ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 25 ottobre 2019

“Quelli di Roma”

Le conclusioni del sinodo dell’Amazzonia? Erano nella mente dal papa già cinque anni fa



Alla vigilia della votazione sul documento finale del sinodo dell’Amazzonia, le domande su quali saranno le innovazioni chiave affidate alla decisione del papa hanno una risposta scontata.
Infatti, sia l’ideazione di questo sinodo, sia le sua finalità – ordinazione di preti sposati e nuovi ministeri alla donne – erano già tutte “in nuce” nell’udienza del 4 aprile 2014 tra papa Francesco e il vescovo austriaco emigrato in Brasile Erwin Kräutler.

Di quell’udienza ora conosciamo il dettagliato svolgimento, con i successivi sviluppi, grazie a un libro che lo stesso Kräutler ha pubblicato in occasione di questo sinodo.
Per capire come la storia e gli esiti del sinodo dell’Amazzonia fossero già scritti fin d’allora, basta ripercorrere le pagine di questo libro, come ha fatto Maike Hickson su “LifeSite News” del 22 ottobre, nella recensione riprodotta qui di seguito.
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L’architetto del sinodo dell’Amazzonia rivela come papa Francesco potrebbe "aprire una porta" all'ordinazione delle donne
di Maike Hickson
Erwin Kräutler, vescovo emerito della diocesi di Xingu, in Brasile, […] ha pubblicato un nuovo libro dedicato al sinodo amazzonico e ai suoi risultati. Il titolo del libro è “Rinnovamento ora. Stimoli dall'Amazzonia per la riforma della Chiesa ".
In questa sua pubblicazione, il vescovo Kräutler rilancia la sua richiesta di preti sposati e di donne diacono, come pure di donne sacerdote. È su questo sfondo che egli parla dell'ampio ruolo che le donne già svolgono nella Chiesa della sua regione, il Brasile. Quando denuncia che le donne hanno troppo poco spazio di parola nella Chiesa cattolica, scrive:
“Spesso mi riferisco al fatto che da parte nostra, nella diocesi di Xingu, le cose stanno in modo molto diverso. Lì le donne guidano le liturgie della Parola e così facendo tengono anche l’omelia. Ma questa esperienza, in Brasile e forse anche altrove, è tutt’al più un esile lampo di luce, ma è ben lungi dall'essere un sicuro annuncio dell'alba che aspettiamo da così tanto tempo”.
Kräutler è "convinto che una pari dignità della donna per quanto riguarda l'ammissione ai ministeri ordinati arriverà”.
"E spero – continua il vescovo – che il sinodo dell'Amazzonia aprirà nuovi cammini a questo, o almeno farà alcuni passi nella giusta direzione".
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Kräutler ricorda il suo incontro del 4 aprile 2014 con papa Francesco, che ha finito con l’essere un evento cruciale nella storia dell'attuale sinodo panamazzonico. E mostra come tutti i punti che egli aveva sollevato in quel colloquio con papa Francesco sono stati ora inclusi nel sinodo dell’Amazzonia.
Parlando della sua udienza privata con papa Francesco, il vescovo austriaco ricorda anzitutto che era stato proprio il teologo suo consulente, padre Paulo Suess, poco prima dell’udienza, a parlare a papa Francesco della mancanza di sacerdoti in Amazzonia. Fu allora che il papa disse "che si aspettava che i vescovi gli portassero proposte concrete e coraggiose". E con una risata papa Francesco chiese a Kräutler se si ricordava che lui stesso aveva già usato la stessa parola “corajudos“ (che Kräutler traduce con “coraggioso”, “audace”) quando aveva parlato alla giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro, il 27 luglio 2013.
Il vescovo austriaco racconta anche di aver presentato al papa tre punti: "la situazione e i diritti delle popolazioni indigene in Amazzonia"; “l’Amazzonia e l'ecologia"; e "le parrocchie senza eucaristia", cioè la mancanza di sacerdoti. È stato qui, a proposito di questo terzo punto, che il papa ha chiesto a Kräutler se avesse una proposta specifica da fare. Dopo che Kräutler aveva semplicemente detto che doveva esserci un modo per evitare che le sue parrocchie fossero escluse dall’eucaristia, il papa fece riferimento a “un vescovo in Messico; il vescovo Samuel Ruiz di San Cristóbal de las Casas, che era deceduto da poco” e che Kräutler conosceva bene. Ruiz aveva ordinato diaconi permanenti centinaia di indigeni, che erano sposati e che semplicemente guidavano le loro parrocchie. Questa pratica era stata interrotta dal Vaticano nel 2000.
