ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 2 aprile 2017

Naturalismo “cattolico”

AL NATURALISMO NON SERVONO LE CHIESE


Che crisi del Cattolicesimo! Che desolazione ci circonda! Un deserto sconfinato, pieno di ruderi, tra i quali si aggirano anime spaventate in cerca di una guida.

  Apparentemente tutto sembra al suo posto... ancora segni della storia cristiana, monumenti che ti parlano del popolo di Gesù Cristo; ancora immagini di santi... ancora croci e altari... ancora chiese, ma senza la vita dentro.
  Sì, è proprio questa l'impressione violenta: senza la vita dentro.

  Intanto perché la maggioranza delle chiese resta chiusa: ti aggiri nei paesi con al centro, perennemente, la casa di Dio inaccessibile, non si sa per quale prudenza! Fatte per l'incontro degli uomini con Dio, edificate per il culto e per l'adorazione di Nostro Signore Gesù Cristo presente nel Santissimo Sacramento dell'Eucarestia, le chiese restano chiuse. Una parte di esse si apre solo per una veloce messa, il tempo per esplicare il rito scheletrico rinnovato, poi la porta viene di nuovo sprangata, in attesa della prossima volta; e questo solo per i villaggi che hanno, non si sa per quanto tempo ancora, la visita del prete.

  La cristianizzazione del mondo si è propagata nei secoli passati con l'apertura di luoghi di culto. In una terra desolata arrivavano i monaci per primi, iniziavano ad edificare una chiesa e una casa, il monastero, e abitandola vi instauravano la lode di Dio, il servizio all'Altissimo, trasformando quel pezzo di mondo da pagano a cristiano.

  La conversione dei popoli avveniva intorno ai monasteri, vere scuole del servizio di Dio. Paesi e poi città sono sorte attorno a questi luoghi consacrati; gli uomini hanno imparato dai monaci missionari cosa vuol dire vivere da cristiani, hanno imparato una vita redenta.
  Le parrocchie poi, quelle della diffusione capillare della vita cristiana, hanno continuato il lavoro: erano piccoli ma veri e propri monasteri, dove un parroco abitando cristianamente quella porzione di terra assieme ai fedeli, garantiva la possibilità di una vita diversa da quella del mondo senza Dio; una vita ritmata dall'anno liturgico, dalla grazia dei sacramenti, dall'osservanza dei comandamenti. In una parola, garantiva la vita soprannaturale degli uomini.

  È la storia della Cristianità.

  Della cristianità, non solo del Cristianesimo: cioè la storia della trasfigurazione del mondo che prese la forma di Cristo.
  Ne nacque una cultura. Una cultura, cioè una capacità intelligente di affrontare tutto secondo la forma di Cristo: il lavoro, la gioia, i dolori, la vita e la morte, l'arte e lo studio: tutto prese una forma nuova. Il Cristianesimo non solo era nella storia, ma fece la storia.

  Oggi non è proprio più così, che tristezza. Oggi i cristiani non fanno storia, la subiscono.

  Ma da dove arriva questo rivolgimento, questo terremoto inarrestabile che ha raso tutto al suolo?

  Non ne vediamo che una origine: il Naturalismo.

  Il Protestantesimo e il suo “cavallo di troia” che lo ha introdotto tra noi, cioè il cattolicesimo liberale, hanno prodotto il cattolicesimo modernizzato che non è nient'altro che naturalismo.

  Questo naturalismo “cattolico” crede in Dio, ma in un Dio da guardare da lontano, un Dio che in fondo in fondo non si è rivelato; o meglio, si riduce la rivelazione al fatto che Dio dice che c'è. E con questo Dio gli uomini hanno un semplice rapporto tra creatura e Creatore: tutto qui. Allora questo vuoto nel rapporto tra Dio e gli uomini viene riempito dalle nostre idee e opinioni; viene colmato dalle mode del momento, viene assunto come contenuto religioso quello che il mondo pensa: così si assiste a quella perenne giostra di cambiamenti che tanto piace ai cattolici nuovi, che stanno picconando ciò che resta della cristianità.

  Invece Dio si è rivelato.

