ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 13 novembre 2018

La giunta vaticana verso il resto dei fedeli

NON OCCORRE ESSERE CREDENTI



Così sappiamo che è meglio non toccare la dolorosa domanda che ci prende tutti davanti  agli incendi indomabili di California, alle piogge torrenziali che fanno morti e devastazioni, ai terremoti, alle eruzioni, alle violenze-menzogne, al tripudio dei trionfi gay sulle rovine  di chiese sconsacrate: se  il calice dell’ira di Dio non stia per essere colmo e riversarsi in castigo.
Domande che i non credenti irridono come ridicole e superstiziose, “scandalo” da cui la gerarchia vaticana li difende.  Io mi ripeto spesso una sentenza del grande storico dell’arte Hans Sedlmayr:
“Il peccato significa, in ogni tempo, un estraniarsi dalla  vita divina. Oggi, nella migliore delle ipotesi, l’uomo del ventesimo secolo riesce ancora a concepire il peccato in  maniera grettamente morale; ma non riesce a considerarlo come un turbamento del cosmo umano, dell’intera vita e delle fonti di essa”.

Non occorre essere credenti per ricostruire la deriva per cui l’umanità occidentale ha modificato il mondo attorno, avvicinandolo alla catastrofe, partendo dall’interno verso l’esterno.  Proprio Sedlmayr lo insegna, facendo  cominciare il processo dal teismo della Rivoluzione. E’  allora che ai nostri occhi collettivi  “Il mondo si raffredda,  e tutto ciò che viene attaccato da questo raffreddamento si trasforma: il mondo diviene un mondo-macchina, l’uomo in uomo-macchina, lo Stato in stato-macchina”. La tendenza a capire profondamente il mondo inorganico, quasi che l’uomo avesse acquisito nuovi sensi, lo rendono capace degli avanzamenti scientifici e delle mega-costruzioni, come degli stati totalitari,  le fredde architetture razionaliste…. L’importante è capire che queste conquiste, che rendono l’uomo  immensamente più autonomo, vengono da “un turbamento primario: l’uomo puro e il Dio puro, con l’eliminazione nell’uomo di ciò che è soprannaturale e in Dio di ciò che è personale”.
Perché, come dice Franz Von Baader, “come l’uomo sta di fronte a Dio così egli sta di fronte a se stesso , al prossimo, alla natura e al mondo spirituale”.  Dunque le conquiste nella materia inorganica, hanno  raggiunto  “una potenza cosmogonica. Basta pensare alla quantità di metalli e di elementi, a tutte  le energie  [petrolio, uranio..] che l’uomo  ha strappato negli ultimi decenni dalla terra, per comprendere la totale trasformazione avvenuta nel mondo”.
Bisogna capire che  la conquista di questa  potenza  è, non metaforicamente, una discesa. Sono regali che  ci danno le  forze ctonie  ed infere, con cui cambiamo il mondo  –   e ciò mentre  a tal  punto siamo ormai “autonomi” da porci certe ansie ed  angosce, che un tempo, gli uomini lasciavano alla Provvidenza: c’è il riscaldamento climatico, ed è colpa dell’uomo! Bisogna stabilire un controllo mondiale e totalitario per far abbassare la temperatura terrestre di 2 gradi entro  il 2030…e poi questo dio che c’immaginiamo di esser diventato, scopre  che ha creato un’isola di plastica nel Pacifico, che occupa un della superficie del più grande degli oceani, fra California e le Hawaii, ed ha ucciso i pesci – e bisogna provvedere –   anche a questo.
“Il secolo che più degli altri domina gli elementi inorganici –  chiosa Sedlmayr – è impotente di fronte a ciò che è veramente organico, lo annienta e lo distrugge in continuazione”.
Georges Bernanos, che scrisse un libro “contro i robots” nel 1947, profetò: “L’uomo non potrà vivere in questo mondo; ci potrà vivere soltanto se saprà essere sempre meno uomo”. Cosa che ci riesce  sempre meglio.