Papa Francesco chiese quindi a Kräutler perché questi diaconi non potessero celebrare anche la santa eucaristia, e il vescovo rispose: “Perché sono sposati". Fu qui che lo stesso papa Francesco tirò fuori le idee di un altro vescovo, Fritz Lobinger, il quale vagheggiava una "squadra di anziani”alla guida di una parrocchia, ordinati preti e quindi col potere di celebrare la messa. Questi “anziani”, secondo le idee di Lobinger, potevano essere sposati ed essere indifferentemente uomini o donne.
È significativo che papa Francesco abbia tirato fuori le idee di un personaggio che optava esplicitamente per l'ordinazione di donne al sacerdozio. Ma è anche significativo che dopo aver discusso delle idee di Lobinger nel 2014, abbia poi detto nel 2019, in una conferenza stampa in aereo, che ”non dico che si debba fare [così], perché non ho riflettuto, non ho pregato sufficientemente su questo”.
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Si potrebbe forse dire che questo sinodo dell'Amazzonia sia il sinodo di Kräutler.
Kräutler infatti afferma: "Per il nostro popolo indigeno in Brasile, è assolutamente meraviglioso che papa Francesco abbia ripreso tutte le istanze che ho avuto modo di presentargli nella mia udienza privata del 2014 a Roma".
Kräutler riserva anche alcune parole sprezzanti a “quelli di Roma”, quando riferisce del consiglio pre-sinodale che preparò il sinodo dell'Amazzonia, composto di diciotto membri, molti dei quali provenienti dall'America Latina, più alcuni della curia romana. Era un gruppo di esperti latinoamericani quello che aveva preparato una bozza per i "Lineamenta”, il documento preparatorio del sinodo dell'Amazzonia, le cui idee avevano incontrato una certa resistenza. Descrivendo come la squadra pre-sinodale elaborò quel testo nell'aprile del 2018, il vescovo Kräutler registra che “a volte c'erano differenze di opinione, specialmente con ‘quelli di Roma’”.
Il vescovo austriaco torna poi su questo stesso contrasto quando descrive la riunione del consiglio pre-sinodale del maggio 2019, che doveva discutere la bozza dell”Instrumentum laboris”, il documento base per i lavori del sinodo.
"Le discussioni non sono state sempre facili", scrive il prelato austriaco. "A volte abbiamo sentito soffiare un vento gelido." E spiega: "Il problema è sempre lo stesso: opinioni basate su un'esperienza pastorale di anni e sul contatto diretto con il Popolo di Dio, che si scontrano con fredde norme, con canoni e paragrafi sbandierati da membri della curia romana che conoscono l'America Latina solo dal punto di vista di un turista e che molto probabilmente non hanno mai lavorato direttamente sul terreno della cura pastorale di una parrocchia”.
Kräutler insiste sul fatto che il suo gruppo "ha combattuto coraggiosamente" e ha potuto così ultimare con successo il documento di lavoro del sinodo. Ma dice di essere rimasto ancor più soddisfatto già quando, dal 14 al 15 novembre 2018, si era tenuta a Manaus una riunione del consiglio pre-sinodale, assieme ai presidenti di tutte le conferenze regionali dell'Amazzonia brasiliana. Anche il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del sinodo dei vescovi, era arrivato da Roma. "Questo incontro – spiega Kräutler – accrebbe in me la speranza che ci potesse essere finalmente un po’ di movimento sulla questione delle parrocchie senza eucaristia e delle condizioni per l'ammissione ai ministeri ordinati".
"Perché all'improvviso – prosegue – anche vescovi che fino ad allora non avevano parlato molto di questo argomento inaspettatamente alzarono la voce. Come prevedibile, il cardinale Baldisseri aveva sollevato alcune obiezioni e fatto riferimento a dichiarazioni di diversi papi. Ma a quel punto due vescovi – dom Edson di São Gabriel da Cachoeira (Amazzonia) e dom Filipe di Miracema do Norte (Tocantins) – replicarono e opposero resistenza ‘a viso aperto’ al cardinale, proprio come fece Paolo con Pietro ad Antiochia (Gal 2, 11 )".
