ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 12 aprile 2018

Ballando sull'orlo di un precipizio

Ballando sull'orlo di un precipizio


Assumono un sapore particolarmente beffardo la lentezza e le lungaggini di questi giorni per formare un governo, i suoi estenuanti minuetti con la Mummia Sicula,  a fronte della velocità supersonica con cui la macchina bellica si è  già messa in moto in queste ore per aggredire la Siria. Non ho più voglia di seguire i rituali quirinalizi quando è in gioco la nostra pelle. Perciò non mi occuperò più della pièce dell'assurdo sul genere di "Aspettando Godot".

Sembra che alle  17.33 del 10 aprile l’agenzia Al Sura ha segnalato che una cisterna volante italiana KC-767 è entrata in Giordania dallo spazio aereo dell’Arabia Saudita. L’aereo, un Boeing, farà il rifornimento in volo dei caccia occidentali che lanceranno i missili contro la Siria.
Dunque il governo Gentiloni, scaduto e senza legittimità, ha portato l’Italia in guerra contro uno Stato che non ci ha mai fatto nulla di male, e contro cui non abbiamo nemmeno dichiarato guerra prima di aggredirlo. Il governo scaduto ci mette anche in linea di ostilità armata contro la Russia, contro la nostra nazione non ha alcun motivo di inimicizia, e contro cui abbiamo esercitato qualsiasi possibile offesa senza alcun motivo e contro i nostri interessi, ed anzi storica amicizia.  (E così  Gentiloni ci ha portato alla guerra. Impunito  di Blondet).




Già stasera  in tv il conte soporifero Gentiloni, da pescione qual è, ha già preso per buona la versione ufficiale sull'attacco chimico in Siria. Cioè quella senza le verifiche né riscontri ad opera di una commissione, che del resto Washington non vuole . Quella del "fate presto! fate presto!". Magari a inviare truppe. PRESTO E MALE, è diventata la routine affannosa  e angosciosa dei nostri tempi. Serve a non riflettere, a non acquisire prove. A obbedire e tacere. A farci sentire inadeguati, e in eterna colpa.
Fate presto, c'è lo spread! E i conti correnti si polverizzano. Fate presto c'è il terrorismo. E le vite si spezzano. Ora c'è il fate presto, c'è la guerra. Eppure ci sono Cassandre anche negli Usa che è da tempo che paventano questa opzione: Paul Craig Roberts, ad esempio. Ma si sa, le cassandre non piacciono e non sono mai ascoltate volentieri.

Naturalmente non c’è stato nessun uso del gas cloro, se non da parte dei mercenari supportati da Washington. Ma i fatti non sono importanti per Washington. Quel che è importante è la richiesta di Israele che Washington distrugga la Siria e l’Iran per sbarazzarsi dei sostenitori di Hezbollah, in modo che Israele possa impadronirsi del Libano del sud.
Nessun dubbio che ci siano altri interessi nella trama. Le compagnie petrolifere che vogliono il controllo delle ubicazioni dei gasdotti e degli oleodotti, i pazzi neocon sposati alla loro ideologia dell’Egemonia Mondiale Americana, il complesso militare/della sicurezza a cui servono nemici e conflitti per giustificare il proprio enorme bilancio. Ma è la determinazione di Israele a espandere i suoi confini e le sue risorse idriche che mette in moto tutti i conflitti del Medio Oriente. ("La terza guerra mondiale si sta avvicinando" - P.C. Roberts dal sito Voci dall'estero)

ll Trump di queste ore non ha proprio nulla a che vedere con quello eletto 18 mesi fa: prima ce ne facciamo una ragione, meglio è.  Trump e Putin non sono minimamente paragonabili in quanto Putin ha le mani (e il cervello) libere e non deve dipendere da nessuno. Trump invece è tenuto per i testicoli dal "deep state" e da Israele. E lo si vede in queste tragiche ore. L'Erba Voglio non cresce nemmeno nei giardini della Casa Bianca. Prima lo si capisce, meglio è. Alla fin fine, il suo comportamente non divergerà dai suoi predecessori: quelli che lui criticava per accaparrarsi i voti che lo videro vincitore.

