ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 27 giugno 2019

Siamo alla Teologia della biodiversità


Eretico e apostata. Il cardinale Brandmüller scomunica il sinodo dell’Amazzonia 


Da quando è stato reso pubblico il 17 giugno, il documento base – o ”Instrumentum laboris” – del sinodo dell’Amazzonia ha avuto molte reazioni critiche, per l’anomalia del suo impianto e delle sue proposte, rispetto a tutti i sinodi che l’hanno preceduto.
Ma da oggi c’è di più. Ad accusare il documento addirittura di eresie e di apostasia è un cardinale, il tedesco Walter Brandmüller, 90 anni, insigne storico della Chiesa, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche dal 1998 al 2009 e coautore, nel 2016, dei celebri “dubia” sull'interpretazione e applicazione di “Amoris laetitia” ai quali papa Francesco ha sempre rifiutato di rispondere.
Ecco qui di seguito il suo “J’accuse”, reso pubblico oggi, 27 giugno, in tutto il mondo in più lingue.

Su Kath.net il testo originale in tedesco:
*
Una critica dell’”Instrumentum laboris” per il sinodo dell'Amazzonia
di Walter Brandmüller
Introduzione
Può davvero causare stupore che, all’opposto delle precedenti assemblee, questa volta il sinodo dei vescovi si occupi esclusivamente di una regione della terra la cui popolazione è solo la metà di quella di Città del Messico, vale a dire 4 milioni. Ciò è anche causa di sospetti riguardo alle vere intenzioni che si vorrebbero attuare in modo surrettizio. Ma bisogna soprattutto chiedersi quali siano i concetti di religione, di cristianesimo e di Chiesa che sono alla base dell’”Instrumentum laboris” recentemente pubblicato. Tutto ciò sarà esaminato con l'appoggio di singoli elementi del testo.

