ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 24 luglio 2017

Come l’arianesimo, o peggio?

Interpretazione del Concilio Vaticano II
e della sua relazione con la crisi attuale della Chiesa

di Mons. Athanasius Schneider


Articolo pubblicato sul sito spagnolo Adelante la Fe


Pubblichiamo il seguente articolo sia per l'interesse che riveste la posizione critica di Mons. Schneider nei confronti della crisi che attanaglia la Chiesa cattolica, sia per le posizioni qui espresse dal vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana (Kazakhstan). La lettura di questo articolo permette di comprendere la forma mentale di tanti vescovi cattolici conservatori, com'è Mons. Schneider, i quali tengono la loro posizione sulla base del riconoscimento positivo del Vaticano II. Essi disconoscono la perniciosità di questo Concilio, che è stato il punto di arrivo di un processo teso a distruggere la Chiesa cattolica per sostituirla con una neochiesa più o meno protestante e in palese rottura con duemila anni di storia e di insegnamento della Chiesa cattolica.
Il fatto che Mons. Schneider, come ha fatto altre volte, auspichi il rientro della Fraternità San Pio X nella ufficialità della Chiesa attuale, non deve ingannare circa le reali intenzioni dei vescovi conservatori. Come dice qui Mons. Svhneider, il rientro della Fraternità agevolerebbe l'instaurazione di un clima atto a sviluppare un dibattito costruttivo circa il valore e la portata dei documenti dei Vaticano II.
Sono passati 50 anni, eppure ancora si parla di dibattito teologico, senza rendersi conto che l'unica soluzione alla crisi che attanaglia la Chiesa sta nella cassazione di questo nefasto Concilio, esattamente come la crisi ariana del IV secolo, qui richiamata da Mons. Schneider, venne risolta con la cassazione dell'Arienesimo.
Non ci sono soluzioni intermedie e ancor meno soluzioni “canoniche”: il rientro della Fraternità San Pio X nell'ufficialità della Chiesa attuale non sarebbe un bene per la Chiesa, ma solo un triste destino per la Fraternità.


La crisi senza precedenti che attraversa attualmente la Chiesa si può paragonare a quella generale del IV secolo, quando l’arianesimo aveva contaminato la stragrande maggioranza dell’episcopato ed assunto una posizione dominante nella vita della Chiesa. Per un verso, dobbiamo cercare di guardare all’attuale situazione con realismo,  e per l’atro con spirito soprannaturale, con profondo amore per la nostra Santa Madre Chiesa, la quale sta soffrendo la Passione di Cristo a causa della tremenda e generale confusione dottrinale, liturgica e pastorale.

Abbiamo bisogno di rinnovare la nostra fede per credere che la Chiesa è nelle mani sicure di Cristo, e che Egli interverrà sempre per rinnovarla nei momenti in cui sembra che la barca della Chiesa sia in procinto di capovolgersi, come è evidente ai giorni nostri.

Per quanto riguarda il nostro atteggiamento nei confronti del Concilio Vaticano II, dobbiamo evitare due estremi: il rifiutarlo completamente - come fanno i sedevacantisti e un settore della Fraternità San Pio X (FSSPX) -, o l’attribuire un carattere infallibile a tutto quello che ha detto il Concilio.

Il Concilio Vaticano II è stato una legittima assemblea presieduta dai Pontefici, e nei suoi confronti dobbiamo mantenere un atteggiamento rispettoso. Ma questo non significa che ci sia proibito esprimere dubbi ragionevolmente fondati o proporre con rispetto i miglioramenti relativi a determinate questioni, facendolo sulla base di tutta la Tradizione della Chiesa e del suo Magistero perenne.

Le tradizionali e costanti affermazioni del Magistero, espresse nel corso dei secoli, hanno la precedenza e costituiscono il criterio per verificare l’esattezza delle affermazioni magisteriali successive. Ogni nuova dichiarazione del Magistero deve essere di per sé la più precisa e più chiara, nient’affatto ambigua né che appaia in contraddizione con i precedenti costanti pronunciamenti del Magistero.

Le affermazioni del Concilio Vaticano II che sono ambigue devono essere lette e interpretate secondo la totalità della Tradizione e del costante Magistero della Chiesa.

