ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 17 novembre 2018

Questi sinodi non servono a nulla

Pastori, dove siete?
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Pasce oves meas. Confirma fratres tuos (Gv 21, 17; Lc 22, 32).

Sembrava tutto troppo tranquillo. Le solite manovre diversive avevano distratto tanti, entrati subito in fibrillazione per presunte indiscrezioni sullo sdoganamento dell’omofilia o su cambiamenti nella  liturgia da promulgare urbi et orbi nella Messa conclusiva, o ancora sull’abolizione del celibato o sull’ammissione delle donne al ministero. Invece i furbastri del pool bergogliano stavano lavorando di nascosto su tutt’altro versante. In realtà l’assoluta mancanza di trasparenza (eliminazione della relazione intermedia sulle discussioni sinodali, embargo sui testi degli interventi, comunicazione strettamente controllata dall’alto…) faceva già fiutare il colpo basso, preparato lontano dai riflettori per neutralizzare ogni opposizione. I vescovi, a impedire le vivaci polemiche che agitarono i due “sinodi sulla famiglia”, si son visti forzati a votare un testo preconfezionato e presentato all’ultimo momento, di cui mancavano le traduzioni e sul quale non avevano avuto il tempo di riflettere. Per inciso: quando il Magistero era scritto in latino e i Pastori cattolici lo conoscevano, non c’era alcun bisogno di tradurre un bel nulla…

Come ha osservato uno dei partecipanti al sinodo più pilotato della storia, è immorale approvare un documento che non si è potuto valutare adeguatamente; eppure la quasi totalità del testo ha ottenuto senza colpo ferire la maggioranza qualificata dei due terzi. Questo non è segno di responsabilità né davanti a Dio né davanti alla Chiesa. Che qualcuno organizzi l’ennesima farsa in stile sovietico per imporre idee e decisioni già prese non obbliga nessuno a prestarvisi: l’astensione dal voto è sempre possibile, come pure la silenziosa protesta di quanti, vistisi trattati da stupidi e non volendo cooperare a una menzogna, hanno con dignità abbandonato l’aula. I giovani stessi, come previsto, sono stati usati e gabbati per altri scopi; certe penose festicciole danzanti entusiasmano solo quelli che si son lasciati deformare da preti, frati e suore o da qualche movimento. Il documento finale è la solita minestra riscaldata, ma con quel tanto di veleno sufficiente a peggiorare ulteriormente il loro stato di salute spirituale o ad allontanarli definitivamente dalla Chiesa. Alla fine, la messa in scena loro dedicata, se è pervenuta a qualche risultato, ne ha prodotto uno ben poco pertinente, ossia un’ulteriore spinta verso il decentramento dell’autorità ecclesiastica.

È così che un sinodo sulla gioventù ha inopinatamente partorito un contributo alla sinodalità, quella prassi ecclesiale che, da semplice mezzo, è ora presentata come un fine, se non addirittura una nota caratteristica della Chiesa, la quale, a quanto pare, deve cessare di essere una e cattolica: l’abusiva devoluzione in materia di dottrina, liturgia e disciplina sta già provocando notevoli divisioni e divergenze. Nel testo è completamente assente, oltre all’urgente educazione morale e alla destinazione ultraterrena dell’uomo, la dimensione gerarchica del Corpo Mistico, ossia la struttura di istituzione divina che gli consente di reggersi e di funzionare. Un’ossessiva insistenza sui mantra del cammino, del discernimento e dell’accompagnamento oscura totalmente le essenziali funzioni, fondate sul sacramento dell’Ordine, di insegnamento, governo e santificazione, senza le quali semplicemente non c’è Chiesa. Il rimando alle conferenze episcopali non è affatto una valorizzazione del ministero dei vescovi, ma un subdolo incentivo a una loro ulteriore esautorazione a vantaggio di istanze di diritto meramente ecclesiastico e di natura burocratica che da decenni si ingeriscono pesantemente in ogni aspetto della gestione delle diocesi e impediscono ai presuli di adempiere i propri doveri.

Se c’è qualcosa che riguarda realmente i giovani, è comunque l’implicita ammissione che esistano vari orientamenti sessuali. Anche senza riprendere un acronimo caro al pensiero unico (benché lo si fosse surrettiziamente infilato nell’Instrumentum laboris, sollevando giustamente un polverone), è stata tranquillamente accolta l’idea che c’è dietro, cioè una palese e aberrante menzogna, sia pure coperta da una citazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Ma il problema è già lì – e non c’è affatto da stupirsene, visto che chi ne ha diretto la redazione è l’attuale Arcivescovo di Vienna, così gay friendly… Già in quel testo, infatti, che pur dichiara gli atti omosessuali intrinsecamente disordinati, si depista sbrigativamente il lettore sul piano pastorale con la raccomandazione di un’accoglienza caratterizzata da rispetto e compassione, omettendo sia una definizione chiara del problema a livello scientifico e morale, sia un’indicazione affidabile per uscire da un’immane sofferenza.