Perché un sinodo in questa regione?
Per cominciare, occorre chiedersi perché un sinodo dei vescovi dovrebbe trattare argomenti, che – come è il caso dei tre quarti dell’”Instrumentum laboris” – hanno solo marginalmente qualcosa a che fare con i Vangeli e la Chiesa. Ovviamente, da parte di questo sinodo dei vescovi viene compiuta anche un'aggressiva intrusione negli affari puramente mondani dello Stato e della società del Brasile. C’è da chiedersi: che cosa hanno a che fare l'ecologia, l'economia e la politica con il mandato e la missione della Chiesa?
E soprattutto: quale competenza professionale autorizza un sinodo ecclesiale dei vescovi a emettere dichiarazioni in questi campi?
Se il sinodo dei vescovi davvero lo facesse, ciò costituirebbe uno sconfinamento e una presunzione clericale, che le autorità statali avrebbero motivo di respingere.
Sulle religioni naturali e l’inculturazione
C’è un altro elemento da tenere presente, che si trova in tutto l’”Instrumentum laboris”: vale a dire la valutazione molto positiva delle religioni naturali, includendo pratiche di guarigione indigene e simili, come anche pratiche e forme di culto mitico-religiose. Nel contesto del richiamo all'armonia con la natura, si parla addirittura del dialogo con gli spiriti (n. 75).
Non è solo l'ideale del “buon selvaggio" tratteggiato da Rousseau e dall'Illuminismo che qui viene messo a confronto con il decadente uomo europeo. Questa linea di pensiero si spinge oltre, fino al XX secolo, quando culmina in un'idolatria panteistica della natura. Hermann Claudius (1913) creò l'inno del movimento operaio socialista "Quando camminiamo fianco a fianco...", in una strofa del quale si legge: ”Verde delle betulle e verde dei semi, che la vecchia Madre Terra semina a piene mani, con un gesto di supplica affinché l'uomo diventi suo... “. Va notato che questo testo è stato successivamente copiato nel libro dei canti della Gioventù hitleriana, probabilmente perché corrispondeva al mito del “sangue e suolo” nazionalsocialista. Questa prossimità ideologica è da rimarcare. Questo rigetto anti-razionale della cultura "occidentale" che sottolinea l'importanza della ragione è tipico dell’”Instrumentum laboris, che parla rispettivamente di "Madre Terra" nel n. 44 e del "grido della terra e dei poveri” nel n.101.
Di conseguenza, il territorio – vale a dire le foreste della regione amazzonica – viene addirittura dichiarato essere un “locus theologicus”, una fonte speciale della divina rivelazione. In esso vi sarebbero i luoghi di un'epifania in cui si manifestano le riserve di vita e di saggezza del pianeta, e che parlano di Dio (n. 19). Inoltre, la conseguente regressione dal Logos al Mythos viene innalzata a criterio di ciò che l’”Instrumentum laboris” chiama l'inculturazione della Chiesa. Il risultato è una religione naturale con una maschera cristiana.
La nozione di inculturazione è qui virtualmente snaturata, dal momento che in realtà significa l'opposto di ciò che la commissione teologica internazionale aveva presentato nel 1988 e di quanto aveva precedentemente insegnato il decreto “Ad gentes” del Concilio Vaticano II sull'attività missionaria della Chiesa.
Sull'abolizione del celibato e l'introduzione di un sacerdozio femminile
È impossibile nascondere che questo "sinodo" è particolarmente adatto per attuare due progetti tra i più cari che finora non sono mai stati attuati: vale a dire l'abolizione del celibato e l'introduzione di un sacerdozio femminile, a cominciare dalle donne diacono. In ogni caso si tratta di “tener conto del ruolo centrale che le donne svolgono oggi nella Chiesa amazzonica” (n. 129 a3). E allo stesso modo, si tratta di “aprire nuovi spazi per ricreare ministeri adeguati a questo momento storico. È il momento di ascoltare la voce dell'Amazzonia... “ (n. 43).
Ma qui si omette il fatto che, da ultimo, anche Giovanni Paolo II ha affermato con la massima autorità magisteriale che non è nel potere della Chiesa amministrare il sacramento dell’ordine alle donne. In effetti, in duemila anni, la Chiesa non ha mai amministrato il sacramento dell’ordine a una donna. La richiesta che si colloca in diretta opposizione a questo fatto mostra che la parola "Chiesa" viene ora utilizzata esclusivamente come termine sociologico da parte degli autori dell’”Instrumentum laboris”, negando implicitamente il carattere sacramentale-gerarchico della Chiesa.
Sulla negazione del carattere sacramentale-gerarchico della Chiesa
In modo simile – sebbene con espressioni piuttosto di passaggio – il n. 127 contiene un attacco diretto alla costituzione gerarchico-sacramentale della Chiesa, quando vi si chiede se non sarebbe opportuno "riconsiderare l'idea che l'esercizio della giurisdizione (potere di governo) deve essere collegato in tutti gli ambiti (sacramentale, giudiziario, amministrativo) e in modo permanente al sacramento dell’ordine”. È da una visione così errata che deriva poi nel n. 129 la richiesta di creare nuovi uffici che corrispondano ai bisogni dei popoli amazzonici.
Tuttavia è il campo della liturgia, del culto, quello in cui l'ideologia di un'inculturazione falsamente intesa trova la sua espressione in modo particolarmente spettacolare. Qui, alcune forme delle religioni naturali sono assunte positivamente. L’”Instrumentum laboris” (n. 126 e) non si trattiene dal chiedere che i “popoli poveri e semplici" possano esprimere "la loro (!) fede attraverso immagini, simboli, tradizioni, riti e altri sacramenti (!!)”.
Questo sicuramente non corrisponde ai precetti della costituzione " Sacrosanctum Concilium", né a quelli del decreto “Ad gentes” sull'attività missionaria della Chiesa, e mostra una comprensione puramente orizzontale della liturgia.
Conclusione
“Summa summarum”: l’”Instrumentum laboris” carica il sinodo dei vescovi e in definitiva il papa di una grave violazione del “depositum fidei”, che significa come conseguenza l'autodistruzione della Chiesa o il cambiamento del “Corpus Christi mysticum” in una ONG secolare con un compito ecologico-sociale-psicologico.
Dopo queste osservazioni, naturalmente, si aprono delle domande: si può qui rinvenire, specialmente riguardo alla struttura sacramentale-gerarchica della Chiesa, una rottura decisiva con la Tradizione apostolica in quanto costitutiva per la Chiesa, o piuttosto gli autori hanno una nozione dello sviluppo della dottrina che viene sostenuta teologicamente al fine di giustificare le rotture sopra menzionate?
Questo sembra essere davvero il caso. Stiamo assistendo a una nuova forma del Modernismo classico dell’inizio del XX secolo. All'epoca, si è cominciato con un approccio decisamente evolutivo e poi si è sostenuta l'idea che, nel corso del continuo sviluppo dell'uomo a gradi più alti, devono essere trovati di conseguenza anche livelli più elevati di coscienza e di cultura, per cui può risultare che quello che era falso ieri può essere vero oggi. Questa dinamica evolutiva è applicata anche alla religione, cioè alla coscienza religiosa con le sue manifestazioni nella dottrina, nel culto e naturalmente anche nella morale.
Ma qui, allora, si presuppone una comprensione dello sviluppo del dogma che è nettamente opposta alla genuina comprensione cattolica. Quest'ultima comprende lo sviluppo del dogma e della Chiesa non come un cambiamento, ma, piuttosto, come uno sviluppo organico di un soggetto che rimane fedele alla propria identità.
Questo è ciò che i Concili Vaticani I e II ci insegnano nelle loro costituzioni "Dei Filius", "Lumen Gentium" e "Dei Verbum”.
Dunque si deve dire oggi con forza che l’”Instrumentum laboris” contraddice l'insegnamento vincolante della Chiesa in punti decisivi e quindi deve essere qualificato come eretico. Dato poi che anche il fatto della divina rivelazione viene qui messo in discussione, o frainteso, si deve anche parlare, in aggiunta, di apostasia.
Ciò è ancor più giustificato alla luce del fatto che l’”Instrumentum laboris” usa una nozione puramente immanentista della religione e considera la religione come il risultato e la forma di espressione dell’esperienza spirituale personale dell’uomo. L'uso di parole e nozioni cristiane non può nascondere che esse sono semplicemente usate come parole vuote, a prescindere dal loro significato originale.
L’”Instrumentum laboris” per il sinodo dell'Amazzonia costituisce un attacco ai fondamenti della fede, in un modo che non è stato finora ritenuto possibile. E quindi deve essere rigettato col massimo della fermezza.
Settimo Cielodi Sandro Magister 27 giu
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/06/27/eretico-e-apostata-il-cardinale-brandmuller-scomunica-il-sinodo-dell%e2%80%99amazzonia/

