ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 10 gennaio 2019

"L'apostasia attuale è peggio dell'eresia ariana..."

"Potremmo avere un pontefice apostata. In tal caso vivremmo un vero incubo" – Rivelazioni-choc del gesuita Malachi Martin


Padre Malachi Martin sin dagli anni '90 ha sottolineato che la nostra epoca è peggiore di qualsiasi altro periodo in cui la Chiesa è stata perseguitata.

In «Tempter's Hour» (L'Ora del Tentatore), nell'intervista realizzata da Triumph Communications, Padre Martin ha parlato del suo libro «Windswept House» (la Casa battuta dal Vento) e ha affermato che il «95% degli avvenimenti (contenuti nel testo) sono veri, ma descritti in forma romanzesca».

Ha asserito che il tema principale dell'opera riguarda la «Chiesa Cattolica romana» in piena apostasia. E ha proseguito dicendo che i termini scismatici, eretici e apostati spesso da lui utilizzati vengono usati male e fraintesi.

Il sunto delle sue definizioni è questo:

‒ Se sei scismatico, significa che contesti il potere o la giurisdizione della Chiesa.

‒ Se sei eretico, neghi una o più dottrine insegnate dalla Chiesa. Sostenendo una eresia, non significa che hai completamente perso la fede, ma che ti trovi in grave pericolo di perderla.

‒ Se sei apostata, neghi le verità basilari della Chiesa, come l'Inferno, la Grazia divina o il peccato, riducendolo a mera offesa sociale.

Padre Martin ha aggiunto:

"Al momento attuale (1997), un numero molto consistente di cattolici è nell'apostasia.Vi sono stati condotti da «ecclesiastici» anch'essi apostati. Almeno una parte minore, ma considerevole, di «cardinali», «vescovi», «preti» e religiosi ne è preda. Costoro non professano più le verità fondamentali della cristianità e ancor meno quelle del cattolicesimo."

Adesso, quasi una generazione dopo, è chiaro che tale "minoranza considerevole" di "cardinali" e "vescovi" è diventata ormai maggioranza.

Padre Martin ha paragonato l'attuale situazione alle eresie della rivolta protestante,segnalando che né Lutero, né il Re d'Inghilterra Enrico VIII negavano verità come l'esistenza del Paradiso e dell'Inferno, o ancora la Grazia santificante e la rivelazione divina, essendo il loro errore primario la pretesa di conservare il magistero.

"L'apostasia attuale è peggio dell'eresia ariana... Siamo in un contesto terribile in cui i consacrati non credono che Gesù sia presente nel Santissimo Sacramento, né che Egli sia Dio. E vanno anche oltre.

Un celebre gesuita francese, Teilhard de Chardin, riteneva che Dio non avesse fatto l'uomo, ma che l'uomo sarebbe diventato Dio... Alcuni «cardinali» sono di quest'avviso. Non credono più all'Incarnazione come la conosciamo, né alla Risurrezione. Sono apostati, eppure sono in carica, ed hanno la responsabilità della Chiesa!"

Padre Malachi ha rimarcato pure che la maggioranza dei «cattolici» "viene raggirata,perché condotta fuori dalla Vera Fede senza nemmeno accorgersene. Il «vescovo» e i suoi «preti» dicono spesso che non è poi così grave accostarsi ai sacramenti se si è omosessuali (attivi; ndt) o divorziati e risposati civilmente."

Bisogna tener conto, tra l'altro, che egli diceva questo nel 1997... Possiamo valutare, perciò, la rilevanza delle sue osservazioni in rapporto al Sinodo Kasperiano...

L'intervistatore, Bernard Janzen, ha sottolineato che «una delle impronte principalidei membri della gerarchia è quella di non negare apertamente le dottrine e i dogmi della Fede, ma di limitarsi ad ignorarli». Allora Padre Martin ha confermato che costoro "agiscono come se gli insegnamenti non esistessero più."

Malachi ha spiegato poi che uno dei temi secondari del suo libro «Windswept House» è questo:

"In breve tempo, umanamente parlando, non vi sarà più alcuna istituzione visibile della Santa Chiesa Cattolica Romana." Ed ha ribadito con enfasi: "non vi sarà più istituzione alcuna..." aggiungendo "Si può parlare di autodemolizione..."

Nel corso degli anni '60, è avvenuta una consacrazione diabolica, l'intronizzazione di Satana in Vaticano... È un fatto storico... compiuto dai satanisti di tutto il mondo, e dunque è Lucifero che detiene il potere a Roma.

