ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 30 maggio 2018

“Scusate abbiamo scherzato”?

Allora mettiamolo per iscritto. Idee per una nuova Costituzione aderente alla realtà 

In tempi in cui la pastorale si fa beffe della dottrina fingendo di rispettarla, non ci consola granché constatare come questo fenomeno non prosperi solamente in ambito ecclesiale. Abbiamo appena visto come la prassi di una certa politica, quando vibrano i piani alti, possa fregarsene altamente di quel testo che fino al giorno prima veniva venerato e giudicato ben più importante della Bibbia, facendo strame di opportunità e buon senso. Per chi ancora nutrisse qualche dubbio, domenica sera la Carta Costituzionale è stata resa indiscutibilmente e definitivamente obsoleta nel giro di pochi minuti, con una spudoratezza che non credevamo possibile da parte di personaggi che comunemente passano per essere sobri, misurati, e qualcuno sostiene pure cattolici.
Visto che è inutile resistere, ci allineiamo, e nell’intento di aiutare i “governanti” a dare un minimo di coerenza al quadro giuridico-istituzionale venutosi a comporre, abbiamo iniziato ad adeguare la Costituzione del ‘48 ad una prassi politica ormai consolidata in particolare a partire dal 2011, regnante Napolitano, che non stiamo qui a descrivere. Forniamo pertanto un suggerimento di riscrittura della prima parte del “sacro documento” in 20 articoli di agevole comprensione. Una specie di “instrumentum laboris” che, per quanto modesto, apparirà subito come un testo molto più aderente alla realtà di quanto non lo sia ormai la solita vecchia, venerata, disattesa Costituzione.
L’ultima volta che l’hanno fatto abbiamo rischiato il suicidio collettivo per deficit, deficienza e tristezza. Visto che l’hanno rifatto, e ormai pare vi abbiano preso gusto, mettiamolo nero su bianco una buona volta, e non se ne parli più.
 
PRINCIPI FONDAMENTALI per una nuova CARTA COSTITUZIONALE.
Instrumentum laboris.
Art. 1.
L’Italia è una Repubblica criptocratica [1], fondata sul tradimento del popolo da parte dei “governanti”.
La sovranità appartiene ai mercati, che la esercitano nelle forme e coi ricatti che loro più aggradano, e senza alcun limite. Sia i cittadini – d’ora in poi sudditi –  che i “governanti”, consapevoli o meno, ad essi e solo ad essi sono soggetti.

Art. 2.
La suprema volontà dei mercati si manifesta in modo ineludibile tramite i tassi di interesse sui titoli di stato e lo spread. Lo spread procede dai mercati e dai tassi, e con i mercati e i tassi è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo della BCE.
Art. 3.
Il popolo-suddito non è tuttavia privato di un particolare tipo di sovranità, esercitata unicamente per ciò che attiene al debito pubblico, che per tale ragione è detto anche debito sovrano.
Art. 4.
Lo Stato ha il mandato vincolante di impoverire e depredare progressivamente lavoro e patrimonio dei lavoratori-sudditi, facendo loro credere che è inevitabile, mentre il trasferimento di denaro andrà dritto nelle tasche dei banchieri centrali e dei voraci mercati speculatori per pagare interessi su un debito che è matematicamente impagabile.
Art. 5.
Il Presidente della Repubblica, autorità suprema che agisce a proprio insindacabile arbitrio e che non deve rispondere a nessuno (perlomeno in patria), ha il compito di tutelare i risparmi dei lavoratori dal cattivo uso che i lavoratori stessi potrebbero farne se i soldi rimanessero nella loro disponibilità; pertanto a Lui è assegnato l’oneroso compito di presiedere alla formazione di governi che abbiano come principale obiettivo l’estrazione di valore dalle tasche dei contribuenti, sia esso metallico, cartaceo od elettronico.
Art. 6.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili delle banche, sia quelle private, sia quelle centrali (private anch’esse) ai danni dei sudditi come singoli e di tutte le formazioni sociali ove si svolge la loro personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di stabilità, pareggio in bilancio, e repetita iuvant, servitù del debito. A costo della morte.
Art. 7.
La moneta unica è un processo irreversibile.
La Repubblica riconosce e garantisce l’impossibilità di uscire dall’Euro, al fine di tutelare l’asservimento monetario dello Stato e il benessere di banchieri ed euroburocrati, che non hanno altra ragione d’esistere se non quella di esercitare sadicamente il loro potere.
Anche qualora i popoli dovessero trovarsi in situazioni di estremo malessere e grave carestia proprio a causa della sacra valuta, i “governanti” non dovranno essere tentati di salvare i popoli a discapito del conio, che dovrà rimanere, oltre a valore di scambio, anche unico valore non negoziabile[2].
Art. 8.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, a meno che non siano cattolici, di destra, sovranisti, antimodernisti, antiprogressisti e antiliberali al contempo, e non si azzardino a pensare che esistano solo due sessi, diverse razze, lingue e religioni, delle quali solo una sia quella vera.
E’ compito della Repubblica promuovere ogni ostacolo di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei sudditi, impedisca il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 9.
Di tanto in tanto[3] verranno indette “democratiche elezioni” per tranquillizzare il popolo-suddito e fargli credere di poter scegliere i propri governanti; tuttavia, attraverso sotterfugi e opache manovre di ingegneria istituzionale si dovrà fare in modo che sia sempre la plutocrazia finanziaria globale a decidere chi eserciterà il potere.
Art. 10.
La Repubblica disconosce ai cittadini-sudditi il diritto al lavoro e rimuove le condizioni che possano rendere effettivo questo diritto. Ogni suddito che abbia il coraggio di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che rischi di concorrere al progresso materiale o spirituale della società, verrà oltremodo scoraggiato, principalmente attraverso insostenibili vessazioni fiscali e interminabili ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione.
Art. 11.
La Repubblica, una e inevitabile, disconosce e ostacola le autonomie locali; essa attua, nei servizi che potrebbe delegare ai corpi intermedi, il più ampio accentramento amministrativo; adegua i princìpi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze della burocratizzazione e della centralizzazione dei poteri, per evitare che la cittadinanza prenda strane iniziative, magari volte a tutelare i propri insignificanti interessi.
Art. 12.
La Repubblica ostacola, con apposite norme, la civile convivenza tra i cittadini-sudditi, mentre con altrettanto apposite norme privilegia chi abbia inclinazioni contro natura e in generale persegua scopi dannosi per il benessere materiale e spirituale del popolo.
Art. 13.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, due ferri vecchi da rottamare, in particolare la seconda. I loro rapporti sono regolati dai Patti Galantinensi secondo i quali lo Stato legifera contro la Chiesa, e gli uomini di chiesa applaudono. Le modificazioni dei Patti, accettabili solo qualora apportino ulteriore nocumento alla Chiesa, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Chi si oppone verrà bannato, pardon, scomunicato, grazie alla sicura e meschina complicità dei vertici ecclesiali.
Art. 14.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge, tranne quella cattolica. Infatti le confessioni religiose diverse da questa hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in particolare se in consonanza con il mutevole e progressivo ordinamento giuridico italiano, in modo da favorire il disordine sociale, la dissoluzione morale e la povertà materiale.

