ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 21 novembre 2019

Al colmo del farsesco

Spadaro che Sorge, Italia che tramonta. Perché il gesuitismo fa male al popolo




L’ormai famigerato “padre” Antonio Spadaro, recensendo l’ultima fatica di “padre” Sorge dal titolo Perché il populismo fa male al popolo1, ha detto: “Il problema più urgente per ridare un’anima alla politica è aiutare la democrazia a ritrovare la sua fondazione etica”. Che, per assurdo, presa fuori dal contesto in cui è stata pronunciata e ignorandone gli autori avrebbe anche un senso. Ma sentiamo già il lettore che si chiede: cosa c’entrano Spadaro e Sorge con la fondazione etica di qualsivoglia faccenda?

Cosa c’entrano, appunto? Sì, ok, sappiamo già tutti la scontata risposta alla domanda retorica, ma cerchiamo di far le cose con una parvenza di serietà, per quanto la situazione ecclesiale lo consenta; vediamo quindi cosa intendono per “fondazione etica” i due simpatici gesuiti. Pare che anch’essi, devo dire con una certa penuria d’originalità, intendano rifarsi ai “liberi e forti” di sturziana memoria, per rivitalizzare un popolarismo da contrapporre a quel suo fratello degenerato e anche un po’ maleodorante noto come populismo. Si rivolgono a un gruppo di uomini “che si riconoscono in un programma riformista di cose da fare, ispirato ai valori di un umanesimo trascendente, ma mediato in scelte laiche, condivisibili da tutti gli uomini di buona volontà”. 2
Esiste oggi qualcosa di più conformista in politica del riconoscersi in un “programma riformista”? Non credo. Chi è che non si dice riformista di questi tempi? Dirsi riformisti oggi è in assoluto l’affermazione più allineata, vuota, inutile, insulsa, conformista, mediocre, insignificante, avvilente, sconfortante, triste… Sì, mette proprio tristezza, in particolare in bocca a un chierico.
Affiancate la parola “riformista” a qualsiasi altra e vedrete che cosa deprimente ne esce. Ad esempio, partito riformista: subito uno sbadiglio vi coglie. Politiche riformiste: e già il cervello è in vacanza. Sinistra riformista: sì, l’accostamento è intonato, suona un po’ come chiacchiere e aria fritta. Centro riformista: vuoto cosmico. Destra riformista: che roba è? Ah, quella del tizio un tempo arzillo che ora va in giro con la badante. È da poco ricomparso in edicola un quotidiano che si chiama “il Riformista”, diretto da Sansonetti, che può vantare firme del calibro di Bertinotti, la Boschi e Cicchitto, perciò non infieriamo.
L’istituzione più sodomizzata dalle riforme? La scuola, ormai sul letto di morte, oscillante tra cure palliative e accanimento terapeutico. L’Europa cosa ci chiede se non di fare le riforme? E qua l’unica associazione che viene è quella con il famoso epiteto che Umberto Bossi quando era in forma dedicò all’ideologo del suo stesso partito, che purtroppo non posso riportare altrimenti il direttore mi licenzia.
“Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a riformare, dialogando con le opposizioni”. Vuoi vedere che così sta scritto nella traduzione del Vangelo secondo Sorge? Che dire poi degli uomini di buona volontà? Questo: buona volontà più idee riformiste uguale disastro.
Ciò implica quello che Sorge chiama ‘laicità positiva’, che consiste nell’incontrarci in ciò che ci unisce tra diversi, per crescere insieme verso un’unità sempre maggiore, nel pieno rispetto dell’identità di ciascuno. Le convergenze parallele insomma. Si tratta di qualcosa simile al ghiaccio caldo, all’acqua asciutta, al vuoto pieno, al liquido solido, al povero ricco, al presidente operaio, all’allegro suicida.
Peccato che il signor clero, gesuiti in testa, stia riuscendo nell’impresa di fare l’esatto contrario di ciò che professa: anziché unirci nelle divisioni ci sta dividendo in ciò che dovrebbe unirci, la fede nell’unica Verità.