La Santa Sede non è ancora in suo possesso, ma io sono certo che egli spera di disporre di qualche futuro papa, in modo che la «Casa» sia veramente sua.


Il solo uomo che può espellere Lucifero da Roma è il «padrone di Casa», e questo «padrone» è il papa. Spetta a lui procedere all'esorcismo, alla sua pulizia."

Come appena accennato, nel libro di Padre Martin viene descritta una doppia messa nera tenutasi in contemporanea nella Cappella Paolina e negli USA il 29 giugno 1963 per insediare Lucifero in Vaticano, e dove il sacerdote ha sostenuto che tale atto si sarebbe concretizzato durante i 50 anni successivi a tale data, vale a dire entro il 29 giugno 2013.

Il 29 giugno 1972, ossia nove anni dopo la suddetta intronizzazione, Paolo VI si lamentava così:

«Si credeva che in seguito al Concilio Vaticano II sarebbe brillato il sole nella storia della Chiesa. Ma al posto del sole, abbiamo avuto le nuvole, la tempesta, l'oscurità...Come è potuto succedere? Una potenza avversa si è infiltrata... il cui nome è diavolo... Noi crediamo all'azione del Maligno che imperversa oggi nel mondo... abbiamo il sentore che per qualche fessura, il fumo di Satana sia entrato nel Tempio di Dio.»

Nel suo libro «The Kingdom of Darkness» (Il Regno delle Tenebre), Padre Martin descrive ciò che significa «il fumo di Satana» evocando un'intervista che Paolo VI concesse, poco prima di morire, al suo carissimo amico Jean Guitton.

Questi, avendo interrogato il papa su tale espressione da lui frequentemente ripetuta, si sentì rispondere:

«Sì, il fumo di Satana è nel Santuario. E a causa della sua presenza i cattolici sono destinati a diventare una parte infinitesimale dell'umanità.»

Padre Martin ha proseguito così:

"Dobbiamo ricordarci questo. Un nuovo assalto è stato lanciato, ed è molto semplice. La tentazione è la seguente: «Siate come il resto degli uomini. Adorate un dio generalizzato. Siate buoni, compassionevoli e umanitari. Congiungetevi agli altri per costruire il mondo terrestre dell'uomo».

A Roma esiste una «Forza» che al momento presente è inamovibile. Essa non può essere rimossa con mezzi umani ordinari. È qui che entra in gioco, bisogna dirlo di nuovo, la Fede nella Nostra Signora di Fatima; Ella disse, infatti, che solo Lei poteva salvare la Chiesa, perché era ciò che Suo Figlio voleva.

Questo, non per propria scelta, ma appunto per quella di Cristo. Fu Lui a stabilire che alla fine sarebbe stata Sua Madre a salvare l'Istituzione apostolica che aveva fondato. Se si leggono attentamente le parole che la Madonna ha detto a Suor Lucia, vi si troverà un messaggio chiarissimo: «Le cose vanno male. Tanti eletti perderanno la Fede»." Ed ha aggiunto ancora:

"I Luciferiani hanno un programma molto stretto. Riguarda una profezia interna secondo cui avrebbero perso se il loro Principe non si fosse correttamente insediato nella Cittadella, ossia in Vaticano. Ora, per infiltrare Satana e completare quella intronizzazione, sarebbe stato necessario liberarsi del papa (in quel tempo Wojtyla; ndt)."

Si noti che Padre Martin rivelò questo nel 1997. Si può arguire, quindi, che la fazione Danneels/Kasper doveva essere molto impaziente del fatto che, non solo Giovanni Paolo II tenesse ben stretta la barra di comando, ma che pure Benedetto XVI, a lui subentrato, fece quello che doveva per resistere "ai lupi", promulgando il suo Motu Proprio a favore della perpetuazione del Sacrificio della Messa (documento inviso ai "modernisti").

Nella medesima intervista, Janzen ha domandato a Padre Malachi Martin se fosse stato possibile per i cardinali eleggere un papa eretico. Padre Martin ha risposto:

"Sì, noi potremmo avere un pontefice apostata. In tal caso precipiteremmo in una spaventosa situazione. Vivremmo un vero incubo. Questo metterebbe alla prova la Fede stessa del più grande santo. Essa sarebbe ridotta a brandelli.

