ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 18 luglio 2017

Di colpo, “senza preavviso”

13 luglio 1917: l'apparizione che ha segnato un secolo

A cento anni dal segreto di Fatima
di Massimo Viglione



Oggi è il 13 luglio 2017. Può a molti sembrare una data senza significato, e intendo riferirmi anzitutto ai cattolici, non esclusi quelli che oggi vengono definiti “tradizionali”, per il mero fatto che ancora credono nello stesso Dio dei loro padri. Eppure non è così.
Oggi sono cento anni dalla terza apparizione della Vergine a Fatima. Tutti pensiamo sempre alla ricorrenza del 13 maggio o, al massimo, a quella del 13 ottobre, l’ultima, quando avvenne il celeberrimo miracolo della danza del sole dinanzi a 70.000 persone. Ma, in realtà, di quelle sei apparizioni la più importante, la più decisiva, fu quella del 13 luglio, quando ai tre pastorelli la Madre di Dio volle rivelare il grande segreto, suddiviso in tre distinte parti: la visione fisica, materiale, dell’inferno, descrittoci in maniera terribile da suor Lucia come oceano di fuoco dove nuotano le anime dei dannati; l’annuncio delle catastrofi del XX secolo; e quello che è rimasto nella memoria collettiva come il celeberrimo “terzo segreto di Fatima”.
Pertanto, oggi sono appunto esattamente cento anni dalla rivelazione da parte del Cielo del segreto più importante della storia della nostra epoca.
Anzitutto, andando contro ogni pur minimale logica pedagogica moderna, la Vergine fece vedere di colpo, “senza preavviso”, l’inferno a tre poveri bambini piccoli. Mostrando così di avere zero rispetto umano, zero interesse per le moderne teorie pedagogiche, ma immenso amore per le anime dei bambini e di tutta l’umanità.
Quindi, rivelò la prossima fine della Grande Guerra, la futura guerra mondiale e i castighi correlati se gli uomini non fossero tornati a Dio. E aggiunse che sarebbe stata la Russia a spargere nel mondo i suoi errori, chiedendo per questo la consacrazione della stessa al suo Cuore Immacolato da effettuarsi dal papa in unione con tutti i vescovi del mondo e concludendo però con l’annuncio della futura conversione della Russia medesima. Ovvio quindi il riferimento al comunismo incipiente e questo proprio in contemporanea con l’affermazione del bolscevismo nel 1917; e la misteriosa speranza sulla Russia stessa, che evidentemente ha giocato e giocherà un ruolo speciale nella storia degli ultimi tempi, nel male e nel bene.
Infine, il cosiddetto terzo segreto. Suor Lucia lo scrisse negli anni Quaranta, lo fece consegnare a Pio XII negli anni Cinquanta, chiedendo che fosse rivelato entro (e non dopo, come sempre più spesso si dice oggi) il 1960, cosa che il pontefice non fece (si dice che non si degnò neanche di aprire la busta), né fece il suo successore Giovanni XXIII, che invece lesse il testo ma disse che non riguardava il suo pontificato.
Come tutti sappiamo, questo testo è stato rivelato il 26 giugno 2000 a Fatima, presenti le quattro cariche più importanti della Chiesa di allora: il pontefice Giovanni Paolo II – che volle far credere che il segreto si fosse compiuto con l’attentato del 13 maggio 1981, sebbene in nulla corrispondesse al quadro tragico descritto da suor Lucia, a partire dal fatto che egli non morì in quell’attentato; il Prefetto della Congregazione della Santa Fede cardinale Ratzinger, che si prestò a questa interpretazione svolgendo una lunghissima e complicatissima prolusione che aveva come scopo quello appunto di dare solidità teologica alla improponibile versione del pontefice; il Segretario di Stato Angelo Sodano e il cardinale Tarcisio Bertone. Una volta divenuto pontefice, Ratzinger smentì se stesso, affermando pubblicamente che “sbaglierebbe chi credesse che Fatima sia conclusa”. Ovvero, esattamente il contrario di quanto lui e Wojtyla avevano sostenuto quel 26 giugno 2000. Evidente quindi il fatto che nemmeno lui credeva – e crede – all’interpretazione di Giovanni Paolo II, che vedeva in se stesso la conclusione del messaggio profetico della Vergine a Fatima.
Fin subito dopo la rivelazione del Terzo Segreto, molti furono coloro che non credettero alla veridicità del testo, in quanto, da sempre, era evidente che questa terza parte riguardasse la crisi della Chiesa e non semplicemente una catena di sciagure. Del resto, lo stesso fatto che la Vergine avesse chiesto di renderlo noto entro il 1960 – ovvero prima del decisivo e rivoluzionario Concilio Vaticano II – e il fatto stesso che invece il pontefice istitutore del Concilio e i suoi successori per ben 40 anni – ovvero, l’intera epoca del postconcilio – si fossero guardati bene dal rivelarlo; la stessa patetica sceneggiata del 26 giugno; ma, soprattutto, il disastro quotidiano della fede, della teologia, della liturgia, della morale, all’interno della Chiesa stessa; dimostravano chiaramente che il segreto non poteva non concernere la crisi della Chiesa. Inoltre, quella frase fatidica, “Il Portogallo non perderà il dogma della fede”, non può essere messa lì a casaccio: era troppo invitante verso tale interpretazione.
Così, vi fu chi non credé al testo e vi fu chi disse che il testo è vero, parte integrante del segreto, che però certamente non fu rivelato appieno. Ovvero, fu omessa volutamente la parte riguardante la crisi della Chiesa, terminante appunto con il riferimento al Portogallo. E, ovviamente, con la promessa del trionfo del Cuore Immacolato nella storia umana.
Chi scrive, fin da subito, aderì a questa seconda interpretazione. La parte nota del segreto è a mia opinione vera perché, parlando comunque di sciagure, guerre, morti, stragi, vescovi uccisi (di cui uno "vestito di bianco": interessante e inquietante notazione, vero?), penitenza, sangue raccolto dall’angelo, ecc. ecc., è chiaro segno dell’apocalittica tradizionale, perfettamente in linea con tutte le rivelazioni celesti classiche, ovvero quelle certe e riconosciute, e non in linea con quasi tutto l’apparizionismo postconciliare odierno, fatto solo di irenismo dialogante e misericordismo d’accatto. Insomma, per essere più chiari: se l’avessero inventato di sana pianta, lo avrebbero inventato differente, più adatto alla Chiesa conciliare e al cristianesimo beota odierno. Inoltre, quella croce di sughero, le frecce, ecc., sono elementi molto strani, che non fanno pensare a un’invenzione umana.
Ma proprio per questo resta il fatto imperdonabile che ancora oggi, dopo quasi 60 anni dal limite posto dalla Vergine, il segreto non sia stato interamente rivelato. Del resto, come il lettore saprà, in questi anni sono stati scritti libri importanti che sostengono e chiariscono questa visione delle cose.
Né è mai stata fatta la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato da parte del papa in unione con tutti i vescovi del mondo. Sono state fatte varie consacrazioni, ma sempre e solo dal papa o da un gruppo di vescovi. E comunque del mondo, ma mai della Russia nello specifico.
D’altro canto, è fuori di dubbio che la Russia di oggi non è più la Russia bolscevica. Ma non è solo questo il punto. Il punto più grave è che quelli che ieri erano ritenuti i “buoni” sono i cattivi di oggi, e la Russia non rientra più, oggi, in questa categoria, ma anzi è da essa odiata. Che siano gli USA (specie quelli liberal), che sia la UE, che sia la finanza internazionale. Troppo è cambiato oggi nel quadro della politica internazionale. 
Il terzo segreto, insomma, terror panico del clero odierno, deve ancora avverarsi, come è ovvio che sia e come perfino Benedetto XVI ha ammesso. Sia nel suo aspetto tragico come descritto da suor Lucia, sia nel suo aspetto ancora occultato, ovvero nella crisi della Chiesa. Non nel senso che questa debba ancora cominciare: non solo è ormai vecchia di almeno 50 anni (ma chi si intende di queste cose sa bene che è ancor più vecchia), ma ha raggiunto, specie da quattro anni a questa parte, livelli di parossismo dissolutorio inimmaginabili , che si aggravano progressivamente e lasciano già capire quali saranno gli esiti ultimi se Dio non interviene. 
Stiamo insomma vivendo, a cento anni esatti da quel 13 luglio 1917, la follia generale della morte di un intero mondo e di un’intera società. Perfino, ovviamente apparentemente, della Chiesa come è stata per duemila anni e come l’ha voluta il suo Fondatore. Sarà un caso? La Madonna, contro ogni teoria moderna, fece vedere l’inferno, per ricordarci che esista la condanna eterna. La Madonna, nell’ultima apparizione, mostrò – mentre il sole danzava dinanzi a tutti – ai veggenti Gesù Bambino che benediva l’umanità intera, a ricordarci che esiste il premio eterno. E che la nostra vita si gioca in una scelta che in tutti i casi ha il valore dell’eternità.
La Madonna ci ha descritto anche gli esiti della storia contemporanea, sia facendoci intravedere le immani tragedie che ci sono state e ci saranno, sia promettendoci il suo finale trionfo nell’epocale scontro con il serpente. Ci ha fatto insomma capire l’immenso valore metastorico dei nostri giorni.
A noi non resta che accettare o rifiutare tutto questo e compiere così la nostra scelta di campo, senza titubanze, ripensamenti, compromessi, patetiche furbizie.
Tenendo presente ciò che nessuno quasi mai ricorda: ovvero, che nella prima apparizione del 13 maggio, la Madre di Dio concluse il suo primo messaggio con le testuali parole: “Poi tornerò una settima volta”.
Ecco, anche in che senso, Fatima non è conclusa. Manca l’apparizione finale del trionfo del Cuore Immacolato di Maria, ovvero la resa dei conti di tutta la storia dei nostri miseri tempi. E per questo, come soleva dire Padre Pio, Maria è la ragione di tutta la mia speranza!
P.S.: la foto fu scattata proprio il 13 luglio 1917, subito dopo l'apparizione e quindi la visione
tratto da:

