ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 22 gennaio 2017

Guai a questa grande città!

PASSARE OLTRE E CHIESA DI SATANA

    Dove non si può più amare bisogna passare oltre: da Nietzsche a Cristo la filosofia del passare oltre riguarda anche il Cristianesimo fa parte dell'insegnamento di Gesù e a torto è stata messa fra parentesi da molti cristiani 
di Francesco Lamendola  



In Così parlò Zarathustra (Terza Parte, Del Passare oltre; traduzione di Giuseppina Quattrocchi), Nietzsche fa dire dal suo eroe, al pazzo furioso che gli si era parato davanti, all’ingresso della grande città:

Anche questa grande città mi fa schifo, non solo questo folle. Qui e là non c’è nulla da migliorare, nulla da peggiorare.
Guai a questa grande città! E vorrei vedere già la colonna di fuoco in cui sarà incendiata!
Simili colonne di fuoco devono precedere il grande mezzogiorno.  Ma questo ha il suo tempo e il suo destino.
Tuttavia per commiato ti do questo insegnamento, o folle: dove on si può più amare, bisogna PASSARE oltre!
Così parlò Zarathustra e passò oltre la grande città e il folle.

Dunque: là dove non si più amare, bisogna saper “passare” oltre. Quest'aurea massima dello Zaratahustra ci mostra un aspetto abbastanza caratteristico del pensiero di Nietzsche, derivante dal suo aristocraticismo e dal suo rifiuto dei compromessi, delle mezze misure, del voler accomodare a ogni costo le situazioni di tensione e di conflitto: quel modo sprezzante di porsi davanti a ciò che ostacola il cammino (del superuomo), quel rifiutarsi di perdere tempo con chi non capisce, non vuol capire, ed elabora inganni e perfide astuzie per difendere ferocemente la propria pochezza, la propria meschinità, il proprio "sacrosanto" diritto a ruminare l'erba come le mucche, inconsapevoli e indifferenti a ogni slancio eroico.

Ora, siccome Nietzsche si pone come un pensatore deliberatamente anti-cristiano, e tutta la sua opera speculativa (in verità, più poetica che speculativa) è un tentativo di contrapporre al cristianesimo, punto per punto, una nuova tavola dei valori e un nuovo sistema etico-esistenziale), e siccome la figura di Gesù Cristo viene intesa e presentata molto spesso, anche dagli stessi cristiani, come quella di un maestro mite, dolce, e insomma piuttosto accomodante, verrebbe naturale pensare che la filosofia del "passare oltre" non possa appartenere all'universo mentale e morale del cristiano, perché, se ben si accora con l'immagine "canonica" di Nietzsche, farebbe a pugni, invece, con quella che ci siamo fatta di Gesù, tutto dolcezza e mediazione.
Le cose, però, non stanno affatto in questo modo, perché la filosofia del "passare oltre" riguarda anche il cristianesimo, fa parte dell'insegnamento di Gesù, e a torto è stata messa fra parentesi da molti che si dicono cristiani. Siccome costoro si sono costruiti, specie negli ultimi decenni, una falsa immagine di Cristo, secondo i loro desideri e le loro aspettative (innanzi al Concilio Vaticano II, questo fenomeno di edulcorazione e di manipolazione della figura storica e morale di Gesù non era ancora iniziato, o lo s'intravedeva appena), stentiamo a credere alle parole stesse del Vangelo, allorché non si accordano con le nostre aspettative e con le nostre proiezioni moderniste, buoniste e progressiste. Eppure Gesù è stato estremamente chiaro, e i Vangeli ne rendono testimonianza, su quel che deve fare il cristiano davanti al mondo che rifiuta la sua Parola.
In Matteo, 10, 11-15, Gesù raccomanda ai suoi discepoli, nel momento in cui li congeda per mandarli a evangelizzare in ogni luogo della Palestina:

In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città.

Non solo “passare oltre”, dunque; ma anche “scuotere la povere dai propri calzari” contro i paesi e le città che non vogliono ascoltare il Vangelo, che è l’equivalente di un gesto di maledizione. E a Nazaret, nella cui sinagoga i suoi concittadini si rifiutano di ascoltarlo e lo minacciano di morte, ecco come si comporta Gesù (Luca, 4, 28-30):

All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

E durante l'Ultima cena, Gesù si rifiuta di pregare per il mondo; laddove, come sappiamo dal contesto del quarto Vangelo, il "mondo" è quella parte di umanità che, pur avendo ascoltato la sua parola, si rifiuta di accoglierla e di convertirsi (Giovanni, 17, 6-9):

Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. 

