ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 3 giugno 2018

“Carne da macello”



 
Questa mattina, mentre aspettavo una persona in un luogo pubblico frequentato da stranieri, su di uno schermo televisivo è apparso un servizio sfacciatamente blasfemo e indecente. Superato il momento iniziale di sorpresa, imbarazzo e smarrimento (dal momento che continuo a vestirmi da prete, per cui la gente guardava lo schermo e guardava me), non ho potuto che provare un dolore profondissimo, soprattutto vedendo associata, a più riprese, l’immagine del papa (con la proiezione di alcuni momenti importanti del Suo Pontificato) alle sfilate della cosiddetta “moda religiosa”. Nel servizio veniva illustrata, infatti, in lungo e in largo (corredata di una infinità di dettagli), una “mostra” di paramenti sacri (pianete, dalmatiche e molto altro) associata ad una sfilata di moda con “vestiti” (molto più appropriato chiamarli “svestiti”) riproducenti varie parti dei paramenti e indossati da modelle a volte mezze nude. Il tutto condito di commenti di “esperti” entusiasti e, quel che è peggio, la ripetuta associazione di tali “eventi” con la persona di Papa Francesco.

Tempo fa, leggendo qualche cosa riguardante tale “avvenimento”, mi era venuto da piangere, ma il vedere certe scene sbattute in faccia senza alcun ritegno mi ha riaperto una ferita profondissima, come mi si chiedesse: e ora, da che parte vuoi stare? Dalla parte dei “farisei” che piangono per simile sfrontatezza, o dalla parte dei “misericordiosi” che tutto comprendono e tutto scusano? Grazie a Dio, ho pensato che non ci si può “abituare” alle opere del demonio e far finta che Gesù Cristo sia stato crocifisso per scherzo, o Alfie e Charlie siano morti giocando con i loro genitori, o i milioni di fratelli Santi Innocenti abortiti per far Loro il favore di non venire alla luce di questo mondo sotto il potere del suo principe.
So di essere uno di quei preti che, facendo un paragone con l’esercito (nel quale ho prestato il servizio militare, diversamente da tanti preti o alti prelati) sarebbe chiamato “carne da macello”, cioè   quei “senza nome” che servono solo per essere mandati in prima linea a farsi ammazzare, magari per il capriccio di ufficiali senza scrupoli.
Dato il compito a me affidato, tiro avanti come posso con i pochi soldi dei quali posso disporre, cercando di farne un buon uso. Sono uno di quei preti ignoranti, che quando intervengono in qualche riunione vengono subito messi a tacere perché non sanno usare il linguaggio ad effetto di quanti hanno studiato nelle “migliori” università e con i più “moderni” professori e che sanno fare meravigliose giravolte linguistiche adatte a suscitare tante approvazioni e applausi. Nel mio piccolo, ogni volta che sento parlare male dei preti cerco di chiedermi se anch’io non sia di scandalo a qualcuno.
Non sono mai stato un assiduo frequentatore di sacrestie da piccolo. Ho cominciato a lavorare la terra al fianco di mio padre a sei anni, appena finiti i compiti o durante le vacanze estive. Fatto il servizio militare, ho lavorato in fabbrica e ancora oggi cerco di arrangiarmi nell’aggiustare le cose e nel fare molti lavori manuali che ormai non vengono fatti più da nessuno; la biancheria me la lavo da solo, stiro, faccio la spesa, pulisco la casa e qualche volta mi faccio da mangiare (a casa mia gli uomini erano occupati tutto il giorno nei campi, per cui mi arrangio come posso). Sinceramente non ho mai pensato di farmi prete per avere una posizione o per fare soldi: se avessi cercato cose come quelle, avrei avuto molte altre possibilità per farlo. Per questo sono contento di non avere altro che l’indispensabile per vivere, convinto che servire la Chiesa non deve essere una fonte di guadagno.
Non sono neppure un “pauperista” perché so distinguere abbastanza bene fra la povertà e lo sfruttamento della dabbenaggine altrui. Ho imparato nel ’68 a discernere tra giustizia e imbroglio da parte di chi si serve di argomenti “sensibili” per fare i propri interessi. Ho capito fin da ragazzo che il ’68 avrebbe distrutto le radici più profonde della Fede e della morale. Del sindacato ho imparato a comprenderne le bugie. Per tutto questo non mi ha mai fatto “schifo” (come dicono alcuni) la cosiddetta “ricchezza” della Chiesa quando viene messa a disposizione della Liturgia o della cura d’anime. Ho visto divisioni, litigi e cose orribili per l’amore sfrenato ai soldi, anche da parte di chi parla tanto di povertà. Pur evitando il più possibile le innumerevoli e inutili riunioni inconcludenti di preti o di certi “laici impegnati”, amo il decoro e la bellezza degli ambienti liturgici. Per quanto posso, anche ora, cerco di avere cura di tutto questo.
