ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 5 luglio 2017

Scrociati all'attacco

Comunione in ginocchio, la crociata del vescovo
Il vescovo di Imola vieta senza motivo la comunione in ginocchio appellandosi a non meglio precisati abusi. Ma è un'imposizione irricevibile, che non è normata da nessuna legge della Chiesa. Anzi è una pratica raccomandata, come dimostrano l'esempio di Benedetto XVI e il recente appello del prefetto del Culto divino Sarah.
Tempi duri per chi si accosta alla comunione senza conformarsi alle “mode” del momento. Mentre in moltissimi sono ormai abituati a riceverla direttamente in mano, succede che i fedeli che invece vogliono prenderla in bocca e in ginocchio questo venga rimproverato dai celebranti. E’ uno dei frutti della creatività liturgica moderna che è imperniata su uno svilimento del senso del sacro. Ma ora a fare uno scatto in più è addirittura un vescovo, che ha espressamente proibito i suoi sacerdoti dal comunicare i fedeli che si mettono in ginocchio. La misura nasce da una lettera scritta dal vescovo di Imola Tommaso Ghirelli, che “spinto da quanto il ministero episcopale mi chiede e da richieste di molti fedeli laici, disorientati per talune arbitrarie prassi liturgiche” ha richiamato “a tutti e singoli i presbiteri e membri della Chiesa di Imola, alcune norme liturgiche da rispettare nella celebrazione dei divini misteri”.

Nella lettera si raccomandano alcune cose, come ad esempio quella di ricevere l’Ostia santa con le due mani sovrapposte, in modo che una faccia da trono all’altra, ma verso la fine, Ghirelli lancia la sua crociata, inspiegabile e non motivata. E addirittura nemmeno normata dal momento che nessun documento della Chiesa del passato e del presente, vieta questo uso che affonda le radici nei primi anni dell’esperienza cristiana.

Dice il vescovo: “E’ dunque da evitarsi la richiesta fatta ai fedeli da parte di qualsiasi ministro che distribuisce la santa eucarestia, di mettersi in ginocchio per poterla ricevere”. Poche parole per “gelare” quei fedeli, e cominciano ad essere tanti, che si stanno riaccostando alla Comunione come si faceva obbligatoriamente fino all’entrata in vigore del Nuovo Messale che ha consentito la ricezione della Comunione in piedi e in bocca. Per avere la comunione sulla mano bisognerà aspettare poi molti anni, che in tutto il mondo vanno dalla fine degli anni ’60 ai primi anni ’90, quando tutte le conferenze episcopali hanno concesso la ricezione delle particole in mano, utilizzando il documento di Paolo VI Memoriale Domini, che la concedeva in indulto a seguito dei gravi abusi commessi da alcuni vescovi del Nord Europa. Ma nel corso di tutti questi anni, mentre si procedeva con il liberalizzare il più possibile la “consegna” delle sacre particole, non è mai stato scritto da nessuna parte, in nessuna piega del Magistero di ieri e di oggi né del Messale, che la Comunione in ginocchio è proibita. Dunque è ancora ammessa e basterebbe questo per considerare la richiesta di Ghirelli irricevibile.

Ma la pratica non è soltanto ammessa, ma è addirittura incentivata e promossa dall’esempio di molti e santi uomini di Chiesa, alcuni già sugli altari. In realtà l’intervento di Ghirelli appare quanto mai sospetto. Almeno stando alla tempistica scelta per comunicare la decisione.

Non sembra essere un caso, infatti la lettera di Ghirelli porta la data della Solennità del Corpo e Sangue del Signore. Ebbene: appena una settimana prima, a Milano il cardinal Robert Sarah, prefetto del Culto Divino, nel corso del convegno sulla liturgia, esortava i fedeli proprio alla comunione in ginocchio. Così diceva il prelato, custode della sacra liturgia romana. “Oggi vorrei espressamente proporre di riflettere e promuovere la bellezza, appropriatezza e il valore pastorale di una pratica sviluppata durante la lunga vita e tradizione della Chiesa, cioè l’atto di ricevere la Santa Comunione sulla lingua mentre inginocchiati. Se San Paolo ci insegna che, “nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fili 2:10), quanto più dobbiamo piegare le nostre ginocchia quando riceviamo il Signore nel sublime e intimo atto della Santa Comunione!”.

