ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 9 maggio 2017

Ci sarà da vergognarsene?

LESSICO PAPALE
ovvero:l’omologazione al ‘politicamente corretto’


Non poteva non accadere anche questo, che, cioè, Papa Bergoglio ancora una volta si omologasse, con accenti veementi e risultati ameni, al ‘politicamentecorretto’. Diciamo di quel parlare, e pensare, che rifiuta termini di oggettiva, pertinente e talora forte connotazione sostituendoli con altri che tendono a sbiadirne ed edulcorarne l’impatto semantico e che, il più delle volte, sono perifrasi o diciture. Le classiche litoti.

Valga, ad esempio, il vocabolo “bidello” resuscitato come “operatore scolastico” o “cieco” – di cui è pieno il Vangelo – con “non vedente” o ‘prostituta’ con ‘donnina allegra’ e via elencando.



Sabato 6 maggio 2017, davanti ai ragazzi delle “Scuole della pace” ricevuti in Vaticano, riferendosi all’ordigno bellico statunitense, la famosa e funesta bomba MOAB (Massive ordnance air blast bomb), diversamente chiamata come “Mother of all bombs” (Madre di tutte le bombe e, probabilmente di tutte le bufale), il Papa si “è vergognato” dell’uso di ‘madre’, che è sinonimo di vita, accostato a una bomba. “La mamma dà vita e questa dà morte e noi diciamo mamma a quell’apparecchio. Che cosa sta succedendo?” (Il Giornale, 7 maggio 2017).
   

Sgombriamo il campo da malintesi o da indebite interpretazioni: non è necessario, tanto è evidente, dichiararci avversi alla guerra in genere, quale mezzo spicciolo di risoluzione dei problemi, e quindi, ad approvare il senso lato dell’invettiva papale. L’essere, noi, di fede cristiana, è garanzia di sentimenti pacifici – non pacifisti – che trasfondono i moti di pace spirituale, quella vera, nell’area della pace terrena. Ma, in ossequio all’articolo 2309 (CCC – guerra giusta) e al successivo 2313 (resistenza armata a ordini ingiusti) siamo favorevoli a che un popolo resista ad azioni aggressive esterne e si armi per rovesciare regimi atei, tirannici e liberticidi.

Per questo, cogliendo l’occasione dal tema, diciamo, a quanti affermano essere l’ininterrotto flusso migratorio l’esito di cause belliche, che codesti clandestini, che a migliaia, e senza soluzione di continuità, sbarcano sulle nostre coste, dovrebbero sentire il dovere, per amor patrio, di combattere nella loro terra in nome della dignità contro i loro oppressori, come facemmo noi italiani, e tanti altri popoli in situazioni di sfacelo dell’ordine o a fronte di invasioni straniere. Così come sta comportandosi il popolo venezuelano che resiste al regime marxista del despota Maduro e che non si sogna di imbarcarsi per altri lidi eludendo le proprie responsabilità.

Ma torniamo all’argomento.

Il Papa si vergogna  per l’uso che, del termine ‘madre’, si fa per indicare un ordigno di distruzione: la madre di tutte le bombe. Una vergogna gratuita e speciosa, secondo il nostro parere, perché le parole rivestono, anche per procedimenti retorici e figurali, significati limitati, perimetrati e variabili rispetto al contesto in cui  sono posti. Sicché, quando, rivolgendoci alla Vergine Maria, diciamo “Madre di Dio”, esaltiamo la maternità divina, così come si vitupera la ‘Donazione di Costantino’, causa “di quanto mal fu matre” (Inf. XIX, 115). Se intrinsecamente ed etimologicamente ‘la madre’ (sanscr. MA, egizio MAT, greco METER, latino MATER) indica colei che partorisce figli, e ‘maternità’ è l’alta funzione che il Signore Iddio ha concesso alla donna (Gen. 1, 27/28), in ciò consistendo una semantica di somma, sacrale importanza e reverenza, ciò non impedisce che ‘una madre’ possa essere, all’atto pratico, tutt’altro che “umile ed alta più che creatura” (Par. XXXIII, 2), come la storia ci dimostra nelle figure di donne che, madri lo furono, sì, ma non obbligatoriamente modelli di dolcezza e di virtù come illustra la ferale figura di Medea o come quella che, due giorni or sono, a Trieste, ha abbandonato, nell’immondizia la sua neonata, piccola anima di Dio, condannandola alla morte, come di fatto è avvenuto ieri, 7 maggio.

Non basta, pertanto, definire ‘madre’ soltanto come colei che ‘genera la vita’ perché, al primo atto della genitura, devono seguire amore, cura, costanza, solerzia, vigilanza, sacrificio.