Per padre Sorge infatti è definitivamente archiviata e superata l’innaturale contrapposizione tra partiti laici e partito dei cattolici, propria dell’epoca ideologica”. Che sia archiviata può essere, ma attenzione a dire per sempre. La contrapposizione tra partiti laici e partiti cattolici non è proprio innaturale: se i primi sono veri laici saranno per forza laicisti, se i secondi sono veri cattolici saranno per forza incompatibili con i laici(sti) e i loro presunti o millantati valori. Questi della Compagnia scambiano il cattolicesimo per ideologia, ma non c’è da preoccuparsi, è normale quando si è digiuni in materia.
Come intendere infatti il bene comune se non si sa comprendere l’insieme di quelle condizioni di vita che consentono e favoriscono lo sviluppo integrale sia delle singole persone sia della società nel suo insieme?”. “Bene comune” e “sviluppo integrale” sono un po’ come “programma riformista”. Possono voler dire tutto, o più facilmente, come in questo caso, niente. Niente di buono perlomeno, perché questi termini quando fuoriescono da cavità progressiste prendono rapidamente la direzione del vento che tira.
Purtroppo, nota concordando padre Spadaro, “a causa dell’individualismo e dell’egoismo dominanti, c’è il rischio che si cada nell’errore di far coincidere il bene comune con il benessere materiale di una parte della comunità sociale o di un Paese. Non solo: sembra che il ‘bene comune’ sia stato sostituito dalla parola ‘popolo’, termine ridotto però a una nozione ambigua e vaga”.
Appunto. Posto che nessun normodotato potrebbe far coincidere il bene comune col (solo) benessere materiale, è stupefacente come “bene comune” e “popolo” vengano dalle gesuitiche menti messi in contrapposizione. Facendo molto finta di essere d’accordo sul concetto di bene comune sposato dagli autori, a chi sarebbe destinato questo se non al popolo?
Poi si arriva veramente al colmo del farsesco: sentire dei gesuiti che condannano le nozioni “ambigue e vaghe” dopo che negli ultimi anni ci siamo dovuti sorbire Evangelii GaudiumLaudato si’, e soprattutto Amoris Laetitia e le sue millecinquecento diverse interpretazioni, appare una roba da teatro dell’assurdo. È ormai proverbiale infatti la “chiarezza” e l’”univocità” di espressioni quali
Situazioni che non rispondono pienamente a quello che il Signore ci propone.
Ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito.
Accogliere, accompagnare, discernere le fragilità.
Conversione ecologica.
Discernimento dinamico.
Shivaismo tantrico di stile dionisiaco.3
Ah, no. Scusate, quest’ultima era di Battiato.
Siamo alla base dell’ideologia populista, la contrapposizione tra élite e popolo: il popolo ovviamente sarà puro, le élite corrotte. Per questo il populismo porta con sé “una vocazione anti-pluralista, e molte sue forme sono solo varianti del personalismo tipico delle forme dittatoriali di esercizio del potere politico”. Ma la contrapposizione tra élite e popolo non è un’invenzione di qualche paranoico fomentatore di una sorpassata lotta di classe. È semplicemente il prendere atto di una realtà in cui un gruppo di tecnocrati guidati dagli interessi squisitamente privati di alcune oligarchie finanziarie si serve di sempre più esili paraventi democratici per servire questi interessi ai danni dei popoli. L’esempio più lampante: forse qualcuno aveva fornito voti al partito di Monti per mandarlo al governo nel 2011? Ha forse Monti agito nell’interesse del Paese sul cui scranno governativo venne nottetempo catapultato? E Letta? E Gentiloni? E Conte bis?
Guardacaso, a tenere in piedi tutti questi impresentabili obbrobri c’era in prima fila il PD, il partito di Spadaro, Sorge, e buona parte dei vescovi. Che acutezza. Che lungimiranza. Che lucidità. Inoltre, nessuno pensa che il popolo sia puro e le élite corrotte. Ridicolo, non è di certo questo il punto.