IL MESSAGGIO DI FATIMA ALLA LUCE DELLA TEOLOGIA

[da: Attualità di Fatima; Città della Pieve, 1953, impr.]

Un profondo pensatore spagnolo, alludendo all’alto e ricco contenuto teologico del grande Messaggio di Fatima, argutamente scriveva : « La Vergine conosce molto bene la teologia del suo Rosario e del suo Cuore » (Llamera M., O. P., Fatima, Il Rosario e il Cuore di Maria, trad. dallo spagnolo del P. A. Andaloro, O. P., Catania 1949, p. 9) . M a è sommamente opportuno, per non dire necessario, che una tale teologia venga conosciuta anche dai figli di questa Madre celeste, poiché è soltanto alla luce della Teologia che si può scorgere, in tutta la sua ricchezza, il grandioso messaggio di Fatima, e, in modo tutto particolare, quella che si potrebbe chiamare l’anima di un tale messaggio: il suo preciso scopo e i mezzi per ottenerlo.


I – SCOPO DEL MESSAGGIO DI FATIMA

Il Messaggio di Fatima — come si rileva dalla storia delle apparizioni — è la più stupenda rivelazione del Cuore Immacolato di Maria, un Cuore tutto avvolto dalle fiamme d’amore della sua duplice maternità: naturale, verso Dio, spirituale, verso gli uomini. Abbiamo qui la Madonna nell’esercizio — reso visibile, direi quasi, palpabile — della sua Maternità universale, quella Maternità cioè che abbraccia tutti, Creatore e creature, e che costituisce il primo, il supremo principio di tutta la scienza Mariana, la ragione stessa di essere di così eccelsa creatura. Ha insistito infatti la Vergine, in tutte e sei le apparizioni, sopra un fatto dolorosissimo che interessa sia Dio, Figlio suo naturale, sia gli uomini, figli suoi spirituali: « le povere anime peccatrici ». La vita della grazia, questo ineffabile dono della munificenza divina, che unisce, nel modo più ineffabile, Dio agli uomini e gli uomini a Dio, tramite Maria Mediatrice di grazia, viene inesorabilmente soppressa dal peccato. Teologicamente considerato, il peccato è il più grande fra i mali, anzi, l’unico vero male, sorgente di tutti gli altri mali. Il peccato, infatti, mentre oltraggia Dio, di cui si trasgredisce la legge, danneggia indicibilmente l’uomo, poiché provoca la inesorabile giustizia divina con castighi sia temporali (la guerra) sia eterni (l’inferno). Per questo la Madonna di Fatima, dalla prima apparizione fino all’ultima, giustamente preoccupata sia dello oltraggio arrecato dal peccato al Figlio suo naturale — Dio —, e sia dei castighi che ne derivano ai figli suoi spirituali — agli uomini —, chiede, con materna insistenza, riparazione, ossia, « sacrifici » « in riparazione di tanti peccati », specie per i peccati impuri e per le offese arrecate all’Eucarestia e all’Immacolato suo Cuore. Di qui l’accorato grido del suo Cuore materno: « Non offendano più il Signore, che è già troppo offeso! ». L’intima essenza teologica del Messaggio di Fatima è perciò manifesta: la salvezza dell’umanità, compromessa seriamente dal peccato, sommo male sia di Dio, sia dell’uomo, entrambi figli suoi, e perciò entrambi sommamente cari al suo Cuore Immacolato. Per questo la Vergine SS.ma ha voluto rivelare, in modo così meraviglioso, il suo Cuore. – Ma il Cuore materno della Vergine non si è limitato, in questo messaggio di salvezza, a rivelarne lo scopo: si è anche degnato di indicare agli uomini, con sollecitudine squisitamente materna, i mezzi più efficaci per raggiungere la salvezza, ossia, per evitare i castighi sia temporali (la guerra con tutte le sue orribili conseguenze) sia, specialmente, eterni (l’inferno, che Ella si degnò mostrare ai tre fanciulli terrorizzati, onde eccitarli alla « riparazione ») . Questi mezzi si riducono a due: la preghiera ( specie il Rosario) unita al sacrificio, e la Devozione al Cuore Immacolato di Maria nella sua triplice forma: vene razione, riparazione e consacrazione. Considerati attentamente questi due mezzi alla luce della Teologia Cattolica, ci appariscono di una efficacia singolarissima, oggi specialmente, per la salvezza dell’umanità tribolata, e per allontanare da essa i castighi sia del tempo che dell’eternità. La Vergine non poteva scegliere mezzi più efficaci.

