ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 11 aprile 2018

Sit com per anziani


Cattivi avvocati: Don Mauro Leonardi (seconda parte)



2 – Un Papa per amico 
Nella prima parte, pubblicata ieri, abbiamo inquadrato il personaggio Don Leonardi, sacerdote al passo coi tempi; dopo quanto detto viene naturale comprendere come al titolare di cotanto curricolo sia stata affidata, dalle pagine di Avvenire, la difesa d’ufficio dell’ultima puntata dell’indifendibile sit com per anziani “Un Papa per amico”.
Il titolo è: “Il Papa e Scalfari, dialogo che sorprende. Perché un’amicizia non è un’intervista”, e vale la pena leggerlo:
Le polemiche che divampano regolarmente dopo la pubblicazione di ogni “intervista” di Eugenio Scalfari a papa Francesco – l’ultima è sull’inferno “che non c’è” – non tengono conto che, quanto il fondatore di ‘Repubblica’ racconta di Bergoglio, è qualcosa che riguarda solo loro due: la loro amicizia ([1]).
Domanda ovvia: se riguarda solo loro due, perché lo racconta all’universo mondo? Infatti non stiamo parlando di un’intercettazione fraudolenta di quanto si sono detti nell’intimità i due. È stato uno dei due amiconi che ha riportato, non si sa quanto fedelmente (ma lo si può intuire), il contenuto di questa ennesima rimpatriata.

Un’amicizia che risulta alquanto singolare. C’è il signor A che ha dei seri problemi in famiglia, mentre il signor B è gravemente malato: A non riesce a dare regole, quando le dà si contraddice subito dopo, i figli allo sbando fanno quello che vogliono, la moglie è disperata e fa domande ma lui non la sente nemmeno, a casa sua c’è un gran viavai di gente che si dice amica e gli fa dei gran complimenti, ma di nascosto svaligia le stanze e piazza delle bombe a orologeria. A e B, grandi amici, si incontrano. B non vede l’ora di confermare ad A che sta agendo bene, di continuare così, che i suoi famigliari veri sono contenti, eccetera. A, lusingato, da parte sua incoraggia B e per non spaventarlo gli dice che non c’è bisogno di curare la sua malattia, anzi, se la tenga ben stretta! Che tipo di amicizia è questa?
«Lui ha detto che è mio amico», ho sentito dire una volta, di persona, da Scalfari. E ho visto come raccontava di quando gli ha aperto la portiera dell’auto o ha portato in mano, lui, il Papa, dei libri che gli stava regalando – «visto che sono pesanti», aggiungeva.
Commovente. Gli porta i libri, e gli lascia credere che l’inferno non esista. Grande amico.
Dico “ho visto” perché vedevo che Scalfari si commuoveva. Aveva gli occhi inumiditi, intendo dire. Anzi, poiché per qualcuno la parola amicizia ha poco peso, dirò che Scalfari è innamorato di papa Francesco. […]
Per forza, gli crea (o gli fa credere che esista) un aldilà ad personam! Gli sconta una condanna lunga un’eternità! Gli giustifica una vita da nemico della Chiesa e da propagatore di idee sbagliate! Chiunque, specie se preso in un momento di debolezza e scarsa lucidità come può essere la senilità inoltrata, si getterebbe nelle braccia di uno che ti sconta una condanna eterna gratis! Peccato si tratti di spaccio di falsità magisteriali, detto anche fake magisterium, mutuando un’espressione in voga.
[…] il Papa parla e l’amico, Scalfari, lo comprende “nella propria lingua”, con i suoi codici. E al Papa va bene così, non lo corregge.
Sarebbe interessante analizzare la lingua e i codici propri di Scalfari, che paiono quelli di un bambino completamente a digiuno delle elementari basi di catechismo, che avendo combinato qualche marachella, cerca qualcuno in grado di rassicurarlo con una versione giustificatoria, benché inventata, della dottrina.
Figurarsi poi se il Papa lo corregge. È troppo impegnato a correggere il magistero a suon di dico/non-dico e di esortazioni fantascientifiche.
Se Eugenio crede che Jorge Mario pensi come lui che l’inferno non esiste, a Jorge Mario va bene, non lo corregge.
E l’evangelica correzione fraterna dov’è finita? Se la cosa rimanesse nel privato sarebbe sempre grave, ma tutto sommato sopportabile, almeno perché il mondo non ne sarebbe al corrente. Ma qua è stata spacciata per vera una bufala di fede colossale, con una smentita vaticana che ha il sapore di una conferma!
Perché essere amici non è fare proselitismo ma trovare spazi comuni, senza temere quelle distorsioni e contaminazioni che sempre ci sono in ogni amicizia. Perché quando si cerca unità, si trova Dio sempre e comunque […]
È vero, le amicizie contaminano, ma ci si può contaminare nel bene come nel male. È per questo che sin da piccoli ci spingono a scegliere buone compagnie; nel nostro caso par di capire che la compagnia fa male ad entrambi.
Che poi si trovi Dio sempre e comunque nell’unità, è una cosa che non sta né in cielo, né in terra, né sottoterra. Se c’è unità nel male, nella menzogna, nel crimine, nella sodomia, nel peccato in generale? Il Signore ha promesso di esserci dove due o tre saranno riuniti ma “nel suo nome”, non se lo faranno per esercitare la propria vanità con futili chiacchiere da bar travestite da discorsi teologici. 
Altro che fake, qua siamo oltre, siamo al cheat magisterium, il magistero-fregatura.
E questa è la vera ragione dello scandalo di alcuni personaggi catholically correct. L’amicizia tra Scalfari e il Papa solleva critiche e turbamenti perché non è di parte, visto che non è di nessuna parte. Non è laica e non è cattolica. È amicizia e basta.
Non è laica, non è cattolica, e non è nemmeno amicizia. È verosimilmente un rapporto basato sull’equivoco, sull’inganno, o su una senile incontinenza verbale, sul desiderio di condiscendere l’altro e di mostrare a tutti di avere “un Papa per amico”.
Un’amicizia che non può essere ingabbiata in alcun scopo istituzionale o vantaggio personale. Il Papa con Scalfari non si comporta da Francesco ma da Jorge Mario. E a noi rimane da sperare che anche Scalfari svesta i panni dell’ideologo antitutto, della voce sempre fuori dal coro, per essere solo e soltanto Eugenio.
Quindi il Papa quando massacra l’insegnamento della Chiesa lo fa come Jorge Mario, non come Francesco. Per qualcuno questa rappresenta forse una rassicurazione? La vera fede con i suoi insegnamenti immutabili viene sempre demolita da chi dovrebbe difenderla strenuamente.
Quest’ultima poi sembra una barzelletta: uno dei giornalisti più allineati di sempre al potere dominante che viene spacciato per “fuori dal coro”. Ricapitolando velocemente, Scalfari è stato: fascista (quando c’era lui), antifascista (non appena lui è stato appeso), liberale, radicale, socialista, comunista, democristiano, renziano, antirenziano, per un attimo berlusconiano ed infine pentastellato. Se davvero c’è stato un coro, Barbapapà era il cantore meglio mimetizzato di tutti. Occorre un talento da fuoriclasse anche per il “salto del carro” praticato in modo così professionale e disinvolto, certo, però non si parli di “fuori dal coro”.
Almeno per decenza, e per rispetto di chi cerca di essere coerente sul serio, a sue spese.
[1]   https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/perch-un-amicizia-non-un-intervista

 – di Marco Manfredini