  E ha rivelato un contenuto: ha rivelato la sua vita intima. Dio è Padre; dall'eternità, quando ancora non splendeva la luce creata sul mondo, Dio genera un Figlio, al quale comunica la sua natura, le sue perfezioni, la sua beatitudine, la sua vita. E il Padre e il Figlio sono uniti in un vincolo d'amore potente e sostanziale, da cui procede quella terza persona che la Rivelazione chiama con un nome misterioso: lo Spirito Santo. È il segreto della vita intima di Dio.

  Per un trasporto d'amore Dio decreta di chiamare delle creature a dividerla: questa vita traboccherà dal seno della divinità per raggiungere e beatificare elevandoli al di sopra della loro natura, degli esseri tratti dal nulla: gli uomini.

  Per questo il Figlio si fa uomo, il Verbo si fa carne: perché in Cristo, nella sua grazia santificante che discende dalla Croce, noi siamo adottati come figli, come veri figli.

  “Ecco, voi siete divinizzati” (Gv 10,34): da questa trasformazione dell'uomo, chiamato a partecipare, ad aderire alla vita intima di Dio, nasce la Cristianità, cioè la trasformazione del mondo intero, della storia e della realtà, chiamata a servire l'unica cosa necessaria, cioè la trasformazione dell'uomo nella santità.

  Questa è l'opera della vita, l'unica in fondo.

  Per questo c'è la Chiesa, per quest'opera hanno lavorato gli operai del vangelo nei secoli, per questo Dio ha voluto la Cristianità, cioè il mondo trasfigurato dalla grazia.
  Ma oggi non si parla quasi più della Trinità, della grazia santificante, della vita intima di Dio, della santità di Dio e della nostra santificazione. Si dice solo che Dio c'è, ma per questo non era necessaria la rivelazione, bastava la ragione umana.

  Per questo le chiese chiudono: alla religione naturale non servono più.

  

AL NATURALISMO NON SERVONO LE CHIESE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 4 - Aprile 2017


http://radicatinellafede.blogspot.it/2017/03/al-naturalismo-non-servono-le-chiese.html
Astrobiologia e teologia unite alla ricerca della vita extraterrestre
La Civiltà Cattolica sulle implicazioni della "nuova scienza"


Roma. “Quale ricerca astrobiologica potrebbe promuovere una comprensione teologica della creazione e della vita umana fondata sull’Incarnazione e animata da essa?”. E ancora, “come possono sostenersi a vicenda teologia e astrobiologia?”. Sono le due domande che il gesuita Andrea Vicini, docente al Boston College, pone in un lungo articolo che compare nell’ultimo numero della Civiltà Cattolica.

Prima di dare una risposta ai quesiti, è utile spiegare cosa sia l’astrobiologia e già qui sorge il primo problema, visto che essa “sta ancora definendo la propria specificità scientifica, i propri ambiti di ricerca, il proprio statuto disciplinare”. A ogni modo, si può convenire con la definizione di David Catling, secondo cui “l’astrobiologia studia l’origine e l’evoluzione della vita sulla Terra e la possibile varietà della vita altrove”. Precisava l’astrobiologo e teologo Lucas Mix che “l’astrobiologia non studia la vita aliena”, anche se è del tutto contemplata l’esistenza della vita “in un contesto cosmico”. A complicare la questione, osserva Vicini, ci s’è messa la Nasa, la quale nel 2008 sosteneva che “l’astrobiologia include la ricerca di pianeti potenzialmente abitati oltre il nostro sistema solare, l’esplorazione di Marte e dei pianeti più distanti, gli studi di laboratorio e le investigazioni per indagare l’origine e l’evoluzione iniziale della vita e gli studi sulla capacità potenziale della vita di adattarsi alle sfide future, sia sulla Terra sia nello spazio”.

