ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 15 gennaio 2017

La ricchezza intrinseca della corona del Rosario

                Il Santo Rosario  Alcune meditazioni

A suo tempo scrivemmo una breve presentazione del Santo Rosario composta prevalentemente da alcuni elementi storici e alcuni riferimenti tratti dalle apparizioni della Vergine Maria. Essa fa ancora parte del libretto con il testo del Santo Rosario che abbiamo distribuito in questi anni.

Per aggiungere al presente scritto un elemento di completezza, riportiamo in calce quella presentazione.

Qui ci soffermiamo invece su una serie di elementi presenti nel Santo Rosario, che ci hanno indotto, a varie riprese, ad alcune meditazioni, che sappiamo non essere esaustive, ma che possono essere utili per cogliere in parte la complessa ricchezza di questa antica e conosciutissima preghiera, più volte raccomandata dalla Madonna.
E’ bene precisare che la meditazione del Santo Rosario non può essere costretta in una qualche schematizzazione, poiché agli oggettivi elementi intrinseci che lo compongono, inevitabilmente si aggiungono sempre gli elementi soggettivi ed estrinseci che i primi suscitano nel fedele che lo recita.

Incominciamo col ricordare che la recita giornaliera del Santo Rosario è stata sempre raccomandata dalla Chiesa per tenere viva nei fedeli la devozione alla Santissima Vergine Maria, Madre di Dio. Il Santo Rosario rappresenta anche una sorta di compendio degli articoli di Fede, incentrato sulla missione salvifica di Nostro Signore che si è incarnato per offrirci gli strumenti per conseguire la salvezza. Esso si rivela essere il migliore e più semplice esercizio per tenere accesa la fiaccola della dedizione a Dio.
La recita del Santo Rosario è, comunque, un mezzo per implorare l’intercessione benevola della Santissima Vergine Maria; la sua recita in famiglia, realizza poi l’unione del nucleo familiare intorno al focolare della Fede: catechesi per i giovani, memento per i meno giovani, preparazione spirituale per i vecchi, intercessione per le anime dei defunti.

Via via che si recita il Santo Rosario, si finisce col cogliere, un po’ la volta, la corrispondenza che c’è tra tutti i suoi elementi, e si finisce col prendere atto della sua complessità e ricchezza, nonostante esso presenti, a prima vita, un’estrema semplicità. Per quanto ci riguarda, abbiamo ritenuto di cogliere in esso una duplice struttura: simbolica e teologica.

Nel riportare di seguito gli elementi che ci è parso così di poter cogliere, precisiamo che, non solo si tratta di riflessioni personali, al pari delle considerazioni che ne sono scaturite, ma che esse non limitano eventuali letture diverse che altri come noi potrebbero soggettivamente realizzare. Noi qui ci siamo attenuti a considerazioni semplici, interessati principalmente a far notare certe corrispondenze che abbiamo colte e che, indipendentemente dal valore intrinseco degli elementi come li abbiamo considerati, sono importanti per se stesse e particolarmente indicative della struttura armonica che regge tutta questa preghiera.

La struttura simbolica

La singola corona del Rosario è composta principalmente da cinquanta grani che computano le 50 Ave Maria che si devono recitare; ad essi si aggiungono i 5 grani che computano i cinque Pater che si recitano prima delle Ave Maria.
Se si inscrivono in un cerchio questi elementi, si ottiene un simbolo duplice: grafico e numerico. Il simbolo grafico è semplice da realizzare, basta disporre la corona su un tavolo.




Disposta la corona in forma circolare, si nota che essa si compone di 54 grani sulla circonferenza: cinque serie di 10 intercalati da 4.
Se si considerano i quattro grani intermedi come disposti idealmente a forma di croce si ottiene il simbolo della croce intersecante il cerchio.
E’ interessante notare che il primo Pater con cui si dà inizio alla recita di tutta la corona, non è posto sulla detta circonferenza, ma fuori di essa, così che in maniera interessante, i 54 grani sulla circonferenza richiamano immediatamente il valore 9 = 4+5.