Le parole di Sarah non sono di poco conto. Ma per rafforzare il suo pensiero si serve di due esempi. Il primo è quello di Giovanni Paolo II: “L’Intera vita di Karol Wojtyla è stata segnata da un profondo rispetto per la Santa Eucarestia. (…) Oggi vi chiedo semplicemente di ripensare agli ultimi anni del suo ministero, un uomo segnato nel corpo dalla malattia, ma Giovanni Paolo II non si è mai seduto al cospetto dell’Eucarestia. Si è sempre imposto di inginocchiarsi. Aveva bisogno dell’aiuto di altri per piegare le ginocchia e poi alzarsi. Fino ai suoi ultimi giorni ha voluto darci una grande testimonianza di riverenza al Santissimo Sacramento”.

Il secondo esempio, altrettanto autorevole, viene da Santa Madre Teresa di Calcutta che «sicuramente toccava quotidianamente il “corpo” di Cristo presente nei corpi rovinati dei più poveri. Tuttavia, con stupore e rispettosa venerazione, decise di non toccare il Corpo di Cristo transustanziato. Invece, lo adorava. Lo contemplava silenziosamente. Si inginocchiava e si prostrava di fronte a Gesù nell’Eucaristia. E la riceveva come un piccolo bambino umilmente nutrito dal suo Dio. Vedere Cristiani che ricevevano la Santa Comunione nelle loro mani la riempivano di tristezza e dolore. Ella stessa disse: “Quando entro nel mondo, la cosa che mi rattristisce di più è vedere la gente ricevere la Comunione nelle loro mani”.

Questi due casi hanno fatto dire a Sarah che “l'attuale legislazione contiene l'indulto di ricevere l'Eucaristia in piedi e in mano, ma quella di riceverla in ginocchio e sulla lingua è la norma dei cattolici di rito latino”.
Non si capisce per quale motivo il vescovo Ghirelli abbia dunque proclamato guerra ad una consuetudine non solo millenaria, ma raccomandata.

A questo si aggiunga che Papa Benedetto XVI quando era ancora titolare, aveva iniziato a distribuire la comunione in ginocchio proprio in San Pietro a Roma. E non era per una maggior riverenza nei confronti del Santo Padre, ma per un maggior ossequio verso il Signore che si stava ricevendo. Benedetto XVI aveva più volte ribadito che “inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è una professione di libertà: non si inginocchierà davanti a nessun potere terrestre tanto forte possa essere. Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti a Dio perché sappiamo che in Lui è presente il solo e vero Dio”.

A questo si aggiunga inoltre che lo stesso Giovanni Paolo II, in un’intervista del 1980 ricordava di non essere mai stato a favore della comunione in mano: “Non sono a favore di questa pratica e non la raccomando affatto. Questa autorizzazione è stata accordata a causa dell’insistenza particolare di alcuni vescovi diocesani”. Il riferimento era proprio al documento di Paolo VI Memoriale Domini.
di Andrea Zambrano05-07-2017

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-comunione-in-ginocchio-la-crociata-del-vescovo-20369.htm
La Cattedrale di Bari e il cattolicesimo paganocol permesso 
delli superiori


Nella cattedrale di San Sabino a Bari si può ancora ammirare uno dei capolavori dell’architettura cattolica medievale: il rosone della facciata che al solstizio d’estate permette ai raggi del sole di proiettarsi sull’identico rosone in mosaico riprodotto sul pavimento; tale che per alcuni minuti i due disegni coincidono.