In caso di dubbio, le affermazioni del Magistero costante (e cioè dei Concilii e dei documenti pontifici il cui contenuto si è dimostrato essere una tradizione sicura e costante per secoli nello stesso senso) si impongono su quelle che sono oggettivamente ambigue o sulle affermazioni nuove del Concilio il Vaticano II che, in tutta oggettività, difficilmente concordano con le affermazioni del precedente costante Magistero (e cioè: il dovere dello Stato di venerare pubblicamente Cristo, Re di tutta la società umana; il vero significato della collegialità episcopale in relazione al primato petrino e al governo universale della Chiesa; il carattere nocivo delle religioni non cattoliche e il pericolo che rappresentano per la salvezza eterna delle anime).

Si deve guardare il Concilio Vaticano II e accettarlo per come esso è e per come è stato in realtà: un concilio prima di tutto pastorale. Vale a dire, che l’intenzione di questo Concilio non è stata di proporre nuove dottrine né di farlo in forma definitiva. La maggior parte delle sue dichiarazioni hanno confermato la dottrina tradizionale e perenne della Chiesa.

Alcune delle nuove dichiarazioni del Concilio (la collegialità, la libertà religiosa, il dialogo ecumenico, l’attitudine nei confronti del mondo) mancano di carattere definitivo, e apparentemente o in realtà non si conciliano con le dichiarazioni tradizionali e costanti del Magistero, ed è necessario implementarle con spiegazioni più esatte e complementi dottrinali più precisi. Un’applicazione cieca del principio dell’“ermeneutica della continuità”, non aiuta, perché tramite essa si creano interpretazioni forzate che non convincono né aiutano ad ottenere una conoscenza più chiara delle verità immutabili della fede cattolica e della loro applicazione.

Nel corso della storia ci sono stati casi di dichiarazioni non definitive dei concilii ecumenici, che però più tardi, grazie ad un sereno dibattito teologico, sono state messe a punto o tacitamente corrette (per esempio, le dichiarazioni del Concilio di Firenze in relazione al sacramento dell’Ordine, secondo le quali la materia era costituita dalla consegna degli strumenti, mentre invece la tradizione più certa e costante affermava che era sufficiente l’imposizione delle mani da parte del vescovo; cosa che venne confermata da Pio XII nel 1947). Se dopo il Concilio di Firenze i teologi avessero applicato alla cieca il principio dell’“ermeneutica della continuità” a questa dichiarazione dello stesso Concilio di Firenze (oggettivamente sbagliata), sostenendo la tesi che la consegna degli strumenti come materia del sacramento dell’Ordine si conciliava col Magistero costante, probabilmente non si sarebbe giunti ad un consenso generale dei teologi, riguardo alla verità che afferma che solo l’imposizione delle mani del vescovo è la vera materia del sacramento dell’Ordine.

E’ necessario indurre nella Chiesa un clima sereno di dibattito dottrinale in relazione alle dette dichiarazioni del Concilio Vaticano II che sono ambigue o che hanno dato luogo ad interpretazioni errate. Non c’è nulla di scandaloso in tale dibattito dottrinale; al contrario, esso contribuirà a mantenere e spiegare in modo più sicuro e integrale il deposito della fede immutabile della Chiesa.

Non si deve assegnare un’eccessiva importanza ad un concilio determinato, attribuendogli un carattere assoluto o paragonandolo alla Parola di Dio trasmessa oralmente (la sacra Tradizione) o per iscritto (le Sacre Scritture). Lo stesso Vaticano II ha affermato correttamente (cfr Dei Verbum, 10), che il Magistero (il Papa, i concilii e il magistero ordinario e universale) non è al di sopra della Parola di Dio, ma al di sotto, soggetto ad essa, ed è solo il servo di essa (della Parola di Dio trasmessa oralmente = Sacra Tradizione, e della Parola di Dio scritta = Sacre Scritture).

Da un punto di vista oggettivo, le affermazioni magisteriali (del Papa e dei concilii) con carattere definitivo hanno più valore e più peso di quelle di natura pastorale, le quali sono di per sé mutabili e temporali in funzione delle circostanze storiche e di situazioni pastorali relative ad un momento determinato, come succede con la maggioranza delle dichiarazioni del Concilio Vaticano II.