Il cardinale Brandmüller accusa di eresia e apostasia il Sinodo vaticano sull’Amazzonia


Il 27 giugno è stato diffuso in varie lingue una forte critica del cardinale Walter Brandmüller all’Instrumentum laboris del Sinodo sull’Amazzonia che si aprirà in Vaticano il prossimo 6 ottobre. Il cardinale tedesco spiega perché l’”Instrumentum laboris” “contraddice l’insegnamento vincolante della Chiesa in punti decisivi e quindi deve essere qualificato come eretico” e, dato che il documento mette in discussione il fatto stesso della divina rivelazione “si deve anche parlare, in aggiunta, di apostasia”. L’”Instrumentum laboris” , conclude il cardinale, “costituisce un attacco ai fondamenti della fede, in un modo che non è stato finora ritenuto possibile. E quindi deve essere rigettato col massimo della fermezza”.

Riportiamo il testo del documento, il cui originale è in tedesco,  nella traduzione italiana tratta dal blog di Sandro Magister.
Una critica dell’”Instrumentum laboris” per il sinodo dell’Amazzonia
Introduzione
Può davvero causare stupore che, all’opposto delle precedenti assemblee, questa volta il sinodo dei vescovi si occupi esclusivamente di una regione della terra la cui popolazione è solo la metà di quella di Città del Messico, vale a dire 4 milioni. Ciò è anche causa di sospetti riguardo alle vere intenzioni che si vorrebbero attuare in modo surrettizio. Ma bisogna soprattutto chiedersi quali siano i concetti di religione, di cristianesimo e di Chiesa che sono alla base dell’”Instrumentum laboris” recentemente pubblicato. Tutto ciò sarà esaminato con l’appoggio di singoli elementi del testo.
Perché un sinodo in questa regione?
Per cominciare, occorre chiedersi perché un sinodo dei vescovi dovrebbe trattare argomenti, che – come è il caso dei tre quarti dell’”Instrumentum laboris” – hanno solo marginalmente qualcosa a che fare con i Vangeli e la Chiesa. Ovviamente, da parte di questo sinodo dei vescovi viene compiuta anche un’aggressiva intrusione negli affari puramente mondani dello Stato e della società del Brasile.
C’è da chiedersi: che cosa hanno a che fare l’ecologia, l’economia e la politica con il mandato e la missione della Chiesa?
E soprattutto: quale competenza professionale autorizza un sinodo ecclesiale dei vescovi a emettere dichiarazioni in questi campi?
Se il sinodo dei vescovi davvero lo facesse, ciò costituirebbe uno sconfinamento e una presunzione clericale, che le autorità statali avrebbero motivo di respingere.
Sulle religioni naturali e l’inculturazione
C’è un altro elemento da tenere presente, che si trova in tutto l’”Instrumentum laboris”: vale a dire la valutazione molto positiva delle religioni naturali, includendo pratiche di guarigione indigene e simili, come anche pratiche e forme di culto mitico-religiose. Nel contesto del richiamo all’armonia con la natura, si parla addirittura del dialogo con gli spiriti (n. 75).
Non è solo l’ideale del “buon selvaggio” tratteggiato da Rousseau e dall’Illuminismo che qui viene messo a confronto con il decadente uomo europeo. Questa linea di pensiero si spinge oltre, fino al XX secolo, quando culmina in un’idolatria panteistica della natura. Hermann Claudius (1913) creò l’inno del movimento operaio socialista “Quando camminiamo fianco a fianco…”, in una strofa del quale si legge: ”Verde delle betulle e verde dei semi, che la vecchia Madre Terra semina a piene mani, con un gesto di supplica affinché l’uomo diventi suo… “. Va notato che questo testo è stato successivamente copiato nel libro dei canti della Gioventù hitleriana, probabilmente perché corrispondeva al mito del “sangue e suolo” nazionalsocialista. Questa prossimità ideologica è da rimarcare. Questo rigetto anti-razionale della cultura “occidentale” che sottolinea l’importanza della ragione è tipico dell’”Instrumentum laboris, che parla rispettivamente di “Madre Terra” nel n. 44 e del “grido della terra e dei poveri” nel n.101.
Di conseguenza, il territorio – vale a dire le foreste della regione amazzonica – viene addirittura dichiarato essere un “locus theologicus”, una fonte speciale della divina rivelazione. In esso vi sarebbero i luoghi di un’epifania in cui si manifestano le riserve di vita e di saggezza del pianeta, e che parlano di Dio (n. 19). Inoltre, la conseguente regressione dal Logos al Mythos viene innalzata a criterio di ciò che l’”Instrumentum laboris” chiama l’inculturazione della Chiesa. Il risultato è una religione naturale con una maschera cristiana.
La nozione di inculturazione è qui virtualmente snaturata, dal momento che in realtà significa l’opposto di ciò che la commissione teologica internazionale aveva presentato nel 1988 e di quanto aveva precedentemente insegnato il decreto “Ad gentes” del Concilio Vaticano II sull’attività missionaria della Chiesa.
Sull’abolizione del celibato e l’introduzione di un sacerdozio femminile