"Naturalmente le sinistre sono tutte con Trump (che hanno maledetto e schernito e disprezzato odiati parossisticamente), ora che sta per bombardare. Loro, non hanno nessun dubbio che Assad ha tirato armi chimiche", ironizza Blondet.
L’attacco chimico in Siria è assai dubbio e dovrebbe essere, come ho già detto, verificato da una commissione indipendente, alla quale però gli Usa non sono interessati. Bastano le immagini strazianti di bambini intubati per trascinare l’opinione pubblica, suscitando scalpore ed emotività fuori controllo. Molto probabilmente un giorno scopriremo la verità, ma la verità al momento non interessa ai manipolatori della notizia. Perché bisogna far presto a sfruttare l'ondata emozionale.

E' il caso di ripetere lo slogan: Ciò che è bene per la sinistra è male per l'Italia. Vale anche per Trump in queste ore sostenuto dalla sinistra "interventista" gentilona, saviana, boldrinica e littizzetta. E' stato pubblicato un tweet (ormai le guerre si dichiarano in tweet e si supportano cinguettando), nella quale la Littizzetto ha già capito tutto sull'attacco chimico e non si pone nemmeno dubbi. Qui a proposito dell'attacco chimico in Siria abbiamo la nota maîtresse à penser "interventista" nonché gracchiante Testimonial del Bene Universale:



Non so, in queste ore, quale delle due tragedie sia la peggiore: una guerra imminente alle porte di casa o la Littizzetto con la sua conclamata stupidità e volgarità. Una cosa è certa: dove c'è sinistra ci sono sempre  macerie e calamità. In tutti i sensi e nonsensi. Le tragedie che hanno cagionato (e stanno cagionando) a questo paese, ormai non si contano più.

Pubblicato da Nessie
http://sauraplesio.blogspot.it/2018/04/ballando-sullorlo-di-un-precipizio.html

“MA SOTTO TRUMP COMANDANTE, C’E’ DA FIDARSI?”. Dubbi nei media.


Frenata.  Il giorno dopo, tutti gli zombies occidentali ed europoidi che fino a poche ore fa  si precipitavano alla guerra,  adesso rallentano il passo.  Non è tanto che Putin ha avvertito che i suoi Siria non solo intercetteranno i  missili, ma anche le loro piattaforme di lancio.  E’ soprattutto un dubbio, venuto improvvisamente a Londra come a  New York e Tel Aiv, su Trump come”supreme  commander”.
Anche  se con le più varie modulazioni, media  come il New York Times e il Guardian,  il Figaro come Die Welt  sono concordi nel dubitare:   ma ci conviene entrare in guerra agli ordini di uno così impulsivo?  Che comanda con i tweet? Comicamente, tutti  loro – che erano pronti a sfidare  la potenza atomica di Mosca – trovano di colpo che il tweet di Donald a Putin sui “missili che stanno arrivando, nuovi e smart”,  è  estremista, pericoloso, sciatto, malfatto. Imbarazzante,  non ben pensato – forse ispirato da cattive  traduzioni dei messaggi della Russia, come  dice appunto il Guardian: “il tweet di Trump mostra come la cattiva informazione possa portare a  una crisi globale”. Ma scusate, la crisi globale è già instaurata. Ma anni. E nelle ultime ore l’avete gonfiata voi media. Adesso cosa c’è che vi rende prudenti?



Telegraph: i missili sono più intelligenti di Donald.