Ogni uomo che nasce è figlio di madre. Orbene, chiediamo a Papa Bergoglio che madre pensa che sia colei che genererà “l’Uomo dell’iniquità, l’Avversario, l’Anticristo, l’Empio” di cui ci  parla San Paolo? (II Tess. 2,3/12).
Si vergognerà, il Papa, dell’Apostolo delle Genti, per aver, egli, fatto intendere che questa futura madre sarà l’opposto di quel modello semantico e astratto di cui parlava agli scolari in udienza sabato 6 maggio?
E proverà sensi di tenerezza e ammirazione per quelle donne che, pur madri, volontariamente, e stimandosi in diritto di farlo, rifiutano la maternità compiendo il delitto dell’aborto, quel delitto che proprio lui ha derubricato a ruolo di peccato assolvibile da un semplice prete, alla stregua di tanti peccatucci cancellati con un “Pater, Ave, Gloria”?

Sono, costoro, generatrici e madri di vita o di morte?

Il linguaggio umano è sostanzialmente simbolico, intanto perché unisce e sigilla, nella parola, il suono all’idea e poi perché si serve di strutture metaforiche quando deve circostanziare concetti, fatti, persone talché non c’è da scandalizzarsi, o da vergognarsi del termine ‘madre’ accostato a una bomba. Semmai c’è da inorridire, eccome! di fronte alle stragi conseguenti ai bombardamenti.

Si parla di ‘madre di tutte le battaglie’, ‘madre di tutte le scoperte’, ‘madre di tutte le virtù’, ‘madre di tutte le partite’, ‘madre di tutte le sciocchezze’ e si dice che la “madre degli imbecilli è sempre incinta” e non ci si meraviglia quando, in forma antitetica, si parla di “una bella mazzata”, di “un simpatico delinquente”, laddove una mazzata non sarà mai bella e un delinquente non sarà mai simpatico, perché v’è l’obbligo di discernere il senso contestuale che, in tal caso, sta sotto il velame della figura retorica.

Ma oggi, in un clima di paranoica voglia di palingenesi lessicale e di risciacquo dei panni verbali, si definisce ‘assassina’ una montagna fra le cui rocce è precipitato un improvvido scalatore; ‘maledetta’, una curva stradale che un temerario e incosciente automobilista abborda a folle velocità; ‘omicida (!)’ la furia del mare che travolge e sommerge degli sconsiderati e dissennati argonauti. Il tutto, nell’alone russoiano di un’umanità color panna, innocente e incolpevole, irresponsabile ed estranea alla causa dei proprî guai.

Quanto sopra scritto a proposito di ‘madre’ può applicarsi al termine ‘padre’ che, come è noto è coautore, con la donna, della moltiplicazione della specie umana e che, riferito alla divinità, rappresenta il “Padre che sta nei cieli” ma, per il solito procedimento figurale – prosopopea o personificazione - indica talune personalità, come Erodoto, ‘Padre della storia’, Giacomo da Lentini ‘Padre del sonetto’, ed anche il criminale dr. Guillotin ‘Padre della ghigliottina’ o i tanti ‘Padri della patria’.

Ora ci aspettiamo che Papa Bergoglio, sull’aire di questa sua lezione lessicologica ‘politicamente corretta’, smentisca, riprenda e corregga – come peraltro ha già fatto in altre aree dottrinarie  – lo stesso Fondatore e Capo della Chiesa, Gesù Cristo, il quale, parlando di Satana, lo ha definito “Padre della menzogna” (Gv. 8, 44) accostando il nobile vocabolo all’immoralità del falso.

Ci sarà da vergognarsene?



di L. P.

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1979_L-P_Lessico_papale.html

Arrestata la "suora degli stupri": "Procurava bimbi disabili ai preti pedofili"

In manette in Argentina Kosaka Kumiko, 42 anni: la donna è al centro degli scadali che hanno investito la chiesa in Argentina
Un orrore inimmaginabile. La suora selezionava, sceglieva, procurava bambini vulnerabili per le voglie sessuali dei preti pedofili.

È finita ieri in manette Kosaka Kumiko, 42 anni, rinominata dai media locali "la suora degli abusi". La donna è al centro degli scadali che hanno investito la chiesa in Argentina.
Come spiega FanPage, infatti, tutto ruota attorno all'Istituto Provolo di Mendoza, accusato in passato di violenze sessuali di preti su ragazzi sordomuti. Un orrore tremendo, aiutato -secondo gli investigatori - proprio da suor Kumiko, che si sarebbe macchiata del crimine di selezionare i bambini più vulnerabili per consegnarli nelle mani degli orchi in tonaca.
La donna è stata fermata dopo un mese di latitanza. Di fronte agli agenti si è difesa: "Sono una brava persona, che ha donato la sua vita a Dio". La sorella è originaria del Giappone, Patria abbandonata nel 2007 per lavorare sei anni all'Istituto Provolo. Una delle ragazze che la accusano sostiene, scrive FanPage, "che le abbia fatto indossare un pannolino, quando aveva cinque anni, per nascondere l'emorragia provocata dai sistematici stupri a cui diversi preti l'avevano sottoposta".
Peraltro, lo scandalo tocca da vicino anche l'Italia, visto che l'associazione ha la base operativa a Verona. Nel dicembre scorso scattarono le manette ai polsi per due sacerdoti con l'accusa di pedofilia: Nicola Corradi, 82 anni, il quale venne trasferito in Argentina proprio perché in Italia era stato accusato di violenza sessuale; e Horacio Corbacho, 52, accusato di circa venti bambini di 12 anni.