II – MEZZI PER L’ATTUAZIONE DEL MESSAGGIO

Preghiere e sacrifici


Nella quarta apparizione, la Vergine SS. Di Fatima, col volto velato da profonda mestizia, esortò vivamente i piccoli veggenti alla pratica della preghiera e del sacrificio, e concluse: « Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori » . Ed aggiunse: « Badate, che molte, molte anime vanno all’inferno, perché non vi è chi sacrifichi e preghi per loro ». I tre pastorelli diedero subito ascolto, in modo esemplare, eroico, a questo invito della Vergine, abbandonandosi ad una vita tutta intessuta di preghiere e di sacrifici. Quante anime saranno debitrici dell’eterna salvezza alle loro preghiere ed ai loro sacrifici! E’ indispensabile, per evitare la suprema iattura a tanti nostri fratelli, che i cristiani votati alla preghiera e ai sacrifici diventino legione. Per comprendere la salutare efficacia della preghiera e dei sacrifici fatti per gli altri, è necessario tener presente la dottrina teologica del mistico Corpo di Cristo, esposta con tanta chiarezza dall’Apostolo Paolo e dalla recente Enciclica « Mystici corporis Christi » del S. P. Pio XII (Cfr. Acta Ap. Sedes 35, 1943, p. 247 ss.). Esiste un’evidente analogia tra il corpo fisico e il corpo morale, ossia, la società, sia di ordine naturale (la società civile), sia di ordine soprannaturale (la società religiosa, ossia, la Chiesa). Come il corpo fisico ha vari membri, con vari uffici, dimodo che pur essendo molti, formiamo un sol corpo in Cristo, ed ognuno è membro dell’altro » (Rom. XII, 4-5). V’è perciò una vera, soprannaturale solidarietà fra i vari membri del mistico corpo di Cristo, ossia, fra i battezzati, di modo che tutti son tenuti ad amarsi e ad aiutarsi scambievolmente, come le membra di uno stesso corpo fisico: « Se un membro soffre — osserva S. Paolo — tutte le membra soffrono con lui; e se un membro è glorificato, tutte le membra godono con lui » (1 Cor. XII, 26). Questa è la ragione per cui tutti i cristiani sono veri fratelli, poiché sono uno solo in Cristo, membri tutti dello stesso mistico corpo di Cristo, figli tutti della stessa madre spirituale, Maria SS. Nessuno perciò può rimanere indifferente, inerte, dinanzi alla eterna dannazione di tanti fratelli. Ciò spiega come la Vergine SS., spinta dalla sua sollecitudine materna, si sia rivolta con tanta insistenza ai piccoli veggenti di Fatima, e per mezzo di loro, a tutti i suoi figli, chiedendo « preghiere e sacrifici per i peccatori », onde impedire che tanti precipitino nell’Inferno. « Preghiera » innanzitutto. « L’inferno! l’inferno!… — esclamava Giacinta — Che pena mi fanno le anime che vanno all’inferno! … E tremando si inginocchiava con le mani giunte e pregava: « — O Gesù mio, perdonate le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell’inferno, portate tutte le anime in cielo, specialmente le più bisognose della vostra misericordia —- Rimaneva così a lungo ripetendo la medesima preghiera. Tratto, tratto, come svegliandosi, chiamava gli altri: -— Lucia, Francesco, voi non pregate con me? … Bisogna pregare per liberare le anime dall’inferno. Ve ne cadono tante! … » (Cfr. L. G. da Fonseca, Le meraviglie di Fatima. Roma 1950, p. 125 s.) . L’accorato appello di Giacinta va raccolto da tutti i cristiani. Occorre pregare, pregare molto per la salvezza dei nostri fratelli. Tutti sanno quanto sia efficace questo « gran mezzo » di salvezza — come lo chiama S. Alfonso M. de’ Liguori — per ottenere, non solo per noi, ma anche per gli altri, le grazie necessarie per allontanarci dalla via del male, per perseverare nella via del bene e giungere così alla meta della eterna felicità: « Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, picchiate e vi sarà aperto! » (Matth. VIII, 7). La preghiera — è stato detto arditamente — è la forza dell’uomo e la debolezza di Dio: Dio, Padre amoroso, non sa resistere all’umile supplica dei suoi figli pellegrini in questa valle di lacrime. Fra tutte le preghiere, poi, un vero, innegabile primato spetta al Rosario. Per questo la Madonna di Fatima lo preferì a tutte le altre preghiere, raccomandandone la recita quotidiana in ciascuna delle sei apparizioni. Ma della singolare eccellenza di questa forma di preghiera, vera « arma dei cristiani », scriverà un’altra penna, molto più autorizzata della mia. – Alla « preghiera, la Madonna di Fatima esorta di unire « i sacrifici » . Fin dalla prima apparizione, esortò i veggenti ad « offrire sacrifici per la salvezza dei peccatori » . La Vergine SS. spese tutta la sua vita per l’eterna salvezza dei suoi figli. Dietro l’esempio della Madre, anche i fratelli dovranno sentire l’urgenza del sacrificio per l’eterna salvezza dei loro fratelli. La vista dell’inferno, nel quale vanno a cadere tanti, perché non v’è nessuno che si sacrifichi per loro, aveva talmente terrorizzato i tre piccoli veggenti di Fatima, che tutte le penitenze, tutte le mortificazioni, tutti i sacrifici sembravano loro un bel nulla, pur di preservare con essi una sola anima da quella spaventosa prigione. Alludendo a questi sacrifici, Lucia osservava: « Se volessi raccontarli tutti, non finirei mai » . Giunse a tal punto questa sete di sacrifici per un sì nobile scopo, che la Vergine stessa dovette maternamente intervenire per moderarli. Trovata infatti per la strada, subito dopo la quarta apparizione, una corda ruvida e grossa, la divisero in tre parti, se ne cinsero strettamente i fianchi e la portarono, con indicibile strazio, sia di giorno che di notte, fino a lacrimare per il continuo, insopportabile tormento. Ma nella quinta apparizione, l a Vergine SS. moderò il loro ardore dicendo: « Nostro Signore è molto contento dei vostri sacrifici, ma non vuole che dormiate con la corda. Portatela soltanto durante il giorno » (Da Fonseca, o. c., p. 127.). Mirabile esempio che dovrebbe trascinare innumerevoli altri sulla medesima via! – Il campo per cogliere questi profumati fiori del sacrificio da offrirsi al Signore per la salvezza degli altri è vastissimo: si estende infatti a tutto l’uomo, ai suoi sensi sia interni che esterni, alle sue facoltà sia intellettive che volitive. Nessun palmo di questo vasto terreno è incapace di offrire abbondanti fiori di sacrificio. Basta la buona volontà e la profonda convinzione del dovere, che tutti abbiamo di impedire che un nostro fratello, un membro dello stesso mistico corpo di Cristo, al quale tutti appartengono, sia vittima dell’eterna maledizione. – Preghiera e sacrifici! All’uscio di ogni anima cristiana bussa il lamento di Fatima: « Molte, molte anime vanno all’inferno, perché non vi è chi si sacrifichi e preghi per loro » . Sarà l’amore mariano, sostanziato di preghiera e sacrifici, che arresterà la corsa dei figli di perdizione.

III – LA DEVOZIONE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

Oltre al Rosario, la Madonna di Fatima ha indicato, come mezzo di salvezza, la devozione al suo Cuore Immacolato. In ciascuna delle tre prime apparizioni, la Madonna del Rosario ha parlato ai piccoli veggenti del Suo Cuore Immacolato. Nella seconda disse a Lucia che Ella sarebbe dovuta rimanere ancora sulla terra — a differenza di Giacinta e Francesco, che sarebbero andati presto in cielo — perché Gesù, per salvare i poveri peccatori, intendeva servirsi di lei: « Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al m i o Cuore Immacolato ». La Madonna di Fatima, inoltre, ha rivelato i tre atti fondamentali e, direi quasi, connaturali della devozione al suo Cuore Immacolato: la venerazione, l a riparazione e la Consacrazione, tre atti praticati poi in modo esemplare, eroico, dai tre piccoli veggenti di Fatima. – Consideriamo separatamente, alla luce della Teologia, questi tre atti fondamentali del culto al Cuore Immacolato di Maria.

1) La venerazione al Cuore Immacolato di Maria

 La venerazione, primo ed essenziale atto di qualsiasi culto, è anche il primo ed essenziale atto del culto o devozione al Cuore Immacolato di Maria. La legittimità teologica di una tale venerazione appare evidente dalla considerazione sia dell’oggetto che della ragione fondamentale di un simile culto.  Oggetto mediato del culto al Cuore Immacolato di Maria è, evidentemente, la persona stessa di Maria SS., alla quale il Cuore appartiene. Come allorché si bacia, per esempio, la mano un sacerdote, si compie, evidentemente, un atto di venerazione verso la persona di Lui, così allorché si venera il Cuore Immacolato di Maria, si compie un atto di venerazione verso sua persona. — Oggetto invece immediato di tale venerazione è il Cuore stesso fisico di Maria in quanto simbolo del Cuore simbolico o metaforico, ossia, dell’amore. Ciò risulta dalle rivelazioni e dagli scritti di S. Margherita Maria Alacoque, dai primi scrittori e postulatori di tale culto liturgico ( i PP. Croiset e Gallifet), nonché dai d ocumenti autentici dottrinali e liturgi quali la Messa e l’Ufficio (Cfr. Pujolras E., C.M.F. Cultus Purissimi Cordis B. M. Virginis, ed. Ancora, Milano 1942.) . Il fondamento biblico di tale venerazione possiamo riscontrarlo nel Vangelo, ossia, nelle due aperte allusioni « al Cuore » di Maria SS. (Luc. II, 18, 51.) e nelle sette parole pronunziate dalla Vergine, parole che ci rivelano, in modo meraviglioso, il suo Cuore (Cfr. Peinador M., O.M.F., El Corazon de Maria en los Evangelios, in «Estudios Marianos », 4 (1945) p. 11.58.). La ragione stessa, del resto, ci dimostra la ragionevolezza del culto tributato al Cuore Immacolato di Maria SS., a preferenza di altre parti del suo Corpo verginale, santissimo. Il Cuore, infatti, a differenza di qualsiasi altra parte del corpo, rivendica una particolare eccellenza per il fatto che costituisce il centro di tutta la vita affettiva, per cui il cuore è comunemente ritenuto come il simbolo naturale dell’amore, che è come centro motore della vita fisico-psichica. Ciò posto, l’amore, simboleggiato dal cuore, non solo è il primo e principale fra tutti gli affetti, ma anche il principio e la radice dei medesimi e insieme di tutte le azioni (S. Th. I . H , q. 28, a. 6.). L’amore, perciò riassume tutta la vita psicologica e morale dell’individuo. Che se poi, oltreché sotto l’aspetto naturale, ci spingiamo a considerare l’amore anche sotto l’aspetto soprannaturale, esso, oltreché di tutta la vita naturale, appare anche il centro e la sintesi di tutta la vita soprannaturale, esso oltreché di tutta la vita naturale, appare anche il centro e la sintesi di tutta la vita soprannaturale, secondo quella scultorea espressione dell’Angelico: « La carità è la vita dell’anima, come l’anima è la vita del corpo » ( S. Th., t. II, q. 23, a. 2, ad 2.). Il Cuore della Vergine quindi è la vera sorgente di tutta la sua vita e il compendio dei suoi misteri, fra i quali primeggiano q quelli espressi nel S. Rosario. Di qui la singolare e — direi — trascendente eccellenza di una tale devozione, comprovata anche dai mirabili effetti che essa produce nelle anime che la praticano, primo fra tutti quello di rendere il nostro cuore sempre più conforme a quello di Maria, e perciò anche a quello di Cristo, cuore del cuore di Maria. Il Cuore di Maria è come il luogo di convegno, il punto di incontro di Dio con l’uomo, del cuore di Cristo col cuore di tutti i cristiani, il mezzo più efficace per far palpitare tutti i cuori all’unisono. Non esagerava davvero P. Llamera quando scriveva che « l’oggetto formale principale della devozione al Cuore di Maria (l’amore simboleggiato dal Cuore) è ragione dell’oggetto di tutte le devozioni, che onorano l’eccellenza della perfezione o santità di Maria nelle sue diverse manifestazioni, dato che l’eccellenza del suo amore è causa e ragione della eccellenza della sua vita. In tal senso la devozione al Cuore di Maria è per se stessa la più eccellente, tutte le devozioni, in quanto venerano le virtù e i privilegi della Vergine, sono subordinate ad essa come a causa formale e come a fine » (O. c., p. 98.). Questa singolare eccellenza ci dice eloquentemente perché la Madonna di Fatima abbia voluto che la devozione al suo Cuore Immacolato fosse maggiormente statuita e propagata nel mondo d’oggi, così assetato d’amore, così tormentato dalla tempesta dell’odio.