Anche in molte parabole troviamo il concetto del "passare oltre". A Erode Antipa, per esempio, che lo interroga dopo che Pilato lo ha mandato al cospetto del tetrarca, Gesù non risponde nemmeno una parola; mentre alle domande di Pilato aveva risposto. La ragione è che Erode era l'assassino di Giovanni il Battista, e, inoltre, che le sue domande a Gesù non venivano dal desiderio di capire, e sia pure nel contesto di un drammatico processo che lo vedeva come imputato, perché accusato dal Sinedrio e dai capi dei sacerdoti, ma piuttosto dalla oziosa curiosità del cinico potente che si vuol divertire con uno spettacolo di nuovo genere, quello di un capo religioso che si difende dalle accuse mossegli dai suoi correligionari. Nella parabola dei vignaioli omicidi Gesù non smentisce i suoi ascoltatori, i quali, interrogati, dicono che il padrone della vigna, sdegnato, manderà i suoi uomini a sterminare quei malvagi, anzi, ribadisce il concetto, citando le Scritture (Giovanni, 12, 9-11):

Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri. Non avete forse letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartata / è diventata testata d'angolo; / dal Signore è stato fatto questo / ed è mirabile agli occhi nostri”?

Eppure, nonostante l’evidenza, vi sono oggi molti teologi, vescovi, preti e religiosi cattolici i quali si rifiutano di prendere sul serio questi passi e questi ammonimenti, e si ostinano a dipingere un Gesù tutto sorrisi verso chiunque, e un cattolicesimo in linea con un simile, sdolcinato buonismo, fino a trarne l’assurda conclusione che l’inferno non esiste, il male è una tendenza rimediabile e l’uomo, purché inserito in una società giusta, sarà sempre in grado di scegliere il bene, o, almeno, di farsi perdonare da Dio: il che è press’a poco come negare la necessità della Redenzione e suggerire che nulla manchi alla natura umana per redimersi da sé e giungere alla perfezione con le sue sole forze. Tipico esempio, monsignor Galantino, il quale afferma che Dio “ha risparmiato” Sodoma e Gomorra, quando la Bibbia dice chiaramente che le distrusse per la gravità del loro peccato.
D’altra parte, esistono almeno due maniere sbagliate di porsi davanti al concetto del “passare oltre”, ossia del rinunciare a tentar di persuadere chi, in modo evidente, non vuol neppure ascoltare. Una è quella buonista e dolciastra di cui abbiamo ora detto, e che è tipica del cattolicesimo progressista e modernista. La seconda, che ha la stessa radice, è quella di chi valuta l’andare “oltre” come la scoperta che l’altro non è poi così male come sembrava, che vi sono in lui delle risorse, delle potenzialità, dei lati positivi che sollecitano a non fermarsi alle apparenze, ma a insistere e a sforzarsi di vedere meglio. Tuttavia, “andare oltre” è un concetto diverso da “passare” oltre. Questo tipo di atteggiamento, valido in se stesso, o, comunque, sostanzialmente condivisibile, diventa affettato, artificioso e, in ultima analisi, ipocrita, quando si estende anche ad ambiti impropri. Per esempio, c’è una cattiva psichiatria che nega, in definitiva, la malattia mentale, e che parla e sproloquia di “andare oltre la malattia mentale”, come se negare l’esistenza di un problema equivalesse a superarlo. E c’è una cattiva sociologia che non vuol sentir parlare di “delinquenti”, ma solo di persone che soffrono di “disagio ambientale”, o, comunque, di disturbi mentali legati al malfunzionamento della società: anche in questo caso, si nega l’esistenza di un problema e ci si illude che, se il contesto sociale fosse migliore, i delinquenti sparirebbero dalla circolazione. I cattolici progressisti e neomodernisti si segnalano all’avanguardia di entrambe queste tendenze. Adoperando come delle chiavi universali l’infinita misericordia di Dio, da un lato, e le colpe della società nei confronti degli individui,  dall’altro, si ottiene il “miracolo” di assolvere tutti, di promuovere tutti, di assicurar a tutti il biglietto d’ingresso in Paradiso, indipendentemente dalle scelte morali che hanno fatto e persino indipendentemente dalla loro disponibilità a fare mea culpa per i loro peccati e a chiedere perdono a Dio. Ma questo equivale a fabbricarsi un vangelo su misura, che non  il vero Vangelo; a fabbricarsi una fede cattolica su misura, che non è la vera fede cattolica; e a fabbricarsi perfino un redentore su misura, che non è Gesù Cristo, e che non può redimere un bel nulla, perché chi compie questa operazione, in fondo, non pensa di aver realmente bisogno di essere redento, né che l’umanità, in quanto tale, sia bisognosa di una redenzione da parte di Dio. E non stiamo parlando di una minoranza sparuta di cattolici, ma di, probabilmente, di una maggioranza di persone che si dicono e si credono cattoliche, ma che, in realtà si sono fabbricate il vangelo secondo me, sulla misura del loro egoismo, della loro pigrizia e del la loro propensione a cercare il perdono senza neanche il bisogno di confessare i propri peccati.
Un tipico esempio di questa mentalità pseudo cattolica è stato offerto in questi giorni (gennaio 2017) dall’atteggiamento di gran parte dei parrocchiani di Carbonara di Rovolon, sui Colli Euganei, i quali, davanti al coinvolgimento del loro prete, don Roberto Cavazzana, nelle orge sadomasochiste di un altro prete padovano, don Andrea Contin, durante le quali i due indegni sacerdoti si filmavano a vicenda nel corso delle loro prestazione erotiche, durante le quali si scambiavano le amanti come fossero state semplici oggetti di piacere, hanno festosamente perdonato il loro amato parroco e si sono schierati a sua difesa, dicendo che era un ottimo sacerdote e che per merito suo la vita parrocchiale è addirittura “rinata”. Un paesano, intervistato da una rete televisiva, ha affermato che don Roberto, in chiesa, “faceva bene il suo mestiere” (sic), e dunque cosa importa la sua vita privata? Un’altra parrocchiana si è detta entusiasta del giovane e aitante parroco e ha mostrato sorpresa e fastidio per il clamore mediatico: se don Roberto conduceva una doppia vita, che importanza ha? Non sono forse affari suoi? L’importante non è forse che abbia fatto del bene alla parrocchia? Ciò significa una cosa sola: che il livello morale dei cattolici è sceso sotto lo zero e che molti parrocchiani non si meritano nulla di diverso da preti come don Andrea e don Roberto; sono degni gli uni degli altri, e tanto peggio per Gesù e per il Vangelo. Ricordiamo le parole di san Paolo a proposito di quel tale che conviveva con la moglie di suo padre (1 Corinzi, 5, 1-5):