Per la mia povera esperienza, poi, posso dire che i veri poveri mai si scandalizzano quando vedono una Chiesa tenuta bene, pulita e decorosa, e nemmeno quando vedono che gli oggetti liturgici hanno un certo valore. Al contrario, sono i primi a togliersi anche il poco che hanno, per dare maggiore decoro a tutto ciò che aiuta a vivere e celebrare bene i Sacramenti. Posso dire anche di non aver mai visto un ricco dare alla Chiesa nella stessa proporzione di quanto sanno dare i poveri. Eppure, proprio perché sono i poveri ad amare di più la Liturgia, non capisco come sia possibile che delle persone con grandi responsabilità, addirittura presso la Santa Sede, non abbiano avuto alcun timore nell’esporre al ludibrio di gente corrotta, uomini effeminati, gente blasfema, ciò che sempre ha suscitato nei più poveri un’altissima stima e un amore fino al martirio verso i Sacramenti.
Se questi bravi signori, che vivono nei palazzi costruiti dai poveri per un pezzo di pane al giorno, avevano bisogno di raccattare un po’ di soldi, come dicono loro “per i poveri” (concedendo in uso, sempre per soldi, a gente spudorata e senza scrupoli i paramenti liturgici), perché non hanno provato a fare una raccolta fra noi preti? Sarebbe bastata una piccolissima parte della paga di ciascuno (una camicia e un paio di pantaloni in meno in un anno, o un po’ meno profumi o dopobarba) per raccogliere una somma ben più grande. Il tutto, senza mettere in ridicolo e alla mercé di gente blasfema la Chiesa stessa.
Si potrebbero dire molte altre cose, ma ho una domanda che mi sta a cuore: dal momento che è comprensibile che una persona reagisca addirittura con un “pugno” quando gli viene offesa la “madre” (come è successo quando è stata offesa la religione islamica), che dire quando è offesa la Chiesa proprio dai Suoi stessi ministri? Forse che non è più la nostra Madre? Nessuno che si senta profondamente offeso nel vedere il “vestito di nozze” della propria Madre dato in mano a personaggi ambigui, effeminati, promotori di orge o cose simili, o a ragazze pagate da gente corrotta per accantonare il proprio pudore ed esporre all’avido pubblico il loro corpo?
Non credo che si tratti di moralismo. So molto bene che non è facile per un uomo distogliere gli occhi da una bella donna magari vestita in modo molto “estivo”, e che questa è la battaglia di ogni giorno (non più per quelli alla moda che sono attratti da persone dello stesso sesso). Ma proprio per questo la Chiesa insegnava, non so se lo faccia ancora, di fuggire le tentazioni.
A questo proposito, una persona mi raccontava che il suo parroco non partecipava allo spettacolo di danza organizzato dal comune perché non gli sembrava opportuno. Io ho risposto che lo capivo, perché so che non è di alcun aiuto partecipare a certe cose e rimanerne completamente indifferenti. Ogni giorno, infatti, siamo provocati da pantaloncini corti, scollature varie e altro; ma quando entriamo in Chiesa troviamo ancora un po’ di sobrietà, a parte certe feste o matrimoni che spesso diventano passerelle di modelle improvvisate. È come trovare lì un vento ristoratore dopo aver sopportato i bruciori della strada.
Sicuramente mantenere il proprio corpo, gli occhi e la mente come tempio dello Spirito Santo è una battaglia senza tregua di ogni giorno. Ma proprio per questo non capisco perché sia “necessario” portare l’ardore del caldo della malizia e dei desideri più sfrenati o contro natura dentro la chiesa stessa. Perché è proprio questo che una persona comune può arrivare a pensare. Se si fa così, con il permesso della Santa Sede, perché una donna vestita in modo provocante dovrebbe essere invitata a mettersi qualcosa addosso durante un matrimonio?
Ma oggi sembra una disgrazia che nei Vangeli siano state ricopiate (da quegli incompetenti di amanuensi) alcune frasi “imbarazzanti” come quella secondo la quale guardare una donna con desiderio è lo stesso che commettere adulterio. Peccato che sia rimasta anche la frase che dice che a chi scandalizza uno dei “piccoli” dei quali parla Gesù, sarebbe meglio gli fosse messa una macina da asino al collo (non dice una macina piccola di tutti i giorni, parla di quella da asino, ben più grande).  Un gran problema, veramente, per i moderni studiosi, far capire alla gente comune che Gesù, al contrario, intendeva dire che l’esibizione delle fattezze del corpo di donne appositamente provocanti con abiti a “sfondo religioso”, sia una “conquista” della Chiesa del nostro tempo. Forse voleva anche dire che passare da una donna all’altra non fa problema, purché sia fatto con rispetto e con le buone maniere. Oppure dire che Lui non ha mai vietato l’omosessualità perché non ne parla mai direttamente.