Don Milani, arriva il Papa: colata di cemento per i bagni a Barbiana. La Fondazione protesta: “E’ uno scempio”

L'associazione presieduta da Michele Gesualdi, allievo prediletto del sacerdote-maestro, sul piede di guerra: "Potevano consultarci, li volevamo di legno e in una posizione appartata, non in mezzo". E il timore: "Non vogliamo che diventi un santuario, deve rimanere un luogo sobrio come voleva don Lorenzo"


“Uno scempio, fermate i lavori!”, grida su Facebook Sandra Gesualdi, figlia di Michele, l’allievo prediletto di don Lorenzo Milani. Pomo della discordia? Una colata di cemento di una trentina di metri gettata tra la chiesa di Sant’Andrea di Barbiana e il piccolo cimitero dove riposa don Milani, figura di riferimento del cristianesimo sociale, morto il 26 giugno del 1967, a 44 anni, per un tumore. Lì, su quel cemento, voluto dalla Curia fiorentina, proprietaria dei terreni e della canonica, dovrebbero sorgere dei bagni: “Uno normale, uno per disabili e una piccola doccia. Bisogna considerare che a Barbiana non c’è una toilette e non è decoroso che i visitatori, in media 150-200 al giorno debbano andare nel bosco a far pipì”, spiega Nevio Santini, ex allievo del priore.
Ma la fondazione Don Milani, presieduta da Michele Gesualdi, non ci sta, è sul piede di guerra: “Ovviamente non siamo contrari ai bagni. Noi per primi da anni avevamo indicato alla Curia l’esigenza di costruirli, ma non lì. E per giunta in cemento: li volevamo in legno e in una posizione appartata”, polemizza la Fondazione. Gesualdi, ex segretario della Cisl fiorentina, è stato anche presidente della Provincia di Firenze, prima dell’avvento al suo posto di Matteo Renzi: tra i due non è mai corso buon sangue politico.
Lì, tra la canonica dove don Milani faceva scuola e la grande quercia dove appendeva la cartina geografica per spiegare ai suoi montanari il mondo, quella colata di cemento appare alla fondazione come uno schiaffo. E il Papa, si affrettano a precisare, non c’entra nulla. Sì, i lavori sono affrettati per l’arrivo inatteso e clamoroso, visti i dissidi passati tra don Milani e la Chiesa, di Papa Francesco. E don Giuliano Landini, parroco di Vicchio, Comune in cui si trova Barbiana, ha il suo bel daffare a organizzare la visita: da costruire i bagni a compilare la lista degli ammessi all’incontro con il pontefice.
Ma per capire le polemiche della fondazione don Milani bisogna fare qualche passo indietro. Per la precisione a 50 anni fa quando un mese prima di morire don Lorenzo lasciò Barbiana e andò a trascorrere gli ultimi giorni della sua vita tra le braccia della mamma in via Masaccio, a Firenze. Da allora Gesualdi e gli altri ragazzi del priore vollero che Barbiana rimanesse come l’aveva voluta il maestro: un luogo sobrio, austero.
Così è stato finora. Lo sarà anche in futuro? Barbiana appartiene alla Curia che l’ha data in comodato d’uso alla fondazione. Ma un domani quando gli ex ragazzi del priore non ci saranno più chi garantirà che il luogo del cuore per migliaia di persone credenti e non rimanga spartano nello stile povero della vita di don Milani e dei barbianesi? Ecco perché quella colata di cemento realizzata senza sentire la fondazione e in una posizione così fin troppo visibile, anche se fatta a fin di bene, desta preoccupazione in Gesualdi e nei suoi amici. I segni non sono molto confortanti. Domenica 7 maggio, quando è stata scoperta la colata di cemento, nella piccola chiesa di don Milani si è celebrato un battesimo con al seguito quaranta auto, mai viste a Barbiana. Il timore che la visita del papa possa dare la stura a chi mira a fare dell’esilio di don Milani qualcosa di diverso da quello che è stato finora. “Noi abbiamo fatto di tutto finora per evitare che venisse trasformato in un santuario”.