ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 4 febbraio 2016

Manipolazione a scopo inciucio

Il post-Family Day del 30 gennaio offre lo spunto per tante riflessioni su come si è riferito e voluto riferire della grande manifestazione al Circo Massimo. Una curiosità è balzata subito all’occhio: i giornaloni il giorno dopo hanno evidenziato, ‘rosicando’ ma in genere con una sostanziale correttezza, che il raduno è stato caratterizzato dal ‘No’ fermo e deciso, ribadito in tutte le salse, al disegno di legge Cirinnà sulle ‘unioni civili’, non solo alla stepchild adoption in esso contenuta.
Assai diverso il comportamento di “Avvenire” di domenica 31 gennaio: “Sì alla famiglia/Sì al buon diritto” si è clamato dal pulpito della prima pagina, mentre dentro il giornale si leggeva a tutta pagina: “Siamo con l’Italia, non un popolo contro”  e anche “Una sfilata di popolo: qui c’è la famiglia”. E l’editoriale del direttore non faceva che confermare tale ineludibile voglia di “sì”: si è andati in piazza “con pacifica determinazione, con parole chiare eppure rispettose per tutti, anche per chi la pensa diversamente (…) civilmente, in modo costitutivo (NdR. ???) e costruttivo, così”. 
Martedì 2, poi, sempre l’ “Avvenire”  batteva sul tasto dell’ “ultima mediazione” nella discussione sulla legge Cirinnà, dando evidenza ad esempio all’ apertura dell’un tempo coerente Buttiglione: “Buttiglione apre: senza stepchild Ap direbbe sì”. Il quotidiano galantino riporta compiaciuto le parole del deputato: “Esiste ( in Parlamento e nel Paese) una ampia maggioranza che vuole le unioni civili e non vuole le adozioni gay. Abbiamo tutti il dovere di dare voce a questa ampia maggioranza”. Probabilmente il noto deputato vive un po’ svagato nell’alto mondo filosofico e non era a conoscenza dei risultati del sondaggio di Piepoli per “La Stampa” (effettuato il primo febbraio), da cui emerge che il 51% degli intervistati si sente vicino al tanto demonizzato ‘Family Day’, contro il 35% favorevole invece alle manifestazioni (meglio sarebbe dire: presidi) avversarie. Sulla stepchild adoption, i contrari secondo il sondaggio citato sarebbero il 57%.
E’ vero allora che i sondaggi vanno presi con le pinze, guardando criticamente soprattutto alla ‘neutralità’ delle domande: in questo caso però tale ‘neutralità’ è stata rispettata. E dunque… A Buttiglione e a chi la pensa come lui dedichiamo qualche considerazione di monsignor Giampaolo Crepaldi (vescovo di Trieste, già segretario del Pontificio Consiglio Justitia et Pax), intervistato da Stefano Fontana per il numero di febbraio della rivista cattolica “Il Timone”: “Abbiamo politici che, pur coerenti con la loro morale personale, fanno scelte politiche che contrastano con la dottrina della Chiesa e, non di rado, con la stessa legge morale naturale  ….Certi cedimenti alla legge Cirinnà, anche su punti profondamente in contrasto con la dignità della persona umana, hanno evidenziato una carenza di pensiero e l’idea che la fede cattolica non possa produrre una vera cultura sociale e politica”.
Mercoledì 3 febbraio “Avvenire”, preso atto del ‘no’ alle pregiudiziali (con largo margine come previsto, si è votato per alzata di mano), insiste sul nodo della stepchild adoption. Pubblica un bell’editoriale di Assuntina Morresi (“Madri e figli: il trionfo del mercato/ L’impero contrattuale”) e a pagina 8 rileva tra l’altro in un intertitolo: “Ore di trattative sulla possibilità di stralciare l’adozione del figlio del partner convivente. E così Ap (Ndr: Area popolare ovvero Nuovo centro-destra di Alfano più l’Udc) potrebbe votare la legge”. E qui il cerchio si chiude, confermando la posizione del partito di Alfano: sì alla legge Cirinnà, se priva dell’art. 5 sulla stepchild adoption. Non solo, come risulta da un’intervista dello stesso Alfano al “Corriere della Sera”: se anche se il tentativo non riuscisse, niente crisi di governo. Ed è questa anche la posizione vera di “Avvenire”: in ogni caso sì alle unioni civili declinate secondo il verbo della Cirinnà, apripista della nota lobby.