Non solo, ma se il grano del primo Pater, che dà inizio a tutta la corona, lo si pone idealmente al centro, si ottiene il cerchio completo con la sua origine che è il centro.
In tal modo, i cinque Pater si presentano come reggenti tutta la corona: il primo al centro, come origine del cerchio, gli altri quattro sulla circonferenza; da notare, però, che i grani dei 4 Pater possono essere considerati in croce solo idealmente e non graficamente, perché di fatto non formano graficamente una croce dato che la distribuzione dei grani sulla circonferenza è suddivisa per 5 e non per 4.



Se si considerano invece le 5 serie di Ave, si vede che esse dividono il cerchio in 5 parti, ognuna occupante quindi un angolo di 72 gradi; tale che anche in questo caso si ritrova il valore 9; e questo numero corrisponde in definitiva all’intero cerchio col suo angolo giro di 360 gradi, numero anch’esso riconducibile a 9 = 3+6.
Come si vede, nonostante la suddivisione apparentemente non univoca, la distribuzione delle preghiere sulla corona del Rosario si mantiene armonica per queste corrispondenze.

Pensiamo sia opportuno precisare che questa corrispondenza grafico-numerica, mentre è suscettibile di essere sviluppata ed arricchita da altre considerazioni similari, non è il risultato di una sovrapposizione a posteriori, ma scaturisce dalla ricchezza intrinseca della struttura materiale della corona del Rosario. Che si adotti la modalità da noi qui utilizzata o se ne adottino altre, ciò che conta è la corrispondenza tra i diversi elementi.
Peraltro, il richiamo al cerchio non è casuale, ma è legato al significato simbolico del cerchio che rappresenta una unità compiuta, ad un tempo elementare e universale; e questa unità è propria del Santo Rosario, sia per quanto abbiamo detto prima sia per quanto diremo nel seguito.



Se adesso si considera che la recita dell’intero Rosario è composta da tre corone, possiamo dedurne una nuova figura composta da tre cerchi che si intersecano. L’intersezione di questi tre cerchi realizza il simbolo della Santissima Trinità, con ognuno dei tre cerchi con un loro centro, come abbiamo visto prima, e riconducibili al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo; cerchi che sono quindi equivalenti e che insieme possono considerarsi retti da un nuovo centro che rappresenta l’unità e l’unicità della Santissima Trinità; tale centro lo si ritrova anch’esso presente sulla corona del Rosario ed è costituito dal Credo con cui si dà inizio alla recita del Rosario stesso e che a sua volta è di per sé il compendio della Fede.
Al pari del primo Pater che è posto fuori dalla corona di 54 grani e che dà inizio alla recita delle altre 54 preghiere, il Credo è anch’esso fuori dalla corona, ma dà inizio alla recita di tutto il Rosario, è per questo che riteniamo logico porlo al centro dei tre cerchi intrecciati di cui abbiamo appena detto.

Queste brevi considerazioni suggeriscono l’importanza della simbologia dell’intero Rosario costituito da 3 corone di 54 grani ciascuna, più i tre grani dei tre Pater iniziali. Questo permette di considerare che, essendo il totale di questi grani 165, usando sempre la medesima modalità, essi corrispondono al numero 12 (1+6+5), il quale è in tutta evidenza lo stesso numero degli Apostoli, e se ad esso si aggiunge al centro Nostro Signore, ecco che si ha un’altra corrispondenza simbolica col cerchio.

Il numero 165 si ottiene aggiungendo 150 (Ave) a 15 (Pater): 150 Ave omologhe ai 150 Salmi e 15 Pater omologhi ai 15 Misteri enunciati nel Rosario. Questi stessi numeri 150 e 15 sono poi chiaramente simili e riconducibili al numero 6 = 1+5, che è un altro numero base del cerchio, riscontrabile principalmente nell’angolo giro che lo realizza: 360 gradi = 60x6, anch’esso riconducibile al valore 9 = 3+6. Così che anche in questo caso si ritrova ancora la medesima corrispondenza.

Ora, ad una lettura superficiale di quanto abbiamo detto fin qui, si potrebbe avere l’impressione che queste considerazioni corrispondano ad un esercizio di “numerologia”, e sappiamo quanto certe cose siano ostiche alla mentalità schematica di certi amici, ma una lettura appena ponderata permette di rendersi conto che si tratta del frutto dell’osservazione dei dati oggettivi che compongono la corona del Rosario, dati che noi abbiamo considerato sulla base delle conoscenze comuni del semplice fedele e come tali facilmente riscontrabili da tutti; e sono queste conoscenze comuni che suggeriscono le corrispondenze grafiche e numeriche che abbiamo indicato e non altrimenti.

