ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 25 febbraio 2020

L'Ora della Giustizia è scoccata?

Coronavirus: cronache dall’Occidente che teme di morire, ma è già morto



Come in tutte le questioni spinose, anche in questa folle pagliacciata della pandemia da coronavirus si deve partire dai dati certi. Che per me sono i seguenti. La mia famiglia è composta da padre, madre, tre figli, una nuora e un imminente genero. Uno dei miei figli lavora in una grande città del Nord e ha come vicina di scrivania una collega della ormai famigerata Codogno: potenzialmente infetta la collega, dunque potenzialmente infetto anche mio figlio. L’altro va spesso per lavoro nella famigerata Codogno e dintorni e, nei giorni scorsi, è stato in una delle aziende chiuse per prime. Dunque, potenzialmente infetto anche lui.

Insomma, nel nostro piccolo, potremmo avere in casa due “pazienti zero” domestici e quindi siamo a nostra volta tutti potenzialmente infetti, nuora e imminente genero compresi. Evito le ipotesi sulla possibile trasmissione a parenti e affini e mi limito a notare che io sono farmacologicamente immunodepresso. Ma me ne fotto.

Per quanto riguarda il mio rapporto con il coronavirus, potrei fermarmi qui perché non vedo motivo di sufficiente apprensione nella remota, remotissima possibilità di morire per un’influenza. È un rischio che corro tutti gli anni, come molti di coloro che stanno leggendo queste considerazioni. Potrei fermarmi qui, ma il clima di follia che ha pervaso le menti, o le dementi, di questa cosiddetta civiltà che pensava di aver quasi vinto la morte mi induce a qualche considerazione.

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MALEDETTA TECNOLOGIA Alzi la mano chi non si trova coinvolto almeno in un gruppo di WhatsApp. Ci sto persino io e amministro quello di mondopiccolo. Alzi la mano anche chi, in questi giorni, non si è trovato imbottigliato nello stramaledetto traffico del panico che corre sulla rete. Non amo particolarmente il Manzoni, ma devo ammettere che le pagine dei Promessi sposi sulla peste sono magistrali. Però lui, Don Lisander, aveva a che fare con untorelli da quattro soldi e con pozzi di scienza farlocca come Don Ferrante. Avrei voluto vederlo oggi che l’untore è un’applicazione del cellulare e non rischia il linciaggio come quelli in carne e ossa dei bei vecchi tempi andati. Con l’aggravante che l’untore WhatsApp non propaga il raffreddore del finto flagello chiamato coronavirus, ma diffonde vero e palpabile panico. Forse bisognerebbe ragionare su questo, invece che improvvisarsi epidemiologi, biologi, medici, esperti di guerra batteriologica a bassa intensità e non so cos’altro ancora.

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QUELLI CHE “VERRÀ IL CASTIGO” Ieri Paolo Gulisano, che è un vero epidemiologo e per questo non si avventura in ipotesi apocalittiche, ha scritto un bel pezzo sull’assurdità di una chiesa in uscita che batte subito in ritirata davanti a un bacillo. Si è preso dello sciacallo, ma in questa ex chiesa chiunque mostri l’evidenza può solo dare fastidio. Fin qui, però, è tutto nella norma.

Mi chiedo invece dove sia finito il piccolo resto, quello che invocava flagelli e castighi sulla chiesa apostata, sui suoi adepti e, visto che c’era, sul mondo intero. Sono spariti tutti. È vero che qualche scheggia impazzita continua a mettersi al posto di Dio e ha già stabilito come e quando il coronavirus ripristinerà i diritti del Signore, naturalmente secondo il gradimento della scheggia impazzita medesima. Tutti gli altri stanno lì a sgranare il Rosario passandosi le mani con l’amuchina ed evitando di buon grado i contatti con chiunque sia potenzialmente infetto, fosse anche Nostro Signore in Corpo, Sangue, Anima e Divinità nell’eucaristia: Anima e Divinità vanno bene, ma Corpo e Sangue sanno troppo di contagio.

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UNA SOCIETÀ FONDATA SUL TERRORE Forse è venuto il momento di ammettere che viviamo in una società di imbecilli della quale siamo parte integrante. C’è solo un modo per smarcarsi da questa follia collettiva ed è quella di non prendervi parte, fare il contrario di quanto fanno i pazzi. Questa pseudociviltà è fondata su una paura ben più meschina della paura per la morte che sta dentro ogni cuore e può anche portare buoni frutti: il suo fondamento è il terrore di perdere la vita, questa vita deforme fatta di tecnologia, di social, di finanza, di piccoli e grandi investimenti, di vacanze organizzate, di televisione che rendono tutti uguali, tutti ugualmente lobotomizzati.