2) La riparazione al Cuore Immacolato di Maria

Spontanea esigenza dell’amore e sua necessaria scaturigine è la riparazione per le offese arrecate al cuore della persona amata. Logicamente perciò la Madonna di Fatima, oltre a stabilire la devozione al suo Cuore Immacolato, della quale è frutto nativo l’amore, ha chiesto con insistenza la riparazione per gli oltraggi arrecati all’Immacolato suo Cuore. Per questo presentò in visione il suo Cuore Immacolato, circondato da una corona di spine che lo pungevano da ogni parte (Già precedentemente, ad un’altra anima privilegiata, Berta Petit, Terziaria Francescana (+ 1943), fu affidata in visione privata la missione di diffondere la consacrazione del mondo al Cuore Addolorato e Immacolato di Maria. Nella comunicazione celeste dell’8 sett. 1911 Gesù le disse : « Il cuore di mia Madre ha diritto al titolo di Addolorato e io lo voglio anteposto a quello di Immacolato, perché il primo se lo ha acquistato essa stessa ». Delicatezza filiale di Gesù per la Sua e nostra Mamma! Benedetto XV fece menzione del Cuore Addolorato e Immacolato di Maria in una lettera inviata al Cardinale Vannutelli, i l 31 maggio 1914. Il 28 Settembre 1915 lo stesso Sommo Pontefice indulgenziava la seguente giaculatoria: « O Cuore Addolorato e Immacolato di Maria, pregate per noi che ricorriamo a Voi ». – Eminenti diffusori del Culto al Cuore Addolorato e Immacolato di Maria sono stati i Cardinali Bourne, Mercier, Granito Di Belmonte. Il Card. Griffin, successore di Bourne nell’Archidiocesi di Westminster, ha annesso la indulgenza di 300 gg. o. v. alla sopraddetta giaculatoria – 21.VI-1947). Fin dalla prima apparizione, la « bella Signora » chiese sacrifici e penitenze « in riparazione delle bestemmie e di tutte le offese arrecate al Cuore Immacolato di Maria ». Anche nella terza apparizione la Vergine SS. esortò i piccoli veggenti a sacrificarsi « in riparazione delle ingiurie commesse contro il Cuore Immacolato di Maria»; e incominciò a parlare della « Comunione riparatrice nei primi sabati del mese ». Il 10 luglio 1925. la Vergine SS., insieme a Gesù Bambino, apparve a Lucia e, integrando ciò a cui aveva di già accennato nella terza apparizione, mostrava il suo Cuore avvolto dalle spine, e Gesù, additandolo, esortava la veggente « ad aver compassione di quel Cuore continuamente martoriato dall’umana ingratitudine, senza che vi sia chi lo consoli con atti di riparazione ». E la Vergine soggiunse: « Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato dalle spine con cui gli uomini ingrati ad ogni momento 1° trafiggono con le loro bestemmie ed ingratitudini. Tu almeno cerca di consolarmi, e da parte mia annuncia che io prometto di assistere, nell’ora della morte, con le grazie necessarie alla salvezza delle loro anime, tutti quelli che nel primo sabato di cinque mesi consecutivi si confesseranno, riceveranno la Santa Comunione, diranno una corona del Rosario e mi faranno compagnia durante quindici minuti, meditando i misteri del Rosario, col fine di offrirmi riparazione ». – La riparazione al Cuore Immacolato di Maria è del tutto analoga alla riparazione al S. Cuore di Gesù. Ne segue dunque che, sia L’una che l’altra, ha analoghi fondamenti teologici. Ha lumeggiato egregiamente i fondamenti teologici generali della riparazione il S. P. Pio X I nella Enciclica « Miserentissimus Redemptor » del 9 Maggio 1928. Dopo aver rilevato come la « riparazione » o « espiazione » è l’ovvia conseguenza dell’amore che si porta alla persona amata, allorché si vede oltraggiata, asserisce che « al debito particolarmente della riparazione», oltreché dall’amore, « siamo stretti da un più potente motivo di giustizia e di amore: di giustizia, per espiare l’offesa recata a Dio con le nostre colpe e ristabilire con la penitenza l’ordine violato; di amore, per patire insieme con Cristo paziente e saturato di obbrobri, e recargli, secondo la nostra pochezza, qualche conforto. » – Giustizia ed amore: ecco i due titoli generici della riparazione al Cuore Immacolato di Maria. Ho detto: titoli generici, poiché non mancano titoli specifici che reclamano, in particolare, una adeguata riparazione alle offese che pungono di continuo, come spine, il Cuore Immacolato di Maria. Questi titoli di riparazione sono tanti quanti sono quelli della sua grandezza e della sua gloria, ed i nostri doveri di figli, di sudditi, di beneficati. La nostra qualità di figli affettuosi ci vieta di rimanere indifferenti dinanzi agli oltraggi, dei quali è continuamente il bersaglio una Madre sì dolce; la nostra qualità di sudditi fedeli ci spinge a risarcire le offese rivolte ad una così amabile Regina; la nostra qualità di beneficati verso Colei che, quale Corredentrice del genere umano, ha cooperato col Redentore all’acquisto di tutte le grazie, e coopera di continuo alla distribuzione delle medesime, non può non stimolarci a risarcire tanti affronti ricevuti da tanti, in compenso di innumerevoli benefizi. Che se si riflette, inoltre, alla singolare, impareggiabile grandezza della persona offesa, — l’Augusta Madre di Dio — e alla sua esimia santità, sia negativa (la perfetta immunità da qualsiasi macchia di colpa sia originale che attuale), sia positiva (la pienezza di grazia e di tutte le virtù), è impossibile non sentire, in tutto il suo vigore, l’impellente invito della Madonna di Fatima al dovere della riparazione mariana.

3) La consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.