È impossibile nascondere che questo “sinodo” è particolarmente adatto per attuare due progetti tra i più cari che finora non sono mai stati attuati: vale a dire l’abolizione del celibato e l’introduzione di un sacerdozio femminile, a cominciare dalle donne diacono. In ogni caso si tratta di “tener conto del ruolo centrale che le donne svolgono oggi nella Chiesa amazzonica” (n. 129 a3). E allo stesso modo, si tratta di “aprire nuovi spazi per ricreare ministeri adeguati a questo momento storico. È il momento di ascoltare la voce dell’Amazzonia… “ (n. 43).
Ma qui si omette il fatto che, da ultimo, anche Giovanni Paolo II ha affermato con la massima autorità magisteriale che non è nel potere della Chiesa amministrare il sacramento dell’ordine alle donne. In effetti, in duemila anni, la Chiesa non ha mai amministrato il sacramento dell’ordine a una donna. La richiesta che si colloca in diretta opposizione a questo fatto mostra che la parola “Chiesa” viene ora utilizzata esclusivamente come termine sociologico da parte degli autori dell’”Instrumentum laboris”, negando implicitamente il carattere sacramentale-gerarchico della Chiesa.
Sulla negazione del carattere sacramentale-gerarchico della Chiesa
In modo simile – sebbene con espressioni piuttosto di passaggio – il n. 127 contiene un attacco diretto alla costituzione gerarchico-sacramentale della Chiesa, quando vi si chiede se non sarebbe opportuno “riconsiderare l’idea che l’esercizio della giurisdizione (potere di governo) deve essere collegato in tutti gli ambiti (sacramentale, giudiziario, amministrativo) e in modo permanente al sacramento dell’ordine”. È da una visione così errata che deriva poi nel n. 129 la richiesta di creare nuovi uffici che corrispondano ai bisogni dei popoli amazzonici.
Tuttavia è il campo della liturgia, del culto, quello in cui l’ideologia di un’inculturazione falsamente intesa trova la sua espressione in modo particolarmente spettacolare. Qui, alcune forme delle religioni naturali sono assunte positivamente. L’”Instrumentum laboris” (n. 126 e) non si trattiene dal chiedere che i “popoli poveri e semplici” possano esprimere “la loro (!) fede attraverso immagini, simboli, tradizioni, riti e altri sacramenti (!!)”.
Questo sicuramente non corrisponde ai precetti della costituzione “ Sacrosanctum Concilium“, né a quelli del decreto “Ad gentes” sull’attività missionaria della Chiesa, e mostra una comprensione puramente orizzontale della liturgia.
Conclusione
Summa summarum”: l’”Instrumentum laboris” carica il sinodo dei vescovi e in definitiva il papa di una grave violazione del “depositum fidei”, che significa come conseguenza l’autodistruzione della Chiesa o il cambiamento del “Corpus Christi mysticum” in una ONG secolare con un compito ecologico-sociale-psicologico.
Dopo queste osservazioni, naturalmente, si aprono delle domande: si può qui rinvenire, specialmente riguardo alla struttura sacramentale-gerarchica della Chiesa, una rottura decisiva con la Tradizione apostolica in quanto costitutiva per la Chiesa, o piuttosto gli autori hanno una nozione dello sviluppo della dottrina che viene sostenuta teologicamente al fine di giustificare le rotture sopra menzionate?
Questo sembra essere davvero il caso. Stiamo assistendo a una nuova forma del Modernismo classico dell’inizio del XX secolo. All’epoca, si è cominciato con un approccio decisamente evolutivo e poi si è sostenuta l’idea che, nel corso del continuo sviluppo dell’uomo a gradi più alti, devono essere trovati di conseguenza anche livelli più elevati di coscienza e di cultura, per cui può risultare che quello che era falso ieri può essere vero oggi. Questa dinamica evolutiva è applicata anche alla religione, cioè alla coscienza religiosa con le sue manifestazioni nella dottrina, nel culto e naturalmente anche nella morale.
Ma qui, allora, si presuppone una comprensione dello sviluppo del dogma che è nettamente opposta alla genuina comprensione cattolica. Quest’ultima comprende lo sviluppo del dogma e della Chiesa non come un cambiamento, ma, piuttosto, come uno sviluppo organico di un soggetto che rimane fedele alla propria identità.
Questo è ciò che i Concili Vaticani I e II ci insegnano nelle loro costituzioni “Dei Filius“, “Lumen Gentium” e “Dei Verbum”.
Dunque si deve dire oggi con forza che l’”Instrumentum laboris” contraddice l’insegnamento vincolante della Chiesa in punti decisivi e quindi deve essere qualificato come eretico. Dato poi che anche il fatto della divina rivelazione viene qui messo in discussione, o frainteso, si deve anche parlare, in aggiunta, di apostasia.
Ciò è ancor più giustificato alla luce del fatto che l’”Instrumentum laboris” usa una nozione puramente immanentista della religione e considera la religione come il risultato e la forma di espressione dell’esperienza spirituale personale dell’uomo. L’uso di parole e nozioni cristiane non può nascondere che esse sono semplicemente usate come parole vuote, a prescindere dal loro significato originale.
L’”Instrumentum laboris” per il sinodo dell’Amazzonia costituisce un attacco ai fondamenti della fede, in un modo che non è stato finora ritenuto possibile. E quindi deve essere rigettato col massimo della fermezza.

