ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 30 dicembre 2016

L’opera silenziosa della massoneria ecclesiastica

L'INDOTTRINAMENTO OCCULTO

    L’indottrinamento della società palese e occulto. Una cosa è certa: l’età della democrazia diffusa è anche l’età dell’indottrinamento diffuso si tratta di conquistare il consenso delle masse o almeno portarle alla rassegnazione 
di Francesco Lamendola  



Le tecniche d’indottrinamento della società attuale sono immensamente più raffinate, più efficaci e più sicure di quelle adoperate dai totalitarismi “classici”: scientificamente studiate e pianificate, vengono messe in opera con mezzi e strategie tali, da far sì che sempre più rari siano gli uomini e le donne liberi, capaci di riconoscere la manovra e di sventarla, almeno a livello individuale. Ecco perché è più giusto parlare di indottrinamento, e non di semplice condizionamento: primo, perché si tratta di un piano ben preciso, un disegno studiato e voluto secondo una finalità specifica; secondo, perché viene attuato, principalmente attraverso l’opera dei mass-media, con una tale intensità e capacità persuasiva, che nessuno può sfuggirvi, e pochissimi sono capaci di opporre una resistenza personale, mettendo in opera dei meccanismi intellettuali basati sul senso critico e sulla voce della coscienza. L’indottrinamento ha una finalità estremamente ambiziosa: impadronirsi di tutto il modo di pensare e di sentire delle persone e, possibilmente, dell’intera società, non limitandosi a questo o quell’aspetto del reale, ma mirando a destrutturare e ristrutturare tutta la sfera intellettuale, spirituale, morale degli individui; in altre parole, come diceva Galilei nel Dialogo sopra i due massimi sistemi, esso mira a rifare e’ cervelli (niente di meno…). Il condizionamento, invece, nasce da piani limitati e si prefigge obiettivi limitati: in una campagna pubblicitaria, per esempio, esso ha lo scopo di promuovere un certo prodotto, con mille tecniche, anche oblique e indirette; e perciò non s’interessa d’altro che di quello, ed è disposto a lasciare alle persone dei margini di scelta personale per tutto ciò che non attiene al settore in questione.