Il contributo originale e prezioso del Vaticano II consiste nella chiamata alla santità di tutti i membri della Chiesa (cap. 5 di Lumen Gentium), nella dottrina sul ruolo centrale della Madonna nella vita della Chiesa (cap. 8 di Lumen Gentium), nell’importanza dei fedeli laici per mantenere, difendere e promuovere la fede cattolica, nel dovere di questi ultimi di evangelizzare e santificare le realtà temporali in conformità col sentire perenne della Chiesa (cap. 4 di Lumen Gentium), e nella preminenza dell’adorazione di Dio nella vita della Chiesa e nella celebrazione liturgica (Sacrosanctum Concilium, nn- 2, 5-10).
Il resto potrebbe essere considerato in qualche modo secondario, provvisorio, e probabilmente in futuro come dimenticabile, come è successo con alcune affermazioni non definitive, pastorali o disciplinari di diversi concilii ecumenici del passato.

Le quattro questioni citate: La Madonna, la santificazione della vita personale, la difesa della fede con la santificazione del mondo secondo lo spirito perenne della Chiesa e il carattere prioritario dell’adorazione di Dio, sono quelle che con maggiore urgenza debbono essere vissute ed applicate ai giorni nostri. In questo, il Concilio Vaticano II ha un ruolo profetico che, disgraziatamente, non è stato realizzato in modo soddisfacente.

Invece di vivere questi quattro aspetti, un ampio settore della nomenclatura teologica e amministrativa della Chiesa, ha occupato mezzo secolo promuovendo questioni dottrinali, pastorali e liturgiche ambigue, distorcendo così l’intenzione originale del Concilio o abusando in dichiarazioni dottrinali ambigue o poco chiare, al fine di creare una Chiesa diversa, di tipo relativista o protestante. Oggi assistiamo alla culminazione di questo processo.

La crisi attuale della Chiesa consiste in parte nel fatto che alcune dichiarazioni del Concilio Vaticano II che sono oggettivamente ambigue, o le poche dichiarazioni che difficilmente si conciliano con la tradizione magisteriale costante della Chiesa, hanno finito con l’essere considerate infallibili . E così si è finto col bloccare un sano dibattito con le conseguenti necessarie correzioni, implicite o tacite. Allo stesso tempo, si è incoraggiata la nascita di dichiarazioni teologiche in conflitto con la Tradizione perenne (ad esempio, circa la nuova teoria cosiddetta del doppio soggetto supremo ordinario di governo della Chiesa, vale a dire: solo il Papa e tutto il collegio episcopale insieme con il Papa; la dottrina della neutralità dello Stato nei confronti del culto pubblico che si deve rendere il vero Dio, che è Gesù Cristo, Re anche di tutta la società umana e politica; e la relativizzazione della verità che la Chiesa cattolica è l’unica via di  salvezza voluta e ordinata da Dio).

Dobbiamo liberarci dalle catene che impongono un carattere assoluto e infallibile al Concilio Vaticano II e chiedere un clima di dibattito sereno e rispettoso motivato da un sincero amore per la Chiesa e la fede immutabile della Chiesa.

Possiamo vedere un segno positivo di questo nel fatto che il 2 agosto 2012 Benedetto XVI ha scritto una prefazione al volume sul Concilio Vaticano II nella edizione delle sue opere complete, nel quale esprime le sue riserve riguardo ai contenuti concreti di Gaudium et Spese di Nostra Aetate. Dal tenore di queste parole di Benedetto XVI si deduce che i difetti specifici di alcune parti dei detti documenti non possono essere migliorati con l’“ermeneutica della continuità”.

Una FSSPX canonicamente e pienamente integrata nella vita della Chiesa potrebbe fornire un apporto molto valido a questo dibattito, come desiderava anche Mons. Marcel Lefebvre. La piena presenza canonica della FSSPX nella vita della Chiesa attuale contribuirebbe anche a suscitare un clima generale di dibattito costruttivo, affinché quello che tutti i cattolici hanno sempre creduto dappertutto in duemila anni, venga creduto in modo chiaro e certo anche nei nostri tempi, realizzando così la vera intenzione pastorale dei Padri del Concilio Vaticano II.

L’autentica finalità pastorale punta alla salvezza eterna delle anime, che può essere raggiunta solo annunciando tutta la volontà di Dio (Atti, 20, 27). Un’ambiguità nella dottrina della fede e nella sua applicazione concreta (nella liturgia e nella pastorale) costituirebbe un pericolo per la salvezza eterna delle anime e di conseguenza sarebbe anti-pastorale, dato che la proclamazione della chiarezza e dell’integrità della fede  cattolica e della sua fedele applicazione è esplicita volontà di Dio. Solo la perfetta obbedienza a questa volontà di Dio, che ci ha rivelato la vera fede per mezzo di Cristo, Verbo incarnato, e degli Apostoli, fede interpretata e costantemente praticata nello stesso senso dal Magistero della Chiesa, porta la salvezza alle anime.