Trovano che Trump è irresponsabile. I media inglesi consigliano la May di non seguire alla cieca uno così rozzo che cambia idea da un tweet all’altro.
Perché, vedete, l’11 aprile, il  tweet “Russia preparati arrivano i missili smart”, è delle 10:57.
Alle 11:37, ossia quaranta minuti dopo, l’altro tweet: “I nostri rapporti con la Russia sono peggiori   di quanto siano mai stati, compresa la guerra fredda. Non c’è alcuna ragione  per questo. La Russia ha bisogno del nostro aiuto per la  sua economia, ciò che sarebbe molto facile da fare, ed occorre che tutte le nazioni lavorino insieme. Fermare la corsa agli armamenti?”.
Donald J. Trump – @realDonaldTrump – 11:37 AM UTC – 11 Apr 2018
Our relationship with Russia is worse now than it has ever been, and that includes the Cold War. There is no reason for this. Russia needs us to help with their economy, something that would be very easy to do, and we need all nations to work together. Stop the arms race?
Effettivamente c’è da dubitare. Calzare l’elmetto, mandare i sommergibili,levare i caccia, agli ordini di questo?  Che una settimana fa aveva preconizzato il rapido ritiro dalla Siria?
Quando i media anglo-americani ed europei cominciano a dubitare, occorre volgere lo sguardo, come fanno loro, alla loro guida e al loro ispiratore geopolitico internazionale.  Israele.
E è da Israele che nasce questo dubbio. Lo esprime molto chiaramente Al Monitor , un giornale che finge di essere arabo  ed è confezionato in Usa da un milionario che si chiama Jamal Daniel, il quale si dice “arabo americano”, essendo palesemente ebreo.
E infatti l’articolo di fondo che  ha attratto la nostra attenzione è firmato Ben Caspit: la “grande firma” del giornalismo israeliano, quello stesso che a dicembre invitava i soldati di  Tsahal  a violentare Ahed Tamimi, la sedicenne palestinese, “nel buio,  senza testimoni e  telecamere”.
E cosa dice questo equilibrato analista, che però è molto vicino agli ambienti militari?

“Israele è sola  nella lotta contro Iran e Siria”

Si tratta, assicura il violentatore, di  una frase che gli ha  detto “una fonte molto alta nell’establishment della difesa israeliana”.  E  spiega perché, Ben Caspit. Il 4 aprile,  Netanyahu ha preso il telefono per contestare a Trump  la sua decisione annunciata di ritirare l’America dalla Siria. Ma  il “sedicente  presidente più amico di Israele” che ci sia mai stato, profondendosi in promesse che gli USA riempiranno Sion di aiuti militari, è rimasto fermo:  si è speso già troppo.
Questo, dice Ben Caspit, l’ho saputo “dalla fonte israeliana informata del contenuto della chiamata”.
Il che gli permette di precisare: “E’ stata  una forte delusione, o disappunto, per Netanyahu. Che ha minato l’idillio tra lui e Trump, lasciando invece una tensione  con un gusto amaro. …Il problema è che il presidente non sempre fa seguire i fatti alle sue dichiarazioni”.
Ecco l la fonte del dubbio, da  cui si sono abbeverati i media occidentali. Trump la spara grossa e poi non fa sul serio.
Il resto del’articolo di Ben Caspit non è meno illuminante.  Praticamente, spiega che Israele ha bombardato la base siriana di Homs (Tiyas, T4) ammazzando sette iraniani, all’insaputa degli Usa, facendo credere che l’attacco era americano, per trascinare Washington nella sua ennesima guerra.
Infatti il ministro della guerra Avigdor Liberman ha detto: “Io non so cosa è successo o chi ha attaccato T4”,  ma chiarendo ancora una volta che Israele impedirà all’Iran di stabilirsi in Siria “a qualsiasi costo. Sarebbe come accettare che l’Iran ci metta un ceppo al piede. Non lo permetteremo”.
Quanto sia il “qualsiasi costo”, Caspit lo spiega benissimo: “Israele  ha superato il timore di entrare in collisione con l’Iran e il presidente  Assad (scenario migliore); con Iran, Assad ed Hezbollah  (scenario cattivo) o con Iran, Hezbollah,  Assad e la Russia (lo scenario peggiore)”.
Insomma, Israele  non ha remore a fare la guerra anche alla Russia, e  trascinarsi dietro gli zombies europei ed americani.
E  vuol essere chiarissimo su questa fermezza: “L’establishment della difesa, in questo caso, la vede esattamente come Netanyahu, Liberman o i più bellicosi membri del governo. Questa unanimità non  si è mai vista da molto tempo. Chi esita oggi  si sveglierà fra un anno, o tre, in una situazione intollerabile” con l’Iran alla frontiera dal sacro  Sion. “E se questa politica porta alla guerra nella regione? Ebbene sia. Israele ha smesso di preoccuparsi  di questo”.
Lo sappiamo. Israele troverà un altro pretesto, ritenterà, non ha alcuna paura di rifarlo e trascinarci tutti. La sola novità è che ha un dubbio:  su Donald.
Non si fida di lui. Finché resta alla Casa Bianca,”Israele è sola a combattere”. Molto interessante  conclusione. Che non  prelude a nulla di buono per The Donald. Vedremo come lo cambieranno, o lo sostituiranno.
Intanto, Israele e noi al suo seguito, abbiamo cambiato la Russia. Putin assume ufficialmente il governo a maggio, e ne ha fatto un gabinetto di guerra.  Con un’ esercitazione, sembra, per disperdere i ministeri in sotterranei  anti-atomici. Nel  “gioco del pollo”,  noi abbiamo ceduto, loro no.  Se “noi” abbiamo scherzato la Russia non scherza più. Ciò potrebbe indurre un cambiamento anche ai vertici, Putin non escluso. Ma di questo, al prossimo articolo.
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https://www.maurizioblondet.it/trump-comandante-ce-fidarsi-dubbi-nei-media/

