ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 5 novembre 2016

Vogliamo davvero prenderci in giro?

A quando le dimissioni di Maria Santissima?



E’ di questi giorni lo scontro aperto tra la “Santa Sede” attraverso il portavoce mons. Becciu e le parole espresse, attraverso Radio Maria, da Padre Giovanni Cavalcoli, teologo domenicano, a riguardo di quanto è accaduto nel recente terremoto. Il tutto, per evitare di ripeterci, lo troverete ben spiegato nell’articolo della Bussola quotidiana, qui, dove per altro si legge il passaggio che vogliamo approfondire con voi:
Prima ancora che monsignor Becciu scagliasse i suoi fulmini, nel tentativo di prevenire la tempesta Radio Maria si era affrettata a smentire il coinvolgimento di padre Livio e a prendere le distanze da padre Cavalcoli, di cui però – sul sito dell’emittente – veniva correttamente riportato audio e trascrizione completa dell’intervento: «Le espressioni riportate – si legge nel comunicato – sono di un conduttore esterno, fatte a titolo personale, e non rispecchiano assolutamente il pensiero di Radio Maria al riguardo». Evidente l’imbarazzo per un “incidente” che rischia di far saltare delicati equilibri ecclesiali a danno dell’emittente. Imbarazzo tale da non tentare neanche di chiarire cosa ha effettivamente detto padre Cavalcoli, abbandonato così al suo destino...”
Le motivazioni che spingono la Nuova Bussola a questa difesa sono leggermente diverse da quelle che spingono noi, ma operiamo tutti per la stessa causa, la Veritas. Chi conosce Radio Maria da sempre sa perfettamente come il suo conduttore, Padre Livio Fanzaga, si sia sempre espresso in termini molto forti contro i peccatori incalliti, recidivi, tanto da scrivere anche diversi libri nei quali parla, senza mezzi termini, dei castighi di Dio a causa dei peccati – impenitenti – quale punizione per gli uomini. Una punizione a sfondo pedagogico, ovviamente, il cui Libro di Giobbe ci fa da battistrada.
Padre Giovanni Cavalcoli diventa così l’ennesimo “capro espiatorio” della nuova linea intrapresa da Padre Livio che da tre anni non fa altro che congedare, e piuttosto con assenza di carità, tutti coloro che non rispondono più ai nuovi requisiti  del nuovo corso, intrapreso dalla Radio. Il primo capro espiatorio, ossia il primo ad essere sacrificato, se ricordate bene, furono  i due indomiti della Veritas: Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi… Poi fu la volta dell’epurazione del professore Roberto De Mattei. Riportiamo un passaggio significativo, di Mario e Alessandro dopo i fatti e dopo che Papa Francesco aveva telefonato personalmente a Mario, sapendolo per altro in estrema lotta contro un tumore che poi lo ha portato alla morte.
«Ci avevamo pensato, ma non era possibile tacere oltre. Eravamo amici di padre Livio Fanzaga prima di questa vicenda e lo siamo anche adesso. Lui è il direttore della radio e lui stabilisce la linea editoriale. Se questa linea prevede che il papa non si possa criticare neanche se parla di calcio, evidentemente due come noi sono fuori posto. Ma ci permettiamo anche di dire che questa linea proprio non la condividiamo. Non si può soffocare l’intelligenza e non si possono censurare a priori domande più che legittime. Questo non fa bene al mondo cattolico e non fa bene alla Chiesa. Se c’è qualche cosa che lascia l’amaro in bocca è che, dopo dieci anni di collaborazione, la telefonata sia arrivata due ore dopo l’uscita dell’articolo, senza neanche un momento per pensarci.Dieci anni in cui abbiamo avuto la libertà di dire tutto quello che ritenevamo opportuno anche su temi scottanti…». (qui il testo integrale)
