la vita eterna e il rischio è quello della morte eterna dell’anima, ben più atroce e drammatica della morte corporale, che pure atterrisce soprattutto chi ormai concepisce solo la materia.
Il rifiuto della misericordia è drammatico come l’abuso della libertà. Sono forme di ribellione con delle conseguenze. Chi vuole equivocare sul “castigo” può accusare Dio o chi Lo annuncia senza infingimenti. Anche la croce è equivocata e il dolore può essere usato per bestemmiare e non per emendare; tutto può essere equivocato, anche la misericordia.

Dio non condanna, ma la sua giustizia è giusta: avremo ciò che abbiamo scelto. Dio comunque resta Lui, non noi.
Il mondo d’oggi ha completamente scartato la nozione di purificazione e di conversione. L’unico emendamento che conosce è quello alle proprie leggi, per ritoccare il necessario all’ennesimo compromesso, secondo convenienza. L’uomo pretende d’aver ragione, insegna a Dio a fare Dio e insegna alla dottrina che cosa può insegnare e che cosa no.

Ma Dio, che comunque ha i Suoi progetti e spesso scopriamo che sono altri dai nostri, ha tutto sotto controllo: non ha subito la croce, avendola invece permessa ed essendosi consegnato per salvarci. Ha perciò sotto controllo anche le calamità naturali pur permettendole, evidentemente in vista di un bene più grande, che però va capito e ha bisogno di chi aiuti a comprenderne il senso. Non c’è solo l’economia delle borse o quella dei nostri conti correnti con i cicli e le crisi… C’è un’economia di salvezza, che è eterna.

Restano da comprendere anche la preghiera e la penitenza: Dio valuta come ci poniamo rispetto alle conseguenze innescate dai nostri peccati. Le preghiere e i sacrifici di pochi possono salvare molti, come il sangue di Uno ha salvato potenzialmente tutti. Serve però un modo di ragionare scomodo per il mondo, perciò oggi frainteso e vilipeso.

Cerchiamo di contemplare nella croce questa immagine: il dolore è ciò che resta dell’amore quando è duro il cuore.

A proposito del “castigo divino” (Provvidenza, Volontà e Destino)



distruzione-sodomaOgni qual volta una catastrofe naturale colpisce la nostra terra, si ripropone a margine una sorta di teatrino pseudo-teologico e pseudo-filosofico dove orgogliosi atei prendono a scusa la tragedia per riaffermare che “Dio non esiste” e dove zelanti credenti si lanciano in altrettante quanto improvvisate “teodicee”. Di frequente, poi, alcuni credenti si propongono in ardite interpretazioni che vedono nella catastrofe di turno l’effetto (o il ”castigo” inflitto da Dio) per un determinato e specifico “peccato” compiuto dall’umanità: interpretazioni commoventi nel loro “zelo” ma spesso povere di contenuto e viziate da un antropomorfismo esagerato che appare banale e persino “urticante”.

La breve riflessione che vi proponiamo non intende, naturalmente, dissipare ogni dubbio sulla questione del “castigo divino” o sul cosiddetto problema del “male nel mondo”, ma vuole provare ad offrire una chiave di lettura più intellegibile e meno “sentimentale” rispetto a questi problemi, cosa che al giorno d’oggi sembra quasi sempre mancare.