Dom Filipe, stando a quanto scrive il vescovo austriaco, si era preparato e aveva scritto un appunto e "dichiarò deciso: ‘Le condizioni odierne per l'ammissione ai ministeri ordinati devono essere riviste!"
Per questo prelato, la "tradizione" aveva un cattivo gusto. Egli propose di sbarazzarsi della “zavorra che è stata accumulata nel corso dei secoli, che noi nella nostra Chiesa sopportiamo con molta sofferenza e che alcuni nei circoli di destra fanaticamente difendono come ‘tradizione’”.
E oranel sinodo dell'Amazzonia si è tornati a proporre con fiducia di rimuovere tutto ciò che è "superfluo".
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Su tale sfondo, il vescovo Kräutler rivela nel suo ultimo libro che, durante le riunioni del consiglio pre-sinodale, "alla presenza del papa, ho insistito perché fosse inclusa l'ordinazione di donne diacono nel documento finale". Tuttavia, il cardinale Baldisseri insisteva sul fatto che era "meglio lasciare che il ‘popolo’ in Amazzonia rispondesse prima alle domande che venivano loro fatte, invece di anticiparle".
Per Kräutler, il diaconato femminile è ciò su cui il sinodo amazzonico non può sorvolare, dal momento che "realisticamente non faremo sostanziali passi avanti riguardo al sacerdozio femminile. Mi dispiace per papa Francesco, perché papa Giovanni Paolo II ha dichiarato inequivocabilmente che la Chiesa non ha l'autorità di ordinare donne al sacerdozio”, così che adesso papa Francesco “si trova sottoposto a questo verdetto per quanto riguarda il sacerdozio femminile”. Ma lui stesso – aggiunge il vescovo – pensa sempre che questo verdetto “non è un dogma”.
Quanto alla questione del rimanere fedeli alla Rivelazione, il vescovo Kräutler ha le sue idee. Tale questione, scrive, "in realtà non significa che tutti i riti e le normative della Chiesa primitiva siano ancora per noi vincolanti nel significato di quei tempi". Su questo punto, egli rigetta esplicitamente il monito di san Paolo secondo cui "le donne tacciano nelle assemblee” (1 Cor 14, 33-34). “Se questa regola fosse ancora valida – dice – che cosa succederebbe nelle parrocchie dell'Amazzonia e di altre regioni che sono guidate da donne nei due terzi dei casi?" Kräutler sostiene addirittura che questa frase di san Paolo sia stata introdotta solo più tardi, mettendo così in dubbio la sua autenticità.
Il prelato austriaco fa notare inoltre che ci sono stati molti insegnamenti, ad esempio del XIX secolo, che la Chiesa nel XX secolo ha abbandonato, ad esempio la posizione della Chiesa nei confronti della democrazia (papa San Pio X), della libertà religiosa ("Dignitatis humanae”) e anche di altre novità introdotte nel Concilio Vaticano II “che sarebbero state considerate eretiche al tempo del primo concilio ”.
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Nella sua sfrontatezza, il vescovo Kräutler arriva anche a dare ragione alle "paure dei circoli conservatori" nella Chiesa cattolica – esplicitamente citando alcuni scritti di Sandro Magister e di Giuseppe Nardi di Katholisches.info – e in particolare al timore che il "laboratorio amazzonico” abbia in animo di attaccare il sacramento dell’ordine. "Ciò che da loro viene presentato qui come un grande motivo di paura – scrive Kräutler – lo guardo con un atteggiamento di speranza. Il sinodo dell'Amazzonia può essere il motore di un passo avanti epocale nella Chiesa universale ”.
Qui, egli finalizza le proprie speranze su ciò che probabilmente papa Francesco farà. In primo luogo, spera che il papa ascolterà i partecipanti al sinodo. “Quando presentiamo le nostre istanze in modo risoluto, il papa potrebbe, come ha fatto col sinodo sulla famiglia, aprire una porta dicendo: 'Ora voi vescovi avete la possibilità di fare ciò che ritenete necessario’”. Sarebbe quindi "compito delle conferenze episcopali regionali dire: Sì, la situazione da noi è tale per cui è bene che utilizziamo la possibilità che il papa ci ha dato di ordinare ‘viri probati' e donne diacono”.
Qui, il vescovo Kräutler stabilisce un collegamento con l'esortazione post-sinodale "Amoris laetitia", in cui papa Francesco ha permesso che conferenze episcopali regionali – come la conferenza episcopale tedesca – consentano ad alcune coppie divorziate e risposate di ricevere la santa comunione, nonostante vivano oggettivamente in stato di adulterio.