L’Instrumentum Laboris del Sinodo dell’Amazzonia tra un programma ecologista ed il mito del “buon selvaggio”

Leggendo lInstrumentum laboris  ,(il testo lo trovate qui) ebbene sì, è proprio questa l’impressione che ho avuto, quella di un testo che, a parte il minimo sindacale riservato a quanto di peculiare la Chiesa ha da testimoniare, nella sua gran parte si situa a metà strada tra un programma molto discutibile terzomondista in salsa ecologista ed il mito rousseauiano del “buon selvaggio” che vede l’indigeno e la cultura indigena intessuti solamente di “saggezza ancestrale” e di “riserva viva di spiritualità”. Per questo, è tutto una esaltazione “[del]la trasmissione dell’esperienza ancestrale, delle cosmologie, delle spiritualità e delle teologie dei popoli indigeni, attorno alla cura della Casa Comune”. Occorre dunque abbracciare queste esperienze e culture con grande e sincera apertura. Infatti, “L’apertura non sincera all’altro, così come un atteggiamento corporativo che riserva la salvezza esclusivamente al proprio credo, sono distruttivi di quello stesso credo. (…) L’amore vissuto in ogni religione piace a Dio”.
Siamo alla Teologia della biodiversità, della “conversione ecologica integrale”, della “vita integrata”, della promozione dei mercati “ecosolidali”, dei “modelli di comportamento, di produzione e di consumo, di riciclaggio e di riutilizzo dei rifiuti”.
Amen.
Di seguito i passi che più mi hanno colpito.
Indigeni dell’Amazzonia- (Credit: Paul Haring/CNS.) via Cruz Now
Indigeni dell’Amazzonia- (Credit: Paul Haring/CNS.) via Cruz Now
Il 15 ottobre 2017, Papa Francesco ha annunciato la convocazione di un Sinodo Speciale per l’Amazzonia, avviando un processo di ascolto sinodale che è iniziato nella stessa Regione Amazzonica con la sua visita a Puerto Maldonado (19/01/2018). L’Instrumentum Laboris è il frutto di questo lungo processo che comprende la stesura del Documento preparatorio per il Sinodo del giugno 2018 e un ampio sondaggio tra le comunità amazzoniche[1].
la tendenza ad omologare i contenuti e le proposte richiede un processo di conversione ecologica e pastorale per lasciarsi interrogare seriamente dalle periferie geografiche ed esistenziali (cf. EG 20)
Continua con il grido provocato dalla deforestazione e dalla distruzione estrattivista che esige una conversione ecologica integrale.
spesso l’annuncio di Cristo è stato fatto in connivenza con i poteri che sfruttavano le risorse e opprimevano le popolazioni.
Oggi la Chiesa ha l’opportunità storica di differenziarsi nettamente dalle nuove potenze colonizzatrici ascoltando i popoli amazzonici per poter esercitare in modo trasparente il suo ruolo profetico.(7)
In Amazzonia, essa si riflette nella sua ricchezza di biodiversità e culture. Ovvero, una vita piena e integra, una vita che canta, un canto alla vita, come il canto dei fiumi. È una vita che danza e che rappresenta la divinità e il nostro rapporto con essa. (11)
 Il “buon vivere”
 La ricerca della vita in abbondanza da parte dei popoli indigeni amazzonici si concretizza in quello che essi chiamano il “buon vivere”.Si tratta di vivere in “armonia con sé stessi, con la natura, con gli esseri umani e con l’essere supremo, perché esiste un’intercomunicazione tra tutto il cosmo, dove non esiste chi esclude né chi è escluso, e che tra tutti si possa forgiare un progetto di vita piena”. (12)
Tale comprensione della vita è caratterizzata dalla connessione e dall’armonia dei rapporti tra l’acqua, il territorio e la natura, la vita comunitaria e la cultura, Dio e le varie forze spirituali. (13)
Ma la vita in Amazzonia è minacciata dalla distruzione e dallo sfruttamento ambientale, dalla sistematica violazione dei diritti umani fondamentali della popolazione amazzonica. In particolare, la violazione dei diritti dei popoli originari, come il diritto al territorio, all’autodeterminazione, alla delimitazione dei territori, alla consultazione e al consenso previo.(14)
Come emerge dalle numerose consultazioni condotte in molte delle regioni amazzoniche, le comunità ritengono che la vita in Amazzonia sia minacciata soprattutto da: a) la criminalizzazione e l’assassinio di leader e difensori del territorio; (b) l’appropriazione e la privatizzazione di beni naturali, come l’acqua stessa; (c) le concessioni a imprese di disboscamento legali e l’ingresso di imprese di disboscamento illegali; (d) caccia e pesca predatorie, soprattutto nei fiumi; (e) megaprogetti: idroelettrici, concessioni forestali, disboscamento per produrre monocolture, strade e ferrovie, progetti minerari e petroliferi; (f) inquinamento provocato dall’intera industria estrattiva che crea problemi e malattie, in particolare ai bambini/e e ai giovani; (g) il narcotraffico; (h) i conseguenti problemi sociali associati a tali minacce come l’alcolismo, la violenza contro la donna, il lavoro sessuale, il traffico di esseri umani, la perdita della loro cultura originaria e della loro identità (lingua, pratiche spirituali e costumi), e l’intera condizione di povertà a cui sono condannati i popoli dell’Amazzonia (cfr. Fr.PM). (15)
L’immagine della vita e del “buon vivere” come “cammino alla collina santa” implica una comunione con i co-pellegrini e con la natura nel suo insieme, cioè un cammino di integrazione con l’abbondanza della vita, con la storia e con il futuro. (18)