Dunque per ben “dieci anni” da Radio Maria si poteva dire “tutta la verità, nient’altro che la verità”, poi all’improvviso, da tre anni, la Veritas subisce una censura giustificandola con affermazioni che, per altro, non corrispondono poi alle vere motivazioni di chi ufficialmente si ritiene indignato. Vediamo appunto l’ultimo caso in cui  l’accetta del boia è ricaduta fra capo e collo su Padre Giovanni Cavalcoli. Basta ascoltare l’audio integrale, o quei passaggi, per comprendere che è stata mistificata e storpiata l’intenzione dottrinale sui castighi di Dio, espressa dal noto teologo, così come venivano storpiate le parole di Mario Palmaro. Il teologo domenicano non dice affatto ciò di cui è stato accusato, ma ha espresso semplicemente ciò che dice il Catechismo della Chiesa sui “castighi” di Dio.
_026-castighi-di-dio-3E del resto mai la Chiesa ha insegnato, nel proprio magistero, di un Dio che sta lì affacciato dal cielo a fare gavettoni torrenziali sulla povera gente, o come Zeus che dall’Olimpo lancia saette contro gli uomini, o che sta lì ad ordinare ai terremoti di ammazzare la gente. Che un mons. Becciu possa cadere in una trappola simile è inaccettabile, che andassero a zappare questi monsignori anziché mettere in ridicolo la Sacra Scrittura, il Catechismo e chi lo riporta fedelmente. Certo è che non si comprende come mai, Becciu, non si sia scandalizzato sulla revisione fatta da mons. Galantino, segretario della CEI, a riguardo della distruzione di Sodoma e Gomorra, vedi qui, silenzio assoluto da parte della Santa Sede e della stessa Radio Maria.
Sembra accertato così che l’errore può e deve essere propagato, anche con le malevoli intenzioni di chi storpia volutamente la correttezza di certi interventi, mentre viene censurata la Veritas, il Catechismo, la sana dottrina. E’ triste che Radio Maria di Padre Fanzaga si sia prestata a questa china diabolica, perversa e pervertitrice. Eppure… eccome si esprimeva in passato Padre Livio nel tentativo di spiegare i presunti dieci segreti di Medjugorje che dovranno accadere, leggete questo passaggio:
«Le coppe dell’ira divina che Dio sparge sul mondo (cfr. Apocalisse 16, 1) sono certamente delle piaghe con le quali, direttamente o indirettamente, punisce l’umanità a causa dei suoi peccati. Ma esse sono finalizzate alla conversione e alla salvezza eterna delle anime. Inoltre la divina misericordia le mitiga a causa delle preghiere dei giusti. Infatti le coppe d’oro sono anche il simbolo della preghiera dei santi (cfr. Apocalisse 5, 8) che sollecitano l’intervento divino e gli effetti che ne scaturiscono: la vittoria del bene e la punizione delle potenze del male. Infatti nessun flagello, per quanto provocato dall’odio satanico, può raggiungere il suo fine di portare l’umanità alla rovina totale. Neppure l’attuale passaggio critico della storia, che vede le potenze del male «sciolte dalle catene », può essere considerato senza speranza….» (vedi qui)
Padre Giovanni Cavalcoli non ha detto nulla di diverso, eppure non solo viene censurato, ma destituito. E’ il termine castigo a far paura e ad essere rigettato. Più paura, invece, dovrebbe fare il peccato, la vera causa di tutti i mali, che quei castighi può provocare. Il male, sia quello morale che quello fisico, scaturisce, per il cristiano, dal peccato originale, ed è quindi un castigo. Voluto dall’uomo, e permesso da Dio. Castigo non nel senso antico, pagano, ma in un senso nuovo, cristologico. Infatti il cristianesimo dà ad ogni uomo la fiducia dei figli di Dio, con la quale si può sopportare, con “cristiana rassegnazione”, ogni prova anche dolorosa che ci venga mandata, in vista del fine ultimo della nostra salvezza eterna, e, nello stesso tempo, la libertà e l’intraprendenza dei figli di Dio. Il profeta Sofonia parla di castighi e lo fa in maniera esplicita, lo fa non per spaventare, ma per avvertire dei pericoli a cui l’iniquità umana può condurre se dimentica il timore di Dio, uno dei sette doni dello Spirito Santo, che pare sia, a partire dalla pastorale modernista oggi in voga, andato “fuori moda” e passato nel cosiddetto «dimenticatoio»:
«Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di quelli di tromba e d’allarme sulle fortezze e sulle torri d’angolo. Metterò gli uomini in angoscia e cammineranno come ciechi, perché han peccato contro il Signore […]. Neppure il loro argento, neppure il loro oro potranno salvarli».
Come non riconoscere, in queste parole, il Dies irae che la Tradizione attribuisce a Tommaso da Celano (1200–1265), il biografo di san Francesco d’Assisi? Si tratta di una sequenza in lingua latina. È sicuramente fra le più belle composizioni poetiche dell’età medievale. Il Dies irae è una delle parti più note del requiem e quindi del rito per la messa esequiale, che il Novus Ordo ha eliminato… Nel Messale Romano, nella sezione dedicata alle orazioni e precisamente «in tempo di terremoto» leggiamo testualmente:
Orazione «O Dio onnipotente ed eterno il cui sguardo fa tremare la terra, perdona chi è nel timore, sii benigno con chi supplica; affinché, avendo paventato il tuo sdegno che scuote i cardini della terra, continuamente sperimentiamo la tua clemenza che ne ripara le rovine. Per nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figliuolo».
Secreta «O Dio che hai formato e reso consistente la terra, accetta le offerte e le preghiere del tuo popolo; rimuovi completamente la minaccia del terremoto, muta la tua terrificante collera in rimedio per la salvezza degli uomini, affinché coloro che dalla terra vennero e ad essa ritorneranno, gioiscano al pensiero di poter divenire cittadini del cielo con una vita santa. Per nostro Signore».
Dopo comunione «Difendi, o Signore, noi che abbiamo ricevuto il santo sacramento e per celeste grazia rassoda la terra che, a motivo dei nostri peccati, abbiamo visto sussultare, affinché i cuori degli uomini comprendano che tali flagelli vengono dal tuo sdegno e cessano per la tua misericordia. Per nostro Signore Gesù Cristo».
Vogliamo davvero prenderci in giro? Ma mons. Becciu e seguito, credono ancora nella comune Fede della Chiesa bimillenaria? Hanno forse dimenticato cosa accadde ai discepoli? Rileggiamo il brano: Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?». Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?» (Mc.4,35-41)
_026-castighi-di-dio-2Dì ai peccatori che li attendo sempre, sto in ascolto del battito del loro cuore per sapere quando batterà per Me. Scrivi che parlo loro con i rimorsi di coscienza, con gli insuccessi e le sofferenze, con le tempeste ed i fulmini; parlo con la voce della Chiesa, e, se rendono vane tutte le Mie grazie, comincio ad adirarMi contro di essi, abbandonandoli a se stessi e do loro quello che desiderano» ( Diario Santa Faustina Kowalska – maggio 1938 – Q.VI, n.1728)”
Qui è Gesù che parla a Santa Faustina Kowalska, e la Chiesa non solo ha approvato quelle apparizioni riportate nel famoso Diario, ma ha OBBEDITO ad esse nella richiesta di una giornata della Divina Misericordia…
San Tommaso d’Aquino (1225-1274) lo spiega nella Summa theologica (Suppl., q.15, a. 2, con il titolo «Se le sofferenze con le quali Dio ci punisce nella vita presente possono essere satisfattorie»). La logica – spiega la Cristina Siccardi che facciamo nostra – inconfutabile e non contraddittoria, a noi trasmessa dal Dottore Angelico, logica che ha una sua intrinseca capacità di placare la nostra inquietudine, proiettandoci ad orizzonti ben più ampi e splendenti. Abbeverarsi a queste fonti, tornare a leggere e introiettare queste certezze di Fede è l’antidoto migliore per interrompere quella pandemia di incertezza, di dubbio e di confusione che permea la cultura cristiana. I fedeli hanno bisogno di recarsi al pozzo della città di Sicàr, dove c’è ancora e sempre Gesù, pronto ad offrire l’acqua della vera vita. Un’acqua che al primo impatto sembra amara, mai poi si rivela dolcissima e santificante, come insegna il dottrinale Concilio di Trento.
Leggiamo, infatti, alla voce «Le opere di santificazione»:
