ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 5 giugno 2018

Orizzonte sul basso

Un Dio orizzontale

“…Per Gesù Cristo, nostro amico e fratello.”
Devo ammettere che questa formula, sentita durante la messa, mi lascia molto a disagio. Ero abituato a quel “Nostro Signore” che, nei dialetti delle mie parti, sostituiva il nome di Dio: “Nossgnùr”.
In tempi passati la Chiesa ha spesso posto l’accento sulla regalità divina. Feste come “Cristo Re dell’Universo” testimoniano una teologia verticale dove sono evidenziati l’insignificanza dell’uomo, il suo esistere per volontà divina, il suo dipendere dalla Grazia. Dio Giudice, il primato della verità e il dogma sono tutti connessi a questo tipo di ordine cosmico. Una visione affine alla struttura della società com’è stata per secoli: il re, l’imperatore, la nobiltà, con i suoi doveri e la sua autorità derivante da quella celeste.

Ma la società oggi è diventata, almeno nominalmente, orizzontale. La rappresentatività delle élite è stata via via messa in discussione e demolita; nel nostro tempo nessuno direbbe che un presidente esercita il suo mandato per volontà divina. Specie certi presidenti. Alla verità, che fa liberi, oggi si preferisce la libertà, che permette di arrivare alla verità; il Dio che giudica è messo da parte, si preferisce quello misericordioso. Persino i tribunali umani spesso non seguono più la legge, ma le loro sensazioni. Si sono sostituite alle certezze morali non negoziabili atteggiamenti molto più possibilisti, fino quasi alla sparizione del peccato. Come se il bene fosse diventato un concetto confuso. Se Dio è il sommo bene, allora anche lui appare come somma confusione. Gesù ora è fratello, amico, compagnone. E con quale autorità un compagnone ha il diritto di sindacare i tuoi comportamenti? Un dio così diventa inutile per l’uomo, utile per un potere che non è più limitato da niente di superiore.
Se Cristo un tempo si seguiva perché “bisognava”, un’imposizione che lasciava il cuore arido e la ragione perplessa, oggi si dice che occorre farlo per amore. Ma l’amore non sorge a comando: è suscitato da una presenza eccezionale. Non ci innamoriamo di una mediocrità qualsiasi, né di un “buddy Christ” che non è in grado di dirci niente di definitivo su quello che è vero, bello, giusto. Perché non è che una proiezione di noi stessi.
Si può forse seguire uno sconosciuto per dovere, ma difficilmente perché ci dicono che dobbiamo essere innamorati di lui.
Forse il “Gesù sovrano” di un tempo non ha più molto senso in un mondo dove i sovrani contano solo come macchiette o come dittatori. Viene da domandarsi se è stata la teologia a plasmarsi sulla società o viceversa. Se ci si debba adeguare dimenticando il passato. Ma questo Gesù così trendy, l’odierno compare di bagordi che perdona tutto, è così distante dalla figura storica di quell’uomo che è Dio da renderlo incomprensibile. Da rendere immotivato il suo sacrificio, irrilevante il suo stesso esistere. Fino a farlo sparire in un volemosebene che è una dolciastra trappola mortale.
Sì, Gesù è nostro amico, nostro fratello, ma solo dopo che abbiamo riconosciuto la sua autorità. Il suo essere divino. Il suo essere Signore.
Solo dopo che avremo capito perché amarlo.