ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 27 luglio 2020

Non c'é ma già si vede

LEGGE OMOFOBIA: ANCORA NON C'E', MA E' COME SE CI FOSSE GIA'
https://espresso.repubblica.it/polopoly_fs/1.350008.1591868511!/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/articolo_648/image.jpg(immagine aggiunta)
Continua l’esame del disegno di legge Zan presso la Commissione Giustizia della Camera dei deputati. Approvato un emendamento cosiddetto ‘salva-idee”, ma in realtà solo una foglia di fico.  In Aula forse solo dal 3 agosto, grazie all’ostruzionismo di Lega e Fratelli d’Italia. Intanto crescono in tutta Italia gli episodi di intolleranza contro chi dissente pubblicamente dalla norma. Un prete con la schiena diritta: don Calogero D’Ugo, parroco a Belmonte Mezzagno (Palermo).

E’ proseguita nei giorni scorsi la discussione in sede di Commissione Giustizia della Camera sul disegno di legge Zan “contro l’omotransfobia”. Gli oltre mille emendamenti presentati in gran parte da Lega e Fratelli d’Italia sono stati drasticamente ridotti su decisione della capigruppo a un massimo di dieci per partito e per articolo (9 gli articoli). E’ una decisione legittima sotto l’aspetto delle norme parlamentari, ma che in ogni caso la dice lunga sulla volontà della nota lobby di mettere in cascina a ogni costo (similmente a quanto accadde per la legge sulle ‘unioni civili’) un risultato positivo. Tuttavia, grazie alla caparbia contrarietà soprattutto di Lega e Fratelli d’Italia, i tempi si sono allungati: invece che domani, 27 luglio 2020, la discussione generale sul disegno di legge liberticida si aprirà in Aula non prima del 3 agosto e il voto decisivo dovrebbe scivolare alla Camera almeno a settembre (poi seguirà il Senato). In quel caso si spera, da parte del mondo pro-family (Difendiamo i nostri figli, Pro Vita&Famiglia, Sentinelle in piedi e molte altre associazioni), di poter organizzare una manifestazione nazionale a Roma di vasta portata (ma siamo ancora a livello di ipotesi, date le pesanti restrizioni – dovute secondo il Governo all’emergenza coronavirus - ad oggi sussistenti per le grandi manifestazioni di massa).
Giovedì 23 luglio però una novità (o almeno: vantata come ‘novità) c’è stataLa maggioranza commissionale ha fatto proprio, con lievi modifiche, un emendamento di Forza Italia all’articolo 2, chiamato subito “salva-idee” dalla stampa di regime. Non sorprende che l’Avvenire abbia subito smodatamente esultato (con il che si palesa per l’ennesima volta che il duo piumato Tarquinio-Moia è favorevole alla legge, pur emendata dove è possibile). “Omofobia, accordo salva libertà di idee” è il titolo di prima pagina. E dentro, in ‘Primo Piano’ a pagina 9, a tutta pagina: “Omofobia, intesa sul ‘salva-idee’ “, con il sommario: “Approvato l’emendamento che garantisce le libere opinioni ‘riconducibili al pluralismo delle scelte’. Maggioranza e Forza Italia d’accordo. Continua il dibattito in Commissione. Slitta l’arrivo in Aula”. Nell’articolo il turiferario Guastalamessa, al secolo sempre Luciano Moia, se ne rallegra, pur con qualche piccola cautela come è proprio di chi finge ogni tanto di essere equidistante.
Bufera all’interno di Forza Italiacon Malan e Gasparri a cercare di riportare il partito alla sua tradizione fondante anti-liberticida (sostenuti a sera dallo stesso Berlusconi): nel gruppo una larga maggioranza di deputati e soprattutto di senatori (è al Senato che si gioca la partita vera) respingerà così il disegno di legge. Qualcuno invece – contraddicendo ai principi su cui si basa il partito - si dichiara “aperto” alla legge: è il caso, oltre che di Giusi Bartolozzi, della nota Mara Carfagna.

