ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 9 febbraio 2017

In-duces tentatio?

Il Papa ai Gesuiti: "Non deve essere una priorità difendere solo le idee cattoliche"

"Sì, c'è corruzione in Vaticano - ammette papa Bergoglio - ma non perdo la mia serenità". Sui casi di abusi sessuali: "Si tratta di una malattia. Mai accettare aspiranti sacerdoti senza accertarsi della loro adeguata maturità affettiva"

Papa Francesco riceve in Vaticano il collegio degli scrittori di Civiltà cattolica, la rivista dei Gesuiti nata nel 1850, che festeggia la pubblicazione del numero 4000.

Ai suoi confratelli il Papa raccomanda di fare "conoscere ai cattolici che Dio è al lavoro anche fuori dai confini della Chiesa, in ogni vera civiltà, col soffio del suo spirito". E aggiunge che la missione della rivista è "quella di essere una rivista cattolica. Ma essere rivista cattolica non significa semplicemente che difende le idee cattoliche, come se il cattolicesimo fosse una filosofia".
Per il Papa "la Civiltà cattolica non deve apparire come cosa da sagrestia. Una rivista è davvero cattolica solo se possiede lo sguardo di Cristo sul mondo, e se lo trasmette e lo testimonia". Per Bergoglio Civiltà cattolica dovrebbe essere "una rivista che sia insieme ponte e frontiera".
Intervistato da padre Antonio Spadaro, direttore della rivista, Bergoglio ammette che "c'è corruzione in Vaticano". Poi però chiarisce di essere in pace: "Non prendo pastiglie tranquillanti. Gli italiani danno un bel consiglio: per vivere in pace ci vuole un sano menefreghismo". Il pontefice spiega che nelle congregazioni generali "tutti volevano le riforme". E ancora: "Io non ho problemi nel dire che questa che sto vivendo è un'esperienza completamente nuova per me. A Buenos Aires ero più ansioso, lo ammetto. Mi sentivo più teso e preoccupato". "Ho avuto un'esperienza molto particolare di pace profonda dal momento che sono stato eletto. E non mi lascia più. Vivo in pace".
Bergoglio si sofferma anche su un altro tema estremamente delicato per la Chiesa, la pedofilia. Sottolinea che va combattuta anche con la prevenzione. "Attenzione a ricevere in formazione candidati alla vita religiosa senza accertarsi bene della loro adeguata maturità affettiva. Per esempio: mai ricevere nella vita religiosa o in una diocesi candidati che sono stati respinti da un altro seminario o Istituto senza chiedere informazioni molto chiare e dettagliate sulle motivazioni dell'allontanamento". E aggiunge: "Se sono coinvolti religiosi, è chiaro che è in azione la presenza del diavolo che rovina l'opera di Gesù tramite colui che doveva annunciare Gesù. Ma parliamoci chiaro: questa è una malattia. Se non siamo convinti che questa è una malattia, non si potrà risolvere bene il problema". E ricorda un dato inquietante circa gli abusi sessuali: "Pare che su 4 persone che abusano, 2 siano state abusate a loro volta. Si semina l'abuso nel futuro: è devastante".
Non poteva mancare un accenno a un altro tema che sta molto a cuore al Papa, i migranti. "La Chiesa è nata in uscita. E 'fuori' significa quelle che io chiamo periferie, esistenziali e sociali. I poveri esistenziali e sociali spingono la Chiesa fuori di sé. Pensiamo a una forma di povertà, quella legata al problema dei migranti e dei rifugiati: più importante degli accordi internazionali è la vita di quelle persone".

Quelle "alleanze strategiche" di Trump per contrastare il papa in Vaticano

Il consigliere di Trump, Stephen Bannon, ha stretto alleanze con alti prelati che si contrappongono a Bergoglio. Ecco tutta la sua rete in Vaticano
Donald Trump sta tessendo una tela per contrastare papa Francesco in Vaticano.


