ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 24 agosto 2017

Anche i conigli mordono

LA FEDE NEL TEMPO DEI CONIGLI. E DELLA VOLPE, DELLE DONNOLE, DEI FURETTI E DEI TOPI. UN LIBRO. 
La fede cattolica nel tempo dei conigli, ma anche della Volpe, delle Donnole, dei Furetti e dei Topi….Chi scrive oggi vuole parlarvi – brevemente, perché le recensioni lunghe sono noiose; e soprattutto danneggiano il libro, dando a chi le legge l’impressione di averlo già scoperto ed esplorato – di un’opera appena uscita, scritta da Matteo Orlando, la cui firma appare spesso su “La Fede Quotidiana”. Il libro si intitola proprio così: “FAITHBOOK La fede cattolica nel tempo dei conigli”, ed è pubblicato da CHORABOOKS HONG KONG. Credo che chi è interessato può trovarlo su Amazon, o comunque facendo una ricerca su Internet.
Il titolo ha incuriosito chi scrive; anche se prima ancora di scorrere le pagine per trovare una spiegazione già si immaginava chi fossero i conigli di cui sopra, e cioè noi, che ci dichiariamo cattolici, e poi…
L’autore aiuta rapidamente la comprensione, ed è opportuno riportare integralmente queste parole, che non sono sue, ma di qualcuno che di fede aveva bisogno, nella sua battaglia quotidiana contro il nemico di sempre:
“In un celebre manoscritto, ‘La fede, Messina 1970’, il salesiano, esorcista, apostolo della buona stampa cattolica, don Giuseppe Tomaselli, di venerata memoria, scrive che siamo da decenni in un’epoca in cui la fede riceve forti scosse. ‘C’è chi ha paura di manifestarla, chi la perde e c’è purtroppo chi la disprezza per darsi aria di modernità e per non apparire in società da meno degli altri’. E continua: ‘come il coniglio per timidezza appena è visto scappa e va a nascondersi nella tana, così chi ha paura di dimostrare la sua fede, all’occasione di parlare per difendere i diritti di Dio, tace ed al momento di agire si tira indietro e si nasconde’.
Così molti cristiani hanno paura di dimostrare la loro fede, a volte solo per non dispiacere il semplice rispetto umano, nascondendo la loro fortezza cristiana e la loro dignità personale.
Don Tomaselli auspicava che si superasse il coniglismo e che si ritornasse alla fede viva e forte dei martiri, i quali la professavano davanti ai carnefici, pronti a qualunque tormento!”.
Direi che queste parole si adattano benissimo alla nostra società e ai nostri tempi; e la tiepidezza, l’ambiguità e la viltà che si nasconde talvolta dietro le buone maniere ecclesiali non riescono ad essere scosse nemmeno dagli esempi attuali di coraggio e di martirio che vengono quotidianamente dai Paesi in cui essere cristiano vuol dire persecuzione, discriminazione e morte.
Non è un libro lungo, quello di Matteo Orlando, ma è molto utile per farci capire dove e come ci siamo persi. È soprattutto la mancanza di preghiera, “La causa che più di ogni altra ha portato al raffreddamento della vita cristiana in tanti credenti, anche in parte del clero – sosteneva don Ferdinando Rancan, sacerdote in odore di santità, recentemente scomparso a Verona – è l’abbandono della preghiera che:
– attenua prima di tutto la fede…;
– poi affievolisce la speranza (che è la fiducia in Dio e il desiderio del suo regno; così all’entusiasmo, alla gioia di essere cristiani subentra la noia, la stanchezza, l’indifferenza);
– infine fa venir meno la carità (senza preghiera il cuore si inaridisce, perde slancio e calore, non vibra più né per Dio né per i fratelli), provocando la morte interiore”.
Veniva in mente, a queste parole, la predica sentita qualche tempo fa da un gesuita di un’importante istituzione romana. Lamentava che i suoi confratelli passassero molto più tempo davanti alla televisione che al Santissimo…
Chi scrive crede che sia un libro interessante da leggere, anche per la sua chiarezza; esprime in maniera semplice ed efficace argomenti estremamente complessi, sfatando anche luoghi comuni che vanno per la maggiore, come quello dell’Inferno vuoto…Con pezze d’appoggio solide e difficilmente discutibili. Un libro da tenersi, e anche da regalare.
Mentre chi scrive leggeva il libro, gli è venuto in mente però che Matteo Orlando ha descritto solo una parte, della realtà che stiamo vivendo tutti. Perché i conigli, povere bestiole, vivono in un mondo popolato da altri animali molto più pericolosi. Ecco, c’è la Volpe, ambigua, sfuggente, assetata di potere, sin da cucciolo ha una pelliccia bella rosso vivo d’estate, la sua stagione, e poi cambia, diventa chiara d’inverno, quando è meglio non spiccare troppo sulla neve. Al suo seguito ci sono le Donnole. Odiano da sempre i conigli, in particolare quelli meno conigli degli altri, e che ogni tanto fanno sentire la loro voce. E subito c’è una donnola con le zanne pronte alla gola. Per il bene del coniglio, naturalmente. Non dimentichiamoci i Furetti: non hanno odi particolari, ma un grande amore di sé. E per quello, silenziosamente, ma incessantemente, lavorano, lavorano…Infine i topi. Stavano bene con Can Pastore, finché ce n’è stato uno; anzi, sostenevano di essere loro, i migliori difensori di conigli e galline, dando l’allarme se una Donnola mostrava i baffi. Scomparso, o quasi, il vecchissimo Can Pastore, con disinvoltura si affannano a dimostrare che sono sempre stati volpaioli, e che meglio di una Volpe nulla si può chiedere o immaginare, e che comunque fra Volpe e Can Pastore non esiste nessuna differenza. Poveri conigli!
P.S. Anche i conigli mordono, però, per difendere la loro tana…meglio non dimenticarlo.