Il terzo, supremo atto della devozione al Cuore Immacolato di Maria, conseguenza anche esso dell’amore, è la consacrazione al medesimo Cuore. « Verrò a chiedere — così disse la Madonna di Fatima nella sua terza apparizione — la consacrazione del mondo al mio Cuore Immacolato », particolarmente della Russia. Il 31 Ottobre 1942, e poi, solennemente, nella Basilica Vaticana, l’8 Dicembre dello stesso anno, il S. P. Pio XII, nella pienezza del suo potere, consacrava la Chiesa e tutto il mondo al Cuore Immacolato di Maria. Recentissimamente poi, con la lettera Apostolica « Anno vergente Sacro » del 7 luglio 1952, consacrava in modo particolare i popoli della Russia allo stesso Cuore Immacolato. [In realtà la Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, così come richiesto dalla Vergine a Fatima, cioè con la formulazione esatta e precisa, venne fatta da S. S. Gregorio XVIII, successore, canonicamente eletto, di Gregorio XVII G. Siri, il 13 maggio del 1991, come primo atto ufficiale del suo Pontificato “il esilio” – ndr.- ]. Il Vicario di Cristo — com’è noto — non regola mai la sua attività di Pastore supremo della Chiesa in base a rivelazioni particolari, ma è mosso sempre da soli motivi teologici, senza escludere con ciò che la prima idea o l’ultima spinta a compiere un atto, teologicamente giustificabile e praticamente opportuno, possa essere anche qualche rivelazione di carattere puramente privato, sufficientemente accertata. Questo, precisamente, ci sembra il caso del grandioso gesto della Consacrazione, sia del mondo, in genere, sia della Russia, in particolare, al Cuore Immacolato di Maria SS. Ho detto: gesto grandioso. Io stesso, infatti, durante un’indimenticabile udienza privata concessami qualche giorno dopo, mi permisi di dire all’Augusto Pontefice, che con tale sublime gesto Egli aveva raggiunto il vertice del culto mariano. La giustificazione teologica di questa mia modesta valutazione del grandioso gesto, compiuto dal S. P. Pio XII, va ricercata nella natura stessa della Consacrazione e nelle sue basi dogmatiche. Proietta molta luce su questo fondamentale argomento l’Enciclica « Annum sacrum » (De hominìbus Sacratìssimo Cordi Jecu devovendis.), di Leone XIII (25 Maggio 1899), e l a già citata Encìclica « Miserentissimus Redemptor », di Pio XI (8 Maggio 1927), in quella parte che riguarda la Consacrazione al Cuore Sacratissimo di Gesù, alla quale è perfettamente analoga la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Con la « Consacrazione » — rileva Pio XI — offriamo al Cuore di Gesù noi e tutte le cose nostre, riconoscendo le ricevute dalla eterna carità di Dio » . Questa dedizione totale (di noi e di tutte le cose nostre in forza della quale diventiamo « sacri a Dio » ) è anche perenne, a causa appunto di quella nota di stabilità che — come rileva lo stesso Pontefice — è propria, secondo lo Angelico (S. Th., t. II q. 81, a. 8. c.) della « Consacrazione » . Ha riunito felicemente questo duplice concetto proprio della « consacrazione » a Maria SS. (quello cioè di una dedizione totale e perenne) il S. P. Pio XII nel suo discorso ad un gruppo di partecipanti francesi al « Grand Retour » (23 Novembre 1946): « la Consacrazione è un dono intero di sé, per tutta l’eternità; è un dono non di pura forma o di puro sentimento, ma effettivo, compiuto nell’intensità della vita cristiana e mariana ». La Consacrazione, in breve, non è un chiedere, ma un dare; non è solo un dare in custodia, ma è un dare in proprietà; non è un dare in proprietà per qualche tempo, ma per sempre. Il fondamento dogmatico perciò della Consacrazione a Maria è — evidentemente — il dominio o regalità che Ella, insieme con Cristo, ha sopra di noi, dominio o regalità che noi, con l’atto di Consacrazione, liberamente riconosciamo. E’ quanto espone Leone XIII nell’Enciclica « Annum Sacrum ». Dopo aver rilevato « come tutto il genere umano è sotto il potere di Cristo », espone come per tre titoli (naturale, acquisito e di libera elezione) convenga a Cristo il dominio, ossia, la regalità universale. Cristo, infatti, « essendo Figlio del Re di tutti, è erede di tutto il suo potere (diritto naturale); avendo « dato se stesso per la redenzione di tutti », tutti « sono diventati il suo popolo d’acquisto » (diritto acquisito). Non basta: « Benignamente Cristo lascia che a questo duplice titolo ( naturale ed acquisito) di podestà e di regalità si aggiunga liberamente, da parte nostra, il titolo di una consacrazione volontaria » (« Imperator Christus non iure tantum nativo, quippe qui Dei Unigenitus, sed etiam quæsito… Ad istud potestatis dominationisque suæ fundamentum duplex, benigne ipse sinit ut accedat a nobis, si libet, devotio voluntaria ».). – Quello che ci ha insegnato Leone XIII, intorno al fondamento dogmatico della Consacrazione al Cuore Sacratissimo di Gesù, va ripetuto analogamente, del1a Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Se Cristo, infatti, è nostro Re, Maria SS. è nostra Regina. Se triplice è il titolo di Cristo alla Regalità, ossia, al dominio sopra di noi, e perciò al nostro pieno assoggettamento a Lui, triplice ancora è il titolo di Maria SS. alla Regalità e al nostro assoggettamento a Lei mediante la « Consacrazione », ossia: per diritto naturale (quale Madre del Re dei Re), per diritto di conquista (quale Corredentrice, ossia, quale cooperatrice, con Cristo, al nostro riscatto dalla schiavitù del demonio), e per libera nostra elezione, permettendoci anche Lei — come Cristo suo Figlio —, di offrire noi stessi al suo Cuore, come se appartenessimo a noi, umilmente supplicandola a volersi compiacere di ricevere da noi ciò che già (per un duplice titolo) le appartiene. Non occorre spendere molte parole per rilevare la singolare eccellenza della Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Leone XIII, nell’Enciclica « Annum Sacrum », parlando della Consacrazione al Cuore Sacratissimo di Gesù, non esita a qualificarla come « il più ampio e il più grande atto di ossequio e il coronamento e il perfezionamento di tutti gli onori soliti a tributarsi al Sacratissimo Cuore » (« Amplissimum… maximumque obsequii testimonium », « honorem omnium, quodquot Sacratissimo Cordi haberi consueverunt, velut absolutio perfectioque ».) . Anche il S. P. Pio XI asserisce che « fra tutte le pratiche riguardanti il culto del Sacratissimo Cuore, primeggia… la Consacrazione ». Altrettanto, parallelamente, si può e si deve dire della Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. E’ il più alto, il più ampio attestato di ossequio, poiché è la dedizione totale e perenne di noi stessi alla Vergine, fatta in uno slancio di amore. Con la Consacrazione alla Vergine, sintesi e coronamento di tutte le devozioni mariane, il culto mariano raggiunge il suo vertice. Effettivamente non si può andare più in là nell’onorare Maria. Con essa, debitamente compiuta e intensamente vissuta, è suonata sul mondo l’ora di Maria, ora di salvezza e di pace, preannunziata dal Messaggio di Fatima.
P. Gabriele M. Roschini, O. S. M.
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LA CLAMOROSA CONVERSAZIONE DI BENEDETTO XVI CON PADRE INGO DÖLLINGER



(di Cristina Siccardi) «Non ascoltare la Vergine Santissima, inviata da Dio», affermò Suor Lucia dos Santos in un’intervista del 26 dicembre 1957 rilasciata a Padre Augustin Fuentes su autorizzazione di Pio XII nel convento delle Carmelitane scalze di Coimbra di fronte al Vescovo ausiliare di Leiria, a due Vescovi di Coimbra, al nunzio apostolico in Portogallo, «è un peccato contro lo Spirito Santo».
E proprio nel giorno della festa di Pentecoste di quest’anno il teologo tedesco padre Ingo Döllinger, ordinato sacerdote il 25 luglio 1954, già segretario del Vescovo di Augusta, Josef Stimpfle, nonché amico personale di Benedetto XVI, ha dato il permesso di pubblicare a Maike Hickson, sul sito OnePeterFive questo clamoroso annuncio: «Non molto dopo la pubblicazione nel giugno 2000 del Terzo Segreto di Fatima da parte della Congregazione per la Dottrina delle Fede, il Cardinale Joseph Ratzinger disse a padre Döllinger durante una conversazione di persona che c’è una parte del Terzo segreto che non hanno ancora pubblicato! “C’è di più di quello che abbiamo pubblicato” disse Ratzinger. Inoltre disse a Döllinger che la parte pubblicata del segreto è autentica e che la parte inedita del Segreto parla di “un cattivo Concilio e di una cattiva Messa” che sarebbero arrivati in un futuro prossimo». «Padre Döllinger – conclude Hickson – mi ha dato il permesso di pubblicare questi fatti nella festa dello Spirito Santo e mi ha dato la sua benedizione».
Il Dossier Fatima, apertosi 99 anni fa, prosegue nel cammino di arricchimento di documentazione per una storia soprannaturale e naturale che proseguirà sia fino a quando il Terzo segreto non sarà svelato al mondo nella sua interezza; sia fino a quando non si compirà l’ultima profezia della Madonna, ovvero il trionfo del suo Cuore immacolato.

Suor Lucia dos Santos scrisse il terzo Segreto a Tuy il 3 gennaio 1944 e lo consegnò a Monsignor José Alves Correia da Silva, Vescovo di Leiria-Fatima nel giugno dello stesso anno. Fu inviato a Roma fra marzo-aprile del 1957. Il testo avrebbe dovuto essere reso pubblico sotto il Pontificato di Giovanni XXIII nel 1960, secondo le precise indicazioni della Madonna. Ma ciò non avvenne per volontà di Papa Roncalli e dei suoi successori.
I veggenti di Fatima hanno sempre parlato di Segreto, diviso in tre parti. «Il segreto consta di tre cose distinte», scrisse Suor Lucia nella sua Terza Memoria (A.M. Martins SJ, Documentos, Fátima, L.E. Rua Nossa Senhora de Fátima, Porto 1976, p. 219). Nelle quattro Memorie ella dichiarò di scrivere sotto l’assistenza dello Spirito Santo (cfr. Quarta Memoria di Lucia dos Santos in ivi, p. 315). Soltanto la terza parte del Segreto venne stilata a parte, per essere destinata esclusivamente al Vicario di Cristo: a lui solo la responsabilità di sapere, a lui solo la responsabilità di agire di conseguenza.
Nella Quarta Memoria Suor Lucia scrisse che la Madonna dichiarò: «In Portogallo, si conserverà sempre il dogma della Fede, ecc… Questo non ditelo a nessuno».