Negli ultimi anni, come racconta l'edizione internazionale del New York Times, il potente consigliere del presidente degli Stati Uniti, Stephen Bannon, ha stretto "alleanze strategiche" con "persone che nel tempo si sono fatte notare per la loro contrapposizione a Francesco". A cominciare dal cardinale conservatore Raymond Burke, di recente esautorato dal Sovrano Ordine di Malta.
Nell'aprile del 2014, quando è ancora a capo di Breitbart News, Bannon va in Vaticano per coprire la canonizzazione di Giovanni Paolo II. È in questa occasione che stringe amicizia con il cardinale Burke. "Un incontro tra cuori", lo definì Benjamin Harnwell, confidente del cardinale Burke che organizzò l'appuntamento tra i due. Harnwell, fondatore dell'Istituto per la dignità umana, non si sorprese dell'affinità elettiva tra Bannon e il cardinale, "due persone che combattono lo stesso tipo di battaglia nell'arena culturale seppur in sezioni diverse". I due hanno una visione "condivisa" del mondo: "L'islam - scrive il New York Times - è una minaccia che rischia di schiacciare un Occidente prostrato, indebolito dall'erosione dei valori cristiani tradizionali ed entrambi si consideravano come ingiustamente ostracizzati da una élite politica fuori dalla realtà".
Con il cambio di colore alla Casa Bianca, l'ala destra del Vaticano, che si oppone a papa Francesco, vedrebbe in Trump "un cambio di vento". Anche Bannon, del resto, è convinto che Bergoglio sia un Pontefice "pericolosamente malguidato e probabilmente socialista". Secondo il New York Times, l'asse tra Bannon e i tradizionalisti cattolici in Vaticano andrebbe di pari passo con la strategia di creare alleanze con i partiti di estrema destra in Europa. Finora papa Francesco è riuscito a marginalizzare i tradizionalisti e a portare avanti un'agenda inclusiva su immigrazione, cambiamento climatico e povertà. Ora, dopo l'uscita di scena di Barack Obama, si ritrova più solo.
"Ci sono tante aree in cui noi e il Papa - dice Harnwel al quotidiano - ci sovrapponiamo. Non voglio trascorrere la mia vita a combattere contro il Papa su questioni sulle quali non cambierò idea. È molto più importante per me lavorare in modo costruttivo con Steve Bannon". Naturalmente il cardinale Burke non è il solo contatto di Bannon in Vaticano. C'è anche Thomas Williams, un ex prete scelto dall'ex capo di Breitbart come corrispondente da Roma. "È solo propaganda", minimizza Antonio Spadaro, gesuita vicino al Santo Padre e direttore della rivista La Civiltà Cattolica. Il Pontefice non è distratto da coloro che cercano di mettergli il bastone tra le ruote. "Va sempre avanti, e si muove molto velocemente".
 - Gio, 09/02/2017 -

Papa Francesco rivela la sua filosofia di vita: "Me ne frego"


"Me ne frego". No, non è il Duce Benito Mussolini che parla delle "potenze plutocratiche" dal balcone di piazza venezia in qualche filmato storico in bianco e nero dell'Istituto Luce. Ma Papa Francesco che parla in una intervista concessa a "La Civiltà Cattolica" ripresa oggi su due pagine dal Corriere della sera. E di cosa se ne frega Bergoglio? Della corruzione in Vaticano. Sa che c'è, cerca di combatterla, ma non se ne fa un cruccio tale da rovinargli l'esistenza. "Scrivo dei bigliettini a San Giuseppe e poi li metto sotto la sua statua" dice. Il problema è che i bigliettini sotto la statua sono sempre di più...
"Ero più ansioso quando ero arcivescovo a Buenos Aires" dice ancora "invece oggi ho imparato a prendere i problemi in modo diverso. Sto vivendo una esperienza del tutto nuova, non prendo pastiglie tranquillanti. Gli italiani danno un bel consiglio: per vincere in pace ci vuole un sano menefreghismo". Altro tema, quello degli abusi sessuali: "Si tratta di una malattia, dobbiamo esserne concinti per risolvere il problema". E le vocazioni vanno attentamente vagliate: "Mai accettare aspiranti sacerdoti senza accertarsi bene della loro adeguata maturità affettiva o dei motivi per cui sono stati allontanati dai seminari".

Un Papa a portata di mano finisce poi a tiro di tutti

 di Goffredo Pistelli 

Ha suscitato dure reazioni, la massiccia affissione di manifesti critici verso Papa Bergoglio, lo scorso fine settimana a Roma. Il fatto è noto: nelle plance riservate alle affissioni comunali, sono comparsi appunto manifesti, anonimi, con una scritta in romanesco («A France'», l'incipit) che giudicava il pontefice poco misericordioso, per una certa durezza nel trattare alcune questioni, curiali e non, fra cui la decisione di non rispondere ai dubbi di quattro cardinali sull'esortazione Amoris Laetitia. A corredo, la foto del Papa col volto corrucciato. L'iniziativa degli anonimi attacchini ha suscitato toni scandalizzati, a volte minacciosi, di religiosi, intellettuali e vaticanisti vicini a Jorge Mario Bergoglio. Gli ideatori dell'affissione sono stati definiti a più riprese «corrotti» e, addirittura, «squadristi».
Pier Luigi Consorti, che insegna diritto canonico, ha invece scritto sul suo blog sul sito dell'ateneo di Pisa, che «qualcuno dovrebbe indagare, perché questo gesto integra una specifica ipotesi di reato». Prospetta l'applicazione di una legge del 1929, quella dei Patti lateranensi che, all'articolo 8, punisce «le offese e le ingiurie pubbliche commesse nel territorio italiano contro la persona del Sommo Pontefice con discorsi, con fatti e con scritti, sono punite come le offese e le ingiurie alla persona del Re». Situazione singolare per il fatto che l'invocazione di una legge fascista provenga da un professore che insegna nel Centro interdisciplinare di Scienze della pace, di un ateneo di prestigiosa tradizione laica, ma tant'è.
Il fatto è che i molti indignati per questa manifestazione di dissenso, travestita da «pasquinata», non tengono in conto che fra le molte novità portate dall'ex cardinale di Buenos Aires c'è, senza dubbio, la disintermediazione estrema. Il Papa ha cambiato, stravolto, il paradigma comunicativo del capo della cristianità, come sono gli stessi suoi laudatori a ricordarlo continuamente. Questo pontefice dice «buona sera» fin da quando si affacciò da San Pietro la prima volta, ha proseguito con «buon pranzo», mangia a mensa col vassoio, va a comprarsi le scarpe e gli occhiali in Borgo Pio, telefona a centinaia di persone. Non solo, nella comunicazione verbale in senso stretto, Francesco ha scelto forme e toni decisamente lontani dall'etichetta pontificia: dal fare «figli come conigli» al famoso «a chi mi offende la madre gli do un pugno», utilizzato per chiosare la strage di Charlie Hebdo.
«Francesco, uno di noi», insomma.Già, ma quando i suoi critici usano la stessa libertà e lo stesso registro, è logico scandalizzarsi tanto?

