ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 4 luglio 2017

La seconda fase dell’èra bergogliana?


Fedeli, obbedienti e flessibili. Così il Papa vuole i suoi collaboratori
Fase 2 del pontificato, tra manovre curiali e tensioni africane


Roma. Che il Papa argentino e il cardinale tedesco non fossero in sintonia significa ribadire un’ovvietà. Per Francesco, Gerhard Ludwig Müller – il prefetto della Dottrina della fede sostituito sabato scorso – scontava il peccato originale di essere “rigido” e la traduzione perfetta del pensiero papale la diede a mezzo intervista ben tre anni fa l’ascoltatissimo Oscar Rodríguez Maradiaga, il porporato honduregno che Bergoglio ha messo alla guida del C9 e che è tra i massimi consulenti del corrente pontificato: “E’ un tedesco, un professore di Teologia tedesco. Nella sua testa c’è solo il vero e il falso. Però io dico: fratello mio, il mondo non è così, tu dovresti essere un po’ flessibile quando ascolti altre voci. E quindi non solo ascoltare e dire no”.
Non è tanto questione di orientamento, progressista o conservatore, il tema dell’epurazione del prefetto della congregazione per la Dottrina della fede a neppure 70 anni d’età. Né di mirare a cambiare la dottrina cambiando gli uomini che guidano i dicasteri vaticani. E’ che il Papa pretende fedeli esecutori della rivoluzione messa in campo all’alba del pontificato e cioè uomini impegnati a gettare le fondamenta dell’ospedale da campo aperto a tutto il popolo fedele (e non) di Dio. Francesco non vuole tentennamenti né tollera le troppe esternazioni fuori linea. Uno può pensarla come vuole sui massimi sistemi, essere d’accordo o no con la svolta pastorale da lui inaugurata, tendere più dalla parte di Müller o della sua antitesi Victor Manuel Fernández, l’autorevole vescovo teologo argentino autore del saggio Sáname con tu boca. El arte de besar. Ma Francesco non ammette il controcanto né le titubanze. Ecco perché la scelta del gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrer, il settantatreenne ex professore della Gregoriana apprezzato assai da Benedetto XVI, non può essere letta usando il solito schema conservatori vs progressisti. Ladaria Ferrer si definì “teologicamente moderato” in un’intervista neppure troppo vecchia concessa al mensile 30 Giorni, ma in realtà ha sempre avuto fama di conservatore all’interno della Compagnia. Tra i due sinodi, mentre i padri già s’accapigliavano sui sacramenti, l’allora numero 2 del Sant’Uffizio scriveva che no, la comunione ai divorziati non poteva proprio essere data se i partner divorziati e risposati civilmente non avessero deciso di vivere come fratello e sorella. Una risposta, questa, che potrebbe senza problemi far parte dei famosi dubia spediti a Santa Marta la scorsa estate.
Francesco è un Papa che decide spesso in solitudine, che gestisce da sé la propria agenda.
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In ogni caso, con il cambio di guida alla Dottrina della fede inizia la seconda fase dell’èra bergogliana, probabilmente quella della stabilizzazione delle linee-guida diramate ormai quattro anni fa. Una fase che però non si preannuncia per nulla tranquilla, se è vero che dalla Nigeria è giunta la risposta all’ultimatum papale di qualche settimana fa alla diocesi di Ahiara, che da anni impedisce al vescovo regolarmente eletto (nominato da Joseph Ratzinger nel 2012) di fare il proprio ingresso. Francesco, ricevendo una nutrita delegazione del clero locale, aveva chiesto un atto d’obbedienza formale e per iscritto entro trenta giorni da parte di tutti, preti, religiosi e religiose. Obbedienza totale al Papa, senza distinguo o precisazioni. Pena, la sospensione a divinis. Sabato, quando alla scadenza dell’aut aut mancava poco più d’una settimana, in tremila (comprese decine di sacerdoti) hanno occupato la locale cattedrale, ribadendo che il vescovo Peter Okpaleke lì non metterà mai piede.

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 3 Luglio 2017 alle 19: da www.ilfoglio.it Articolo  completo su www.ilfoglio.it

Il sostituto del cardinal Müller ha già risposto ai Dubia.

Libertà e Persona3 luglio 2017

«Non possiamo escludere a priori i fedeli divorziati risposati dalla confessione penitenziale che porterebbe alla riconciliazione sacramentale con Dio e quindi alla comunione eucaristica. Papa Giovanni Paolo II nella sua Esortazione Apostolica Familiaris Consortio (n. 84), ha ritenuto questa possibilità e ne ha precisato le condizioni: “La riconciliazione attraverso il sacramento della penitenza – aprendo la strada al sacramento eucaristico – può essere concessa solo a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio.
Ciò implica effettivamente che quando un uomo e una donna non possono, per gravi motivi – per esempio, l’educazione dei figli – rispettare l’obbligo della separazione, essi allora si devono impegnare a vivere in piena continenza, vale a dire, ad astenersi dagli atti propri dei coniugi” (si veda anche Benedetto XVI, Sacramentum caritatis, n. 29). Il confessore serio deve considerare quanto segue:
1 – Controllare la validità del matrimonio religioso secondo la verità, evitando di dare l’impressione di una forma di “divorzio cattolico”.
2 – Vedere se eventualmente le persone, con l’aiuto della grazia, possono separarsi con il loro nuovo compagno e riconciliarsi con coloro da cui si sono separati.
3 – Invitare i divorziati risposati, che per motivi gravi (ad esempio i bambini) non possono essere separati dai loro nuovi coniugi, a vivere come “fratello e sorella”. In ogni caso, l’assoluzione può essere concessa solo se c’è la certezza di un autentico pentimento, vale a dire “del dolore interiore e della riprovazione del peccato, che è stato commesso e il proposito di non può peccare più” (Concilio di Trento, dottrina sul sacramento della Penitenza, v. 4). In questa linea, non si può assolvere validamente un divorziato risposato che non prenda una ferma decisione di non “peccare più” e di astenersi quindi dagli atti propri dei coniugi e di fare tutto quanto sia in suo potere a tal scopo.”
Luis F. Ladaria, SI, Arcivescovo titolare di Thibica, Segretario.
http://www.libertaepersona.org/wordpress/2017/07/il-sostituto-del-cardinal-muller-ha-gia-risposto-ai-dubia/

2 commenti:

  1. "in tremila (comprese decine di sacerdoti) hanno occupato la locale cattedrale": questo si chiama avere le pxxle ! Quand'è che i titubanti nostrani impareranno da un simile esempio come ci si comporta con i dittatori installati dalla massoneria (laica o religiosa poco importa) al vertice della Chiesa di Cristo? Poveri Francescani dell'Immacolata, loro che sapevano che la massoneria dilaga nella Chiesa (il libro di padre Serafino Lanzetta, forse il vero motivo della loro persecuzione) perché non hanno resistito? perché non si sono uniti ala FSSPX, cosicché forse avrebbero mandato in fumo il piano di Mons. Fellay? e i 4 dei dubia, cosa aspettano a scomunicare Bergoglio e tutti i suoi gerarchia apostati e traditori di NSGC ? non preoccupatevi, agenti della Stasi vaticana, è solo un "sogno di una notte di mezza estate", per ora comandate voi, poi, a Dio piacendo, lascerete il posto a gente veramente cattolica.

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  2. In Europa tutta abbiamo già avuto Josip, Adolf e Benito che non ammettevano dissenso ed ESIGEVANO solo gente PRONA, attorno a sé e nel popolo tutto.

    Ed è stata un'immensa vaccinazione.

    I caudilli tornino a caudillar da dove son venuti...

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