Se ciò dovesse accadere, «essi» (del Regno delle Tenebre; ndt) avrebbero fatto centro,e noi saremmo costretti a rifugiarci nelle catacombe. Noi, Bernard, stiamo davvero per divenire, come ha dichiarato angosciosamente Paolo VI, una parte infinitesimale di umanità."


Pertanto, noi ci troviamo adesso qui, come membri di questa Chiesa post-sinodale. Rammentiamo l'avviso di Padre Amorth: "A meno che il pontefice o i vescovi non consacrino la Russia, come domandato dalla Vergine prima della fine di ottobre, il castigo arriverà poco dopo.

Quello che bisogna ricordarsi è che tale castigo è iniziato già da parecchi anni, benché i cattolici infedeli e tiepidi non se ne siano accorti. Riguarda il "Ritiro parziale della Grazia" (ossia l'effusione dello Spirito Santo; ndt) dalla terra, coem rivelato dalla Vergine a Bruno Cornacchiola, alle, Tre Fontane.

Sciaguratamente, questa sparizione della Fede non è stata percepita come un terribile castigo, perché molti cattolici l'avevano già perduta e non erano più scandalizzati per la corruzione della Dottrina e della Liturgia, né tanto meno per le perversioni che, nel frattempo, si sono ampiamente diffuse in tutto il clero.

Di conseguenza, la maggior parte della gente non reagisce e non si domanda perché sia scomparsa la Fede, nemmeno di fronte all'apostasia aperta che si mostra sfacciatamente in questa Chiesa della Misericordia post-sinodale, la «nuova chiesa».

A questo punto, Dio potrebbe dare inizio alle tappe finali del castigo. Sarà la purificazione del mondo materiale, con immense sofferenze a ragione delle quali "i sopravvissuti invidieranno i morti". Ma ciò prenderà di sorpresa la maggioranza degli uomini perché, non avendo essi prestato ascolto alle parole della Madonna, le loro menti e gli spiriti saranno oscurati.

In questo momento storico e apocalittico, all'orizzonte si intravede l'avanzata di una guerra massiva, ben peggiore di quanto non si sia mai vista sulla Terra. In tale pazzia, la Chiesa sarà quasi del tutto annichilita. È l'obbiettivo dei "modernisti" da numerose generazioni, ma essi saranno distrutti, e "il Piccolo Resto" fedele sopravviverà.

Allora l'Altissimo mostrerà ancora una volta CHI è il Signore del Cielo e della Terra, poiché le forze naturali reagiranno per cacciare gli usurpatori e ripulire il pianeta, ripristinando l'Ordine Supremo e con esso la Vera Fede.

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Fonte paraziale con riadattamento da:

sebirblu.blogspot.com/…/p-malachi-rivel…



https://gloria.tv/article/3iRL6UUWgATpDBrqp1kJAX771

Il Cuore Immacolato di Maria sta per trionfare? Si! Ma a condizione che...



PS. premetto subito che quel "sta per trionfare" non è farina del mio sacco. Basti leggere questo mio precedente articolo per rendersene conto: Strepitosa profezia di Padre Pio [rivelata da un figlio spirituale]: "Questi bimbi vedranno il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria!"

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La Regina del Rosario di Fatima, come è noto, disse: «Infine, il Mio Cuore Immacolato trionferà [...] e sarà concesso al mondo un periodo di pace».

Queste parole indicano con estrema chiarezza che la profezia dell’avvento del Trionfo non è condizionata dagli avvenimenti, né dalla volontà dell’uomo è dalla sua risposta affermativa o negativa agli appelli di Maria. La pace, un’èra di pace, sta per arrivare. Credere questo non è illusione.

La Madonna l’ha predetto:

«La Madre del Signore, in questa lotta contro il male, ci prospetta il preludio e contribuisce all’avvento di un’epoca nuova [...], accelerando l’inaugurazione dell’era messianica, come fece a Cana (cf Gv 2,1-11). In questa èra nuova della nostra storia, in questo importante momento di passaggio, Maria si manifesta come nuova Eva, come una forza speciale, portatrice del principio cristologico della salvezza e del riscatto in un mondo ambiguo, sovrastato da immani pericoli e grandi minacce. La sua presenza è un grande segno di speranza, come lo è nell’Avvento che annuncia la gioia del Natale. La Regina della Pace vuole ricostruire l’autentica “famiglia” dei popoli. Se ha pianto e piange per annunciare le brutture, si adopera anche con forza perché rinasca una società sotto l’iride della vera pace. Per questo l’umanità, anche figlia del suo dolore e delle sue preoccupazioni, non potrà perire, perché su di essa, oltre e malgrado la violenza delle tempeste, risplende e risplenderà sempre la luce di Cristo, Figlio di Maria»[1].