Il territorio [amazzonico] è un luogo teologico da cui si vive la fede ed è anche una fonte peculiare della rivelazione di Dio. Questi spazi sono luoghi epifanici dove si manifesta la riserva di vita e di saggezza per il pianeta, una vita e una saggezza che parlano di Dio. In Amazzonia si manifestano le “carezze di Dio” che si incarna nella storia (cf. LS 84). (19)
Uno sguardo contemplativo, attento e rispettoso sui fratelli e sulle sorelle, ma anche sulla natura – sul fratello albero, sul fratello fiore, sui fratelli uccelli, sui fratelli pesci, fino alle piccole sorelline, come le formiche, le larve, i funghi o gli insetti (cf. LS 233) – permette alle comunità amazzoniche di scoprire come tutto è connesso (20)
L’Amazzonia oggi è una bellezza ferita e deformata, un luogo di dolore e violenza, come sottolineano eloquentemente i rapporti delle Chiese locali: “La foresta non è una risorsa da sfruttare, è un essere o più esseri con cui relazionarsi”. (23)
L’Amazzonia è il luogo della proposta del “buon vivere”, della promessa e della speranza di nuovi cammini di vita. La vita in Amazzonia è integrata e unita al territorio, non c’è separazione o divisione tra le parti. Questa unità comprende tutta l’esistenza: il lavoro, il riposo, le relazioni umane, i riti e le celebrazioni. (24)
La vita delle comunità amazzoniche non ancora colpite dall’influenza della civiltà occidentale, si riflette nelle credenze e nei riti in merito all’agire degli spiriti, della divinità – chiamata in tantissimi modi – con e nel territorio, con e in relazione alla natura. Questa cosmovisione è raccolta nel ‘mantra’ di Francesco: “tutto è collegato” (LS 16, 91, 117, 138, 240). (25)
L’integrazione della creazione, della vita considerata come una totalità che abbraccia tutta l’esistenza, è alla base della cultura tradizionale che si trasmette di generazione in generazione attraverso l’ascolto della saggezza ancestrale, riserva viva della spiritualità e della cultura indigena. Tale saggezza ispira cura e rispetto per la creazione, con una chiara consapevolezza dei suoi limiti, proibendone l’abuso. Abusare della natura significa abusare degli antenati, dei fratelli e delle sorelle, della creazione e del Creatore, ipotecando il futuro. (26)
I popoli amazzonici originari hanno molto da insegnarci. Riconosciamo che per migliaia di anni si sono presi cura della loro terra, dell’acqua e della foresta, e sono riusciti a preservarli fino ad oggi, affinché l’umanità possa beneficiare della gioia dei doni gratuiti della creazione di Dio. I nuovi cammini di evangelizzazione devono essere costruiti in dialogo con queste sapienze ancestrali in cui si manifestano semi del Verbo. (29)
La diversità originale offerta dalla regione amazzonica – biologica, religiosa e culturale – evoca una nuova Pentecoste. (30)
Negli ultimi anni la missione della Chiesa si è svolta in alleanza con le aspirazioni e le lotte per la vita e il rispetto per la natura dei popoli amazzonici e delle loro stesse organizzazioni. (33)
Nuovi cammini di dialogo
 Papa Francesco pone la necessità di un nuovo sguardo che apra cammini di dialogo che ci aiutino ad uscire dal cammino verso l’autodistruzione dell’attuale crisi socio-ambientale. (35)
L’apertura non sincera all’altro, così come un atteggiamento corporativo che riserva la salvezza esclusivamente al proprio credo, sono distruttivi di quello stesso credo. (…) L’amore vissuto in ogni religione piace a Dio. (39)
La disponibilità a dialogare incontra spesso resistenze. Gli interessi economici e un paradigma tecnocratico respingono ogni tentativo di cambiamento. I suoi sostenitori sono disposti ad imporsi con la forza, trasgredendo i diritti fondamentali delle popolazioni presenti nel territorio e le norme per la sostenibilità e la conservazione dell’Amazzonia. (41)
 Ecologia integrale in Amazzonia
 Per prendersi cura dell’Amazzonia, le comunità aborigene sono interlocutori indispensabili, poiché sono proprio loro che normalmente si prendono meglio cura dei propri territori (cfr. LS 149). (49)
Tuttavia, per promuovere un’ecologia integrale nella vita quotidiana dell’Amazzonia, è anche necessario comprendere la nozione di giustizia e di comunicazione intergenerazionale, che include la trasmissione dell’esperienza ancestrale, delle cosmologie, delle spiritualità e delle teologie dei popoli indigeni, attorno alla cura della Casa Comune. (50)
La sfida che si presenta è grande: come recuperare il territorio amazzonico, salvarlo dal degrado neocolonialista e restituirgli il suo benessere sano e autentico? Dobbiamo alle comunità aborigene la cura e la coltivazione dell’Amazzonia da migliaia di anni. Nella loro saggezza ancestrale hanno coltivato la convinzione che tutta la creazione è connessa, che merita il nostro rispetto e la nostra responsabilità. La cultura amazzonica, che integra gli esseri umani alla natura, diventa un punto di riferimento per la costruzione di un nuovo paradigma di ecologia integrale. La Chiesa dovrebbe assumere nella sua missione la cura della Casa Comune:
  1. a)      Proponendo linee d’azione istituzionali che promuovano il rispetto per l’ambiente.