È proprio in quell’«ecc.» che è racchiusa la terza parte del Segreto e questa frase tronca non è stata riportata nel Messaggio di Fatima reso pubblico il 26 giugno del 2000. Infatti, la Congregazione della Dottrina della Fede, allora guidata dal Prefetto Cardinale Ratzinger, estrapolò le due parti del Segreto non dalla Quarta, ma dalla Terza Memoria, dove non è presente la rivelazione che nel Portogallo si conserverà il dogma della Fede, dando per scontato che in altri luoghi non sarà così… l’apostasia è, di fatto, dilagata ovunque e la si ritrova sia fuori che dentro la Chiesa.

Ogni Papa, da Pio XII in poi, è stato messo a conoscenza del terzo Segreto, ma due soltanto, fino ad ora, hanno preso l’iniziativa di diffondere qualcosa e di fare qualcosa. Ma Fatima resta, ancora, l’incompiuta: scetticismo? prudenza? paura? I confini che dividono questi atteggiamenti avuti dai Papi sono labili. Il fatto reale è che le apparizioni di Fatima sono legate strettamente alla realtà ecclesiastica, oggi così martoriata, così refrattaria al soprannaturale, così confusa, così corrotta moralmente e spiritualmente, così carica di errori teologici e dottrinali, così priva di insegnamenti catechetici.

Fatima è annodata alla Passione attuale della Chiesa, causata, principalmente da due rivoluzioni, una pastorale e l’altra liturgica: il Concilio Vaticano II e la Santa Messa. Non dimentichiamo che l’Angelo del Portogallo apparve ai veggenti (1915-1916) quale preludio all’arrivo della Madonna e diede la Santa Ostia a Lucia, mentre il Sangue di Cristo, contenuto in un Calice, lo divise fra Giacinta e Francesco, affermando: «Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati! Fate riparazione per i loro crimini e consolate il vostro Dio (…) Rinnovando il sacrificio della Passione e Morte di Gesù, la Santa Messa è cosa tanto grande da bastare a trattenere la Divina Giustizia» (Fatima e la Passione della Chiesa, Sugarco, Milano 2012, p. 80). La Santa Messa è stata cambiata, è stata oltraggiata al fine di porre al centro dell’attenzione non più Nostro Signore e il Suo Sacrificio, ma l’assemblea, così facendo la Fede, sia nel clero che nei fedeli, ha perso consistenza e significato e le grazie si sono diradate, mentre le chiese si sono svuotate, così come i seminari.

In virtù della rivelazione di Padre Döllinger (che ebbe come confessore san Pio da Pietrelcina al quale fu molto legato, che insegnò teologia morale al Seminario di Order of Canons Regular of the Holy Cross del Brasile, frequentato dal futuro Vescovo Athanasius Schneider, che nel 1970 prese parte alle discussioni della Conferenza episcopale tedesca sulla massoneria, al termine delle quali si affermò l’incompatibilità fra essa e la Chiesa cattolica) possiamo riflettere su alcuni aspetti.
Il Papa mariano, Giovanni Paolo II, che venne salvato il 13 maggio del 1981 dall’attentato del killer professionista Mehmet Ali Ağca, disse di aver avuto salva la vita grazie alla Madonna di Fatima e volle rendere nota al mondo la visione che ebbero i tre pastorelli portoghesi. È il 13 luglio 1917, siamo alla Cova d’Iria: la Madonna appare per la terza volta e rivela il Segreto: la visione dell’Inferno (prima parte); la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato (seconda parte), e la terza parte, ancora oggi monca.



Lascia registrato su carta Suor Lucia: «un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo (…) un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarci, attraversò una grande città mezza in rovina e tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio».
Ma qual è la spiegazione a questa visione e qual è il segreto che sottende? La Madonna illustrò ogni cosa delle prime due parti, nulla esiste della terza, se non il commento teologico del Cardinale Joseph Ratzinger e testo e commento furono presentati in una conferenza stampa in mondovisione.

Tuttavia, una volta divenuto Papa, il 13 maggio 2010, dichiarò a Fatima: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa». È un caso che Benedetto XVI, proprio all’inizio del suo Pontificato, aprì il celebre dibattito sull’ermeneutica del Concilio Vaticano II, avviando così una felice stagione di ripensamenti su quell’assise? È un caso che diede vita al Summorum Pontificum del 2007 liberalizzando la Santa Messa in rito antico, sepolta e perseguitata dal 1969? È un caso che abolì il decreto di scomunica ai quattro vescovi della FSSPX, da sempre poggiati con perseveranza su due pilastri: la Santa Messa tridentina e la critica costruttiva al Concilio Vaticano II? È un caso che sia Benedetto XVI prima, sia Papa Francesco adesso desiderino riappacificarsi con la Fraternità sacerdotale fondata dal Vescovo Monsignor Marcel Lefebvre? Un caso o tutto rientra nelle loro conoscenze su ciò che la Madonna disse a Fatima?


Padre Pio bacia l'anello di Mons. Lefebvre

Le risposte a tali quesiti e, nel contempo, al panorama disastroso di questo doloroso centenario delle apparizioni, sono nel terzo segreto di Fatima: la chiave per aprire la porta della reviviscenza della Chiesa.

(Cristina Siccardi)

Omelia di Mons. Marcel Lefebvre a Fatima il 22 agosto 1987

Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia.
Cari Confratelli, cari Amici, carissimi Fratelli e sorelle, Ringraziamo Dio e la Vergine Maria di averci riuniti qui, nel giorno della Festa del suo Cuore Immacolato, per cantare le sue lodi, per cercare durante qualche istante, durante qualche giorno, di vivere della nostra fede.


Pio XII e Mons. Lefebvre

Alzare il nostro sguardo al Cielo Infatti, se la Santissima Vergine è voluta venire su questa terra del Portogallo, a Fatima, se ha voluto apparire ad alcuni bambini per dare loro un messaggio per il mondo, è perché Ella desiderava che le nostre anime si innalzassero verso il Cielo. Cerchiamo di rimetterci in questa atmosfera in cui i pastorelli e le persone che li attorniavano ogni 13 del mese di quell’anno 1917 fino al mese di ottobre, quando avvenne un miracolo straordinario, proprio qui, poiché questo miracolo, si dice che sia stato visto a 40 chilometri di distanza, e quindi se fossimo stati presenti in quel giorno del 13 ottobre 1917 avremmo visto questo fenomeno straordinario del sole roteante, che proiettava raggi di tutti i colori, inondando con i suoi colori tre volte per la durata di dieci minuti; per avvicinarsi ai fedeli presenti, per manifestare la verità dell’apparizione della Vergine ai bambini di Fatima. Ancora una volta, perché questa apparizione della Madonna? Perché le nostre anime siano salvate, perché le nostre anime vadano un giorno a raggiungerla in Cielo. La Vergine La Vergine Maria “maestra di Verità” Mediante alcuni “quadri” straordinari la Madonna ha manifestato ai pastorelli di Fatima tutta la realtà della nostra fede. Infatti i bambini l’hanno ammirata, al punto di essere come in estasi, rapiti, incantati, non sapendo come esprimere la bellezza della Vergine Maria. Si provava in qualche modo di dare loro dei paragoni, ma alcun paragone poteva reggere davanti alla bellezza della Vergine Maria che avevano visto. Ma non era solo la Madonna che si manifestava: Ella volle manifestare loro qualcosa del Cielo. San Giuseppe, con il Bambino in braccio che benediceva il mondo; Maria ha voluto mostrarsi sotto l’aspetto della Madonna del Carmelo, della Madonna Addolorata,e generalmente si presentava come la Madonna del Rosario, perchè ha voluto inculcare ai bambini la necessità del Rosario,la necessità di soffrire in unione a Nostro Signore Gesù Cristo, come l'Addolorata. In tal modo ha voluto manifestare i suoi sentimenti interiori per comunicarli ai bambini e attraverso di loro a tutti coloro che avranno l'occasione di ascoltare i loro messaggi. Poi fu l'Arcangelo san Michele che si presentò loro; e la Madonna ha parlato anche delle anime del Purgatorio, quando Lucia la interrogò per sapere: Dov'è tale anima, dov'è tale persona morta?E' in Cielo? E' in Purgatorio? Ed Ella diceva: No, tale anima non è ancora in Cielo,è in Purgatorio.La Madonna ha voluto anche mostrare la realtà dell'inferno.Proprio qui, in questo luogo, ha voluto mostrare ciò che è l'inferno ai bambini terrorizzati, per incoraggiarli a fare penitenza, a pregare per salvare le anime, manifestando così che il Cuore Immacolato di Maria è interamente rivolto alla gloria del suo divin Figlio e alla salvezza delle anime:salvare le anime!Salvare le anime! Farle andare in Cielo! E dunque tutto un catechismo per immagine che questi bambini hanno visto, per grazia della Madonna.

