ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 9 dicembre 2016

Il fil rouge


Di Giuda Iscariota, il Salvatore stesso disse:
Filius quidem hominis vadit, sicut scriptum est de illo; vae autem homini illi, per quem Filius hominis traditur: bonum erat ei si natus non fuisset homo ille. (Mt XXVI, 24)
Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!  
Il Vangelo ci indica Giuda anche come ladro:
Dixit autem hoc non quia de egenis pertinebat ad eum, sed quia fur erat et, loculos habens, ea quae mittebantur portabat. (Gv, XII, 6)
Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
E Nostro Signore dice:
Cum essem cum eis, ego servabam eos in nomine tuo: quos dedisti mihi custodivi et nemo ex his perivit, nisi filius perditionis, ut scriptura impleatur. (Gv XVII,12)
Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura.
Gli Apostoli non si discostano da quando afferma il Signore:
Tu Domine, qui corda nosti omnium, ostende quem elegeris ex his duobus unum accipere locum ministerii huius et apostolatus, de quo praevaricatus est Judas, ut abiret in locum suum. (At I, 24-25)
Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostraci quale di questi due hai designato a prendere il posto in questo ministero e apostolato che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto da lui scelto. 

La voce dei Santi Padri è sostanzialmente concorde nel considerare il suicidio di Giuda come una prova della disperazione della salvezza: con l'equilibrio che contraddistingue la dottrina cattolica, causa della dannazione dell'Iscariota non è il pur gravissimo tradimento del Signore, ma l'aver rifiutato di confidare nel Suo perdono e nell'infinito valore redentore del Suo sacrificio, del quale egli fu allo stesso tempo volontario cooperatore, avendolo consegnato ai Sommi Sacerdoti in cambio di trenta denari.

Il 16 Giugno scorso, in occasione del discorso pronunciato per l'apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma, Bergoglio ha cercato di gettare un'ombra di dubbio sulla dannazione di Giuda, includendo anche l'Iscariota nel numero dei salvati, nonostante le sue colpe. Fu in quella stessa circostanza che egli oso dire, a proposito di Nostro Signore, che fa un po' lo scemo, frase blasfema poi modificata nella trascrizione fa un po' il finto tonto. L'incauto lettore delle parole di Bergoglio potrà scandalizzarsi:
Mi è venuta tra le mani – voi la conoscete sicuramente – l’immagine di quel capitello della Basilica di Santa Maria Maddalena a Vézelay, nel Sud della Francia, dove incomincia il Cammino di Santiago: da una parte c’è Giuda, impiccato, con la lingua di fuori, e dall’altra parte del capitello c’è Gesù Buon Pastore che lo porta sulle spalle, lo porta con sé. E’ un mistero, questo. Ma questi medievali, che insegnavano la catechesi con le figure, avevano capito il mistero di Giuda. E Don Primo Mazzolari ha un bel discorso, un Giovedì Santo, su questo, un bel discorso. E’ un prete non di questa diocesi, ma dell’Italia. Un prete dell’Italia che ha capito bene questa complessità della logica del Vangelo. E quello che si è sporcato di più le mani è Gesù. Gesù si è sporcato di più. Non era uno “pulito”, ma andava dalla gente, tra la gente e prendeva la gente come era, non come doveva essere. 
Legger che Vézelay si trova nel Sud della Francia dovrebbe bastare per squalificare qualsiasi commento ulteriore, soprattutto se questo errore viene dal Papa, che si suppone faccia verificare il contenuto dei propri interventi prima di pronunciarli. Ma parliamo di Bergoglio, che probabilmente considera i quattro punti cardinali come delle forme di vieto schematismo preconciliare e la geografia un'odiosa imposizione di chi crede d'aver la verità in tasca. Si tenga quindi per definito che la Borgogna è nel nord della Francia.

Vediamo quindi di analizzare punto per punto le affermazioni di Bergoglio.

Mi è venuta tra le mani – voi la conoscete sicuramente – l’immagine di quel capitello della Basilica di Santa Maria Maddalena a Vézelay. Parliamo di un capitello della navata (comunemente identificato col numero 79 dagli studiosi e collocato nella seconda metà del sec. XII), che si trova in cima al primo pilastro, sul secondo livello, entrando dopo il portale laterale destro, oltre il nartece (quella dove sono raffigurate l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività e l'Epifania). Diciamo che non è esattamente una delle immagini più visibili e note tra tutte quelle di Vézelay.

Da una parte c’è Giuda, impiccato, con la lingua di fuori, e dall’altra parte del capitello c’è Gesù Buon Pastore che lo porta sulle spalle, lo porta con sé. Questa interpretazione lascia quantomeno stupiti. Anzitutto perché non è suffragata da alcuna prova scientifica, ed in secondo luogo perché rappresenta un'ardita innovazione di cui è autore un personaggio a dir poco controverso.

Partiamo da valutazioni storico-iconografiche: nel secolo XII non si hanno raffigurazioni del Buon Pastore né a Vézelay né a Autun, e pare quindi strano che un elemento certamente nuovo venga impiegato in una scena marginale. A differenza poi dell'usuale rappresentazione di Cristo con la barba propria del Nazareno, qui il personaggio appare imberbe. Egli veste inoltre una tunichetta corta ed è scalzo: altro elemento che non concorda con l'iconografia canonica. Infine, il volto è deformato da una smorfia. E ancora: la direzione in cui si muove è di spalle rispetto all'altare: è chiaro che questa persona sta portando Giuda fuori della chiesa, camminando verso occidente, incontro alle tenebre. Inutile dire che, per l'importanza che riveste la simbologia nelle raffigurazioni medievali, è semplicemente assurdo pensare che l'ideatore di questo capitello abbia voluto in qualche modo rappresentare Nostro Signore che si carica sulle spalle Giuda in un supremo atto di misericordia e di perdono.