Sebbene esistano molte persone che soffrono di disturbi dell’attrazione sessuale, l’omosessualità non esiste, né a livello genetico né a livello funzionale. La sessualità, infatti, è una realtà attinente alla persona umana, soggetto individuale, in sé sussistente, dotato di ragione, coscienza morale e libero arbitrio, nonché capace di relazione e di trasmissione della vita; per sua stessa natura e per il suo retto esercizio essa richiede due individui complementari che si uniscano in un atto personale, a faccia a faccia, allo scopo di donare l’esistenza ad altri individui della stessa specie, i quali, essendo immagine di Dio, sono chiamati alla Sua eterna beatitudine e devono perciò essere avviati ad essa fin dalla più tenera infanzia. La sessualità esiste dunque unicamente tra uomo e donna; il termine omosessuale è contraddittorio, il termine eterosessuale è pleonastico.

L’omofilia è un disturbo, dovuto in genere a ferite psicologiche dell’infanzia, che si può curare con terapie riparative; eventuali difetti genetici o disfunzioni endocrinologiche sono mere anomalie che, in quanto tali, non possono costituire il fondamento di altre forme di sessualità. Se l’attrazione per persone del medesimo sesso, anziché rimanere una croce da portare con l’aiuto della grazia di Dio, che la ricompenserà in eterno, si traduce in atti omoerotici di sodomia, viene a configurarsi come un peccato impuro contro natura che grida vendetta contro di Lui, cioè reclama un gravissimo castigo in quanto Lo oltraggia nel modo più vergognoso possibile nella creatura che Lo rappresenta nel mondo visibile, la quale si degrada spaventosamente mediante atti abominevoli.

Sottacere queste verità, nei testi del Magistero, è una colpa di omissione di gravità inaudita, perché non rende al Creatore l’onore che Gli è dovuto, nonostante ci abbia inequivocabilmente mostrato la verità sia con la fede che con la ragione, ma anche perché lascia le anime prive della luce e della guida di cui hanno bisogno per salvarsi ed evitare l’Inferno. Insinuare dubbi o ambiguità su dati dottrinali certi e già sufficientemente approfonditi è una colpa di gravità ancora maggiore, in quanto direttamente contraria al fine intrinseco del Magistero ecclesiastico e sintomatica di un’opposizione allo Spirito Santo. La setta bergogliana ha responsabilità pesantissime in questo senso, ma anche chi la fiancheggia indirettamente, fosse pure soltanto per ignavia.

È ora di affermare a chiare lettere che questi sinodi non servono a nulla, anzi sono terribilmente dannosi. I vescovi cessino di prestarsi al gioco e li boicottino, se vogliono conservare ancora un minimo di credibilità, già tanto compromessa dagli orribili scandali che l’ultimo sinodo, secondo Charles Joseph Chaput, arcivescovo di Filadelfia, ha trattato in modo deludente e inadeguato. Ma soprattutto, come ha di recente ricordato monsignor Viganò, al momento della morte ci attende un giudizio particolare immediato, nel quale l’anima stessa, vedendosi nella luce di Dio, riconosce la sorte che le spetta; alla fine dei tempi ci sarà altresì il giudizio universale, nel quale tutti i peccati dei reprobi saranno pubblicamente manifestati.

Pastori della Chiesa, vi esorto nel nome di Gesù Cristo: se avete ancora un barlume di fede, pensate al Giudizio (che sarà per voi molto più severo che per le vostre pecorelle) e riscuotetevi dal vostro deplorevole torpore; se non l’avete più, dimettetevi e abbandonate il posto che occupate in modo fraudolento, prima che l’ira divina piombi su di voi e di voi faccia strame. Basta con queste ignobili farse! Ricominciate a fare i vescovi secondo il mandato di Cristo testimoniato dalla Scrittura e dalla Tradizione: proclamate e difendete la verità, confutate e bandite l’errore, istruite e governate clero e fedeli. Date accesso, nei vostri seminari, esclusivamente a giovani uomini dalla moralità cristallina, espelletene i professori eretici, sanzionate una buona volta i preti pederasti, anziché continuare a coprirli profondendovi in ipocrite dichiarazioni, e accogliete in diocesi sacerdoti di sana dottrina, fedeli alla volontà di Dio e alla loro vocazione.

Smettete di approvare supinamente documenti preconfezionati che vengon fatti passare per vostre decisioni, come la nuova edizione del Messale con le sue traduzioni fasulle. Riprendete possesso delle vostre legittime prerogative riducendo il potere degli organismi consultivi, come pure le ingerenze dei burocrati e ideologi delle conferenze episcopali, e facendo valere la vostra giusta autorità nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti, non per imporre iniqui decreti e decisioni arbitrarie, ma per condurre il vostro gregge in Paradiso. Se siete in tanti, Roma non potrà sostituirvi tutti e dovrà ascoltarvi, se proprio vogliam parlare di collegialità. Fate ancora in tempo a cambiare rotta, per la salvezza vostra e di quanti vi seguono, seppure siano sempre di meno.

Pubblicato da Elia

http://lascuredielia.blogspot.com/2018/11/pastoridove-siete-pasce-oves-meas.html

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