ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 25 agosto 2018

Cristofobi

L'Incontro delle famiglie ostaggio della lobby gay


Davanti agli scandali di abusi commessi da preti e vescovi, è forte la pressione di quanti imputano all'omofobia della Chiesa la responsabilità di certi comportamenti e chiedono la "normalizzazione" dell'omosessualità. L'intervento dell'omoeretico padre James Martin a Dublino è solo la punta dell'iceberg. La Chiesa si incammina sulla via della conformazione al mondo, il contrario di quanto aveva invocato Benedetto XVI otto anni fa nella Lettera ai cattolici d'Irlanda (da rileggere)

Padre Martin a Dublino
Nelle Lettera ai cattolici d’Irlanda del 19 marzo 2010 (clicca qui), Benedetto XVI lo aveva detto chiaramente: la strada per rimarginare le profonde ferite inferte alle persone e alla Chiesa dai sacerdoti responsabili di abusi sessuali passa dal ritorno a Dio. Quindi, preghiera e un preciso cammino penitenziale oltre a tutte le misure adeguate (nelle diocesi e nei seminari) per evitare il ripetersi di certe situazioni.

La lettera di Benedetto XVI era molto dettagliata, seguiva un incontro avuto a Roma con tutti i vescovi irlandesi e i superiori degli ordini religiosi: gli scandali che avevano travolto la Chiesa irlandese erano stati devastanti. Il Papa richiamava la grande fede che aveva caratterizzato il cattolicesimo irlandese, dal monachesimo medievale che tanto aveva contribuito all’evangelizzazione dell’Europa alla grande testimonianza di fede durante la persecuzione subita dagli inglesi. Poi, però - spiegava il Papa - negli ultimi decenni il secolarismo ha investito tutta la società irlandese e anche la Chiesa ne è stata colpita, la mentalità del mondo è entrata nella Chiesa, la fede si è affievolita e le conseguenze morali sono sotto gli occhi di tutti. Da qui la necessità di un cammino per ritornale alla fede, per riallacciare il rapporto con Dio.


A distanza di otto anni, si può dire che forse si è posto un freno al fenomeno degli abusi sessuali, che molto è stato fatto per compensare le vittime, ma quanto a far risplendere di nuovo la luce del Vangelo non sembra proprio che sia stata intrapresa la strada indicata da Benedetto XVI. Basti vedere come la Chiesa ha subito i recenti passaggi epocali della società irlandese, con l’approvazione delle unioni gay e dell’aborto.
E non può essere quindi una coincidenza che sia proprio la tappa di Dublino a segnare il cedimento dell’Incontro mondiale delle famiglie alla cultura del mondo. Il programma del Congresso teologico-pastorale svoltosi in questi giorni, e che ha fatto da preludio all’incontro di oggi e domani con papa Francesco, ne è una chiara dimostrazione. L’intervento di padre James Martin, che ha segnato l’ingresso ufficiale dell’agenda Lgbt ai vertici della Chiesa, è stata la punta di quell’iceberg che si chiama mentalità mondana, riduzione di Dio e dell’avvenimento cristiano all’ideologia dominante (vedi articolo di Roberto Marchesini).

Questo aspetto è ancora più grave dei pur gravissimi crimini commessi da preti e vescovi, perché cancella la possibilità di «rinascere alla vita e alla speranza». Senza voler sminuire la testimonianza di chi comunque ha preso sul serio l’invito alla preghiera e alla penitenza, riconfermato dalla recente Lettera al Popolo di Dio di papa Francesco, appare evidente che la tendenza prevalente oggi nella Chiesa sia tutt’altra. Ovvero, cogliere l’occasione dell’emergere di questi scandali – che nella stragrande maggioranza sono frutto di comportamenti omosessuali – per sovvertire la dottrina e il progetto creatore di Dio a favore dell’ideologia omosessualista o gender.

Così sull’onda delle terribili rivelazioni di quanto è accaduto negli Stati Uniti, ecco farsi sempre più forti e chiare le voci di quanti attribuiscono all’omofobia nella Chiesa la causa degli abusi e degli atti omosessuali nei seminari o tra consacrati. Lo abbiamo letto, tanto per dare qualche esempio, in una lunga analisi su The Tablet, da Alberto Melloni su Repubblica, ma è anche ciò che sostiene padre Martin, spalleggiato in modo imbarazzante dal quotidiano dei vescovi italiani “Avvenire”.