«Il concilio insegna che la magnificenza divina è così grande che non solamente le pene che noi stessi ci infliggiamo spontaneamente in esconto del peccato o che il sacerdote decide di imporci in proporzione agli errori commessi, ma ancora – e questa è la più grande prova d’amore! – le prove temporali inflitte da Dio, se noi le sopportiamo pazientemente, ci permettono di santificarci davanti al Padre per i meriti di Gesù Cristo».
Così si esprime a riguardo san Giovanni Paolo II:
“Il punto di riferimento è in questo caso la dottrina espressa in altri scritti dell’Antico Testamento,che ci mostrano la sofferenza come pena inflitta da Dio per i peccati degli uomini. Il Dio della Rivelazione è Legislatore e Giudice in una tale misura, quale nessuna autorità temporale può avere. Il Dio della Rivelazione, infatti, è prima di tutto il Creatore, dal quale, insieme con l’esistenza, proviene il bene essenziale della creazione. Pertanto, anche la consapevole e libera violazione di questo bene da parte dell’uomo è non solo una trasgressione della legge, ma al tempo stesso un’offesa al Creatore, che è il primo Legislatore. Tale trasgressione ha carattere di peccato, secondo il significato esatto, cioè biblico e teologico, di questa parola. Al male morale del peccato corrisponde la punizione, che garantisce l’ordine morale nello stesso senso trascendente, nel quale quest’ordine è stabilito dalla volontà del Creatore e supremo Legislatore. Di qui deriva anche una delle fondamentali verità della fede religiosa, basata del pari sulla Rivelazione: che cioè Dio è giudice giusto, il quale premia il bene e punisce il male: « Tu, Signore, sei giusto in tutto ciò che hai fatto; tutte le tue opere sono vere, rette le tue vie e giusti tutti i tuoi giudizi. Giusto è stato il tuo giudizio per quanto hai fatto ricadere su di noi … Con verità e giustizia tu ci hai inflitto tutto questo a causa dei nostri peccati » (Salvifici doloris n.10).
Certo è strano, tutti gli epurati da Radio Maria non solo sono eccellenti predicatori della Veritas, ma hanno in comune l’aver esposto dei richiami magistrali sui “castighi di Dio”, una coincidenza? In conclusione vi lasciamo con questo pensiero (profetico?) di Giampaolo Barra da Il Timone di maggio 2011
Dio può certamente punire, senza venir meno al suo amore per l’uomo, ma noi non siamo in grado di stabilire se quella determinata sofferenza, quella specifica tragedia, quella croce particolare sulle spalle di un nostro fratello sia da considerarsi una punizione divina. A meno che ciò non sia esplicitamente rivelato ed insegnato dalla Chiesa.
Non solo. Anche se non costituiscono oggetto di fede, meritano attenzione anche gli avvertimenti di castighi che più d’una volta sono stati minacciati durante apparizioni mariane, riconosciute dalla Chiesa. A Fatima, per esempio, la Regina del Rosario preannunciò nel 1917 imminenti castighi, se l’uomo non si fosse convertito: dalla seconda Guerra Mondiale alla diffusione del comunismo.
Temo che se qualcuno venisse a conoscenza di queste “minacce” celesti, forse reclamerebbe anche le dimissioni di Maria.
Ma infatti, aggiungiamo noi, non fu Giovanni XXIII a rifiutarsi di dare ascolto a Suor Lucia sul terzo Segreto tacciandola di “profeta di sventura”? E non fu la Chiesa stessa a mitigare e nascondere l’integralità del Messaggio apocalittico di La Salette (apparizioni riconosciute e approvate), come quelle di Akita, anch’esse approvate e riconosciute, e del terzo Segreto di Fatima? Di fatto Maria è stata censurata e continua ad esserlo, magari sotto altre forme più subdole come quelle sopra esposte e da una radio che di Maria porta solo un nome comune di persona, ma poco della Sua regale e maestosa identità e missione salvifica comune al Figlio Divino.
Siano lodati i Cuori di Gesù e Maria
https://cooperatores-veritatis.org/2016/11/05/a-quando-le-dimissioni-di-maria-santissima/