Insomma, alla luce del fatto che il vescovo Kräutler ha avuto un tale successo nel convincere papa Francesco a organizzare un sinodo sulla base dei tre punti da lui presentati al papa nel 2014, possiamo aspettarci di leggere una conclusione e una proposta come quella qui descritte dal vescovo, sia nel rapporto finale del sinodo dell'Amazzonia, sia nella successiva esortazione post-sinodale di papa Francesco, che sicuramente non tarderà a lungo.

Settimo Cielo
di Sandro Magister 25 ott

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/10/25/le-conclusioni-del-sinodo-dell%E2%80%99amazzonia-erano-nella-mente-dal-papa-gia-cinque-anni-fa/

“In quei riti c'è il diavolo”. Parola di vescovo amazzonico

«In quei riti c’è il diavolo, c’è la magia. La nostra Signora non è la Pachamama, ma è la Vergine di Nazaret». Parola del vescovo emerito di Belem, Azcona. La risposta ai riti pagani di questi giorni a Roma arriva da un vescovo amazzonico che conosce l'Amazzonia più di molti padri sinodali. «Quelli visti in questi giorni sono sacrilegi demoniaci che producono scandalo. Noi in Amazzonia questo lo sappiamo bene». Se lo dice lui...
-EN ESPAÑOL 
«In quei riti c’è il diavolo, c’è la magia. La nostra Signora non è la Pachamama, ma è la Vergine di Nazaret». Non lo dice la Nuova BQ e neppure uno dei misteriosi “giustizieri” che hanno gettato in Tevere le statuette-idolo non identificate di cui in questi giorni si fa un gran parlare. A dire questo è niente meno che un vescovo e per di più un vescovo amazzonico. Esattamente. Proprio uno di quei pastori che, stando alla vulgata sinodale, dovrebbe riconoscere negli idoli gettati in fiume una sorta di inno alla vita o alla fertilità come è stato sciaguratamente detto dagli organismi vaticani.
Ovviamente non troverete le sue parole nei bollettini sinodali ufficiali, anche se – essendo vescovo emerito di Belém, dunque in piena Amazzonia – avrebbe diritto di parlare più di molti altri in questi giorni.
Ma José Luiz Azcona Hermoso, vescovo emerito della prelatura di Marajó, nello Stato di Pará, non è un vescovo accomodante. Soprattutto da quando si è permesso di criticare apertamente l’Instrumentum laboris del Sinodo (leggi qua). Ebbene, il vescovo ha celebrato Messa il 16 ottobre scorso nella bella Cattedrale di Belém, la capitale dello Stato, guarda caso intitolata a Nostra Signora di Nazaret, e ha detto la sua, che poi è quella della Chiesa, sui riti pagano-amazzonici che si sono celebrati in questi giorni in Vaticano, a cominciare dalla cerimonia dei Giardini Vaticani sotto lo sguardo del Papa. (GUARDA QUI IL VIDEO)
«Quello che sta succedendo riflette in modo negativo i principi teologici e pastorali dell’Instrumentum laboris - ha detto -. Mi riferisco a quello che è successo e che molti fratelli stanno vedendo e conoscono, ma per il quale serve il discernimento dello Spirito Santo di cui tanto parla il nostro caro Papa Francesco. E bisogna distinguere quello che viene dal demonio o dalla mente umana da quello che viene dallo Spirito Santo. Questo discernimento è fondamentale oggi per appartenere alla Chiesa e molto più per evangelizzare».
Il prelato ha fatto riferimento a un incontro a Brasilia nel giugno scorso organizzato dalla Repam in occasione del Sinodo e nel corso del quale sono stati svolti diversi «rituali indigeni con invocazioni e preghiere a cui hanno preso parte anche dei vescovi». E poi ha fatto cenno alla cerimonia in Vaticano.
«Sono questioni fondamentali – ha detto nella parte finale della sua omelia durata più di 45 minuti - e qui in Amazzonia sappiamo che cosa siano la Macumba o il Condomblè (riti magici e maledizioni, provenienti dal Nord Est e dalla Bahia, ndr), cose che qui sono frequenti».
