ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 19 maggio 2017

Prodigi o illusioni?

"Nessun dolore, nessuna reazione: a Medjugorje capimmo scientificamente che non era una truffa" 
Medjugorje sì o no? Oltre le opinioni personali bisogna stare ai dati scientifici e alle risultanze degli studi medici effettuati sui sei veggenti. Il test più completo e mai confutato da nessuno venne effettuato nel 1985 da un'equipe di luminari italiani. Il capo spedizione, Luigi Frigerio, racconta alla Nuova BQ gli esami, anche invasivi, su quei pazienti speciali: "Non avevano la benché minima reazione al dolore. Scientificamente è inspiegabile". La sorpresa di Ratzinger dopo aver letto il dossier: "E' possibile che il divino si manifesti. Lo pensa anche Giovanni Paolo II". 

“I risultati delle indagini medico-scientifiche che operammo sui veggenti di Medjugorje ci hanno portato ad escludere la patologia o la simulazione e dunque un’eventuale truffa. Se si tratti di manifestazioni del divino non spetta a noi, ma noi possiamo certificare che non si trattò di allucinazioni né di simulazioni”. Il professor Luigi Frigerio arrivò per la prima volta a Medjugorje nel 1982 per accompagnare una paziente guarita da un tumore all’osso sacro. Le apparizioni erano iniziate da un anno appena, ma la fama di quel posto così sperduto dove si diceva che apparisse la Gospa, si era già iniziata a diffondere in Italia. Frigerio conobbe la realtà del paesino della Bosnia e venne incaricato dal vescovo di Spalato di avviare un’indagine medico scientifica sui sei ragazzini che asserivano di vedere e parlare con la Madonna.

Oggi, 36 anni dopo, nel pieno della diatriba su Medjugorje sì o no, che sta animando il dibattitto cattolico dopo le esternazioni di Papa Francesco, torna a riparlare di quell’attività di indagine che venne consegnata immediatamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede direttamente nelle mani del cardinal Ratzinger. Per confermare che non ci fu truffa e che le analisi vennero fatte nel 1985, dunque già in quella che, secondo la commissione Ruini, sarebbe la seconda fase delle apparizioni, quella più “problematica”. Ma soprattutto per ricordare che quegli studi non sono mai stati confutati da nessuno. Dopo anni di silenzio, Frigerio ha deciso di raccontare alla Nuova BQ come andò l’indagine sui veggenti.

Professore, da chi era composta l’equipe
Eravamo un gruppo di medici italiani: io, che all’epoca ero alla Mangiagalli, Giacomo Mattalia, chirurgo alle Molinette a Torino, il prof. Giuseppe Bigi, fisiopatologo dell’Università di Milano, il dottor Giorgio Gagliardi, cardiologo e psicologo, Paolo Maestri, otorinolaringoiatra, Marco Margnelli, neurofisiologo, Raffaele Pugliese, Medico Chirurgo, il prof Maurizio Santini, neuropsicofarmacologo dell’Università di Milano.

Quali strumenti avete utilizzato?
Avevamo apparecchiature sofisticate già all’epoca: un algometro per studiare la sensibilità al dolore, due estesiometri corneali per toccare la cornea, un poligrafo multicanale, la cosiddetta macchina della verità per lo studio contemporaneo della frequenza respiratoria, della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e della resistenza dermocutanea e la portata vascolare periferica. Inoltre avevamo un apparecchio che si chiama Ampleid mk 10 per l’analisi delle vie uditive e oculari, un impedenzometro ampleid 709 dell’Amplfon per i riflessi uditi del nervo acustico, della coclea e del muscolo facciale. Infine alcune telecamere per lo studio della pupilla.

Chi vi incaricò di effettuare l’indagine?
L’equipe si forma nel 1984 dopo l’incontro con il vescovo di Spalato Frane Franic, sotto la cui metropolia dipende Medjugorje. Ci chiese uno studio, era sinceramente interessato a capire se quei fenomeni arrivassero da Dio. Tenga presente che era ancora vivo il maresciallo Tito, quindi per loro era indispensabile avere un’equipe di medici esterni.

Il vostro fu il primo gruppo medico a intervenire?
Contemporaneamente al nostro studio si stava svolgendo l’indagine di un gruppo francese coordinata dall’Università di Montpellier del professore Joyeux. Quel gruppo era nato su interessamento del celebre mariologo Laurentin. Si dedicarono principalmente agli studi elettroencefalografici. Questi esclusero forme di sonno o di epilessia, avevano dimostrato che il fondo dell’occhio e il sistema oculare era anatomicamente normale.

