ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 6 marzo 2017

“Mancare di carità”

SUL CASO “DJ FABO” HO MANCATO DI RISPETTO AGLI “SNOWFLAKES” DE’ NOANTRI.

Al mio articolo sulla morte di “Fabo DJ ingannato per sempre da cattivi attori”, una lettrice simpatizzante ha commentato: “Caro direttore, chissà quanti insulti e rigurgiti che le pioveranno addosso dalla “rete”. Coraggio!”.
Era previsto, cara signora. Questo genere di articoli suscita una quantità  insolita  di insulti  idrofobi,  come  lei  ben dice  “rigurgiti” di odio  esplosivo, di rabbia sbavante, di soffi e strilli furiosi; una crisi di rigetto automatica e irrazionale, che evidentemente viene da strati sociali specifici.  E’chiaro infatti che non sono miei lettori abituali.
Anche stavolta, questi  mi hanno rivolto accuse che si possono ridurre a due motivi: mi accusano di “mancare di carità” verso il povero Dj suicidato dai radicali (loro sì, caritatevoli) e quindi di essere un cattivo cristiano; l’altra, ancor più curiosa, è di “aver mancato di rispetto”  a Fabo, sia inferendo che quello di dj non è un lavoro serio e significativo,  sia non mostrando deferenza per la sua scelta suicida,  sia per aver  turbato “la sua famiglia”  con la “spietata” descrizione dell’inferno – nell’insieme, pare che questo tipo umano nutra  un rispetto sacro per  il “morto in quanto morto”;  esso è reso intoccabile, non deve essere giudicato. Esisterebbe per loro una “privacy” da non violare  del morto in quanto morto. Pretesa irrazionale anzi  sragionante,  dato che  Fabo stesso  ha voluto che la sua morte fosse altamente pubblica, ne ha fatto  un caso mediatico, polemico e politico allo scopo di strappare una legge per il suicidio assistito in Italia –  fatto pubblico che ho il diritto di biasimare e mal giudicare.
Le stesse accuse si scatenarono, due anni fa,  per l’articolo “Morta di libertà –  Era solo un topino”, sul tragico caso della quattordicenne trovata sulla spiaggia a Messina  nell’agosto 2015. Inizialmente un cadaverino senza nome,con i piercing della setta “dark”. Poi la polizia ha ricostruito che la ragazzina era uscita da una discoteca, s’era sentita male per droga o ubriachezza, e i suoi “amici” di balera l’avevano abbandonata lì a morire, “amici” dark –  scrivevo  –  che appena sei caduta in spiaggia se ne sono scappati, e per tre giorni non hanno detto nulla, tremanti come vermi – vermi quali sono, quali sono stati educati a divenire: sballo, egoismo, narcisismo, sensualismo, trasgressione, in una parola, “Libertà”.
Anche qui reazioni urlanti e sbavanti: “Hai mancato di rispetto!”,  alla morticina ed alla  sua  famiglia, perché avevo messo in rilievo che il padre del povero topino, che non sapeva nemmeno dove fosse la ragazza,  aveva altri figli da  “precedenti convivenze”: “Chi sei tu per giudicare?”, e ancora e sempre “manchi di pietà”.  Eppure il  pezzo era gonfio di addolorata, adirata pietà per quella povera bambina abbandonata alle “libertà”  che l’avevano uccisa.

Istruzione da discoteca.

E’ facile intuire che nell’uno e nell’altro caso emerge sullo sfondo la discoteca; e quindi che quelli che rigurgitano e protestano agitati sono elementi da discoteca.  Come questi qui:

Il presidente del consiglio chi è? “Alfano”; “Berlusconi”…Il 25 aprile cos’è? “La Pasqua”, Festa dell’umanità.  In che anno è nato Gesù? “Nel 900 avanti Cristo, non so”. “Nel 1800  e qualcosa”, “Anni Trenta…”.  Cos’è il suffragio universale? “Secondo me è una catastrofe che può succedere da un momento all’altro”. ….
E’ un video che ha  allarmato molto Giulietto Chiesa
e  giustamente:  come si può comunicare con gente che non ha i minimi rudimenti di cultura generale per capire quel che avviene nella società e nel mondo, i fatti e  gli eventi che noi andiamo faticosamente spiegando? “E’  la massa con cui ci illudiamo di   poter parlare. Persone che non sono in grado di capire nulla  – peggio che analfabeti . Pensiamo che questi sono elettori  – questa è la fine della democrazia.  Sono la  manifestazione di un crollo generale della coscienza civile, morale e intellettuale del paese. Sono in realtà delle vittime”.
Ovviamente questa massa ballonzolante non  è fatta di miei lettori abituali.  Tenderei anzi a ritenere che non leggano mai nulla.  Però, quando un articolo come quello mio di “Fabo il DJ” colpisce ed urta casualmente uno di loro,  essi se  lo diffondono tra loro attraverso i social media, e se  ne sentono offesi – anzi colpiti fisicamente. Personalmente loro.  Ciò è ovvio, dato che, non leggendo niente, non conoscono i moduli  retorico-letterari di un autore, né – soprattutto – sono in  grado di cogliere i   doppi registri dell’espressione scritta non-elementare: la pietà sotto l’irata denuncia, la compassione sottesa al crudo realismo;  quindi non sono capaci di leggere con ironia e presa di distanza.
Molti di quelli che mi  hanno insultato per “aver mancato di rispetto” a Fabo (o al topino)   sono ricorsi ad una terminologia singolare: “L’articolo di Blondet mi fa vomitare”: Molti più  di quanto è verosimile hanno usato  questa parola: “Vomito”.   “Rigetto”,  e simili.  Scelta   rivelatrice: non è infatti il cervello che  governa il vomito, bensì il sistema  nervoso simpatico, quello da cui erano  governati i movimenti dei dinosauri.  Il vomito  è  uno spasmo psicofisico dei gangli rettiliani.

Rigetto della realtà

Ma cosa è in fondo che provoca in essi il riflesso del vomito, non la critica ma il rigetto puro e semplice, come fosse non una critica ma un veleno e un cibo avariato? Che cosa è che non riescono a digerire e incorporare?
Mi sembra evidente: la realtà. La realtà nuda  e crudele. Senza infingimenti né edulcorazioni.  Essi non vogliono che gli si dica che la  condizione umana è quella lì, ha la sofferenza e la morte dietro l’angolo, richiede una scelta fondamentale fra  il “divertimento” e la crocifissione – sì, la crocifissione che aspetta ogni uomo, e  il rischio dell’eterna dannazione e la necessità di scegliere l’eterna salvazione –   nozioni che tutto il  mondo,dal”mercato” alla pubblicità al Papa, li ha aiutati a cancellare.  Nei miei pezzi leggono la realtà  cruda e anche crudele: e ovviamente accusano me di esser crudele, di mancare di carità, di compassione –   non sanno, i ragazzoni vomitanti, che io ho 35 anni di professione da inviato speciale: ho visto cadaveri di uccisi a Sarajevo,  il sangue raggrumato su cui posavano nugoli di mosche;  ho visto le montagne di corpi   gonfi   in Thailandia dopo lo tsunami,  ho visto i corpi calcinati sotto le Twin Towers, ho visto i corpi leggeri come  piume di vecchiette scheletriche morte di fame in Somalia;  ho rischiato anch’io personalmente la morte   per  un colpo di mortaio  o di cecchino  – insomma so di quel che parlo. E  mi pare che la carità che vi devo, ragazzi da discoteca, è  proprio di avvertirvi: la Realtà è  cruda e crudele,  non nascondervi  che   non ha  molto “rispetto”,  non farà sconti al vostro sentimentalismo,  perché  a questo si riduce il vostro “rispetto”  per Fabo: a sentimentalismo.
Essi sono offesi personalmente, e alcuni l’hanno anche scritto, in quanto discotecari  compartecipi alla vita di Fabo e del povero topino abbandonato: “Chi sei tu per giudicare? Se Dj non è   un lavoro serio, è serio fare il giornalista?”.  Anche questo  è ben comprensibile: questi giovani da discoteca sono in maschera, orecchini, piercing, tatuaggi, abitini sexy da discoteca  le donne trucccatissime…Nel mio articolo su Fabo, come sul povero topino uscito  da una discoteca per morire abbandonata sulla spiaggia a Messina, hanno  visto se  stessi. Si sono visti in uno specchio  non deformante e non seducente, senza trucco né piercing né pettinature  a cresta colorata, ma come sono. Da qui il vomito. Ed accusano lo specchio, non se stessi.  Con una rabbia eccessiva che mal nasconde un terrore  metafisico, il  sospetto che che l’Inferno esista. Cosa che bisogna censurare  per non urtarli.
Sono i nostri snowflakes, nella versione italica, dunque  trash; come i  loro delicati colleghi americani (che almeno sono  universitari) anche loro vogliono  un “safe space”, uno spazio  che li  isoli dai traumi vitali,  creature troppo delicate per sopportarli. Una bolla che li protegga   dagli urti della realtà che non tiene conto dei loro delicati sentimenti,   dei loro preziosi “Io”,  come quelli  americani  vogliono essere difesi dal politicamente scorretto; esigono imperiosamente che la società risparmi loro il  contatto urticante con la realtà nuda e cruda e le questioni difficili che pone slla sofferenza e la morte.  E si avventano contro chi gliela mette sotto il naso: taci! Ti vomitiamo! Ti facciamo tacere!
Perché la comicità dei personaggi da discoteca ripresi nel video non inganni: sono pericolosi.  Perché votano, come ha ricordato Chiesa.  E  il fatto che, dopo l’azione di propaganda organizzata dai radicali a spese  del “DJ Fabo”,  oltre il 70 per cento degli italiani abbia detto nei sondaggi di volere una legge sull’eutanasia, e subito-subito, già  dovrebbe dirci come questi pretesi “liberati”  sono le vittime più  passive del Sistema.  Direte che il 70 per cento degli italiani non sono discotecari; vero, ma il 70-80 per cento degli italiani sono analfabeti di ritorno, quindi incapaci di esercitare il minimo spirito critico e di ravvisare i trucchi della propaganda che  (agendo sul loro sentimentalismo) li porta dove vuole, menandoli per il naso.
La “negazione del reale” li rende già  complici e servi incoscienti,  anzi omogenei  della ideologia terminale,  il totalitarismo della dissoluzione, il cui scopo  è rovesciare il male in bene, il falso in vero,  e fare dell’innaturale la nuova “natura”.   Si veda la teoria del “gender” imposta alle scuole di tutto l’Occidente, che è l’ideologia che nega la stabilità dei sessi, asserendo che sono un dato  storico-culturale, e una “scelta”.
Qualche settimana a fa a Madrid circolava  questo bus. La grande scritta dice: “I bambini hanno un pene, le bambine  hanno la vulva. Non ti far ingannare”.