La prima volta che ho letto la notizia della “collaborazione” fra la Santa Sede e il “mondo della moda”, come dicevo sopra, ho pianto per mezz’ora e ho provato un dolore immenso: come se qualcuno fosse entrato nella camera dei miei genitori (cosa che noi figli facevamo solo in rare occasioni e per particolari necessità, sempre con rispetto e timore), avesse preso il vestito delle nozze di mia madre e se lo fosse messo in una sfilata di carnevale o ad un gay pride. Ma, ancora peggio, è stato come se mio Padre stesso avesse dato il Suo consenso per un simile disprezzo verso mia Madre (“padre” da intendere come “responsabili” che rivestono cariche importanti presso la Santa Sede).
Non si tratta solo di un’offesa al buon senso, bensì di un segno chiaro di disprezzo che non può che venire se non da chi, con una certa probabilità, non ha mai vissuto sul serio quello che i Sacramenti significano. Se solo penso che quei paramenti sono stati usati per celebrare la Santa Messa nella quale si è fatto presente Gesù Cristo nella Sua passione (e quale passione!), nella Sua morte (e quale morte!) e nella Sua Risurrezione (e quale Risurrezione!) per me, a causa dei miei terribili peccati, non posso che commuovermi al solo vederli, pensando fino a che punto Lui ha dovuto soffrire per colpa mia! Quelle persone che hanno permesso tutto questo, non si sono mai commosse o non hanno mai pianto, di fronte a Gesù Cristo nell’Eucaristia? Non hanno mai avuto i peccati perdonati, così da comprendere fino a che punto Lui si è dovuto umiliare per noi?
Oggi si parla tanto di “ammodernamento” della Chiesa e di maggiore “vicinanza ai poveri”. Ma ho l’impressione che molti di quanti parlano di queste cose non ne conoscano nemmeno l’ABC. I più offesi, in molti casi di malinteso “ammodernamento”, sono proprio i poveri, quelli che si tolgono anche il pane per aiutare la Chiesa ad avere luoghi e suppellettili degni di quanto si celebra. Al contrario, quelli che applaudono a queste iniziative, sono i beffardi (dei quali la Scrittura parla in modo molto duro), quelli che avevano bisogno che la Chiesa “approvasse” le loro depravazioni; infatti non ho mai trovato un povero vero denigrare in un modo così spudorato la Chiesa;  piuttosto sono i ricchi, che non hanno altro da fare che “distrarsi” con le peggiori schifezze, o quelli che si lavano la bocca con il “sociale”, ma hanno le tasche piene, le vacanze assicurate, l’ultimo film dissacratore nel miglior cinema, il plauso del mondo; sono proprio loro a farsi beffe della “stupidità” di quanti “credono ancora a certe cose”.
Ho conosciuto molti peccatori incalliti, ma ho visto che quando entravano in Chiesa avevano il pudore di non sbandierare le loro schifezze. Al contrario, provavano vergogna. Ora, invece, essere spudorati e beffardi sembra essere diventato un “valore”, senza contare la presunzione di chi pensa di “imitare” Gesù Cristo che mangiava con i pubblicani e i peccatori. Certamente Lui lo faceva, ma sapendo molto bene che quella Sua Misericordia Gli sarebbe costata il “prezzo” della passione e morte in Croce,  Inoltre ho dei seri dubbi (visto che non c’erano telecamere o telefonini) che Gesù si compiacesse di veder scimmiottare i sacerdoti del Tempio per il divertimento dei commensali, oppure che si rallegrasse di vedere delle prostitute indossare delle imitazioni del vestito di sua Madre o portare segni religiosi per essere più provocanti in funzione di orge sfrenate.
Per questo ho ancora una “mezza speranza” che ci sia ancora qualcuno capace di prendere una sferza e cacciare questi dileggiatori ingrassati e annoiati nel loro ministero con il sudore dei poveri. Se proprio hanno voglia di offendere la Chiesa, abbiano almeno il pudore di farlo fuori, non dentro e a spese di altri, con cose che non appartengono a loro. Perché non se ne vanno a fare i dileggiatori di Maometto in un paese islamico?
Sicuramente quanto sta succedendo oggi nella Chiesa è conseguenza anche dei miei peccati, come lo è stato l’Esilio in Babilonia per il Popolo di Israele; ma penso che sia necessario anche aiutarci a non finire completamente nel baratro. Io uso un’auto vecchia concessami in prestito, ma so che, se non la tratto con riguardo, da un momento all’altro rimango a piedi senza la possibilità di comprarne una. Molto più per la Chiesa: se si sono fatti degli errori, perché non correre al riparo? Lasciar perdere e far finta di nulla su tutto non potrà che fare moltissimo male soprattutto ai più deboli. E anche a me, perché d’ora in poi mi sarà ancora più difficile rimanere “solo” nel combattimento, essendo stato abbandonato da chi mi dovrebbe esortare a mantenere fede all’impegno preso.
 – di padre Vittorio Veneziani