ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 10 giugno 2018

Loro beatitudine

LE “CROSTE” DE L’OSSERVATORE ROMANO

Non sapevo di essere un pittore. L’ho appreso dall’O.R. che da un po’ di tempo pubblica quotidianamente presunte opere d’arte, che sono invece degli autentici sgorbi, delle schifezze indescrivibili. Quella robaccia la saprei dipingere anch’io.



Sophine_Beatitudine_2015

Ma come si fa, per es., a dare il titolo di beatitudine a una porcheria come quella pubblicata sull’O.R. del 28-29 maggio u.s., sul quale numero ce n’è un’altra intitolata ode alla gioia, che sarebbe invece più acconcio intitolare ode all’impiastro?




Theresa_Vandenberg_Donche_Ode_alla_gioia


Da un po’ di tempo in qua, non c’è quasi numero dell’O.R. senza almeno uno di quegli impiastricciamenti, che si pretende rappresentino addirittura ora la speranza, ora la carità, ora la misericordia, ora altre doti dello spirito. La continua insistenza mi sembra un po’ ideologica e comunque un po’ maniacale.

Ad ogni modo la faccenda mi dà l’occasione per dire le stesse cose dell’ultima edizione del Lezionario prodotta dalla CEI. Con tutte le stupende opere d’arte che abbiamo in Italia su soggetti biblici, si dovevano proprio andare a scegliere quelle orrende illustrazioni, alcune delle quali veramente inqualificabili?




Lezionario domenicale e festivo della Chiesa cattolica
V Domenica di Pasqua – Bruno CECCOBELLI – tecnica mista su carta 30×19,6





Lezionario domenicale e festivo della Chiesa cattolica
Il Buon Pastore - Mimmo Paladino, 2007

Mi capitò una volta, andando a leggere il Vangelo, che mi scappò detto: “Oh Dio che spavento!”, perché il testo era affiancato da una illustrazione in cui Gesù sembra un impressionante demonio. Ma come si è potuto arrivare a tanto?
Tra l’altro va ancora detto che la scelta di privilegiare la cosiddetta arte moderna è un vero e proprio sopruso, un’imposizione a tutti da parte di qualcuno dei propri gusti personali.
Nel caso del Lezionario io direi che è una offesa ai sentimenti altrui e alla devozione personale di ciascuno.

Nessuno può arrogarsi il diritto di passare sopra alla sensibilità degli altri in campo liturgico e devozionale. Altrimenti, perché meravigliarsi se poi i gusti eccentrici personali vengono trasferiti ai paramenti e alle suppellettili liturgiche, nonché allo stesso altare e allo stesso tabernacolo?
Se il cattivo esempio viene dall’alto [non è la CEI che ha il copyright dei testi liturgici?), figuriamoci cosa può venire dal basso

di
 Don Francesco Cupello