Insomma, il campo di ricerca è amplissimo e ancora in gran parte inesplorato. Proprio per questo è necessario considerare le implicazioni sociali e politiche di questa “scienza nuova”, attraverso una regolamentazione che, possibilmente, dovrebbe richiamarsi ai princìpi propri della dottrina sociale della chiesa, e cioè la democratizzazione, la trasparenza, l’accessibilità e la diffusione. Lucas Mix invitava a non confondere l’astrobiologia con la ricerca di intelligenza extraterrestre, anche se – ammetteva – “esiste un’enorme sovrapposizione tra i due ambiti di ricerca”. Non che la chiesa sia chiusa all’ipotesi di considerare l’esistenza di forme di intelligenza extraterrestri. Tutt’altro. Il direttore della Specola vaticana, l’astronomo statunitense Guy Consolmagno, spiegava qualche anno fa che “l’idea che nello spazio ci siano altre forme di vita intelligente non è in contrasto con il pensiero tradizionale cristiano. Per noi credenti, lo studio dell’universo è una meravigliosa avventura che ci riempie di stupore. Non possiamo pensare che Dio sia così limitato da aver creato esseri intelligenti solo sulla Terra. L’universo potrebbe benissimo contenere altri mondi con esseri creati dal suo stesso amore”.

Risposta che fa il paio con quella che dà Vicini, quando ricorda che secondo alcuni “se l’astrobiologia scoprisse altre forme di vita nello spazio, l’esistenza stessa delle attuali religioni ne risulterebbe gravemente minacciata”. Il punto è di chiarirsi su quale sia questa religione. Infatti, “nel cristianesimo, il mistero dell’Incarnazione, avvenuto in Gesù Cristo in un momento preciso del tempo e in un luogo determinato dello spazio, manifesta l’ospitalità accogliente e inclusiva del divino nei confronti della creazione e dell’umanità”. E’ chiaro dunque che – scrive ancora la Civiltà Cattolica – “niente e nessuno è escluso dall’abbraccio amorevole di Dio in Gesù e con lo Spirito Santo”. Dunque, nessuna contraddizione. Alla fine, a risolvere la questione è ancora Consolmagno, che commentando sull’Osservatore Romano la scoperta di sette nuovi pianeti extrasolari scriveva: “Credete che ci sia vita in qualche altra parte dell’universo? E’ una domanda che agli astronomi viene posta in continuazione. Ed è la domanda giusta: la vita nell’universo è, finora, una questione di fede. Non abbiamo dati a indicare che una tale vita esista. Ma la nostra fiducia nel fatto che la vita esiste è abbastanza forte da renderci disponibili a fare lo sforzo di cercarla”.


http://www.ilfoglio.it/chiesa/2017/03/24/news/astrobiologia-e-teologia-unite-alla-ricerca-della-vita-extraterrestre-126895/

L'editoriale di Eugenio Scalfari / Il pontefice non cessa di stupirci. Con le sue parole che confermano, insieme all'immutabile ed anzi crescente fede in Dio, il suo approccio ad un Dio unico che è il tutto

Questa premessa politica era dovuta, ma il tema che in questo momento voglio trattare è di tutt'altra natura. Riguarda papa Francesco che non cessa di stupirci. In questi giorni ha affrontato argomenti e ha pronunciato parole che confermano, insieme all'immutabile ed anzi crescente fede in Dio, il suo approccio ad un Dio unico che è il tutto. Un Dio che ha una sua natura della quale noi, sue creature, scopriamo sempre nuovi aspetti contrastanti con quelli finora noti. Li scopriamo, anzi è Francesco che li scopre o li modernizza perché è il Dio in cui crede che lo ispira a scoprirli, oppure è la sua autonomia individuale che lo mette in grado di aggiornare la Chiesa che gli è stata affidata o infine li scopre perché il Creatore è multiforme e siamo noi che ne inventiamo alcuni aspetti di quella multiformità? Da non credente quale sono, ma proprio per ciò affascinato da questo Papa rivoluzionario, propendo per una continua attività pastorale di Francesco che ci descrive un Creatore del quale le sue creature ne intravvedono le sembianze man mano che il tempo passa e cambia gli uomini, li riporta all'antico visto con occhi moderni o al moderno con occhi antichi o nella visione di un mondo nuovo. Ricordo che una volta, un paio d'anni fa quando cominciai a frequentarlo, gli dissi: "Ma il Tempo non è Dio?". E lui mi rispose: "Non ha un nome. Lei lo può chiamare Tempo, ma che cosa cambia?". "Cambia - risposi - perché il Tempo è dentro di noi e quindi è immanente e non trascendente". "Anche Dio è dentro di noi. Una scintilla divina è in ciascuno di noi. Da questo punto di vista dovremmo dire che Dio è immanente? Dio, dice la Bibbia e la catechesi, ci creò a sua immagine e somiglianza. Noi siamo le sue creature e come tali dotate anche di libero arbitrio. Sta dunque a noi di scegliere tra quello che consideriamo il Bene e quello che sappiamo essere il Male. Le creature sono libere. Se seguono il Male la loro anima si autoannulla. Il demonio fa parte del libero arbitrio. Tra i tanti poteri e i tanti limiti, le creature sono libere di autoannullarsi. Questa è la profonda differenza tra la creatura umana e le altre. La creatura umana vede se stessa mentre pensa, opera, fa il bene altrui e quindi il proprio, oppure il male altrui e quindi sempre anche il proprio. Questo è il libero arbitrio".

