ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 13 aprile 2017

Jesus autem tacebat..?



Ho letto il commento pubblicato da Riscossa Cristiana alla dichiarazione della Casa Generalizia della Fraternità San Pio X. Un commento che condivido in toto. Mi permetto di aggiungere qualche riflessione. 

Si rimane invero sconcertati dall'atteggiamento - almeno apparentemente - rinunciatario tenuto dai vertici della Fraternità San Pio X. 

Per chi, chierico o laico, ha dovuto subire decenni di persecuzioni, emarginazioni, calunnie ed ostracismi, gli eventi di questi ultimi anni paiono sconfessare le ragioni che hanno motivato in passato scelte tanto dolorose e coraggiose, e danno ragione a quanti sostenevano che la Fraternità si trovasse in una situazione di grave disobbedienza nei confronti della Santa Sede. 


C'è da chiedersi quale sia l'atteggiamento di tanti sacerdoti dell'istituto, e se essi condividano le implicite ammissioni di colpa che i Superiori lasciano intendere con le loro improvvide dichiarazioni. 

Quando la pulzella d'Orléans venne canonizzata, non le fu "revocata" la sentenza di condanna d'eresia che la condusse a subire il martirio sul rogo il 30 Maggio 1431, ma al contrario papa Callisto II nel 1456 dichiarò la sua nullità, e Giovanna d'Arco fu additata come coraggiosa paladina della verità cattolica. Essa fu beatificata da San Pio X nel 1909 e canonizzata da Benedetto XV.

Oggi pare che la legittimità sostenuta da mons. Lefebvre debba trovare una ratifica da parte di colui che - lungi dall'aver risolto i nodi cruciali in materia dottrinale, morale, liturgica e disciplinare introdotti dal Concilio Vaticano II e dai Papi che se ne fecero promotori - sta dimostrando di voler portare alle estreme conseguenze la rivoluzione conciliare, affermandosene orgogliosamente erede.

Non ci troviamo dinanzi ad un novello Pio XII, che ha riformato la Chiesa devastata dopo cinquant'anni di sovvertimenti catastrofici, ma ad un personaggio che avrebbe probabilmente creato imbarazzo allo stesso Montini, e forse anche a Giovanni Paolo II. E quand'anche sul Soglio di Pietro sedesse un buon Papa, la Fraternità dovrebbe attendersi un encomio per la buona battaglia condotta nella solitudine e nel disprezzo generale, un elogio per la fedeltà alla Tradizione, una richiesta di perdono per ciò che ha dovuto subire da parte di indegni Ecclesiastici, e degli stessi Pontefici, da Paolo VI a Benedetto XVI. Un buon Papa non potrebbe fingere di non vedere che le sanzioni canoniche comminate alla Fraternità furono motivate da ragioni che nulla hanno di cattolico, e che per questo esse furono illegittime, invalide e nulle.

Bergoglio non è un Pacelli, ed il solo pensiero di poter accostare quest'intemperante argentino alPastor Angelicus è indecente. Ma proprio nel momento in cui egli ottiene dai vertici della Fraternità San Pio X la gratitudine per presunte concessioni volte alla sua presunta regolarizzazione, ottiene da essa il riconoscimento implicito di un'autorità di cui egli abusa e che intende usare per ben altri scopi. E quando, in forza di quella medesima autorità, egli revocherà le scomuniche agli eretici luterani, con quale credibilità gli si potrà contestare il potere di riabilitare chi è fuori della Chiesa, quando la stessa Fraternità pare aver ammesso di essersi trovata in una situazione analoga? 

Siamo nella Settimana Santa, e domenica scorsa abbiamo ascoltato con commozione la narrazione della Passione del nostro Salvatore. Il Signore, dinanzi alle false accuse mossegli da Caifa, non rispondeva: Jesus autem tacebat. Un esempio che sarebbe il caso di seguire anche dinanzi al Sinedrio modernista. 

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