Padre Pio bacia l'anello di Mons. Lefebvre (1967)

Cerchiamo di metterci in questa atmosfera, poichè quello che è avvenuto nel 1917 è vero ancora oggi, forse ancor di più che in quel tempo poichè la situazione del mondo è peggiore adesso di quanto non lo fosse nel 1917: la fede scompare, l'ateismo fa progressi dappertutto e la Madonna stessa l'ha annunciato. Se ha voluto mostrare una visione del Cielo, ha voluto anche parlare della terra:ha detto ai bambini che bisogna pregare,che bisogna fare penitenza al fine di fermare gli effetti nefasti di questo spaventoso errore del comunismo che dominerà il mondo se non si prega e se non si realizza la sua volontà, quella di diffondere i segreti che Maria ha dato a Lucia. Ahimè, siamo obbligati di constatare che non essendo stati divulgati, l'errore del comunismo si diffonde dappertutto.Sforziamoci di mettere in questa atmosfera,cari Fratelli e Sorelle, in queste disposizioni, per condividere le convinzioni di quei bambini, per unirci al Cuore Immacolato di Maria, perchè il nostro cuore bruci dei desideri che erano nel suo Cuore e che vi sono ancora oggi. Desiderio del Regno di Suo Figlio sul mondo intero, sulle anime, sulle famiglie, sulla società.Ecco il suo desiderio:"...come in Cielo così in terra". Per questo viene sulla terra per supplicare ciascuno di noi:"Bisogna che Gesù Regni su di voi". Lo vuole, lo desidera, ce ne dà i mezzi.
Il primo mezzo è la preghiera. Bisogna pregare: lo diceva sempre Lucia. Lucia le domandava: "Signora, che cosa volete da me, che cosa volete che io faccia?" Che bella domanda! Come San Paolo a Nostro Signore, sulla via di Damasco: "Che cosa volete che io faccia?" Non c'è disposizione migliore. Che sia la nostra: Oh Maria,che cosa volete che noi facciamo? E allora Maria diceva: Bisogna pregare;prendete il Rosario, recitate ogni giorno il Rosario per santificarvi e salvare le anime dei peccatori. Ha ripetuto questo ogni volta che è apparsa.Poi li ha incoraggiati alla Santa Comunione,l'Eucarestia, poiché ha permesso che l'Angelo venisse a dare la Comunione a quei bambini.Che altro può volere Maria se non dare suo Figlio, darci Gesù nei nostri cuori? Poi, perché quei segreti? Perché la Madonna nel suo amore per noi, poveri peccatori, nella sua condiscendenza nei nostri confronti, ha voluto metterci in guardia, ha voluto annunciarci degli avvenimenti futuri per preservarci, per conservare la fede e la grazia nelle nostre anime.Ecco perché è venuta ed ha dato quei segreti.

Bisogna dirlo, non lo si può nascondere, la Madonna vi ha pensato. se la Madonna ha chiesto che sia il Papa a divulgare il terzo segreto a partire dal 1960 non senza ragione: sapeva che dopo il 1960 degli avvenimenti molto gravi avrebbero attraversato la storia della Santa Chiesa e voleva metterci in guardia, noi e le autorità della Chiesa, per evitare quei mali, per evitare che la fede si perda e si perdano le anime.
Siamo stati avvertiti.Sappiamo che dopo il 1960 degli avvenimenti gravi avrebbero attraversato la storia della Chiesa, e particolarmente riguardo ai suoi vertici. Forse è proprio per questo che i responsabili della Chiesa, purtroppo, non hanno voluto diffondere il segreto: hanno pensato che la sua diffusione non fosse opportuna.

Gran Mistero, cari Fratelli, gran mistero! Vedete, se la Madonna vuole che abbiamo nelle nostre anime delle disposizioni tutte celesti, disposizioni d'amor di Dio, di preghiera, di unione a Nostro Signore nell'Eucarestia, di sacrificarci per i peccatori, ebbene,chiediamo oggi-penso che sia uno dei motivi principali per cui siete venuti qui, cari Fratelli,da ogni parte del mondo ,riuniti ai piedi della Madonna di Fatima,avendo nei vostri cuori le disposizioni di quei bambini che hanno ricevuto la Madonna e che l'hanno vista, chiediamo alla Madonna di sciogliere questo mistero, che venga in nostro aiuto.
Gran mistero di Roma, gran mistero della situazione del Papato oggigiorno. Spesso ci viene chiesto: non lacerate la Chiesa, non dividete la Chiesa, non fate scisma! Ma Cari Fratelli, ditemi, dov'è l'unità della Chiesa? Che sos'è che fa l'unità della Chiesa? Aprite qualunque libro di teologia, dei santi, dei dottori dei teologi: ciò che fa l'unità della Chiesa è l'unità della Fede. Ci si separa dalla Chiesa quando non si ha più la fede cattolica. Da quando Nostro Signore ha fondato la Sua Chiesa, chiunque sia rivestito di un qualunque potere,particolarmente i chierici, e particolarmente i vescovi, e specialmente il Papa, sono a servizio di tale unità, sono al servizio di questa fede. "Andate, insegnate il Vangelo..." Non un altro vangelo! Non un'altra cosa! "Andate,...insegnate il Vangelo". Siate al servizio di questo messaggio che vi ho dato:ma non bisogna cambiare il messaggio.

Per noi, che conserviamo tutta la fede, che per nulla al mondo vorremmo togliere un solo jota, la più piccola particella della nostra fede, la vogliamo conservare assolutamente intatta, ed è proprio perchè vogliamo conservare questa unità della fede che coloro che la stanno perdendo ci perseguitano.


Seminario Internazionale Nostra Signora Corredentrice [VIDEO]

Ecco la vera situazione in cui ci troviamo: situazione misteriosa, forse annunciata dalla Madonna di Fatima,nel suo terzo segreto: che coloro che vorranno restare cattolici saranno perseguitati da coloro che, pur avendo l'auorità nella Chiesa, si scostano dalla fede e vorrebbero così trascinarci con loro, ma poiché noi disobbediamo, non volendo perdere la fede insieme a loro,ci perseguitano.

Eppure Nostro Signore l'ha predetto che ci saranno dei cattivi pastori e che non dobbiamo seguire i cattivi pastori,ma dobbiamo seguire i buoni pastori.

Ecco il mistero che noi oggigiorno viviamo. Chiediamo alla Madonna di sciogliere questo mistero: è un martirio per voi, per noi, per tutti quelli che vivono in questa epoca.E' un vero martirio morale, forse peggiore del martirio di sangue: constatare che coloro che dovrebbero predicare la fede cattolica, difendere la fede per l'unità della Chiesa abbandonano questa fede cattolica e cercano di andare d'accordo con il mondo,con i principi moderni, con i principi di questa società che è guidata più da Satana che da Dio.
Prendiamo allora la risoluzione qui, ai piedi della Vergine Maria, chiediamole la grazia carissimi fratelli e sorelle di conservare la fede cattolica. Perché tutti i martiri hanno versato il loro sangue? Per conservare la fede. Ebbene, se non dovremo essere dei martiri di sangue, ma martiri nelle nostre anime, nei nostri cuori, nei nostri spiriti, ebbene noi saremo martiri e saremo gli eredi di coloro che hanno versato il loro sangue pur di non rinnegare la fede. Ecco cosa dobbiamo promettere alla Madonna e cercare di far comprendere questo a coloro che ci stanno vicini affinché non perdano la fede, perché perdendo la fede perdono la loro anima.
“Venga il tuo regno!”



Mons. Lefebvre a Venezia 7 Aprile 1980 [VIDEO]

Ecco cari Fratelli, le risoluzioni che dobbiamo prendere oggi. Pregare, sacrificarci, fare il sacrificio della nostra vita, offrire le nostra vite per la redenzione del mondo, per la salvezza delle nostre anime, la salvezza delle anime dei membri delle nostre famiglie. Chiediamo infine il rinnovamento della Santa Chiesa cattolica: che la Chiesa ritrovi il suo splendore, che la Chiesa ritrovi la sua unità nella fede, che la Chiesa ritrovi a migliaia e migliaia le vocazioni religiose, come una volta. Che di nuovo i noviziati si riempiano, i seminari si riempiano, per conservare la fede cattolica, per vivere la fede cattolica, per propagare la fede cattolica. È quanto ci sforziamo di fare con quelli che sono qui presenti: questi giovani sacerdoti, seminaristi. Non appena si vuole conservare la fede, non appena si vuole conservare il Santo sacrificio della Messa e la vera Eucaristia, non appena ci si dà corpo e anima alla Chiesa, ebbene ci sono della vocazioni, perché siamo nella verità.

Chiediamo alla Madonna di benedire i nostri seminari, i nostri giovani sacerdoti affinché siano apostoli, di benedire le nostre religiose, le Suore della Fraternità, tutte le suore che si consacrano nella Tradizione - siano esse Carmelitane, Domenicane, Benedettine o altro - tutte le religiose che vogliono conservare la Fede cattolica e vogliono diffonderla. Che la Madonna si degni di benedirci, affinché possiamo continuare coraggiosamente, malgrado le prove, a servire nel Regno del suo divin Figlio: “Adveniat regnum tuum - venga il tuo regno”! Sì, oh Signore Gesù, venga il tuo Regno, sulle persone, sulle famiglie sulle società,affinché questo Regno continui per tutta l’eternità.