Il capitello del Vitello d'Oro
Tra l'altro, anche ammesso se l'immagine del Buon Pastore possa esser stata adottata in una chiesa della seconda metà del sec. XII, non si comprende per quale ragione il capitello di Mosè dinanzi al Vitello d'Oro mostri un analogo personaggio - chiaramente un pastore che porta un agnello da sacrificare dinanzi all'idolo eretto da Aronne - con barba, calzari e volto ben più nobile ed elegante dell'altro.

Senza dire che, nella mentalità dell'epoca, l'idea che Giuda potesse in qualche modo essersi salvato non trova alcun riscontro, ed è quindi arbitrario applicare la disinvoltura dottrinale di un sedicente teologo dei nostri giorni alla devota spiritualità di un religioso del Medioevo. 

Vediamo poi come Bergoglio potrebbe essersi ritrovato in mano un'immagine del capitello di Giuda. L'ipotesi più semplice è che essa facesse parte del corredo fotografico dell'opera Il vangelo di Marco. Immagini di redenzione, di Eugen Drewermann, pubblicata nel 1994. E chi potrà mai essere questo Drewermann? Ancora una volta, l'inesausto repertorio bergogliano attinge alla letteratura ereticale contemporanea, facendo propri i farneticamenti di uno spretato, condannato nel 1992 dal Sant'Uffizio per le sue tesi eterodosse in favore del suicidio e del suicidio assistito, oltre ad altri deliri di matrice psicanalitica contro il celibato ecclesiastico, la negazione della Resurrezione e la non storicità dei Santi Vangeli. Un individuo, tanto per capirci, che nel 2005 ha pubblicamente apostatato la Fede cattolica. Chi avrà la pazienza di approfondire il curriculum di Drewermann, vi troverà inquietanti analogie con le convinzioni di Bergoglio in materia di formazione sacerdotale. Nel 2008 ha pubblicato un'opera dal titolo emblematico: Giordano Bruno. Il filosofo che morì per la libertà dello spirito. Nel 2014, ossia nove anni dopo l'apostasia annunciata in televisione, questo pseudo-teologo ha predicato gli esercizi spirituali a due comunità di monaci benedettini (quella locale e quella di Melk) presso l'Abbazia di Sankt Lambrecht, in Austria (vedi qui).

E - guarda caso - proprio il Venerdì Santo del 2014, padre Raniero Cantalamessa, Predicatore della Casa Pontificia, ha ripreso il tema della presunta conversione in extremis di Giuda, citando un altro figuro del bestiario modernista: don Primo Mazzolari (1890-1959), additato come anticipatore del Vaticano II e sostenitore della Chiesa dei poveri, della non-violenza, della libertà religiosa, del pluralismo e del dialogo coi lontani.

Diceva padre Cantalamessa:
È rimasta famosa l’omelia che tenne un Giovedì santo don Primo Mazzolari su «Nostro fratello Giuda». «Lasciate — diceva ai pochi parrocchiani che aveva davanti — che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al Giuda che forse anche voi avete dentro». [...] Giuda aveva un’attenuante che noi non abbiamo. Egli non sapeva chi era Gesù, lo riteneva solo «un uomo giusto»; non sapeva che era il Figlio di Dio, noi sì.
E dov'era Giuda quando il Signore ridava la vista ai ciechi, sanava i lebbrosi, guariva i paralitici, faceva risorgere Lazzaro, moltiplicava i pani e i pesci? Ah sì, a rubare i soldi del tesoro apostolico destinato ai poveri, come oggi vi è chi defrauda i fedeli del tesoro della Chiesa venendoci a predicare dottrine eretiche e indicando come modello nientemeno che Giuda.

Nel Novembre del 1957 l'Arcivescovo di Milano Montini, futuro Paolo VI, chiama don Mazzolari a predicare presso la propria Diocesi; nel Febbraio del 1959 Papa Giovanni XXIII lo riceve in udienza privata e lo saluta pubblicamente quale tromba dello Spirito Santo in terra mantovana. Paolo VI ebbe a dire:
Hanno detto che non abbiamo voluto bene a Don Primo. Non è vero. Anche noi gli abbiamo voluto bene. Ma voi sapete come andavano le cose. Lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a stargli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto noi. Questo è il destino dei profeti
Quando si dice coincidenza...
Bergoglio cita il sacerdote bresciano con entusiasmo:
Don Primo Mazzolari ha un bel discorso, un Giovedì Santo, su questo, un bel discorso. E’ un prete non di questa diocesi, ma dell’Italia. Un prete dell’Italia che ha capito bene questa complessità della logica del Vangelo. 
Ecco quindi il fil rouge che unisce Primo Mazzolari, Drewermann, Raniero Cantalamessa e Bergoglio: il traditore, Giuda.

Sarei curioso di sentire l'illuminato parere dei normalisti, che sostengono contro ogni evidenza che il magistero di Francesco è in perfetta continuità con l'ininterrotta tradizione della Chiesa.