In poche parole, si vuol far passare l’idea che a causa dell’omofobia i seminaristi e i preti con tendenze omosessuali siano costretti a nascondere la loro identità sessuale e a reprimerla: e proprio questa repressione indotta spingerebbe alcuni a commettere anche degli abusi. Dal che si deduce che basterebbe fare venire allo scoperto quanti hanno tendenze omosessuali e accettarli per quel che sono e anche gli abusi e i comportamenti immorali d’incanto scomparirebbero.
Si tratta di argomenti palesemente strumentali, così come quelli che imputano la responsabilità degli abusi al celibato sacerdotale.

Eppure l’ideologia omosessualista non è semplicemente un programma per il futuro, è ciò che sta già avvenendo: lo stesso padre Martin a Dublino ha presentato ciò che avviene nella sua parrocchia “modello”, con le omelie diventate occasioni di coming out per persone che partecipano a incontri di cattolici Lgbt, e ha anche detto che un paio di queste persone hanno intrapreso la vita consacrata (con buona pace delle disposizioni riconfermate anche recentemente da papa Francesco).
Ma questo è già vero anche in Italia: il più eclatante è il caso di Staranzano (clicca qui), dove il parroco don Francesco Maria Fragiacomo è stato costretto a dimettersi dopo che il vescovo Carlo Alberto Maria Redaelli, si è rifiutato di intervenire per risolvere il caso dell’educatore capo-scout civilunito con il suo compagno e benedetto dal vice parroco. Analogo il caso a Cagliari di don Massimiliano Pusceddu, a cui da due anni è stata tolta la parrocchia e vietato di celebrare messa in pubblico dall’arcivescovo Arrigo Miglio per aver affermato durante l’omelia l’esclusività della famiglia naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna e denunciato i tentativi di piegare la parola di Dio all’ideologia gender.
A questo si deve poi aggiungere il numero sempre crescente di vescovi che “benedicono” le veglie di preghiera anti-omofobia in giro per l’Italia.


Il fenomeno è comunque globale ed è chiaro che non viene contrastato da Roma (clicca qui). Solo un fattore imprevisto potrebbe oggi porre un argine a questo processo di omosessualizzazione della Chiesa e, più in generale, di conformazione al mondo.

Riccardo Cascioli
http://www.lanuovabq.it/it/lincontro-delle-famiglie-ostaggio-della-lobby-gay 
  • L'INTERVENTO LGBT DEL GESUITA

Il conformista Martin svela un'idea materiale di uomo


Dal discorso del gesuita Martin a Dublino sui "cristiani Lgbt" emerge un’immagine della persona esclusivamente emotiva, passionale, senza alcun progetto o vocazione. Quella di padre Martin è l’antropologia moderna rinascimentale, illuminista e marxista. Che bolla come «omofoba» l’antropologia aristotelico-tomista-cattolica secondo cui l’uomo è una unione inscindibile di anima e corpo, dove le passioni sono al servizio della ragione. Il suo è un rifiuto luciferino della legge naturale, nel cui brodo ora si pretende che si immergano le famiglie cattoliche.  


Sinceramente non so da dove cominciare per commentare l'intervento del Padre gesuita James Martin al World Meeting of Families di Dublino (qui l'intervento integrale in italiano).
Potrei sottolineare come padre Martin confonda persone con tendenze omosessuali con i militanti LGBT; che i suoi inviti all’accoglienza e alla misericordia escludono chi non si identifica nella militanza omosessualista; che questo atteggiamento non solo discrimina queste persone, ma le tratta da «non persone» come si faceva nell’URSS con chi cadeva in disgrazia: semplicemente queste persone smettevano di esistere.

Oppure potrei commentare l’uso eretico (selettivo) del Magistero da parte del gesuita: cita i brani del Catechismo e della Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali che stigmatizzano l’ingiusta discriminazione di queste persone, dimenticando tutto il resto.