“Bus dell’odio” per i militanti gender

Ebbene: i media progressisti   hanno bollato questo come “autobus dell’odio”,  opera (malvagia per definizione) di “un gruppo cattolico reazionario”; i militanti trasgender   e omosessuali  si sono rivolti ad un procuratore, il quale  ne ha vietato la circolazione  a Madrid.  Con   il plauso di una parte della popolazione. Scrivere che i bambini hanno il pene e le donne la vulva “è offensivo”. Manca di rispetto.

Chi non si accorge  del nuovo totalitarismo repressivo che questo episodio rivela? Ma i “discotecari”, naturalmente.  Quelli che già, appena qualcuno gli pone davanti lo specchio della realtà  che li mostra quali sono, e non quali s’illudono di essere,  strillano che deve esser fatto tacere,   silenziato, ucciso,   in quanto nemico della civiltà  moderna.
Il che dice quanto costoro siano politicamente pericolosi. Loro che “non si occupano di politica”, che non sanno   cosa è il suffragio universale, saranno – anzi già sono – la massa di psico-poliziotti che volontariamente imporranno la censura e la persecuzione di coloro che il Sistema indicherà come colpevoli. Loro che manco sanno quando è nato Gesù,   già  urlano: morte ai cattolici, a quelli che  ricordano che esiste l’inferno e ci si rischia di andare! Non hanno carità!  Obbedite a Papa Francesco!  Questi spareranno il colpo alla  nuca.  Non c’è gente più  feroce dei sentimentali.
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Dj Fabo. La diocesi ambrosiana celebra il suicidio 