Nonostante le considerazioni e i dubbi umani, i fallimenti e i peccati, le guerre e i castighi, la sua profezia, “infine”, si realizzerà:

«Per il trionfo del suo Cuore Immacolato, la Madonna non pone condizioni di sorta perché esso avvenga, ma fa capire che, in ogni caso – con la corrispondenza o con la incorrispondenza degli uomini alle sue richieste –, il trionfo del suo Cuore Immacolato ci sarà [...]. Possiamo tutti rassicurarci ed esultare, quindi: il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, in ogni caso, ci sarà e donerà al mondo intero un periodo di pace per la rifioritura della vita cristiana»[2].

Il Trionfo del Cuore Immacolato, dunque, è promessa certa che Dio ci ha fatto attraverso Maria ed è incondizionata, perché questa istituzione di grazia non è voluta solo per la salvezza degli uomini ma, prima ancora, per la gloria di Dio che deve essere riparata e restaurata dopo l’empio e lungo periodo dell’età moderna in cui la Rivoluzione ha “scoronato”, disprezzato, oltraggiato e vilipeso la divina Maestà degna di ricevere da tutto il creato e in particolar modo dalla sua Chiesa la gloria, la lode e l’amore che le sono dovuti per stretta giustizia.

Il Trionfo certamente verrà, dunque, ma è in potere degli uomini accelerare o ulteriormente ritardare il suo compimento: dipende in sostanza dalla “conversione” degli uomini. Migliore sarà la qualità della conversione, maggiore sarà la quantità dei convertiti, prima il Trionfo verrà:

«Se al Cuore Immacolato toccherà il Trionfo finale sulle forze e sul regno di Satana in questo mondo, è certo che non dovrà mancare, in ogni caso, anche il nostro contributo di sforzi nel cooperare al Trionfo del Cuore Immacolato di Maria. L’intero messaggio di Fatima, in questo senso, è una continua richiesta [...] di partecipazione e di cooperazione generosa al piano salvifico del Cuore Immacolato di Colei che è la Mediatrice universale di tutte le grazie»[3].

È chiaro che si può dire che la preghiera fatta bene, il sacrificio offerto con amore e generosità, il dovere quotidiano fatto con diligenza per amore di Gesù e Maria, le virtù praticate ogni giorno con impegno e serietà, affretteranno di certo la venuta del Trionfo. Si tratta proprio degli appelli che, continuamente e con urgenza progressiva, la Madonna sta rivolgendo agli uomini, soprattutto da due secoli a questa parte. Si tratta del nostro «contributo di sforzi nel cooperare al Trionfo». Non vi è dubbio.

Ma a ben vedere, alla fin fine, si tratta di opere e atteggiamenti che testimoniano e realizzano una sincera conversione di vita, un progressivo e serio lavoro per la propria e altrui santificazione, un impegno a diventare sempre più come Dio ci vuole. Ha validità perenne l’adagio di Tommaso da Kempis:

«La conversione vera e religiosa avviene quando uno lavora coraggiosamente per vincere i suoi difetti e si dedica con grande fervore all’acquisto delle virtù»[4].

Quindi, in maniera più semplice, possiamo dire che correggere la nostra vita in meglio, convertirci ogni giorno secondo le esigenze della perfezione cristiana con tutto ciò che questo lavoro comporta, affretteràaccelererà la venuta del regno di Maria. L’autentica conversione, va ricordato, si traduce in una esistenza rinnovata dalle opere della Fede, con cui ci si riveste dell’«uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera» (Ef 4,24).

Per rivestirsi di questo uomo nuovo, la Fede deve essere operante, viva, per mezzo dell’osservanza dei Comandamenti di Dio, della pratica delle virtù cristiane e delle opere buone raccomandateci da Gesù nel santo Vangelo e prescritteci dalla Chiesa:

«La fede se non ha le opere, è morta in se stessa [...]. Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta» (Gc 2,17.26).

Il nostro problema è che spesso non vogliamo spezzare le catene, i condizionamenti di certi egoismi che costituiscono la nostra porzione di morte, non vogliamo “tagliare la testa”, “spezzare le gambe” a questi egoismi che ci impediscono la piena trasfigurazione in Cristo. Non ci si può illudere: si tratta di ingaggiare una vera e propria guerra spirituale che esige grande determinazione, forza, energia. La vera e autentica conversione, così, non potrà prescindere dall’aspetto ascetico della vita spirituale che allena e dispone alla dimensione militante della vita cristiana perché, come insegna lo Spirito Santo, «la vita dell’uomo sulla terra è una milizia; i giorni suoi son simili ai giorni d’un operaio» (Gb 7,1).