EMENDAMENTO 'SALVA IDEE'? SOLO UNA FOGLIA DI FICO
L’emendamento approvato in Commissione è come una foglia di fico con cui il disegno di legge cerca di coprirsi per nascondere le sue brutture totalitarie: “Ai sensi della presente legge sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte”.
Come hanno evidenziato diversi giuristi (del Centro Livatino, i Giuristi per la Vita e altri), quali sarebbero e chi dovrebbe valutarle le “condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e della libertà di scelta”? Poi: quando mai uno Stato democratico “consente” le “condotte legittime, ecc…” (che si legittimano appunto da sé, in forza della Costituzione)? Insomma è un emendamento con il quale si ripropongono quei ‘margini di discrezionalità’ per il giudice che rendono incerta la norma e suscitano paura in chi dissente.
A tale proposito ha ben scritto su La Verità del 25 luglio il magistrato Pietro Dubolino, presidente di sezione a riposo della Corte di Cassazione: “ Occorre (…) tener presente che qualsiasi norma che vieti, sotto forma di sanzione, determinati comportamenti ha come effetto (…) anche (e soprattutto) quello di scoraggiare, in maggiore o minore misura, quanti fossero tentati dall’idea di non osservarlo. Il che significa che, in presenza di divieti dai contorni non chiaramente definiti (come comunque sarebbe nel nostro caso), molti vengono necessariamente a essere indotti, per elementare senso di prudenza, ad astenersi da qualsiasi condotta che, anche solo ipoteticamente, potrebbe essere interpretata, nel contesto sociale in cui vivono, come non consentitaCiò si traduce, ovviamente, in una limitazione, di fatto, della loro libertà di autodeterminarsi”.

AUMENTANO GLI EPISODI DI INTOLLERANZA CONTRO CHI DISSENTE DAL DISEGNO DI LEGGE ZAN
Che i rischi per la libertà di espressione siano gravi lo dimostra quanto accaduto in varie parti d’Italia già prima dell’eventuale approvazione della legge “contro l’omotransfobia”. Lo confermano ad esempio gli schiamazzi contro le manifestazioni locali promosse da Pro Vita&Famiglia e dalle Sentinelle in piedi per riaffermare una forte opposizione alla norma liberticida: da Andria a Torino, da Modena (come rileva l’ex-parlamentare Carlo Alberto Giovanardi) a Roma (dove a piazza Montecitorio è stato perfino lanciato un fumogeno tra i manifestanti e il puzzo era molto fastidioso); gli ostacoli frapposti in alcuni comuni dalle amministrazioni locali (ad esempio in Alto Adige, in Calabria) all’organizzazione delle manifestazioni pro-family; il tanto inquietante quanto esemplare caso di Lizzano (Taranto) di cui abbiamo già riferito in questo sito, vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/962-bassetti-sconfessa-avvenire-manif-lizzano-con-premessa-polacca.html ). A Lizzano, in sintesi, il sindaco Antonietta D’Oria è intervenuto per intimare ai carabinieri intervenuti di smettere di chiedere, come di norma, le generalità dei disturbatori, ma piuttosto di identificare chi dentro la chiesa stava recitando un Rosario per la famiglia. La D’Oria, ça va sans dire, ha ricevuto subito la solidarietà vaneggiante della sua simile Monica Cirinnà (facebook, 15 luglio): Condivido le parole di questa Sindaca coraggiosa e pienamente consapevole della laicità delle istituzioni repubblicane. Una laicità incisa nell'articolo 7 della Costituzione e basata sul reciproco rispetto”.

