ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 10 giugno 2017

Primum, non nocēre

Non ci rassegneremo mai a questo stato di cose



Il giornalista Paolo Curtaz, un ex prete che ha lasciato la veste per sposarsi, ma che continua a scrivere e parlare con estrema sicumera di Cristo e della Chiesa, come uomo di fiducia della C.E.I., quasi che l’esser venuto meno a una promessa sacramentale fosse un motivo di speciale merito, ha affermato  testualmente, nel sito Papale papale, a proposito di papa Francesco e delle perplessità che il suo modo di fare provoca in una parte dei fedeli cattolici (alla data del 21 gennaio 2017), che il Papa, ogni Papa, ha il diritto di essere se stesso, di avere una propria sensibilità, un proprio carattere, una propria storia. E questa diversità di stile, non di essenza, è segno della vitalità della Chiesa, eccetera. Per concludere, alla fine del suoi ragionamento, e sempre con intento polemico nei confronti dei critici del papa Francesco, con un sorprendente: Lasciamo al mondo di vederla in altro modo!
Eh, sì: perché è proprio il mondo, e specialmente il mondo moderno, impregnato dell’ideologia del liberalismo, che mette il soggetto al centro di tutto e i diritti dell’individuo al di sopra di ogni altra cosa, a pensarla così: che bisogna lasciare in pace il singolo individuo, che bisogna lasciarlo libero di essere se stesso, di avere un proprio carattere, e così via. Ma stiamo scherzando? Questa non è affatto la dottrina cattolica; questa è un’altra cosa! (E sappiano bene che il papa Francesco ci ha già battuti in breccia, dichiarando, nella omelia del 19 maggio scorso, che quanti si tengono fermi alla dottrina sono dei “fanatici”, dei fautori della divisione e quindi, implicitamente, dei nemici della.. sua chiesa, o neochiesa, o contro-chiesa che dir si voglia).
Tanto per cominciare, il papa non è uno qualsiasi, ma il vescovo di Roma e, perciò, il capo della Chiesa: dunque ha una funzione specifica da svolgere: custodire, difendere e diffondere la dottrina, senza nulla aggiungervi, senza nulla togliervi di suo, perché la dottrina non è cosa sua, così come, del resto, non lo è la Chiesa. Questa gli è stata affidata perché la custodisca, non perché vi spadroneggi. In secondo luogo: lasciamo che a parlare del “diritto di essere se stesso” sia un qualsiasi, banale psicologo da rivista modaiola, freudiano, materialista ed edonista; per un cattolico, questa espressione è, semplicemente, priva di senso. Che vuol dire essere se stesso? C’è un modo di essere se stessi, per un cattolico, che non sia conforme alla Verità di Cristo, in tutto e per tutto? Un cattolico, anzi, un essere umano, può essere se stesso al di fuori della Verità, al di fuori del progetto di Dio? Evidentemente, no. Ebbene: quando il papa Francesco dice che Gesù fa un po’ lo scemo; quando dice che Egli si è fatto serpente, si è fatto diavolo, brutto che fa schifo; quando dice che le Persone della Trinità litigano continuamente fra di loro; quando evita accuratamente d’inginocchiarsi davanti al Santissimo; quando, perfino a Fatima, evita accuratamente di ricordare che la Madonna, ai tre pastorelli, e anche in tutte le altre apparizioni riconosciute dalla Chiesa, chiede, supplica, implora dagli uomini, con profonda mestizia e con le lacrime agli occhi, il loro pentimento, la conversione, la preghiera, il digiuno e la riparazione dei peccati, altrimenti seguiranno dei terribili e inevitabili castighi, che cosa sta facendo, sta sfoggiando la sua libertà di essere se stesso? Un papa deve essere lasciato libero di essere se stesso, anche quando parla in questo modo, anche quando tace in questo modo? È questa l’idea di libertà, è questa l’idea di autenticità della persona, che hanno i cattolici progressisti e neomodernisti: la libertà assoluta, senza curarsi di nulla, senza rispetto per gli altri, senza alcun timore di Dio, senza un pensiero al mondo per lo scandalo, il dolore, l’amarezza, che simili modi di parlare provocano in parecchi milioni di fedeli? Ma se anche a restare scioccato e scandalizzato fosse un solo cattolico: ebbene, non ci ha insegnato il solo e vero Maestro, il Nostro Signore Gesù Cristo, che anche la salvezza di una sola anima vale qualunque sforzo, qualunque sacrificio, qualunque tentativo per riportarla al sicuro, nell’ovile delle pecorelle? Non è forse questo il significato della parabola del Buon Pastore? E dunque: se qualcuno chiedesse conto al papa dello scandalo che egli ha dato, e continua a dare, alle sue pecorelle, con questa maniera di parlare che non verrebbe tollerata neppure in un seminarista, avrebbe il diritto di rispondere, secondo Paolo Curtaz e quelli che la pensano come lui: Ma per favore, lasciatemi libero di essere me stesso.
