ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 8 aprile 2017

In questo Tempo di Passione

 La forza di un simbolo

Molto spesso noi Cristiani, forse per assuefazione, non poniamo la dovuta attenzione al simbolo fondamentale della nostra Fede, che è la Croce: attraverso di essa si è compiuto il sacrificio del Figlio, che ha aperto alla sua Risurrezione e all’instaurazione del suo Regno, motivo stesso per cui noi siamo Cristiani. Quanti cristiani però si fanno distrattamente il Segno di Croce, dimenticano di onorare i Crocifissi con le dovute riverenze, o peggio si rifiutano di difendere sempre o comunque il segno inequivocabile della Retta Fede (basti pensare alle inutili polemiche di recente risollevate sul Crocifisso nelle aule scolastiche)?
In questo Tempo di Passione noi siamo particolarmente invitati a riflettere sul mistero della Croce, che accompagna praticamente ogni azione liturgica. In questo articolo in particolare ci occuperemo dei seguenti argomenti: dei testi del tempo di Passione che parlano della Croce e del suo significato profondo; delle festività liturgiche dedicate alla Santa Croce; della venerazione dovuta alla Croce.
Il Crocifisso ligneo venerato in S. Simeon Piccolo

Croce e Tempo di Passione

Già durante la Grande Quaresima, ogni venerdì, molti Cattolici hanno rinnovato settimanalmente la pia pratica della Via Crucis, e hanno meditato la sofferenza di Nostro Signore seguendo il vessillo della sua Croce attraverso le 14 stazioni della sua dolorosa Passione. Questo santo cammino spirituale, che si ripete ancora oggi (venerdì di Passione, con particolare memoria dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria ai piedi del Figlio Crocifisso), e sarà ripetuto con ancora maggior lutto e partecipazione emotiva il Grande e Santo Venerdì della Passione, al pio cristiano lascia impresse delle sensazioni molto profonde.  S. Faustina Kowalska, S. Francesco, S. Giovanni della Croce, soprattutto S. Leonardo da Porto Maurizio, e numerosissimi altri santi hanno sempre tenuto in grande onore questo esercizio e ne hanno diffuso la pratica, poiché si erano accorti che era praticamente impossibile soffermarsi un’ora a seguire la salita di nostro Signore al Calvario e restare impassibili di fronte a ciò. Chiunque, prestando la sua mente alla meditazione di questo esercizio, era in grado di unirsi spiritualmente a Cristo nelle sofferenze della sua carne, producendo in sé una contrizione e una compassione (nel senso originale della parola, “condivisione di sofferenza, di sentimento”) pressoché uniche.

In questo Tempo di Passione è nostro preciso compito meditare sovente questi misteri, per sentirci uniti in ogni momento a Nostro Signore e alla sua economia tanto salvifica per gli uomini quanto dolorosa per il suo corpo. Tutti i testi liturgici cercano di rammentarci questo grande mistero che è la Croce di Cristo, unico nostro vanto (cfr. Gal 6), il legno cui fu appeso il Salvatore del Mondo, il legno ove morì il Cristo da Dio, e il legno attraverso il quale Gesù diede al mondo la vita. Proprio queste sono le parole chiare e pregne di significato del Prefazio che si legge a ogni Messa di questa settimana:

[…] Dómine, sancte Pater, omnípotens aetérne Deus: Qui salútem humáni géneris in ligno Crucis constituísti: ut, unde mors oriebátur, inde vita resúrgeret: et, qui in ligno vincébat, in ligno quoque vincerétur: per Christum Dóminum nostrum.

[…] Signore, padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, che nel legno della Croce hai preparato la salvezza per il genere umano, affinché, da dove sorgeva la morte, da lì risorgesse la vita, e colui che in quel legno vinceva (la morte, il demonio), in quel legno avesse anche la sua sconfitta, per mezzo di Cristo nostro Signore.

Anche gl’inni del Breviario ci invitano all’adorazione della Croce, attraverso alcune figure veramente commoventi:
Crux fidelis, inter omnes / arbor una nobilis; / nulla talem silva profert, / flore, fronde, germine. / Dulce ferrum, dulce lignum, / dulce pondus sustinens!
                                               (Pange Lingua, di Venanzio Fortunato, VI sec., parte II, ad Laudes)

O Croce fedele, unico albero nobile tra tutti, nessuna foresta produce un albero simile per fiore, per fronde, per frutto. O arma dolce, o dolce legno, che porti un sì dolce peso!

Vexilla Regis prodeunt / fulget Crucis mysterium / ut vita mortem pertulit, / et morte vitam protulit.                                          (Vexilla Regis, di Venanzio Fortunato, VI sec., ad Vesperas)

Avanzano i vessilli del Re; risplende il mistero della Croce: dove in vita Egli patì la morte e con la sua morte ha prodotto la vita.

Senza togliere niente alle altre strofe di questi due meravigliosi inni, tra i maggiori capolavori della poesia tardo latina, da questi due estratti si capisce perfettamente quale dev’essere il significato della Croce per il fedele: il peso necessario da portare per poter imitare degnamente il Cristo, segno della morte del Signore ma al contempo vessillo glorioso della sua Risurrezione, cuore e centro di tutta l’economia salvifica, di tutta la nostra fede.