Bello e opportuno il commento-riflessione di san Josemaría Escrivá de Balaguer su questo versetto biblico del Libro di Giobbe:

«“Militia est vita hominis super terram, et sicut dies mercenarii dies eius” (Gb 7,1) [...]. Nessuno sfugge a questo destino, neppure i pigri che non si danno per intesi: disertano le file di Cristo e si affannano in altre lotte per soddisfare la loro comodità, la loro vanità, le loro ambizioni meschine; diventano schiavi dei loro capricci. Se la situazione di lotta è connaturale alla creatura umana, sforziamoci di adempiere i nostri obblighi con tenacia, pregando e lavorando con buona volontà, con rettitudine di intenzione, con lo sguardo rivolto a ciò che Dio ama. Così saranno colmate le nostre ansie d’amore, e progrediremo nel cammino verso la santità, anche se al termine della giornata troviamo che c’è ancora molta strada da percorrere. Rinnovate ogni mattina, con un serviam! deciso – ti servirò, Signore! –, il proposito di non cedere, di non cadere nella pigrizia o nella noncuranza, e di affrontare i doveri con più speranza, con più ottimismo, ben persuasi che se in qualche scaramuccia saremo vinti, potremo superare lo smacco con un atto di amore sincero»[5].

L’impegno ascetico, per il cristiano, è necessario. Non può essere un optional. L’ascesi, come insegna la bimillenaria Tradizione della Chiesa, «impegna alla propria santificazione in Cristo e per Cristo, lottando con i tre terribili avversari torturatori, ossia il demonio, il mondo e la carne, oppure, come li presenta l’evangelista e apostolo san Giovanni, i tre avversari così schierati in campo: “La concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, la superbia della vita” (1Gv 2,16). Sono essi, infatti, che si trovano alla radice di tutti i nostri peccati e appetiti disordinati, sia della carne che dello spirito, viziando e deformando tutto ciò che invece vorrebbe e dovrebbe tendere al bene, operando il bene per l’anima e per il corpo, secondo il volere santo di Dio.

La mortificazione cristiana entra allora in campo contro questi nemici per colpirli e allontanarli, così che l’anima, ben difesa, possa elevarsi a Dio e operare in tutto secondo Dio [...] Bisogna anzitutto saper rendere grandemente attiva la mortificazione (che significa far morire, in sostanza) spingendola in azione decisa e compatta contro il mio egoismo, il mio egocentrismo, la mia egolatria, di cui sono schiavo connaturalmente e che sa farmi ben regolare in ogni cosa secondo il mio modo di pensare, di vedere, di volere e di agire [...].

La stessa mortificazione [...] deve prendere in cura particolarmente le facoltà superiori dell’anima dando la “morte” al proprio giudizio per allenarsi a ragionare sempre più secondo la fede o secondo la visione soprannaturale delle cose; dando la “morte” al proprio volere e alla propria memoria, disfacendosi non solo di tutto ciò che è male, ma anche di tutto ciò che non spinga e non tenda al bene e direttamente a Dio: “Cercate le cose di lassù, gustate le cose di lassù... non quelle della terra”, dice san Paolo (Col 3,2). Morte alla propria volontà [...] per fare soltanto la Volontà di Dio; morte alla propria memoria per ricordare soltanto ciò che piace al Signore e fa ricordare il Signore Iddio»[6].

È, quello ascetico, un lavoro che deve portare, gradualmente, dalla morte dell’ego, dell’io egoistico che conduce l’uomo in schiavitù, al trionfo dell’amore di Dio in lui perché, come ci ricorda il grande sant’Agostino, l’amore di sé che si sostanzia nell’amore alla vita di peccato porta, alle sue estreme conseguenze, al disprezzo di Dio:

«Due amori [...] hanno costruito due città: l’amore di sé spinto fino al disprezzo di Dio ha costruito la città terrena, l’amore di Dio spinto fino al disprezzo di sé la città celeste.In ultima analisi, quella trova la gloria in se stessa, questa nel Signore. Quella cerca la gloria tra gli uomini, per questa la gloria più grande è Dio, testimone della coscienza. Quella solleva il capo nella sua gloria, questa dice al suo Dio: Tu sei mia gloria e sollevi il mio capo [...]. La prima, nei suoi uomini di potere, ama la propria forza; la seconda dice al suo Dio: Ti amo, Signore, mia forza»[7].

