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giovedì 17 maggio 2018

L’altra guancia alle provocazioni dell’Occidente?

SIAMO ENTRATI A DOUMA 


Esclusivo Byoblu. L’inviata Alessandra Mulas ci mostra la Siria che i media non ci fanno vedere: i luoghi del presunto attacco chimico, le devastazioni, le tempeste di polvere, le voci e i volti dei cittadini siriani. Un documento unico.
di Alessandra Mulas 
Raccontare la Siria è sempre una straordinaria avventura. Seguo le vicende di questo paese da oltre sette anni, ben prima che ricevesse questo attacco frontale. Girare per le vie di Damasco aveva il sapore dell’Oriente, pur mostrando la sua parte “occidentalizzata” e forse è stata proprio questa la sua colpa: essere all’avanguardia pur appartenendo all’altra sponda del Mediterraneo. Si percepiva quel senso di compiutezza che concedeva a questo Stato di essere leader nella Regione mostrando di rispettare le diverse appartenenze etniche e religiose, con un sistema economico funzionante e con un debito pubblico pari allo zero. Nel 2010 in molti bussavano alla porta del Presidente Bashar al-Assad per firmare rapporti economici, culturali e di ogni altro genere.

Oggi la Siria e il suo Presidente sono diventati per i media internazionali il peggior nemico da sconfiggere, si è perso di vista che un sistema terroristico ha fondato le sue radici tra l’Iraq distrutto (sempre per volontà occidentale) e la Siria, grazie ai finanziamenti esterni di quegli stessi paesi che oggi sembrano essere gli unici a poter dare la soluzione al problema da loro stessi creato. Parliamo di Stati Uniti, di Arabia Saudita e Turchia, in particolare, per poi aggiungere tutti quelli che non si sono discostati da questa farsa internazionale. Davanti alle tante incongruenza di queste notizie, che a me risuonavano poco attendibili, ho deciso che bisognava lavorare sulla verità, anche all’interno di un sistema che avrebbe cercato di screditare le voci contrarie al pensiero unico che si era costituito.
Forse Bashar al-Assad non rispecchia il presidente che le nostre “democrazie” Occidentali vorrebbero, ma non è un assassino del suo stesso popolo, ed in ogni caso tanti paesi dovrebbero cominciare ad interrogarsi sulla parola democrazia quando dentro i propri confini vigono a lungo governi non eletti o dove vige la pena di morte o ancora meglio ove le donne non avevano neppure il diritto di guidare o uscire da sole!
La ricerca di queste verità mi ha procurato fastidi personali, ma proprio per questo ho continuato e continuo a raccontarla ad ogni costo, perché se dà fastidio e non può essere smentita ha un fondamento. Quest’ultimo viaggio è stato ancora meno semplice di tanti altri, qualcuno dall’Italia ha voluto accusarmi di nefandezze senza fondamento cadute nel nulla grazie anche alla grande attenzione del governo siriano a quella stessa verità che mi contraddistingue. Non è stato facile all’inizio, ma grazie al mio lavoro trasparente e senza secondi fini ho potuto liberamente raccogliere tutto il materiale esistente senza filtri governativi. Il materiale audio, video e fotografico mostra una realtà ben diversa da quella che viene raccontata e io ho deciso di riproporla senza accorgimenti cinematografici, come spesso accade. Molte immagini ho deciso di non pubblicarle perché quei morti devono avere la dignità che meritano; mi sono state liberamente inviate dai telefonini delle persone costrette a sottomettersi al terrorismo e che hanno provato a raccontarmi il loro vissuto anche attraverso quelle immagini. A Douma il gruppo che ha portato il terrore è Jaish al-Islam, in contrasto con i vicini di altri villaggi del Ghouta occupati da Da’ash e al-Nusra, tanto che chi si opponeva ai loro misfatti veniva accusato di appartenere a questi altri gruppi e condannato a morte.
Gli abitanti di Douma ancora oggi vivono all’interno del territorio stretto sotto il presidio dell’esercito siriano per ovvi motivi di sicurezza, tra cui quello che all’interno sono rimasti coloro che si sono arresi, i così detti pentiti che sino a qualche giorno prima godevano della fiducia dei terroristi; per quanto riguarda i non pentiti hanno concordato con il governo la loro evacuazione e il trasferimento, insieme alle loro famiglie, verso Jarabulus; secondo le agenzie locali ben 93 pulman con centinaia di ribelli sono stati accompagnati dal governo verso altre destinazioni. A quanto pare l’assassino Assad non uccide il suo popolo, ma per evitare l’eccidio di civili, anche se legati ai “ribelli” tratta anche con i terroristi, ma la notizia che rimbalza nei media non è quella di un accordo ma quella delle deportazioni!
Proprio per questi motivi alle volte ottenere i permessi del Ministero dell’Informazione e dell’esercito siriano, soprattutto per entrare a Douma non è stato semplice, inoltre il timore di sacche di resistenza interna, ancora presenti, creano momenti di tensione, ma alla fine siamo riusciti a girare per la città senza problemi se non quello della tempesta di sabbia e polvere che ci ha costretto a girare con il volto coperto e gli occhiali da sole per evitare di avere crisi respiratorie e problemi agli occhi.
Ecco questo è il video che racconta un pezzo di Siria devastata, in cui ho cercato, calpestando il suolo di questa città, le tracce di questo presunto “attacco chimico”; ho domandato anche a tantissime persone, fuori dalle telecamere perché ancora non si sentono sicuri di parlare apertamente, mi hanno risposto che i gas venivano utilizzati dai terroristi e non sono arrivati dall’esterno. Le loro storie sono semplici come le loro vite oggi legate ad un filo perché ci vorrà tanto tempo, troppo per rimettere in piedi una vita più o meno normale.
Io ho lasciato qualcosa di me dentro Douma, si tratta della mia parola di voler essere parte della ricostruzione raccontando la loro verità senza filtri e ci siamo promessi che sarebbe stato bello poter festeggiare insieme una città ricostruita e ripulita. Forse questo rimarrà solo un sogno, in ogni caso a me è rimasto molto di più: il calore, l’accoglienza e i loro sorrisi, nonostante le mie sembianze occidentali, perché dobbiamo avere il coraggio di dirlo, siamo la causa di questa devastazione.