La struttura teologica

I 15 Misteri del Rosario rappresentano tutta la storia della Redenzione: dall’Incarnazione del Verbo alla nascita e alla permanenza della Chiesa. Essi iniziano con il Fiat mihi secundum verbum tuum della Santissima Vergine e si concludono con la sua apoteosi celeste accompagnata dalla gloria degli Angeli e dei Santi. Al tempo stesso essi presentano la venuta provvidenziale del Figlio di Dio, Redentor mundi e Salvator hominis: dalla Nascita all’Ascensione.
Nonostante l’apparente prevalenza della figura della Madre di Dio, la struttura dei quindici Misteri si regge prevalentemente su quella di Nostro Signore; e questo lo si coglie meglio considerando i 5 Misteri centrali (terzi) di ogni corona. Da notare che, essendo i Misteri distribuiti per 5, il terzo è il centro simbolico degli altri 4, tale da poter essere considerato il Mistero che regge gli altri.

Il terzo Mistero della prima cinquina è la Nascita del Salvatore.
Questa avviene in una grotta, al buio, in cui l’unica luce è il Bambino Gesù, luce del mondo e anticipazione della luce celeste offerta agli uomini di buona volontà. Ha così inizio l’opera della Redenzione: con l’Epifania di Dio Bambino apparentemente indifeso e tuttavia già potentissimo nella Sua venuta. I simboli tipici della nascita del Salvatore sono rappresentati principalmente dai tre doni che portano i tre Re Magi: oro, incenso e mirra; disposti secondo una sequenza che va dalla terra al Cielo: oro, che è il simbolo della regalità terrena di Gesù; incenso, che è il simbolo del sacerdozio celeste di Gesù; e mirra che è il simbolo della vita eterna di Gesù.

Il terzo Mistero della seconda cinquina è l’incoronazione di spine di Nostro Signore Gesù Cristo.
Essa rappresenta il trionfo terreno del Salvatore che, proprio nell’essere dileggiato, è presentato dai suoi stessi ignari persecutori come il Re per eccellenza, la cui corona è irta di indefiniti aculei che, mentre feriscono a sangue il  suo capo, respingono da esso tutte le potenze avverse ed esprimono così la gloria intangibile del Figlio di Dio che vince e domina il mondo.
L’incoronazione di spine del terzo Mistero doloroso è la figurazione di Cristo Re, dominatore del Cielo e della terra, di Cristo Sacerdote unico Mediatore tra la terra e il Cielo, di Cristo glorioso creatore, reggitore e salvatore del mondo di qua e del mondo di là.

Il terzo Mistero della terza cinquina è la discesa dello Spirito Santo, che è il compimento in terra della missione salvifica di Nostro Signore, il quale invia lo Spirito Paraclito per realizzare in terra la continuità della Sua opera di Redenzione, fino alla fine del mondo.
In questo momento così particolare per il destino soprannaturale degli uomini, si trovano raccolti i tre elementi basilari della Chiesa: lo Spirito di Vita che regge e assiste la Chiesa, i dodici Apostoli che costituiscono la Tradizione della Chiesa, e la Vergine Maria che è la Madre e la custode della Chiesa. Al tempo stesso, la Vergine Maria, come Madre dei fedeli, rappresenta tutti i fedeli, nella sua duplice veste, attiva, di auxilium christianorum, e passiva, di nuova Eva che pronuncia per tutti il Fiat mihi secundum verbum tuum, dichiarazione di umiltà e di sottomissione alla volontà di Dio che dev’essere fatta propria da ogni vero fedele di Cristo.

La sequenza di questi tre Misteri racchiude tutta la storia della Redenzione: l’Epifania terrena del Creatore, il trionfo del Redentore, la perenne presenza del Salvatore.

I rimanenti 12 Misteri accompagnano i primi 3 con una stessa sequenza consequenziale.