Forse non è azzardato affermare che l’idea di un nuovo convegno ecclesiale sul modello di quello del ‘76 servirebbe di nuovo e tantissimo, per consentire ai cristiani di varare un’epoca nuovamente popolare, nella quale ‘collaborare con partner politici di diverso orientamento culturale, ricercando il maggior bene concretamente possibile, in dialogo con gli uomini di buona volontà. E ciò, ovviamente, senza rinunciare mai a testimoniare la forza profetica e critica del Vangelo in cui credono’”. Sì, ma a questo punto bisognerebbe chiarire in quale Vangelo questi signori credono, perché probabilmente ne esistono delle edizioni con diversi contenuti di cui non siamo a conoscenza.
Il convegno di Roma del ’76 si inserisce in una serie di convegni ecclesiali nazionali, l’ultimo dei quali si svolse nel 2015 a Firenze, col titolo “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. Quivi si chiacchierò soavemente di “rinnovato stile ecclesiale”, di Concilio come “paradigma sinodale”, di Chiesa allenata a vivere la sua vocazione di “sacramento dell’unità del genere umano”, per cui occorre apprendere “sempre daccapo e sempre meglio, la lezione del dialogo, dell’incontro col mondo”4. Il “nuovo umanesimo” ovviamente si legga come “umanitarismo”, antitesi del vero bene comune e dell’insegnamento cristiano.
Nel ’76 si parlava già di “alcune urgenze” che premevano ai convegnisti, la prima delle quali era “la scelta prioritaria dei poveri e degli emarginati”, e la direzione era quella di “una Chiesa in ricerca, in servizio, in crescita”. Padre Sorge era già tra coloro che presiedevano i lavori, insieme a Giuseppe Lazzati, Giuseppe de Rita, e altri.5
Da una recente intervista a Sorge: “Vogliamo costruire un mondo globalizzato, in cui siamo tutti una sola famiglia? Ricominciamo dall’umanesimo, cioè da una cultura che dia fondamento alle istituzioni e ai rapporti tra i popoli. Cominciamo da queste regole comuni che sono la dignità della persona, la sussidiarietà, la solidarietà, il bene comune. Per cui la mia tesi è questa: per venire fuori dalla crisi epocale in cui siamo ridotti, bisogna che tutti, dico tutti, impariamo a vivere uniti, rispettandoci diversi, sapendo che la diversità non è una difficoltà, ma è un valore”.6
La prima domanda viene data per scontata ma non lo è affatto, perché noi NON vogliamo costruire un mondo globalizzato. NON vogliamo essere nemmeno una sola famiglia, a meno che questa famiglia non abbia le uniche basi possibili per potersi ritenere tale, la figliolanza nel Dio per cui si sono sacrificate schiere di martiri che del dialogo fine a sé stesso non sapevano che farsene.
La mentalità della Lega non è cristiana, perché quando mi dice “chiudiamo i porti e lasciamo che i poveri muoiano sui gommoni in mezzo al mare, e non li piglio perché i porti son chiusi, questo non è cristiano. […]”. Signor Bartolomeo, è proprio sicuro che invece quei povericristi non muoiano sui gommoni perché si imbarcano alla leggera sapendo che tanto qua da noi ci sono i “democratici” che tengono i porti aperti?
Le persone le giudica il Signore, ma la cultura lasciate che la giudichi anch’io, ed è [quella leghista] incompatibile con il Vangelo”. Signor Bartolomeo, se la giudica lei la giudico anch’io la cultura, e a me pare che quella gesuitica moderna sia molto più incompatibile col Vangelo di quella leghista. E lo dico pur non avendo subito particolari folgorazioni da quest’ultima.
La politica è laica, e deve rimanere laica. Allo stesso modo la religione è una fede, non può diventare politica. Teoricamente questo è chiaro, prima di arrivarci dovranno sudare sia la Chiesa, a rinunziare a usare della politica, sia i politici, a rinunziare della fede per ottenere consenso, ma la strada è quella.7 “Teoricamente questo è chiaro” un par di castagne. Se la fede non si fa cultura e la cultura non produce o perlomeno non incide sulla politica, a cosa serve? Il guaio di oggi è che la Chiesa, pur negandolo a parole, fa politica e usa la politica ma sganciata dalla Verità che dovrebbe insegnare; per cui fa una pessima, scandalosa, abominevole politica.