Potrei anche chiedermi che c’entra un intervento del genere al World Meeting of Families… ma qualche gentile lettore mi ricorderebbe che la stessa domanda è stata sollevata ai recenti sinodi sulla famiglia ed è rimasta senza risposta.
Sarebbe fatica sprecata, considerato che i lettori della Bussola – perlomeno quelli più fedeli, e sono la maggioranza – queste cose le sanno già: nel corso degli anni sono stati edotti nel modo migliore possibile e in modo originale sul tema, e ne sanno molto più della maggior parte delle persone.

La cosa veramente interessante di questo episodio (in realtà non si tratta solo di questo) è il fremente desiderio da parte della Chiesa attuale di confluire nel mainstream, nonostante san Paolo raccomandi l’esatto opposto: «Non conformatevi alla mentalità di questo mondo» (Rm 12, 2).

Questo conformismo è evidente a due livelli.
Il primo, più superficiale, è dichiarato da padre Martin che recita: «Fate attivismo per la loro causa. Siate profetici. Ci sono molte occasioni in cui la Chiesa può essere una voce morale per questa comunità perseguitata». Non so se lui o gli organizzatori se ne sono accorti: ormai la militanza gay friendly è passata (o sta passando) di moda, così come la difesa del lavoro, il femminismo e mille altre mode. La presenza di personaggi LGBT nelle fiction televisive, ad esempio, non dà nemmeno più scandalo: ormai è considerata ovvia, sia da chi la approva che da chi la disapprova. Sempre più spesso, di fronte all’ennesimo gay-pride o all’ennesima presunta violenza omofoba, le persone reagiscono con un’alzata di spalle, o con sempre più malcelata insofferenza. Adesso è di moda il migrante, questo è il nuovo terreno di scontro; che noia, l’omosessualismo…

Come al solito, quando la Chiesa decide di abbracciare posizioni mondane, lo fa fuori tempo (altro che «Siate profetici»…) e in modo maldestro. Lo ha fatto con il comunismo (quando si era già trasformato in terrorismo, e molti militanti prendevano le distanze); lo ha fatto con la psicoanalisi (quando ormai non se la filava nessuno); con il femminismo (e ormai anche le femministe ci ripensano…); con l’evoluzionismo. Ora sale sul carro dell’omosessualismo quando gli altri stanno già scendendo per salire altrove.

Ma c’è un secondo livello di conformismo, più profondo e dalle conseguenze più importanti.
I «pensieri» non sono funghi: non crescono in modo spontaneo, improvviso e imprevedibile ora qua, ora là. I pensieri sono coaguli in un flusso culturale nel quale siamo immersi. La cosa interessante è che la maggior parte delle persone non ha la minima idea di essere immersi in una cultura. Avete presente la storiella dei pesci di David Foster Wallace? Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: – Salve, ragazzi, com'è l'acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po', poi uno guarda l'altro e fa: – Che cavolo è l'acqua?
Ecco, sostituiamo «pensiero» ad «acqua» e ci siamo.

Torniamo a padre Martin e alla sua locuzione. Dal suo discorso emerge un’immagine della persona nella quale la parte rilevante è l’emotività: l’importante è non farla sentire esclusa, rifiutata, ermaginata eccetera eccetera. La persona, per padre Martin, è emotività, passioni; è materia, perché le passioni (da Cartesio in poi) sono «moti del corpo»; non ha nessun «dover essere», nessun progetto o vocazione, perché «è fatta così». Quella di padre Martin è, in sostanza, l’antropologia moderna: rinascimentale, empirista, illuminista, romantica, marxista, costruzionista.

Quella che padre Martin paventa e ridicolizza come «omofoba» è l’antropologia aristotelico-tomista-cattolica: l’uomo è una unione inscindibile di anima e corpo; le passioni sono al servizio della ragione; l’uomo non è ciò che è, ma è ciò che può essere.

Due acque completamente diverse. Ma padre Martin non lo sa; gli organizzatori non lo sanno. Vendono come cattolica l’acqua che si è sempre posta come antitesi al cattolicesimo.
Ed ecco il secondo livello di conformismo: più profondo, inconsapevole.
Per quale motivo questo secondo livello di conformismo ha delle conseguenze più importanti? È semplice.
Il rifiuto della ragione e il trionfo dell’emotività hanno come conseguenza (o come obiettivo) il rifiuto della Legge Naturale; perché il compito specifico e più alto della ragione è proprio riconoscere la Legge Naturale e (aiutata dalle passioni) orientarvi la persona.