Il primo Mistero gaudioso, l’Annunciazione a Maria Santissima e la sua sottomissione alla volontà di Dio, si accompagna al primo Mistero doloroso, che ricorda la preghiera di Gesù nel Getsemani, in cui Nostro Signore ribadisce la sottomissione alla volontà del Padre; e si accompagna il primo Mistero glorioso, che ricorda la Resurrezione di Nostro Signore per espresso disegno e volontà del Padre.
Lungo questi tre Misteri si snoda la disposizione della Divina Provvidenza che vede, dispone e provvede e che richiede dai fedeli la loro totale disponibilità in vista della loro stessa resurrezione in Cristo.

Il secondo Mistero gaudioso, la visita di Maria Santissima a Sant’Elisabetta, è la prefigurazione dell’Epifania del Signore Gesù, che ancora solo in gestazione nel seno della Vergine si manifesta all’altro predestinato, in gestazione nel seno di Sant’Elisabetta: quel Giovanni che fin da prima della nascita si presenta così come il Precursore del Figlio di Dio incarnato.
Questo Mistero si accompagna al secondo Mistero doloroso, la flagellazione di Gesù, che rappresenta l’aspetto consequenziale della Sua Epifania: il suo essere rifiutato dai suoi, come ricorderà lo stesso San Giovanni nel Prologo del suo Vangelo. La flagellazione di Gesù è nel contempo l’immagine della funzione strumentale dei suoi nemici, i quali, flagellando le sue carni non sanno di colpire a sangue solo Gesù uomo, facendo risaltare maggiormente Gesù Dio. Funzione strumentale in vista della gloria che era già indicata nel terzo Mistero doloroso.
Infine, a questi due misteri si accompagna il secondo Mistero glorioso, l’Ascensione al Cielo di Gesù risorto; che è il coronamento degli altri due precedenti Misteri: così che la prima nascosta Epifania e la prima nascosta esaltazione si concludono con la manifesta apoteosi celeste del Figlio di Dio che, compiuta la Sua missione, torna a sedersi al Suo posto alla destra del Padre.

Il quarto Mistero gaudioso, che ricorda la presentazione al Tempio di Gesù e la purificazione della Vergine Maria, è la prosecuzione del secondo Mistero: questa volta è il sacerdote Simeone che riconosce nel Bambino l’atteso Messia e ne profetizza il destino rispetto al popolo di Israele e al mondo. E’ una nuova Epifania del Salvatore che questa volta si realizza all’interno stesso del Tempio di Gerusalemme dove Gesù è riconosciuto chiaramente come il Messia atteso, e ciò nonostante il popolo d’Israele non lo riconoscerà, anticipando così la fine del culto della vecchia Alleanza e l’inizio del culto della nuova Alleanza.
Nel contempo, mentre nel secondo Mistero la Vergine Maria si presenta nella pienezza della sua maternità, nel quarto Mistero questa maternità terrena è sancita dalla sua purificazione rituale. La Santissima Vergine non necessitava della purificazione in quanto creatura voluta da Dio senza macchia e immacolata, ma mentre questo atteneva al suo ruolo soprannaturale di Madre di Dio, quanto al suo ruolo naturale di Madre del Messia di Israele era necessario che compisse la purificazione nel Tempio, cosa che peraltro rientrava, al pari della presentazione del Bambino, nell’adempimento della legge mosaica.
Al quarto Mistero gaudioso si accompagna il quarto Mistero doloroso: la salita al Calvario di Nostro Signore caricato della croce. Esso illustra la via che, percorsa da Gesù, dovrà essere percorsa dai suoi fedeli. Il Messia che si presenta nel Tempio col quarto Mistero gaudioso, qui appare nella crudezza del rifiuto dei suoi che lo conducono al patibolo credendo di condurlo a morte, mentre invece essi stessi sono gli strumenti che conducono il Messia alla gloria terrena del trionfo sulla morte, con l’aggiunta che conducono il Figlio di Dio a compiere la Sua missione redentrice sullo stesso luogo e sullo stesso legno che vide Adamo cadere e che vedrà il nuovo Adamo innalzato verso il Cielo per il riscatto dal peccato originale degli uomini di buona volontà.
A questi due Misteri che illustrano il percorso salvifico del Messia si accosta il quarto Mistero glorioso, l’assunzione in Cielo, anima e corpo, di Maria Santissima. In questo modo all’innalzamento di Gesù corrisponde l’innalzamento della Vergine Maria, a conferma della sua concezione immacolata e della sua natura inviolata di nuova Eva.
Come l’innalzamento di Gesù è il riscatto dell’antico peccato di Adamo, così l’innalzamento di Maria è il riscatto dell’antico peccato di Eva. La nuova Eva, Maria Santissima, è quindi la nuova madre dei viventi, la madre di tutti i veri credenti, che potranno accedere al Cielo per sua intercessione.