  1. b)      Progettando programmi di formazione formali e informali sulla cura della Casa Comune per i suoi agenti pastorali e i suoi fedeli, aperti a tutta la comunità in “uno sforzo di formazione delle coscienze” (LS 214) sulla base dei capitoli V e VI dell’Enciclica Laudato si’.

  1. c)      Denunciando la violazione dei diritti umani e la distruzione estrattivista. (56)
Secondo i dati di istituzioni ecclesiastiche specializzate (es. CIMI) ed altre, nel territorio amazzonico ci sono tra 110 e 130 diversi Popoli Indigeni in Isolamento Volontario o “popoli liberi”. Loro vivono ai margini della società o in contatto sporadico con essa. Non conosciamo i loro nomi, le loro lingue o culture. Per questo li chiamiamo anche “popoli isolati”, “liberi”, “autonomi” o “popoli senza contatto”. Questi popoli vivono in un profondo legame con la natura. Molti di loro hanno scelto di isolarsi perché hanno subito traumi precedenti; altri sono stati costretti violentemente a causa dello sfruttamento economico dell’Amazzonia. I PIAV resistono all’attuale modello di sviluppo economico predatore, genocida ed ecocida, scegliendo la cattività per vivere in libertà (cf. Fr.PM). (57)
 Le famiglie amazzoniche
 Nelle famiglie pulsa l’esperienza cosmica. Si tratta di diverse conoscenze e di pratiche millenarie in svariati campi come l’agricoltura, la medicina, la caccia e la pesca, in armonia con Dio, la natura e la comunità. Nella famiglia si trasmettono anche valori culturali come l’amore per la terra, la reciprocità, la solidarietà, il vivere nel presente, il senso della famiglia, la semplicità, il lavoro comunitario, l’organizzazione interna, la medicina e l’educazione ancestrale. (75)
La famiglia amazzonica è stata vittima del colonialismo nel passato e di un neocolonialismo nel presente. L’imposizione di un modello culturale occidentale ha inculcato un certo disprezzo per il popolo e i costumi del territorio amazzonico, definendoli addirittura “selvaggi” o “primitivi”. Oggi, l’imposizione di un modello economico estrattivista occidentale colpisce ancora una volta le famiglie invadendo e distruggendo le loro terre, le loro culture, le loro vite, costringendole ad emigrare nelle città e nelle loro periferie. (76)
La ricchezza della flora e della fauna della foresta contiene vere e proprie ‘farmacopee viventi’ e principi genetici inesplorati. La deforestazione dell’Amazzonia ci impedirà di fare affidamento su tali ricchezze, impoverendo le generazioni future. (…) L’unico modo per preservare questa ricchezza è prendersi cura del territorio e della foresta amazzonica e dare potere agli indigeni e ai cittadini. (86)
I rituali e le cerimonie indigene sono essenziali per la salute integrale perché integrano i diversi cicli della vita umana e della natura. Creano armonia ed equilibrio tra gli esseri umani e il cosmo. Proteggono la vita dai mali che possono essere causati sia dagli esseri umani che da altri esseri viventi. Aiutano a curare le malattie che danneggiano l’ambiente, la vita umana e altri esseri viventi. (87)
Prendersi cura della salute degli abitanti implica una conoscenza approfondita delle piante medicinali e di altri elementi tradizionali che fanno parte dei processi di guarigione. A tal fine, le popolazioni indigene si affidano a persone che, nel corso della loro vita, si specializzano nell’osservazione della natura, nell’ascolto e nella raccolta di conoscenze dagli anziani, specialmente dalle donne. Ma a causa dell’inquinamento ambientale, sia la natura che i corpi delle persone in Amazzonia si stanno deteriorando. Il contatto con nuovi elementi tossici come il mercurio provoca la comparsa di nuove malattie finora sconosciute agli anziani guaritori. Tutto ciò mette a rischio questa saggezza ancestrale. (88)
Ma non sono solo le erbe medicinali e le medicine che aiutano a guarire. L’acqua e l’aria pulita e il cibo sano, frutto delle proprie coltivazioni e raccolte, della caccia e della pesca, sono condizioni necessarie per la salute integrale dei popoli indigeni. (90)
Questa educazione, che si sviluppa attraverso l’incontro, è diversa da un’educazione che cerca di imporre all’altro (e soprattutto ai poveri e vulnerabili) le proprie cosmovisioni che sono esattamente la causa della loro povertà e vulnerabilità. L’educazione in Amazzonia non significa imporre ai popoli amazzonici parametri culturali, filosofie, teologie, liturgie e costumi estranei. (94)
La cosmovisione dei popoli indigeni amazzonici comprende la chiamata a liberarsi da una visione frammentata della realtà, incapace di percepire le molteplici connessioni, interrelazioni e interdipendenze. (95)
Per questo è necessario «reimpostare gli itinerari pedagogici di un’etica ecologica, in modo che aiutino effettivamente a crescere nella solidarietà, nella responsabilità e nella cura basata sulla compassione» (LS 210). L’Amazzonia ci invita a scoprire il compito educativo come servizio integrale per tutta l’umanità in vista di una «cittadinanza ecologica» (LS 211). (96)
b) 1.      I progetti formativi devono rispondere ad una cultura filosofico-teologica adattata alle culture amazzoniche capace di essere compresa e quindi di suscitare la vita cristiana. Per questo motivo si suggerisce di integrare la teologia indigena e l’ecoteologia, in modo che siano preparati all’ascolto e al dialogo aperto dove avviene l’evangelizzazione.
d)     Teologia India Amazzonica:
1.      Si chiede di approfondire una teologia india amazzonica già esistente, che permetterà una migliore e maggiore comprensione della spiritualità indigena per evitare di commettere gli errori storici che hanno travolto molte culture originarie.
2.      Si chiede, ad esempio, di prendere in considerazione i miti, le tradizioni, i simboli, i saperi, i riti e le celebrazioni originarie che includono le dimensioni trascendenti, comunitarie ed ecologiche. (98)
 Nella Sacra Scrittura la conversione è presentata come un movimento che va dal peccato all’amicizia con Dio in Gesù Cristo; per questo fa parte del processo della fede (cf. Mc 1,15). Il nostro sguardo credente sulla realtà amazzonica ci ha fatto apprezzare l’opera di Dio nella creazione e nei suoi popoli, ma anche la presenza del male a diversi livelli: colonialismo (dominio), mentalità economico-mercantilista, consumismo, utilitarismo, individualismo, tecnocrazia, cultura dello scarto. (103)
 Suggerimenti
 Favorire una chiesa come istituzione di servizio non autoreferenziale, corresponsabile nella cura della Casa Comune e nella difesa dei diritti dei popoli.

