ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 21 giugno 2017

Cronache dalla Satrapina

GIRA UNA STRANA VOCE...

Vaticano, si dimette il revisore dei conti Libero Milioni: i timori di Papa Francesco su una nuova fuga di notizie






In Vaticano, come da ormai parecchio tempo a questa parte, la tensione è alle stelle. E non solo per il caso Vatileaks. Ora, arriva anche la notizia delle dimissioni di Libero Milione, il primo revisore generale dei conti vaticani, offerte martedì a Papa Francesco e subito accettate. Dimissioni che, come sottolinea Il Corriere della Sera, tingono di mistero i contorni della riforma delle finanze vaticane. Eppure il passo indietro non è inaspettato a chi da mesi seguiva l'azione del braccio destro del cardinale George Pell, prefetto della segreteria per l'Economia.
Milone - 68 anni ed ex presidente e ad di Deloitte - lascia con tre anni di anticipo rispetto alla scadenza dell'incarico. Una decisione che, viene spiegato, è stata presa "di comune accordo". Un comunicato scarno per comunicare una decisione importantissima. E nessuna ulteriore spiegazioni. E così, le voci sulla rottura, in Vaticano. "Deve averla fatta grossa", azzarda un cardinale citato dal Corsera. Secondo alcune indiscrezioni trapelate dal Vaticano, Milione, "controllore dei controllori", sarebbe incappato in una indagine interna, ma è ancora troppo presto per capire dove stia la verità.


Ma sullo sfondo, resta un timore più grande degli altri, ovvero che possano uscire altre carte riservate, altre indiscrezioni che riguardano le attività finanziarie della Santa Sede. Una sorta di nuova Vatileaks. Si vocifera su spese e investimenti dei dicasteri, rapporti tra la Curia e gli organi di controllo e, naturalmente, la cerchia di Francesco.

CRONACHE DALLA SATRAPINA, PAESE MICA TANTO FELICE. UNA FAVOLA VERA.

Cronache dalla Satrapina
In un Paese mica tanto felice c’era una florida Casta di Sacerdoti. Tanto floridi e grassi che potevano regalare una parte dei soldi che lo Stato versava loro ai Mini Satrapi di altri Paesi. Un aiuto cosiddetto di fraternità e solidarietà.
A questo scopo viaggiavano, portando sacchetti d’oro, un Sacerdote economo (che dopo poco riuscì ad aprire un sostanzioso conto nel Forziere Centrale Operativo della Super Casta) e il suo aiutante, l’Uomo di Fiducia. Che non era Sacerdote.
Portavano denari, ed erano bene accolti ovunque, come spesso chi porta oro.
Erano però, non si sa perché, particolarmente bene accolti oltre le acque nere da un Mini Satrapo della Zona, con cui divennero amicissimi. Il Mini Satrapo era anche un buon cuoco, e gli preparava piatti prelibati.
Un giorno, tornando nel Paese da uno dei loro viaggi, i due ebbero una sorpresa sgradita. I Prelati superiori della Casta avevano esaminato tanti documenti, e non erano rimasti per niente contenti del lavoro dei due. Il Sacerdote fu rimandato nella Zona di provenienza.
All’Uomo di Fiducia, dal momento che la Casta non licenzia mai nessuno, fu cambiato posto. Fu mandato lontano dai sacchetti di denari ad occuparsi di altre cose, fra cui passeggini.
Ma nel frattempo il Satrapo della Zona oltre le Acque Nere, quello di cui erano tanto amici, aveva fatto carriera.
Era diventato il Satrapo Massimo, il Satrapo più Satrapo di tutti.
Visti i guai, l’Uomo di Fiducia si rivolse subito a lui. Che gli dette, come nella canzone di De Andrè, il consiglio giusto. L’Uomo di Fiducia si rivolse a per ottenere soddisfazione a un Tribunale guidato da un Grande Fedele e Servitore del Super Satrapo. Il Grande Fedele e soprattutto Servitore non ebbe neanche bisogno di esaminare i pacchi di documenti che li Prelati della Casta ammucchiavano contro l’Uomo di Fiducia, uno più pesante e contundente dell’altro. L’Uomo di fiducia doveva avere ragione.
Il Satrapo Massimo poi convocò il Vice Capo della Casta, per convincerlo a essere conciliante con l’Uomo di Fiducia. Il Vice Capo fu refrattario; e invece di essere accomodante con il Satrapo Massimo presentò ricorso contro la decisione del Grande Fedele e Servitore.
Pochi giorni più tardi il Vice Capo venne mandato a fare il Satrapo di Zona altrove, e il suo posto viene affidato a un altro Sacerdote della Casta, l’Ancora Più Fedele. Che certamente era voglioso di compiacere il Super Satrapo, e rimettere al suo posto l’Uomo di Fiducia.
Passò qualche tempo ancora, e anche l’Ancora Più Fedele si stufò; l’Uomo di Fiducia, a quanto pare, fu così sciocco da mordere la mano dell’Ancora Più Fedele, che chiese al Satrapo Massimo di liberarsene…
Così accadde che il cerchio si chiuse, e l’Uomo di Fiducia, per decisione personale del Super Satrapo, fu promosso a lavorare proprio alle dipendenze del Grande Fedele e Servitore.
Domanda: ma quale ammontare di gratitudine, o di conoscenza, doveva avere l’Uomo di Fiducia, che non era neanche Sacerdote, per godere di tanta protezione?
Nel frattempo nelle fucine della Super Casta si stancavano fuochi e si sforzavano metalli a preparare fulmini incandescenti contro la Corruzione.
C’era chi rideva. E chi no.

2 commenti:

  1. Arridaje, direbbero a Roma, la fogna IOR di nuove ribolle?
    Che il mondo intero sia circondato dall'enorme nube nera della corruzione è un fatto, ma più nera di così, non si può.

    Come per salvare capra e cavoli dopo la crisi del 2008, si dovevano separare le banche finanziarie da quelle commerciali,
    secondo il Glass-Steagall Act del 1933, così si doveva separare il potere temporale da quello spirituale, secondo il "Date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio".
    Nessuno dei due salvagenti è stato usato, il risultato si vede e lo paghiamo.

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  2. Leggo che papa Bergoglio ha istituito la "Giornata mondiale del Povero", XXXIII domenica del Tempo ordinario, a partire dal prossimo novembre.

    Ben venga, salvo la considerazione che la Chiesa cattolica è da duemila anni che si occupa di poveri e povertà.

    Il punto però è:
    mentre da una parte si procede con l'ultrapauperismo, dall'altra - ogni volta che le cronache toccano il tema 'finanze vaticane e IOR con annessi e connessi' - quel lieve sollevar giornalistico di coperchio fa affacciare su un pentolone minaccioso e nero come la pece, oggi come allora, dove la trasparenza è bandita.
    Chi tocca i fili muore...

    E non ci fossero giornalisti d'inchiesta a fare luce su maneggi poco chiari (eufemismo) nulla trapelerebbe mai dalla sacre mura per informare i fedeli che, come si sa, è da una vita che mettono mano al portafoglio per finanziare le opere della Chiesa.

    Per cui: è troppo malizioso chi si chiede se tutta questa 'clochardite' e 'profughite' non siano per caso una cortina fumogena per le anime belle affinché non si pongano troppe domande su andamenti finanziari da autentico capogiro?

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