Mentre papa Francesco parlava e le sue parole le ricordo adesso che le ricostruisco, mi viene in mente un libro scritto alla fine del Cinquecento da Étienne de la Boétie, che morì tra le braccia di Montaigne e scrisse un libro fondamentale intitolato Discorso sulla servitù volontaria e là constatò con queste parole: "Come è possibile che tanti uomini non sopportino un tiranno che non ha forza se non quella che essi gli danno? Siate risoluti a non servire più e sarete liberi". E allora - dice Francesco: "Scegliete il bene del prossimo che è anche il vostro ed allora la vostra anima sarà benvoluta da Dio che vi ha creato a sua immagine e somiglianza". Étienne non era un credente anche se politicamente stava con i cattolici e non con gli ugonotti, ma questa è la politica e non religione. Esortava alla libertà. È divina la libertà? Io credo di sì, la libertà è un salto dell'uomo che esce dall'animalesco e vede se stesso. Credente o non credente, questo tipo di libertà è divino. Facciamone buon uso.

***

Sua Santità sta preparando il nono incontro mondiale delle famiglie cattoliche che avrà luogo a Dublino nell'agosto dell'anno prossimo. Nella lettera che ha scritto al cardinale Farrell che è il prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, dice le seguenti parole: "L'amore di Dio è il suo "Sì" a tutta la creazione e al cuore di essa che è l'uomo. E l'impegno di Dio è per un'umanità tanto spesso ferita, maltrattata e dominata dalla mancanza d'amore. La famiglia pertanto è il "Sì' del Dio Amore. Senza l'amore non si può vivere come figli di Dio, come coniugi, genitori e fratelli. Ogni giorno facciamo esperienza di fragilità e debolezza e per questo tutti abbiamo bisogno d'una rinnovata natura che plasmi il desiderio di formarci, di educarci ed essere educati, di aiutare ed essere aiutati e di integrare tutti gli uomini di buona volontà. Sogno dunque una Chiesa che annunci Dio Amore che è la Misericordia".

Ma poi, nella Messa a Santa Marta di giovedì scorso, Francesco parla di Dio da un'altra angolazione: parla di un Dio deluso. Ma può essere deluso Dio? Il Papa cita un passo dal libro dell'Esodo e ricorda la captività di quel popolo in Egitto e poi il suo ritorno nella terra promessa varcando a piedi il Mar Rosso e la legge di Dio dettata a Mosè ma il popolo che lo segue a fatica si stanca e fabbrica un vitello d'oro che è il suo nuovo dio. La conclusione di Francesco è questa: "Dimenticare Dio che ci ha creato, ci ha fatto crescere, ci ha accompagnato nella vita, questa è la delusione di Dio di fronte a quanto è accaduto. Ma la sorpresa sarà che Lui sempre ci aspetta come il padre del figliol prodigo che lo vide venire da lontano perché lo aspettava".

In questi stessi giorni il cardinale Scola, che ha accompagnato il Papa nel giorno passato a Milano tra un milione e mezzo di persone, ha scritto che viviamo in una società post-moderna e post-cristiana e che questo è il lavoro del Papa: di adeguare la Chiesa alla modernità rinnovando la fede
in un Dio creatore operante nella modernità per saldarla con una fede che adotta un linguaggio moderno entrando in tal modo nei cuori e stringendoli al Bene.

L'ho detto e scritto già molte volte: dopo Agostino d'Ippona, un Papa così non s'era mai visto.

tratto da
http://www.repubblica.it/politica/2017/04/02/news/la_missione_di_gentiloni_e_la_divina_modernita_di_francesco-161977382/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1

Nessun commento:

Posta un commento