Ora: il rifiuto della Legge Naturale è il luciferino «Non serviam» (Ger 2, 20); è l’«Eritis sicut dii» (Gn 3, 5), padroni di decidere cosa è bene e cosa è male.
Ecco, l’abbiamo scritto. Questa è l’acqua nella quale nuota padre Martin, e l’acqua nella quale gli organizzatori vogliono che nuotino le famiglie cattoliche: la Cloaca Maxima.

Che insegnamenti possiamo trarre da questa faccenda? Io direi almeno tre...
1) Non conviene affaticarsi per conformarsi al mondo: stat crux dum volvitur orbis, le mode passano in fretta.
2) Se non studiamo Aristotele e san Tommaso finiremo per dire fesserie come padre Martin.
3) Probabilmente aveva ragione papa Ganganelli: ogni duecento anni è opportuno sopprimere l’ordine dei Gesuiti.
 http://www.lanuovabq.it/it/il-conformista-martin-svela-unidea-materiale-di-uomo

Meeting o Conferenza? A Dublino due mondi cattolici a confronto

In alternativa al Meeting mondiale della famiglie, in corso a Dublino, l’Istituto Lumen Fidei ha organizzato una Conferenza delle famiglie cattoliche che si è tenuta il 22 e il 23 agosto, sempre a Dublino, e ha visto la partecipazione, fra gli altri, del cardinale Raymond Burke e del vescovo Athanasius Schneider, due delle voci più significative fra quelle che difendono la retta dottrina e l’eterna legge divina contro gli attacchi del modernismo e dell’eresia.
Se al Meeting (al quale due cardinali come Wuerl di Washington e O’Malley di Boston hanno rinunciato in seguito agli sviluppi della crisi per gli abusi omosessuali) è stato possibile ascoltare il gesuita James Martin, paladino della causa Lgbt, alla Conferenza delle famiglie cattoliche ha invece parlato John-Henry Westen, co-fondatore e caporedattore di LifeSiteNews, uno dei siti più efficaci e agguerriti a difesa della cultura della vita. Ma molti altri sono stati i protagonisti di spicco: da Gerard van den Aardweg, psicologo e psicanalista cattolico olandese, a Robert Royal, presidente dell’Istituto Faith & Reason, da José Antonio Ureta, membro fondatore della Fundacion Roman, la principale organizzazione a favore della vita e della famiglia in Cile, a John Smeaton, presidente della Society for the Protection of Unborn Children e co-fondatore di Voice of the Family; da Stephane Mercier, professore cacciato dall’Università Cattolica di Lovanio in Belgio per aver osato chiedere ai suoi studenti di prendere in considerazione argomenti contro l’aborto e l’ideologia gender, al padre cappuccino Thomas Weinandy , il teologo che ha scritto al papa per segnalargli che il suo pontificato è contraddistinto da una “confusione cronica” e “una apparentemente intenzionale mancanza di chiarezza”.
Ma fra tutti gli interventi vorrei concentrarmi qui su quello del dottor Thomas Ward, medico di famiglia inglese nonché presidente dell’Associazione nazionale delle famiglie cattoliche.
Ward ha infatti sviluppato un parallelo fra epoche diverse e diverse rivoluzioni, per dimostrare l’obiettivo comune, e convergente, di distruggere la famiglia.
Il primo grande attacco contro la famiglia, ha ricordato Ward, coincide, alla fine del XVIII secolo, con la rivoluzione francese e in particolare con la figura del Marchese de Sade, il campione del libertinismo, acerrimo nemico della famiglia e della morale sessuale cattolica. È in quel momento che le perversioni finiscono di essere tali e diventano “conquiste” rivoluzionarie, all’insegna di una visione diabolica e turpe della libertà.
Poi il secondo, grande attacco: 1848, il Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels, nel quale si sostiene che lo Stato, e non la famiglia, deve assumersi la responsabilità dell’educazione delle nuove generazioni, aprendo così la strada allo statalismo in campo educativo e scolastico e alla progressiva delegittimazione dei genitori, che non sono più considerati i primi educatori dei loro figli.
