ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 26 dicembre 2016

«La cosa è grave ma non seria»


                                                                    IL CONFRONTO

Nella cultura zoologica la differenza tra gli animali reali ed immaginari è più sfumata di quanto possa apparire. Più incisivo, inoltre, pare sia stato il recupero della cognizione idolatrica degli stessi. Manca solo la formulazione canonica del culto di venerazione a motivo della positività della loro connotazione e del sovvertimento dell’ordine naturale. Le cose, comunque, cambiano quando dall’analisi zoolatrica si passa a quella iconografica verificabile nei simboli dei casati prestigiosi o della stirpe di sangue blu come l’effige, nello stemma, dell’aquila imperiale o del drago. L’aquila e il drago, tra l’altro, sono simboli altamente significativi anche della tradizione cristiana. Con l’aquila si identifica l’Apostolo Giovanni, che riuscì a penetrare i misteri Soprannaturali. Descritta nell’Apocalisse (Ap 8,13) l’aquila, inoltre, rappresenta l’Angelo che annuncia agli abitanti della terra i castighi che Dio permette come strumento della Sua giustizia. Invece il drago (figura del demonio), punto importante di riferimento, è sconfitto dal sangue dell’Agnello dopo essere stato affrontato dall’arcangelo Michele (Ap 12,7) che lancia le sue milizie (spirituali) contro le potenze infernali.
I riferimenti moralizzanti, comunque, non ci distanziano dal compendio faunistico anche quando si intende riscontrarli in una specie ben strutturata ed ispirata al realismo politico, la cui valenza comportamentale stimola interessi più concreti che allegorici. Pertanto la variegata antologia zoologica, poco confacente ai miti, ci presenta animali non mostruosi, sedotti – in chiave politica – dal potere ambivalente ed ambiguo. Il ruolo del canguro, infatti, è oggi associato alle regole comportamentali ed alla pressione delle organizzazioni partitiche per la disinvoltura con cui salta da uno schieramento all’altro. L’idea, comunque, di approdare nel grande regno multiculturale attraverso la concezione rigorosamente camaleontica non implica effetti negativi che possano scalfire i privilegi. Al vassallo di turno, infatti, nessun ostacolo si frappone all’ assegnazione di congrui benefici con la stipula di “nuove nozze”. Invece un tempo vigeva, secondo il manuale didascalico, una specie oggi piuttosto rara: il politico di razza. Il politico di razza oggi rappresenta una categoria a sé. Pervertimento ideologico, contese strumentali, rivalità, intrighi di palazzo, conflitti in difesa della poltrona e dei propri interessi sembrano a volte placarsi. In realtà il persistere di situazioni convulse proietta sui responsabili le risultanze di un elemento tipico dell’epoca antica: il sacco (non di Roma) della Nazione. La corruzione non si esaurisce con la morte di un governo ma con la interiorizzazione dei valori morali, essenza e radice della dignità dell’uomo. Torniamo all’abituale osservatorio con la Chiesa (organizzata secondo gli umori di Bergoglio) idealmente presente nei giorni scorsi a Cuba ove la reggenza dei regnanti pare ben salda ed immune da segnali indicanti l’incipiente tramonto. L’inestimabile valore della libertà può, a volte, inasprire gli animi con iniziative che, pur rendendo effettive le ragioni della protesta, rischiano di considerare il male un bene. A Miami (Florida), infatti, gli esuli cubani hanno festeggiato la morte del padre della rivoluzione. La fine di un capitolo orribile della storia ha suscitato esplosioni di gioia, mentre l’intera nazione cubana piangeva la scomparsa di colui che credevano immortale. Con l’arma della tirannia, in realtà, ha costruito la propria ascesa dopo la spietata eliminazione degli oppositori. Lo sguardo di Bergoglio si è posato sul faro ideologico del regime, protagonista di processi a migliaia di cubani scaraventati nei gulag, scomparsi o perseguitati per essersi rifiutati di sottoporsi alla rieducazione stalinista. Un discorso a parte meriterebbero sia le efferate persecuzioni contro la Chiesa cattolica, sia le reazioni degli esuli, sconcertati ed umiliati dall’approccio cameratesco di Bergoglio con lo spietato tiranno quand’era in vita. Sul trionfo della rivoluzione e sul sangue dei cattolici cubani, posti sotto il ferreo controllo del regime, Bergoglio ha costruito il simulacro della diplomazia svalutando la rappresentatività Apostolica con il capitolare della dignità. Con il Papato in ginocchio la crisi, non economica, ha fatto emergere le tendenze centrifughe identificabili nella linea di demarcazione tra il riformatore, padrone del Palazzo, e l’accresciuto rilievo istituzionale dei Presuli. Pertanto l’esube- rante esperienza dottrinale di Bergoglio, le cui modalità divergono dall’interpretazione teologica affermata e diffusa dagli autentici Pastori di anime, conferma l’inarrestabile ridimensionamento del suo campo d’azione. Alla disgregazione teologica insorgono gli oppositori. Torniamo brevemente a quanto si diceva la volta scorsa sottolineando alcuni tra i numerosi recuperi funzionali legati all’incredibile ampiezza delle vicissitudini storiche. Si brinda al 2017, anno con caratteri e riferimenti ben definiti, mentre grandiosi eventi un tempo si realizzavano all’interno del mondo cattolico. La