Ripetiamo: il suo modo di agire e di parlare non verrebbe tollerato neppure da parte di un seminarista di quattordici anni. Se un seminarista dicesse, davanti a tutti, che Gesù fa un po’ lo scemo; oppure se dicesse: quel diavolo di Gesù; oppure, ancora, se dicesse che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono sempre in baruffa tra di loro, forse che il primo sacerdote a portata d’orecchi non gli farebbe una solenne sgridata? Non gli spiegherebbe che simili espressioni sono non sono soltanto irriguardose e sconvenienti, ma addirittura blasfeme, e che sarebbero motivo di grave disagio e turbamento per quei fedeli che dovessero udirle? Oppure immaginiamoci un professore di teologia che parlasse in quel modo, che adoperasse simili termini davanti ai suoi studenti: non sarebbe loro di scandalo? Non provocherebbe in loro una bruttissima impressione, e, nei più sensibili, una vera e propria sofferenza morale? E allora: perché mai queste cose le può dire il papa, e al papa vengono concesse, anzi, ci si viene a dire che lui ha il diritto di essere se stesso? Come mai ci si parla dei suoi diritti, ma non dei suoi doveri? Il papa non ha forse il dovere di custodire, proteggere e trasmettere il Depositum fidei, così come lo ha ricevuto, e come la Chiesa lo tramanda da due millenni? Non ci sembra che fra i doveri del papa vi sia quello di prendersi la libertà di essere di scandalo per le anime. In ogni caso, venire a parlare del suo diritto alla libertà, quando è lui che deve custodire la sola libertà che, per un cristiano, abbia senso, cioè la libertà di farsi tutt’uno con la Volontà di Dio, non è forse paradossale, e assolutamente fuori di luogo? Come è possibile concepire la libertà del papa di essere se stesso come una cosa diversa, e separata, dal dovere del papa di essere il custode del suo gregge, e dunque, evidentemente, di avere innanzitutto il dovere di non allontanare le pecorelle, dando loro motivo di scandalo?
Secondo l’antichissima Scuola di medicina salernitana, il dovere del buon medico era, prima di tutto, quello di non provocare del male ai suoi pazienti; di non essere proprio lui la causa dei loro problemi di salute, o, comunque, di non aggravarli: Primum, non nocēre.  Ci sembra che la stessa regola deontologica debba valere, e a maggior ragione, per chi si è votato alla salute delle anime, e dunque per qualsiasi sacerdote, e tanto più, per il papa, che è il capo della Chiesa. Ma se il papa adopera abitualmente un linguaggio scandaloso, tale da mettere profondamente in crisi la coscienza dei suoi fedeli, che razza di sacerdote è, che razza di vicario di Cristo è? Qualcuno s’immagina san Pietro, il primo successore di Cristo alla guida della Chiesa, dire che Gesù faceva un po’ lo scemo, oppure che Gesù, sulla croce, si era fatto diavolo e serpente, e che era brutto da fare schifo? Oppure qualcuno s’immagina san Paolo, il più grande missionario e il più grande teologo della Chiesa primitiva, affermare, nelle sue epistole, che le Persone della Santissima Trinità litigano sempre fra di loro, anche se hanno l’accortezza di non darlo a vedere all’esterno? E qualcuno s’immagina san Pietro mettersi un naso di plastica, rosso e lucente, da pagliaccio del circo, per strappare il riso della folla plaudente; o san Paolo mettersi in testa, come ha fatto il papa, un copricapo fatto di salsicciotti di aria gonfiata, di diversi colori, non per divertire, che ne so, dei poveri bambini ricoverati in una triste corsia d’ospedale, ma così, in mezzo alla gente, davanti ai fotografi che lo trovano tanto simpatico e tanto spontaneo, per il puro gusto di piacere, di destare simpatia, di farsi applaudire e di mostrarsi in sintonia con il mondo moderno? E quel crocifisso scolpito sulla falce e il martello, che il presidente boliviano ha offerto al papa Francesco, e che questi ha accettato con un largo sorriso di compiacimento: possibile che non gli siano venuti in mente i milioni di martiri cristiani che hanno dato il loro sangue e la loro vita per opera di regimi politici che avevamo quella falce e quel martello nel loro simbolo? E qualcuno riesce ad immaginarsi gli altri Apostoli, o la Madonna, sorridere compiaciuti davanti a simili prodezze e sfrontatezze di san Pietro, o di san Paolo, qualora le avessero compiute, così come ci tocca vedere sempre una cerchia di cardinali e monsignori ridenti e plaudenti, stretti intorno al papa Francesco, e sempre pronti ad assecondare ogni suo gesto, anche il più discutibile, anche il più volgare, come quando si è messo a fare le corna, con smorfie e risate sguaiate da monellaccio, durante la sua vista pastorale nelle Filippine, davanti alla folla, con un gesto che a qualcuno ha fatto pensare a un papa rock, e, a qualcun altro, a un significato ancora più tenebroso, a un significato satanico?