MONS. SCHNEIDER: CHIESA, CRISI SENZA PRECEDENTI. “DEINFALLIBILIZZARE” IL CONCILIO VATICANO II.

Con colpevole ritardo – ma ci siamo imposti, salvo casi particolarissimi, di non fare più di un post al giorno – vi offriamo una riflessione del vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, una delle personalità più lucide e coraggiose di cui la Chiesa dispone oggi. E’ un editoriale che è apparso in Rorate Coeli, in inglese, e su un blog italiano, Ultimo Papa. Chi volesse leggerli integralmente è opportuno vada a queste due fonti. Noi presentiamo alcuni passaggi particolarmente interessanti. Scrive mons. Schneider:
“L’attuale situazione di crisi senza precedenti della Chiesa è paragonabile con la crisi generale del IV secolo, quando l’arianesimo aveva contaminato la stragrande maggioranza dell’episcopato, assumendo una posizione dominante nella vita della Chiesa. Dobbiamo cercare di affrontare questa attuale situazione da un lato con realismo e, dall’altro, con uno spirito soprannaturale, con un profondo amore per la Chiesa, nostra madre, che soffre la Passione di Cristo a causa di questa tremenda e generalizzata confusione dottrinale, liturgica e pastorale. Dobbiamo rinnovare la nostra fede nel credere che la Chiesa sia nelle mani sicure di Cristo e che Egli intervenga sempre per rinnovare la Chiesa nei momenti in cui la barca della Chiesa sembra che si stia per capovolgere, come è il caso evidente nei giorni nostri”.
Questa frase risuona come un richiamo alle parole che Benedetto XVI ha scritto nel suo ricordo in mortem del card. Meisner.
Continua il vescovo: “Per quanto riguarda l’atteggiamento verso il Concilio Vaticano II, dobbiamo evitare due estremi: un rifiuto completo (come i sedevacantisti e una parte della Società di San Pio X) o una “infallibilizzazione” di tutto ciò di cui il concilio ha parlato” scrive il vescovo, che ricorda come “Il Vaticano II fu una legittima assemblea presieduta dai Papi e dobbiamo mantenere verso questo Concilio un atteggiamento rispettoso. Tuttavia, ciò non significa che ci sia proibito esprimere fondati dubbi o rispettosi suggerimenti di miglioramento su alcuni elementi specifici, sempre basandoci su tutta la tradizione della Chiesa e sul suo costante Magistero”.
Infatti, è costante nella Chiesa una prassi: “Le dichiarazioni dottrinali tradizionali e costanti del Magistero durante un periodo secolare hanno precedenza e costituiscono un criterio di verifica sull’esigenza delle dichiarazioni magistrali posteriori. Le nuove affermazioni del Magistero devono, in linea di principio, essere più esatte e più chiare, ma non dovrebbero mai essere ambigue e apparentemente contrarie alle precedenti dichiarazioni magistrali”.
Ne consegue che eventuali dichiarazioni ambigue del Vaticano II devono essere lette e interpretate secondo le affermazioni di tutta la Tradizione e del costante Magistero della Chiesa.
“In caso di dubbio, le affermazioni del Magistero costante (i Concili precedenti e i documenti dei Papi, il cui contenuto dimostra di essere una tradizione sicura e ripetuta nei secoli sempre nello stesso senso) prevalgono su quelle dichiarazioni, oggettivamente ambigue o nuove del Vaticano II, che difficilmente concordano con specifiche affermazioni del magistero costante e precedente”.
Ne consegue che “Il Vaticano II deve essere visto e ricevuto come è e come veramente fu: un concilio prevalentemente pastorale. Questo concilio non aveva l’intenzione di proporre nuove dottrine o quantomeno di proporle in forma definitiva. Nelle sue dichiarazioni il concilio ha confermato in gran parte la dottrina tradizionale e costante della Chiesa”.
Mons. Schneider ribadisce allora che “Alcune delle nuove affermazioni del Vaticano II (ad esempio collegialità, libertà religiosa, dialogo ecumenico e interreligioso, atteggiamento verso il mondo) non hanno un carattere definitivo e dal momento che apparentemente o veramente non concordano con le dichiarazioni tradizionali e costanti del Magistero, devono essere completate da spiegazioni più esatte e da integrazioni più precise di carattere dottrinale”.
Mons. Schneider ricorda alcuni casi nella storia della Chiesa in cui dichiarazioni di alcuni concili ecumenici sono stati corretti successivamente grazie a un sereno dibattito teologico.