C’è un pregiudizio molto diffuso sull’impegno politico dei cattolici. Si ritiene che in politica i cattolici debbano essere moderati […]. Questo è sbagliato, è falso. Il Vangelo ha in sé una carica rivoluzionaria, di cambiamento, e produce uno stile di vita politica di programma, di impegno che in primo luogo non è il moderatismo. Il moderatismo confonde il fatto che ogni persona sia uguale all’altra (uguaglianza personale), con l’uguaglianza delle culture politiche, dei programmi, come se ogni programma possa equivalere a un altro. È vero che il Vangelo non può produrre moderatismo, ma se è per questo nemmeno “rivoluzione” nel senso sindacale che viene attribuito a questo termine dai progressisti, a indicare il ribaltamento dell’ordine sociale, o peggio ancora lo stravolgimento delle leggi naturali.
Il progressismo da parte sua confonde il fatto che ogni persona abbia la stessa dignità di un’altra (vero), col fatto che ogni persona sia uguale all’altra (falso). E questo errore non lo commette tanto o solo il progressismo radical-individualistico da cui anche Sorge prende le distanze, quanto proprio il progressismo demo-gesuitico che lui professa.
Padre Sorge del resto è sempre stato uno che vedeva lungo, come quando disse: “Il successo di Renzi mette in luce il fatto che lui abbia realizzato le linee di fondo della buona politica, che sono le riforme, dare la precedenza alle riforme, […] accettare i conflitti, il pluralismo però con la cultura dell’incontro, cioè un concetto nuovo di laicità positiva, e credo che il successo [di Renzi, ndr], al di là di tanti fattori, sia dovuto anche al fatto che la buona politica per la prima volta sembra apparire all’orizzonte, non mi spingerei più in là”.8
Purtroppo però si era già spinto troppo in là, perché non so cosa avesse visto Sorge all’orizzonte da giustificare questo entusiastico endorsment al Narratore Fiorentino, ma dopo qualche anno è stato costretto a constatare: “Renzi spacca il Pd. È un segno preoccupante di immaturità politica e di irresponsabilità in una situazione in cui l’Italia ha bisogno, più che mai, di unità”.
Ma questo forse è stato il danno minore commesso da Renzi, considerando che spaccando il nulla non può succedere nulla.
Credo che dalla fede – osserva padre Sorge – non si possa dedurre un modello politico. C’è un pluralismo legittimo perché i valori siano preservati”. Quali valori sarebbero preservati nel PD? Il riformismo tantrico di stile dionisiaco?
I primi dodici articoli della Costituzione sono il fondamento della convivenza civile di un popolo e sono anche i pilastri della dottrina sociale della Chiesa. Una volta messi al sicuro, sulla forma esterna ciascuno può scegliere quello che sembra meglio. Il messaggio cristiano è uno solo: siate coerenti dovunque vi troviate”. Sì, ma se uno si trova nel PD, che è la negazione del pensiero politico in senso lato, prima ancora che del pensiero politico cristiano, ha un bel da brigare. La coerenza viene a mancare nell’istante stesso in cui una persona valuta anche solo lontanamente di poter portare il suo contributo al bene del paese entrando o votando il PD (e Leu, Forza Italia, M5S…).
Certo – annota ancora il gesuita pensando all’altro Matteo (Salvini) – non si può essere coerenti se si approva la politica dei porti chiusi e si sente invocare la Madonna che benedica i porti chiusi, e la legittima difesa con il permesso di sparare: queste sono bestemmie!”9
Poi twitta: “La mafia e Salvini comandano entrambi con la paura e l’odio, fingendosi religiosi. Si vincono, resistendo alla paura, all’odio e svelandone la falsa pietà”.
A proposito di mafia, cosa penserà invece Sorge di quella di San Gallo, ovvero il “gruppo informale di chierici di alto rango e riformisti che si incontravano ogni anno a gennaio vicino a San Gallo, in Svizzera”10 e che pare secondo diversi studiosi abbia brigato non poco per mettere sul soglio di Pietro il gesuita riformista per eccellenza, ahinoi con successo? Si vede che quella era una mafia buona.
