ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 4 luglio 2018

Marchiati come conservatori

IL MACCARTISMO NELLA CHIESA NEL REGNO DEL MISERICORDIA. COME SCREDITARE I PERPLESSI…

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, e soprattutto carissimi troll che onorate della vostra presenza questo blog, la riflessione di oggi è destinata anche a voi. Ma non solo a voi: è indirizzata soprattutto al lettore “medio”. Una riflessione scaturita da due fatti recenti. La prima è la bellissima e sincera intervista che il prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, il card. Gerhrard Mueller, ha concesso al Catholic World Report, e che trovate in questo articolo de La Nuova Bussola Quotidiana.

In essa Mueller diceva, fra l’altro:  “I fedeli che prendono seriamente la dottrina cattolica e la professione di fede cattolica sono marchiati come conservatori e spinti fuori dalla Chiesa cattolica, esposti alla campagna diffamatoria del media liberal e anti-cattolici. (Sottolineatura mia). Per molti vescovi, la verità della rivelazione e della professione cattolica di fede sono solo una variabile in più nelle politiche di potere intra ecclesiali. Alcuni di loro citano accordi individuali con papa Francesco e pensano che le loro dichiarazioni in interviste con giornalisti e figure pubbliche che sono tutt’altro che cattolici offrano una giustificazione per annacquare verità definite infallibili, i dogmi. Per dirla tutta, stiamo di fronte a un clamoroso processo di protestantizzazione”.
Quasi in contemporanea o poco dopo, mi giungeva questo commento a un articolo di Stilum Curiae: “Quindi il sedevacantista Marco Tosatti pensa che il vescovo di Pompei….”. In quel momento mi sono ricordato che su un sito cattolico, qualche giorno prima, era apparso un commento del genere, in cui il mio nome era associato a quello di un altro collega ben più noto, un collega cattolico molto serio, ed entrambi venivamo definiti sempre come “sedevacantisti”. L’articolo era – è – presente su un sito cattolico che spesso pubblica anche cose interessanti, ma che ahimè è rimasto contagiato dal clima di caccia al dissidente che si sta spargendo nell’universo ecclesiale cattolico nell’era della misericordia e dell’ipocrisia.
Ora, ci sono poche cosa che diano più fastidio che essere accusati di pensieri parole opere ed omissioni di cui si sia innocenti. Sfido sia l’ignoto commentatore che il povero infelice scrivano che ha pubblicato l’articolo, a trovare una sola parola in tutto quello che Stilum Curiae pubblica, e prima di lui San Pietro e Dintorni, che possa sia pur lontanamente far pensare che io sia un “sedevacantista”. Opinione rispettabilissima, peraltro, intendiamoci; ma che non condivido. Penso che Jorge Mario Bergoglio sia il papa. Sulla sua qualità umana e pontificale, sul  come eserciti questo compito, e sulle conseguenze spesso devastanti del suo operato, mi riservo in piena coscienza e in totale libertà di spirito di riportare fatti, e raramente di esprimere opinioni. Aiutato dal fatto che a differenza di altri non devo rispondere a possibili finanziatori, o mediatori di finanziamenti.
E sono proprio l’una e l’altra, temo, che danno fastidio a chi della difesa a oltranza delle opere di questo regno ha fatto il suo compito principale. Chi per ragioni d’ufficio, chi perché ha famiglia o famiglie, chi perché pensa che sia il regno vincente, più che il Regno, (ma comunque ci sarà sempre tempo per pentirsi e arruolarsi nelle file del prossimo imperatore…), e per mille altri motivi.
Ma vedete, quel rivoluzionario barricadiero del card. Mueller ha centrato il problema: “I fedeli che prendono seriamente la dottrina cattolica e la professione di fede cattolica sono marchiati come conservatori e spinti fuori dalla Chiesa cattolica, esposti alla campagna diffamatoria del media liberal e anti-cattolici”.
Noi – uso il plurale majestatis perché a Stilum Curiae collaborano più persone – non ci siamo spostati da quello che eravamo sei anni fa. Noi no. Qualcun altro lo ha fatto; e fra di loro c’è chi cerca di mascherare impressionanti macroscopiche code di paglia affibbiando etichette suppostamente diffamatorie a chi non ha fatto salti, piroette e giravolte e conversioni appena meno clamorose di quel di Paolo di Tarso. Ma forse non così profondamente motivate.

Marco Tosatti