Ma oggi l’Occidente ha superato anche quella fase.   Il mondo freddo o rovente dell’uomo di Junger che credeva di poter vivere nelle tempeste d’acciaio, è ulteriormente superato;   nel mondo  s’è introdotto  in qualche modo ridiventato caldo.  Con le sfilate gay, i “diritti” LGBT, l’insegnamento per legge della sodomia nelle scuole, è  portato a livello  di massa, sulla scena pubblica, come conformismo, luogo comune e “normalità”, qualcosa che fu di ambienti squisiti e ristretti, artistici e ideologici.  Paul Klee, che trascorse  dal  surrealismo all’astrattismo al cubismo, scrisse: “Il nostro cuore pulsante ci spinge verso il basso, sempre più in basso, verso il fondo originario”. 
E’ “la fuga dalla vita terrena non verso l’al di là, ma l’al  di qua, il mondo  sub-naturale,  l’infraumano”.  Una parte sempre più numerosa di nostri simili che “odia fondamentalmente tutto   ciò  che ha carattere religioso” si è insediata in un mondo di sua creazione,   come un suo paradiso (artificiale) preternaturale.    Quel mondo fu prima creato su tavola e pittura  da Hieronymus Bosch:  “l’antinaturale, l’antiragionevole,  l’anti-organizzato”, che “dalla profondità con l’impeto ammaliatore dell’esperienza di un mondo che ha rinunciato a Dio”.  “Questo inferno passa  i limiti della sua giurisdizione e irrompe sulla terra”.  Non è un caso che Bosch sia stato  riscoperto negli anni 1920-30: dai surrealisti  che ne hanno fatto il  loro padre:  Dalì e Max Ernst  hanno creato i loro mondi  assurdi e più che reali.
“Oggi non è più necessario ricorrere a procedimenti metafisici per avere un’idea di questo mondo del caos: i  ‘capolavori’ della guerra” senza fine  “per   la democrazia”  lo svelano;  come la riduzione della Grecia alla fame,  gli uteri in affitto,  la dittatura della dissoluzione che  toglie diritti sociali mentre è larga dei diritti sessuali, la violazione dell’innocenza “questa sfera è divenuta immanente al mondo”, e noi ci viviamo dentro. Per alcuni è il paradiso interra. Il suo futuro è il transumano, una specie di immortalità conseguita a forza di nanotecnologie, genetica  e robotica –   per chi se la può permettere.
Solo, ci si può domandare come nelle sfilate del gay pride ancora tanti  sentano l’impulso incoercibile a irridere ad una  religione e ad una chiesa che ormai  non li condanna più, anzi nemmeno esiste; come mai  si sente  ancora come piccante e trasgressivo fare festini in una chiesa, quando ormai non c’è nulla da profanare che non sia già stato profanato,ma secolarizzato; come mai si senta sempre il bisogno di  sputare e insultare  un cattolicesimo ormai in disarmo, ormai di pochi. Il sintomo è inequivocabile: questi  agitati,  spropositati, disperati  gaudenti vivono “in quella sfera, ormai immanente al mondo, che sente il Cristo come “inferno”.
Mi guardo bene dall’ipotizzare se gli incendi indomabili che sconvolgono la California e inceneriscono  le ville di Lady Gaga,  e Cher, dei grandi finocchi dello spettacolo e della nuova estetica, siano in qualche  modo una anticipazione della Geenna già qui. Sedlmayr  offre una opportuna citazione di Gustave Le Bon: questo antropologo e medico, autore del saggio La Psicologia delle Folle (1895), ateo, ha scritto: “La storia ci insegna che i popoli non sopravvivono a lungo al tramonto della loro fede”.  Non c’è bisogno di esser credenti.
Per noi credenti, l’intima  consonanza fra uomo e cosmo, e  la nostra  responsabilità del riscatto del mondo materiale è evocata  da San Paolo:
“ Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio;  non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo.   Poiché la creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio; perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l’ha sottoposta,  nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio”  (Romani, 8, 19-23)



https://www.maurizioblondet.it/non-occorre-essere-credenti/

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.