Art. 15.
La Repubblica ostacola lo sviluppo della cultura, la ricerca scientifica e tecnica, in particolare attraverso la continua riforma di ciò che attiene all’istruzione, promuovendone il progressivo livellamento verso il basso, assicurando in tal modo che chi entra nel sistema scolastico da ignorante, non ne esca se non confermato in questa sua naturalissima caratteristica.
La Repubblica disprezza altresì il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Anzi, disprezza persino la parola Nazione.
Art. 16.
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme contro natura del giuspositivismo nichilista internazionale, del tecno-scientismo dogmatico, della civiltà dei diritti senza doveri, ed in particolare delle direttive europee, misconoscendo il diritto naturale universale.
Art. 17.
La condizione giuridica dello straniero è privilegiata dalla legge in conformità alle direttive imposte dalla finanza internazionale e dal turbocapitalismo.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, indipendentemente dalle condizioni stabilite dalla legge, in modo che gli possa essere impedito l’esercizio delle libertà democratiche anche sul suolo italiano.
Non e` ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici, a meno che non sia cattolico.
Art. 18.
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ritenendo pienamente sufficienti le missioni umanitarie di esportazione democratica per distruggere, devastare, ridurre alla fame inermi e incolpevoli popolazioni; promuove inoltre e favorisce l’invasione demografica da parte di popoli stranieri dopo aver raso al suolo i loro paesi.
Beninteso, sempre ripudiando la guerra.
Art. 19.
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano, e a questo punto può essere comodamente arrotolata in apposite bobine di piccole dimensioni e strappata lungo le perforazioni al bisogno.
Art. 20.
Qualora fosse sfuggito: l’euro è un processo irreversibile. Come i diritti LGBT.


[1]Forma di governo in cui chi esercita effettivamente il potere rimane celato dietro, al di fuori, o sopra le istituzioni ufficiali, rendendo di fatto la democrazia una mera finzione, o se preferite, visto che solitamente va in scena sui teleschermi, una fiction.
cripto- (o critto-) [dal gr. κρυπτός «nascosto, coperto»; lat. scient. crypto-]. – Primo elemento di parole composte formate modernamente, in genere termini scientifici o dotti (come criptofita, crittografia, ecc.), nei quali significa «nascosto, coperto, simulato» e sim. Con accezione partic., in formazioni di tono polemico, è usato per indicare persone, movimenti, istituzioni che cercano di celare la loro reale posizione ideologica o politica (criptocomunista, ecc.).
-crazìa [dal gr. -κρατία, di nomi come δημοκρατία e sim., der. di κράτος «potere», κρατέω «dominare»]. – Secondo elemento di parole composte derivate dal greco (come aristocrazia, democrazia, teocrazia) o formate modernamente (come burocrazia, plutocrazia, tecnocrazia, ecc.), che significa in genere «potere, dominio, esercizio del potere».

[2]A eliminare tutti gli altri valori non negoziabili, quelli vecchi, ha già pensato manu militari Francesco I, il Misericordioso.
[3]QB, quanto basta. Senza esagerare.