Quando avvennero le indagini?
Facemmo due viaggi: uno tra l’8 e il 10 marzo 1985, il secondo tra il 7 e il 10 settembre 1985. Nella prima fase studiammo il riflesso dell’ammiccamento spontaneo e il battito delle ciglia e la conseguente lubrificazione dell’occhio mediante la palpebra. Nel toccare la cornea capimmo che si poteva escludere scientificamente una qualche forma di simulazione, magari attraverso l’utilizzo di farmaci, perché subito dopo il fenomeno, la sensibilità dell’occhio ritornava sui valori normalissimi.
Ci colpì il fatto che cessavano gli ammiccamenti naturali dell’occhio prima di fissarsi su un’immagine. I sei veggenti avevano una discrepanza di un quinto di secondo, in posizioni diverse, nel fissare il medesimo punto dell’immagine con differenze impercettibili tra di loro, quindi in simultanea.

E nel secondo test di settembre?
Ci concentrammo sullo studio del dolore. Utilizzando l’algometro, che è una piastra d’argento di un centimetro quadrato che si surriscalda fino a 50 gradi, toccavamo la pelle prima del fenomeno, durante e dopo. Ebbene: prima e dopo i veggenti allontanavano le dita in una frazione di secondo, secondo i parametri, mentre durante il fenomeno, diventavano insensibili al dolore. Abbiamo provato a prolungare l’esposizione oltre i 5 secondi, ma fermammo per evitare loro delle ustioni. La reazione era sempre la medesima: insensibilità, nessun processo di fuga dalla piastra incandescente.

L’insensibilità si manifestava anche in altre parti del corpo sollecitate?
Toccando la cornea con una pesata minima di 4 milligrammi in fase normale, i veggenti chiudevano l’occhio immediatamente; in fase di fenomeno gli occhi rimanevano aperti nonostante sollecitazioni anche oltre i 190 milligrammi di pesata.

Significa cioè che il corpo resisteva a sollecitazioni anche invasive?
Sì. L’attività elettrodermica di questi ragazzi durante le manifestazioni era caratterizzata da una modifica progressiva e da un aumento della resistenza cutanea, l’ipertonia del sistema ortosimpatico si attenuava subito dopo l’evento, dai tracciati elettrodermici si notava un’assenza totale di resistenza elettriche cutanee. Ma questo si verificava anche quando utilizzavamo un pennino per ulteriori stimoli algici improvvisi o quando utilizzavamo un flash fotografico: l’elettrodermia si modificava, ma erano completamente insensibili alla circostanza. Appena terminata l’esposizione al fenomeno, i valori e le reazioni ai test erano perfettamente normali.

Fu per voi una prova?
Fu la prova che se esiste una definizione di estasi, cioè di essere distaccati da quella che è la circostanza, loro erano assolutamente e fisicamente assenti. E’ la stessa dinamica notata dal medico di Lourdes su Bernadette quando fece la prova della candela. Noi applicammo lo stesso principio con macchinari ovviamente più sofisticati.

Una volta redatte le conclusioni che cosa faceste?
Consegnai io personalmente al cardinal Ratzinger lo studio che fu molto dettagliato e corredato da fotografie. Andai in Congregazione per la Dottrina della fede dove ad attendermi c’era il segretario di Ratzinger, il futuro cardinal Bertone. Ratzinger stava ricevendo una delegazione di spagnoli, ma li fece attendere oltre un’ora per parlare con me. Gli illustrai sinteticamente il nostro lavoro poi gli chiesi che cosa ne pensasse.

E lui?
Mi disse: “E’ possibile che il divino si riveli all’umano attraverso l’esperienza dei ragazzi”. Mi accomiatò e sulla soglia gli chiesi: “Ma il papa come la pensa?”. Rispose: “Il Papa la pensa come me”. Tornato a Milano pubblicai un libro con quei dati.

Che cosa ne è del vostro studio ora?
Non lo so, però so che servì alla Congregazione e quindi alla Santa Sede per non vietare i pellegrinaggi. Il Papa voleva capire in via preliminare questo, per decidere eventualmente se bloccare i pellegrinaggi. Letto il nostro studio, decisero di non ostacolarli e di permetterli.

Crede che il vostro studio sia stato acquisito dalla commissione Ruini?
Credo di sì, ma non ho informazioni in merito.

Perché crede di sì?
Perché verificammo che i ragazzi erano attendibili e soprattutto nel corso degli anni nessuno studio successivo confutò le nostre risultanze.

Sta dicendo che nessuno scienziato è intervenuto per contraddire il vostro studio?
Esatto. La questione fondamentale era stabilire se in queste presunte visioni e apparizioni i veggenti credevano in ciò che vedevano o vedevano ciò che credevano. Nel primo caso la fisiologia del fenomeno è rispettata, nel secondo caso ci saremmo trovati di fronte a una proiezione allucinatoria di carattere patologico. Sul piano medico-scientifico fummo in grado di stabilire che questi ragazzi credevano in ciò che vedevano e questo fu un elemento da parte della Santa Sede per non chiudere lì questa esperienza e non proibire visite di fedeli.