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?id=2154018&codiciTestate=1&titolo=Un%20Papa%20a%20portata%20di%20mano%20finisce%20poi%20a%20tiro%20di%20tutti

Papa Francesco risponde con i fatti

Parole inequivocabili, che, però, Francesco ha fatto seguire da gesti concreti che, di sicuro, non saranno stati graditi da chi non apprezza le sue iniziative, specialmente tra quella sparuta, ma agguerrita, cerchia di cardinali di stampo conservatore e tradizionalista (Burke, Caffarra, Meisner, Bradmuller) uscita allo scoperto con una lettera aperta sui “dubbi” in materia di aperture a divorziati risposati e coppie di fatto.
Dubbi ai quali il Papa ha deciso di ribattere punto su punto con la pubblicazione di un testo edito dalla Lev (Libreria editrice vaticana), da ieri nelle librerie, nel quale sulla base di riferimenti canonici, legislativi e dottrinali difende con fermezza in particolare quella parte della Esortazione post sinodale, Amoris Laetitia, in cui si dispone che siano i vescovi a decidere, caso per caso, l’ammissione alla comunione di divorziati risposati e l’accoglienza misericordiosa per coppie di fatto e famiglie ferite finora tenute fuori dalla Chiesa.
Ma nel mirino dell’ala conservatrice curiale, sotto forma di lettere aperte e interviste (l’ultima, una intervista di questi giorni del cardinale tedesco Gerhad Ludwig Muller, prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, che non risparmia critiche “dottrinali” all’attuale pontificato), ci sono anche quelle iniziative ecumeniche messe a segno da Bergoglio per ricucire le secolari divisioni con Ortodossi e Luterani.
Per tutta risposta il Papa - oltre a rifugiarsi sotto lo scudo dello Spirito Santo - lunedì scorso ha concesso, significativamente e senza battere ciglio, una udienza ad una delegazione luterana tedesca di altissimo livello giunta in Vaticano per continuare le celebrazioni dei 500 anni della Riforma di Martin Lutero, ricorrenza a cui lo stesso Bergoglio aveva preso parte, alla fine dello scorso anno a Luns, in Svezia.
Fu la prima volta che un Pontefice romano presenziava, insieme ai vertici luterani della Germania, ad una commemorazione della Riforma e non tutti in Vaticano ne furono contenti. Anche qualche cardinale. E invece, rievocando ancora in Vaticano i 500 anni della Riforma, papa Francesco ha ricordato che «con i fratelli luterani siamo uniti dallo stesso battesimo, no. n dobbiamo mai stancarci di camminare insieme sulle orme di Gesù Cristo». E chi vuol capire capisca.
Altro sonoro “segnale” inferto all’ala conservatrice delle gerarchie pontificie, la pubblicazione, col placet papale, della nuova Carta degli operatori sanitari della Santa Sede nella quale, tra l’altro, in materia di interruzione di alimentazione e idratazione per i malati terminali c’è una importante novità. Non, ovviamente, una legittimazione dell’eutanasia, ma la possibilità che «l’alimentazione forzata e l’idratazione possano essere interrotte se inutili, non troppo gravose e non risultano di alcun beneficio».
Nel suo genere, una grande svolta in una materia tanto delicata e difficile. Francesco - incurante di chi anche in questo campo è pronto a criticarlo - ha detto, tramite la nuova Carta, che l’alimentazione
"inutile" non serve se non porta nessun risultato positivo. Il Papa dunque, va avanti per la sua strada. Alle anonime critiche apparse sui manifesti romani e ai “dubia” (dubbi) di qualche esponente del Collegio cardinalizio risponde con i fatti.

2 commenti:

  1. non ce la faccio proprio più

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  2. la chiesa in uscita di Bergoglio si è dimenticata di portare Gesù alle genti e sta portando gli usi e costumi delle diverse confessioni nel Tempio di Dio.....mah!Dove si possa vedere l'azione dello Spirito Santo in quese cose scandalose non è dato capire!Come può pretendere che chi si impegna in un cammino spirituale possa accetare questo "volemose bene" senza conversione.....si ritrova con un peccato contro lo Spirito Santo che difficilmente viene perdonato ha detto Gesù ...Bergoglio possiamo mai seguirlo in un insegnamento che contradice Gesù?

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