Il quinto Mistero gaudioso ricorda il ritrovamento di Gesù nel Tempio, mentre discetta con i dottori. Si intende subito che si tratta del primo atto pubblico della manifestazione di Gesù come Maestro, il quale si attua per la prima volta proprio in quello stesso Tempio che avrebbe dovuto accoglierlo come Messia inviato dal Padre. E’ chiara la corrispondenza con gli altri Misteri che lo precedono: il secondo, prima teofania nascosta, e il quarto, prima teofania riconosciuta; entrambi retti dal Mistero centrale che è la nascita di Gesù e il suo riconoscimento come Messia da parte dell’intero creato: gli animali – della stalla e dei pastori – e gli uomini – i tre Re magi.
Si dovrà aspettare ancora del tempo perché Gesù dia inizio alla sua predicazione pubblica, ma già da allora, all’interno del Tempio, egli si appalesa ai dottori della Legge, che avrebbero dovuto riconoscere in Lui l’avverarsi delle profezie ed invece non lo riconoscono e lasciando che ritorni con i genitori si accingono a rifiutarlo quand’Egli si presenterà a loro con parole chiare e con atti miracolosi. Un’occasione mancata per Israele, che pagherà caro questo rifiuto fino alla prossimità della fine del mondo.
Questo quinto Mistero gaudioso si accompagna al quinto Mistero doloroso, la morte in Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. Come con una parabola cortissima, Gesù compie la Sua missione e lascia la terra per far posto a quello che verrà dopo di Lui e che, venuto da Lui, durerà fino alla Parusia. E’ necessario che io me ne vada, dice Gesù ai Suoi Apostoli, e nell’andarsene, dalla Croce, col Sangue che sgorga dal Suo costato, alla presenza di Maria, “ecco la tua Madre”, e di Giovanni, “ecco il tuo figlio” (cfr. Gv. 19, 25-27), dà vita alla Chiesa: la continuazione di Se stesso, la Sua perenne presenza nel mondo fino alla consumazione dei secoli.
Si compie così l’apoteosi della Redenzione che prelude alla gloria celeste: l’innalzamento di Gesù, la creazione della Chiesa, la comunione dei Santi della Chiesa militante, iniziata in terra, e della Chiesa trionfante che si manifesta già in Cielo, come annuncerà subito dopo il quinto Mistero glorioso.

Col quinto Mistero glorioso si conclude il Rosario e non sembri strano che questo Mistero accomuni l’incoronazione di Maria Santissima Regina del Cielo e della terra alla gloria degli Angeli e dei Santi.
Dopo l’apoteosi in terra di Gesù, che con la sua morte glorifica Se stesso vincitore della morte, e dopo l’assunzione in Cielo, anima e corpo, di Maria Santissima, la di lei glorificazione in Cielo è la configurazione della benedizione di Dio sull’opera redentrice che, incominciata con Maria Immacolata, si chiude col riconoscimento a Maria della gloria celeste. Così Maria si appalesa come corredentrice e come mediatrice di tutte le grazie: immagine della Chiesa, che è il compimento dell’opera redentrice di Gesù; immagine della Chiesa tutta: la Chiesa militante in terra e la Chiesa trionfante in Cielo. Quindi è logico che il suo trionfo celeste si accomuni alla gloria degli Angeli e dei Santi; realizzando quanto riferito da San Giovanni nell’Apocalisse (5. 13): «Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano: “A Colui che siede sul trono e all’Agnello, 
lode, onore, gloria e potenza, 
nei secoli dei secoli”».