Una Via Crucis a S. Simeon Piccolo


Festività liturgiche della Croce
La Croce è un oggetto di Passione talmente fondamentale nella Religione Cristiana da essere insignita da speciali forme di devozione, onore e commemorazione, non solo durante la Settimana Santa, ma durante tutto l’anno, abbracciando essa ogni aspetto della nostra fede.
Nella tradizione latina due sono le festività dedicate alla S. Croce: una minore si teneva il 3 maggio, sotto il nome di Inventio Sanctae Crucis, e commemorava il recupero delle Reliquie della Vera Croce, salvate dalle mani dei Persiani dall’imperatore bizantino Eraclio nel 628, dopo che il sovrano barbaro Cosroe II l’aveva sottratta quattordici anni prima durante la conquista di Gerusalemme. Tale festività tuttavia, essendo a livello di testi liturgici un mero doppione, fu abolita da Giovanni XXIII nelle più recenti riforme del Messale Tradizionale, convogliando tutta la pompa dedicata alla Croce nel giorno del 14 settembre, il Triumphus seu Exaltatio Sanctae Crucis, nella data in cui, secondo la tradizione, la madre dell’Imperatore Costantino, S. Elena, trovò la Vera Croce nel 320, e lo stesso giorno, tredici anni dopo, l’Imperatore consacrò la Basilica sul Golgota. Questa festa nei primi secoli della sua celebrazione assunse quasi il carattere di una Pasqua autunnale, tale era la devozione popolare per la Croce, il vessillo glorioso attraverso il quale il Figlio dell’Uomo è innalzato, il simbolo salvifico e portatore di vittoria, l’immagine del Trionfo del Cristo sulla morte.
Nel rito bizantino invece una venerazione particolare della S. Croce è situata all’interno della III domenica di Quaresima, che segna di fatto quasi la metà del cammino quaresimale, e costituisce un invito ai fedeli a considerare quello strumento di morte, con cui però Cristo ha aperto il Paradiso e distrutto le porte degli Inferi, risollevando le sorti dei figli d’Adamo, e a prendere a sua volta la propria Croce e seguire l’esempio del Maestro, disposti a perdere anche la propria vita al fine di salvarla (cfr. Vangelo). Essa viene portata in chiesa in processione al Mattutino, e indi onorata con fiori e adorata con incensazioni e prostrazioni. Altre feste dedicate alla S. Croce nella tradizione orientale sono ancora il 14 settembre (tradizione greca), il 7 maggio (tradizione gerosolimitana, a memoria dell’Apparizione miracolosa della Croce sulla Città Santa, avvenuta nel 351) e il 1 agosto (tradizione costantinopolitana, che prevedeva una solenne processione per le vie della Città, allo scopo di invocare la protezione di Cristo su di essa).

Venerazione dovuta alla Croce
Abbiamo cercato anche di far capire (o meglio, di rammentare) perché la Croce sia un simbolo tanto importante per i Cristiani, non gli adoratori di un pezzo di legno (come suggerivano malignamente i pagani autori della propaganda anticristiana dei primi due secoli), bensì gli adoratori del Dio vivo e vero che, nonostante la Maestà della sua Divinità, si è fatto mettere a morte per i nostri peccati su quel pezzo di legno, per dare salvezza all’umanità intera e spalancarci le porte del Paradiso.
Per questo motivo non dovremmo mai passare davanti a una Croce senza porgerle il doveroso e riverente saluto, di norma un profondo inchino: quando poi la Croce è esposta alla pubblica venerazione (all’ingresso di una Chiesa per esempio) o per qualche motivo dobbiamo toccarla, è doveroso per noi baciare i piedi del Cristo Salvatore che soffre su di essa non per sua colpa, bensì per la nostra misera condizione. Infine, è raccomandato ai Cristiani di soffermarsi sovente a contemplare la Croce e a pregarla in ogni momento, invocandone il sostegno indefettibile e prezioso. Particolarmente bella è una preghiera che tradizionalmente si lega all’indulgenza (parziale ogni giorno, plenaria i venerdì di Quaresima e Passione) concessa al fedele che, devotamente inginocchiato a un Crocifisso, la recita dopo la Santa Comunione, ma che noi consigliamo di ripetere di frequente ogniqualvolta abbiamo occasione di adorare il Vessillo Glorioso di Cristo:

En ego, o bone et dulcissime Iesu, ante conspectum tuum genibus me provolvo, ac maximo animi ardore te oro atque obtestor, ut meum in cor vividos fidei, spei et caritatis sensus, atque veram peccatorum meorum paenitentiam, eaque emendandi firmissimam voluntatem velis imprimere; dum magno animi affectu et dolore tua quinque vulnera mecum ipse considero ac mente contemplor, illud prae oculis habens, quod iam in ore ponebat tuo David propheta de te, o bone Iesu: Foderunt manus meas et pedes meos: dinumeraverunt omnia ossa mea. Amen.


Eccomi, o buono e dolcissimo Gesù, alla tua presenza mi prostro, e col più grande ardore dell’animo ti prego e supplico di voler imprimere nel mio cuore dei vividi sentimenti di fede, speranza e carità, e una sincera penitenza dei miei peccati e un saldissimo proposito di correggerli; mentre io con grande compassione e dolore penso alle tue cinque piaghe e le contemplo nella mia mente, ricordando ciò che già poneva nella tua bocca il Profeta Davide riguardo te, o buon Gesù: han trapassato le mie mani e i miei piedi, han contato tutte le mie ossa. Amen.

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