6/3/2017
Un contorto comunicato sul portale della diocesi di Milano ci spiega, tra le altre cose, che “La fede cristiana non parla di immortalità dell’anima” (testuale). Venerdì in una parrocchia milanese un “momento di ricordo”, presieduto da un sacerdote. In tutto ciò, cosa resta della Fede cattolica?
di Paolo Deotto
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Paolo Martinelli è vescovo ausiliare di Milano. Questo signore, sul portale della diocesi ambrosiana, è intervenuto per spiegarci tutto sul suicidio di Dj Fabo.
Eravamo rimasti al fatto che il suicidio è un peccato gravissimo, un’offesa gravissima a Dio, a cui il suicida pretende di sostituirsi, decidendo da sé della propria vita. Un atto che, anche se dettato da disperazione, non può quindi che portare alla dannazione. Non certo per cattiveria la Chiesa cattolica (ve la ricordate, tanti anni fa?) negava un tempo le esequie ai suicidi.
Siamo sciocchini e antiquati. Paolo Martinelli ci fornisce nuove pillole di saggezza. Non sappiamo bene di che saggezza si tratti, ma possiamo dire che in tante parole risulta assai difficile trovare traccia della Dottrina cattolica. E se un vescovo, su una materia di tanta gravità, non interviene per ricordare la dottrina cattolica e per dare quindi un giudizio alla luce della Fede, non farebbe molto meglio a star zitto?
Al solito, per non passare per pazzo, riporto in calce il testo completo della pagina web della curia, che comunque potrete leggere anche cliccando su http://www.chiesadimilano.it/news/attualit%C3%A0/dj-fabo-s%C3%AC-al-rispetto-no-alle-strumentalizzazioni-1.142203
Le sottolineature in rosso sono nostre. Credo che chiunque legga il testo della diocesi possa farsi un chiaro giudizio. Limitiamoci quindi a poche noterelle.
Si apre parlando del “profondo rispetto” dovuto a tutta la faccenda. Rispetto di che, signor Martinelli? Rispetto del peccato? Facciamo pure la solita sdolcinata sviolinata sul dolore, sul dramma umano e bla bla bla. Ma non scordiamoci che il suicidio è un peccato mortale. Dobbiamo quindi provare “profondo rispetto” per un peccato mortale? O per un peccatore? Potremo pregare per lui, sperando che abbia avuto un millesimo di secondo per pentirsi sinceramente. Ma “rispetto”, di che?
Già, però casco nel solito errore: mi intestardisco a voler sentire parole di fede e di ammaestramento da parte di “pastori” che hanno tutt’altro da fare.
Stanno rifacendo tutto; compresa la dottrina. Preso dall’entusiasmo, il Martinelli ci comunica anche che “la fede cristiana non ha e non vuole dare una risposta concettuale al tema del dolore”. Sullo slancio non riesce a fermarsi e aggiunge: “La fede cristiana non parla di immortalità dell’anima”.
Mi sento di dire che queste affermazioni sono tranquillizzanti. Sappiamo che da questi signori non possiamo avere che danni, anzi, danni gravissimi. Qui è in ballo la salvezza o la dannazione. Il Martinelli non nomina il peccato. Non una volta. Sparito, cancellato.
Il diavolo è un gran prestigiatore e fa sparire le cose che esistevano fino a un attimo prima. Il peccato vi infastidisce? Non c’è problema, oplà, il peccato non c’è più. Il guaio è che un prestigiatore è illusionista; non può certo cambiare la sostanza delle cose, può solo abilmente ingannare.
Dulcis in fundo, Dj Fabo sarà “ricordato” in una parrocchia milanese. La notizia era già su ANSA; poi il giornale radio delle 17 di oggi, Rai1, ci ha comunicato che questo ricordo sarà presieduto da un sacerdote. Non una Messa, ma un momento di ricordo. Salvata la faccia, si inventa una nuova cerimonia. Il “momento di ricordo” del suicida.  Formidabile.
Il comunicato della singolare cerimonia è stato dato da Marco Cappato, commesso viaggiatore della morte; un portavoce ideale per una “curia” di questa nuova religione pagana.
Ecco il testo del comunicato di Paolo Martinelli, vescovo ausiliare di Milano. (http://www.chiesadimilano.it/news/attualit%C3%A0/dj-fabo-s%C3%AC-al-rispetto-no-alle-strumentalizzazioni-1.142203).
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di Paolo Deotto