A conclusione di questa succinta meditazione sul Rosario e tenuto conto di quanto esposto fin qui, ci sembra opportuno far notare che qualunque modifica di esso, volta ad “ampliarlo” o ad “arricchirlo”, ottiene solo lo scopo di sconvolgere l’armonia complessiva di questa preghiera che i cattolici hanno usato per secoli.
Solo chi non ha la minima idea della struttura armonica del Rosario può pensare di “migliorarlo”, magari per renderlo più accattivante agli occhi del fedele moderno. Fu questo il caso di Giovanni Paolo II che, con l’aggiunta di cinque nuovi misteri, realizzò di fatto la distruzione del Rosario e l’invenzione di qualcos’altro che non è più il Salterio della Madonna, a grande detrimento dell’edificazione dei fedeli.
Padre Luigi Fantozzi 
Il paladino dell’Immacolata
Invito alla lettura


Scritta dal pronipote, Giuseppe Remo Fantozzi, ecco una biografia che è al tempo stesso uno spaccato delle vicende della Congregazione dei Padri Stimmatini negli anni tra le due guerre mondiali.
Si tratta di uno di quei lavori che, iniziati per passione personale, spesso finiscono per rivelarsi utili anche dal punto di vista storico, al di là della stessa vicenda raccontata, in questo caso inevitabilmente centrata sulla figura di una persona.

Il personaggio presentato fu un noto animatore della diffusione della Congregazione delle Sacre Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo, fondata da San Gaspare Bertoni e approvata dalla Santa Sede nel 1855; Congregazione a cui appartenne anche il noto teologo Padre Cornelio Fabro.

Composto da 235 pagine e introdotto dallo stesso Autore, il volume si avvale della prefazione del Padre Stimmatino Mauro Paternoster.

Il libro riporta all’inizio una breve sintesi introduttiva, che riportiamo.




In seguito alla presentazione dell’opera in diverse città d’Italia, l’Autore, su consiglio degli stessi Padri Stimmatini, che lo hanno accolto ed ospitato, ha pubblicato un apposito volume contenente gli atti della presentazione del primo volume biografico di cui sopra, a cui è allegato anche un CD con le locandine degli eventi, gli articoli apparsi sulla stampa locale nazionale, cattolica e laica, le interviste di TV locali e le immagini di alcuni eventi. Questo secondo volume di compone di 160 pagine.

La pubblicazione dei due volumi, a cura dello stesso Autore, non ha alcuno scopo di lucro e, a parte la loro disponibilità in qualche libreria del Veneto, il primo volume può essere richiesto allo stesso Autore che a sue spese provvederà alla spedizione.
E' cosa opportuna far pervenire un contributo volontario, tenuto conto di un minimo di 10 €.
Posta elettronica: remofantozzi@gmail.com

Breve sintesi

Il libro inizia con un breve accenno alla famiglia d’origine di Padre Fantozzi, una famiglia cattolica al 100%, dalla quale il piccolo Luigi riceve i primi rudimenti di vita cristiana e dove il suo animo si apre alla devozione mariana.. Prosegue poi narrando i suoi studi, sotto la protezione del parroco di Chiesina azzanese (PT) [luogo di nascita di Padre Fantozzi]; l’istruzione, dapprima impartita dal parroco stesso nella casa parrocchiale, prosegue poi nel seminario diocesano di Pescia (PT).

Si passa quindi a narrare il periodo del servizio militare (prima a Udine, e poi a Verona), dove si rafforza la vocazione sacerdotale del Fantozzi e “fa capolino”, per così dire, la sua vocazione stimmatina, grazie all’incontro con Padre Andrea Sterza a Udine e, poi, alla frequentazione con gli Stimmatini a Verona (in particolare con il Padre Paolo Gradinati). L’opera prosegue narrando il ritorno del Fantozzi a Chiesina Uzzanese al termine del servizio militare, con l’ordinazione sacerdotale, avvenuta bruciando tutte le tappe in soli due mesi di preparazione, e la successiva partenza del novello Don Fantozzi per Roma, per completare gli studi di teologia sotto la protezione e con l’aiuto di Padre Riccardo Tabarelli, che lo ospita nella comunità stimmatina di via dei Preferiti.