Non a caso, sempre mercoledì 3 febbraio, il portavoce del Family Day Massimo Gandolfini ha ricordato con forza due cose ai parlamentari che si dicono cattolici, ma in realtà sono in primo luogo ‘poltronisti’ (del resto ricompensati per la loro arrendevolezza venerdì 29 gennaio con non meno di cinque posti nel Governo Renzi).
La prima (pressoché ignorata da “Avvenire”): “Dopo il voto che ha respinto le regiudiziali di costituzionalità al ddl Cirinnà, sappiamo con certezza che il disegno di legge sulle unioni civili avrà anche un gravissimo aspetto procedurale. Si tratta forse del primo ddl della storia repubblicana a essere votato dall’aula senza essere mai stato esaminato da una Commissione parlamentare. La Costituzione all’articolo 72 stabilisce infatti che i disegni di legge sono esaminati prima in Commissione e poi in Aula”.  
La seconda: “A questa grave violazione procedurale si aggiunge il rifiuto del Pd riguardo la proposta del ministro dell'Interno Angelino Alfano di stralciare la stepchild adoption per poter ridiscutere il testo – aggiunge Gandolfini -. I parlamentari del Nuovo centro destra devono prendere atto di questo atteggiamento di totale chiusura e riflettere seriamente sul loro sostegno all’esecutivo. A chiederlo è lo stesso popolo della famiglia che sabato ha affollato Circo Massimo”. Gandolfini qui non è stato esplicito fino in fondo, non ha utilizzato la parola “dimissioni”, ma il senso è chiaro: via dal governo, se… Purtroppo già si può prevedere che i ‘cattolici poltronisti’ non si scolleranno da dove siedono: ma avranno perso la residua credibilità che ancora vantavano agli occhi di qualcuno dei manifestanti del Circo Massimo.
Nelle tre edizioni citate di “Avvenire” un comune denominatore: la manifestazione di sabato 30 gennaio è stata caratterizzata dal ‘sì’ alla famiglia, dal ‘sì’ alla volontà di dialogo, dal ‘no’ principalmente alla stepchild adoption. Insomma il quotidiano galantino è stato l’unico a descrivere il Family Day secondo i propri desideri, configgenti duramente con la realtà. Un modo pacchiano di ‘cavalcare’ un successo altrui (si potrebbe parlare di ‘cleptomania’). Un pessimo esempio di giornalismo. C’è da meravigliarsi, considerando chi è il suo padrone?
Veniamo dunque a mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, che – in occasione dell’apertura il 2 febbraio del Seminario nazionale di pastorale sociale ad Abano Terme – si è fatto intervistare (che sorpresa!) da Andrea Tornielli, giunto in soccorso del prelato quale trombettiere principe della nota e gioiosa macchina da guerra (uscita da poco dall’officina meccanica dov’era stata portata per riparazioni urgenti derivate dalle tante ammaccature riportate nel periodo sinodale).
Leggete con noi le dichiarazioni galantine sul Family Day e poi certo vi verrà spontaneo di pensare un po’ all’ottavo comandamento e un po’ alle avventure collodiane di Pinocchio.
Prima domanda da parte del docile intervistatore di Santa Marta: “Che impressione ha avuto dalla manifestazione di sabato?” Risposta: “E’ stata un’esperienza certamente positiva, per tanti motivi. Non fosse altro perché abbiamo sperimentato concretamente il valore delle parole rivolteci dal Papa: noi non dobbiamo essere vescovi-piloti”. Triplo bum … è grossa quanto un Everest di mongolfiere! Esperienza certamente positiva? Ma l’intervistato non è la stessa persona che il Family Day  l’ha dovuto subire, pur non volendolo per niente, com’era già capitato per l’edizione del 20 giugno scorso? Poi: abbiamo sperimentato… noi non dobbiamo essere vescovi-piloti… ma l’intervistato non è la stessa persona che ha tramato, tramato e ancora tramato prima per affossare il Family Day, poi per condizionarlo in modo tale da renderlo innocuo? Dobbiamo ricordare le pressioni, le epurazioni, i diktat verso Gandolfini e i membri del Comitato (cui si voleva togliere perfino il diritto di parola dal palco durante la manifestazione)? Tutto perseguendo una precisa strategia: quella dell’inciucio con il Governo del ‘cattolico’ e delle sue propaggini (pure ‘cattoliche’), forse per evitare eventuali e spiacevoli ‘confronti’ sulle modalità dell’8 per mille. Al segretario generale della Cei dedichiamo qui un’altra considerazione del già citato monsignor Giampaolo Crepaldi nell’intervista al “Timone”: “Se si impedisce la mobilitazione dei laici cattolici, può finire con un nuovo clericalismo, perché i rapporti con il potere politico vengono tenuti direttamente dalla gerarchia ecclesiastica”.
