ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 2 gennaio 2018

Non tutto è perduto

UNA MATTINA DI INIZIO ANNO IN CAMPO DEI FIORI: CONSOLAZIONI DI UN VECCHIO PRETE




Se ne ride chi abita i cieli,
li schernisce dall’alto il Signore.

Salmo II, 4

Nelle conversazioni con gente semplice, nelle brevi battute che scambio al mercato o per via con brave persone di umili condizioni, mi capita sempre più spesso di sentirmi dire: 

Reverendo, noi siamo rimasti quelli di prima: sono i preti che sono cambiati. Ogni domenica ce n’è una nuova. E noi che possiamo fare? Anche se protestiamo, ci dicono che siamo noi a non aver capito, che dobbiamo aggiornarci, che la Chiesa di Papa Pio non c’è più. Adesso c’è Francesco, la misericordia, gli immigrati. E i preti dove stanno?
In chiesa no di certo: sono sempre da un’altra parte. Ma neanche per strada li si vede, perché si mimetizzano, si nascondono, si vestono come la gente comune. Poi li vedi alle conferenze e alle inaugurazioni, e allora sì che tirano fuori la sottana rossa e si fanno salutare dai Carabinieri sull’attenti. Ma quando ti serve un prete per confessarti, si inventano mille scuse, non hanno mai tempo. E la Messa la dicono nei ritagli di tempo, in orari in cui i fedeli lavorano. Una volta andavo a Messa alle cinque, prima di aprire bottega, ma oggi a quell’ora è tutto chiuso, anche le chiese. E per avere la benedizione di Pasqua devo prendere l’appuntamento, e mi mandano uno della parrocchia in borghese che mi lascia un foglietto e non usa nemmeno più l’acqua benedetta. Però agli extracommunitari danno la casa e il telefonino, coi soldi della questua. E quest’anno per fare il Presepio abbiamo dovuto organizzarci noialtri, altrimenti il prete non lo faceva. A noi non ci pensa più nessuno, quaggiù. Se non ci fosse la Madonna che ci protegge, per colpa dei preti saremmo tutti maomettani o protestanti.

In queste parole, che in romanesco sono ancora più efficaci e colorite, si può riassumere il disorientamento del fedele cattolico, che si sente abbandonato e tradito dai suoi stessi sacerdoti. 

Nei quartieri popolari i chierici della neo-chiesa non mettono piede se non nei panni di sindacalisti con le bandiere arcobaleno, per dedicarsi alle abbuffate in chiesa, ora tanto in voga. Ma basta fare un giro dei negozi e delle bancarelle in Campo dei Fiori per sentire quel Sia lodato Gesù Cristo che in Vaticano è ormai bandito e che fa letteralmente inorridire certi Prelati bergogliani. Il saluto cattolico dei semplici, che sorridono speranzosi al sacerdote vestito da sacerdote, e che indugiano come a chiedere di fermarsi un attimo, dire una parola di incoraggiamento, dare una benedizione, promettere una preghiera per un parente malato o per un figlio senza lavoro. Con quella confidenza tutta italiana, anzi tutta romana, onde Cristo è romano. Una confidenza che non altera le differenze, che non annulla le distinzioni, ma che tutti affratella nel nome di Nostro Signore. 

Ostaggi del Clero, ecco cosa sono diventati i fedeli. Vittime delle loro sperimentazioni, della loro nuova religione in vitro, cui essi si sentono estranei e che considerano, con la bonomia e la saggezza del popolo, una delle tante stravaganze che il tempo cancellerà, com’è già avvenuto in passato. Perché il popolo rimane, come rimangono i galantuomini e le persone perbene. Attendono pazienti che passi anche questo papa e questa generazione di ecclesiastici: solo la Chiesa rimane. 

Ma se il sensus fidei è preservato dai semplici, rimane la constatazione dolorosa dei danni enormi che la fauna clericale - come l’ha chiamata Bergoglio pochi giorni or sono - continua a causare nelle classi più malleabili e soprattutto nella mentalità dei giovani, che trovano nella neo-chiesa un ottimo alleato alla loro mediocrità, alla loro inerzia morale ed intellettuale. 

Eppure… Eppure anche tra i giovani - ragazzi e ragazze - ci sono anime assetate di virtù, desiderose di quegli eroismi, di quelle mete ardite che la società e la religione conciliare non sanno più indicare loro. Giovani che nel silenzio di una chiesa passano un’ora inginocchiati dinanzi al Tabernacolo recitando il Rosario. Giovani che in Confessione rivelano una delicatezza d’animo ed un desiderio di santità che dovrebbero farci arrossire. Giovani che la Grazia si è degnata di preservare dalla corruzione del secolo presente, e che domani saranno padri e madri devoti, sposi fedeli, lavoratori onesti. Il loro disorientamento dinanzi alla babele ideologica e religiosa non scalfisce la serenità con cui, per un vero miracolo della Provvidenza, custodiscono nel loro cuore il fuoco della Carità cristiana, il desiderio di progredire nella vita spirituale, la disponibilità al sacrificio. 

E quando vedo certi pretacci scandalosi che credono di esser moderni solo perché dicono le parolacce o raccontano ai ragazzi dell’oratorio barzellette sconce, che pensano di farsi stimare perché si vestono da straccioni invece di indossare la talare, che si mostrano disinvolti o irrispettosi verso le cose sante nella convinzione di attirare il consenso della gente comune, li compiango. Mi fanno pena, più che rabbia: la loro irrimediabile mediocrità, il loro desiderio di compiacere i potenti e di scandalizzare i semplici li rende grotteschi e, per Grazia di Dio, allontana da loro i buoni. 

Occupano le chiese, certo. Sono infeudati ovunque. I loro sproloquj sono pubblicati su Avvenire, su Famiglia Cristiana, su Facebook e su Twitter. Le loro facce beote compaiono sui giornali e nei selfie. Hanno anche uno sponsor, non meno grottesco di loro, che siede sul Soglio di Pietro e che invece di pascere il gregge affidatogli, esalta i lupi e li fa entrare nell’ovile. 

Ma in quella chiesina silenziosa, dove arde la lampada rossa accanto al Tabernacolo, si vedono ancora uno studente, un panettiere, una commessa, una madre di famiglia, un nonno col nipotino, un militare che pregano in ginocchio, col Rosario in mano. Non leggono Amoris Laetitia, non meditano gli scritti di Ravasi o di Enzo Bianchi: pregano e adorano il Re divino nella Sua prigione, trascurata dai Suoi ministri.  


Queste sono le cose che, in una fredda mattina romana d’inizio anno, mi fanno ringraziare il Signore e mi fanno capire che non tutto è perduto. 
http://opportuneimportune.blogspot.com/2018/01/una-mattina-di-inizio-anno-in-campo-dei.html  

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