Di conseguenza “Bisogna creare nella Chiesa un clima sereno di discussione dottrinale su quelle affermazioni del Vaticano II, ambigue o che hanno causato interpretazioni erronee. In una discussione così dottrinale non c’è nulla di scandaloso, ma al contrario, può essere un contributo per mantenere e spiegare in modo più sicuro e integrale il deposito della fede immutabile della Chiesa.
Non si deve enfatizzare tanto un certo Concilio, assolutizzandolo o avvicinandolo alla realtà orale (Sacra Tradizione) o scritta (Sacra Scrittura) della Parola di Dio. Il Vaticano II stesso ha giustamente affermato (cfr Verbum Dei, 10) che il Magistero (Papa, Concilio, magistero ordinario e universale) non è al di sopra della Parola di Dio, ma sotto di essa, soggetto ad essa, essendo solo suo servitore (della parola orale di Dio=Tradizione Sacra e della Parola scritta di Dio=Sacra Scrittura).
Da un punto di vista oggettivo, le affermazioni del Magistero (papi e concili) di carattere definitivo hanno più valore e peso rispetto alle dichiarazioni di carattere pastorale, che hanno naturalmente una qualità variabile e temporanea a seconda delle circostanze storiche o che rispondono a Situazioni pastorali di un certo periodo di tempo, come avviene per la maggior parte delle affermazioni del Vaticano II”.
Mons. Schneider elenca i quattro punti fondamentali del Vaticano II: “Il contributo originale e prezioso del Vaticano II consiste nella chiamata universale alla santità di tutti i membri della Chiesa (cap. 5 di Lumen Gentium), nella dottrina sul ruolo centrale della Madonna nella vita della Chiesa (cap. 8 della Lumen Gentium), nell’importanza dei fedeli laici nel mantenere, difendere e promuovere la fede cattolica e nel loro dovere di evangelizzare e santificare le realtà temporali secondo il senso perenne della Chiesa (cap. 4 della Lumen Gentium), nel primato dell’adorazione di Dio nella vita della Chiesa e nella celebrazione della liturgia (Sacrosanctum Concilium , nn 2, 5-10). Il resto si può considerare in una certa misura secondario, temporaneo e, in futuro, probabilmente dimenticabile”.
Ma ecco che cosa è accaduto: “Invece di vivere questi quattro aspetti, una considerevole parte della nomenclatura teologica e amministrativa nella vita della Chiesa ha promosso, negli ultimi 50 anni e promuove ancora oggi ambigue dottrine, pastorali e liturgiche, distorcendo così l’intenzione originaria del Concilio o abusando delle dichiarazioni dottrinali meno chiare o ambigue per creare un’altra chiesa, una chiesa di tipo relativista o protestante”.
E continua: “Il problema della crisi attuale della Chiesa consiste in parte nel fatto che alcune affermazioni del concilio Vaticano II, oggettivamente ambigue o quelle poche dichiarazioni difficilmente concordanti con la costante tradizione magistrale della Chiesa, sono state “infallibilizzate”. In questo modo è stato bloccato un sano dibattito con una correzione necessariamente implicita o tacita. Allo stesso tempo si è dato l’incentivo a creare affermazioni teologiche in contrasto con la tradizione perenne”.
Conclude mons. Schneider: “Dobbiamo liberarci dalle catene dell’assolutizzazione e della totale “infallibilizzazione” del Vaticano II. Dobbiamo agire in un clima di sereno e rispettoso dibattito nel sincero amore per la Chiesa e per la fede immutabile della Chiesa”. Infatti “L’ambiguità nella dottrina della fede e nella sua applicazione concreta (nella liturgia e nella vita pastorale) minaccia l’eterna salvezza delle anime e sarebbe quindi anti-pastorale, poiché l’annuncio della chiarezza e dell’integrità della fede cattolica e la sua fedele applicazione concreta è la volontà esplicita di Dio”.
MARCO TOSATTI           
http://www.marcotosatti.com/2017/07/24/mons-schneider-chiesa-crisi-senza-precedenti-deinfallibilizzare-il-concilio-vaticano-ii/

TERREMOTO IN VATICANO : IL VATICANO AUTORIZZA UNA SUORA A CELEBRARE UN MATRIMONIO DICE DI AVERE RICEVUTO UNA LETTERA DALLA CONGREGAZIONE DEL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI DI ROMA, LO SCORSO 23 Maggio


HO VOLUTO RIPORTARE IL TESTO ORIGINALE : SIAMO ALLA FINE DELLA CHIESA CRISTIANA CATTOLICA APOSTOLICA????