Seconda domanda da parte di Tornielli, che suggerisce de facto di alzare bandiera bianca a un interlocutore che già ce l’ha incorporata: “Come si continua ora, rispetto all’iter della Cirinnà? Si può trovare un punto d’incontro?” Risposta: “Si sta discutendo nelle aule parlamentari, per rispetto non voglio entrare nel dibattito politico. La posizione della Chiesa è chiara ed è già stata chiaramente espressa”. Triplo bum bisPer rispetto non voglio entrare nel dibattito politico…ma l’intervistato non è la stessa persona che è entrata più volte e con molta durezza nel dibattito su argomenti politici, dall’immigrazione in avanti? La posizione della Chiesa è chiara ed è già stata chiaramente espressa …Certo: con i documenti della Congregazione della Dottrina della fede del 2003, con la Nota della Conferenza episcopale italiana prima delFamily Day del 2007, con il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa…Tutti documenti di cui però oggi Galantino e i suoi compagni non sembrano tenere alcun conto. Allora: qual è la posizione della Chiesa sul disegno di legge Cirinnà? Quella del sì alle unioni civili ( con ineludibili conseguenze antropologiche annesse) come emerge chiaramente dalle dichiarazioni di Galantino e dalle esternazioni  e prese di posizione delle sue propaggini mediatiche? Chiarisca Galantino, lo dica semplicemente e chiaramente, senza fuggire per la tangente!
A lui e alla gioiosa macchina da guerra (che presumibilmente non tarderà a incepparsi per l’ennesima volta) sottoponiamo alcune considerazioni sul Family Day di Giuseppe Vacca, filosofo marxista, presidente della Fondazione Istituto Gramsci, già voce autorevole del Pci e pur favorevole alle ‘unioni civili’. Intervistato da Massimo Rebotti su “La Stampa” del 3 febbraio, alla domanda: “Cosa pensa di chi dice che le piazze contro le unioni civili sono reazionarie?”, risponde così: “Definire il Family Day reazionario è assolutamente improprio. Su come regolare le questioni della vita non si può applicare la coppia progresso-reazione. Quella folla esprime un modo di vedere la famiglia che appartiene a una vasta parte della società italiana” (NdR: chissà se Buttiglione sarà d’accordo…). Altra domanda: “Hanno quindi ragione i manifestanti del Family Day?” Risposta: “Sul punto sì, il problema c’è. Così come penso che non sia necessario declinare al plurale la famiglia, che è una”. Sull’importanza che la sinistra attribuisce oggi ai ‘diritti individuali’ osserva il filosofo marxista: “La sinistra subisce una deriva nichilista, in termini marxisti la definirei spontaneista”.  Sulla ‘piazza’ del Circo Massimo conclude il direttore della Fondazione Istituto Gramsci: “Lì si è manifestato un denominatore comune, la nostra civiltà cristiana. E’ una grande eredità”.  Detto da un marxista convinto, è un grande riconoscimento. Di cui bisognerà far sapere anche a certi scout dell’Agesci, all’Azione cattolica, alle Acli, alla presidenza nazionale delForum delle famiglie, alla presidenza nazionale di Scienza e Vita, al presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione con accoliti al seguito. E a tutti quelli che la pensano come loro.  
FAMILY DAY/RITORNA LA GIOIOSA MACCHINA DA GUERRA CON LE SUE PROPAGGINI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 3 febbraio 2016
http://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/563-family-day-ritorna-la-gioiosa-macchina-da-guerra-con-le-sue-propaggini.html

Nella Cirinnà, anche il matrimonio “a propria insaputa”

Di Corrado Vitale – Secolo d’Italia
Non solo gay e stepchild adoption , c’è un’altra aberrazione nel ddl Cirinnà di cui poco si parla, ma che rischierebbe, se diventasse legge,  di violare pesantemente i diritti individuali e la libertà delle persone. Lo potremmo definire, senza esagerazione, il “matrimonio a propria insaputa” e “obbligatorio”. Ci riferiamo in particolare alla parte della legge che stabilisce l’obbligo del mantenimento anche nel caso di cessazione di una convivenza di fatto. L’onere  a carico dell’ex convivente economicamente più forte è analogo a quello dell’ex coniuge. È bene precisare che non parliamo di una “unione civile”, perché i due conviventi non si sono recati davanti all’ufficiale di stato civile, insieme con due testimoni, a registrare il loro legame. Le due persone (possono essere  sia etero sia omo) convivono e basta. Il caso più frequente è quello di una ragazzo e una ragazza che decidono di vivere insieme per un certo periodo prima di intraprendere passi più impegnativi. Succede spesso tra i giovani. E da parecchi anni. Attenzione perché, se alla fine la coppia “scoppia” e si scioglie , a uno dei due (o ai parenti di questi) potrebbero capitare guai che non avevano né previsto né voluto.