COSI' PARLO' MASSIMO BATTAGLIO (GRUPPO GIONATA, 'OMOSESSUALI CRISTIANI'')
Solidarietà a Antonietta D’Oria anche da tanti altri attivisti della nota lobby, come – questo è interessante – uno dei maggiori esponenti dell’associazione e piattaforma ‘Gionata’ (animata da un gruppo di ‘cristiani omosessuali’ e coccolata, oltre che dall’Avvenire del piumato duo da alcuni cardinali e vescovi à la page). L’attivista si chiama Massimo Battaglio: sul caso di Lizzano si è strappato la foglia di fico e ha fatto piazza pulita (si vede che proprio non è riuscito a trattenersi…) di tutti i discorsi mielosi periodicamente imbanditi dai vari Zan. Infatti ha notato su twitter: “Mi dispiace per il parroco di Lizzano, ma questa è precisamente una di quelle azioni che giustamente la legge Zan potrebbe punire. Perché sfido chiunque a credere che si tratti davvero di una preghiera da non considerare come gesto provocatorio e di istigazione all’odio. Fateli pure, i vostri rosari blasfemiSaranno gli ultimi”. Una dichiarazione molto ‘cristiana’ da incorniciare (la scolpiscano nella memoria cardinali e vescovi coccoloni, quelli insomma in, così graditi al potere).

DON CALOGERO D'UGO (BELMONTE MEZZAGNO, PALERMO), UN PRETE CON LA SCHIENA DIRITTA
Tra i tanti episodi dei giorni scorsi ne citiamo ancora uno, pure molto significativo. Don Calogero D’Ugo, parroco del Santissimo Crocifisso a Belmonte Mezzagno (nell’area metropolitana di quella Palermo retta dal noto Leoluca Orlando), in un’omelia – durante una celebrazione davanti alla chiesa – ha detto tra l’altro (vedi notizia dell’Ansa del 22 luglio 2020) che in Parlamento “c'è una legge bavaglio che vogliono approvare. E' una legge che parla del reato di omofobia. Cioè che se tu esprimi un parere contrario ai gruppi omosessualisti puoi andare in galere. Se tu dici: non sono d'accordo che due uomini adottano un bambino, puoi essere denunciato e processato. Se a scuola a tuo figlio vengono a fare educazione gender, una madre che si ribella può andare sotto processo. (…) Adesso in Italia abbiamo le 'categorie protette'. Sui preti puoi dire tutto, Dio lo puoi bestemmiare, sui giornalisti puoi dire tutto, sui politici no, sugli omosessuali se parli vai in galera. Qua non si tratta di non rispettare le persone con queste tendenze figuratevi, qua si tratta di voler mettere il bavaglio alla libertà di pensiero e di opinione, da parte di quelli che si dicono liberali e democratici. Ed è vergognoso se passa una legge di questo tipo”.
Bravo don Calogero, che è restato in piedi a schiena diritta e si è esposto pubblicamente in favore della verità dei fatti e della dottrina sociale della Chiesa, rischiando naturalmente di diventare bersaglio della nota lobby, che ça va sans dire l’ha fatto oggetto degli insulti più volgari e l’ha denunciato al suo vescovo, l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice. Pensate che quest’ultimo l’abbia sostenuto? Almeno pubblicamente no… anzi è più probabile che al coraggioso don Calogero sia arrivata una lavata di capo dal suo pastore così in…. (e sì che è un pastore che esalta a ogni piè sospinto le virtù dell’accoglienza e dell’inclusione… è vero, ma quella dei migranti clandestini favorite da Avvenire e da certe ong cattoliche… potenza del denaro!)
LEGGE OMOFOBIA: ANCORA NON C’E’, MA E’ COME SE CI FOSSE GIA’ - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 26 luglio 2020
https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/964-legge-omofobia-ancora-non-c-e-ma-e-come-se-ci-fosse-gia.html

Don LIllo continua a stupire per la chiarezza ed il coraggio!!!

Dobbiamo ancora ringraziare don Lillo per la chiarezza di idee e per il coraggio che dimostra. Da vedere e condividere il più possibile!
 Di Sabino Paciolla

Omofobia, Socci: liberali dove siete? Stiamo difendendo la libertà di tutti.

Interessante l’articolo di Antonio Socci, pubblicato sul suo blog, sul silenzio del giornalismo di matrice liberaldemocratica riguardo alla legge liberticida sull’omofobia proposta dall’on. Alessandro Zan. Una proposta di legge che alcuni definiscono “un’aberrazione” sia per la cultura cattolica, sia per la cultura conservatrice, sia per la cultura liberale.