– di Alessandra Mulas


https://www.byoblu.com/2018/05/17/siamo-entrati-a-douma-di-alessandra-mulas/

La strategia di Putin sta finalmente iniziando a funzionare?

Ho già avuto modo di spiegare che l’atteggiamento, tipicamente cristiano, del Presidente Russo Vladimir Putin di offrire l’altra guancia alle provocazioni dell’Occidente è una strategia intesa a convincere l’Europa che la Russia è ragionevole mentre Washington non lo è, e che la Russia non è una minaccia per gli interessi e la sovranità dell’Europa, mentre Washington lo è. Compiacendo Israele e ritirandosi dall’accordo multinazionale iraniano per la non-proliferazione nucleare, il Presidente americano Donald Trump potrebbe aver contribuito al successo della strategia di Putin.


I tre maggiori stati europei vassalli di Washington, Gran Bretagna, Francia e Germania si sono opposti all’azione unilaterale di Trump. Trump ritiene che il trattato multinazionale dipenda solo da Washington. Se Washington dovesse rinunciare all’accordo, questo rappresenterebbe la fine dell’accordo stesso. Non importa la volontà degli altri firmatari. Di conseguenza, Trump vuole reintrodurre le preesistenti sanzioni agli scambi commerciali con l’Iran e imporre ulteriori, nuove sanzioni. Se Gran Bretagna, Francia e Germania continuassero ad onorare i contratti commerciali stipulati con l’Iran, allora Washington sanzionerebbe anche i propri stati vassalli e proibirebbe alle aziende inglesi, francesi e tedesche di operare negli Stati Uniti. Ovviamente Washington ritiene che i profitti che gli Europei hanno negli Stati Uniti superino quelli che si possono ottenere in Iran e pensa che [gli Europei] si adegueranno alle decisioni di Washington, così come, da stati vassalli, hanno già fatto in passato.
E potrebbe anche essere così. Ma questa volta c’è una reazione negativa. Se dalle parole forti si arriverà ad una rottura con Washington, è ancora tutto da vedere. Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Trump, il neoconservatore, filo-israeliano John Bolton ha ordinato alle aziende europee di cancellare i loro accordi commerciali con l’Iran. L’ambasciatore americano in Germania, Richard Grenell ha imposto alle ditte tedesche di interrompere immediatamente le loro attività in Iran. La prepotenza verso l’Europa e l’evidente disprezzo degli stati Uniti per gli interessi europei hanno fatto diventare di colpo il vecchio e consolidato vassallaggio dell’Europa fin troppo evidente e scomodo.
Il Cancelliere tedesco Angela Merkel, fino ad ora un leale fantoccio degli Stati Uniti, ha detto che l’Europa non può più fidarsi di Washington e deve “prendere il destino nelle proprie mani”.
Il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker ha detto che la leadership di Washington ha fallito e che è il momento per l’UE di prendere la guida e “sostituirsi agli Stati Uniti”. Diversi ministri di governo francesi, tedeschi ed inglesi si sono espressi allo stesso modo.
Sulla copertina della rivista tedesca Der Spiegel, dal titolo “Goodbye Europa”, c’è Trump che mostra il dito medio all’Europa. La rivista afferma che “E’ giunto il tempo per l’Europa di unirsi alla Resistenza”.
Anche se i politici europei sono stati ben ricompensati per la loro sottomissione, potrebbero ora trovarla un peso meschino e insopportabile.