Oggi si è tornati a parlare di Medjugorje dopo le parole del Papa. Se fosse vero che non si tratta di apparizioni significherebbe che saremmo di fronte ad una truffa colossale da 36 anni.
Sono in grado di escludere la truffa: non fummo autorizzati a fare il test del naloxone per vedere se si fossero drogati, ma c’erano evidenze elementari anche perché dopo un secondo tornavano ad avere dolore come gli altri.

Lei ha parlato di Lourdes. Vi siete attenuti alle metodologie di indagine del bureau medical?
Esattamente. Le procedure adottate furono le stesse. Di fatto eravamo un bureau medical in trasferta. Nella nostra equipe c’era il dottor Mario Botta, che faceva parte proprio della commissione medico-scientifica di Lourdes.
Che cosa pensa delle apparizioni?

Quello che posso dire è che certamente non c’è frode, non c’è simulazione. E che questo fenomeno non trova tutt’ora una spiegazione medico-scientifica valida. Il compito della medicina è escludere una patologia, che qui è stata esclusa. L’attribuzione di questi fenomeni a un evento soprannaturale non è compito mio, noi abbiamo solo il compito di escludere la simulazione o la patologia.
di Andrea Zambrano 19-05-2017

La scienza: prodigi o illusioni?


La scienza e Medjugorje e Medjugorje. La frode e l'estasi, libri del neurofisiologo dr. F. D'Alpa.
Studio critico degli esami medici effettuati sui veggenti di Medjugorje, del prof. T. Kammerer, presidente del Comitato Medico Internazionale di Lourdes (1986).


Il caso Medjugorje. Davvero la Chiesa considera le rivelazioni private non necessarie alla fede? Ecco la verità.