L’omelia del vescovo Azcona è proseguita dicendo che «queste celebrazioni dipendono dagli spiriti che vengono evocati, ed è evidente che questa sia stregoneria rispetto alla quale ci mette in guardia la lettera di San Paolo ai Galati al capitolo V, versetto 29, quando denuncia il peccato di idolatria che è incompatibile con il Vangelo e con la missione».
Azcona ha anche messo in guardia dal culto alla Pachamama e alla Madre Terra «che è stata adorata in Vaticano. Sono le dee come Cibele (nell’antichità classica, ndr) o la dea Astarte venerata in Babilonia, entrambe espressione della fecondità della donna. L’invocazione alle statuette di fronte alle quali anche alcuni religiosi si sono inchinati in Vaticano (e non dico la congregazione di appartenenza…) sono l’invocazione di un potere mitico, quello della Madre Terra, alla quale si chiedono benedizioni su tutta l’umanità o gesti di gratitudine. Sono sacrilegi demoniaci che producono scandalo soprattutto per i piccoli che non sanno discernere».
Poi, avviandosi alla conclusione ha detto: «La madre terra non deve essere adorata perché tutto, anche la terra, è sotto il dominio di Gesù Cristo. Non è possibile che ci siano spiriti che abbiano un potere pari o superiore a quello di Nostro Signore o della Vegine Maria».
E, strappando un applauso liberatorio, ha ribadito che «la Pachamama, non è e non sarà mai la Vergine Maria. Dire che quella statua rappresenta la Madonna è una bugia. Non è la Signora dell’Amazzonia perché l’unica Signora dell’Amazzonia è Maria di Nazaret. Non facciamo mescolanze sincretiste. Tutto ciò è impossibile: la Madre di Dio è la Regina del Cielo e della terra».
Parola di un vescovo amazzonico che ha parlato davanti a una platea amazzonica in una delle capitali dell’Amazzonia. Quindi, la domanda: siamo sicuri che a Roma conoscano la regione di cui si stanno occupando in questi giorni? Non è forse che l’Amazzonia di cui si parla è solo un luogo teologico preso in ostaggio da un certo modo di fare missione con lo scopo di stravolgere la dottrina e introdurre una nuova fede?
Andrea Zambrano

Rito amazzonico, scusa per frammentare il cattolicesimo
Rito Amazzonico? Perché, allora, non un rito bantu o pigmeo, fino a una completa frammentazione del Rito romano? Citare il Rito ambrosiano è uno sproposito perché esso crebbe proprio come effetto di una profonda assimilazione del Rito romano e di quelli orientali in chiave antiariana. Le paraliturgie di questi giorni svelano l'inganno di una ritualità costruita a tavolino e spacciata per amazzonica. Come ha ammesso l'organizzatrice dei rituali in Traspontina, che senza saperlo ha confermato il carattere idolatrico - da laboratorio - dell'operazione. 
- TERRA-SENZA-MALI? MA PER FAVORE... di Rino Cammilleri
- DOSSIER: SINODO DELL'AMAZZONIA
Non solo preti sposati e diaconesse.Diversi circoli minori hanno avanzato anche la richiesta di un “rito amazzonico”; l’espressione è stata utilizzata, racchiusa tra virgolette, dal Circolo italiano B, dal Circolo portoghese A, dal Circolo spagnolo E. Ma anche dove l’espressione non compare, l’idea è la stessa: “elaborare una liturgia propria” (Circolo portoghese B), o ancora “promuovere e vivere una liturgia inculturata [...] con segni e simboli propri”.
A sentir parlare di rito amazzonico, qualche preoccupazione dovrebbe sorgere. A livello più immediato, bisognerebbe almeno preoccuparsi del fatto che un rito amazzonico, potrebbe significare un rito bantu domani, e uno pigmeo o indonesiano, dopodomani, fino ad arrivare ad una completa frammentazione del Rito romano.