I progrediti abitanti del 2020 hanno il terrore, sacro a loro modo per quanto sia invertito, di perdere questa schifezza di vita preconfezionata e non capiscono più niente se gli dicono che un raffreddore li seppellirà. Non possono neanche aspirare alla grandezza di essere seppelliti da una risata, perché per intendere una risata bisogna essere dotati di umorismo e, per essere dotati di umorismo, bisogna essere dotati di intelligenza. Ma l’intelligenza, nella progredita società del 2020 non è in vendita. L’hanno ritirata dal mercato per il bene dei cittadini e nessuno ha detto niente: è per la loro salute. Come aveva ragione Giuliotti quando scriveva: «Io sono un dichiarato, un aperto, un irriducibile nemico della civiltà moderna. Questa sozza baldracca turpiloquente, vestita d’oro e ripiena di vermi, dov’ha toccato ha appestato». Ma la peste della modernità, appunto, non fa paura perché è pensata e propalata per il bene comune, non uccide, anestetizza.

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ALL’INSEGNA DEL TRAVESTITISMO Il gaio contrappasso, se così si può dire, di una vicenda folle come questa sta nell’ennesima occasione di travestitismo. Basta guardarsi attorno o dare un’occhiata alle decine di fotografie di gente vestita in modo sempre più strano. Dalle semplici mascherine si è passati a veri e propri scafandri per arrivare fino a tute integrali di ogni foggia e colore. Grottesco che si aggiunge al grottesco portando, nello stesso tempo, a provare paura per la fine del proprio corpo e piacere per il suo travestimento.

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IL COPRIFUOCO TI SALVA LA VITA Allora, proviamo a pensare che cosa sta accadendo sopra le teste dei cittadini del 2020, ammesso che le abbiano, in nome del panico collettivo da coronavirus. Coprifuoco, militarizzazione progressiva delle zone rosse, aziende chiuse o disposte a rinunciare al lavoro dei dipendenti sospetti di essere malati, scuole di ogni ordine e grado chiuse, Messe a porte chiuse, ospedali in tilt, anche il calcio fermo. E nessuno dice niente perché è tutto spacciato e accettato di buon grado come provvedimento che salva le vite.

Persino le donne in carriera si sono attrezzate per accudire i figli che non possono andare a scuola. E nessuna ha inveito contro una società che le costringe a stare a casa per fare le mamme. Eppure la maggior parte di loro sono degne figlie di quelle che andavano in piazza per manifestare contro le dittature militari. Evidentemente, il genio femminile non arriva dappertutto.

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OCCIDENTE SENZA KATEKON Tirate le somme, a me pare che il vero pericolo da cui guardarsi sia la palese dimostrazione della totale manipolabilità degli individui e della massa. Con l’aggravante che, in questa società resa liquida dalla tecnologia e dall’overdose di social, ogni individuo è di fatto massa anche quando sta nel chiuso della sua stanzetta protetto dalla sua mascherina.

Alla prova di quanto sta accadendo, risulta evidente che chiunque muova le leve del potere, in nome della salute collettiva, può portare a termine impunemente qualsiasi disegno di ingegneria concentrazionaria senza che nessuno si opponga. Anzi con il consenso degli stessi prigionieri. Non c’è più opposizione: è bastato un raffreddore un po’ più forte per togliere di mezzo quel che, forse, rimaneva del katekon, colui che si oppone al mistero di iniquità. Questo occidente senz’anima, abbandonato da una chiesa divenuta definitivamente mondo, è troppo occupato rafforzare le sue difese immunitarie per pensare ai veri nemici e al loro Padrone. Andate in pace, nel nome del virus.

Alessandro Gnocchi 25 Febbraio, 2020

https://www.ricognizioni.it/coronavirus-cronache-dalloccidente-che-teme-di-morire-ma-e-gia-morto/

Grazie fra Pietro: Coronavirus, catastrofi e profezie dal Cielo,


Coronavirus, catastrofi e profezie dal Cielo l'Ora della Giustizia è scoccata




Se tutto crolla... Una sola vera soluzione: seguire l'esempio dei Pastorelli di Fatima


Cento anni sono già trascorsi dalla nascita al Cielo di Santa Giacinta (morta il 20 febbraio 1920), piccola solo d’età ma gigantesca per eroismo e santità. In questo tempo di grazia, guardiamo a lei e al fratellino Francesco (anch'egli santo) di cui l'anno scorso è ricorso il centesimo anniversario della morte. Le due date commemorative offrono un'occasione impossibile da perdere per riflettere sulla santità di questi due piccoli eroini di Maria, pregandoli di donare anche a noi la stessa radicalità nel seguire gli appelli della Bianca Signora.


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