Si narra poi di Don Luigi che ritorna nuovamente a Chiesina, dove però non si trattiene molto, manifestando subito la sua ferma intenzione di partire per Verona per diventare Stimmatino, e ciò nonostante la ferma e decisa opposizione del suo parroco-protettore. Si prosegue poi narrando del suo primo incarico da religioso Stimmatino al riformatorio statale di Parma: un vero successo, oltre ogni aspettativa.

Quindi si analizza il suo primo periodo veronese, con l’apertura e la direzione del Patronato Operaio Pio X e la realizzazione del primo Santuario della Madonna di Lourdes.

Dopo di ciò si narra la sua “avventura cinese”, la partenza per l’Estremo Oriente con il compito di guidare la prima missione stimmatina all’estero (del tipo “ad gentes”, dato che gli Stimmatini erano già presenti in Nord America e in Brasile, però al seguito dei nostri emigranti), in una terra ostile e tra mille difficoltà.

Dopo il rientro a Roma per motivi di salute, si accenna ai molteplici incarichi affidatigli dal Superiore Generale della Congregazione delle Sacre Stimmate, incarichi sempre assolti da padre Fantozzi con grande entusiasmo ed intraprendenza.

A questo punto, facendo tesoro dell’opera di Padre Mauro Paternoster, si presenta l’espansione della Congregazione Stimmatina nel Sud d’Italia, espansione resa possibile grazie alla preziosa opera di Padre Fantozzi, conclusasi con l’apertura, a Battipaglia della prima comunità stimmatina nell’Italia meridionale.

Si giunge quindi al secondo periodo veronese, che vede la ricostruzione del Santuario della Madonna di Lourdes, distrutto dai bombardamenti alleati negli ultimi giorni del secondo conflitto mondiale. Qui la narrazione affronta molteplici aspetti: la forte opposizione incontrata da Padre Fantozzi da parte di talune forze politiche locali, la contrarietà al suo progetto manifestata dalla curia vescovile scaligera e, infine, il rapido peggioramento delle sue condizioni di salute (unico vero insormontabile ostacolo, quest’ultimo, per Padre Fantozzi, abituato ad affrontare a viso aperto ogni altro tipo di avversità senza il minimo timore, sempre fidando nella Provvidenza e nell’aiuto materno della Vergine Maria).

La biografia termina con la narrazione degli ultimi anni della vita di Padre Fantozzi, stanco e malato, presso il convento stimma tino di Sezano, amorevolmente accudito dai suoi confratelli infermieri, tra i quali l’amato Fratel Viscito, convertitosi (e poi entrato nella Congregazione) grazie all’opera di Padre Fantozzi all’epoca in cui era Cappellano al sanatorio di Salerno, sul finire della seconda guerra mondiale.

Dopo un capitolo di “considerazioni conclusive” dell’Autore, speso per mettere in luce i tratti salienti del carattere e della personalità di Padre Fantozzi, il lavoro si conclude con un’appendice, composta di quattro sezioni. Queste sono dedicate, rispettivamente, ad alcuni brevi cenni sulla Congregazione delle Sacre Stimmate e sulla vita di San Gaspare Bertoni; alla presenza dei Padri Stimmatini a Belluno; ad un curioso antefatto di Lourdes (recentemente narrato da Vittorio Messori); e, infine, ad un rapido profilo di Guido Podrecca, giornalista anticlericale misuratosi con Padre Fantozzi nella polemica sulle apparizioni e suoi miracoli di Lourdes.

Completa l’opera una serie di fotografie, a colori e in bianco e nero, tratta da una più ampia galleria fotografica, consultabile “in rete” all’indirizzo http://fotoalbum.virgilio.it/paladino/index.html
La scelta di inserire in Internet l’album fotografico è stata motivata dalla sua voluminosità (si tratta, infatti, di ben 267 immagini). Per facilitarne la consultazione, l’album è stato suddiviso per capitoli, in modo da seguire l’andamento della biografia, mostrando le immagini disponibili di quanto viene narrato in ogni capitolo, appendice inclusa.

A questo punto, non mi resta che augurare buona lettura e buona visione al lettore desideroso di proseguire la consultazione dell’opera.

http://www.unavox.it/Segnalazioni_Rete/Fantozzi_Il_paladino_dell-Immacolata.html