Qualche giurista comincia a dare l’allarme. «Incredibilmente –rileva Luca De Vecchi sul sito gli Stati generali – si è parlato poco o niente del capo secondo del ddl  Cirinnà che disciplina, invece, le convivenze di fatto». Accanto a profili giuridici che non destano problemi (come ad esempio il diritto alla reciproca assistenza sanitaria) vi sono due disposizioni che invece i problemi li creano, eccome. Uno riguarda la destinazione della casa comune in caso di morte del proprietario. Il ddl Cirinnà prevede che in tale caso il «convivente di fatto superstite abbia diritto di continuare ad abitare nella stessa casa per un periodo pari alla convivenza per un minimo di due anni e un massimo di cinque (art. 13, c. 1-2). Il che significa che, senza che il proprietario abbia mai previsto alcunché, gli eredi legittimi si troverebbero danneggiati da una situazione “di fatto” come la convivenza. La cosa bizzarra di questa previsione è che essa è valida “ex lege” e cioè a prescindere dal consenso, prestato in vita, del proprietario defunto. In altre parole, non si scappa».
L’altra disposizione riguarda appunto l’ “Obbligo di mantenimento o alimentare”: il ddl Cirinnà  stabilisce, in caso di cessazione della convivenza di fatto, il «diritto del convivente a ricevere dall’altro quanto necessario per il suo mantenimento oltre agli alimenti per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza. In altre parole i fidanzati conviventi che decidono di lasciarsi si trovano vincolati a obbligazioni di natura patrimoniale simili a quelli derivanti dal matrimonio, con la sola differenza della, non ben precisata in termini quantitativi, temporaneità. Anche in questo caso, non c’è modo di sfuggire da questa previsione». Insomma, il ddl Cirinnà non si limita ad attribuire  “diritti” privi di fondamento logico, ma stabilisce anche obblighi contrari al buon senso comune.

Dal Family Day al Partito della Famiglia?

Fatti, nomi e indiscrezioni sentendo umori e sfide degli organizzatori della manifestazione del 30 gennaio al Circo Massimo
Prima è stata riempita piazza San Giovanni, poi il Circo Massimo. Il tutto in soli sei mesi e con l’obiettivo di opporsi alla diffusione della cultura gender nelle scuole e al ddl Cirinnà sulle unioni gay. E adesso che fare? Come gestire quel credito di fiducia che le centinaia di migliaia di partecipanti agli ultimi due Family Day hanno consegnato nelle mani degli organizzatori? Come dare rappresentanza a un popolo che non riconosce più gli attuali politici come interlocutori? Sono le domande che si stanno ponendo in queste ore i vari esponenti del Comitato “Difendiamo i nostri figli”. Ecco alcune, prime, risposte.
L’ANALISI DI ADINOLFI
Il primo a porre il tema del “dopo Family Day” è stato Mario Adinolfi, che sul suo giornale La Croce a poche ore dalla chiusura della manifestazione di sabato ha parlato di un ritorno sulla scena pubblica del “popolo cattolico”. “Dopo il 30 gennaio 2016, dopo il Circo Massimo – ha sottolineato Adinolfi -, la stagione dell’irrilevanza politica dei cattolici durata oltre due decenni arriva al capolinea. Nella maniera più inaspettata e imponente, i cattolici si riprendono il proprio spazio nell’arena pubblica, tra l’altro in maniera unitaria e compatta”.
NASCE IL PARTITO DELLA FAMIGLIA?