MARCO TOSATTI
Con la "magistrale autorità" di Francesco: 
"La riforma liturgica è irreversibile"       


“Possiamo affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile”, ha proclamato papa Francesco il 24 agosto in un discorso a 800 partecipanti di una cosiddetta settimana liturgica. Francesco non è noto per prendere l'autorità magistrale del suo predecessore molto seriamente.

Francesco ha richiamato nel suo discorso predecessori storici della riforma come i cambiamenti fatti da Pio X o i cambiamenti nella liturgia pasquale fatti da Pio XII. Francesco ha affermato che la riforma liturgica ha aiutato i fedeli a non essere "spettatori muti", ma partecipanti attivi.

In realtà, la cosiddetta riforma liturgica è stata l'inizio di un esodo di massa dalla Chiesa.

Foto: © korea.net, CC BY-SA#newsJmlqwikpit
https://gloria.tv/article/wFHx2fiybgu63nzFQzBbDFdrg


Cristianesimo vissuto           

(di Roberto de Mattei) Non ci si può isolare dal contesto storico in cui si vive, e ancor meno pretendere di combattere il proprio tempo. Bisogna adattarsi alle situazioni, “aggiornarsi”. È questo il refrain che circola nel mondo cattolico dall’epoca del Concilio Vaticano II.
L’esortazione Amoris laetitia è il frutto più maturo di questa mentalità che subordina la legge perenne del Vangelo al “dialogo” mutevole con il mondo. Dietro questo modo di pensare c’è una concezione del mondo immanentista che sostituisce l’ordine immutabile dei princìpi metafisici e morali con il primato del divenire, facendo dell’esperienza soggettiva dell’uomo il criterio unico della realtà.
La prassi si sostituisce al logos. Non sono i princìpi che giudicano la vita dell’uomo, ma è la concreta esperienza di vita dei singoli che valuta la verità dei princìpi. Le conseguenze sono disastrose: i rapporti prematrimoniali, il divorzio, l’aborto, l’omosessualità, facendo parte della esperienza di vita non possono essere condannati in maniera assoluta. La strada alla dissoluzione morale è aperta.
Un antidoto a questa deforme visione della vita cristiana è la lettura del capolavoro di dom Francesco di Sales Pollien Cristianesimo vissuto, appena ripubblicato in Italia dalle Edizioni Fiducia ( https://www.edizionifiducia.it/libri/lp-ordine-libro-cristianesimo-vissuto.html  ).
Dom Pollien fu un monaco certosino, nato il 1 agosto 1853 a Chèvenoz, in Savoia, e morto nel 1934 nella Certosa di Serra San Bruno in Calabria. Quando fece la sua professione religiosa nella Grande Certosa di Grenoble, assunse il nome di Francesco di Sales, un grande maestro spirituale, il cui insegnamento, insieme a quello di un altro eminente savoiardo, Joseph de Maistre, ne formò il pensiero. Dom Pollien ricoprì importanti incarichi nel proprio ordine, ma passò la vita, come tutti i certosini, immerso nella solitudine, nello studio e della preghiera. Fu autore di molti scritti, tra cui, molto celebre, La vita interiore semplificata e ricondotta al suo fondamento, edita nel 1894 sotto il nome di Joseph Tissot. Meno conosciuta ma altrettanto importante è un’altra operetta: Cristianesimo vissuto. Consigli fondamentali dedicati alle anime serie, che apparve in lingua italiana nel 1904 con una presentazione dell’economista Giuseppe Toniolo. Questo breve trattato spirituale merita di essere affiancato a L’anima di ogni apostolato (1910) del trappista dom Jean-Baptiste-Gustave Chautard, per il primato che attribuisce alla vita interiore come fondamento della vita del cristiano.
Dom Pollien vuole formare dei cristiani che si immergano nella vita del proprio tempo, con animo coraggioso e assoluta fermezza dei princìpi. La vita, quella delle piante come quella degli uomini, egli spiega, è lo svolgimento di un principio vitale. Ma per produrre e sviluppare la vita il principio ha bisogno di seguire le sue leggi. Queste leggi, diverse per le piante, per gli animali e per gli uomini, sono fisse. Chi le abbandona, e solo gli uomini possono decidere di farlo, è condannato alla autodistruzione. Gli uomini hanno una vita naturale, che è l’unione dell’anima del corpo, ma sono destinati ad una vita soprannaturale, che è l’unione dell’anima con Dio.