STENTO A CREDERLO !

Ce samedi 22 juillet, au Canada, sœur Pierrette Thiffault va célébrer un mariage avec l’accord de la Congrégation du Culte divin et de la Discipline des sacrements de Rome !
Cette sœur du Témiscamingue sait bien que c’est contraire aux enseignements de l’Eglise. « Je ne peux pas marier. Je ne suis pas ordonnée et ce n’est pas dans ma fonction », avoue Sœur Thiffault à la presse locale.
Mais elle le fera tout de même puisqu’elle a reçu le 23 mai dernier une lettre de la Congrégation du Culte divin et de la Discipline des sacrements de Rome qui lui en donne l’autorisation.
Le vicaire général au diocèse de Rouyn-Noranda se contente de déclarer « Dans l’Église catholique, c’est une présidence qui est confiée soit à un prêtre, soit un évêque ou un diacre. Seulement, il peut y avoir des exceptions, c’en est une à ce moment-là ».
La presse locale évoque des situations exceptionnelles, comme le manque de prêtre, qui permettraient « à une personne laïque ou une religieuse d’être désignée comme témoin qualifié pour célébrer un mariage« .
Mais on ne voit pas pourquoi au Canada, il serait impossible de trouver un prêtre pour célébrer un mariage.
En cherchant un peu sur internet, on s’aperçoit que, précédemment, sœur Pierette Thiffault avait déjà célébré au moins un baptême.
soeur-thiffault-bapteme.jpg
 En réalité, tout cela ressemble bien à une opération de protestantisation de l’Eglise catholique accompagnée d’un encouragement féministe.
Sœur Pierrette Thiffault ne manque pas de conclure « C’est un grand service rendu à l’Église, mais rendu à moi aussi. C’est une ouverture pour les femmes dans notre milieu, mais dans le diocèse aussi ».
Ce drôle de mariage sera célébré ce samedi à Lorrainville, au Témiscamingue.
Vous pouvez retrouver tous les articles d’actualité religieuse de MPI, augmentés d’une revue de presse au jour le jour sur le site medias-catholique.info
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RADIOCANADA.CA RIPORTA LA STESSA NOTIZIA

Une soeur du Témiscamingue va célébrer un mariage, une première en Abitibi-Témiscamingue pour l’Église catholique. Soeur Pierrette Thiffault, de Moffet, va agir à titre de célébrante pour un mariage cette fin de semaine.
Un texte de Tanya Neveu
Pierrette Thiffault s’est engagée auprès des soeurs catholiques de la Providence il y a 55 ans, mais jamais elle n’aurait pensé un jour célébrer un mariage.
« Je ne peux pas marier. Je ne suis pas ordonnée et ce n’est pas dans ma fonction », soutient d’emblée Sœur Thiffault.
Pourtant, elle a reçu le 23 mai dernier une lettre qui confirme qu’elle peut présider un mariage.
C’est la Congrégation du Culte divin et de la Discipline des sacrements de Rome qui lui en donne l’autorisation.
Quand j’ai eu la réponse, j’ai senti une responsabilité et une grande dignité.


 Soeur Thiffault
Dans des situations exceptionnelles, comme le manque de prêtre, une personne laïque ou une religieuse peut être désignée comme témoin qualifié pour célébrer un mariage.
« Dans l’Église catholique, c’est une présidence qui est confiée soit à un prêtre, soit un évêque ou un diacre. Seulement, il peut y avoir des exceptions, c’en est une à ce moment-là », explique le vicaire général au diocèse de Rouyn-Noranda, Gilles Chauvain.
« Une fierté pour les femmes »
Soeur Pierrette Thiffault ressent une grande fierté pour les femmes.
« C’est un grand service rendu à l’Église, mais rendu à moi aussi. C’est une ouverture pour les femmes dans notre milieu, mais dans le diocèse aussi », raconte Soeur Thiffault.
PER  IL LINK LEGGI QUI