ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 2 ottobre 2017

Essendo sommo sacerdote profetizzò..?


Il messaggio di Fatima opportunamente ripresentato dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II nel corso dei loro quattro pellegrinaggi a Fatima (uno di Paolo VI e tre di Giovanni Paolo II) ebbe il suo “CORONAMENTO PROFETICO” nei contenuti offerti dal terzo Papa pellegrino, Benedetto XVI. Mi sembra di poter dire che, nella considerazione attenta di tutti gli interventi dei Pontefici che si recarono alla Cova da Iria, si riceve il pieno disvelamento del mistero di Fatima, anche se insieme a tante affermazioni esplicite se ne trovano altre velate da allusioni indirette che tuttavia, a chi li sa cogliere, trasmettono contenuti importanti.
Questo accade soprattutto per quei nuclei tematici più decisamente profetici a cui papa Benedetto XVI ha fatto discretamente riferimento nel 2010, quando si portò anche lui a Fatima in occasione del 10° anniversario della beatificazione di Francisco e Giacinta.

Nell’ Intervista concessa ai giornalisti durante il volo verso il Portogallo, il Pontefice innanzitutto ribadì “l’essenziale” degli appelli della Madonna in quel 1917. A suo avviso, infatti, « il messaggio, la risposta di Fatima, sostanzialmente non va a devozioni particolari, ma proprio alla risposta fondamentale, cioè conversione permanente, penitenza, preghiera, e le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Così vediamo qui la vera e fondamentale risposta che la Chiesa deve dare, che noi, ogni singolo, dobbiamo dare in questa situazione » (1) e, poco dopo, ritornando sullo stesso concetto, mise in risalto che proprio vivendo l’“essenziale” di Fatima possiamo tutti dare il nostro efficace contributo per vincere il male del mondo: « Con una parola, dobbiamo ri-imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza e le virtù teologali. Così rispondiamo, siamo realisti nell’attenderci che sempre il male attacca, attacca dall’interno e dall’esterno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che, alla fine, il Signore è più forte del male, e la Madonna per noi è la garanzia visibile, materna della bontà di Dio, che è sempre l’ultima parola nella storia ».
Ma poi in quella stessa intervista il Pontefice, a sorpresa, rivelava che il Messaggio-Segreto di Fatima contiene e trasmette anche l’annuncio di una “passione della Chiesa a causa del peccato nella Chiesa” che sta imperversando, irrefrenabile, nei nostri tempi.
Riferendosi in particolare alla visione relativa al Terzo Segreto, spiegava che in essa « oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Perciò è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una PASSIONE DELLA CHIESA,che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano (…). Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che NON SOLO DA FUORI VENGONO ATTACCHI AL PAPA E ALLA CHIESA, MA LE SOFFERENZE DELLA CHIESA VENGONO PROPRIO DALL’INTERNO DELLA CHIESA, DAL PECCATO CHE ESISTE NELLA CHIESA. Anche questo si è sempre saputo, ma OGGI LO VEDIAMO IN MODO REALMENTE TERRIFICANTE:CHE LA PIÙ GRANDE PERSECUZIONE DELLA CHIESA NON VIENE DAI NEMICI FUORI, MA NASCE DAL PECCATO NELLA CHIESA e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia ».
Più che altro ciò che fa riflettere è “dove” papa Benedetto trovi questo riferimento nel messaggio di Fatima, dal momento che se l’indicazione di una passione della Chiesa per cause esterne compare chiaramente (guerra, Comunismo, ideologie, martiri della fede, ecc.), non avviene altrettanto per quel che riguarda una passione per cause interne, che è invece del tutto assente nelle parole della Madonna contenute nelle parti note del Messaggio e  del Segreto. Questo fa pensare che il Papa, profondo conoscitore del messaggio e del segreto di Fatima, abbia voluto “rivelare” qualcosa che poteva completare, quanto alla sostanza, ciò che la Santa Sede pubblicò nel 2000 e che, per motivi forse di “prudenza” (le virgolette sono d’obbligo…), aveva ritenuto fosse  pericoloso rendere noto.
Il giorno dopo l’evidentemente “ispirato” papa Benedetto rincarò la dose e, circa l’attualità dell’evento-messaggio di Fatima, affermò con convinzione: « Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: “Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!” (Gen 4, 9). L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo… » (2).
Subito dopo, papa Benedetto sottolineava la perenne attualità e necessità del “sacrificio vicario” perché sempre Dio ha cercato, nella storia, anime vittime che si offrissero per riparare i peccati degli altri e salvare, così, l’umanità dal baratro della perdizione eterna (3). A Fatima, la Vergine, ha fatto altrettanto con i tre Veggenti. La sua è una “chiamata biblica” che si estende agli “uditori” del presente e del futuro:
« Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, a Fatima, quando la Madonna domanda: “Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?” (Memorie di Suor Lucia, I, 162). Con la famiglia umana pronta a sacrificare i suoi legami più santi sull’altare di gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo, è venuta dal Cielo la nostra Madre Benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti Le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo ».
La “ciliegina sulla torta” fu, infine, “l’augurio” fatto ai pellegrini – e forse anche qualcosa di più di un semplice augurio… – di poter vedere la realizzazione delle promesse di Maria e delle speranze della Chiesa riguardanti il Trionfo del Cuore Immacolato in occasione del centesimo anniversario delle apparizioni della Madonna a Fatima:
« Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora “venuta dal Cielo”, come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana (…). POSSANO QUESTI SETTE ANNI CHE CI SEPARANO DAL CENTENARIO DELLE APPARIZIONI AFFRETTARE IL PREANNUNCIATO TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA A GLORIA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ ».
Note:
1) Papa Benedetto XVI, Intervista concessa ai giornalisti durante il volo verso il Portogallo, 11 maggio 2010:
2) Idem, Omelia sulla spianata del Santuario di Fatima, 13 maggio 2010:
3) Per quanto riguarda le numerosissime testimonianze tratte dall’agiografia cristiana circa l’esistenza e l’’opera delle “anime vittime”, vorrei ricordarne qui soltanto una, quella offerta da san Pio da Pietrelcina, il cappuccino stimmatizzato del Gargano che ha vissuto il mistero di questa sofferenza vicaria anche con una visibilità straordinaria, dal momento che ha portato impressi nel suo corpo per 50 anni i segni sanguinanti della Passione del Cristo! Spinto dall’amore bruciante per Dio e per le anime, chiese e gli fu concesso da Dio di prolungare il suo sacrificio vicario attraverso i suoi figli spirituali fino alla fine de mondo! Ecco a seguire una straordinaria testimonianza: « Padre Pio non si è limitato a lasciarci il suo sconvolgente esempio, la sua missione non è finita il giorno della sua nascita al cielo, il 23 Settembre 1968. Monsignor Pietro Galeone, che abbiamo già citato molte volte per l’importanza della sua testimonianza al processo di beatificazione del padre, ha rivelato un segreto che lascia senza parole: “Padre Pio mi rivelò di aver chiesto a Gesù e di aver ottenuto non solo di essere vittima perfetta, ma anche vittima perenne, cioè di continuare a rimanere vittima nei suoi figli, allo scopo di prolungare la sua missione di corredentore con Cristo sino alla fine delmondo. Egli mi ha detto e confermato di aver avuto dal Signore la missione di essere vittima e padre di vittime sino all’ultimo giorno (…)” ». A. Socci, Il segreto di Padre Pio, Rizzoli, Milano 2007, pp. 219-220. D’altra parte, anche se tutto questo meraviglia, non dovrebbe davvero stupirci. Sappiamo che il mistero di Dio ci sovrasta e quando si diventa docili alla sua Volontà anche la vita umana, immersa in Dio e nel suo mistero, si carica in maniera impressionante delle realtà soprannaturali fino a sfiorare l’Infinito, come lo testimonia in modo splendido e meraviglioso la vita di tanti uomini e donne di Dio lungo il corso della storia.
Padre Pio nutriva una profonda devozione per il mistero di Fatima.Una delle ragioni principali era proprio quel messaggio corredentivo indicato dalla Vergine e incarnato dai tre Veggenti che trasmisero, con la vita ancor più che con la parola, questo appello urgente che Ella consegnò al mondo cento anni fa: «“La grazia di Fatima”, a suo dire (di padre Pio, ndr.), è certamente un dono singolarissimo: consisteva nel “diventare Fatima” e Fatima significa “sacrificarsi fino alla meta di vittima”. Il messaggio della Signora è legato a tre nomi: Lucia, vittima che si immola nella quotidianità del monastero carmelitano di Coimbra; Francesco e Giacinta, due angeliche vittime profumate immolate sull’ “Altare do mundo”, consumate nel breve arco di circa 2 anni, dopo la richiesta della Madonna: “tanti anni vanno all’Inferno perché nessuno prega e si sacrifica per loro”. Fatima diventa grazia quando si accoglie il messaggio di sacrificio e di preghiera ». Don N. Castello-Padre S. Manelli, La Dolce Signora di Padre Pio. Il mistero di Maria nella vita del beato di Pietrelcina, San Paolo, Cinisello Balsamo 1999, p. 56.

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