Distruzione della Famiglia tradizionale: l’obiettivo dei Globalisti

di  Luciano Lago
Con una sentenza che ha determinato una svolta nel sistema del riconoscimento di paternità, il 23 Febbraio di quest’anno, la Corte d’appello di Trento ha sdoganato l’utero in affitto per adozione a favore parte di una coppia gay – costituendo questo una prima volta ed un caso di giurisprudenza “innovativa” – l’adozione omosessuale che era fuori dalla porta principale dell’ordinamento (art. 268/249  C.C.) rientra dalla finestra di un provvedimento di giurisprudenza.
Questa sentenza permette di fatto al partner di un omosessuale di essere iscritto all’anagrafe come “secondo padre” di una coppia di bambini nati per mezzo dell’utero in affitto, ovvero mediante lo sfruttamento di una donna povera e acquistando con denaro il frutto della sua gravidanza.
Il tutto con l’ipocrita pretesto del “superiore interesse del minore”. Questo come se il diritto del bambino ad avere una madre ed un padre possa essere sostituito dal diritto di un individuo alla paternità innaturale, per via di acquisto. Facile prevedere che, di questo passo, avremo presto i supermarket dei bambini in offerta promozionale per le coppie gay.
Questo precedente di legalizzazione di fatto dell’utero in affitto, si prevede che darà un grande sviluppo al mercato, già fiorente, dell’utero delle donne povere in affitto, di cui si occupano grosse agenzie internazionali: sono queste agenzie a mettere in contatto la domanda e l’offerta.  Sarà questo un mercato del “progresso” fortemente voluto dagli esponenti della sinistra mondialista che sfrutta i poveri a favore del grande capitale.
Si conferma che, nella società ultra capitalista e consumista, dominata dalla elite finanziaria, con il denaro si può acquistare tutto. Questo è un altro passo verso lo sfruttamento della povertà, introducendo come legale una pratica degradante che vede una donna povera che viene affittata per procreare per conto terzi, dietro il pagamento di una forte somma rinuncia ad ogni diritto di maternità sul bambino che concepisce, una forma di schiavismo moderno che il fronte progressista della sinistra mondialista vede come una “conquista sociale”. La nuova frontiera dei “diritti”.
Dallo sfruttamento del lavoro si passa allo sfruttamento dell’utero delle donne, alla faccia dei movimenti femministi degli anni ’60/’70.
Si sapeva che l’ideologia relativista da tempo lavorava per distruggere la famiglia tradizionale, un obiettivo – ormai non troppo occulto – per impostare nuovi ordini sociali ed economici liberticidi, destabilizzanti e caotici. Il sogno delle vecchie logge massoniche dei “fratelli compasso”,fortemente radicati a Bruxelles nelle Istituzioni della Unione Europea, si prospetta come reale ed imminente.
Lo dicevamo da tempo che il processo globalizzatore ha come suo maggiore nemico l’unità familiare della famiglia tradizionale. Se l’individuo non ha una sua famiglia, rimane moralmente indifeso da qualunque azione del sistema di potere per la manipolazione della sua mentalità, della sua formazione e nei principi della sua educazione. Se l’individuo non dispone di un padre naturale che gli infonde coraggio, audacia, fiducia in se stesso, rimarrà senza difesa innanzi all’indottrinamento laicista dell’establishment; se un individuo non ha una madre naturale che gli riversa amore, affetto e protezione, il potere politico potrà “formare” questa persona secondo i propri interessi. Senza un padre ed una madre sarà il “Grande Fratello ad avere campo libero sull’individuo.