Per Marx ed Engels la famiglia “borghese” va superata. Essa per loro è solo uno strumento che la classe dominante utilizza per la gestione della proprietà privata. Di qui le premesse per la dissoluzione della famiglia, con una quantità di conseguenze che stiamo sperimentando anche oggi, tutte all’insegna del trasferimento dei diritti relativi all’educazione e alla crescita dai genitori allo Stato, fino al caso di Alfie Evans, i cui genitori, Tom e Kate, sono stati letteralmente espropriati dal Servizio sanitario nazionale del diritto di decidere circa il destino del proprio figlio.
La terza rivoluzione anti-famiglia, ha spiegato Ward, è arrivata con la grande contestazione degli anni Sessanta del secolo scorso, la “liberazione” della donna, il femminismo, la distruzione dell’idea di autorità, la lotta contro ogni forma di “repressione” eccetera.
Tutte idee penetrate anche nella Chiesa cattolica, tanto che oggi, ha detto Ward, stiamo assistendo a un’altra rivoluzione, unica nel suo genere, perché arriva proprio dall’interno della Chiesa e non da forze ad essa ostili. La rivoluzione in atto si esprime nella liquidazione di Humanae vitae e nella nascita di un nuovo paradigma che di fatto legittima il permissivismo in campo morale, introduce il perdonismo e non dà precisi punti di riferimento.
Su posizioni come quelle del dottor Ward si può naturalmente discutere ed essere più o meno d’accordo, resta il fatto che un buon numero di cattolici ha sentito il bisogno, proprio alla vigilia del Meeting ufficiale, di andare ad ascoltare lui e gli altri che la pensano in modo analogo, evitando accuratamente di andare al Meeting mondiale. Una provocazione? Forse meglio dire una forma di compensazione rispetto a posizioni ritenute troppo cedevoli rispetto alla mentalità dominante nel mondo.
Il documento che suscita più perplessità in questi cattolici, che sarebbe troppo facile bollare semplicemente come “tradizionalisti”, continua a essere Amoris laetitia, che è invece al centro del Meeting al quale papa Francesco interverrà nella fase conclusiva.
Tra le modalità con cui i contenuti di Amoris laetitia sono messi a disposizione delle famiglie, non solo irlandesi, in occasione del Meeting c’è anche un cartone animato, visibile nel sito amoris.ie, nel quale la famiglia è considerata nella realtà dei nostri giorni. Sei le sezioni: Families living in a digital world, Family: a living reflection of the Trinity, Love and imperfection, Consumerism and families, Love and mercy, and How families transform the world.
La famiglia presentata nelle animazioni è alle prese con i problemi quotidiani: i figli che stanno troppo tempo sui social, il papà e la mamma che tornano distrutti dal lavoro, la mancanza di comunicazione, lo stress. Ma nel sito non mancano le famiglie in carne e ossa, attraverso una serie di contributi filmati che mostrano le connessioni tra Amoris laetitia e le loro vite.
I due mondi, quello della Conferenza delle famiglie cattoliche e quello del Meeting mondiale delle famiglie, sembrano piuttosto lontani anche per quanto riguarda la metodologia comunicativa. Certo, i mezzi a disposizione di Lumen Fidei per l’organizzazione della conferenza “alternativa” sono stati infinitamente più limitati rispetto a quelli del grande Meeting. Si nota comunque da una parte la tendenza a puntare sulla parola e sull’approfondimento, dall’altra invece lo sforzo di utilizzare le modalità espressive dominanti nel mondo, con uno stile che cerca di essere il più possibile disinvolto, disposto a pagare un prezzo in termini di profondità pur di apparire coinvolgente e allegro.
Ma c’è davvero da stare allegri?
Il dottor Thomas Ward non sembra di questo avviso. Riflettiamo sul fatto, ha detto, che sia Suor Lucia di Fatima sia san Giovanni Paolo II annunciarono che lo scontro finale tra Dio e Satana si giocherà sul terreno della famiglia e della vita.
Aldo Maria Valli
https://www.aldomariavalli.it/2018/08/24/meeting-o-conferenza-a-dublino-due-mondi-cattolici-a-confronto/

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