Chiediamoci una cosa: Trump comanda ancora? Oppure la grande messinscena si sta dipanando?


Never said when an attack on Syria would take place. Could be very soon or not so soon at all! In any event, the United States, under my Administration, has done a great job of ridding the region of ISIS. Where is our “Thank you America?”


L’ho scritto ieri e lo ripeto: la notte non ha portato ripensamento, qualcosa non torna nella crisi siriana. E non parlo della logica delinquenziale che fin dall’inizio ha visto l’insurrezione armata contro il legittimo governo di Assad pilotata, finanziata e sostenuta dall’esterno (a inizio conflitto, quando si parlava di spontanee rivolte per pane e democrazia, erano già presenti nel Paese mercenari di 11 nazionalità, alla faccia della natura civile della guerra), bensì nell’escalation degli ultimi giorni. Ragionate con me, per un istante. Il ministero degli Esteri russo e il governo siriano da almeno tre settimane mettevano in guardia tutti dall’intenzione dei “ribelli” e dei loro padrini di dar vita a una false flag che contemplasse l’uso di agenti chimici per incolpare le truppe regolari e far varcare ad Assad la cosiddetta “linea rossa”, quella tracciata da Obama e rivendicata come limite invalicabile da Emmanuel Macron. Quanto occorre essere sicuri di sé e della propria onnipotenza (e impunità) per perseguire quel piano, nonostante ti abbiano “fatto tana” fin dal principio?


Certo, la narrativa nata e sviluppatasi in tutto l’Occidente con il Russiagate vuole che qualsiasi notizia giunga da Mosca (e da Damasco) sia frutto di disinformazione ma è altrettanto palese che la controinformazione di siti come Sputnik e RT ha inferto un bel colpo allo storytelling statunitense e alleato riguardo il conflitto, in primis riguardo la credibilità proprio di “Elmetti bianchi” e Osservatorio per i diritti umani in Siria, quello con base a Coventry. Insomma, al riguardo la bilancia appare quantomeno in equilibrio: Il tutto, anticipato dal caso Skripal, ovvero da una clamorosa messinscena da parte delle autorità britanniche di quello che, alla luce die fatti, parrebbe un caso di grave intossicazione alimentare e nulla più. Peccato che l’ex spia e la figlia ora pare beneficeranno di asilo e nuova identità negli USA sotto protezione diretta della CIA e che proprio Yulia Skripal ieri abbia chiesto alla cugina di non contattarla più. Direte voi, le starà sul cazzo. Oppure è provata dall’accaduto e non ha voglia di parlare o di gente intorno.