Fino a ieri tutti si dicevano liberali. Ma oggi che sarebbe necessario dimostrarlo di fronte al progetto di legge Zan, definito da molti “legge bavaglio”, d’improvviso sembra che analisti e intellettuali liberali siano spariti, lasciando soli i cattolici a difendere la libertà di tutti.
Vittorio Feltri, fra i pochi laici controcorrente, ha avuto il coraggio civile (perché oggi ci vuole coraggio) di criticare questo disegno di legge illiberale. Ha dato voce così a quella tradizione di giornalismo laico, allergica a censure e bavagli, che ebbe in Indro Montanelli e Oriana Fallaci i punti di riferimento, nella battaglia contro il conformismo e la sinistra intollerante.
Ma fra gli altri grandi nomi del giornalismo di cultura liberaldemocratica (Paolo Mieli, Pierluigi Battista, Ernesto Galli della Loggia, Angelo Panebianco) chi è intervenuto? O mi è sfuggito (in questo caso me ne scuso) o nessuno se n’è occupato.
Eppure è in gioco un principio liberale fondamentale. Anche un giurista insigne come Pietro Dubolino ha scritto che con questa legge avremmo “una ulteriore compromissione della già abbondantemente compromessa possibilità di un libero e incondizionato confronto”, in questo caso sulla sessualità e la famiglia, “a scapito (…) di quel valore primario che nel nostro ordinamento è costituito dalla libertà di manifestazione del pensiero solennemente presidiata e garantita dall’articolo 21 della Costituzione”.
Ieri il professor Marco Gervasoni, sul “Giornale”, ha definito questo progetto di legge “un’aberrazione” sia per la cultura cattolica (come hanno lamentato i vescovi), sia per la cultura conservatrice (“perché tende a imporre un modello di società individualistica e disgregata, dove la tradizione è cancellata e persino combattuta”), sia per la cultura liberale che – scrive Gervasoni – “dovrebbe inorridire… un liberale la deve combattere proprio perché essa censura le opinioni”.
In queste ore è intervenuto anche Silvio Berlusconi, appunto in questa direzione, correggendo la tentazione, presente in Forza Italia, di pensare che una tale legge si possa migliorare. In realtà – come dice Gervasoni – “non è emendabile perché volendone togliere la parte ‘liberticida’ non ne resterebbe nulla”.
Lo ha dimostrato l’emendamento appena approvato che già nella sua formulazione fa accapponare la pelle: “Ai sensi della presente legge, sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte”.
E’ un emendamento inutile perché non si dice chi, quando e come decide se una certa condotta si può ricondurre al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte.
Ma soprattutto è emblematico che si “consenta” la libertà di opinione. Come ha notato Alfredo Mantovano, “la libera espressione di convincimenti è un diritto costituzionalmente fondato, non è ‘consentito’ da nessuno. L’ordinamento che ‘consente’ la fruizione di diritti fondamentali, affidando la delimitazione della condotta lecita allo Stato, tramite il giudice, è tratto proprio dello Stato totalitario. Anche se per strada non ci sono le autoblindo”.
Come si ricorderà una polemica simile scoppiò quando il premier Conte, durante le sue conferenze stampa del lockdown, se ne usciva con l’espressione “noi consentiamo”. Il presidente emerito della Corte costituzionale Antonio Baldassarrecommentò: “Specchio della arbitrarietà generale e del pensiero autoritario del presidente del Consiglio sono espressioni apparentemente marginali, ma ieri da lui frequentemente usate, come ‘noi consentiamo’, ‘noi permettiamo’ ”.
Ancora più assurdo è il punto dell’emendamento dove si legge che “sono consentite… le condotte legittime”. Perché finora erano vietate? Le deve “consentire” la legge Zan?
Anche “questa frase, clamorosamente grottesca” ha commentato Gianfranco Amato “mostra una concezione totalitaria e assolutista del potere. Sembra di essere passati dallo Stato liberale, per cui è consentito tutto ciò che non è vietato, allo Stato autoritario, in cui tutto è vietato a meno che il potere te lo consenta”.
I liberali hanno qualcosa da dire in proposito?
Di Sabino Paciolla

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