Dalla Chiesa politicamente corretta, liberaci o Signore! – di Alfonso Indelicato

Redazione5/11/2016
Il direttore di Radio Maria scarica Padre Giovanni Cavalcoli che, parlando del terremoto e della situazione di disordine morale, aveva ricordato la dottrina costante della Chiesa
di Alfonso Indelicato  (*)
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zpsllnmIn breve, i  fatti. Lo scorso 26 ottobre, parlando ai microfoni di Radio Maria, il padre domenicano Giovanni Calvalcoli  dichiara tra l’altro, a proposito del  terremoto del 6 ottobre: “Questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili”.  Segue la condanna di Mons. Giovanni Angelo Becciu, ricoprente carica di Sostituto  per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, il quale dichiara che le affermazioni del Cavalcoli sono : “datate al periodo precristiano e non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo” (citazioni  da “Il fatto quotidiano” 4.11 u.s.). Segue, a guisa di rampollo, la dissociazione del direttore di radio Maria, Padre Livio, il quale, ormai avvezzo a tali operazioni, scarica subito il Cavalcoli definendolo un “conduttore esterno” le cui parole non rispecchiano la linea dell’emittente radiofonica.
Premesso che è sempre arduo – a dir poco – penetrare nella mente divina e scoprirne i disegni (viene in mente Fra’ Cristoforo che indica a Renzo Don Rodrigo morente, e lo ammonisce dicendo: “tu vedi: può esser castigo, può esser misericordia”), le reazioni sopra richiamate a quanto affermato da padre Calvalcoli sembrano davvero sopra le righe.
Il  padre domenicano non aveva affermato un legame diretto fra terremoto e unioni civili, come poi hanno rimproverato i facili censori,  piuttosto un legame fra terremoto e quel disordine morale che, originandosi dal peccato originale, investe tutta l’umana vicenda, individuale come sociale. Di questo disordine per il domenicano è parte, ma parte di un tutto, anche l’istituzione delle unioni civili.
Bene, contrariamente a ciò che afferma Mons. Becciu, questo assunto non è “datato al periodo precristiano” ma è dottrina costante della Chiesa, dottrina che ha trovato il suo più autorevole esponente nel Sant’Agostino del “De civitate Dei”.
Che poi la mentalità laicistica rifiuti questo tipo di interpretazione, è ovvio e risaputo, ma mi piacerebbe chiedere a Mons. Becciu che cosa mai dovrebbe rispondere un povero prete o un povero monaco quando gli si chiede un parere su un evento quale il terremoto, un maremoto o simile sciagura. Non dovrà egli inquadrarlo nel piano generale della Provvidenza, sia pure con la dovuta cautela? Oppure ci si aspetta che risponda con gli strumenti della geofisica, dando una spiegazione in termini puramente immanentistici, come lo farebbe uno scienziato interrogato da Piero Angela?
Ciò che meraviglia e addolora, insomma, è il constatare come autorevoli esponenti della Chiesa ormai, nel loro eloquio quotidiano, non usino le parole della Dottrina, ma piuttosto quelle parole che il mondo si aspetta e comanda che dicano.
Quel mondo che ammette solo un cristianesimo edulcorato e buonista, e sacerdoti travestiti da sociologi.
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(*) Consigliere comunale di FdI – AN eletto a Saronno
http://www.riscossacristiana.it/dalla-chiesa-politicamente-corretta-liberaci-o-signore-di-alfonso-indelicato/
 Ma Dio castiga?

Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti. Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.

Apocalisse 3,19-22


http://muniatintrantes.blogspot.it/2016/11/ma-dio-castiga.html

SPUNTI DA TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETA' E DA NOI SIAMO CHIESA