Come le leggi razziali promulgate dal regime fascista nel 1938 furono accolte, anche nella Chiesa, da un clima di indifferenza collettiva salvo poi anni dopo tutti prenderne le distanze, così anche il Sicurezza bis e questa politica di chiusure apprezzati da una parte del Paese, e da alcuni credenti, mostreranno in futuro la propria disumanità. È così che vanno le cose”.11 Ma quali leggi razziali? Questa è solita memoria bendata, che vede solo quello che vuol vedere. Quella che con la scusa di non ripetere gli errori del passato (leggi razziali) diventa totalmente cieca agli orrori del presente (li sapete già: aborto, eugenetica, eutanasia, affitto d’utero, eccetera). Così, piangendo inutilmente sul passato gli errori vengono commessi due volte, e se possibile, la seconda è ancora peggio.
È una mia tesi: il PD non è mai nato. È stata una bella intuizione; quel manifesto a me è piaciuto molto, però è mancata la fase costituente”. Magari. Invece purtroppo è proprio nato. L’orrenda intuizione si è manifestata in tutta la sua inconsistente vacuità.
Questa è la morte della democrazia: il populismo è saltare le mediazioni democratiche. Il parlamento è inutile, perdiamo tempo. Ci mettiamo d’accordo, stasera ci vediamo al bar Tale, ci mettiamo d’accordo, decidiamo noi due segretari ed è fatta. Il parlamento dice sì”. Magari. Se due segretari di partito seri si mettessero d’accordo per tirare fuori il Paese da questa palude di schifezze di cui il PD invece è tra i massimi sostenitori, ci sarebbe da fare un monumento a quel bar. E potremmo davvero chiudere con profitto il parlamento.
Esattamente al contrario di ciò che affermano i due gesuiti (più quell’altro, il terzo, la cui minacciosa ombra incombe sempre), il cattolico di oggi non può che essere populista e sovranista. Oppure, se preferite, “popolar-sovranista”.
L’abbiamo ricordato altre volte, ma gioverà recuperare qualche parte del testo originale dell’appello di Sturzo, che sin dall’incipit si rivolge: “A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà”.12
Cosa c’entrano Sorge e Spadaro con i fini superiori della Patria? Cosa c’entrano con l’assenza di pregiudizi e preconcetti? Risulta mai che i fini superiori della Patria abbiano previsto o siano stati compatibili in qualche modo con l’entrata libera a chiunque, la deportazione di forza lavoro a bassa pretesa e di criminalità ad alta resa, la cittadinanza in isconto, il meticciato quale ideale supremo? Nessuno di costoro nota l’esasperazione di un popolo sfiancato a nord dall’Unione Europea contro le genti, occupato a sud dal trasloco del continente africano, a ovest dai prodigi del libero mercato, a est dal made in China, istupidita dall’alto da chi detiene in pugno informazione e social, devastata dal basso dei bassi istinti delle inversioni queer e svuotato da dentro grazie alla sua masochistica fiacchezza?
Al migliore avvenire della nostra Italia – sicura nei suoi confini e nei mari che la circondano – che per virtù dei suoi figli, nei sacrifici della guerra ha con la vittoria compiuta la sua unità e rinsaldata la coscienza nazionale, dedichiamo ogni nostra attività con fervore d’entusiasmi e con fermezza di illuminati propositi.13
Spadaro, Sorge, gesuiti tutti dal primo al terzo (ma soprattutto il terzo): vi siete dimenticati di accendere la luce.
1 Perché il populismo fa male al popolo, le deviazioni della democrazia e l’antidoto del “popolarismo”, Bartolomeo Sorge con Chiara Tintori, Edizioni Terra Santa (2019).
2 Il populismo fa male al popolo. Spadaro legge il libro di Sorge, da Formiche.net
3 Sentimento nuevo, brano dell’album di Franco Battiato La voce del padrone, (1981).
6 Nella crisi populista – Interviste a Rosy Bindi e Padre Bartolomeo Sorge, https://www.youtube.com/watch?v=tk0P9p4Pi84
10 Wikipedia
12 Appello agli uomini liberi e forti di Luigi Sturzo, 18 gennaio 1919.
13 Ibidem.
Marco Manfredini

ARGENTINA, CROLLO DEI CATTOLICI IN 10 ANNI. MENO 13,6 PER CENTO.