PROVVIDENZA, VOLONTA’, DESTINO
Per prima cosa, bisogna capire che anche il senso del cosiddetto “castigo” divino va compreso alla luce dell’insegnamento metafisico per il quale tutti i fenomeni del mondo soggiacciono al potere della Triade Provvidenza/Volontà/Destino[1].
La Provvidenza è il riflesso nel mondo della Volontà del Dio personale, che indirizza gli esseri verso il Bene o, per meglio dire, verso il loro superiore destino di “realizzazione spirituale”. Il termine “bene”, infatti, se interpretato a partire da coloriture soggettive e sentimentali, può indurre degli equivoci, perché non tutto quello che appare come “piacevole” per l’essere individuale è anche “benefico”, così come non tutto quello che appare ad un dato momento come “sgradevole” è necessariamente “malefico”. Il bene ed il male, infatti, sono tali non in base alla mutevole (e quindi illusoria) percezione individuale, ma solo alla luce del Bene Supremo che è la Realizzazione dell’essere nell’Assoluto o anche, sul piano immediato, della sua Salvezza.
Il cosiddetto Destino, al contrario, non è altro che l’insieme delle determinazioni e della catena inesorabile delle cause e degli effetti che impone al mondo la legge della necessità: una legge che è “cieca” e “impersonale” –di per se né benefica né malefica- ma che l’essere individuale percepisce come “spietata” perché caratterizzata dal continuo alternarsi di nascita e morte, formazione e distruzione e dallo scorrere terribile del tempo che tutto consuma (Cronos che divora gli stessi figli da lui generati). Si tratta di quella forza inesorabile che così bene descrive, nel suo linguaggio tragico e poetico, Giacomo Leopardi quale forza “che illude e disillude”; forza che pure è indispensabile su questo mondo e su questo piano di realtà affinché gli esseri vengano generati e possano manifestarsi per il tempo a loro stabilito (così, ad esempio, le stesse forze che danno origine alle montagne e ai continenti sono anche quelle che li sgretolano e distruggono sotto forma di terremoti).
Inoltre, dev’essere “compresa” nell’ambito del Destino anche quella catena indefinita di cause ed effetti provocati dall’agire e dalla volontà dei vari esseri (uomo in primis) che determina certe ricadute non solo sul piano meramente “materiale”, ma anche su quello “sottile” e spirituale (da cui, ad esempio, la percezione che si ha a volte di una “maledizione” che pesa su determinati esseri, famiglie o persino luoghi, o l’idea che atti ormai passati “prolunghino” i loro effetti di individuo in individuo o di generazione in generazione[2]).
All’incrocio tra Provvidenza e Destino, infine, vi è la terza potenza che determina il divenire di questo mondo che è la Volontà degli esseri senzienti, nel caso specifico dell’Uomo. La Volontà umana vede nel Destino un “nemico” e una forza oscura che la imprigiona: è quello che i Greci indicavano come Ananké (il fato strangolatore[3]), forza cieca che determina la vita di tutti gli esseri e che li conduce inevitabilmente alla dissoluzione. Ma c’è una possibilità a cui l’Uomo può e deve attingere: quella per la quale, “alleandosi” con la Volontà divina rappresentata dalla Provvidenza, la volontà umana può sciogliere le catene del fato cieco e sfuggire al destino di distruzione ad esso correlato.

COSA SONO IL “DIVINO CASTIGO” E  LA “DIVINA PUNIZIONE”?
Per l’essere umano che “ha scelto” di porsi dalla parte della Divina Provvidenza, dunque, il Destino non è più una forza invincibile, così come qualsiasi altra determinazione “naturale”. L’esperienza concreta di innumerevoli “miracoli” in cui, con la forza della Fede e della preghiera, le stesse leggi apparentemente inesorabili della natura sembrano sospendersi o annullarsi, dà l’idea di cosa vogliamo intendere.
E tuttavia, questo non significa affatto che l’uomo “alleato con la Provvidenza” sia definitivamente liberato da ogni tribolazione: alcuni drammi, certamente, potranno essere evitati, ma altri sono permessi da Dio al fine di elevare l’essere e condurlo all’unico e vero Bene che è sempre –non dimentichiamolo- Dio stesso, perché, come dice San Paolo, “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”[4].
Al contrario, l’uomo che si volge dall’altra parte –che “rifiuta” la Provvidenza- finisce necessariamente e inesorabilmente per essere dominato dal Destino e dal suo insieme di determinazioni necessitanti; un Destino che può apparire a tratti “piacevoli” e a tratti “doloroso” ma che, in ultimo, conduce inevitabilmente verso la distruzione e –cosa ben più temibile- verso la Seconda Morte che attende, dopo quella fisica, l’individuo che è “lontano da Dio”.
Per questo motivo, la vera “punizione divina” è l’essere “abbandonati” alla terribile legge del mondo, al Destino che illude e consuma; e per questo, nelle Scritture, spesso la “punizione” che Dio infligge all’uomo empio è quella di abbandonarlo a se stesso (“ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore” recita l’inno del Magnificat).
Ma alla luce di quanto detto, cosa rispondere a chi afferma –o al contrario nega- che le catastrofi e le sventure possano essere una “punizione” divina? Un terremoto, un alluvione, un’epidemia che colpisce indiscriminatamente possono essere considerati “vendette” divine?
Certamente, una singola sciagura può anche essere letta, alle volte, come un “divino castigo”, in cui la Provvidenza divina “abbandona” l’uomo alle conseguenze inesorabili del Destino: ma la nostra valutazione da cosa dipende? Dipende solo da quanto un evento appare a noi piacevole o sgradevole? E perché non pensare che uno stesso evento possa costituire, a seconda di chi lo subisce, un “castigo”, un “ammonimento” o addirittura un’occasione di perfezione?
Lo stesso termine “castigo”, secondo una certa etimologia, rimanda all’espressione “essere casto”, essere “purificato”: quello che per l’empio, dunque, è solo causa di disperazione e rovina, per un altro individuo può essere causa di ravvedimento e di cambiamento e, per un altro ancora, causa di perfezione.
Tutto ciò che accade, in realtà, è lì solo per ricordarci (e tutto è vano in questo mondo se non il “ricordo di Dio”) che l’Uomo è un essere chiamato a scegliere: o con Dio o con le forze cieche della dissoluzione e della morte. Tertium non datur.