L’ultimo numero del trimestrale cattolico ‘conservatore’ “Tradizione Famiglia Proprietà” offre tra l’altro un’interessante documentazione sulla storia di Fatima e sulla persecuzione religiosa nella Guerra di Spagna. Su opposta sponda è stata pubblicata la relazione che la teologa Serena Noceti ha tenuto recentemente a Milano nel ventennale di “Noi Siamo Chiesa”: fin qui Francesco “ha operato per una decostruzione e ricostruzione sul piano simbolico del Papato e della presenza pubblica della Chiesa”.
Quest’anno si sono commemorati i novant’anni dell’inizio della Cristiada (l’insurrezione cattolica messicana contro la persecuzione anticattolica da parte del governo laicista); gli ottant’anni dell’ Alzamiento spagnolo contro il tentativo del governo ‘rosso’ di trasformare la Spagna in URSS; i sessant’anni della rivoluzione d’Ungheria per la libertà dall’oppressione sovietica. In questo sito www.rossoporpora.orgne abbiamo parlato ampiamente e a più riprese. Il 1917 sarà poi l’anno del centenario delle apparizioni di Fatima, un anniversario che nella parte ‘progressista’ della Chiesa cattolica – quella ‘storica’ e quella turiferaria d’accatto - suscita palese fastidio tanto che essa farebbe volentieri a meno di ricordarlo.

IL TRIMESTRALE TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETA’: UN NUMERO DI GRANDE INTERESSE
E’ proprio per questo che appare meritorio l’ultimo numero del trimestrale Tradizione Famiglia Proprietà, rivista dell’associazione diffusa in diversi Paesi e fondata in Brasile nel 1960 dal politico e scrittore cattolico ‘conservatore’ Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995).  L’associazione è stata tra i promotori della Supplica filiale, una raccolta di firme tra i due Sinodi sulla famiglia per chiedere chiarezza in materia a papa Francesco (circa 880mila firme) e della successiva ‘Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina’,  pubblicizzata lo scorso 27 settembre con la firma di 80 personalità cattoliche e sottoscritta successivamente da altre diverse migliaia di persone.
           
In copertina, con il titolo “Fatima: prodigiosa storia iniziata 550 anni fa”, sono rappresentati la Madonna di Fatima e il castello di Tomar, già quartier generale dei Templari, a simboleggiare un legame storico tra la Madonna il il ‘suo territorio’, al centro della lotta anti-islamica nel XII secolo.  Nell’introduzione al lungo articolo di Luis Dufaur, tradotto dal portoghese e intitolato “Fatima: una storia fra santi e crociati iniziata più di cinquecento anni fa”, si richiamano tra l’altri due importanti osservazioni di Benedetto XVI fatte nell’omelia di Fatima il 13 maggio del 2010: “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa” e “Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora ‘venuta dal Cielo’ “. Del testo di Dufaur  riproduciamo un passo di carattere storico: “Tutta la regione di Fatima, con i territori vicini, fu campo di battaglia del re Afonso (NdR: Afonso Henriques 1128-1185, primo re del Portogallo) nella guerra contro gli invasori maomettani ed il re concesse estesi possedimenti terrieri agli Ordini religiosi che più si erano distinti nella Reconquistadai Mori, in particolare all’Ordine cistercense, fondato da san Bernardo di Chiaravalle e all’Ordine del Tempio, il quale ebbe il proprio quartier generale nella storica cittadina di Tomar, a soli trenta chilometri da Fatima”.

