ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 7 dicembre 2016

Angele mei

L'ANGELO CUSTODE

    Angelo di Dio, che sei il mio custode. Gli Angeli esistono; ed esiste l’Angelo custode, preposto alla protezione, spirituale, morale e anche fisica, di ciascun uomo. Lo dice chiaramente la Bibbia, compreso il Vangelo 
di Francesco Lamendola  




Gli Angeli esistono; ed esiste l’Angelo custode, preposto alla protezione, spirituale, morale e anche fisica, di ciascun uomo. Lo dice chiaramente la Bibbia, compreso il Vangelo; Gesù ne parla in maniera esplicita (ad esempio, parlando dei bambini: I loro Angeli nei cielo vedono sempre la faccia del Padre mio, che è nei cieli: Matteo, 18, 10); e lo ribadisce il Catechismo della Chiesa Cattolica:

328. L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione. […]
329. In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. […]
330. In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali e immortali. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria.
331. Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli […].
332. Essi, fin dalla creazione e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio […].
333. Dall’incarnazione all’ascensione la vita del Verbo incarnato è circondata dall’adorazione e dal servizio degli angeli. […]
334. Allo steso modo tutta la vita della Chiesa beneficia dell’aiuto misterioso e potente degli angeli.
335. Nella liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per adorare il Dio tre volte santo […].
336. Dal suo inizio fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione. “Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita” (San Basilio Magno). Fin da quaggiù, la vita umana partecipa, nella fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti in Dio.

Quella degli Angeli, dunque, per il credente, non è una bella favola, che si ascolta nell’infanzia, e poi si dimentica: è una realtà, teologicamente accettata e dimostrata. E vi sono, poi, numerosissime testimonianze dell’intervento degli Angeli in favore degli esseri umani in pericolo, casi dei quali ci siamo in altra occasione occupati, riportandone e discutendone alcuni fra i più significativi (cfr. ad es., i nostri articoli: Chi prende sul serio la Bibbia deve prendere sul serio anche gli Angeli, pubblicato su Il Corriere delle Regioni il 16/08/2015; Si può ancora credere nell’Angelo custode?, il 17/08/2015; La teologia moderna non crede più all’esistenza degli angeli e dei demoni?, il 17/08/2015; Il problema del soprannaturale nella teologia cattolica contemporanea, il 18/08/2015; e Chi era quell’uomo, giunto a salvarla, non si sa da dove, mentre stava per annegare?, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 24/01/2011, e ripubblicato su Il Corriere delle Regioni il 17/08/2015). Ultimamente la letteratura sugli angeli va assai di moda negli ambienti New Age, e, naturalmente, essi non hanno niente a che fare con gli Angeli ammessi dalla religione cattolica.
Nel Nuovo Testamento si parla parecchio degli Angeli, e, fra gli altri, vi è un episodio, narrato da san Luca, riguardante la liberazione di san Pietro dal carcere, in Gerusalemme, ove era stato rinchiuso per ordine del re Erode Agrippa I, che costituisce uno dei più dettagliati, dei più ricchi e dei più esaurienti in materia. Vale la pena di andarselo a rileggere, perché – scritto a distanza di pochi anni dai fatti, e pur così pieno di particolari, che chiunque avrebbe potuto facilmente smentire, se non fossero stati ritenuti veri, o, almeno, verosimili – è una vera miniera di materiali e di spunti per ulteriori riflessioni.
Così è raccontato l’episodio negli Atti degli apostoli (12, 1-19):

In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli azzimi. Lo fece catturare e lo gettò in carcere, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva a Dio incessantemente una preghiera per lui. In quella notte, quando Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene, stava dormendo, mentre davanti alle porte le sentinelle custodivano il carcere. Ed ecco, gli si presentò un angelo del signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: “Alzati in fretta!”. E le catene gli caddero dalle mani. L’angelo gli disse: “Mettiti la cintura e legati i sandali”. E così fece. L’angelo disse: “Metti il mantello e seguimi!”. Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si rendeva conto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva invece di avere una visione.
Essi oltrepassarono il primo posto di guardia e il secondo e arrivarono  alla porta di ferro che conduce in città: la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a  un tratto l’angelo si allontanò da lui. Pietro allora, rientrato in sé, disse: “Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva”. Dopo aver riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni, detto Marco, dove molti erano riuniti e pregavano. Appena ebbe bussato alla porta esterna, una serva di nome Rode si avvicinò per sentire chi era. Riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non aprì la porta, ma corse ad annunciare che fuori c’era Pietro. “Tu vaneggi!”, le dissero. Ma ella insisteva che era proprio così. E quelli invece dicevano: “È l’angelo di Pietro”. Questi intanto continuava a bussare e, quando aprirono e lo videro, rimasero stupefatti. Egli allora fece loro cenno con la mano di tacere e narrò loro come il Signore lo aveva tratto fuori dal carcere, e aggiunse: “Riferite questo a Giacomo e ai fratelli”. Poi uscì e se ne andò verso un altro luogo.
Sul far del giorno, c’era non poco scompiglio tra i soldati: che cosa mai era accaduto di Pietro? Erode lo fece cercare e, non essendo riuscito a trovarlo, fece processare le sentinelle e ordinò che fossero messe a morte; poi scese dalla Giudea e soggiornò a Cesarea.