Anche se capisco l’importanza del rifiuto di Putin di reagire alle provocazioni con altre provocazioni, ho anche espresso la preoccupazione che, accettarle senza reagire incoraggerebbe ulteriori attacchi, che aumenterebbero di intensità fino a che una guerra o la resa della Russia rimarrebbero le uniche opzioni; viceversa, se il governo russo assumesse un atteggiamento più aggressivo nei confronti delle provocazioni, rispedirebbe il pericolo ed il costo delle stesse al mittente, agli Europei che, con la loro acquiescenza a Washington, le hanno rese possibili. Ora sembra che Trump in persona abbia insegnato questa lezione agli Europei.
La Russia ha passato diversi anni ad aiutare l’esercito siriano a ripulire la Siria dai terroristi mandati da Washington per rovesciare il governo siriano. Però, nonostante l’alleanza russo-siriana, Israele continua con i suoi illegali attacchi militari contro la Siria. Questi attacchi potrebbero essere fermati se la Russia fornisse alla Siria i sistemi di difesa antiaerea S-300.
Israele e gli Stati Uniti non vogliono che la Russia venda gli S-300 alla Siria perché Israele vuole continuare ad attaccare la Siria e gli Stati Uniti vogliono che la Siria continui ad essere attaccata. In caso contrario, Washington avrebbe costretto Israele a desistere.
Diversi anni fa, prima che Washington mandasse i suoi mercenari islamici ad attaccare la Siria, la Russia aveva acconsentito a vendere alla Siria un avanzato sistema di difesa antiaerea ma, per le pressioni americane ed israeliane, aveva rinunciato e non lo aveva consegnato. Ora, per la seconda volta, subito dopo la visita di Netanyahu a Mosca, sentiamo dire da Vladimir Kozhin, assistente di Putin, che la Russia continuerà a negare alla Siria i sistemi moderni di difesa antiaerea.
Forse Putin crede di doverlo fare per non dare a Washington un’opportunità che potrebbe essere utilizzata per riportare l’Europa in sintonia con la politica aggressiva degli Stati Uniti. In ogni caso, per quelli che non la vedono così, tutto questo fa nuovamente sembrare la Russia debole e riluttante a difendere un alleato.
Se Putin crede di aver una certa qual influenza su Netanyahu, nel senso di convincerlo a stipulare accordi di pace con la Siria o l’Iran, allora il governo russo non ha capito nulla delle intenzioni di Israele o dei 17 anni di guerre di Washington in Medio Oriente.
Io spero che la strategia di Putin funzioni. Se non sarà così, dovrà cambiare il proprio modo di reagire alle provocazioni o queste ci porteranno alla guerra. 
DI PAUL CRAIG ROBERTS
paulcraigroberts.org
Fonte: https://www.paulcraigroberts.org
Link: https://www.paulcraigroberts.org/2018/05/14/putins-strategy-finally-beginning-work/
14.05.2018
Scelto e Tradotto da Markus per www.comedonchisciotte.org
https://comedonchisciotte.org/la-strategia-di-putin-sta-finalmente-iniziando-a-funzionare/

NATO vs RUSSIA, spiegato in una foto

FONTE: RUSSIA.INSIDER.COM
Actually, three pictures:
The Netherland’s Jeanine Hennis-Plasschaert, a graduate of secretarial school
Germany’s Ursula von der Leyen
Fonte: https://russia-insider.com
Link: https://russia-insider.com/en/nato-vs-russia-explained-one-picture/ri14162
17.05.2018