Questa prova tangibile del genio cattolico dei costruttori di cattedrali, ultimamente non bastava più: il mondo cambia (la terra e il sole no), la Chiesa cambia, la bergoglionite impazza e imperversa nella Chiesa a tutti i livelli, non era dunque possibile limitarsi al rispetto del versetto 2 del Salmo 19: Caeli enarrant gloriam Dei, et opera manuum eius annuntiat firmamentum (I cieli narrano la gloria di Dio,
 e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento).
Specialmente dopo l’inversione operata da Bergoglio con la sua “enciclica” ecologica “Laudato si’”, era necessario una conversione naturalistica e pagana.

Così, quest’anno, ricorrendo il solstizio d’estate, i chierici della Cattedrale hanno pensato bene di sovrapporre uno spettacolo – pagano – allo spettacolo – cattolico.

Hanno chiamato delle leggiadre fanciulle, le hanno paludate di veli fluttuanti e trasparenti e le hanno fatte volteggiare intorno ad un albero approntato sul sagrato.

Ovviamente, non si capiva bene se si trattasse dell’albero della vita o dell’albero del bene e del male, ed allora, insieme alle fanciulle acconciate a mo’ di vestali pagane, ne hanno presentata una rivestita di una pelle di serpente: perché non ci fossero dubbi su chi si volesse evocare: e cioè, non solo la natura – così cara a Bergoglio – ma anche il principe della natura, quello stesso serpente che infognò l’umanità intera corrompendo la prima donna, che corruppe il primo uomo.



Perché l’inversione fosse completa, poi, le “vestali” hanno volteggiato sullo stesso doppio rosone, quasi ed esprimere la gioiosità dell’aspetto meramente terreno del fenomeno; ovviamente con la corale dimenticanza del genio che un tempo era in grado di esprimere il vero cattolicesimo della Cristianità.




Un tempo, i cieli narravano la gloria di Dio, oggi, i preti moderni narrano la gloria di Satana.
Non v’è dubbio che spettacoli del genere hanno il loro fascino, soprattutto perché la gran parte dei presenti non conosce un'hacca del rito pagano del solstizio d’estate, ma ciò che più conta non è l’epidermica emozione degli astanti, bensì l’evocazione degli spiriti dell’aria che – come ricordava San Paolo (Ef. 6, 11-12) – andrebbero combattuti, mentre oggi vengono evocati e festeggiati.

Di questo passo, finiremo con l’assistere a nuovi spettacoli al solstizio d’inverno, opportunamente sostituitivi del Natale, per rendere omaggio all’ecologismo bergogliano adoratore della natura e del sole nascente che la ristora.
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2058_Cattedrale_Bari_cattolicesimo_pagano.html


Vescovo Lancia Crociata per la Comunione in Mano

Il vescovo Gabriel Bernardo Barba di Gregorio de Laferrere in Argentina, ha utilizzato la sua omelia del Corpus Christi il 17 giugno per pubblicizzare la Comunione in mano, una controversa innovazione che non esiste nella sua diocesi.

Barba ha categoricamente respinto il fatto che la Comunione in mano porta a profanazione, per la circolazione delle particole.

Invece, Barba vede la profanazione del corpo di Cristo nella prostituzione e nella povertà, insinuando che ai fedeli queste non interessino, perché "non profumano di incenso".

Barba denigra la normale ricezione della comunione, "la Comunione in mano mi sembra un gesto più significativo e maturo che il riceverla in bocca." Per lui, permettere la comunione in mano è "un segno visibile di sana indipendenza". Francisco La Cigüeña de la Torre nel suo blog chiama questa una "argomentazione idiota".

Nelle nazioni in cui è stata introdotta la Comunione in mano, le profanazioni sono cresciute in modo significativo e la venerazione dell'Eucarestia è calata in modo significativo.

Foto: Gabriel Bernardo Barba, Wikipedia, #newsXrnqnrcmhp