Madonna un secolo fa (13 luglio 1917) si manifestava a Fatima ai tre pastorelli chiedendo la consacrazione della Russia con l’implicito riferimento del ritorno alla comunione con Roma. «A ottobre dirò chi sono e che cosa voglio e farò un miracolo che tutti potranno vedere per credere… se daranno ascolto alle mie preghiere la Russia si convertirà, altrimenti diffonderà nel mondo i suoi errori suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa… il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà». Mentre Fatima iniziava a scrivere la sua storia, un altro fenomeno dagli aspetti profani sconvolgeva la scena politica in Russia. Siamo di fronte alle convulse vicende del secolo scorso dominato dalla rivoluzione che in modo cruento mutava il cammino della storia. Fu l’attrazione per la dittatura del proletario a scatenare la potenza dei rivoluzionari che, con l’incontenibile esplosione di violenza, portò a maturazione la “rivoluzione socialista”. La sua concreta applicazione preluderà all’abbattimento del regime zarista. Dalla rivoluzione d’ottobre e dalla guerra civile il bolscevismo emerse vittorioso con la forza del partito e della propaganda ma anche con l’appoggio determinante dei contadini. La lotta combattuta tra i rivoltosi e le truppe fedeli allo zar sfociò in un bagno di sangue. Nessuno avrebbe potuto prevedere l’evolversi della rivoluzione che, lontana dalle aspettative dei suoi promotori, portò ad atroci recriminazioni: «Mai avremmo immaginato che nella guerra civile si sarebbe ricorso a tanto terrore e che le nostre mani si sarebbero bagnate di tanto sangue» (Zinov’ev - esponente del partito bolscevico). Tra l’altro nessuno, un secolo fa, avrebbe immaginato che il socialismo, l’internazionale comunista e il partito della rivoluzione sarebbero approdati nel vecchio 4 Presenza Divina Continente. L’Europa, sottrattasi momentaneamente agli attacchi comunisti, sarà costretta ad accogliere la dottrina del socialismo (esportata da Stalin nell’est-europeo) che porterà devastazione, miseria e terrore. Si dovrà attendere i nostri giorni perché solo con l’invecchiamento del sistema, la perdita del monopolio politico e l’autodeterminazione dei popoli, la storia della Russia e dell’Europa dell’est possa mutare con l’ascesa straordinaria d’una nuova era. All’indottrinamento ideologico e alla distruzione di ogni credo religioso sta seguendo il ripristino delle pratiche di pietà, con il ricorso dei cittadini ai Sacramenti per santificare i momenti più importanti della vita personale. Gli effetti causati dal risveglio spirituale sono evidenti anche a seguito dell’opera meritoria dell’attuale Presidente. Intendiamo proporre un’ultima annotazione che ci porta al colpo di mano di Lutero. Precisiamo che proprio cinque secoli fa (1517), nel redigere le 95 tesi contro la Chiesa di Roma, invitava gli universitari e i cittadini di Wittenberg ad assistere (come testimoni) all’incendio della bolla di scomunica. Alla condanna ufficiale del Papa rispose con un atteggiamento di sfida e con la solenne bruciatura delle opere di diritto canonico a simboleggiare la rottura con la Cattedra di Roma. Lasciamo l’oscuro professore della piccola università di Wittenberg ribadendo come le sue credenziali, oggi in declino presso i popoli del nord-Europa, trovino in casa cattolica validi sostenitori. Importante punto di riferimento, comunque, è il Protestantesimo in quanto religione di Stato in Svezia, Norvegia, Danimarca, Islanda (non in Germania per la lieve prevalenza dei cattolici sui luterani). Anche per il popolo inglese è caratteristica peculiare il credo anglicano dello Stato. Invece la stirpe italica, pur contraria alla rimozione dei vincoli di Fede con Cristo, ha trovato sulla sua strada un nuovo segmento teologico: la libertà religiosa sancita dal Concilio (1975) ed affermata legalmente dal Concordato (1984 Wojtyla-Casaroli-Craxi) che ha abolito la Religione di Stato. È ammirevole, in un certo senso, la coerenza degli Stati titolari della propria confessione (luterana e anglicana). Sconcerta, invece, la negazione delle aspirazioni tradizionali, nazionali e dottrinali del popolo Cattolico, scosso dalla peste bubbonica del pluralismo religioso. Popolo costretto a vagare nel la variegata società dei culti e ad investire sul futuro dell’Autorità centrale sensibile all’esborso dell’8 x mille, la cui entità accresce il prestigio delle sacre strutture. Tralasciamo il perfido sussulto di rivalsa temporale e torniamo al 2017 che, oltre a richiamare i tre eventi sinteticamente illustrati nella loro straordinaria coincidenza, ci riporta alla crisi. Parlavamo di crisi e la crisi che sta sconvolgendo l’area cattolica, ridotta con la desertificazione (spirituale) a terra di missione, parte dal riformismo dottrinale. Con un Papato dalla decadenza inesorabile è impensabile proiettare la luce della vita tra le mura amiche o al di là dei confini della Sede Santa. Le conseguenze cruciali per i pericoli imposti dall’accelerazione del morbo esigono l’urgenza del confronto (con Presuli seri e santi Pastori d’anime). Ma proprio al confronto Bergoglio si sottrae, in linea, forse, col sarcastico aforisma del nostro conterraneo: «La cosa è grave ma non seria» (Ennio Flaiano giornalista e scrittore).
di Nicola Di Carlo
http://www.presenzadivina.it/282.pdf