Ricco di dati il contributo di Giovanni Formicola -avvocato penalista e studioso, appartenente ad ‘Alleanza Cattolica’- sulla “persecuzione religiosa nella Guerra di Spagna” (sull’argomento richiamiamo anche in questo stesso sito l’amplissima intervista a mons. Vicente Carcel Ortí – vedi “Articoli più letti”). Formicola evidenzia che la persecuzione incomincia ben prima dell’Alzamiento del 18 luglio 1936: già dal 1931, poi dal 1934, con l’ “ottobre rosso asturiano”. Nei cinque mesi precedenti l’Alzamiento si contano 269 uccisi, 1287 feriti, 251 chiese incendiate o profanate, di cui 160 completamente distrutte”. Osserva qui l’autore: “ Contrariamente a quel che si può credere, la distruzione delle chiese spesso non fu affatto l’effetto di una irrefrenabile furia popolare, ma un’operazione sistematica, deliberata dalle autorità locali repubblicane come un semplice atto amministrativo”. Ad esempio la giunta comunale di Castellòn de la Plana, a proposito della Iglesia Mayor, stabilì che “quella casaccia rappresenta qualcosa di così infame che è assolutamente urgente che si proceda al suo abbattimento”. Annota Formicola che “era evidente che non si potesse far altro, anzi che l’Alzamiento fosse un preciso dovere morale”. Nell’articolo ricorrono anche papa Pio XI (in particolare con l’enciclica Dilectissima nobis del 1933 sulla violenta persecuzione anti.cattolica in Spagna, con l’allocuzione di Castel Gandolfo del 14 settembre 1936… Si direbbe che una satanica preparazione ha riaccesa, e più viva, nella vicina Spagna quella fiamma di odio e di più feroce persecuzione confessatamente riservata alla Chiesa e alla Religione Cattolica…) e papa Pio XII, citato per il telegramma di felicitazioni al generalissimo Franco e per il successivo radiomessaggio al popolo spagnolo del 16 aprile 1939: “Con immensa gioia Ci rivolgiamo a voi, figli dilettissimi della Cattolica Spagna, per esprimervi la Nostra paterna felicitazione per il dono della pace e della vittoria con il quale Dio si è degnato di coronare l'eroismo cristiano della vostra fede e carità, provato da tante e così generose sofferenze". Analogamente Formicola ricorda la Letteracollettiva dell’Episcopato spagnolo ai vescovi di tutto il mondo del primo luglio 1937, di cui viene citato un passo molto significativo: “Anche se la guerra fosse di solo carattere politico-sociale, è stata così grave la sua ripercussione nell’ordine religioso, ed è apparso così chiaramente - fin dai suoi inizi - che una delle parti belligeranti mirava alla eliminazione della religione cattolica in Spagna, che noi, Vescovi cattolici, non possiamo restarne al di fuori senza lasciare abbandonati gli interessi di Nostro Signor Gesù Cristo, e senza incorrere nel tremendo appellativo di canes muti , con il quale il profeta censura coloro che, dovendo parlare, tacciono di fronte alla ingiustizia”.

Nel trimestrale anche altri interessanti spunti di riflessione tra l’altro sul martirio del giovane Cristero messicano Luis Segura Vilchis, sull’aumento delle conversioni di musulmani al cattolicesimo (studio elaborato dall’Istituto di studi religiosi della Baylor University, Texas), sulla situazione in Colombia.

NOI SIAMO CHIESA/SERENA NOCETIUNA RELAZIONE ‘PROGRAMMATICA’  DI  RILIEVO
Di interesse certo, per fare un’incursione nel campo ‘progressista’ (in quello ‘storico’, da sempre su posizioni di ‘sinistra’), la relazione – pubblicata in questi giorni - che la teologa fiorentina Serena Noceti (vicepresidente dell’associazione teologica italiana) ha svolto a Milano nel maggio scorso per i vent’anni di “Noi siamo Chiesa”, un movimento di cui siamo occupati a più riprese anche in questo sito. Il titolo è accattivante: “La riforma della Chiesa quanto è indispensabile, quanto è possibile”.

L’incipit si riallaccia alla pubblicazione dell’ Appello dal popolo di Dio – e dunque alla fondazione dell’originaria Wir sind Kirche (poi diffusasi in diversi Paesi come l’Italia, in cui ha preso il nome di “Noi siamo Chiesa”): nel testo, animato dalla “passione per la Chiesa”, si richiamava quest’ultima “alla sua natura di popolo in cammino, di ‘corpo (necessariamente) inquieto”. L’ Appello era stato elaborato in una fase ecclesiale di ‘chiusura’, “votata al ‘consolidamento’ e alla determinazione di forme di appartenenza e di vita ecclesiale più tradizionali, che nella ‘mens’ di alcuni dovevano correggere o riallineare il corso della Chiesa dopo gli eccessi e le rischiose sperimentazioni dell’immediato post-Concilio”. L’Appello era in sostanza “un manifesto che offriva indicazioni e suggerimenti di direzioni possibili in un tempo di ‘riforma interrotta’, nel quale la parola stessa ‘riforma’ veniva bandita e censurata’.