21 Novembre 2019 Pubblicato da  8 Commenti --


Marco Tosatti

Certamente in Argentina – ma dove, altrove? – non c’è stato un effetto Francesco: la percentuale di argentini che si dichiarano cattolici è diminuita del 13,6% nell’ultimo decennio, secondo quanto afferma il National Survey on Beliefs and Religious Atitudes, condotto da un istituto specializzato, Conicet. Confrontando i dati di un’analoga ricerca compiuta nel 2008 con quelli del 2019, emerge un notevole cambiamento in ciò che gli argentini dicono di credere.
La maggior parte degli argentini continua a professare la religione cattolica, in una percentuale del 62,9%. C’è un calo di 13,6% rispetto alla misurazione di 11 anni fa, quando il cattolicesimo rappresentava il 76, 5% della popolazione del paese. E negli anni ’60 oltre il 90 per cento degli argentini si professava cattolico. Il calo è più sensibile nella regione di Buenos Aires e nel nord-ovest del paese.
Invece si registra un aumento in altri campi. La crescita maggiore si verifica tra coloro che affermano di essere evangelici, che attualmente raggiungono il 15,3%, quattro punti in più rispetto a un decennio fa. La loro crescita comunque appare inferiore a quanto accade altrove in America Latina, (per esempio il Brasile) dove gli evangelici fanno registrare percentuali ancora più elevate. E gli argentini che si definiscono senza religione sono quasi 2 su 10 (18,9%) quando nel 2008 erano a malapena più del 10%.
Interessante osservare quello in cui credono, i cattolici argentini. Il rapporto sottolinea che meno della metà di loro crede nell’inferno e nel diavolo, mentre un terzo non crede che ci sia vita dopo la morte. In contrasto, tra gli evangelici le credenze su questi temi sono  di circa 20 punti più alte che fra i cattolici.
Per quello che riguarda la pratica religiosa si evince ch solo il 12,9% va in chiesa ogni settimana (uno o più giorni). Invece il 12.7 lo fa una o due volte al mese. D’altra parte, oltre il 20% ammette di non andarci mai e il 53,9% lo fa solo in occasioni speciali.
Quale èp ed è stata l’influenza di papa Francesco sui suoi connazionali? “Dall’elezione di Papa Francesco, diresti che la tua religiosità è aumentata?” era una domanda. Una stragrande maggioranza, l’82,4% afferma che non c’è stato nessun cambiamento, mentre per il 7,9% è aumentata e per un altro Il 7,3% è diminuita. Sembra dunque che non ci sia stato un effetto Francesco nella sua patria. E d’altronde sembra anche che la scarsa simpatia sia ricambiata: nel viaggio verso la Thailandia il Pontefice ha detto di non sapere se e quando visiterà l’Argentina (a oltre sei anni dall’elezione).
Uno su quattro argentini percepisce il Papa come “un leader mondiale che denuncia situazioni di ingiustizia sul pianeta”. Per un altro 25 per cento circa “è troppo coinvolto nella politica invece di occuparsi della parte spirituale”. La cosa più sorprendente è che  papa Francesco lascia “indifferenti” oltre il 40% degli argentini.
Il 18,7% degli argentini è contrario all’aborto in ogni circostanza, mentre il  27,3 per cento sostiene che sia un diritto di una donna. Fra queste due posizioni si colloca più della metà degli intervistati, che preferiscono una legge sull’aborto con le tre cause più comuni (stupro, malformazione del feto e pericolo per le donne). Su questo tema si nota ancora più distanza fra i cattolici e gli evangelici.
Fra i cattolici l’opinione sull’aborto non è molto diversa dai dati relativi alla popolazione totale del Paese. Pertanto, il 22,3 per cento di cattolici crede che l’aborto dovrebbe essere un diritto e solo il 17,3 per cento si oppone. Questi dati contrastano con quelli degli evangelici argentini: quattro su dieci sono totalmente contrari all’aborto e solo il 7,3% di essi lo considera un diritto.

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