Di nuovo: come mai tutto viene concesso a questo papa, di cui parlano così bene tutti gli atei e i massoni (e lui di loro), mentre al suo predecessore, Benedetto XVI, non veniva perdonata la più piccola frase, il più piccolo gesto, anzi, qualsiasi cosa dicesse o facesse, immediatamente veniva stravolta e rovesciata, al fine di presentarlo come un sinistro aizzatore di divisioni e di scontri di civiltà, e senza che un cane, all’interno del mondo cattolico e fra tutti questi vescovi e cardinali progressisti e neomodernisti, alzasse la sua voce per difenderlo minimamente? E come mai sono così lesti ad applaudire il papa Francesco, e mai nessuno che gli faccia presente l’inopportunità, la sconsideratezza, per dire poco, di certi suoi gesti, di certe sue affermazioni, quelli stessi che perfino davanti a una meraviglia del pensiero teologico come la lectio magistralis di Ratisbona, non seppero far di meglio che andare a cercare il pelo nell’uovo, e, che, estrapolando dal contesto una citazione dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo, riuscirono a oscurare tutto il lungo e bellissimo discorso di Benedetto XVI su ragione e fede, facendo in modo che, sui giornali e alla televisione, non si parlasse d’altro che della (presunta) offesa intollerabile che il papa aveva fatto a tutti gi islamici, con quel riferimento? E come mai i cattolici di sinistra, capitanati da Enzo Bianchi, che allora si stracciarono le vesti e dissero che Benedetto XVI avrebbe dovuto presentare le sue scuse agli islamici, non pensano mai, neppure per un attimo, che il papa Francesco dovrebbe presentare le sue scuse a tutti quei cattolici che egli sistematicamente offende, dileggia e calunnia, definendoli sciocchi, fanatici, insensati, testardi, rigidi, e avanti con decine di altri epiteti poco simpatici, dei quali si può trovare l’elenco completo (e in continuo aggiornamento) in The Pope Francis Little Book Insults?
Ma nessuno si faccia delle illusioni: noi non ci rassegniamo ad un tale stato di cose; non ci rassegneremo mai. Anche se il papa Francesco ha l’appoggio di tutti i mass-media, e specialmente di quelli più laicisti e anticattolici; anche se ha dietro di sé una parte considerevole del clero, e specialmente dell’alto clero; anche se molti vescovi fanno come quello della diocesi da cui ci scrive un lettore, cioè lasciano passare tutto il mese di maggio senza mai fare un cenno alla Madonna, nemmeno nel suo Santuario, tranne che per il giorno della Visitazione, in cui non ha parlato di Maria e di Elisabetta, ma della Chiesa che deve andare incontro alle periferie; anche se la Chiesa è invasa da questi torrenti limacciosi di modernismo e di semi-protestantesimo, con i loro mefitici miasmi di relativismo e agnosticismo: sappiano, costoro, che dovranno passare sui cadaveri degli ultimi cattolici prima di poter piantare la bandiera dell’eresia sulla Sposa di Cristo. Noi non ci stiamo; e, per quanto starà in noi, ci opporremo strenuamente, fino all’ultimo respiro, innanzitutto con la preghiera, poi con le parole e le opere, al loro tentativo di rovesciare la dottrina cattolica come se fosse un guanto, pervertendola nel suo esatto contrario, e distruggendo la Chiesa fondata da Gesù per sostituirla con una neochiesa o contro-chiesa gnostico-massonica.
Di una cosa siamo ormai profondamente convinti: che tutto quanto sta avvenendo nella Chiesa non è l’effetto di una “naturale” evoluzione della Chiesa stessa verso le forme culturali e sociali del mondo moderno. La Chiesa, forte della sua dottrina coerente, compatta, veritiera, ha sempre portato avanti, con fierezza, e, se necessario, con intransigenza, la sua visione del mondo, i suoi valori, il suo messaggio: come mai, da qualche tempo in qua, parla, pensa e agisce come una qualunque istituzione di questo mondo? Possibile che i cattolici si siano liquefatti, che abbiano assorbito spontaneamente i germi del secolarismo ovunque diffusi; possibile che i suoi pastori, i suoi sacerdoti, i suoi teologi, improvvisamente abbiano cambiato idea,  abbiano scoperto il “vero” significato del Vangelo, finora passato inosservato, e si siano convertiti a una liturgia, a una pastorale, a una dottrina che nemmeno con la miglior buona volontà essi potrebbero far passare come la naturale evoluzione di quelle precedenti? Dal Concilio Vaticano II in poi, la Chiesa non è più la stessa, e ogni giorno che passa ci porta nuove, amarissime sorprese Altro che ermeneutica della continuità: questi signori stanno cambiando tutto, stanno rovesciando tutto, sotto il nostro naso, ma con l’impudente pretesa, quanto mai offensiva per la nostra intelligenza, di fingere che le cose, in sostanza, siano come prima, anzi, meglio di prima: che la Chiesa sia sempre più fedele, per merito loro, al suo divino Sposo. Noi crediamo, al contrario, che su di essa incomba un pericolo gravissimo, e che molti suoi figli si siano lasciati lusingare da colui che è omicida fin dal principio…
di Francesco Lamendola del 10-06-2017