[1] Naturalmente, bisogna comprendere che, su un piano ancora più elevato e universale, nulla sfugge alla Volontà Divina e che pertanto sia il Destino apparentemente “cieco”, sia le scelte degli esseri individuali sono comunque “compresi” nell’Infinità delle possibilità divine.
[2] E’ questo, tra l’altro, uno dei sensi della dottrina orientale del Karma (termine che letteralmente significa “azione”, ma che può anche intendersi come l’insieme delle “conseguenze delle azioni”).
[3] Dalla stessa radice indoeuropea, viene la parola italiana “anaconda”, che indica per eccellenza il “serpente strangolatore”, e l’inglese to hang, “impiccare”.
[4] Romani 8, 11
[5] Luca 1, 68
BY   5 NOVEMBRE 2016 

CAVALCOLI, I TERREMOTI, MONS.GALANTINO E LA BIBBIA. UN TESTO PAGANO?

cavalcoli
Marco Tosatti
Quanta pena fa vedere frati preti e vescovi accorrere pronti e compunti al linciaggio mediatico di un anziano sacerdote e teologo la cui colpa, probabilmente è stata quella di collegare, forse in maniera troppo diretta peccato originale e terremoto. Che i disastri naturali – parliamo di teologia, ovviamente – siano come le malattie, il dolore e la morte stessa il frutto della cacciata dall’Eden non dovrebbe stupire nessuno. Il grande mistero del dolore, e soprattutto della sofferenza dell’innocente, con cui è così difficile venire a patti, ha la sua spiegazione lì: nella caduta.
Che cosa ha detto il padre Cavalcoli? “Questi disastri sono conseguenza del peccato originale, si possono considerare come un castigo divino- dice. “Si ha l’impressione che le offese che si recano alla legge divina, pensate alla dignità della famiglia, del matrimonio, alla stessa dignità dell’unione sessuale…viene da pensare che siamo proprio…chiamiamolo castigo divino, ma inteso come un richiamo per ritrovare i principi della legge naturale”.
Penso che se padre Cavalcoli si fosse fermato a “legge divina” oggi non saremmo qui a discutere del caso. Ma – ahimè per lui – ha toccato il tema più sensibile e importante per i mass media e il partito al potere: le unioni civili, e quindi anche quelle omosessuali. Non c’è bisogno di dire altro.
Da un collegamento diretto – e certamente discutibile – fra un fatto di fede e un disastro naturale si è passati direttamente al linciaggio. A cui purtroppo si sono unite persone di Chiesa.
“Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede”, ha detto il Sostituto alla Segreteria di Stato, l’arcivescovo Angelo Becciu, “datate al periodo precristiano e non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo“. E ha aggiunto: “i terremotati ci perdonino, a loro solidarietà del Papa“.
Ma a questo si aggiunge che il padre Cavalcoli è in odore di essere un po’ tradizioale (peccato gravissimo nella Chiesa di oggi) e parlava su Radio Maria, anch’essa pochissimo modernista, progressista e misericordista. E quindi giù botte. In particolare da frati, preti e vescovi che invece di cercare di far capire cristiani e non cristiani il senso del collegamento “scandaloso” fra peccato e dolore hanno colto l’occasione per picchiare in testa a un fratello non della loro scuola.
Non poteva mancare il Segretario generale della CEI, Nunzio Galantino. L’uomo che ha salvato, contro la Bibbia, Sodoma e Gomorra.
“Quello di Cavalcoli è un giudizio di un paganesimo senza limiti”, ha sentenziato.
Che dire? Da quando Lutero ci ha messo in mano la Bibbia un’occhiata gliel’abbiamo data. Potranno discettare gli esperti se nel Vangelo ci siano collegamenti diretti fra sciagure e peccati dell’uomo. Ma che nella Bibbia un “Dio geloso” punisca attivamente e direttamente gli uomini, e in particolare quelli responsabili della rottura dell’alleanza, accade, e anche spesso.
Forse per mons. Galantino la Bibbia è un testo pagano. Se, come non è improbabile, lo troveremo dall’anno prossimo a capo della Conferenza Episcopale Italiana ne vedremo e sentiremo delle belle.
Un aggiornamento. Ci segnalano questo comunicato della Provincia domenicana:
CON DIO VICINI ALLE VITTIME DEL TERREMOTO
IN MERITO ALLE DICHIARAZIONI RILASCIATE DA FR. GIOVANNI CAVALCOLI IN UN PROGRAMMA DELL’EMITTENTE RADIO MARIA, RELATIVAMENTE AL TERREMOTO NELLE REGIONI DELL’ITALIA CENTRALE, RITENUTO UNA PUNIZIONE DIVINA PER I PECCATI DELL’UMANITÀ, NOI FRATI DELLA PROVINCIA SAN DOMENICO IN ITALIA DELL’ORDINE DEI PREDICATORI CONVINTAMENTE E CON FORZA MANIFESTIAMO LA NOSTRA TOTALE DISAPPROVAZIONE. NONOSTANTE LA DISTANZA CHE CI SEPARA DA QUESTE DICHIARAZIONI SCONCLUSIONATE, CI SENTIAMO IN DOVERE DI CHIEDERE SCUSA A TUTTI COLORO CHE SI SONO SENTITI FERITI E OFFESI. INTENDIAMO ASSICURARE UNA VOLTA DI PIÙ LA NOSTRA VICINANZA UMANA, IL NOSTRO AIUTO MATERIALE E LA NOSTRA FERVENTE PREGHIERA A TUTTE LE VITTIME DI QUESTA IMMANE TRAGEDIA.
L’originale è QUI
Insomma, tutti per uno uno per tutti….