  1.       Promuovere mercati ecosolidali, un consumo equo e una «felice sobrietà» (LS 224-225) che rispetti la natura e i diritti dei lavoratori. «Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico» (CV 66; LS 206).

  1.     Promuovere modelli di comportamento, di produzione e di consumo, di riciclaggio e di riutilizzo dei rifiuti.

  1.     Recuperare i miti e attualizzare i riti e le celebrazioni comunitarie che contribuiscono in modo significativo al processo di conversione ecologica.

  1.       Ringraziare i popoli originari per la cura del territorio nel tempo e riconoscere in questo la saggezza ancestrale che costituisce la base per una buona comprensione dell’ecologia integrale.

  1.       Creare itinerari pastorali organici a partire da un’ecologia integrale per la tutela della Casa Comune avendo come guida i capitoli 5 e 6 dell’Enciclica Laudato si’.

  1.     Riconoscimento formale, da parte della Chiesa particolare, dell’agente pastorale come ministero speciale che promuove la cura della Casa Comune. (104)
Una Chiesa dal volto amazzonico nelle sue molteplici sfumature cerca di essere una Chiesa “in uscita” (cf. EG 20-23), che si lascia alle spalle una tradizione coloniale monoculturale, clericale e impositiva e sa discernere e assumere senza timori le diverse espressioni culturali dei popoli. Tale volto ci avverte del rischio di “pronunciare una parola unica [o] proporre una soluzione di valore universale” (cf. OA 4; EG 184). (110)
 È necessario cogliere ciò che lo Spirito del Signore ha insegnato a questi popoli nel corso dei secoli: la fede in Dio Padre-Madre Creatore, il senso di comunione e di armonia con la terra, il senso di solidarietà con i propri compagni, il progetto del “buon vivere”, la saggezza di civiltà millenarie che gli anziani possiedono e che ha effetti sulla salute, sulla convivenza, sull’educazione e sulla coltivazione della terra, il rapporto vivo con la natura e la ‘Madre Terra’, la capacità di resistenza e resilienza delle donne in particolare, i riti e le espressioni religiose, i rapporti con gli antenati, l’atteggiamento contemplativo e il senso di gratuità, di celebrazione e di festa e il senso sacro del territorio. (121)
 La cosmovisione degli indigeni
 La Chiesa deve incarnarsi nelle culture amazzoniche che possiedono un alto senso di comunità, uguaglianza e solidarietà, per cui il clericalismo non è accettato nelle sue varie forme di manifestarsi. I popoli indigeni posseggono una ricca tradizione di organizzazione sociale dove l’autorità è a rotazione e con un profondo senso del servizio. A partire da questa esperienza di organizzazione sarebbe opportuno riconsiderare l’idea che l’esercizio della giurisdizione (potere di governo) deve essere collegato in tutti gli ambiti (sacramentale, giudiziario, amministrativo) e in modo permanente al Sacramento dell’Ordine. (127)
Distanza geografiche e pastorali
Suggerimenti

  1.     Affermando che il celibato è un dono per la Chiesa, si chiede che, per le zone più remote della regione, si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile, al fine di assicurare i Sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana.

  1.     Identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che esse svolgono oggi nella Chiesa amazzonica.

  1.     Si raccomanda che la formazione alla vita religiosa includa processi formativi focalizzati sull’interculturalità, l’inculturazione e il dialogo tra le spiritualità e le cosmovisioni amazzoniche. (129)

  1.       Promuovere una nuova coscienza ecologica, che ci porti a cambiare le nostre abitudini di consumo, a promuovere l’uso di energie rinnovabili, evitando materiali nocivi e attuando altri percorsi di azione secondo l’Enciclica Laudato si’.[75] Promuovere alleanze per combattere la deforestazione e promuovere il rimboschimento. (146) 

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