Per cui si può dire, a ragione, che la nostra società e il nostro mondo sono pieni di “disprezzatori di Dio”, perché son pieni di “adoratori di se stessi” e del peccato che si oppone a Dio. Noi, invece, dobbiamo essere di quelli che amano totalmente Dio, con un amore che, nelle sue estreme conseguenze, conduce al disprezzo di sé non nel senso di odiare e combattere in noi ciò che di bello e buono ha fatto Dio creandoci, ma nel senso di odiare e disprezzare ciò che di brutto e cattivo abbiamo fatto noi con l’obbedienza alla concupiscenza e l’amore al peccato, al vizio, al male:

«L’uomo e il peccatore sono due cose distinte: l’uomo è opera di Dio, il peccatore è opera tua, o uomo. Distruggi ciò che tu hai fatto, affinché Dio salvi ciò che egli ha fatto. Quando comincia a dispiacerti ciò che hai fatto, allora cominciano le tue opere buone, perché condanni le tue opere cattive. Le opere buone cominciano col riconoscimento delle opere cattive. Operi la verità, e così vieni alla luce»[8].

Ecco la vera e autentica conversione che affretterà il Trionfo del Cuore Immacolato! Ecco la vera santità che ci porterà tante grazie e benedizioni dall’alto e coincide con le richieste della Madonna stessa che continuamente rivolge a tutti nei suoi messaggi celesti. Il lavoro che si profila è quello di colpire il nostro io che si oppone a Dio, mirando a quelle “porzioni di morte”, a quelle “zone d’ombra” della nostra vita da cui procedono le opere di morte, opere che accrescono l’amor di noi stessi e delle creature e rintuzzano e mortificano la divina carità nella nostra anima. Queste opere di morte sono quelle di cui parla l’Apostolo nella lettera ai Galati:

«Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio» (Gal 5,19-21).

La conclusione è chiara e limpida: chi compie tali opere «non erediterà il regno di Dio» perché nulla di immondo entrerà nella Gerusalemme celeste:

«Non entrerà in essa nulla d’impuro, né chi commette abominio o falsità, ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello» (Ap 21,27).

È questo, quindi, il senso della conversione: trasfigurarci in Cristo in vista del Paradiso che ci attende. Correggere la nostra vita in questo modo e in questo senso profondo, quindi, accelererà il Trionfo. Se intendiamo realizzare il Trionfo il prima possibile dobbiamo rinunciare al peccato e diventare imitatori di Gesù e Maria. Il peccato ci espone alla minaccia di una catastrofe. Dobbiamo abbandonare il male e ogni affetto al peccato e fare in tutto la volontà di Dio. Ecco l’essenziale. Emendare la nostra vita è la condizione fondamentale per il rinnovamento del mondo. È questa la formula basilare che scolpisce appieno il senso della nostra cooperazione all’instaurazione del Trionfo.

Di fr. Pietro (Tempi di Maria)

NOTE

[1] A. Grasso, Perché appare la Madonna. Per capire le apparizioni mariane, Editrice Ancilla, Conegliano 2012, pp. 118-119.

[2] Padre S. M. Manelli, FI, Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà, in Il Settimanale di Padre Pio, 24.03.2012.

[3]Idem, Fatima tra passato, presente e futuro, p. 234.

[4]Tommaso da Kempis, La disciplina claustrale,c. III: Della vera conversione dell’uomo a Dio, che è il Sommo Bene.

[5] San Josemaría Escrivá de Balaguer, Amici di Dio,Ares, Milano 2009, n. 217.

[6] Padre S. M. Manelli, FI, Ascetica e Mistica nella Spiritualità Mariana, pp. 324-326.

[7] Sant’Agostino, La città di Dio, Rusconi, Milano 1984, p. 643.

[8] Idem, Commento al Vangelo di San Giovanni, omelia 12, n. 13.

Tempi di Maria
https://gloria.tv/article/qBBDZ2QeSHEt2sea1zKomJ6qx


Conferenza "Papa Francesco, cinque anni dopo: continuità o rottura nella Chiesa?"


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Conferenza "Papa Francesco, cinque anni dopo: continuità o rottura nella Chiesa?", Roma, 29 novembre 2018

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