Nel Nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.


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Lo scapolare del Carmine e il messaggio centenario di Fatima – di Don Marcello Stanzione

Redazione13/7/2017
di Don Marcello Stanzione
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Il 16 luglio celebriamo la memoria liturgica della Beata Maria Vergine del monte Carmelo e molti cattolici in quel giorno riceveranno lo Scapolare del Carmine o Abitino della Madonna. Alcune persone, purtroppo anche dei sacerdoti, hanno obiettato contro la devozione dello Scapolare della Madonna del Carmine, per il suo carattere “superstizioso” e per il fatto che la salvezza del portatore di quest’abitino atterrebbe ad un’osservanza puramente esteriore, indipendente dalle disposizioni interiori dell’anima (Stato di grazia, virtù, ecc.).
Ad esse rispondiamo con San Luigi Maria Grignion di Monfort: “Le pratiche esteriori ben fatte aiutano le interiori, sia perché esse fanno ricordare all’uomo, che si guida sempre coi sensi, di quello che ha fatto e di quello che deve fare; sia perché esse sono proprie per edificare il prossimo che li vede, cosa che non fanno quelle che sono puramente interiori. Nessun uomo del mondo dunque critichi né metta qui il naso per dire che la vera devozione è nel cuore, che occorre evitare quello che è esteriore, che può esservi della vanità, che occorre nascondere la propria devozione, ecc. … io rispondo loro col mio maestro: “Gli uomini vedano le vostre buone opere, affinché essi glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Mt. 5, 16), non già, come dice San Gregorio, che si devono fare le proprie azioni e devozioni esteriori per compiacere gli uomini e trarne delle lodi, questo sarebbe vanità; ma le si fanno talvolta davanti agli uomini, nella veduta di compiacere a Dio e di farlo glorificare per questo, senza farsi scrupolo dei disprezzi e delle lodi degli uomini”. Più avanti, lo stesso santo annota: “Una delle ragioni per le quali così pochi cristiani pensano alle loro promesse nel santo battesimo e vivono con tanta superficialità, è che essi non portano nessun segno esteriore che glielo faccia ricordare”.
Ma, si insiste: lo Scapolare (…) è una “assicurazione-salvezza” ben meschina che dispensa dal santificarsi e dall’obbedire ai Comandamenti di Dio. Diversamente detto, il peccatore, dopo aver ricevuto lo Scapolare, potrebbe darsi in perfetta sicurezza a tutti i peccati dicendosi: “Poiché porto lo scapolare, sono certo di non essere dannato”.
Occorre rispondere che colui che abusasse così della devozione alla Santa Vergine, sarebbe indegno dei suoi favori. E’ per questo che sarebbe bene a torto contando sul suo Scapolare per peccare più liberamente, poiché non si prende in giro Iddio(Galati 6, 7).
Lo Scapolare della Madonna del Carmine non è soltanto uno strumento che ci garantisce l’indulgenza divina nell’istante dell’ultimo respiro affinché se andiamo in Purgatorio possiamo al più presto andare in Paradiso. Esso è anche “un sacramentale” che attrae le benedizioni divine, anche materiali, su chi lo usa con pietà sincera e devozione ardente nei riguardi della Madonna. Lungo i secoli innumerevoli miracoli e conversioni hanno dimostrato la sua enorme efficacia spirituale tra i fedeli cattolici. Nelle “Cronache del Carmelo” ne troviamo innumerevoli esempi. Vediamone appena qualcuno:
1- “Nello stesso giorno in cui San Simone Stock, generale dei frati carmelitani, ricevette dalla Madre di Dio lo Scapolare e la promessa, fu chiamato ad assistere un moribondo, che era disperato a causa dei suoi molti e gravi peccati. Quando arrivò, mise sul pover’uomo che era assai tentato dal demonio, lo Scapolare del Carmine che aveva appena ricevuto, chiedendo alla Madonna che mantenesse la promessa che gli aveva appena fatto. Immediatamente l’impenitente si pentì di tutte le sue colpe, si confessò sacramentalmente e morì nella grazia di Dio”.
2- “Sant’Alfonso de’ Liguori, fondatore dei Redentoristi, morì nel 1787 con lo Scapolare del Carmelo addosso. Quando venne avviato il processo di beatificazione del santo vescovo, fondatore dei Redentoristi e patrono dei teologi moralisti, all’aprirsi del suo tumulo, si constatò che il corpo era ridotto in cenere, così come il suo abito: soltanto il suo Scapolare era completamente intatto. Questa preziosa reliquia si conserva nel Monastero di sant’Alfonso a Roma. Lo stesso fenomeno  di conservazione dello scapolare si verificò quando venne aperto il tumulo di San Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani, quasi un secolo dopo.”.
3- “Nell’ospedale di Belleview, di Nuova York, fu ricoverato un anziano. L’infermeria che lo assistette, vedendo sopra le sue vesti uno Scapolare colore castagno scuro, pensò subito di chiamare un sacerdote cattolico. Mentre questi recitava la preghiera degli agonizzanti, il malato apri gli occhi e disse: “Padre io, non sono cattolico”. “Allora, perché usa questo Scapolare?” “Ho promesso ad un amico che l’avrei usato sempre e di pregare tutti i giorni un’Ave Maria”. “Ma sei in punto di morte. Non vuoi diventare cattolico?”. “Si, Padre, lo voglio. L’ho desiderato tutta la mia vita”. Il sacerdote lo preparò rapidamente, lo battezzò e gli somministrò gli ultimi sacramenti. Poco tempo dopo l’anziano moriva serenamente. La Santissima Vergine aveva preso sotto la sua protezione quella povera anima che indossava il suo scudo” (Lo Scapolare del Monte Carmelo – Edizioni Segno, Udine, 1971).
L’Ordine dei frati della Madonna del Carmelo si installò in Portogallo quando lo spirito cristiano della nazione era ancora difeso anche con la spada da santi ed eroi. Il suo maggior protettore fu il Beato Nun’Alvares Pereira, chiamato Nuno di Santa Maria perché il tenero amore per Maria santissima fu il più elevato e sublime ideale della sua vita. Da giovane, Nuno si era dedicato interamente a Lei e tutto ciò che faceva era in nome e onore di Maria. Dopo essere stato armato cavaliere, incise sulla sua spada il nome di Maria e nel suo stendardo la sua immagine. Nelle sue grandi lotte, riponeva sempre la speranza nella Madre di Dio e da Lei attendeva la vittoria. Come ringraziamento per i grandi benefici ricevuti ordinò di costruire chiese e conventi, come il Monastero della Battaglia e il Convento del Carmelo a Lisbona, dove, a 70 anni, entrò come fratello converso unitamente ad altri compagni d’arme. Si può persino considerare il Beato Nuno come fondatore dell’Ordine in Portogallo, poiché fu grazie a lui, per la sua influenza, che si stabilì in questo paese una Provincia Carmelitana nel 1423. Nel 1250 i Cavalieri di S. Giovanni avevano donato ai carmelitani un convento a Moura, ma fu la fondazione di Lisbona che diede loro slancio. A partire da allora, lo Scapolare fu molto diffuso in Portogallo, come in tutta l’Europa. Ma il tempo e l’incostanza di tanti cattolici lo fece gradualmente relegare nell’oblio.
Nel 1917 a Fatima, a conclusione delle apparizioni, durante le quali la Madonna proclamò la verità della sua sovranità e profetizzò il trionfo del Suo Cuore Immacolato, Ella apparve rivestita dell’abito della sua più antica devozione – quello del Carmelo. E, in questo modo, mostrò come una sintesi tra lo storicamente più remoto (il Monte Carmelo), il più recente (la devozione al Cuore Immacolato di Maria) ed il futuro glorioso, che è il trionfo di questo stesso Cuore (Fatima e la Madonna del Carmelo, P. Higino di santa Teresa , Coimbra, 1951).
Lo Scapolare è un segno inequivocabile che il cattolico zelante nell’adempimento delle richieste della Madre di Dio troverà in questa devozione una fonte abbondante di grazie per la sua conversione personale e per il suo apostolato, specialmente nella nostra società che oggi è estremamente secolarizzata e rozzamente materialista e chiusa ai valori dello spirito. Questo “Vestito di Grazia” fortificherà la sua certezza che, quando per lui arriverà la morte nel chiudere gli occhi a questa vita e all’aprirsi all’al di là , troverà il suo fine ultimo, Gesù Cristo, nella Gloria Eterna insieme alla Beata Vergine Maria.
E’ importante proprio in questo 2017 in cui ricordiamo il centenario delle apparizioni di Fatima, ribadire l’importanza spirituale dello Scapolare della Madonna del Carmine che un santo come Giovanni Paolo II portava sempre addosso