No, la cugina è quella che per prima ha messo in dubbio la versione ufficiale e denunciato il fatto che, al pari dell’inchiesta sul traffico d’armi dei servizi francesi prima della strage del Bataclan, su quanto mangiato dai due miracolati del gas nervino, le autorità britanniche avessero posto il segreto di Stato. Manco nella cucina di Cracco c’è tutta questa segretezza! Insomma, il clima di russofobia era bello montante anche prima del presunto attentato con bombe al cloro di domenica a Douma. Sullo sfondo, poi, uno strano attivismo parallelo della commissione guidata dal procuratore Robert Mueller sul Russiagate, con l’FBI che proprio nel piano dello showdown sulla Siria va a perquisire l’ufficio dell’avvocato personale di Trump a Manhattan e la pornostar Stormy Daniels che carica sempre più a pallettoni la storia della sua presunta relazione sessuale con il presidente, pagata 130mila dollari per tacere e che costringe per la prima volta il tycoon a toccare direttamente l’argomento, trincerandosi dietro un laconico “non so nulla al riguardo”. Questo, sabato scorso. Poche ore prima dell’attacco a Douma e all’acuirsi della crisi siriana.

Ieri, poi, questo:

Russia vows to shoot down any and all missiles fired at Syria. Get ready Russia, because they will be coming, nice and new and “smart!” You shouldn’t be partners with a Gas Killing Animal who kills his people and enjoys it!


Our relationship with Russia is worse now than it has ever been, and that includes the Cold War. There is no reason for this. Russia needs us to help with their economy, something that would be very easy to do, and we need all nations to work together. Stop the arms race?


Much of the bad blood with Russia is caused by the Fake & Corrupt Russia Investigation, headed up by the all Democrat loyalists, or people that worked for Obama. Mueller is most conflicted of all (except Rosenstein who signed FISA & Comey letter). No Collusion, so they go crazy!


voi pensate ciò che volete ma questi tweets, sparati ieri in rapida successione, ci dicono due cose. O siamo di fronte a un caso grave e conclamato di bipolarità – e allora chi ha permesso a un bipolare di maneggiare i codici nucleari dovrebbe rendere conto del suo operato – oppure siamo di fronte a un caso di specie ancora più esemplificativo dello scandalo Cambridge Analytica rispetto all’uso distorsivo e destabilizzante dei social network. Già, perché tanto per non farci mancare nessuna coincidenza, mentre attorno alla Siria si sta recitando un remake de “Il dottor Stranamore” con potenziali ricaschi da conflitto mondiale, Senato e Congresso USA ascoltavano il mea culpa di Mark Zuckerberg, il quale annunciava grandi novità in nome della sicurezza e della trasparenza di Facebook, denunciandone al contempo gli errori e i limiti. Il tutto, ulteriore coincidenza crono-contenutistica, mentre a Wall Street i titoli legati al comparto tech ed e-commerce vivevano la loro Via Crucis, legata proprio alle criticità di Facebook e alla crociata anti-Amazon di Donald Trump. Prendiamo quest’ultimo punto: questi grafici