La gloria di Dio è il fine dell’uomo, che solo indirizzandosi a questo fine, trova la sua vera felicità. Si tratta dunque di mettere sempre Dio e la sua legge al primo posto nella vita degli uomini e dei popoli. Quando Dio è espulso dalle idee e dai costumi, l’ordine delle cose è capovolto e la società sprofonda nel caos. Gli uomini hanno dunque bisogno di princìpi e leggi morali che orientino la loro condotta. I princìpi non sono astratti. Nulla si fa senza di essi. «Si dice – scrive Dom Pollien – che mancano gli uomini; io non lo credo; sono i principii che mancano: perciò non si formano più cristiani». «Principii, principii!» (p. 157).
La fermezza nei princìpi non significa durezza nei modi con cui i princìpi si difendono. «I principii non si prestano a nessun accomodamento: sono o non sono. Quando si tratta invece di mezzi da adoperare, puoi e devi essere accomodante. La pratica deve adattarsi a tutte le situazioni, servirsi di tutto. Fermezza nei principi, dolcezza nei mezzi».
È solo sui princìpi che si può costruire la vita degli uomini e dei popoli, perché un uomo, ma anche una società, vale le idee che professa. Oggi, scrive dom Pollien, la società cristiana dev’esser rifatta; e per rifarla, la prima necessità che s’impone è quella di raddrizzare le idee. «È l’idea che fa l’uomo. Oggi non ci sono più uomini, perché non ci sono più idee, non ci sono che parole. Vuoi essere un uomo? Esci dalle parole ed abbi delle idee, cioè, delle visioni profonde sulle cose. E per aver delle visioni profonde sulle cose bisogna vederle tali e quali Dio le ha fatte e tali e quali Dio le conduce. E per vederle così, bisogna che ti collochi dal punto di vista in cui Dio vuole che tu sia: quand’uno si trova in un punto sbagliato vede falso. Dunque prima Dio e poi tu» (p. 47).
La nuova morale postconciliare sposta l’accento da Dio all’uomo, afferma che la legge del Vangelo è impraticabile e crea una frattura tra la verità e la vita cristiana. Dom Pollien invita i cristiani a ricomporre questa frattura, vivendo i princìpi cristiani nella loro integralità. Sulla medesima linea si era espresso papa Pio XII, rivolgendosi il 23 maggio 1952 alla gioventù cattolica tedesca: «la separazione fra la religione e la vita – come se Dio non esistesse affatto per la realtà dell’essere, per la professione, per l’economia, per le pubbliche istituzioni – questa separazione è, purtroppo, uno dei segni della decadenza della cultura cristiana; essa è la causa come pure l’effetto della laicizzazione». Rivolgendosi all’episcopato francese, il 6 gennaio 1945, lo steso Pio XII auspicava l’emergere di «un grande numero di persone, ferme sui principi, esattamente istruite sulla dottrina della Chiesa, dedite a far penetrare nel campo sociale, economico e giuridico il vero spirito cristiano, ad assicurare, con la loro azione civica e politica, la salvaguardia degli interessi religiosi».
Nel suo discorso del 21 gennaio 1945 alle Congregazioni Mariane di Roma, Pio XII afferma ancora: «Il tempo presente ha dunque bisogno di cattolici (…) che con lo sguardo fisso all’ideale delle virtù cristiane, della purezza, della santità, coscienti dei sacrifici che esso richiede, tendano a quell’ideale con tutte le loro forze nella vita quotidiana, sempre diritti, sempre retti, senza che le tentazioni e le seduzioni valgano a piegarli. Ecco, diletti figli e figlie, un eroismo, spesso oscuro, ma non meno prezioso e ammirabile del martirio cruento. Il tempo presente esige cattolici senza paura, per i quali sia cosa del tutto naturale il confessar apertamente la loro fede, con le parole e con gli atti, ogniqualvolta la legge di Dio e il sentimento dell’onore cristiano lo domandino. Veri uomini, uomini integri, fermi ed intrepidi! Quelli i quali non sono tali che a metà, il mondo stesso oggi li scarta, li respinge e li calpesta».
«Dio e la Chiesa – aveva scritto dom Pollien – chiedono dei difensori, ma dei veri difensori; di quelli che mai indietreggeranno di un passo; di quelli che sanno essere fedeli alla consegna, fino alla morte; di quelli che si formano a tutte le severità della disciplina, per essere pronti a tutti gli eroismi della lotta» (p. 162). L’eco di queste parole risuona ancora nei cuori. I giovani del XXI secolo non possono essere attratti dagli inviti al compromesso con il mondo delle nostre autorità ecclesiastiche, ma chiedono alla Chiesa un appello all’eroismo. Cristianesimo vissuto significa cristianesimo militante. Quando un cristiano, con l’aiuto della Grazia, conforma la propria vita ai princìpi del Vangelo e combatte per difendere questa verità, non può essere arrestato da nessun ostacolo. (Roberto de Mattei)

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