Massoneria contro la famiglia

Charles Darwin disse una volta: “se possiamo motivare le donne ad andare dietro i benefici materiali queste smetteranno di fare figli”.
Gli esperimenti di ingegneria sociale ed i primi tentativi di eugenetica teorizzati da personaggi come Julian Huxley, tendevano esattamente a questo scopo: svalutare la vita umana e distogliere la credenza religiosa e culturale dell’uomo concepito come essere privilegiato del pianeta per indirizzarlo verso una società controllata da una popolazione formata da individui omologati ed utili come consumatori e produttori al servizio del Grande Capitale.
Erano le tesi sostenute da Edward Louis Bernays, nel suo libro “Propaganda” e da Gustave Le Bon nell’opera “Psicologia delle folle”, i primio “spin doctor” esperti nella psicologia di massa che da allora ha fatto enormi passi in avanti, giovandosi dall’apparato mediatico costruito negli ultimi 50 anni e tutto sotto il controllo delle grandi concentrazioni finanziarie.
Tutto indica che si procede verso una società fabbricata e disegnata per una “tirannia tecnocratica” come aveva previsto Lord Bertrand Russell, filosofo ed eugenista, nella sua opera “The Impact of Science on Society” (1951), quando scriveva che “….nel costrurire una società narcisistica dove tutti gli individui sono preoccupati per se stessi, la popolazione non dovrà ribellarsi ed insorgere per niente e contro alcun potere costituito. Così il Governo degli “illuminati” potrà dominare su ogni individuo direttamente”.
Questo spiega come i promotori del “Nuovo Ordine Mondiale Globalizzato” abbiano condotto i loro attacchi periodici contro la struttura sociale e familiare dei paesi in tutto il mondo, già dalla metà del secolo scorso, con frequenti “rivoluzioni culturali” e tecnologiche che hanno avuto l’effetto di affossare i restanti substrati culturali genuini di comunità di antica tradizione e di popolazioni radicate.
A colpi di sentenze e modifiche alle vecchie norme del Codice Civile si afferma il nuovo “Diritto di Famiglia” con la scomparsa del padre e madre presto sostituiti dal “genitore 1 e genitore 2”, come viene previsto dalle direttive comunitarie.
Nell’Unione Europea l’esperimento si trova già in una fase avanzata e procede per bruciare i tempi. Una grande ondata migratoria e l’abbattimento delle frontiere può facilitare il compito.
Sono le comunità locali quelle che possono creare un muro di resistenza contro questo indottrinamento e contro l’ideologia della dissoluzione, difendendo identità culturale e tradizione.
Tuttavia diamo per finito il tempo di scherzare e pensare che la questione non tocchi ciascuno persona, la propria famiglia i propri figli e nipoti. Le centrali di potere stanno intensificando i loro attacchi contro chiunque opponga resistenza che viene catalogato come “conservatore”, reazionario e “populista”. Opporsi all’indottrinamento potrebbe comportare grossi problemi e la sottile repressione del dissenso in ogni ambito inizia a farsi più incombente. Tutti sono avvisati.

Guida bioeticamente scorretta per cattolici adulti

Marzo 3, 2017 Aldo Vitale
Il cattolico adulto lo sa, sa di essere diverso, aperto ai tempi che mutano e che richiedono un mutare della Chiesa, del suo rigore dottrinale, del suo essere astratta istituzione