Qualcuno, per tranquillizzare le coscienze, ha fatto notare che nella Chiesa già esistono diversità di riti, anche nel mondo latino, dove il Rito ambrosiano è testimonianza di una tale pluriformità. Ecco, appunto, prendiamo proprio il Rito ambrosiano. Il “marchio” latino di questo rito è fuori discussione; e la profonda fedeltà all’antico Rito romano venne arricchita da particolarità che traevano linfa da almeno due radici. Anzitutto, una vis cristocentrica, in chiave decisamente antiariana; Sant’Ambrogio dovette lottare non solo con le idee, ma anche con la presenza in carne ed ossa dell’arianesimo a Milano, nella persona ingombrante di Aussenzio, definito “ecumenicamente” da Sant’Ilario di Poitiers un diavolo. E poi la radice orientale, grazie alla presenza di vescovi milanesi di origine greca, come i santi Anatalone e Calimero, ma anche al contatto che si aveva con i vescovi orientali, in particolare durante concili e sinodi. Il minimo che si possa dire, è che il Rito ambrosiano non nasce dal fatto che gli “ambrosiani” del tempo avevano bisogno di esprimersi con segni e simboli più affini alla propria sensibilità; né è il frutto di una riunione di liturgisti, che desideravano distinguersi dai “romani”. Esso cresce invece come effetto di una profonda assimilazione del Rito romano e di quelli orientali, e come volontà di rafforzare la fede in Cristo di fronte all’aggressione da parte degli ariani.
Ascoltando gli interventi ai briefing di questi giorni, come anche prestando attenzione alle esotiche para-liturgie, non si è propriamente avuta la sensazione di essere in presenza di una maggiore sottolineatura di aspetti del dogma minacciati. E nemmeno è sembrato che la proposta di un rito amazzonico sia mossa dal desiderio di meglio esprimere in quelle regioni l’unità cattolica che respira a due polmoni.
Esempio numero uno. La signora María del Mar Bosch, una delle responsabili dei “momenti di preghiera” che accompagnano il presente Sinodo, ha finalmente svelato l’arcano delle statuette che di recente hanno fatto un tuffo nel Tevere: «E' una donna incinta, che abbiamo utilizzato come segno personificato della nostra terra amazzonica e della casa comune in senso più lato – è simbolo di un’abbondanza foriera di vita e dei pericoli che la minacciano». Ha poi escluso che si tratti di oggetti legati ad elementi cultuali delle popolazioni amazzoniche: «Sono oggetti di artigianato locale, oggetti tipici dell’arredamento che – se pure fossero stati un tempo concepiti come qualcosa di simile – né vengono comunemente percepiti a mo’ di oggetti di culto né tanto meno sono stati intesi e proposti da noi in altro modo che quello appena esposto».
Questo chiarimento a qualcuno è bastato per poter imputare gli accusatori di idolatria: non erano idoli, quindi i riti legati a questi oggetti, non erano idolatrici. A chi scrive, invece, il chiarimento suggerisce esattamente il contrario. Perché l’idolatria non è solamente l’adorazione di statuine che hanno una precisa carta d’identità, in termini di storia delle religioni; idolo è tutto quello che l’uomo mette al centro della vita, al posto di Dio, e a cui si prostra in adorazione. Ora, personificare la terra amazzonica o la Terra in generale, pensare ad un “rituale” che colloca queste personificazioni al centro, che prevede la prostrazione davanti a tali personificazioni, che altro è se non un atto di idolatria? Ci si dice: non si è trattato di rituali idolatri indigeni. E’ vero; si è trattato però di rituali idolatri allogeni, creati a tavolino da una équipe, che hanno espresso l’adorazione della personificazione della Terra. E questa non sarebbe idolatria?
Esempio numero due. Sabato 12 ottobre, nella chiesa di Santa Maria in Transpontina, è stata celebrata la “Missa da Terra sem males”. Anche in questo caso siamo di fronte ad un’invenzione di sana pianta, stavolta del vescovo Pedro Casaldáliga Plà; presente alla celebrazione il neo cardinale Czerny, che pare non abbia avuto nulla da obiettare. Questa “Messa” è stata pensata per i “martiri” della terra amazzonica, o meglio, per i martiri “che noi cristiani abbiamo fatto”, secondo la spiegazione di Casaldáliga. Potete visionare il “proprio” di questa Messa: la trama è il continuo mea culpa di noi cristiani e l’ordito la naturale innocenza delle popolazioni indigene che noi abbiamo macchiato. A titolo esemplificativo, riportiamo una breve parte della Memória Penitencial. Un cantore, che rappresenta l’indigeno, canta: «Io vivevo in una incontaminata nudità / giocando, piantando, amando / generando, nascendo, crescendo / una pura nudità della Vita»; a lui risponde il coro: «E noi ti ricopriamo / con abiti di malizia. / Violiamo le tue figlie. / Ti abbiamo dato come Morale / la nostra Ipocrisia». Amen.