Oggi però, “a più di tre anni dalla rinuncia di papa Benedetto XVI, che va letta come prima interruzione davanti a ciò che appariva immodificabile”, il contesto è cambiato, perché “la Chiesa è stata riportata da Francesco alla sua identità e vocazione di ‘corpo inquieto’ “. Il papa argentino “ha operato in primo luogo per una decostruzione e ricostruzione sul piano simbolico del papato e della presenza pubblica della Chiesa”. Ma ha anche “riaperto alcuni capitoli del dettato conciliare, rimasti marginali o dimenticati nei documenti magisteriali post-concilio e dalla maggior parte dei circoli teologici”.

Di tale spinta ‘francescana’ sono pilastri l’esortazione Evangelii gaudium e l’enciclica Laudato si’, la creazione del gruppo di cardinali del C9, i tanti incontri ecumenici, il Sinodo in due tempi sulla famiglia, l’esortazione Amoris laetitia: tutto ciò è segno di “ripresa del quadro conciliare che prospetta prima di tutto una Chiesa tutta relativa al Regno e al mondo, segnata costitutivamente da una pluralità di soggetti e da una rete comunicativa pluridirezionale”, una Chiesa insomma “dalla Parola attestata e trasmessa, che vive della comunicazione della fede a chi non è credente e della comunicazione nella fede tra credenti”.

Si chiede poi Serena Noceti: ce la farà la Chiesa cattolica oggi ad accettare la logica della riforma? E avanza un dubbio pesante: come fa un ‘pachiderma’ statico – quasi un capodoglio spiaggiato – come talora la Chiesa cattolica a rimettersi in moto?

Certo è che papa Francesco ha “un’idea-forza che anima la sua proposta”, che si può riassumere così: “La Chiesa deve essere il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati, incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo”. Tale idea-forza si riflette in tanti ambiti fondamentali: i rapporti con Dio e con le realtà ecclesiali, i rapporti sociali, la politica e l’economia. La Chiesa diventa “Chiesa di popolo, inclusiva, fragile Chiesa povera e dei poveri, che abbandona la sicurezza di mura dottrinali e di codici del sacro per aprirsi all’agire di Dio”.

Diventa allora indispensabile che la Chiesa ripensi se stessa, “in un contesto di secolarizzazione avanzata”. Si tratta in primo luogo di “ripartire dalla Chiese locali e promuovere i processi di inculturazione del Vangelo e della forma ecclesiae; il che si traduce in “nuovi linguaggi, nuove forme di organizzazione ecclesiale, nuove soggettualità ministeriali, molto probabilmente orientamenti giuridici (codici) differenziati per continenti e nazione”.

Non facile da concretizzare tale ‘spinta’, anche perché “i cinquant’anni che ci separano dal Concilio ci rimandano anche alla consapevolezza di quanto grandi e profonde siano le resistenze e le debolezze del corpo ecclesiale davanti alle riforme”. In particolare la resistenza affiora tra vescovi e sacerdoti. Ed è una resistenza “per tanti aspetti interiore e spirituale”, perché, “davanti all’ideale di una Chiesa inclusiva (…) sono molti che si sottraggono alla proposta e cercano di ridefinire i confini delle appartenenze, dichiarando ingenuo chiunque richiami al dono gratuito di un amore misericordioso per tutti”.

Chiude così Serena Noceti: “Sono passati vent’anni dall’ Appello dal popolo di Dio e Noi siamo Chiesa ha continuato ad alimentare pensieri e speranze di riforma per questa nostra Chiesa”. E qui ecco una citazione finale assai curiosa, quella del noto subcomandante Marcos che si è posto – sette anni dopo l’inizio della lotta pubblica (1994) – la domanda sui modi di conservare l’identità e la forza rivoluzionaria in una situazione mutata: “Sette anni fa la dignità indigena chiese a questa bandiera di avere un posto dentro di lei. (…) Per sette anni abbiamo resistito ad attacchi di tutti i tipi, però siamo qui, siamo la dignità ribelle, siamo il cuore dimenticato della patria ( NdR: qui Serena Noceti ha parafrasato: “Noi potremmo dire: della Chiesa”), siamo una memoria antica, siamo coloro che lottano, che vivono, che muoiono, ma soprattutto siamo coloro che parlano così: tutto per tutti, niente per noi!”
SPUNTI DA TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETA’ E  DA NOI SIAMO CHIESA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 5 novembre 2016