LateranoIl resoconto fatto da Papa Francesco sui risultati a cui è pervenuta la  Commissione d’indagine nominata da Benedetto XVI riguardo alle apparizioni di Medjugorje, con aggiunta delle proprie opinioni personali, ha suscitato smarrimento nei milioni di fedeli che si dichiarano certi della loro autenticità e compiacimento in coloro che le hanno sempre negate come vere, costringendo così anche i mezzi di comunicazione ad occuparsi dell’argomento.
Si sono perciò letti e uditi dovunque pareri e giudizi diversi e opposti non solo sul caso specifico, ma in generale sulla considerazione in cui la Chiesa terrebbe le cosiddette rivelazioni privatedestando così sconcerto e dubbi anche sulla loro effettiva utilità in ordine alla fede e alla valenza che ad esse attribuirebbe la religione cattolica.
Ascoltando certi incauti che si sono espressi con assoluta sicurezza si deduce che se fossimo dei buoni cristiani le vicende di Medjugorje non dovrebbero minimamente interessarci. E lo stesso dovrebbe valere per le apparizioni già concluse e riconosciute come autentiche dalle autorità ecclesiastiche, nonostante alcune di esse abbiano rivelato profezie poi avveratesi ed altre sono tuttora messaggere di avvertimenti per il futuro dell’umanità.
Infatti, assodato che il centro della nostra fede è Cristo e che la Rivelazione si è conclusa con la morte dell’ultimo Apostolo – affermazioni assolutamente indiscutibili – la conseguenza sarebbe che qualsiasi successiva manifestazione del soprannaturale, non potendo apportare aggiunte o modifiche alla Parola di Gesù, non può possedere alcuna rilevanza significativa.
Altra criticità è emersa in ordine alle tempistiche di pronunciamento della Chiesa sulla veridicità o meno delle apparizioni. Da più parti infatti si è dichiarato che le autorità ecclesiastiche non possono pronunciarsi prima del termine delle apparizioni e che tale regola troverebbe la sua fonte certa addirittura nel Diritto Canonico.
Sembra quindi doveroso smentire questi e gli altri, assolutamente infondati, luoghi comuni che stanno ormai prendendo il posto delle vere Norme per procedere nel discernimento delle presunte apparizioni e rivelazioniche la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede ha approvato con delibera del 25 febbraio 1978 e che restano tuttora in vigore.
Tali norme, provvidenzialmente predisposte nei mesi precedenti all’elezione di S. Giovanni Paolo II, che nel corso del suo pontificato grande rilevanza ha attribuito agli avvenimenti di Fatima, erano state inizialmente elaborate ad esclusivo uso dell’episcopato, deputato ad esprimere il primo giudizio di discernimento su presunte apparizioni o rivelazioni.
Negli anni successivi, visto l’incontrollabile moltiplicarsi dei fenomeni di pseudo-misticismo, di asserite apparizioni, di visioni e messaggi attribuiti a origine soprannaturale e preso atto della pubblicazione non autorizzata delle Norme da parte di molteplici autori di opere di natura religiosa,  nel 2012 Benedetto XVI decise di renderle universalmente pubbliche facendole precedere da una Prefazione esplicativa e chiarificatrice della posizione della Chiesa in tale materia.
Dalla lettura dei documenti citati e, innanzitutto, dalla Prefazione alla Norme, contrariamente a quanto da più parte si afferma con assoluta certezza, emerge invece che se è vero che nessuno è obbligato a fare uso del portato di una rivelazione privata, come afferma lo stesso Benedetto XVI “Quando questa è orientata a Cristo stesso è, invece, un aiuto per la fede, e si manifesta come credibile proprio perché rimanda all’unica rivelazione pubblica. Inoltre può introdurre nuovi accenti, fare emergere nuove forme di pietà o approfondirne di antiche. Essa può avere un certo carattere profetico e può essere un valido aiuto per comprendere e vivere meglio il Vangelo nell’ora attuale; perciò non lo si deve trascurare.”
Per quanto riguarda invece l’asserzione, ormai divenuta verità incontestabile, che il pronunciamento sulla veridicità delle apparizioni possa avvenire solo quando esse sono ultimate, va sfatata un’altra leggenda, perlomeno nei termini in cui viene raccontata.
Nella Nota preliminare alle Norme si afferma che in presenza di presunte apparizioni, e delle rivelazioni spesso loro connesse, l’Autorità ecclesiastica è chiamata a pronunciarsi in merito senza ritardi.
Ciò non significa che debba emettere immediatamente un giudizio definitivo ma, come ben spiegato, deve effettuare una celere valutazione  sulla conformità o meno dei contenuti dei fenomeni straordinari a quelli della dottrina cattolica.
Si deve cioè verificare se la devozione suscitata tra i fedeli da fatti di questo genere possa manifestarsi nel rispetto della piena comunione con la Chiesa e portare frutti, dai quali la Chiesa stessa possa in seguito discernere la vera natura dei fatti.
E’ evidente che tale valutazione si rende indispensabile innanzitutto per la tutela dei fedeli, affinché non vengano tratti in inganno da culti o credenze devianti.
Se invece dall’esame dei fatti l’Autorità ecclesiastica giunge ad una conclusione favorevole, permette anche alcune manifestazioni pubbliche di culto o di devozione, proseguendo nel vigilare su di esse con grande prudenza.
La Nota preliminare chiarisce che ciò equivale alla formula «pro nunc nihil obstare» (per ora nulla si oppone), il che significa che, in mancanza di un divieto motivato, il culto o la devozione sono consentiti, ma si presterà però attenzione a che i fedeli non ritengano questo modo di agire come un’approvazione del carattere soprannaturale del fatto da parte della Chiesa.
In caso avverso, qualora la disamina dei fatti riveli la falsità delle apparizioni e delle conseguenti rivelazioni, l’Autorità competente può intervenire motu proprio; deve anzi farlo in circostanze gravi, per esempio per correggere o prevenire abusi nell’esercizio del culto e della devozione, per condannare dottrine erronee, per evitare pericoli di un misticismo falso o sconveniente, ecc..
L’Autorità ecclesiastica infine, alla luce del tempo trascorso - non quantificato però – e dell’esperienza, con speciale riguardo alla fecondità dei frutti spirituali generati dalla nuova devozione, può esprimere un giudizio ‘de veritate et supernaturalitate’, se il caso lo richiede.
Le Norme e la loro successiva Prefazione, stabiliscono quindi che in occasione di un presunto fatto soprannaturale, da cui nascono in modo quasi spontaneo tra i fedeli un culto o una qualche devozione, l’Autorità ecclesiastica competente ha il grave dovere di informarsi con tempestività e di procedere con cura ad un’indagine.
Non solo. La Sacra Congregazione può intervenire in qualsiasi momento, motu proprio, nei casi più gravi, in particolare quando il fatto coinvolge una consistente parte della Chiesa, sempre dopo aver consultato l’Ordinario e, se la situazione lo richiede, anche la Conferenza Episcopale.
Infine, la Sede Apostolica può intervenire anche direttamente in ragione della giurisdizione universale del Sommo Pontefice.
Venendo poi al caso specifico delle presunte apparizioni di Medjugorje, è indubbio che la Commissione nel formulare il proprio giudizio si sia attenuta alle norme che Benedetto XVI volle far pubblicare accompagnandole con un commento personale.
Valutando quindi tutti i pronunciamenti fin qui espressi e la loro tempistica, sembra fuori discussione che in ogni ordine e grado, sin dall’inizio delle apparizioni, l’autorità ecclesiastica abbia formalmente e fedelmente rispettato i dettati delle Norme, quali che siano poi le risultanze emerse nella sostanza.
Paola de Lillo