Sì, lo si sa: il cattolico adulto è uno che la sa lunga, mica come quei cattolici bigotti che ancora credono nei sacramenti, nella confessione, magari nella presenza reale del Salvatore nell’eucaristia, nell’indissolubilità del matrimonio, nella verità della rivelazione cristiana o perfino in posti da isteria collettiva di massa come Fatima, Lourdes o Medjugorje.
Il cattolico adulto lo sa, lo sa bene che quello che conta è la speranza nell’uomo, nella possibilità di essere tolleranti e moderni, non come chi ritiene che vi siano principi e norme universali; il cattolico adulto sa bene che ciò che conta è la fede di portare il progresso nella società, nella concretezza delle opere, non nell’astrazione dello spirito; ciò che conta per il cattolico adulto è la carità per il prossimo, come assistenza dei più poveri e degli emarginati, non con l’asettico rigore del rispetto di astratte verità teologiche e morali.
Tutto questo, e in effetti anche ben altro, il cattolico adulto ce l’ha sempre ben presente, ed è ciò che lo distingue, grazie a Dio (pensa tra sé), dagli altri, dagli altri cattolici, intolleranti e retrogradi che dopo un rosario, magari predicano una assurda verità assoluta sull’uomo riflesso di una ancor più assurda verità su Dio, o che magari ritengono che la Chiesa non debba essere un insieme di operatori sociali per il benessere umano, ma la sposa mistica del Cristo.
No, il cattolico adulto è maturo, non ha più bisogno di madre Chiesa che gli indichi la via; quello è tipico di quei cattolici che, appunto, adulti non sono, né nella fede, né nell’agire sociale e politico. Il cattolico adulto lo sa, sa di essere diverso, aperto ai tempi che mutano e che richiedono un mutare della Chiesa, del suo rigore dottrinale, del suo essere astratta istituzione.
Il cattolico adulto sa che la Chiesa orienta, ma non guida; sa che le Sacre Scritture sono solo orientative, non indicative; sa che il Cristianesimo è amore e che quindi non vi possono essere principi, norme o divieti.
Il cattolico adulto non solo sa, ma sa anche di sapere tante cose, tante più degli altri, sicuramente più di coloro che, cattolici non-adulti, hanno una fede semplice, popolare, ingenua, perfino mistica talvolta, e che se non è mera superstizione è sicuramente qualcosa non più al passo con i tempi.
Il cattolico adulto, per esempio, ritiene che l’aborto sia soltanto un disagio personale della donna e che nessuno possa intromettersi, non invece, come insegna S. Giovanni Paolo II «l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita» (Evangelium vitae, n. 58).
Il cattolico adulto, sempre per esempio, ritiene che la maternità surrogata sia legittima, perché legittimo è il diritto di avere figli, non come insegna la Congregazione per la Dottrina della Fede secondo la quale, invece, la maternità surrogata è «una mancanza oggettiva di fronte agli obblighi dell’amore materno, della fedeltà coniugale e della maternità responsabile; offende la dignità e il diritto del figlio ad essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato dai propri genitori» (Dona vitae, II, 3, 22 febbraio 1987).
Il cattolico adulto, ancora per esempio, reputa che l’ideologia gender non esista, essendo soltanto una trovata omofoba di certi ambienti cattolici conservatori ancora attaccati a modelli familiari ancestrali e non più al passo con i tempi, non avendo alcuna importanza le parole di Papa Francesco per il quale «un’altra sfida emerge da varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, che nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo. E’ inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini. Non si deve ignorare che sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si possono distinguere, ma non separare. D’altra parte, la rivoluzione biotecnologica nel campo della procreazione umana ha introdotto la possibilità di manipolare l’atto generativo, rendendolo indipendente dalla relazione sessuale tra uomo e donna. In questo modo, la vita umana e la genitorialità sono divenute realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri di singoli o di coppie. Una cosa è comprendere la fragilità umana o la complessità della vita, altra cosa è accettare ideologie che pretendono di dividere in due gli aspetti inseparabili della realtà. Non cadiamo nel peccato di pretendere di sostituirci al Creatore. Siamo creature, non siamo onnipotenti. Il creato ci precede e dev’essere ricevuto come dono. Al tempo stesso, siamo chiamati a custodire la nostra umanità, e ciò significa anzitutto accettarla e rispettarla come è stata creata» (Amoris laetitia, n. 56).
Il cattolico adulto ritiene del resto che non vi sia nulla di male nell’approvazione delle unioni civili, poiché i tempi cambiano e con essi la famiglia, occorrendo garantire i diritti di tutti, anche di coloro che non rientrano nella definizione cristiana di famiglia, non risultando rilevanti le parole di Papa Leone XIII per il quale «è dunque un errore grande e dannoso volere che lo Stato possa intervenire a suo talento nel santuario della famiglia» (Rerum novarum, n. 11).
E, infine, il cattolico adulto, che non ritiene fondamentale la resurrezione tra i paradigmi escatologici del Cristianesimo, e che ha elaborato una idea tutta propria della morte, magari schiacciando l’occhio anche a qualche tentazione orientalista che predica la reincarnazione, sa bene che nessun Dio buono può costringere i propri figli alla sofferenza, non potendo così essere illecita l’eutanasia, specialmente se richiesta da persone estremamente sofferenti, non avendo alcuna importanza le parole di Papa Benedetto XVI per cui «va facendosi strada una mens eutanasica, manifestazione non meno abusiva di dominio sulla vita, che in certe condizioni viene considerata non più degna di essere vissuta. Dietro questi scenari stanno posizioni culturali negatrici della dignità umana. Queste pratiche, a loro volta, sono destinate ad alimentare una concezione materiale e meccanicistica della vita umana» (Caritas in veritate, n. 75).
Il cattolico adulto, quindi, partecipa attivamente o anche soltanto passivamente, ma sempre con gioia, all’approvazione e alla diffusione di leggi e meccanismi culturali che favoriscono l’aborto, la maternità surrogata, l’ideologia gender, le unioni civili, l’eutanasia, poiché sa, sa cosa in effetti è il Cristianesimo e sa quando la Chiesa sbaglia non avendo importanza nemmeno le parole di S. Paolo: «La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia» (1Cor., 13,9).
Il cattolico adulto, insomma, pare sia molto adulto anche se a scapito del suo stesso essere cristiano, poiché il suo pensiero, specialmente nell’ambito della bioetica, sebbene sia proprio al passo con i tempi non c’entra più nulla con l’impianto morale del Cristianesimo.