mettono in prospettiva la questione ma rimane un’ambivalenza. Se infatti da un lato il gigante di Bezos sta effettivamente mettendo in grave difficoltà il commercio tradizionale, dall’altro il calo costante delle vendite al dettaglio è sintomo di uno stato di salute tutt’altro che smagliante dell’economia USA, a differenza di quanto quotidianamente rivendicato dal presidente. Inoltre, se Amazon ammazza negozi e anche centri commerciali, dall’altro fa la felicità delle Poste statunitensi, salvate con un bail-out federale da Obama e ben felici del boom dell’e-commerce.
Quale Trump è quello vero? E poi, come si conciliano tutti questi fronti aperti? Se stai gestendo una potenziale crisi bellica in Siria, dopo che hai scatenato una guerra commerciale con la Cina e posto le basi per un conflitto perenne a bassa intensità con la Corea del Nord, come fai a gestire in contemporanea un problema certamente attuale e serio ma non certo vitale come Amazon con tutta quella verve? Quanti Trump ci sono alla Casa Bianca? E, soprattutto, quanti account del “realDonaldTrump” esistono? E quanti ne hanno la password per poter operare? Se ricordate, all’inizio di novembre dello scorso anno, l’account Twitter del presidente restò disattivato per 11 minuti, attorno alle 19 di sera. L’azienda disse che si trattò dell’errore umano di un dipendente, Bahtiyar Duysak, immediatamente licenziato: ma siamo sicuri che tutto quanto viene riversato in Rete a nome dell’uomo più potente del mondo, fin dal primo mattino, sia davvero farina del suo sacco?

Quello strano incidente non potrebbe essere stato uno stress test per valutare la reazione di opinione pubblica, media e paradossalmente anche governi esteri all’idea che l’account con cui l’uomo più potente del mondo comunica direttamente possa essere messo fuori uso – e, potenzialmente, manipolato – dal primo dipendente che passa? Una cosa è certa: la crisi siriana arriva in un crocevia fondamentale per gli USA, in principal modo per l’economia e lo stato di salute di Wall Street. Serve una scusa – ma una di quelle serie – per invertire la rotta da kamikaze della FED, visto che questi grafici



ci mostra quale sia la nuova preoccupazione subentrata anche nei pensieri dell’establishment, dall’altro giorno anche dell’FMI (invito tutti a dare un caloroso benvenuto ai geni dell’Istituto di Washington, giunti alla conclusione che nel mondo c’è troppo debito): oltre al credito al consumo sempre più fuori controllo e subprime, specialmente nel settore automobilistico, al debito scolastico e ai salari stagnanti, ecco che i tassi cominciano a mordere anche sui mutui e il loro finanziamento. E questi grafici



ci dicono che se parte una nuova crisi legata al real estate, a piangere saranno – oltre a qualche milione di americani, tutta ex o attuale classe medio non metropolitana, quindi potenziali elettori di Trump – centinaia di piccoli istituti di credito sparsi per tutta l’America: e se un nuovo 2008 in sedicesimi fosse ciò che le elites vogliono, al fine di portare a termine l’operazione di concentrazione bancaria cominciata dieci anni fa, cannibalizzando a costo zero migliaia e migliaia di potenzialmente fruttuosi sportelli, filiali e bancomat in tutta l’America profonda? Insomma, attivi sani (leggi depositi, in primis) a fronte di fuffa, il tutto con il minimo sforzo Un po’ come Intesa con le banche venete ma un po’ più in grande, come il ragù della Star.
D’altronde, se le correlazioni ci dicono qualcosa, ecco che questo grafico

ci mostra come il momento del “now or never” per le equities statunitensi sotto cura Trump sia ormai alle porte: una salutare correzione che rimetta in carreggiata la stamperia? Un destino da JFK per The Donald, con un assassinio finale solo politico, però? D’altronde, voi non siete mai stati sfiorati dal dubbio che Donald Trump, parvenu del mondo che conta per le sue umili origini e i modi rozzi, sia finito alla Casa Bianca per un do ut des? Ovvero, che come il nostro Cavaliere, il quale millantò il pericolo comunista come motivazione della famosa discesa in campo, il tycoon fosse talmente oberato di debiti e spaventato per il futuro del suo impero scricchiolante da aver accettato uno scambio fruttuoso, in maniera più o meno inconsapevole?