Ora, l’indottrinamento cui è sottoposta continuamente, o, per meglio dire, con cui è bombardata la società odierna, è di due tipi: palese ed occulto. È palese quando non si dà alcun pensiero di travestirsi da qualcos’altro, anzi, si vanta della propria missione “civilizzatrice”, e pretende, magari, l’applauso per il suo impegno diuturno e meritorio, anche se si serve di mezzi scorretti e se tradisce, in fondo, un sovrano disprezzo per i sentimenti e le idee altrui, qualora esse non collimino con i concetti, o con l’ideologia, che vuole inculcare. Un esempio è il recentissimo programma di Raitre Stato civile, pagato da tutti i contribuenti e mirante a pubblicizzare le meraviglie della legge Cirinnà in fatto di unioni omosessuali, spacciate per “matrimoni”. È occulto quando si insinua in maniera subdola e cerca di non tradire la sua presenza, e proprio in tal modo riesce a veicolare dei messaggi che, altrimenti, se fossero più espliciti, verrebbero facilmente riconosciuti e potrebbero causare una qualche forma di reazione difensiva. L’indottrinamento nasce da una visione illuministica del mondo: vi è qualcuno, le cosiddette élites, che si ritiene dotato di una superiore consapevolezza e comprensione della realtà, e che le vuole trasmettere agli altri, alle masse, all’intera società: si tratta, perciò, di portare i lumi in mezzo alle tenebre, di sconfiggere il male dell’ignoranza per mezzo del bene che è la verità. Tuttavia divergono profondamente, nei due casi, le rispettive strategie: l’azione palese si svolge per mezzo di messaggi espliciti, diffusi attraverso la stampa, la televisione, la radio, il cinema, la scuola, l’università; quella occulta si esplica attraverso una sottile, diffusa, capillare penetrazione all’interno dell’ambiente in cui le persone, o i gruppi, si sentono, per così dire, a casa loro, e quindi non sospettano insidie e non stanno in guardia.
Questa seconda tecnica è adoperata soprattutto dalle società segrete che operano una lenta, paziente, incessante pressione sotterranea per operare un cambiamento di paradigma, senza che i diretti interessati se ne rendano conto. Un tipico esempio di ciò è l’opera silenziosa della massoneria ecclesiastica all’interno della Chiesa cattolica e del mondo cattolico. Operando dei piccoli, ma metodici e incessanti cambiamenti, dalla liturgia alla pastorale, dal catechismo alla dogmatica, si opera un vero e proprio dislocamento della Chiesa e del cattolicesimo nel suo insieme; si portano i fedeli e le comunità parrocchiali, foraniali e diocesane, nonché i membri degli stessi ordini regolari, a pensare e a vivere il fatto religioso in maniera inedita e non ortodossa, insinuando elementi di eresia e di apostasia, ma con estrema abilità, evitando che la cosa venga riconosciuta facilmente. È chiaro che il livello di reazione dipende anche dal grado di consapevolezza, di cultura e di informazione dei fedeli e del clero: se i fedeli e il clero possiedono un buon livello di consapevolezza e cultura religiosa; se sono bene informati riguardo alla retta trasmissione del depositum fidei; e se sanno distinguere fra le opinioni personali di singoli teologi, sacerdoti, vescovi e cardinali, e perfino del papa, e la dottrina insegnata ufficialmente per mezzo del sacro Magistero, ebbene, allora non sarà tanto facile né manipolare, né, tanto meno, indottrinare chicchessia. Ma se il livello di consapevolezza, cultura e informazione dei fedeli e del clero si abbassa alquanto, come sta accadendo ai nostri giorni, quando succede che molti sedicenti cattolici non conoscano la Bibbia, né i fondamenti teologici della loro fede, e neppure gl’insegnamenti essenziali del Magistero, allora certe cose passano inosservate. È pur vero che le persone, religiose o no, istintivamente tendono a fidarsi  di ciò che odono e vedono nel proprio ambiente d’elezione: un cattolico, per esempio, non si chiede minimamente se il Messale, con cui si reca alla santa Messa, sia stato compilato in maniera assolutamente ortodossa, tanto più che esso reca l’imprimatur di un vescovo, e ciò dovrebbe costituire, di per sé, una garanzia contro l’eventualità che vi si trovino degli errori dottrinali.
In effetti, è sempre stato così, almeno fino alla metà del secolo scorso. Fino alla metà del Novecento, non ci sarebbe stato alcun motivo per cui un cattolico dovesse mettersi in un atteggiamento di sospetto, o di diffidenza, nei confronti del catechismo che veniva insegnato ai suoi figli, o delle omelie domenicali del parroco, o della traduzione della Bibbia di famiglia: tutto ciò che la Chiesa insegnava, per mezzo dei suoi sacerdoti o per mezzo della stampa e dell’editoria cattoliche, aveva la garanzia di essere conforme alla sana dottrina cattolica. In passato, aveva vigilato sulla ortodossia di tutti, e quindi anche dei religiosi e dei sacerdoti, che fossero teologi o no, il Santo Uffizio; ma nel XX secolo la garanzia era offerta da una sorta di uniformità per quel che riguardava la formazione del clero nei seminari vescovili, e di auto-controllo da parte dei giornalisti, degli scrittori e soprattutto degli storici e dei teologi cattolici, che insegnavano nelle università o nelle scuole, che pubblicavano articoli o libri, che tenevano incontri e conferenze. C’era, però, un nemico subdolo e astuto, che si era insinuato fra le pieghe della Chiesa: la massoneria ecclesiastica. Che non si tratti di una leggenda o di voci prive di riscontri, o di mere supposizioni, lo dimostrano vari fatti. Vi sono stati persino dei sacerdoti che si sono vantati pubblicamente della loro appartenenza alla massoneria, come Rosario Esposito; mentre le inchieste e le ricerche di don Luigi Villa hanno rivelato la sconcertante ampiezza del fenomeno. Le liste della loggia massonica (deviata) P2, di Licio Gelli, contenevano un bel po’ di nomi illustri dell’episcopato italiano. Orbene, questo nemico subdolo ha operato in maniera tale da stravolgere sottilmente, dall’interno, il patrimonio dottrinale e spirituale della Chiesa cattolica. A san Giovanni Rotondo, quello che doveva essere il tempio dedicato alla memoria di san Pio da Pietrelcina sembra sia stato edificato secondo un disegno massonico, cosparso di simboli massonici e consacrato non al Dio dei cristiani, ma a qualche entità tenebrosa, se non addirittura a Satana. Esiste una vasta bibliografia su questo argomento, disponibile anche in rete: sospendiamo il giudizio, non avendo le necessarie competenze architettoniche, tuttavia restiamo perplessi e sconcertati per una serie di circostanze e di coincidenze a dir poco inquietanti. Ecco: questo, se confermato, sarebbe un  buon esempio d’indottrinamento occulto; perché senza saperlo, senza rendersene conto, i fedeli che si recano in certe chiese non si pongono sotto la protezione di Dio, ma di qualcun altro.
Un altro esempio è la diffusione di idee e concetti che hanno l’apparenza dell’ortodossia, ma non la sostanza, proprio là dove il fedele meno se lo aspetta: ad esempio, tra le pagine di un Messale, regolarmente autorizzato dalla competente autorità ecclesiastica. Vogliamo fare un esempio concreto: ci è capitato fra mano il Messale festivo Emmaus (Edizioni Paoline, 1985; titolo originale: Le Missel Emmaus des dimanches, con introduzioni e commenti di Jean-Pierre Bagot); a pagina 908, ci siamo imbattuti in questo paragrafo:

L’Eucaristia: una mensa che all’inizio Gesù aprì ad alcuni intimi. Ma già vedeva in essa un pasto che avrebbe soddisfatto la fame profonda di tutti gli uomini. Invita i suoi a condividerlo con il mondo intero. Celebrando questa Eucaristia, abbiamo la preoccupazione di far accedere tutti gli estranei alla nostra tavola? Il vero sacrificio è la Chiesa totale unita nella carità.