5 commenti:

  1. Fedele ascoltatrice di Radio Maria fino a qualche anno fa mi chiedo: ma padre Livio non ha mai seguito le trasmissioni che la sua radio faceva sulle apparizioni di Maria a La Salette, Fatima e quelle, bellissime, sulle silenziate apparizioni a Ghiae di Bonate?
    Me le sono sognate io quelle che raccontavano delle apparizioni di Gesu a Santa Maria Margherita Alacoque?
    Se allora si fosse comportato come oggi, cosa avrebbe fatto? Defenestrato Maria Santissima?

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  2. Padre Livio dovrebbe riascoltarsi le SUE di trasmissioni, dove frasi simili ne ha dette a migliaia!

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    1. Vero!
      Ma vogliamo mettere l'attendibilita di apparizioni riconosciute ( e Ghiaie non l'ha avuta perche gia in quegli anni la Chiesa stava cambiando) rispetto a quelle che, a questo punto, possiamo ritenere che lui medesimo consideri non piu verita di fede ma considerazioni superate nel contesto attuale?
      Se invece per lui sono vere queste e quelle... Allora abbiamo a che fare con uno schizofrenico, che merita le nostre preghiere perche, io almeno, non posso dimenticare la carita che ha fatto aiutandomi a uscire dall' analfabetismo religioso indotto di questi ultimi 50 anni.

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  3. Quando accusano Dio dei disastri tutti tranquilli...quando il terremoto non fa vittime ringraziano il caso.. la fortuna se si vuole dare una spiegazione cristiana ai disastri non si osi scomodare il peccato di cui l'uomo e purtroppo anche i prelati omaggiano come un idolo intoccabile...Signore non lasciarci in balia dei cattivi maestri...salvaci!

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  4. Il bello è che se lo afferma un viceministro d'Israele, ponendo come motivazione il voto all'Unesco, nessuno osa fiatare. Appena un cattolico abbozza una mezza riflessione sul tema , viene lapidato dai media ed interviene il Vaticano.

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