Ovvero, operare in modo tale da creare i presupposti per una crisi economico-finanziaria in realtà figlia proprio del QE perenne, prendersene la responsabilità per salvare il culo ai soliti noti, togliere anzitempo il disturbo da Pennsylvania Avenue con una scusa qualsiasi – una troia pagata per tacere, dei tweets che dimostrino bipolarità incompatibile con il ruolo di presidente, rapporti incestuosi con i russi, pressioni indebite sull’intelligence, aerofagia molesta o tifo per la squadra di football sbagliata – e godersi il resto della vita senza debiti e senza noie finanziarie. E, soprattutto, vivo e vegeto nella sua bella magione in Florida, la quale non conoscerà in questo modo l’onta del pignoramento: certo, magari ai nipotini racconterai di essere stato il presidente più disastroso della storia. Ma almeno puoi raccontarglielo e non durante un colloquio in una prigione federale.
Di converso, chi subentrerà al disastro Trump potrà non solo assurgere al ruolo potenziale di salvatore della patria, qualunque sia il suo curriculum vitae, dopo il nuovo 1929 (o 2008, scegliete voi) ma anche avere mandato pieno per operare a deficit senza pietà e garantire luce verde pressoché perenne alla FED: il PIL ringrazia, l’America profonda che aveva sperato in Trump pure, visto che la crisi innescata – a partire da credito al consumo e immobiliare – morderà proprio l’ex ceto medio già proletarizzato dal fall-out di Lehman Brothers e manderà in soffitta ogni possibile velleità di rivalsa verso le elites. Insomma, gli stronzi che nessuno voleva più e che hanno spedito Trump alla Casa Bianca, in nome della rivolta contro Wall Street, diventeranno gli eroi che hanno salvato il Paese da un pazzo che stava facendo schiantare l’economia: ditemi se non è un piano tanto demoniaco, quanto geniale. E tutti vissero felici e contenti, Wall Street e comparto bellico-industriale in testa. I media? Ovviamente, il loro ruolo è fondamentale quanto quello di Donald Trump, più o meno consapevole che esso sia: senza grancassa, certe pantomime risultano meno efficaci. E credibili. Fantapolitica? Quasi certamente, lo so.

Ma ho bisogno di trovare una spiegazione alle troppe incongruenze di una situazione da Terza Guerra Mondiale in fieri che, in realtà, sembra davvero un film dei Monty Python. Direte voi, a proposito di credibilità: se un presidente cancella un viaggio in America Latina per seguire l’evolvere della crisi, se twitta di missili “belli e intelligenti”, minacciando direttamente la Russia e la Siria, se muove le navi da guerra, qualcosa poi deve fare, altrimenti la figura da cioccolataio è assicurata e la copertura rischia di saltare, ammesso che esista. Certo, il problema è cosa fare: non vi pare strano che il Pentagono sia in mano a un uomo il cu soprannome è “cane pazzo”, eppure stia cercando – nella versione ufficiale, almeno – di riportare Trump a più miti consigli sul da farsi, predicando la necessità di coordinamento con gli alleati prima di agire? E se fossero inglesi e francesi a pestare la merda in Siria per conto terzi, quantomeno a livello di esposizione bellica diretta? Vi dice niente questa ennesima prova di bipolarità presunta, twittata di primo mattino da The Donald?

Scommettete che se ci sarà un attacco, lo porteranno avanti in primis gli inglesi? E che dire di Emmanuel Macron, che sempre stamattina ha dichiarato tronfio di avere le prove dell’uso di armi chimiche in Siria? Più serbi dei servi, pur di compiacere il padrone. Insomma, il lavoro più sporco vedrà l’America chiamarsi fuori, di fatto? Chissà, la situazione è tremendamente ingarbugliata e i tempi che viviamo, davvero da pazzi e senza precedenti. Per questo, forse, qualcosa di vero in questo mio delirio potrebbe esserci. O magari no. Ma sono già passati quattro giorni dal presunto gasamento di massa a Douma e nulla è accaduto, se non pantomime social come quella di Roberto Saviano: ovvero, l’effetto placebo sulle menti deboli e sui fiancheggiatori più o meno inconsapevoli è penetrato nel corpaccione vivo della società civile. Ora, c’è una tavolozza bianca su cui dipingere una nuova trama. O, forse, solo la guerra alle porte. Io propendo per la prima ipotesi.
Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli
Di Mauro Bottarelli , il 28 Comment