Il racconto è così preciso in tutti i particolari da sembrare un reportage giornalistico: nessuna sbavatura, nessun commento, nessuna enfasi. Eppure si tratta di un evento miracoloso, di un evento soprannaturale. Quattro picchetti di soldati di quattro uomini ciascuno: mica poco. E poi le catene ai polsi del prigioniero, cancelli di ferro, portoni da superare. Si aggiunga che i fatti risalgono a non molti anni prima del racconto, quando i protagonisti e i testimoni della vicenda dovevano essere ancora vivi. Certo, lo storico razionalista e materialista potrebbe invocare un semplice episodio di corruzione: gli amici di san Pietro allungarono alle guardie una generosa bustarella, e il gioco è fatto, altro che intervento miracoloso per la sua liberazione. Spiacenti, ma la cosa è inverosimile. Primo, qui si sarebbe trattato di almeno sedici bustarelle, cioè di una somma enorme; e gli apostoli non sarebbero mai riusciti a disporre di simili mezzi finanziari, neppure facendo ricorso a una colletta fra tutti i convertiti e i simpatizzanti della Chiesa nascente, del resto ai primissimi passi. A meno che si voglia concedere una tale eventualità per puro dogmatismo ideologico, cioè per non essere disposti ad ammettere, in nessun caso, che gli Angeli esistano, e che un Angelo del Signore, probabilmente l'Angelo custode, sia venuto a liberare san Pietro dalle sue catene, e a condurlo fuori del carcere. Secondo: gli uomini addetti alla sorveglianza non dovevano essere degli stupidi: se anche fosse stato offerto loro del denaro, sapevano bene quel che avrebbero rischiato, accettandolo in cambio di una finta evasione del loro prigioniero: la testa. Come infatti avvenne. Figlio di Aristobulo e di Berenice, il re della Giudea, Erode Agrippa I, era degno nipote del suo crudelissimo nonno, Erode il Grande: i suoi soldati dovevano conoscere bene il suo carattere, la scaltrezza e mancanza di scrupoli; dovevano sapere che, facendosi corrompere per lasciar libero il prigioniero, si sarebbero giocati il collo. Terzo: se qualcuno avesse saputo qualcosa di diverso circa l'evasione di san Pietro, prima o poi la cosa sarebbe saltata fuori, magari a distanza di qualche mese o di qualche anno. Invece l'evangelista Luca narra il fatto con la tranquilla sicurezza e con l'assoluta naturalezza di chi non teme di essere smentito. Eppure, coloro che avevano fatto esperienza di quell'episodio, come protagonisti o come testimoni, senza alcun dubbio avrebbero reagito, se avessero avuto le prove che san Luca mentiva. Di fatto, soltanto diciassette persone sapevano quel che era successo quella notte, una direttamente, le altre indirettamente. San Pietro aveva visto l'Angelo, aveva visto cadere le catene, aveva visto il portone aprirsi da solo: se le cose non fossero andate così, bisognerebbe pensare che aveva mentito intenzionalmente, fornendo ai suoi amici un racconto del tutto fantastico. O che essi avessero messo in giro un racconto fantastico, a fini edificanti e per magnificare il loro Dio. Ma è credibile, una cosa del genere? Se si deve pensare a un inganno intenzionale ogni volta che, nel Nuovo Testamento, ci si imbatte nel soprannaturale, allora tanto vale buttar via la Scrittura, non solo come libro ispirato, di altissimo contenuto spirituale e religioso, ma anche come semplice documento storico. Gli altri sedici testimoni, cioè i soldati, sapevano ben poco: o dormivano, o non avevano visto nulla. Non avevano alcuna spiegazione di ciò che era accaduto: potevano dire soltanto che il prigioniero era scomparso, che era letteralmente svanito dalle loro mani. Lo avevano ripetuto davanti ai loro superiori, ma non erano stati creduti: per questo Erode aveva ordinato che venissero giustiziati, aggiungendo quest'ultima ingiustizia a tutte le altre, fra le quali la recente decapitazione di san Giacomo, figlio di Zebedeo, detto il Maggiore.