Sulle prime frasi, niente da dire. Ma poi, che significa la domanda:Celebrando questa Eucaristia, abbiamo la preoccupazione di far accedere tutti gli estranei alla nostra tavola? Non è chiaro di quale tavola si stia parlando. Se è la Mensa eucaristica, ciò non dipende dal buon volere del singolo cristiano; a meno che lo si debba intendere nel senso generico dell’annuncio della Buona Novella, il quale, a sua volta, rende possibile, attraverso la conversione dei non credenti, la condivisione dell’Eucarestia. Ma questa interpretazione appare un po’ forzata. L’altra, assai più semplice, produce una confusione di piani, quello teologico e quello morale. Se l’espressione “la nostra tavola” allude alla normalissima tavola imbandita con le vivande necessarie all’esistenza fisica, allora non si capisce cosa c’entri l’Eucarestia, che consiste in un cibo soprannaturale: il cibo dell’anima, necessario alla vita eterna. Sono due cose completamente diverse. Una cosa è accostarsi all’Eucarestia, e ricevere il Corpo e il Sangue del Signore Gesù Cristo, che si offre agli uomini in remissione dei loro peccati; e un’altra cosa, del tutto differente, è imbandire la tavola per il nostro prossimo e rendersi disponibili a condividere il proprio pane con chi è bisognoso. Qui si tratta di un atto di carità, non di un sacramento; di un atto naturale, per quanto ispirato dall’amore, non di un atto soprannaturale. Paragonare l’Eucarestia, e sia pure implicitamente, ad un normale pasto offerto agli estranei per amore di Dio, equivale a ridurre l’Eucarestia ad un cibo qualsiasi, senza niente di speciale, a parte la motivazione religiosa: vale a dire, a desacralizzarla. Se si tratta di questo, allora è un gravissimo errore teologico, un messaggio catechistico totalmente sbagliato.
Ma l’affermazione più traumatizzante è quella contenuta nell’ultima frase: Il vero sacrificio è la Chiesa totale unita nella carità. Che cosa significa l’espressione: il “vero” sacrificio, oltretutto con l’iniziale minuscola? Forse che il Sacrificio della Messa, il Sacrificio eucaristico, dove Gesù Cristo offre ai fedeli il suo Corpo e il suo Sangue, sotto le apparenze del pane e del vino, non è un vero sacrificio? E che cos’è, allora? Una semplice commemorazione, come sostengono i protestanti? Un semplice ricordo dell’Ultima Cena? Si stenta a credere che una simile espressione sia contenuta in un Messale cattolico, approvato dall’autorità ecclesiastica; anche se qualche sospetto, lo confessiamo, nasce dal fatto che l’edizione italiana dall’originale francese sia stata curata da David Maria Turoldo e Marco Aldrovandi. Padre Turoldo, con rispetto parlando, è stato uno dei capofila del cattolicesimo progressista: la sua idea del Vangelo era nettamene connotata a sinistra, gli piacevano le rivoluzioni e la teologia della liberazione. Si era schierato a favore del divorzio e dell’aborto; e, da perfetto liberale, aveva dichiarato che fede e morale cattolica sono fatti privati. Infine, riteneva che la vera conversione dell’uomo debba avvenire nei confronti della sua stessa umanità, più che a Gesù Cristo. Lo scrittore Tito Casini riferisce che, per manifestare la sua protesta contro la Chiesa in tema di referendum, giunse a spezzare un Rosario in pubblico: gesto sacrilego e inqualificabile. Anche i gruppi Emmaus rimandano alla figura dell’Abbé Pierre, un sacerdote che, come Turoldo, amava molto “gli ultimi”: nulla di male in questo, se non diventa una forma camuffata di lotta di classe. Infatti, durante la Seconda guerra mondiale, era stato partigiano: e in questo, sì, c’è qualcosa che non va troppo d’accordo con il cattolicesimo e con lo stato sacerdotale; nel divampare di una guerra civile (perché tale fu, come in Italia, anche in Francia), è compito di un cristiano, di un prete, schierarsi con una delle fazioni in lotta e contribuire al fratricidio? Ma tutte queste sono solo speculazioni. Noi non abbiamo alcun elemento per sostenere che le espressioni di cui sopra siano state introdotte con subdole intenzioni. Però, il problema esiste: se il vero sacrificio è l’esistenza della Chiesa, l’Eucarestia che cos’è? E che significa, poi, la Chiesa totale? È una espressione insolita: esiste una Chiesa cattolica, che è una, santa, apostolica e romana; se non è di essa che si parla, che cosa sarà codesta Chiesa totale? Una cosa diversa, un’altra cosa?
Una cosa è certa: l’età della democrazia diffusa è anche l’età dell’indottrinamento diffuso; si tratta di conquistare il consenso delle masse, o almeno portarle alla rassegnazione, e far sì che finiscano per assuefarsi a quel cambiamento di paradigma che le odierne élites vogliono imporre ad ogni costo, in tempi sempre più serrati: vedi Stato civile di Raitre. Sta a noi vigilare, e non permetterlo… 

L’indottrinamento della società, palese e occulto

di Francesco Lamendola

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