"Si sente da per tutto parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre. E voi vi gonfiate di orgoglio, piuttosto che esserne afflitti, in modo che si tolga di mezzo a voi chi ha compiuto una tale azione! Orbene, io, assente col corpo ma presente con lo spirito, ho già giudicato come se fossi presente colui che ha compiuto tale azione: nel nome del Signore nostro Gesù, essendo radunati insieme voi e il mio spirito, con il potere del Signore nostro Gesù, questo individuo sia dato in balìa di satana per la rovina della sua carne, affinché il suo spirito possa ottenere la salvezza nel giorno del Signore".

Questa è la vera Chiesa di Dio; l’altra, buonista e permissiva, non è la Chiesa di Dio, ma di satana…

«Dove non si può più amare, bisogna PASSARE OLTRE 

di Francesco Lamendola


 
Sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà eretto l’abominio della desolazione (Dn 12,11)
 

#Misericordia a senso unico




Il sito Adelante la Fe ha riportato la notizia della sospensione a divinis di un sacerdote colombiano, Luis Carlos Uribe Medina, voluta dal vescovo locale, Rigoberto Corredor, con la seguente motivazione: «(…) ha espresso pubblicamente e privatamente il suo rifiuto degli insegnamenti dottrinali e pastorali del Santo Padre Francesco, soprattutto per quanto riguarda il matrimonio e l’Eucaristia. (…) Sua Eccellenza il Vescovo ha convocato padre Luis Carlos Uribe Medina per sentire spiegazioni sulla sua posizione dottrinale per quanto riguarda gli insegnamenti del Santo Padre (…) in questo incontro, ha persistito nel suo atteggiamento nei confronti del Santo Padre Francesco. (…) Pertanto (…) si è separato pubblicamente dalla comunione con il Papa e la Chiesa. (…)». Non poteva mancare la “ciliegina sulla torta”: «I fedeli della Chiesa cattolica sono invitati a non seguire gli insegnamenti del sacerdote di cui sopra, finché non accetta la dottrina e gli insegnamenti del Vicario di Cristo». (Traduzione di Radio Spada).
Due veloci considerazioni.
La prima: nessun Vicario di Cristo in carica ha una sua dottrina, poiché la sua missione è insegnare, custodire, tramandare il depositum fidei. Il cattolico non è il seguace di questo o di quel papa regnante, ma il discepolo di Gesù Cristo, obbedendo a tutti i suoi Comandamenti.

La seconda: è evidente, oramai, che nella chiesa ad franciscum c’è un posto per tutti (luterani, musulmani, atei, agnostici, marxisti, massoni, sodomiti, abortisti, adulteri, concubini, etc.), tranne che per i cattolici.

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