Come abbiamo accennato, esistono anche ai nostri giorni numerose testimonianze di persone che  sono state aiutate, salvate, confortate, da personaggi misteriosi, apparsi e scomparsi in maniera inspiegabile, nei cui tratti e nelle cui azioni è possibile riconoscere la presenza degli Angeli. Non molti anni fa, un gruppo di studenti americani, di ritorno a casa dal college per le vacanze natalizie, rimase con l'auto in panne, di notte, nella immensa pianura deserta e con una temperatura polare. Sarebbero certamente morti assiderati se non fosse sopraggiunto un carro attrezzi, e un uomo non si fosse offerto di rimorchiarli fino a casa, allontanandosi poi senza attendere alcun saluto o ringraziamento. Al mattino, quei ragazzi videro che, sulla neve, c'erano solo le tracce delle ruote della loro aiuto: e non era nevicato durante la notte. Di testimonianze così, ne sono state raccolte a centinaia, a migliaia; e chissà quante non sono mai state raccontate o non sono arrivate a fissarsi sulla carta stampata di un libro, di una rivista o di un giornale, ma sono rimaste custodite nella mente e nel cuore di chi ha vissuto analoghe esperienze. Anche ammettendo che, in un certo numero di casi, possa esistere una spiegazione perfettamente naturale, resta una vastissima casistica che è umanamente priva di alcuna spiegazione logica.
I nostri nonni, che avevano una fede semplice, ma profonda (e quel "ma" ci è sfuggito involontariamente dalla penna: avremmo dovuto scrivere: "una fede semplice, e proprio perciò profonda") non dubitavano affatto dell'esistenza degli Angeli, né di quella dell'Angelo custode, preposto alla protezione di ogni singola persona, né della loro azione salvifica, in situazioni di minaccia o di estremo pericolo: ne fanno fede, tra l'altro, le decine e centinai di migliaia di ex voto appesi nei santuari di tutta Italia. E perché avrebbero dovuto dubitarne? Primo, quelle esperienze di salvezza, le avevano fatte personalmente; secondo, la Bibbia ne dà conferma, e con molta chiarezza. Come si può dubitarne, ad esempio, dopo aver letto il Libro di Tobia, tutto incentrato sull'azione protettrice dell'angelo Raffaele nei confronti del giovane Tobia, che va dalla assistenza fisica, al consiglio spirituale, alla lotta vittoriosa contro il demone Asmodeo, che insidiava il letto della sua giovane sposa, Sara, e aveva già fatto morire, nella notte delle nozze, i suoi sette precedenti mariti? Ma poi è arrivato l'Illuminismo, è arrivato Voltaire, con il suo sorrisetto beffardo; poi sono arrivati i "lumi" della Ragione (ma quale ragione? forse che la ragione non era valorizzata, nel pensiero e nell'opera di uomini come S. Agostino e s. Tommaso d'Aquino, o come Erasmo, o come Pascal?) e la nostra società, sempre più materialista e relativista, sempre più scettica e nichilista, ha cominciato a dubitare di tutto. E poi sono arrivati Darwin e Freud, e quel po' che restava della fede, per la società nel suo complesso, è andato in frantumi: ma quali Angeli, nel quadro dell'evoluzionismo darwiniano e dell'inconscio freudiano? Via, andiamo; parliamo da persone serie, da uomini maturi, e non da bambini un po' troppo fantasiosi...
Benissimo: evviva la modernità, il suo Logos infallibile, le sue rocciose certezze materialiste.
C'è solo un'ultima cosa da dire. Se noi non crediamo più nel nostro Angelo custode, lui, però, crede ancora e sempre in noi.
E questo, perché è un fedele ministro di Dio: e Dio continua ad amarci e a volerci attirare a sé, anche se noi non vogliamo saperne... 

Angelo di Dio, che sei il mio custode…

di Francesco Lamendola

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