http://www.liberaopinione.net/wp/?p=14842
01:26
Seguendo il distorto ragionamento di Bergoglio :
1) L'uomo è stato creato ab aeterno
oppure
2) Dio non esiste ab aeterno , ma ha iniziato ad esistere solo nel momento della creazione dell'uomo.
3) Ma, a questo punto, chi ha creato l'uomo, visto che Dio è iniziato ad esistere insieme all'uomo ?

È opportuno che Bergoglio si legga, rilegga ed impari a memoria il Catechismo di San Pio X

Papa Francesco criticato a causa di una errata interpretazione teologica

Il 7 giugno papa Francesco affermò, che “Dio non può essere senza l’uomo”. Ma questo contraddice la prima linea del Catechismo della Chiesa Cattolica, secondo l’autore ed editore statunitense Carl E. Olson (48), scrivendo sul catholicworldreport.com.

Olson dice che la dichiarazione di Francesco è problematica, in quanto “Dio non ha bisogno di nulla. Punto”. E “suggerire, anche senza volerlo, che in qualche modo Dio mancasse [qualcosa] o fosse incompleto senza di noi, avebbre seriamente distorto e danneggiato anche una corretta comprensione di chi sia Dio e di chi siamo in relazione a Lui".

Foto: © Jeffrey Bruno, Aleteia, CC BY-SA#newsBgpzkgcibv