Dunque i cattolici tornano protagonisti in quanto tali, perlomeno la base più legata a quelli che ai tempi di Benedetto XVI venivano definiti “valori non negoziabili”. Sorge però un problema: come colmare quella distanza ben percepibile al Circo Massimo tra chi stava sul palco (gli organizzatori) e chi ascoltava lì sotto a pochi metri (i politici presenti)? Di sicuro non (solo) con gli attuali partiti presenti in Parlamento, a partire da Ncd e Area Popolare, non sempre ritenuti in perfetta sintonia. L’incontro tra il ministro Angelino Alfano e il portavoce del Family Day Massimo Gandolfini – un colloquio cordiale ma fermo sulle divergenze politiche, lo descrivono gli uomini vicini al neurologo cattolico – è solo l’ultima delle dimostrazioni in tal senso.
E’ possibile quindi pensare a un nuovo partito della famiglia? Al momento no, si ripete dentro e fuori il Comitato. Ma la prospettiva delle elezioni politiche 2018 e il pressing del Circo Massimo costringono a più di un ragionamento in tal senso. Di sicuro, c’è la consapevolezza che “qualcosa dovremo fare” e che la forza propulsiva della piazza rischia di esaurirsi.
IL RUOLO DI GANDOLFINI
Una cosa è certa: l’evento di sabato è stata la consacrazione di un leader a tratti anche politico. Gandolfini (qui un suo ritratto di Formiche.net) è ormai largamente riconosciuto come l’unica persona attualmente in grado di dare una rappresentanza univoca al popolo del Family Day e al variegato Comitato promotore, all’interno del quale convivono diverse sensibilità. Il problema è che il neurologo bresciano, che due sere fa ha fatto il suo debutto suPorta a Porta, ha escluso più volte qualsiasi impegno diretto in politica. E chi lo conosce bene sa che su queste cose non scherza. E’ possibile dunque pensare a un Partito della famiglia senza Gandolfini alla guida?
Per il momento, c’è chi vagheggia ipotesi di un muovo movimento popolare, di una rete di associazioni e organizzazioni pronta a federarsi e strutturarsi. Il metodo da seguire per costruire il nuovo soggetto deve essere lo stesso delle manifestazioni di giugno e gennaio: dal basso. Insomma, si ragiona tra gli organizzatori, servirebbe una sorta di Todi popolare dei cattolici e non orchestrata dall’alto come invece – fanno notare alcuni – è accaduto con le iniziative organizzate nella cittadina umbra agli albori dell’esperienza montiana.
L’ANALISI DELL’AVV. PILLON (CENSURATO DA FACEBOOK)
Lunedì sera gli hanno oscurato il profilo Facebook, presumibilmente dopo le segnalazioni arrivate dal mondo Lgbt. In poche ore è nata un’altra pagina in suo sostegno arrivata subito a oltre 3mila adesioni; poi ieri il problema è rientrato e il profilo è stato riattivato. Parliamo dell’avvocato Simone Pillon, componente del Comitato e già consigliere del Forum Famiglie, che non si sottrae ai ragionamenti sul dopo Family Day. “Sono convinto – dice aFormiche.net – che se non inizieremo a ragionare non per quello che vorremmo fare noi, ma per quel che la storia ci chiede di fare, su qual è la volontà di Dio in questo momento, finiremo soltanto per fare l’ennesimo partitino sfigato che nessuno vuole”. Secondo Pillon – che con Toni Brandi di Provita Onlus (pure lui sul palco del Family Day) era intervenuto alla manifestazione bolognese della Lega Nord – “è prematuro parlare ora di fondare un partito o movimento, ma occorre comunque prendere atto che c’è un popolo che ha diritto di essere rappresentato ed è molto allergico ad ogni forma di strumentalizzazione”. Quindi che fare? “Dobbiamo trovare una modalità nuova. Nessuno di noi può permettersi il lusso di intrupparsi in una delle realtà politiche esistenti, significherebbe tradire completamente il popolo del Circo Massimo”.
OCCHIO A BONANNI
Se Gandolfini non ha velleità politiche, chi potrebbe essere colui che traghetta il popolo del Family Day verso il Partito della famiglia? Negli ambienti cattolici e centristi da tempo si fa il nome di Raffaele Bonanni; l’ex segretario della Cisl, peraltro neocatecumenale come la maggior parte degli organizzatori del Circo Massimo (e come lo stesso Gandolfini), è molto attivo con la sua associazione Italia Più (qui un recente articolo di Formiche.net) e proprio a ridosso della manifestazione romana ha riunito esponenti del Comitato promotore, dell’associazionismo cattolico e parlamentari di area per un convegno sulla famiglia (qui l’articolo di Avvenirepostato su Facebook). Da tempo Bonanni si muove dietro le quinte, cercando di tessere relazioni tra i politici centristi e lavorando per la ricomposizione di un fronte diviso.

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