Esempio numero tre. Al briefing del 9 ottobre, monsignor Erwin Kräutler ha affermato chiaramente che non c’è altra strada per risolvere il problema della mancanza di sacerdoti, che l’ordinazione di uomini sposati. La ragione? «I popoli indigeni non intendono il celibato, e lo dicono apertamente». Dunque se non lo capiscono, lo togliamo. Una pastorale che sembra seguire una strana massima: quello che già sapete e amate, annunciatelo a noi, e quello che non sapete e non amate, non abbiamo alcuna intenzione di annunciarvelo.
Proviamo a tirare le fila del discorso. Che cos’hanno in comune questi tre esempi di “inculturazione”? Il minimo che si possa dire, è che si fa spallucce della persona e dell’insegnamento di Gesù Cristo. San Paolo ha scritto: «Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi» (Fil. 2, 10)? E noi lo pieghiamo dinanzi alla terra amazzonica. San Paolo ha scritto: «Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Rm. 3, 23)? E noi invece celebriamo l’immacolatezza originaria dei popoli amazzonici. Gesù, riguardo a coloro che sono diventati eunuchi per il regno dei cieli, ha detto: «Chi può capire, capisca» (Mt. 19, 12)? Ma noi diciamo che bisogna seguire chi non capisce.
Il nocciolo del discorso è che tutte queste persone, tra le quali figurano vescovi e cardinali, sono estremamente convinte che l’evangelizzazione si debba fare secondo le nostre idee; e di conseguenza anche la liturgia si deve fare a tavolino, conformemente a queste idee, collegiali e sinodali quanto si vuole, ma pur sempre nostre idee. In pratica, la liturgia non è più qualcosa in cui noi dobbiamo entrare, per imparare ad adorare il Signore, ma è la liturgia che deve entrare nelle nostre gabbie mentali.
Allora, possiamo almeno nutrire il dubbio che non sia questo il clima ideale per pensare ad un rito amazzonico?
Luisella Scrosati

MÜLLER: ERRORE È PORTARE GLI IDOLI IN CHIESA, NON BUTTARLI FUORI


Il cardinale Gerhard Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha rilasciato una dichiarazione molto forte contro quello che è stato fatto nelle settimane passate al Sinodo per l’Aamazzonia, e in particolare si è espresso contro l’erezione di “idoli” in una chiesa romana, Santa Maria in Traspontina.  .
Il porporato tedesco è stato intervistato da Raymond Arroyo, nella sua trasmissione “The World Over”, sul canale cattolico EWTN, e che potete vedere – se padroneggiate l’inglese, su questo link, di LIfeSiteNews.
Müller fra l’altro ha detto che portare  “Idoli nella chiesa era un grave peccato, era un crimine contro la legge divina”.
Arroyo ha ricordato che c’è stato chi ha rimosso le statue oggetto di tanta discussione dalla chiesa di Santa Maria in Traspontina e poi le hanno gettate nel fiume Tevere,; e ha chiesto a Müller  di commentare. “Il grande errore è stato quello di portare gli idoli nella Chiesa”, risponde il cardinale, “di non portarli fuori, perché secondo la Legge di Dio stesso – il Primo Comandamento –  l’idolatria è un peccato grave e non (bisogna) mescolarli con la liturgia cristiana”.
“Metterli fuori”, continua Müller, “buttarli fuori, può essere contro la legge umana, ma portare gli idoli nella chiesa è stato un grave peccato, un crimine contro la Legge Divina. Questa è una profonda differenza”.
Il cardinale tedesco ha di recente pronunciato alcuni forti commenti contro il paganesimo che si può vedere al Sinodo dell’Amazzonia. In un commento scritto per LifeSiteNews, si è rammaricato che “nemmeno i vescovi si rendano conto quando è stato superato il confine con il vecchio paganesimo” e ha spiegato che l’idolatria e la superstizione sono “un peccato contro Dio perché confondono il Creatore con la Sua Creazione”.
“L’adorazione di Dio”, ha spiegato, “è la vera teologia della liberazione dalla paura, dallo spavento e dall’insicurezza che ci vengono dal mondo materiale e dai nostri simili. E solo con l’aiuto del Vangelo e della grazia di Cristo una cultura può sviluppare la sua influenza positiva ed essere liberata dal potere del male ”.
Il cardinale Müller poi ha ricordato  le parole dette da san Pietro: “Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivente”.
Marco Tosatti
25 Ottobre 2019 Pubblicato da  18 Commenti --

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